Europa e Serbia orfani di Langer e Matvejevic
MENTRE SI IMPEGNA A ONORARE IL GENOCIDA RATKA MLADIC CON UN FUNERALE DI STATO,
C’È UN ALTRO GENERALE CHE LA SERBIA ANCORA SOTTRAE ALLA GIUSTIZIA
INTERNAZIONALE: È NOVAK ĐUKIĆ CONDANNATO PER CRIMINI DI GUERRA IN BOSNIA ED
ERZEGOVINA, RITENUTO COLPEVOLE, TRA LE ALTRE COSE, DEL MASSACRO DELLA PORTA DI
TUZLA NEL 1995. QUELLA STRAGE CONTRIBUÌ AL SUICIDÒ ALEXANDER LANGER. IL CASO
MLADIĆ ACCENTUA IL VUOTO LASCIATO DA ALEX LANGER E DA UN GRANDE SCRITTORE COME
PREDRAG MATVEJEVIĆ, E IL VALORE DELLA LORO STORICA OPPOSIZIONE A TUTTI I
NAZIONALISMI
La Serbia ha preso l’impegno di onorare il genocida generale Ratka Mladic con un
funerale di Stato, sostenendo che glielo impone il protocollo. Su Osservatorio
Balcani Nihad Suljić, vincitore del premio CESPIC (Centro Europeo di Scienza
della Pace, Integrazione e Cooperazione): “… e quando lo fanno, non stanno
glorificando soltanto un uomo, stanno glorificando l’ideologia che c’è dietro di
lui, stanno pregando per un simbolo dei crimini, stanno invocando e
normalizzando il fascismo e l’odio”.
La preoccupazione del presidente Vučić (sempre che ne abbia) non è quella di
irritare o no l’Europa, ma di giocare la sua carta nazionalista in vista delle
prossime elezioni. Ad ottobre 2026 ci saranno le parlamentari e a gennaio 2027
seguiranno le presidenziali. Il voto avviene dopo un anno di forti proteste di
massa e mobilitazioni della società civile e dei movimenti studenteschi iniziate
nel 2024 a Novi Sad.
La candidatura a diventare il 28esimo stato europeo è in stallo dal 2021. Otto
Paesi UE si oppongono all’adesione: Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia,
Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Svezia (con l’Italia Vučić vanta l’amicizia di
Meloni alleata sul fronte del blocco dei migranti sulla Rotta Balcanica).
Riccardo Amati su Fan Page intervistando David Scheffer, già ambasciatore Usa
scrive: “Tollerare sovranismi guerrafondai sarebbe suicida. L’Unione farà bene a
mettere in pausa le trattative per l’ingresso della Serbia, concordano molti
osservatori. Si tratta di difendere il diritto internazionale, senza i doppi
standard che lo indeboliscono anche davanti a Israele e agli Stati Uniti di
Donald Trump”.
Da giorni il profilo del Generale Mladic e le sue azioni militari occupano le
pagine internazionali. Su Politics-Europe Zoran Arbutina ricorda che Mladic non
è ritenuto responsabile solo del genocidio di 8.000 persone a Srebrenica, ma per
40 mesi sparò su Sarajevo uccidendo 11.000 persone di cui 1.600 bambini. In tre
anni di guerra in Bosnia furono uccisi 100.000 civili e 2,2 milioni di persone
divennero profughi. Sembra di leggere gli stessi dati che ora raccontano il
genocidio di Gaza ad opera di Netanyahu.
La guerra dei Balcani mi ha coinvolto insieme a centinaia di pacifisti italiani
impegnati in soccorsi e aiuti. Si impegnò anche Erri De Luca, peccato non abbia
fatto altrettanto con la Palestina.
Personalmente ho ospitato, per quasi due anni, nella mia casa di Milano Biliana
Marianovic che a Sarajevo svolgeva la professione di giudice in tribunale. A
seguito dell’uccisione di un collega da parte di un cecchino, cercò rifugio in
Italia assieme a suo figlio Marco di otto anni. A guerra terminata non tornò più
in Bosnia, ma raggiunta dal marito a Malpensa, partirono tutti e tre per la
Pennsylvania dove tutt’ora vivono.
C’è un altro generale che la Serbia ancora ospita, sottraendolo alla giustizia
internazionale (come fece per trent’anni con Mladic), si tratta di Novak Đukić
condannato per crimini di guerra in Bosnia ed Erzegovina. È stato ritenuto
colpevole di aver ordinato il famigerato massacro della porta di Tuzla (Kapija)
il 25 maggio 1995. L’attacco di artiglieria uccise 71 persone, per la maggior
parte giovani.
A seguito di quella strage forse si suicidò Alexander Langer tra i migliori
parlamentari europei che l’Italia abbia mai avuto. A lui ho dedicato una canzone
nel 2025 a trent’anni dalla scomparsa e qui mi permetto di riproporla. Così
scrivevo sul sito antiwarsongs.org presentando il brano ed il video che lo
accompagna: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=68945&lang=en
La strage di Tuzla del 25 maggio 1995 forse fu “la goccia che fece traboccare il
vaso” e minò la sua fiducia ostinata nella “azione nonviolenta” che per
trent’anni aveva costellato la sua vita da attivista militante, pacifista,
parlamentare europeo, ambientalista e fondatore dei Verdi italiani. Il disperato
appello del sindaco di Tuzla Selim Beslagic, che pochi giorni prima della
strage, chiedeva di fare qualcosa contro l’assedio della sua città, da due anni
bersaglio dei cecchini, forse lo scosse ulteriormente e Alex scrisse una lettera
pubblica chiedendo che i caschi blu delle Nazioni Unite agissero contro gli
assedianti, contraddicendo in parte i principi che da sempre lo avevano animato.
La lettera con tutti gli altri scritti di Alexander Langer è raccolta nel libro
a lui dedicato: Il viaggiatore leggero (edito da Sellerio, con un’introduzione
di Goffredo Fofi).
La città di Tuzla il 31 ottobre 2021 gli ha conferito la cittadinanza onoraria
postuma. Sarajevo l’aveva già fatto nel febbraio dello scorso anno. “Alexander
Langer è il simbolo dell’empatia per la Bosnia e il dramma che stava vivendo”,
ha detto Jasmin Imamovic, sindaco di Tuzla, durante la cerimonia, “lui si
batteva per la pace e la riconciliazione contro chi seminava l’odio”. “Langer
non ha sopportato il dolore per la sofferenza del popolo bosniaco”.
Ci manca Alex Langer e con lui il grande scrittore Predrag Matvejevic. Il 14
novembre del 1996 in occasione di una conferenza organizzata a Novara, mi firmò
una dedica sul suo libro Epistolario dell’altra Europa. In quel libro raccolse
le lettere aperte che negli anni Settanta-Novanta aveva inviato agli uomini di
potere. Le più note sulla questione Jugoslava sono quella a Tito del 17 luglio
1974 in cui nonostante molti meriti indiscutibili gli chiese di dimettersi. A
Slobodan Milosevic nel 1989 a cui chiese profeticamente di suicidarsi e a Franjo
Tudjman 1990 a cui rimproverò il pericoloso nazionalismo fascista dietro il
paravento clericale della chiesa cristiana. Sempre nell’1989, l’anno della morte
di suo padre nato a Odessa, scrisse Michail Gorbacev per la sua Perestrojka e a
Deng Xiaoping colpevole del massacro di Tian an men. Predrag coniò il termine
“Democratura” per definire la deriva della politica del ventesimo secolo. Dopo
l’esilio e le cattedre di letteratura alla Sorbona di Parigi e alla Sapienza di
Roma a la morte in solitudine di Predrag Matvejevic a Zagabria nel 2017 ha
privato il mondo di un esempio di coraggio il cui testimone è stato raccolto da
pochissimi intellettuali.
Predrag non scriveva solo di politica ma soprattutto di letteratura e poesia,
dei sui scritti si dice siano “Geopoetica”. A pagina 250 dell’epistolario è
riportata la lettera scritta da Zagabria nel 1980 in cui rimprovera l’unione
degli scrittori di Jugoslavia di non avere invitato al convegno di Struga nessun
poeta israeliano, non per antisemitismo ma perché non si voleva danneggiare la
relazione con i paesi non allineati, tra questi quelli arabi. Scrive: “Invitare
poeti israeliani a leggere le proprie poesie da noi e a discutere con noi di
poesia non significa contestare ai palestinesi il diritto a un proprio paese né
quello di Israele alla sicurezza delle proprie frontiere. E’ banale ripetere che
la poesia non ha confini”.
Predrag come Langer amava i ponti, ci siamo incontrati ancora nel 2004 a Mostar,
sua città natale, nell’occasione di un convegno dedicato al diritto all’acqua,
contestualmente all’inaugurazione della ricostruzione del suo amato Stari Most.
Anche a lui ho dedicato una canzone che ha per titolo lo stesso di un suo
bellissimo libro: Tra asilo ed esilio, di cui allego il link per la visione del
video, l’ascolto e la lettura del testo.
Concludo questo articolo riflettendo ancora sull’Europa: l’ingresso al
Parlamento Europeo oggi non ha più l’attrattiva che esercitava ai tempi di Alex
Langer. Alla Serbia va bene starne ai margini e tenere aperte relazioni con
Russia e Cina armando i suoi caccia con le loro bombe. È di questi giorni la
notizia che l’Islanda, per la seconda volta, al referendum ha detto “No”
all’ingresso in Europa. Si sono schierati col “No”, trasversalmente sia la
sinistra radicale che la destra Nazional-conservatrice e parte del governo.
L’Europa di oggi baratta la democrazia con la finanza, la tutela dell’ambiente
con l’aumento delle spese militari (non dei corpi civili di Pace), la chiusura
delle frontiere ai migranti con l’apertura di centri di detenzione in Ruanda,
Albania, Libia. L’Europa balbetta con l’America di Trump timorosa dei dazi, tace
con Netanyahu che attacca la corte penale internazionale... Come può
preoccuparsi di questa Europa il Vučić di turno che se ne infischia della forma
e della sostanza, come fanno tutti gli altri dittatorelli sparsi per il globo.
Ricordo che di Alexander Langer ne scriveva molto bene Franco Lorenzoni con
questo articolo:
> Un maestro di inquietudine
Caro Alexander Langer ci manchi tanto.
[Paolo Rizzi Assopace Palestina]
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