Kosovo: anche l’acqua nella spirale degli abusi del potere

Pressenza - Wednesday, July 29, 2026

Cinque organizzazioni di società civile della comunità serba del Kosovo hanno, nei giorni scorsi, assunto una importante iniziativa, inviando una lettera alla Banca Mondiale in merito alle recenti attività dell’impresa idroelettrica kosovaro-albanese “Ibar-Lepenc” sul lago Gazivode, un bacino idrico di grande importanza, che si trova nel Kosovo del Nord a maggioranza serba. Nella lettera, le organizzazioni esprimono preoccupazione per le azioni della “Ibar-Lepenc” degli ultimi due mesi, tra giugno e luglio 2026, contro le comunità serbe del luogo, azioni che, in diverse circostanze, sarebbero state effettuate con l’assistenza della polizia del Kosovo. Tra queste, “l’occupazione del campo di Rezala, la demolizione di case e appartamenti, la minaccia di demolizione di un’abitazione familiare, la notifica di sfratto e la rimozione delle infrastrutture, nonché la demolizione di altre undici case avvenuta il 21 luglio”. Il comune di pertinenza, quello di Zubin Potok, non è stato “consultato in modo significativo”, nonostante le attività riguardino proprietà, alloggi, turismo e sviluppo territoriale all’interno del comune. Ciò configurerebbe, peraltro, un’ulteriore violazione, l’ennesima, da parte delle autorità kosovaro-albanesi, dal momento che, in base agli Accordi di Bruxelles del 19 aprile 2013, non solo si sarebbe già dovuta istituire la Comunità dei comuni a maggioranza serba del Kosovo (Kosovska Mitrovica, Zubin Potok, Zvečan, Leposavić, Gračanica, Štrpce, Novo Brdo, Klokot, Ranilug, Parteš) ma questa dovrebbe godere di piena autonomia proprio “nei settori dello sviluppo economico, istruzione, sanità e pianificazione urbana e rurale”. Non a caso, le autorità kosovaro-albanesi hanno sistematicamente boicottato tali accordi. 

La lettera è firmata da cinque organizzazioni, l’Istituto per lo sviluppo economico territoriale (Institut za teritorijalni ekonomski razvoj, InTER), l’ONG Aktiv, il Centro per l’azione sociale positiva (Centar za afirmativne društvene akcije, CASA), Nuova Iniziativa Sociale (Nova društvena inicijativa, NSI) e il Centro per la promozione della cultura democratica (Centar za zastupanje demokratske kulture, ACDC). Le organizzazioni esprimono preoccupazione per il fatto che le attività, che comportano pesanti violazioni in termini di accesso, alloggio e attività economiche locali, siano state condotte senza una decisione scritta e motivata, senza informazioni chiare su eventuali procedure di ricorso e senza possibilità per le persone interessate di richiedere un riesame delle decisioni. La lettera è stata inviata alla Banca Mondiale perché la “Ibar-Lepenc” è l’agenzia esecutiva del progetto “Kosovo Water Security and Canal Protection Project”, finanziato dalla Banca Mondiale e conclusosi il 30 giugno 2025. Le organizzazioni hanno chiesto una due diligence ambientale, sociale e istituzionale, e di sospendere la valutazione di futuri finanziamenti fino a quando non sarà stata condotta una seria valutazione del rischio e di subordinare qualsiasi supporto all’adozione di misure correttive, tra cui la sospensione di ulteriori demolizioni e sfratti in attesa di un parere legale, la revisione delle demolizioni effettuate, l’emissione di decisioni motivate con possibilità di ricorso e l’istituzione di meccanismi per il coinvolgimento delle comunità locali e la risoluzione delle controversie. Si tratterebbe cioè di riportare nel perimetro del diritto ciò che è stato commesso, di fatto, con le modalità di un vero e proprio abuso e di una ennesima violazione da parte della autorità di Prishtina.  

Il bacino di Gazivode riveste, per il Kosovo e le comunità serbe del Kosovo, un’importanza strategica. Gazivode è un lago artificiale, creato nel 1977 sbarrando il fiume Ibar nel suo corso superiore, nel nord del Kosovo. Dal 1973 al 1977, fu costruita una delle più grandi dighe d’Europa nella zona del villaggio di Gazivode su progetto della storica società Energoprojekt di Belgrado. Gazivode, peraltro, non è interamente in territorio kosovaro, ricadendo in parte nel comune di Tutin, nella Serbia sud-occidentale, in parte nel comune di Zubin Potok, nel Nord del Kosovo. Il lago è lungo 24 chilometri e l’altezza della diga è di oltre cento metri. Il suo scopo è di irrigare la piana del Kosovo, ma ospita anche una piccola centrale idroelettrica, e le sue acque servono anche la città di Prishtina e la centrale termoelettrica di Obilić. Non c’è solo questo, peraltro. Tra il 2017 e il 2018, un team internazionale di archeologi ha condotto una serie di ricerche, scoprendo sul fondo di Gazivode diversi monumenti della cultura serba medievale, tra cui, in particolare, i resti del palazzo della regina Elena d’Angiò, i resti del monastero di Čkilje, un campanile del XIII secolo, una chiesa e alcune necropoli romane.

Insieme alla lettera, è stato redatto anche un documento intitolato “Acquisizioni di proprietà, demolizioni e minacce di sfratto intorno al lago Gazivode”, con dati aggiornati allo scorso 21 luglio, dopo l’ultima pesante demolizione di abitazioni. Il documento sottolinea come la situazione rischi di trasformarsi in una questione più ampia di stato di diritto, ma anche di relazioni inter-comunitarie e difesa della pace. L’area insiste infatti in un contesto giuridico complesso, creato da precedenti assegnazioni di terreni, espropriazioni, accordi di utilizzo di lunga data, in un panorama segnato da profonda sfiducia inter-comunitaria e tensione inter-etnica e dalle lunghe e dolorose conseguenze della guerra. Di fronte a una tale complessità, la procedura appropriata non può essere che quella di un procedimento trasparente, con decisioni scritte, motivazioni, possibilità di accesso alla giustizia, coinvolgendo direttamente le comunità, e il comune interessato, Zubin Potok. Inoltre, dopo l’inaugurazione, avvenuta il 1° giugno scorso, del Campo di ricerca e soccorso della Agenzia per la gestione delle emergenze a Čečevo, a ridosso di Gazivode, da parte delle autorità albanesi-kosovare, la vicenda è divenuta ancora più delicata, alimentando il timore che, insieme alle demolizioni, agli sfratti, agli interventi della polizia, l’area possa essere ampiamente sgomberata o addirittura militarizzata. Anche questo è motivo di tensione. Nel Nord del Kosovo, infatti, gli Accordi di Bruxelles prevedono un Comandante regionale di Polizia per i comuni di K. Mitrovica, Zvečan, Zubin Potok e Leposavić, un Comandante serbo del Kosovo nominato dal Ministero dell’Interno e una Polizia nel nord tale da rispecchiare la composizione etnica dell’area.

L’azione a Gazivode è anche una violazione dei più recenti accordi di normalizzazione tra Serbia e Kosovo, i cosiddetti Accordi di Washington, firmati il 4 settembre 2020 alla Casa Bianca, alla presenza del Presidente Usa, allora come oggi, Trump. Tali accordi prevedono che “entrambe le parti concordano di collaborare con il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e altri enti governativi statunitensi competenti per sviluppare uno studio di fattibilità per le esigenze di Gazivode come fonte sicura di approvvigionamento idrico ed energetico”. Ancora una volta, dunque, il rispetto degli accordi e, in generale, del diritto e della giustizia, a partire dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1244 del 1999, resta centrale per garantire libertà e diritti in un Kosovo che sia davvero di tutti/e e per tutti/e.

Riferimenti:

NVO sa severa Kosova uputile pismo Svetskoj banci zbog rušenja objekata oko jezera Gazivode, Kontakt Plus, 22.07.2026: https://radiokontaktplus.org/glavna/nvo-sa-severa-kosova-uputile-pismo-svetskoj-banci-zbog-rusenja-objekata-oko-jezera-gazivode/135408

First Agreement of Principles Governing the Normalization of Relations (Brussels Agreement): https://www.srbija.gov.rs/specijal/en/120394

The “Washington Agreement” Between Kosovo and Serbia, American Society Of International Law: https://asil.org/insights/volume-25-issue-4 

Gianmarco Pisa