Nuovi fronti della Rivoluzione dei Fenicotteri. 75° giorno di protesta
Sono trascorsi altri giorni, altre settimane, ed è iniziato il terzo mese di
protesta. Oggi la Rivoluzione dei Fenicotteri raggiunge il suo 75° giorno
consecutivo. Nonostante il caldo e le vacanze, agosto trova l’Albania ancora
attraversata da una mobilitazione che non si è esaurita e che, nel frattempo, ha
aperto nuovi fronti.
Anche nei giorni in cui le temperature hanno superato i 35 gradi, i manifestanti
hanno continuato a riunirsi ogni sera davanti alla sede del governo. Per fare un
esempio, le temperature serali nel “Bulevardi Dëshmorët e Kombit”, registravano
38°.
Nelle ultime settimane la mobilitazione si è estesa nelle forme e nei territori.
Ai presìdi quotidiani di Tirana si sono affiancati esposti alla SPAK, la Procura
speciale contro la corruzione e il crimine organizzato, iniziative referendarie
e proteste contro la proposta di riforma amministrativo-territoriale.
©️Trivet Il fenicottero è diventato simbolo della resistenza e ha mostrato tutta
la creatività albanese
Dal Parlamento al commissariato
Il 27 luglio, durante l’ultima seduta parlamentare prima della pausa estiva, i
manifestanti sono tornati davanti al Parlamento. Ad attenderli hanno trovato un
imponente dispositivo di sicurezza, con gli accessi alla zona chiusi e le forze
dell’ordine schierate su un perimetro molto più ampio del consueto.
Dodici persone sono state accompagnate nei commissariati e alcune sarebbero
state fermate mentre filmavano, aiutavano una manifestante caduta o si trovavano
lontane dal principale punto di tensione. Sono state tutte rilasciate dopo
alcune ore, ma il tentativo di intimidazione per chi manifesta rimane chiaro.
©️Trivet 27 luglio, protesta di fronte al Parlamento albanese e le transenne
della polizia ben oltre lo spazio del Parlamento
Pochi giorni prima, Edi Rama aveva presentato la BESA, un documento strategico
con cui il governo riconosce l’esistenza di una crisi di fiducia nel governo e
propone nuovi strumenti di “ascolto” e “dialogo”, una trasparenza che le
istituzioni e la legge dovrebbero già garantire. Lo fa, però, appropriandosi
tanto del fenicottero, simbolo della protesta, quanto della besa, concetto
centrale della cultura albanese legato alla parola data e alla responsabilità
verso la comunità, piegandoli alla propaganda governativa.
©️Trivet Un cartello che domanda “Polizia di stato o Stato di Polizia?”
Nuovi fronti territoriali
Un nuovo focolaio di protesta è stato aperto dalla proposta governativa di
riforma amministrativo-territoriale. La bozza prevede di ridurre le bashki da 61
a 46, cancellando attraverso gli accorpamenti quindici Comuni: Përrenjas,
Poliçan, Dimal, Divjakë, Klos, Memaliaj, Belsh, Rrogozhinë, Libohovë, Selenicë,
Maliq, Patos, Cërrik, Këlcyrë e Fushë-Arrëz.
Al 3 agosto le contestazioni alla riforma avevano interessato almeno 12 Comuni e
oggi, 13 agosto, l’opposizione ha raggiunto tutti e 15 i Comuni destinati
all’accorpamento. In 14 con manifestazioni pubbliche, mentre a Cërrik attraverso
una raccolta firme.
Ad alimentare le proteste ha contribuito anche la gestione degli incendi, che ha
reso ancora più evidente la fragilità dei territori e delle strutture chiamate a
proteggerli. Le fiamme hanno raggiunto, tra le altre zone, le colline intorno a
Kruja, la città di Scanderbeg, minacciando abitazioni, depositi di esplosivi e
il sito archeologico di Albanopolis e costringendo all’evacuazione gli abitanti
di alcuni villaggi. Proprio nel momento più grave dell’emergenza si è dimesso il
direttore dei Vigili del Fuoco.
©️Trivet Protesta a Belsh. I cartelli dicono “I Comuni per i cittadini, non per
i potenti” e “Il nostro Comune non è un numero”.
Le mobilitazioni territoriali hanno cominciato anche a produrre i primi
risultati, sebbene ancora parziali. Il 5 agosto la società elettrica pubblica
KESH ha sospeso i lavori sul fiume Mërtur, dopo le proteste degli abitanti di
Nikaj-Mërtur. La sospensione non equivale ancora alla cancellazione del
progetto: i residenti chiedono una revisione completa e garanzie per la tutela
del fiume e dell’ecosistema.
Una prima vittoria è arrivata anche per 74 famiglie coinvolte nel progetto TID a
Durazzo, dopo un anno di mobilitazioni, dove il governo ha abrogato l’atto del
2020 che istituiva la Zona di nuova edificazione n. 5 nel quartiere storico di
Epidamn, pur senza cancellare formalmente il contestato progetto.
Come a Mërtur, dunque, la resistenza ha costretto le istituzioni a fare un passo
indietro senza risolvere definitivamente la vertenza: i residenti chiedono
ancora la sospensione e la revisione del progetto, oltre alla pubblicazione
integrale degli atti.
Dalla piazza al terreno legale
Il Centro ResPublica e l’associazione ambientalista EcoAlbania hanno avviato una
vertenza legale contro i lavori effettuati con i bulldozer sulle dune di Pishë
Poro-Narta. Secondo le organizzazioni, gli interventi presentati come
“preliminari” avrebbero già danneggiato habitat, vegetazione e delicati
equilibri tra laguna e mare.
Il 7 agosto è stata poi annunciata un’iniziativa per promuovere un referendum
abrogativo contro la legge 21/2024 sulle aree protette, una delle 5 richieste
della piazza. Considerato che in Albania l’ultimo referendum nazionale risale al
1998 e riguardava l’approvazione della Costituzione, significa rivendicare anche
una forma di partecipazione diretta di fronte a istituzioni considerate incapaci
di ascoltare.
Dal 12 agosto è stata infine avviata una raccolta di firme per presentare alla
SPAK una denuncia contro Edi Rama e altri funzionari pubblici con l’intento di
chiedere di verificare le procedure seguite per i progetti previsti a Zvërnec,
Rrjoll e Divjakë-Karavasta e il ruolo delle modifiche legislative ad hoc che
hanno aperto le aree protette agli investimenti turistici, sulla base di quello
che viene raccontato da Albanian Files.
©️Trivet Un cartello che ironizza e accusa il libro The Albanian Files
Una protesta locale, nazionale e geopolitica
Nel nord del Kosovo sono state scoperte delle fosse comuni nell’area di Zubin
Potok, a Kalludër e a Jabukë e le ricerche proseguono. Secondo le autorità
kosovare, i ritrovamenti potrebbero essere collegati a persone sequestrate e
uccise nella primavera del 1999, genocidio troppo spesso dimenticato dal
dibattito ma che ancora conta 1.600 dispersi. Quasi contemporaneamente è stata
annunciata l’apertura di un consolato serbo a Scutari e Bujanova. Questa
prospettiva ha provocato la manifestazione del 2 agosto a Scutari.
Ad alimentare ulteriormente la protesta sono intervenute anche le vicende
internazionali. Durante la visita a Belgrado, Volodymyr Zelensky ha ribadito che
l’Ucraina non riconosce l’indipendenza del Kosovo e continua a considerarlo
parte dell’integrità territoriale serba. Nonostante fosse una conferma di cose
già dette, le reazioni sono state forti a Pristina e Tirana, soprattutto
considerando il sostegno politico, umanitario e materiale offerto all’Ucraina
dal Kosovo e dall’Albania. La memoria del genocidio vissuto sulla pelle degli
albanesi e delle guerre attuali ha rafforzato la contestazione soprattutto dei
rapporti tra Rama e Vučić, che all’epoca del genocidio era Ministro della
Propaganda, rafforzando il concetto di “tradimento degli interessi del popolo” e
di complicità.
©️Trivet Immagine della marcia di fine presidio
Territorio, crisi climatica, democrazia diffusa, memoria e diaspora, politica
estera e giustizia continuano a convergere dentro una mobilitazione che non ha
mai avuto una sola rivendicazione. Il fenicottero è diventato il simbolo della
resistenza di un popolo.
Fioralba Duma