Morti in divisa: la strage nascosta dei militari vittime dell’uranio impoverito (e non solo)

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Thursday, August 13, 2026

Antonio è figlio di Alberto, un militare morto per un tumore scoperto una quindicina di anni dopo una missione militare nei Balcani. Ha scoperto di avere contratto la malattia durante dei controlli di routine. Il tumore non gli ha lasciato scampo, lunga e atroce la sua sofferenza. La famiglia si è rivolta alle associazioni di vittime dell’uranio impoverito, a realtà sindacali e di base nella speranza di trovare ascolto e ricevere sostegno.

Parliamo delle vittime dell’uranio impoverito alle quali l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) offre assistenza medica e legale gratuita. Una volta scoperta la malattia, urge avviare le pratiche di riconoscimento come vittima del dovere per ottenere gli indennizzi. Nel caso del tumore da amianto esiste una rete consolidata di osservatori e associazioni. Per molte altre tipologie tumorali il riconoscimento si presenta assai più arduo. L’onere della prova spetta alla vittima, a meno che non esista una consolidata giurisprudenza e comprovata documentazione medica e scientifica che metta in relazione la malattia contratta con la presenza in aree contaminate.

Marta (nome di fantasia) è invece sorella di un sottotenente che ha prestato a lungo servizio in Afganistan. Questi ha scoperto il tumore al suo rientro in Italia e ha avuto non pochi problemi, vivendo in un alloggio militare dopo la lettera di denuncia che lei aveva mandato alla stampa.

Le associazioni di categoria parlano di oltre 400 vittime e oltre 8.000 militari ammalati dopo le missioni internazionali, in particolare nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan. Si scopre la malattia anche dopo 30 anni. Linfomi, leucemie e altre patologie mortali.

Sono numerose le sentenze dei TAR e del Consiglio di Stato a favore delle famiglie delle vittime (clicca qui per una sentenza del 2026), stabilendo lo stretto legame tra esposizione all’uranio impoverito e l’insorgenza di patologie tumorali. Alcuni medici non nascondono la preoccupazione per le popolazioni dei Paesi attraversati dalle guerre. Le vittime e gli ammalati di tumore potrebbero essere decine di migliaia e solo per avere respirato aria tossica, bevuto acqua e ingerito verdure o carni a loro volta contaminati.

Intanto, sono innumerevoli le cause intentate contro il Ministero della Difesa e molte sentenze confermano l’origine dei linfomi nella esposizione alle nanoparticelle in ambienti compromessi dai bombardamenti con proiettili all’uranio impoverito. Lunghe perizie, cause infinite e alla fine vittoriose, richieste di risarcimento, pubblicazioni e articoli sulla stampa denunciano una condizione diffusa.

Sono migliaia i militari esposti a pericoli oggettivi nei teatri di guerra. Sul banco degli imputati non siederanno mai i responsabili, quei capi di Stato, i vertici degli eserciti, i grandi capitalisti, i giornalisti che hanno contribuito alla guerra. Non siamo assetati di vendetta, ma di verità e ricordiamo quando la denuncia della estrema nocività dei sistemi d’arma veniva accolta con folle sarcasmo e sminuita, evitando di stabilire la correlazione causale tra le sostanze cancerogeni presenti nell’ambiente e l’insorgere della malattia. Ci sono voluti anni prima che il coraggio civico di qualche giornalista squarciasse il velo di silenzio e di ipocrisia che impediva di guardare con obiettività alla guerra, alla devastazione ecologica e umanitaria.

Molti anni prima del Kosovo è stato difficile dimostrare quanto influisse l’esposizione ambientale agli agenti biologici, chimici e fisici cancerogeni. Resta il fatto che dagli ambienti militari non trapelano notizie sulle iniziative, eventuali, intraprese dai vertici delle forze armate per prevenire in futuro situazioni analoghe.

L’ onere della prova spetta sempre al diretto interessato, o ai familiari, perché molte cause sono giunte a sentenza dopo la morte del ricorrente. Non sappiamo quanti saranno gli ammalati nei prossimi anni, se sorgeranno altre tipologie di tumore oltre a quelle già tristemente note.

L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invita medici e associazioni che lavorano per la salute pubblica a fare rete (cfr. Scienza in rete, Associazione Nazionale Vittime Uranio Impoverito, Osservatorio Amianto, il
Centro Iniziative per la Verità e la Giustizia), a coordinarsi per dare vita a una campagna informativa, specie oggi che stanno nascendo nuovi e nefasti sistemi d’arma.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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