Morti in divisa: la strage nascosta dei militari vittime dell’uranio impoverito (e non solo)Antonio è figlio di Alberto, un militare morto per un tumore scoperto una
quindicina di anni dopo una missione militare nei Balcani. Ha scoperto di avere
contratto la malattia durante dei controlli di routine. Il tumore non gli ha
lasciato scampo, lunga e atroce la sua sofferenza. La famiglia si è rivolta alle
associazioni di vittime dell’uranio impoverito, a realtà sindacali e di base
nella speranza di trovare ascolto e ricevere sostegno.
Parliamo delle vittime dell’uranio impoverito alle quali l’Osservatorio
Nazionale Amianto (ONA) offre assistenza medica e legale gratuita. Una volta
scoperta la malattia, urge avviare le pratiche di riconoscimento come vittima
del dovere per ottenere gli indennizzi. Nel caso del tumore da amianto esiste
una rete consolidata di osservatori e associazioni. Per molte altre tipologie
tumorali il riconoscimento si presenta assai più arduo. L’onere della prova
spetta alla vittima, a meno che non esista una consolidata giurisprudenza e
comprovata documentazione medica e scientifica che metta in relazione la
malattia contratta con la presenza in aree contaminate.
Marta (nome di fantasia) è invece sorella di un sottotenente che ha prestato a
lungo servizio in Afganistan. Questi ha scoperto il tumore al suo rientro in
Italia e ha avuto non pochi problemi, vivendo in un alloggio militare dopo la
lettera di denuncia che lei aveva mandato alla stampa.
Le associazioni di categoria parlano di oltre 400 vittime e oltre 8.000 militari
ammalati dopo le missioni internazionali, in particolare nei Balcani, in Iraq e
in Afghanistan. Si scopre la malattia anche dopo 30 anni. Linfomi, leucemie e
altre patologie mortali.
Sono numerose le sentenze dei TAR e del Consiglio di Stato a favore delle
famiglie delle vittime (clicca qui per una sentenza del 2026), stabilendo lo
stretto legame tra esposizione all’uranio impoverito e l’insorgenza di patologie
tumorali. Alcuni medici non nascondono la preoccupazione per le popolazioni dei
Paesi attraversati dalle guerre. Le vittime e gli ammalati di tumore potrebbero
essere decine di migliaia e solo per avere respirato aria tossica, bevuto acqua
e ingerito verdure o carni a loro volta contaminati.
Intanto, sono innumerevoli le cause intentate contro il Ministero della Difesa e
molte sentenze confermano l’origine dei linfomi nella esposizione alle
nanoparticelle in ambienti compromessi dai bombardamenti con proiettili
all’uranio impoverito. Lunghe perizie, cause infinite e alla fine vittoriose,
richieste di risarcimento, pubblicazioni e articoli sulla stampa denunciano una
condizione diffusa.
Sono migliaia i militari esposti a pericoli oggettivi nei teatri di guerra. Sul
banco degli imputati non siederanno mai i responsabili, quei capi di Stato, i
vertici degli eserciti, i grandi capitalisti, i giornalisti che hanno
contribuito alla guerra. Non siamo assetati di vendetta, ma di verità e
ricordiamo quando la denuncia della estrema nocività dei sistemi d’arma veniva
accolta con folle sarcasmo e sminuita, evitando di stabilire la correlazione
causale tra le sostanze cancerogeni presenti nell’ambiente e l’insorgere della
malattia. Ci sono voluti anni prima che il coraggio civico di qualche
giornalista squarciasse il velo di silenzio e di ipocrisia che impediva di
guardare con obiettività alla guerra, alla devastazione ecologica e umanitaria.
Molti anni prima del Kosovo è stato difficile dimostrare quanto influisse
l’esposizione ambientale agli agenti biologici, chimici e fisici cancerogeni.
Resta il fatto che dagli ambienti militari non trapelano notizie sulle
iniziative, eventuali, intraprese dai vertici delle forze armate per prevenire
in futuro situazioni analoghe.
L’ onere della prova spetta sempre al diretto interessato, o ai familiari,
perché molte cause sono giunte a sentenza dopo la morte del ricorrente. Non
sappiamo quanti saranno gli ammalati nei prossimi anni, se sorgeranno altre
tipologie di tumore oltre a quelle già tristemente note.
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invita
medici e associazioni che lavorano per la salute pubblica a fare rete (cfr.
Scienza in rete, Associazione Nazionale Vittime Uranio Impoverito, Osservatorio
Amianto, il
Centro Iniziative per la Verità e la Giustizia), a coordinarsi per dare vita a
una campagna informativa, specie oggi che stanno nascendo nuovi e nefasti
sistemi d’arma.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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