
Mai più Hiroshima e Nagasaki 2026: riflessioni, letture, canti meditazione intorno al simbolo della pace
Pressenza - Sunday, August 9, 2026Giovedì 6 agosto 2026 si è tenuto in piazza Carignano un momento di riflessione su uno degli eventi più importanti e cruenti del secolo scorso, i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki dell’agosto 1945.
Negli interventi sono stati toccati vari punti che hanno dato un senso profondo all’incontro.
A cominciare dal pericolo ancora presente legato alle armi atomiche, uno dei pericoli esistenziali per la specie umana insieme alle complesse questioni legate al riscaldamento globale; a differenza di questo secondo pericolo che viviamo sulla nostra pelle anche in questa caldissima estate, il pericolo nucleare è sottostimato e non è compresente nell’opinione pubblica.
Attualmente gli Stati Uniti, la Francia, la Cina, la Russia, l’Inghilterra, India, Israele, Pakistan e Corea del Nord sono possessori accertati di armamenti nucleari. Questi ultimi quattro paesi non hanno aderito al Trattato di Non Proliferazione Nucleare, che dovrebbe in teoria regolamentarne e limitarne lo sviluppo e che sta attraversando un momento di grave crisi.
La minaccia dell’uso delle armi nucleari è sempre più spesso utilizzata per consentire politiche aggressive e al di fuori del diritto internazionale; inoltre, il sospetto di avere i mezzi per costruire un’arma nucleare ha giustificato diversi attacchi di Stati Uniti ed Israele all’Iran, attacchi totalmente al di fuori del diritto internazionale.
C’è poi il ricordo delle vittime dei due bombardamenti nucleari e degli esperimenti degli anni successivi.
Con l’occasione è stato citato il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPAN) entrato in vigore l’22 gennaio 2021 ed oggetto iniziale delle attività del Coordinamento AGiTe; la firma di questo trattato da parte dell’Italia la obbligherebbe a restituire le bombe statunitensi presenti nel territorio italiano.
Scrive Paolo Candelari[1]
Dopo l’approvazione del trattato ONU che mette al bando le armi nucleari, questo appuntamento ha acquisito una maggiore valenza, quella di rivendicare l’adesione dell’Italia con conseguente smantellamento delle basi atomiche presenti nel nostro Paese e piene di quei micidiali ordigni di morte.
Non posso però non rilevare come il contesto politico internazionale sia da quel 2017 cambiato notevolmente, in peggio.
Allora si riteneva il trattato una sorta di prosecuzione di quello di non proliferazione, certo osteggiato dalle potenze nucleari e dai loro alleati-sudditi, tra cui l’Italia sotto qualsivoglia governo (e dal 2017 si sono succedute tutte le possibili coalizioni), ma una via possibile forzata dai Paesi non possessori di armi atomiche, stufi di veder continuamente rinviato ogni passo verso un disarmo almeno progressivo.
Il trattato era fortemente sostenuto dal “popolo della pace”, ovunque sparso nel mondo, associazioni della società civile, riunitesi nell’ICAN, scienziati, uomini e donne di cultura; e venne salutato con un’immediata adesione anche formale dalla Chiesa guidata da papa Francesco (il Vaticano fu uno dei primi firmatari).
Oggi la situazione è radicalmente cambiata; le guerre a pezzi qua e là sparse per il globo nel 2017, sono aumentate, vedono il coinvolgimento diretto delle grandi potenze nucleari, con l’aperta minaccia di uso dell’arma che comunque è stata finora ritenuta un tabù, vedi Russia con Ucraina e Israele contro tutti.
…
Il cammino politico intrapreso non può non portare diritti alla terza guerra mondiale, non più a pezzi, e a quel punto l’uso di armi atomiche diventerebbe probabile.
Ma non sta scritto da nessuna parte che questo cammino sia ormai deciso ed immodificabile. Come tutte le decisioni politiche può essere ribaltato, se noi da piccoli gruppi sparsi riuniti qua e là il 6 agosto, e non solo il 6 agosto, cresciamo e diventiamo marea, se riusciamo a svegliare il popolino e a renderlo cosciente che se non ci si ferma in tempo, tutti gli altri problemi, le bollette, il caro-vita, la sicurezza nelle strade, i diritti civili, non avranno più senso perché spariranno assieme ai loro protagonisti, se riusciamo finalmente ad incidere sulle forze politiche per poter premiare col voto quelle che si battono per il disarmo atomico, contro il riarmo e contro la guerra senza se e senza ma, ebbene possiamo ricreare un cammino di speranza.
Conclude la serata la meditazione sul pericolo atomico guidata dagli attivisti del Messaggio di Silo.
Foto di Marioluca Bariona
[1] In una lettera inviata al presidio