Tag - pace e disarmo

La Peacewalk to Jerusalem entra in Svizzera
 Il 27 maggio i camminatori provenienti dal sud della Francia sono stati accolti a Ginevra davanti alla Broken Chair, presso il Palazzo  delle Nazioni Unite, in un incontro simbolico che ha inaugurato il tratto svizzero del cammino. La scelta di Ginevra non è casuale. Città della diplomazia internazionale e sede europea delle Nazioni Unite, rappresenta uno dei luoghi più significativi al mondo per un’iniziativa che promuove il dialogo, la nonviolenza e la fraternità tra i popoli. Il benvenuto riservato ai partecipanti ha sottolineato il valore umano e simbolico di un percorso che attraversa Paesi, culture e religioni nel segno della pace. Il prossimo appuntamento sarà il 1° giugno a Losanna, dove convergeranno le due rotte francesi della Peacewalk: quella partita da Parigi e quella proveniente dal sud della Francia, collegata al percorso che risale da Finisterre. L’incontro segnerà l’inizio della traversata della Svizzera da ovest a est. Nel cuore dell’Europa, la Confederazione Svizzera offre uno scenario particolarmente coerente con i valori del progetto. Le sue quattro lingue nazionali, la tradizione di neutralità e mediazione internazionale, la presenza del Comitato Olimpico Internazionale a Losanna e il legame con Henry Dunant, fondatore della Croce Rossa, fanno della Svizzera un ponte naturale tra culture e popoli. Il 1° giugno i partecipanti delle due rotte condivideranno un pasto comune e alle 20.00 si svolgerà una cerimonia pubblica con canti e benedizioni presso il Padiglione Thailandese del Parc Denantou di Losanna, organizzata da Flame of Hope e dal team Peacewalk Switzerland. Nelle settimane successive il cammino attraverserà Friburgo, Berna, Schwarzenburg, Flüeli-Ranft, Lucerna, Beckenried, Einsiedeln, Rapperswil, Appenzell e Oberriet. Il 25 giugno il testimone sarà consegnato agli amici austriaci sulle rive del Reno. Alla cerimonia parteciperà Johannes Aschauer, fondatore della Jerusalem Way, che celebrerà il quattordicesimo anniversario del percorso. Da lì la Peacewalk continuerà verso Linz, Budapest, Sarajevo, Istanbul, Amman e Gerico, fino a raggiungere Al-Quds/Gerusalemme. Un lungo cammino che attraversa frontiere e differenze culturali per affermare, passo dopo passo, la possibilità di una convivenza pacifica tra gli esseri umani. Tiziana Volta
May 30, 2026
Pressenza
Porto di Gioia Tauro, bloccato il carico di armi per Gaza: scatta la protesta via mare e via terra
No al transito di materiale militare attraverso il porto di Gioia Tauro. Da circa due mesi, 16 container con sospetto materiale militare sono sottoposti a ispezione presso lo scalo portuale calabrese e oggi, 29 maggio, saremo presenti davanti al porto, con una doppia azione via mare e via terra, per monitorare ogni possibile partenza del carico. Continua, infatti la mobilitazione a sostegno dei lavoratori portuali impegnati nell’interruzione della filiera bellica, che alimenta guerra, occupazione e genocidio a Gaza. Oggi la nave Msc MANASVI avrebbe dovuto procedere al carico e proprio per questo motivo siamo qui in presidio davanti al porto. Perché si fa sempre più urgente e necessario monitorare e denunciare la catena della guerra che parte dai nostri territori. Dalle informazioni attualmente in nostro possesso, al momento il carico di container resterà nel porto, e non verrà caricato sulle navi cargo Msc.. In adesione allo sciopero generale per la Palestina promosso dai Giovani Palestinesi in Italia, alle 17:00 saremo davanti al porto di Gioia Tauro insieme al Coordinamento Calabria con la Palestina, BDS Calabria, Global Sumud Calabria e Thousand Madleens to Gaza. Alle 18:30 si terrà una conferenza stampa sul lungomare di San Ferdinando per rilanciare la lotta contro l’industria militare e l’economia di guerra. La guerra non inizia solo quando cade una bomba. Inizia nei contratti militari, nelle autorizzazioni all’esportazione, nei transiti portuali, e Gioia Tauro è uno dei principali hub container del Mediterraneo. Da qui passa una parte decisiva delle catene di approvvigionamento che rendono possibile l’invio di materiale militare. La legge 185 del 1990, in Italia, vieta l’esportazione e il transito di armi verso paesi in guerra armato. E ricordiamo che anche l’art. 11 della Costituzione “ripudia la guerra” in qualsiasi forma. Eppure la filiera continua a funzionare. Per questo il ruolo dei lavoratori portuali è decisivo. Ogni carico che non parte,  rappresenta un’interruzione concreta della macchina della guerra. È qui che la solidarietà può trasformarsi in potere collettivo. Proprio in queste ore, inoltre, un lavoratore è rimasto ferito nel porto di Gioia Tauro, a causa del ribaltamento di una gru. Mentre, pochi giorni fa, un lavoratore e sindacalista del SI Cobas è stato licenziato dal porto di Salerno per aver rivendicato la sicurezza sul lavoro. Anche questa notizia ci dice che chi alza la testa nei porti — per la propria sicurezza, per la dignità del lavoro, contro il traffico di morte — spesso rischia di pagare un prezzo personale molto alto. A loro va tutta la nostra solidarietà. Nei porti si concentrano le contraddizioni di un modello economico che considera i corpi dei lavoratori sacrificabili e le merci di morte trasportabili. Disarmare il genocidio significa anche rifiutare che i lavoratori paghino il prezzo più alto della guerra, della logistica militare e della sua interruzione. Per questo sosteniamo e rilanciamo la raccolta fondi lanciata da Chris Smalls per il fondo mutualistico a sostegno dei lavoratori portuali. Ed è per questo che nasce Global Intifada – Disarmare il Genocidio: una piattaforma internazionale costruita per sostenere, rendere accessibili e rafforzare le azioni contro la filiera militare. Uno spazio comune tra pratiche diverse, ricerca, mobilitazione, sciopero, azione sindacale, pressione legale, campagne pubbliche e azioni dirette. Tutte sono necessarie per tagliare le radici materiali della guerra. L’obiettivo è agire sui punti deboli della catena. Da qui nasce la mappa che lanciamo oggi: global-intifada.org/supply-chain Non è un atlante neutrale. È uno strumento politico. Serve a mostrare la filiera dietro le armi utilizzate a Gaza: armi prodotte anche in Europa, che attraversano i nostri territori, partono dai nostri porti e viaggiano nel Mediterraneo. Rendere visibile questa catena significa renderla contestabile, interrompibile, disarmabile. Oggi a Gioia Tauro lo ribadiremo: i porti non sono retrovie di guerra. Per questo Thousand Madleens to Gaza si uniscono al crescente movimento contro il genocidio in Israele mobilitando imbarcazioni nei porti complici, sfidando le aziende che traggono profitto dall’occupazione e dalla guerra e navigando in solidarietà con i lavoratori portuali e i sindacalisti che si rifiutano di movimentare armi e carichi militari. Attraverso l’azione diretta in mare e la solidarietà internazionale tra lavoratori, queste flottiglie contribuiscono a smascherare e interrompere le reti globali che sostengono violenza e apartheid. Il lavoro non è una macchina per uccidere. Disarmare il genocidio significa interrompere la filiera che lo rende possibile. Redazione Italia
May 29, 2026
Pressenza
Extinction Rebellion tinge di verde il laghetto dell’EUR di fronte alla sede di ENI: comincia la settimana di proteste a Roma
Oggi pomeriggio, Extinction Rebellion ha tinto di verde le acque del laghetto dell’EUR di fronte alla sede dell’ENI in piazzale Enrico Mattei a Roma e appeso al ponte sovrastante un enorme striscione con il logo dell’azienda che brucia la bandiera della Palestina e la scritta “Stop Ecocidio – Stop Genocidio”. Si apre così la PrimaVera Democrazia, la settimana di proteste di Extinction Rebellion, che vuole evidenziare il legame tra crisi ecoclimatica, guerre e crisi della democrazia. Temi che, nella giornata dello sciopero generale convocato da Unione dei Sindacati di Base e da Giovani Palestinesi, sono trasversali alle proteste di sindacati, movimenti e associazioni che chiedono si fermino la guerra, il riarmo e il genocidio a Gaza e denunciano la deriva autoritaria dell’Italia. In particolare, l’azione simbolica all’EUR vuole denunciare le conseguenze sugli ecosistemi e sul clima delle scelte di politica energetica del Governo, delle attività di estrazione di gas e petrolio da parte di ENI, e degli intrecci con le guerre in corso e la corsa al riarmo. Il verde innaturale assunto dall’acqua grazie alla fluoresceina, un tracciante innocuo che si degrada e scompare in poche ore, simboleggia infatti la distruzione e la morte degli ecosistemi e degli esseri viventi da cui dipende la sopravvivenza stessa dell’umanità. “L’ecocidio di cui parliamo non é un fenomeno lontano o astratto: l’inquinamento del suolo, dell’aria e delle acque ha conseguenze dirette sulla vita umana e non” racconta Davide, una delle persone sul posto. “Le responsabilità dell’industria petrolchimica, e di ENI, in questo panorama, sono importanti, come testimonia l’inquinamento e l’incidenza di patologie sopra la media a Gela o Priolo, in Sicilia, o nel Delta del Niger. Responsabilità che emergono anche nel supporto a Israele che a Gaza sta perpetrando un ecocidio e un genocidio”. Il riferimento è al tentativo di ENI di collaborare con Israele per l’estrazione di gas e petrolio nelle acque territoriali palestinesi. L’azienda ha ora ritirato la proposta, ma resta valida la partnership nel Mare del Nord con il gruppo israeliano Delek, uno dei principali fornitori di combustibile dell’esercito israeliano, inserito nella lista nera delle Nazioni Unite. O al noto caso del Delta del Niger: ancora oggi, il 75% di tutte le fuoriuscite di petrolio avvenute nella regione tra il 2006 e il 2020 sono attribuite a Shell ed ENI. Inoltre report di organizzazioni non governative hanno segnalato che nel 2024 l’azienda ha esercitato pressione sul Mozambico per accettare condizioni svantaggiose per il paese nel contratto per lo sfruttamento del bacino del Rovuma. Il Mozambico è al momento teatro di un’insurrezione armata legata anche al fatto che i progetti estrattivi nella regione non hanno portato benefici alle popolazioni locali. “La distruzione degli ecosistemi e di intere popolazioni, l’ecocidio e il genocidio, sono gli effetti di un sistema costruito sul colonialismo, sul profitto e l’illusione della crescita infinita su un pianeta finito. La policrisi che stiamo vivendo – guerre, pandemie, caos climatico – è l’effetto di un’unica ideologia. È ora che i governi ascoltino chi porta queste critiche in tutta Europa e cambino rotta ” dichiara Carlotta. La protesta si inserisce infatti in una mobilitazione internazionale promossa da diversi gruppi europei di Extinction Rebellion, Stop Rearm Europe, Ende Gelände e altri movimenti climatici, sociali e antimilitaristi, che inizia questo weekend in Italia, in occasione dell’80 anniversario della Repubblica, e proseguirà con appuntamenti in diverse capitali europee, per culminare il 14 giugno a Bruxelles con una marcia e un presidio davanti al parlamento Europeo. Extinction Rebellion
May 29, 2026
Pressenza
Marcia per la Pace a Verona
  Si è svolta nella serata di giovedì 28 maggio, la Marcia della Pace per le vie di Verona. “Imprimere un segno camminando“: questo è quello che abbiamo fatto questa sera, nella certezza che non è vero – come diceva un adagio antico – che se vuoi la pace devi preparare la guerra, ma che se vuoi la pace prepara la pace. In questo modo il Vescovo Domenico Pompili ha dato il senso della Marcia per la pace,  marcia che è stata organizzata dal Comune, dalla Diocesi, dal Coordinamento per le iniziative di pace e dalla Scuola di Pace e Nonviolenza. Presenti molti amministratori locali, cittadini di ogni età, provenienza e credo religioso. I partecipanti, con un lumino o una candela in mano, hanno creato un fiume di persone lungo oltre 500 metri. A colpire, la pace che si respirava tra tante bandiere che svolazzavano, chiacchiere pacate, desiderio di esserci. Ad aprire il corteo lo striscione che ricorda – come sottolineato dal Sindaco Damiano Tommasi alla partenza da Piazza Bra – l’impegno di Verona Citta di Pace. Arrivati in Piazza Duomo sono state ricordate dagli organizzatori le due coordinate: – la COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA , di cui in questi giorni celebriamo gli 80 anni, che all’articolo 11 dichiara che “L’Italia ripudia la guerra”; – le parole di PAPA LEONE XIV all’Università Sapienza di Roma quando ha affermato con chiarezza: «Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune». Quindi i rappresentanti di varie confessioni religiose  Buddisti, Ebrei, Musulmani, Sikh, Bahá’í, Cristiani – hanno portato il loro saluto e DESIDERIO DI PACE di pace. Presente la Comunità Emmaus di Aselogna che ha esposto il lenzuolo con i 12.000 nomi dei bambini Palestinesi uccisi a Gaza. Al termine il Vescovo Domenico Pompili ha offerto tre spunti da questa serata: – che se i conflitti esistono, c’è sempre la possibilità di affrontarli con un dialogo civile; – che non basta più una razionalità fredda, ma occorre una nuova frontiera ovvero quella intelligenza affettiva; – che chiunque usa il nome di Dio per giustificare guerra e violenza, bestemmia. Luigi Meneghello Redazione Italia
May 29, 2026
Pressenza
Cappellani militari alla parata? Ma anche no!
Mosaico di pace L’opinione di Tonio Dell’Olio Cappellani militari alla parata? Ma anche no! Nel Mosaico dei giorni del 22 maggio scorso avevamo riproposto – come facciamo ormai ogni anno – l’idea che la “parata” del 2 giugno venisse smilitarizzata. La Festa della Repubblica, infatti, celebra una Costituzione fondata sul lavoro, non sulle armi. Ma quest’anno quella richiesta aveva un motivo ulteriore e più urgente: l’appello lanciato dalle pagine di Avvenire da un gruppo di amici provenienti da culture ed esperienze diverse, uniti dall’idea che la pace non possa essere evocata mentre si esibiscono strumenti di guerra. Avevamo anche suggerito che ad aprire simbolicamente una parata civile fossero gli italiani della Global Sumud Flotilla: uomini e donne che rappresentano oggi una delle esperienze più avanzate di presenza nonviolenta nei conflitti, nel Mediterraneo e accanto ai popoli feriti dalla guerra. Per tutta risposta apprendiamo oggi, da un articolo di Luca Kocci sul Manifesto, che per la prima volta alla parata militare sfilerà anche un drappello di cappellani militari. Una scelta improvvida e profondamente antievangelica. Non solo perché contraddice il richiamo di Papa Leone XIV a una pace “disarmata e disarmante”, ma anche perché ignora il percorso avviato dalla Chiesa italiana per ripensare radicalmente il ruolo dell’assistenza spirituale nelle Forze armate. È scritto nero su bianco nel Documento di sintesi del Sinodo delle Chiese italiane (24, c) e nella Nota pastorale firmata dai vescovi italiani “Educare a una pace disarmata e disarmante” (3, e). La partecipazione dei cappellani alla parata segna, invece, un’integrazione ancora più marcata dei preti dentro l’apparato militare, nella sua logica e nella sua mentalità. E tutto questo con ingenti risorse pubbliche. È un segnale preoccupante, che occorre invertire con urgenza se vogliamo restare credibili nell’annuncio evangelico della pace: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27). Mosaico di pace
May 29, 2026
Pressenza
“La legge è l’utile del più forte”
Riportiamo qui le parole di Luigi Spera, attivista antimilitarista, già detenuto nelle carceri speciali di Alessandria ed ora condannato in primo grado a quasi cinque anni per una bottiglia incendiaria gettata contro la fabbrica Leonardo spa di Palermo. Il lancio non ha provocato danno alcuno alla ringhiera né alla saracinesca né tanto meno a persone. Si è trattato di un gesto simbolico, da cui è comprensibile che molti dissentano; ciò non di meno la condanna pare abbia voluto mostrarsi più esemplare che proporzionata. L’impegno contro tutte le guerre e per l’assoluzione definitiva di Luigi continuano (d.m.) Un breve riepilogo del processo di primo grado che si è concluso l’altro ieri, per un’azione dimostrativa contro la Leonardo s.p.a., colosso dell’industria bellica mondiale che fabbrica, commercia e detiene ORDIGNI MICIDIALI, ARMI E TECNOLOGIE DI GUERRA. Un’azienda a compartecipazione statale che negli ultimi anni ha fabbricato e venduto gli strumenti di morte con cui sono state uccise centinaia di migliaia di persone, sterminati interi popoli e distrutti i loro territori. Prima volevano condannarmi per terrorismo e per associazione eversiva, la cosa pareva spropositata data pure la natura totalmente indiziaria del processo. Poi volevano condannarmi per incendio e danneggiamento conseguente ad incendio, peccato non ci fosse stato alcun incendio e alcun danneggiamento e allora niente. Siccome però per qualcosa dovevano pur condannarmi, mi hanno condannato in primo grado (non è finita qua) a 4 anni e 9 mesi per “DETENZIONE DI ORDIGNI MICIDIALI E ARMI DA GUERRA”… Io detentore, non la Leonardo… Lo avevo già scritto in una lettera spedita dal carcere, citando il sofista Trasimaco di Calcedonia che lo aveva capito già nel V sec. a.C.: “LA LEGGE È L’UTILE DEL PIÙ FORTE” qui il testo della sentenza e il commento degli avvocati Redazione Palermo
May 29, 2026
Pressenza
2 Giugno di pace e di lotta a Sulmona per smilitarizzare  Monte San Cosimo
Un’area militare top secret. Il deposito di armi e munizioni più grande d’Abruzzo che da quasi 90 anni costituisce un pericolo e nello stesso tempo una potenziale risorsa per la Valle Peligna. E’ qui, a Sulmona, che il 2 giugno si terrà la manifestazione per chiedere la smilitarizzazione del deposito militare di Monte San Cosimo. “Abbiamo scelto la data del 2 giugno – dice il Coordinamento Disarmare la pace Disertare la guerra – perché vogliamo che la Festa della Repubblica venga celebrata non con parate e cerimonie militari ma all’insegna del ripudio della guerra sancito dalla Costituzione italiana. Facciamo nostro l’appello di un grande presidente della Repubblica, Sandro Pertini, a svuotare gli arsenali e riempire i granai. Un appello in realtà mai ascoltato da nessun governo e che, con i venti di guerra che soffiano forte, può oggi apparire addirittura anacronistico ma che invece è più attuale che mai. Ciò alla luce del folle Piano ReArm Europe varato dall’Unione Europea che mira ad investire 800 miliardi per gli armamenti entro il 2030, piano al quale ha aderito anche l’Italia. Si tratta del più grande progetto di riconversione verso l’economia di guerra. La spesa militare, a livello globale, nel 2025 ha raggiunto i 2.887 miliardi di dollari e il nostro Paese, su 195 Stati sovrani nel mondo, in questa graduatoria occupa il 12esimo posto. A fare la parte del leone di questa montagna di denaro è l’industria bellica – e da noi, in primo luogo, Leonardo – che sta realizzando profitti da capogiro. E questo mentre la crisi economica erode ogni giorno di più il reddito delle famiglie italiane, aumenta il precariato e la disoccupazione. E dove prende il governo le risorse per il riarmo se non dalla sanità, dall’istruzione, dal welfare e da tutti gli altri servizi essenziali per i cittadini?”. La storia del deposito militare di Monte San Cosimo comincia alla fine degli anni Trenta del secolo scorso quando il regime fascista espropriò un’area vastissima, oltre 133 ettari ricadenti nei Comuni di Pratola Peligna, Prezza e Sulmona, per costruirvi un’industria militare, il dinamitificio Montecatini – Nobel, un impianto gemello di quello di Bussi sul Tirino dove si producevano i gas letali utilizzati da Mussolini nella guerra in Etiopia. La particolarità del deposito è che all’interno della montagna sono state scavate gallerie nelle quali dapprima veniva stoccata la polvere da sparo prodotta nello stabilimento e successivamente armi e munizioni. Il dinamitificio venne bombardato e parzialmente distrutto nel corso della Seconda guerra mondiale dall’aviazione angloamericana causando una decina di morti. Lo stesso giorno, 27 agosto 1943, ci fu il bombardamento della vicina stazione di Sulmona dove vennero uccisi 104 civili.  La Valle Peligna è seduta letteralmente su una polveriera. Ogni qual volta c’è una crisi internazionale il deposito di Monte San Cosimo viene posto in stato di massima allerta, secondo i dispositivi NATO, in quanto obiettivo militare strategico. Come nel 1986 quando, in occasione della crisi Italia-Libia, Gheddafi minacciò esplicitamente di colpirlo. Nel 1990, per le sue caratteristiche di montagna cava, il deposito venne individuato dal governo come sito idoneo per lo stoccaggio di scorie radioattive. Nell’inverno del 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, si assistette ad un intenso via vai di camion militari da e per il deposito. L’unico parlamentare che lo visitò nel lontano 1968 fu il senatore socialista Michele Celidonio al quale però fu impedito di vedere alcuni ambienti “per evidenti ragioni di sicurezza”. Nel dopoguerra ci furono manifestazioni promosse dalle organizzazioni sindacali e degli agricoltori affinché l’area tornasse nella disponibilità dei Comuni per essere destinata a scopi civili e di pace.  Nel corso degli anni tante furono le iniziative miranti ad ottenere la smilitarizzazione: marce, petizioni popolari, sit-in, interrogazioni parlamentari. Nel 2006 venne costituito un apposito comitato, “Cittadini della Valle Futura”, che raccolse 5.000 firme. Ma si mossero anche le istituzioni: 17 Comuni del comprensorio peligno adottarono una identica delibera per la riconversione civile dell’area e anche il Consiglio regionale d’Abruzzo votò una risoluzione che faceva propria la richiesta dei Comuni. Da parte sua il Ministero della Difesa ha sempre minimizzato l’importanza del deposito militare. Nelle risposte alle varie interrogazioni presentate in Parlamento il governo di turno ha sempre sostenuto che “la struttura non custodisce armi di alcun genere” ma solo “quantitativi limitati di cariche esplosive”.  “Ma se così fosse – sottolinea il Coordinamento Disarmare la pace Disertare la guerra – vi sarebbero ancora più ragioni per la sua smilitarizzazione. Perché impegnare un’area così grande? Se questo è il suo utilizzo il deposito può essere dislocato altrove e i 133 ettari – già infrastrutturati e dotati di ogni servizio quali rete elettrica, luce e gas, strade interne, un collegamento ferroviario e la prossimità dell’autostrada Pescara-Roma – possono essere restituiti alle comunità del territorio”. Il Coordinamento ha rivolto un invito ai comitati, alle associazioni, alle forze politiche e sindacali, nonché ai Sindaci, ai parlamentari e ai consiglieri regionali a partecipare alla manifestazione del 2 giugno davanti all’entrata del deposito militare per rilanciare il progetto della smilitarizzazione di una struttura che da luogo adibito alla custodia di strumenti di morte potrebbe diventare un’area al servizio della vita e della pace; una struttura che, per la sua ampiezza e la sua posizione logistica, può essere utilizzata in primo luogo per la protezione civile, essendo il territorio della massima sismicità. Non solo, essendo tanto grande essa può essere destinata ad usi molteplici, quindi anche per scopi produttivi, sociali e culturali e contribuire così a risollevare un’area, la Valle Peligna, soggetta ad una pesante crisi economica e ad un progressivo processo di spopolamento.                                                                                                                       Mario Pizzola
May 29, 2026
Pressenza
Proteste a Cagliari per l’arrivo di voli charter da Tel Aviv: tra turisti, anche soldati?
In mattinata all’aeroporto di Cagliari – Elmas sono atterrati quattro voli provenienti da Tel-Aviv: alle 8.45, alle 11.35, alle 12.50 e alle 14.30. Scrive l’Associazione Amicizia Sardegna Palestina in un breve comunicato: “Pare che la nuova COLONIA turistica dei simpatici giovani possa diventare la Sardegna, grazie anche all’indefesso lavoro della nostra impareggiabile presidentissima. Sempre sperando non si trattengano un po’ troppo, come avvenuto in altri bei posti del Mediterraneo”. Tra i turisti, anche soldati? Ad accogliere i turisti israeliani all’aeroporto anche un gruppo di attivisti pro Palestina. Imponente lo schieramento di forze dell’ordine: mezzi di artificieri, unità cinofile e del reparto Mobile della polizia. Di contro i manifestanti che hanno voluto affermare la contrarietà dell’arrivo di turisti israeliani in Sardegna, mentre il governo israeliano ordina all’IDF di continuare l’azione militare nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania nonostante la tregua, e i bombardamenti in Libano, causando centinaia o migliaia di morti civili e la distruzione di innumerevoli villaggi, con il conseguente sfollamento della popolazione. Un comunicato del “Presidio per la Palestina”, che tutti i giorni si tiene a Cagliari in piazza Yenne, testimonia lo stato d’animo di molti/e sardi/e riguardo alla notizia dell’arrivo di turisti da Israele e della versosimile presenza in Sardegna di soldati israeliani: “È notizia di questi giorni che voli diretti a Cagliari provenienti da Tel Aviv stiano arrivando almeno 2/3 volte a settimana. Da alcuni di questi sbarcheranno militari che dopo aver partecipato ai massacri di Gaza usano il nostro mare e le nostre spiagge per rilassarsi. Queste persone attraverseranno Cagliari e le strade del centro per tutta l’estate. La nostra arma potrá essere la bandiera simbolo di libertá: esponiamo una bandiera palestinese nel balcone della nostra casa, del nostro ufficio o nella vetrina del nostro negozio. É un gesto semplice ma potente: diciamo che Cagliari non dimentica le migliaia di bambini e bambine uccisi…”. I parlamentari Sabrina Licheri, Mario Perantoni e Susanna Cherchi del Movimento 5 Stelle hanno espresso una forte preoccupazione: “Quanto accaduto oggi all’aeroporto di Elmas  – affermano in un comunicato – non può essere trattato come un fatto ordinario. L’arrivo di voli provenienti da Tel Aviv, accompagnato da una schiera di mezzi di sicurezza e dalle legittime preoccupazioni espresse da cittadini e associazioni, riporta al centro una questione politica e morale che il Governo continua a ignorare […] Anche mesi fa abbiamo denunciato il rischio che la Sardegna venisse trasformata in una meta di decompressione per militari israeliani impegnati nel conflitto a Gaza”. La Sardegna rivendica un ruolo di accoglienza, di dialogo, di pace, di rifiuto delle guerra e dei massacri di civili inermi che la guerra comporta.     Pierpaolo Loi
May 28, 2026
Pressenza
Ampliamento della fabbrica RWM: il TAR conferma la validità del ricorso presentato dalle associazioni pacifiste
Pubblichiamo il comunicato stampa diffuso dalle associazioni che hanno fatto ricorso contro l’ampliamento della fabbrica di armi RWM. Ampliamento RWM di Iglesias-Domusnovas: il TAR conferma la validità del ricorso. Udienza di merito fissata a gennaio 2027. Il TAR Sardegna si è pronunciato oggi sull’udienza relativa al ricorso contro l’ampliamento dello stabilimento RWM di Iglesias-Domusnovas, destinato alla produzione di bombe, droni e munizioni. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha respinto l’eccezione di tardività sollevata dalla controparte, confermando dunque la piena validità della costituzione in giudizio delle associazioni dei comitati ricorrenti. Il ricorso, pertanto, prosegue il suo iter e non è stato rigettato, come richiesto dai legali di RWM. I giudici hanno inoltre deciso di non accogliere, in questa fase, la richiesta di sospensiva del Decreto emesso dal Commissario ad acta. Secondo il TAR, allo stato attuale il provvedimento non produrrebbe un danno ambientale immediato, poiché l’impianto non può ancora entrare in produzione senza ulteriori autorizzazioni, tra cui quelle dei Vigili del Fuoco, della Soprintendenza e gli atti edilizi e urbanistici necessari. Il TAR ha fissato l’udienza pubblica per la discussione nel merito del ricorso al 14 gennaio 2027. Sarà quella la sede in cui verrà affrontato il cuore della vertenza: la legittimità o meno della Valutazione di Impatto Ambientale postuma, ancora una volta viziata dall’assenza di una VIA cumulativa, e di tutte le procedure che riguardano il raddoppio dello stabilimento. Fino a quella data, la situazione resterà sostanzialmente congelata sotto il profilo giuridico, in attesa della decisione definitiva. La numerosa partecipazione al sit-in odierno dimostra il forte interesse di associazioni e comitati verso questa importante iniziativa, percepita da tutti come una vertenza collettiva. Sebbene il ricorso sia stato formalmente presentato da sei associazioni dotate di legittimazione statutaria, questa battaglia appartiene a tutte e tutti coloro che credono nella tutela del paesaggio, del territorio, dell’ambiente e della pace. Anche la presa di posizione di alcuni partiti che sostengono la Giunta regionale, che dissociandosi dalle scelte della Giunta si sono espressi contro l’autorizzazione ambientale e a favore del ricorso al TAR, conferma la rilevanza dell’iniziativa e il consenso trasversale che essa sta raccogliendo. Difendere la pace significa assumersi una responsabilità concreta verso ciò che accade intorno a noi e verso le conseguenze delle nostre azioni, anche quando queste si manifestano lontano dai nostri occhi. 27 MAGGIO 2026 Associazione Italia Nostra, Associazione A Foras, USB Sardegna, Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile, Assotziu Consumadoris Sardigna, Movimento Nonviolento Sardegna.       Redazione Sardigna
May 28, 2026
Pressenza
Assemblea nazionale, violazione dell’articolo 11 della costituzione da parte del governo Meloni e delle sue autorità
Assemblea nazionale, 20 giugno 2026 ore 14.30, Spin Time (Roma) La spirale della Terza guerra mondiale avanza e con essa il coinvolgimento del nostro paese e la complicità dell’Italia con i crimini di guerra di USA e sionisti. In maniera sempre più aperta e smaccata, l’articolo 11 della Costituzione italiana viene violato nello spirito e nella lettera dalle scelte politiche della classe dominante che vuole sempre più il nostro paese intruppato nella guerra. Non solo la difesa quindi, ma l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione sono una responsabilità che non può essere più elusa. Non è più sufficiente denunciare che le autorità del paese e il governo Meloni, più alacremente dei governi che lo hanno preceduto, viola l’articolo 11 della Costituzione: si tratta oggi di individuare le campagne, le iniziative e le attività che in maniera sempre più coordinata, facendo fronte comune, dobbiamo mettere in campo per valorizzare la ricchezza del movimento popolare contro la guerra che è vivo e vegeto nel paese e la sua iniziativa quotidiana dal basso. Si tratta oggi di passare dal concepirsi come soggetti che denunciano il cattivo presente e la spirale della guerra mondiale, al concepirsi come capaci di non dipendere dal governo Meloni per rendere effettiva l’attuazione di tutte quelle iniziative e attività che oggi servono a rendere concreta l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione. In ogni città e provincia esistono esperienze di resistenza e lotta contro la guerra mondiale, variamente declinate, con capacità ed esperienza, con storia e legami con i settori popolari della società. Tutte queste esperienze sono significative e importanti, possono esserlo ancora di più se via via convergono verso l’obiettivo di attuare la lettera e lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione, di farne pratica di lotta e mobilitazione, collante del fronte delle forze popolari necessario a cambiare il corso delle cose in senso alternativo alla guerra imperialista. Dalla lotta contro la leva obbligatoria alla lotta contro le installazioni USA e NATO in Italia coperte dal segreto e dall’impunità, fino alla lotta contro il riarmo, la conversione bellica e per l’obiezione di coscienza nei luoghi di lavoro, dobbiamo operare affinché sempre di più i vari fronti di lotta confluiscano nel fare dell’obiettivo dell’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione non solo un principio etico e morale da rivendicare al governo Meloni, ma un obiettivo pratico da conseguire che contribuisce a dare un nuovo, diverso, alternativo indirizzo politico del paese. Invitiamo quindi a partecipare all’assemblea del prossimo 20 giugno a Roma, dando conferma di partecipazione ed eventuale richiesta di intervento scrivendo a coordinamentonazionalenonato@proton.me Non aspettiamoci che siano Meloni, i suoi soci e gli affaristi della guerra ad attuare l’articolo 11 della Costituzione. Animiamo, sviluppiamo e rilanciamo un fronte di lotta per mettere in campo tutte le iniziative necessarie per attuarlo! Redazione Romagna
May 28, 2026
Pressenza