Extinction Rebellion tinge di verde il laghetto dell’EUR di fronte alla sede di ENI: comincia la settimana di proteste a Roma

Pressenza - Friday, May 29, 2026

Oggi pomeriggio, Extinction Rebellion ha tinto di verde le acque del laghetto dell’EUR di fronte alla sede dell’ENI in piazzale Enrico Mattei a Roma e appeso al ponte sovrastante un enorme striscione con il logo dell’azienda che brucia la bandiera della Palestina e la scritta “Stop Ecocidio – Stop Genocidio”. Si apre così la PrimaVera Democrazia, la settimana di proteste di Extinction Rebellion, che vuole evidenziare il legame tra crisi ecoclimatica, guerre e crisi della democrazia. Temi che, nella giornata dello sciopero generale convocato da Unione dei Sindacati di Base e da Giovani Palestinesi, sono trasversali alle proteste di sindacati, movimenti e associazioni che chiedono si fermino la guerra, il riarmo e il genocidio a Gaza e denunciano la deriva autoritaria dell’Italia.

In particolare, l’azione simbolica all’EUR vuole denunciare le conseguenze sugli ecosistemi e sul clima delle scelte di politica energetica del Governo, delle attività di estrazione di gas e petrolio da parte di ENI, e degli intrecci con le guerre in corso e la corsa al riarmo. Il verde innaturale assunto dall’acqua grazie alla fluoresceina, un tracciante innocuo che si degrada e scompare in poche ore, simboleggia infatti la distruzione e la morte degli ecosistemi e degli esseri viventi da cui dipende la sopravvivenza stessa dell’umanità.

L’ecocidio di cui parliamo non é un fenomeno lontano o astratto: l’inquinamento del suolo, dell’aria e delle acque ha conseguenze dirette sulla vita umana e non” racconta Davide, una delle persone sul posto. “Le responsabilità dell’industria petrolchimica, e di ENI, in questo panorama, sono importanti, come testimonia l’inquinamento e l’incidenza di patologie sopra la media a Gela o Priolo, in Sicilia, o nel Delta del Niger. Responsabilità che emergono anche nel supporto a Israele che a Gaza sta perpetrando un ecocidio e un genocidio”.

Il riferimento è al tentativo di ENI di collaborare con Israele per l’estrazione di gas e petrolio nelle acque territoriali palestinesi. L’azienda ha ora ritirato la proposta, ma resta valida la partnership nel Mare del Nord con il gruppo israeliano Delek, uno dei principali fornitori di combustibile dell’esercito israeliano, inserito nella lista nera delle Nazioni Unite. O al noto caso del Delta del Niger: ancora oggi, il 75% di tutte le fuoriuscite di petrolio avvenute nella regione tra il 2006 e il 2020 sono attribuite a Shell ed ENI. Inoltre report di organizzazioni non governative hanno segnalato che nel 2024 l’azienda ha esercitato pressione sul Mozambico per accettare condizioni svantaggiose per il paese nel contratto per lo sfruttamento del bacino del Rovuma. Il Mozambico è al momento teatro di un’insurrezione armata legata anche al fatto che i progetti estrattivi nella regione non hanno portato benefici alle popolazioni locali.

La distruzione degli ecosistemi e di intere popolazioni, l’ecocidio e il genocidio, sono gli effetti di un sistema costruito sul colonialismo, sul profitto e l’illusione della crescita infinita su un pianeta finito. La policrisi che stiamo vivendo – guerre, pandemie, caos climatico – è l’effetto di un’unica ideologia. È ora che i governi ascoltino chi porta queste critiche in tutta Europa e cambino rotta ” dichiara Carlotta.

La protesta si inserisce infatti in una mobilitazione internazionale promossa da diversi gruppi europei di Extinction Rebellion, Stop Rearm Europe, Ende Gelände e altri movimenti climatici, sociali e antimilitaristi, che inizia questo weekend in Italia, in occasione dell’80 anniversario della Repubblica, e proseguirà con appuntamenti in diverse capitali europee, per culminare il 14 giugno a Bruxelles con una marcia e un presidio davanti al parlamento Europeo.

Extinction Rebellion