
Basta morti nelle campagne per il caldo e la fatica
Pressenza - Tuesday, August 4, 202619 anni, rumeno, morto in un campo di pomodori nel cremonese, morto di caldo, di fatica, di sfruttamento, in una bollente domenica d’agosto.
Ma in campagna si lavora di domenica? Certo, si lavora tutti i giorni, sabati, domeniche e festivi compresi, piegati in due sotto il solleone, per 10 – 12 ore, con paghe da fame.
Certo, i banchi dei supermercati non possono attendere, c’è bisogno di quei frutti che poi finiscono sulle nostre tavole a prezzi stracciati.
Certo, c’è l’ordinanza della Regione Lombardia che vieta il lavoro dalle 12.30 alle 16.00, ma chi se ne frega, tanto i controlli non ci sono, quei controlli che dovrebbero garantire condizioni di lavoro decenti e salari contrattuali. E il padrone che faceva lavorare quei migranti in quelle condizioni chi è, dove sta? Silenzio tombale, come sempre.
Anche da noi la situazione è in via di peggioramento. Si, i salari sono aumentati un po’, adesso si aggirano sui 5 – 6 euro (!), neanche la metà della paga contrattuale, poche ore in busta paga, quando c’è, condizioni di lavoro spaventose. E il controlli ispettivi? Semplicemente inesistenti.
Qui c’è un sistema che va smantellato, fatto d’irregolarità, di nero, di grigio; dappertutto si lavora così, non è questione di qualche “mela marcia”. I braccianti sono quei lavoratori collocati nell’ultimo gradino della scala sociale, in una filiera agroalimentare infiltrata da sempre dalle mafie, che gode di robuste coperture istituzionali. Ne sappiamo qualcosa noi in Valle Scrivia. La legge 199/2016 è totalmente inapplicata, si scarica sul caporalato, ma il caporalato è solo parte del problema, sono gli “scafisti” delle campagne; i padroni sono i veri responsabili insieme alla grande distribuzione.
Nelle ultime settimane, già cinque lavoratori agricoli hanno perso la vita nelle campagne per il caldo e la fatica, denuncia la Flai – Cgil.
Noi restiamo convinti che, come per gli altri “martiri” delle nostre campagne, per lo più sconosciuti, il sipario si chiuderà nei giorni a venire nel silenzio dei media. Fino ai prossimi morti.
Contro questo sistema di moderno sfruttamento, non bastono le carovane solidali, le bottigliette d’acqua, i cappellini e le borse termiche; ci vuole ben altro. Serve organizzare la lotta, quella lotta che rivendica e afferma, che rende protagonisti del proprio cambiamento.
Salari, condizioni di lavoro, salute, case, lotta al caporalato è il nuovo fronte. Così si rende giustizia ai martiri delle nostre campagne. SCHIAVI MAI!
In attesa di conoscere il nome della vittima di questa modernità dello sfruttamento capitalista, ci uniamo al cordoglio della famiglia. Che la terra ti sia lieve, fratello.