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BARI: CONDIZIONI INDEGNE PER 4MILA BRACCIANTI STIPATI NEI GHETTI DELLE CAMPAGNE PUGLIESI. IN 200 OCCUPANO LA BASILICA
Caporalato nelle campagne pugliesi. È terminata la protesta di centinaia di braccianti che insieme a Usb hanno occupato simbolicamente la basilica di San Nicola a Bari, per chiedere acqua e condizioni di lavoro minime, in quello che è il più grande ghetto di braccianti d’Europa, in settimane di caldo asfissiante. Quello tra Foggia e Bari è infatti un buco nero dello sfruttamento, dove vivono in condizioni indegne oltre 4mila braccianti. Dopo l’occupazione, una delegazione di lavoratori di Torretta Antonacci ha incontrato il presidente della Regione Puglia. “Chi raccoglie il cibo muore di sete accanto ai campi. Buttati i fondi Pnrr, ora il governo e la Regione intervengano”, fa sapere il sindacato Usb. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Francesco Caruso, funzionario di Usb. Ascolta o scarica.  
July 6, 2026
Radio Onda d`Urto
La lotta paga: dopo l’occupazione della Basilica di San Nicola a Bari, De Caro ci riceve e prende tre impegni
Ieri mattina eravamo duecento braccianti rinchiusi dentro la basilica. Nel pomeriggio eravamo seduti al tavolo con il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro. Questa è la dimostrazione di una cosa semplice, che ripetiamo da anni: le istituzioni si muovono solo quando i braccianti alzano la testa e la voce. Dopo circa cinque ore di occupazione, con l’arrivo del sindaco di Bari che ci ha annunciato la disponibilità del presidente a riceverci, abbiamo lasciato la basilica e siamo partiti in corteo fino alla sede della Regione. Una nostra delegazione è salita e ha incontrato il presidente Decaro, al quale abbiamo rivolto tre richieste. Su tutte e tre il presidente si è impegnato davanti a noi: Uno: l’acqua, subito. Il presidente si è impegnato ad affrontare e risolvere in tempi rapidi il ripristino dei serbatoi di Torretta Antonacci e soprattutto a potenziare la frequenza di riempimento, rendendola almeno giornaliera. Perché questa è la realtà che gli abbiamo raccontato guardandolo negli occhi: a 40 gradi l’acqua finisce immediatamente e duemila persone si azzuffano per riempire una tanica. Nel 2026, in Italia, nella regione che si vanta della propria agricoltura, chi raccoglie il cibo muore di sete accanto ai campi. Due: il presidente viene a vedere con i suoi occhi. Decaro si è impegnato a venire la settimana prossima a Torretta Antonacci, per rendersi conto di persona della situazione disastrosa in cui vivono duemila braccianti e di come sono stati indegnamente buttati dalla finestra i 30 milioni del PNRR che dovevano risolvere questo problema. Lo aspettiamo. Non in visita di cortesia, ma per camminare tra le baracche, toccare le lamiere roventi, vedere i serbatoi vuoti. E per uscirne con un impegno di reinvestimento: quei 30 milioni persi vanno rimessi sul tavolo con fondi veri. Tre: i documenti. Il presidente si è impegnato a convocare un momento di confronto, a partire dai governatori delle regioni del Sud, dove il problema del bracciantato migrante è più sentito, per avviare una pressione comune sul governo e sul ministero per il rilascio dei permessi di soggiorno e per una forma di stabilizzazione dei lavoratori. È il punto per noi decisivo: viviamo nelle baracche perché siamo ostaggi della burocrazia, con permessi C3, rinnovi e richieste di asilo ferme da anni. Chi porta avanti l’agricoltura di questo Paese ha diritto a un documento, a un contratto vero, a una vita da persona libera. Se i governatori del Sud faranno fronte comune, il governo Meloni non potrà più voltarsi dall’altra parte. Lo diciamo con la stessa chiarezza con cui ieri mattina abbiamo varcato il portone della basilica: prendiamo atto degli impegni, ma non firmiamo cambiali in bianco a nessuno. Le foglie continuano a cadere, una a una: Alagie non c’è più e nessuna stretta di mano ce lo restituirà. Per questo vigileremo giorno per giorno: sull’acqua nei serbatoi già da questa settimana, sulla visita del presidente a Torretta Antonacci la settimana prossima, sulla convocazione del tavolo dei governatori. Se anche uno solo di questi impegni dovesse saltare, torneremo a farci sentire più forti e più numerosi. E davanti a noi c’è la stagione del pomodoro: le nostre braccia sanno raccogliere, ma sanno anche fermarsi. Abbiamo dimostrato che i braccianti non sono invisibili e non sono soli. Questa giornata appartiene ai duecento che si sono rinchiusi nella cattedrale, alle centinaia che hanno marciato in corteo fino alla Regione, ai duemila di Torretta Antonacci e a tutte le braccia che tengono in piedi l’agricoltura di questo Paese. La lotta paga. E la lotta continua. USB Braccianti   Unione Sindacale di Base
July 5, 2026
Pressenza
Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola di Bari
In questo momento un centinaio di braccianti del ghetto di torretta antonacci hanno occupato la BASILICA DI SAN NICOLA A BARI. I 30 milioni per Torretta Antonacci li avete persi voi: ora fondi contro le baracche e documenti per tutti Da questa mattina siamo dentro la basilica di San Nicola […] L'articolo Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola di Bari su Contropiano.
July 4, 2026
Contropiano
Basta ghetti: occupata la basilica di San Nicola a Bari
In questo momento un centinaio di braccianti del ghetto di Torretta Antonacci hanno occupato la basilica di San Nicola a Bari. I 30 milioni per Torretta Antonacci li avete persi voi: ora fondi contro le baracche e documenti per tutti Da questa mattina siamo dentro la basilica di San Nicola a Bari. Siamo un centinaio di braccianti e ci siamo rinchiusi qui, nel cuore di questa città, perché fuori nessuno ci ascolta. Veniamo dalle baracche di Torretta Antonacci, arriviamo dai campi dove alle sei del mattino stiamo già curvi sui filari. E da qui non ce ne andiamo finché il presidente della Regione Puglia Decaro e il governo Meloni non daranno un segnale chiaro e concreto: soluzioni vere contro le baracche, subito, e documenti per tutti. Non parole, non tavoli, non promesse. Atti. Perché occupiamo una chiesa? Perché è l’unico luogo di questa città dove la nostra vita vale ancora qualcosa. Per lo Stato non esistiamo: esistono le nostre braccia quando c’è da raccogliere il pomodoro e spariscono i nostri corpi quando c’è da darci un tetto, un documento, un nome. Il 30 giugno è scaduto il PNRR e con esso sono morti per sempre i 30 milioni di euro stanziati per il superamento di Torretta Antonacci, il più grande ghetto agricolo della Capitanata. Trenta milioni persi, bruciati. E non è stata la sfortuna, non è stata la burocrazia: siete stati voi. Torretta Antonacci non è arrivata “in ritardo” alla scadenza: l’avete esclusa voi, mentre il vostro commissario straordinario ammetteva davanti alla Corte dei Conti che i tempi non c’erano più. La Corte dei Conti aveva segnalato San Severo tra i casi critici d’Italia: cronoprogrammi impossibili, convenzioni mai firmate, cantieri mai aperti. Quattro anni di riunioni in Prefettura, tavoli tecnici, commissari, passerelle e fotografie. Risultato: zero alloggi, zero dignità, 30 milioni in fumo. Governo, Regione, Prefettura e Comune hanno scelto, ciascuno per la propria parte, di lasciarci nel ghetto. Perché un bracciante senza documenti e senza casa è un bracciante in ginocchio e un bracciante in ginocchio costa poco. Noi ci spezziamo la schiena a 40 gradi. Moriamo letteralmente di caldo e di fatica sotto il sole, ora dopo ora, cassone dopo cassone, per raccogliere i pomodori, gli ortaggi e la frutta che finiscono sulle vostre tavole. Il cibo che mangiate passa dalle nostre mani. Il made in Italy di cui vi riempite la bocca nei convegni sta in piedi sulle nostre schiene. E noi moriamo come foglie, uno a uno, nei campi e nelle baracche. Ad aprile è morto Alagie, a gennaio Mamadou e tanti altri fratelli d’estate muoiono per il caldo e d’inverno per il freddo. E lo diciamo forte: viviamo nelle baracche non perché siamo clandestini, ma perché ci avete resi ostaggi della vostra burocrazia. Abbiamo in tasca i permessi C3, i rinnovi e le richieste di asilo ferme da anni nelle questure e nelle commissioni. Lavoriamo, produciamo, mandiamo avanti l’agricoltura di questo Paese, e ci negate perfino un pezzo di carta. Ora basta: documenti per tutti, perché chi lavora questa terra ha il diritto di viverci da persona libera, non da fantasma ricattabile nelle mani dei caporali. E non provate a raccontarci che i fondi “torneranno in altra forma”. Senza uno stanziamento nazionale immediato, vincolato e verificabile, quei 30 milioni sono spariti per sempre e lo sapete. Noi la nostra proposta l’avevamo già messa sul tavolo: un villaggio progettato insieme agli abitanti, con percorsi di urbanistica partecipata, case vere, spazi comuni, dignità. L’avete ignorata, come avete ignorato noi. Ora ve la riportiamo dentro una cattedrale occupata. La pazienza è finita. L’occupazione della Cattedrale è solo l’inizio. Davanti a noi c’è la stagione della raccolta del pomodoro e noi siamo pronti a fermarla: scioperi nel pieno della raccolta, presidi permanenti sotto i palazzi del potere, blocchi e manifestazioni in tutta la Capitanata. Il cibo arriva sulle vostre tavole grazie alle nostre braccia: ricordatevi che quelle braccia possono fermarsi. Non usciremo da qui a mani vuote. Pretendiamo: * lo stanziamento immediato, con fondi nazionali, di risorse pari a quelle perse, vincolate al superamento reale di Torretta Antonacci e decise con noi, non sopra le nostre teste; * acqua, luce, servizi igienici e infrastrutture di base da subito nell’insediamento, perché nessuno può sopravvivere un’altra estate così; * documenti per tutti: sblocco immediato dei permessi, dei rinnovi e delle richieste di asilo ferme da anni, rilascio di un permesso biennale per ricerca occupazione; Non chiediamo carità: pretendiamo giustizia. Il tempo delle vostre promesse è scaduto il 30 giugno, insieme ai vostri fondi. Il tempo della nostra lotta comincia adesso. USB Braccianti Unione Sindacale di Base
July 4, 2026
Pressenza
Giugno 2018, Gioia Tauro: l’assassinio di Soumaila Sacko
Riprendiamo un articolo di Barbara Paknazar (*) che racconta «La pacchia», il bel libro di Bianca Stancanelli. A seguire link da Usb, Wikiradio e “bottega”. Ucciso a bruciapelo in una fabbrica abbandonata mentre, insieme a due amici, cercava di recuperare delle lamiere con cui avrebbe costruito delle baracche per aiutare altri migranti ad avere un rifugio in cui dormire, al ritorno dalle
Amendolara: Il caporalato uccide. Potere al Popolo aderisce alla manifestazione
Sabato 6 giugno saremo ad Amendolara, insieme ad USB Calabria e di tutte le realtà che hanno risposto alla chiamata. Saremo in corteo perché crediamo che la presenza fisica nei luoghi dove si consuma l’ingiustizia abbia un significato che nessun comunicato, per quanto necessario, può sostituire. La Calabria non può […] L'articolo Amendolara: Il caporalato uccide. Potere al Popolo aderisce alla manifestazione su Contropiano.
June 4, 2026
Contropiano
STRAGE DEI BRACCIANTI BRUCIATI VIVI, INDAGINI SU MOVENTE E MANDANTI. SABATO MANIFESTAZIONE NAZIONALE AD AMENDOLARA (CS).
Lavoro e sfruttamento capitalista. I 4 lavoratori migranti di origine afghana e pachistana bruciati vivi ad Amendolara, nella piana di Sibari, in Calabria, potrebbero essere state vittime di una guerra per il controllo dei campi. Sarebbe, questa, una delle piste seguite dalla Procura di Catanzaro. Per Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil, intervistato ai microfoni di Radio Onda d’Urto: “molte persone che sono morte bruciate avevano un contratto regolare, avevano il permesso di soggiorno, eppure si interfacciavano con il caporale, non avevano mai conosciuto l’impresa nella quale sono andati a lavorare e quindi questo significa che c’era tutta una costruzione anche con dei colletti bianchi, una costruzione paravento che però, essendo accaduto il fattaccio, adesso si sta cominciando a svelare”. “Noi stiamo indagando e approfondendo questo tema, perché appena avremo chiara la situazione agiremo come abbiamo sempre fatto in questi anni con una precisa denuncia alla Procura, perché i fatti devono essere indagati fino in fondo e bisogna risalire a chi sono i veri mandanti, i veri colpevoli di questa ulteriore strage, che però non possiamo più tollerare nel nostro Paese”, sottolinea Mininni, che ricorda come la Cgil abbia lanciato una manifestazione nazionale per sabato 6 giugno, alle 16, con partenza dalla stazione di servizio di Amendolara in cui è avvenuto l’eccidio dei lavoratori e arrivo in paese. Per i quattro omicidi sono in carcere due cittadini pachistani. Le indagini puntano alla rete di caporali che controlla e sfrutta i braccianti costringendoli a orari e condizioni di lavoro da schiavi. Sono sotto protezione, invece, i due braccianti sopravvissuti alla strage. L’intervista completa a Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil. Ascolta o scarica. Alla manifestazione sara’ presente uno spezzone delle realta’ sociali e di movimento calabresi. Con noi Antonio La Base Cosenza Ascolta o scarica    Il comunicato delle realta sociali e di movimento della Calabria L’omicidio di Waseem, Amin, Ullah e Safi, lavoratori sfruttati, ci lascia un monito chiaro. Il caporalato continua a uccidere e stringe nella sua morsa la Piana di Sibari e tanti altri territori del Paese. È necessario guardare in faccia la realtà e denunciare il sistema politico ed economico che si fonda sullo sfruttamento dei braccianti e delle risorse naturali. La realtà che si vive nelle nostre campagne, tra gli agrumeti e le risaie, è chiara a tanti. Nessuno può far finta di non sapere. Turni di lavoro massacranti, paga misera o nulla, schiavismo. Tutto questo mentre si moltiplicano i casi di braccianti uccisi, feriti o stroncati dalla fatica e dal caldo, per poi essere abbandonati sul ciglio della strada come oggetti consumati. Se il caporalato esiste, la colpa non è di chi ne è vittima, ma del sistema in cui viviamo. Questo massacro ha dei responsabili politici ben precisi ed è il risultato diretto di leggi sul lavoro assenti o non rispettate per volontà politica e delle leggi razziste sull’immigrazione. Dall’introduzione della legge Bossi-Fini in poi, passando per tutti i provvedimenti successivi che ne hanno ricalcato la logica, lo Stato italiano ha scientemente scelto di criminalizzare i migranti. Legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, queste leggi non hanno contrastato l’illegalità, ma l’hanno programmaticamente prodotta. Hanno privato migliaia di persone della propria dignità giuridica, respingendole nell’invisibilità e trasformandole in carne da macello per imprenditori senza scrupoli e criminalità organizzata. Il caporalato non si ferma con le ipocrite leggi varate da chi è responsabile di questo sistema. Si sradica dando maggiore potere a chi lavora, controllando la filiera e i costi, allargando le tutele e promuovendo contratti stabili. Sicurezza, stabilità e dignità sul lavoro rappresentano una scelta politica. È inutile che la politica si batta il petto. Dietro le continue morti sul lavoro c’è la sua firma. Come Unione Sindacale di Base non assisteremo in silenzio a questa macelleria sociale. Davanti all’ennesima strage e all’indifferenza delle istituzioni è impossibile rimanere in silenzio. Alziamo la testa, prendiamo parola. Sabato 6 giugno, nel pomeriggio, manifestiamo ad Amendolara. Invitiamo le calabresi e i calabresi, i singoli cittadini e le associazioni attive sul territorio a unirsi a noi, a prendere parte alla mobilitazione, a mostrare il volto di una Calabria che, di fronte a queste barbarie, non si rassegna ma, anzi, sceglie di esserci e metterci la faccia. Non accetteremo passerelle da parte da parte di chi in questi anni ha costruito le condizioni affinché lo sfruttamento lavorativo e il caporalato prosperassero. Gli sciacalli di turno stiano alla larga, non ci sarà spazio per lacrime di coccodrillo e opportunismi politici sulle spalle dei lavoratori. Unione Sindacale di Base- Calabria La Base Cosenza Colpo Addunati Lampare Equosud
June 4, 2026
Radio Onda d`Urto
1954: basta salari da fame!
14 maggio 1954: proposta di legge (Di Vittorio, Noce, Foa) per l’introduzione del salario minimo. di Bruno Lai     Un’interessante progetto legislativo: «La proposta di legge trova essenzialmente il suo fondamento nelle gravissime condizioni in cui versano centinaia di migliaia di lavoratori che sono regolarmente occupati. La presente proposta di legge, che stabilisce la fissazione di un minimo salariale,