
Perché Pressenza è media partner di Re-Imagine Peace
Pressenza - Thursday, July 9, 2026In questi giorni ci è giunta questa domanda e c’è stato anche un dibattito all’interno della redazione italiana sul fatto che Pressenza sia tra i media partner di questo festival.
Intanto diciamo che il dibattito e lo scambio di opinioni, sincero e reciproco, è sempre positivo e che permette di chiarire alcuni temi che restano “in sospeso”.
Un motivo semplice di quest’adesione è che ci troviamo in buona compagnia con Avvenire e Controradio, anch’essi media partner del festival.
Un motivo più profondo è la storia di questa collaborazione: abbiamo preso contatto con Noa e con gli organizzatori grazie ai Combatants for Peace circa un anno fa, quando l’evento sembrava imminente. Come tutti sanno Pressenza collabora con Combatants for Peace da tre anni, ha pubblicato un libro su di loro con Multimage e membri di Pressenza fanno parte del gruppo di supporto italiano; come dire, ci ha presentato e invitato a partecipare un gruppo di cui abbiamo la massima stima e che ha più volte preso posizioni chiare sul genocidio del popolo palestinese, sull’apartheid e sulla necessità di percorrere “un’altra via”.
Una conferma è venuta dalla lettura del programma che gli organizzatori, con tenacia e sicuramente mille difficoltà hanno messo in piedi: un programma dove palestinesi e israeliani lavorano sempre insieme, un programma che presenta le azioni non solo di Combatants for Peace, ma anche del Parents Circle Families Forum e di altri attivisti per la pace, la nonviolenza e il dialogo.
Come dice Francesca Albanese nel suo nuovo, bellissimo libro, “La luce del risveglio”, si sta diffondendo nella coscienza di molti l’empatia per il dolore degli “altri” e il riconoscimento dello stesso valore umano tra tutte le parti, un’esperienza che i membri di questi gruppi hanno fatto da tempo, partendo da dolorosissime situazioni personali per aprire strade di dialogo, azione comune e riconciliazione e rifiutando l’odio e la vendetta.
Pressenza li segue da tempo e da sempre documenta e appoggia tutte le soluzioni nonviolente a questo conflitto, come a tutti i conflitti. Nel fare questo relaziona su realtà molto diverse tra loro, non sempre d’accordo tra loro, perché vuol essere uno spazio aperto alla documentazione, al dialogo, all’approfondimento. Lo stesso, ampio spazio è stato sempre dato alle tante realtà di base che in Italia manifestano da anni contro l’apartheid, la pulizia etnica, il genocidio a Gaza e in solidarietà con il popolo palestinese, offrendo la possibilità di testimoniare il loro impegno con resoconti diretti e reportage fotografici. La partecipazione al festival Re-imagine peace si inserisce quindi in una lunga storia di “giornalismo dal basso” per mostrare le tante luci che illuminano l’oscurità di questo momento drammatico, eppure colmo di possibilità.
I redattori di Pressenza seguiranno le attività di Re-Imagine Peace raccontando quello che succederà con attenzione e spirito critico, nella speranza che sia un necessario momento di conoscenza, approfondimento e dialogo con quelle realtà coraggiose che nel conflitto in corso in Palestina-Israele non si arrendono all’apparente destino della violenza, ma cercano un’altra strada, difficile, dolorosa, piena di insidie e di cammini ripidi; una strada fatta di giustizia, di co-resistenza, di difesa dei diritti umani, di dialogo e di compassione.
A chi in questi giorni ha visto, magari in buona fede, nel festival un tentativo di normalizzazione, regaliamo le parole che abbiamo appena pubblicato di Mai Shahin, palestinese: “Non normalizziamo l’occupazione. Non cancelliamo l’asimmetria. Non evitiamo di dare un nome all’ingiustizia. Rimaniamo fedeli alla verità e manteniamo il rapporto. Non è facile. Ha un costo. Per i palestinesi, può significare sospetto, pressioni politiche e rischi fisici in un contesto di occupazione e instabilità. Per gli israeliani, può significare isolamento e confronto con le narrazioni dominanti nella loro stessa società.”