Mauritania, diario di viaggio – Parte 3

Pressenza - Monday, July 6, 2026

Dopo il primo impatto con il Paese e aver preso contatto più da vicino con questa realtà, nella terza parte daremo uno sguardo più preciso alla economia legata alla miniera che è la grande ricchezza ma anche il cuore dello sfruttamento della popolazione mauritana. Parliamo di conseguenza di un governo che ha il controllo della popolazione, di schiavitù e di mancanza di assistenza sanitaria.

Il complesso della Miniera

La miniera di Zouerat

Arrivando a Zouerat con l’autobus, si passa -per chilometri- tra centinaia di geometrici cumuli piramidali di ferro neri-rossicci, tutti perfettamente uguali, alti 4-6 metri. Una visione surreale, quasi metafisica, difficile da fotografare da un mezzo in movimento. Il risultato di un lavoro svolto da macchinari ciclopici che scaricano e ricaricano cumuli calcolati con precisione nel peso e nella dimensione (non possono superare un certo peso perché sprofonderebbero nella sabbia).

Lungo questo percorso non si vedono esseri umani, ma alla gestione del processo lavorano dai 7 ai 10mila dipendenti della SNIM – Società Nazionale Industrie e Miniere -, sulla base dei progetti di espansione (per il 2026 è previsto un raddoppio della produzione). Si arriva a 20mila se si considerano i lavoratori stagionali e la logistica (manutenzione dei binari e dei macchinari, trasporti, sicurezza). Questi lavoratori arrivano spesso da paesi confinanti come il Senegal o il Mali, ma ci sono anche cinesi che vivono in comunità ermetiche con ritmi di lavoro estenuanti. Tutti ruotano intorno ai turni di estrazione e sono minatori e operatori delle macchine che guidano enormi dumper (camion grandi quanto una casa di 3-4 piani) ed escavatori nelle miniere a cielo aperto. Le squadre di tecnici ferroviari mantengono funzionante la ferrovia e il treno lungo 3 chilometri.

Il treno della miniera

Le squadre di carico gestiscono i terminali dove i cumuli geometrici vengono caricati sui vagoni con precisione millimetrica. Il treno viene caricato con un sistema ad altissima tecnologia, in poche ore. Turni massacranti di uomini che sono costretti d’estate a sfidare il Sahara a 45 gradi con una polvere finissima che entra ovunque. Sono presenti infine ingegneri e geologi, spesso formati all’estero o nelle scuole d’élite della stessa SNIM, che studiano i giacimenti e le esplosioni per sbriciolare la montagna. Questi ultimi arrivano da Francia-Europa, Turchia, Marocco, Cina.

Le Miniere di ferro vengono gestite dalla SNIM dal 1960, dopo che la Francia ha “concesso” l’indipendenza in cambio-sembra-del 40% della proprietà della miniera stessa. La Società quindi è governativa, ma ha una gestione privata; controlla non solo la miniera, ma gestisce un ospedale privato, a cui hanno accesso i minatori e le loro famiglie, una scuola privata, in cui vi è una “formazione di eccellenza”, ed altri servizi in funzione della gestione di questa enorme ricchezza.

Il Governo e il Parlamento

La Mauritania si definisce una Repubblica Islamica ed è presieduta dal Presidente che viene eletto dai cittadini (Repubblica presidenziale). Questi nomina il Governatore (Primo ministro). Il Presidente al momento è un militare, eletto nel 2019 e poi rieletto nel 2024 “con elezioni popolari”. La Mauritania è divisa in 15 regioni, tra cui quella di Zouerat-Miniera, e il Governatore nomina direttamente i Governatori regionali, mentre i deputati che costituiscono il Parlamento a Camera unica, l’Assemblea Nazionale, vengono eletti direttamente dai cittadini.

In pratica il Parlamento ha il compito di votare le leggi ma il Governatore regionale (sotto il controllo diretto del Primo ministro) ha il compito di metterle in atto e il suo potere supera di gran lunga quello dei deputati, anche a livello regionale. Insomma tutto è in mano al Governatore regionale che dipende direttamente da quello nazionale, guidato dal Primo ministro.

La schiavitù

In Mauritania le dichiarazioni, anche ufficiali, testimoniano la presenza di un sistema di schiavitù per ascendenza e una pesante repressione degli attivisti che denunciano la situazione, soprattutto dell’IRA (Iniziative for the Resurgence of the Abolitionist movement) che lotta per l’abolizione della schiavitù. La Mauritania è il 3° paese al mondo, per numero di schiavi, dopo paesi come Corea del Nord ed Eritrea, dove persiste la schiavitù per status ereditario: se una donna è schiava, i figli sono schiavi, di proprietà totale del padrone e le donne sono costrette a matrimoni forzati per partorire figli al padrone.

Ufficialmente la schiavitù è stata abolita nel 1981 ed è punita dal 2007, ma ad oggi si stima che siano circa 150mila le persone ancora in condizioni di schiavitù su una popolazione di 5 milioni. Altre stime, che includono le persone in totale dipendenza economica, arrivano a parlare di 500mila schiavi. Si tratta soprattutto di “mori neri”, il 40% della popolazione, sottomessi dai “mori bianchi” (arabo-berberi, pari al 30% della popolazione.

La salute e l’assistenza sanitaria

Il pronto soccorso dell’ospedale pubblico

Nell’unico colloquio avuto con uno dei medici responsabili dell’ospedale della miniera, qualche accenno alla salute degli abitanti è emerso: tanti problemi respiratori come conseguenza dell’impatto che la miniera a cielo aperto ha sulla cittadina “sottostante”, diffusione di Hiv per mancanza di cultura della” prevenzione sessuale” e presenza di manodopera migrante anche da zone/paesi vicini, che solo saltuariamente torna alle proprie famiglie. Gli ho chiesto un incontro successivo per avere dati più dettagliati sulla situazione sanitaria e in particolare sugli infortuni in miniera, ma in quell’occasione non mi ha detto più nulla: occorreva che avesse l’autorizzazione dalla Direzione…

Inoltre è complesso capire come le persone possano curarsi: sul territorio non esistono medici gratuiti e accessibili. Certo, all’ospedale governativo si accede, ma qualsiasi terapia o presidio è a carico del malato: medicazioni, pannoloni, farmaci. Praticamente viene offerta la visita a volte il ricovero, la diagnostica è quasi inesistente, e non c’è nient’altro… In pochi casi vengono offerte alcune cure, ma è necessario prima verificare che il paziente sia davvero molto povero!!! Qualche recente articolo di propaganda governativa, che parlava di inaugurazioni e fondi destinati all’implementazione dell’assistenza sanitaria, riportava come importante obiettivo che circa la metà dei cittadini di Zouerat arriverà ad avere un’assicurazione privata… mentre il programma di forfait ostetrico prevederebbe il pagamento di una di somma di 4000 oubie (circa 100 euro) per coprire le necessità di una gravidanza e del parto: una cifra inarrivabile per la maggior parte della popolazione povera locale.

L’ospedale vecchio: difficile immaginarlo

La guardiola d’ingresso dell’ospedale vecchio

Nell’unica struttura pubblica ospedaliera esistente, dove sono entrata, in teoria dovrebbero lavorare almeno 5 specialisti e una decina di medici generici, oltre che personale infermieristico. Quando siamo entrati, io accompagnata da Rossana, un governativo e un ospite Saharawi non abbiamo incontrato nessuno, ma forse erano i giorni del Ramadan! Abbiamo vistolocali in uno stato di totale rovina, poche attrezzature danneggiate o arrugginite, stanze senza lettini nè sedie ma solo qualche muretto-panca su cui le persone possono sdraiarsi. Non oso immaginare come potrebbero essere i reparti, a cui non abbiamo potuto accedere. Il solo ospedale abbastanza “attrezzato” è quello privato della miniera, ma è riservato.

L’ospedale” nuovo”: una vera cattedrale nel deserto

Si tratta di un edificio in costruzione, una costruzione fantasma al limitare della città, in mezzo al deserto. Tempi di ultimazione? Buco nero (anche sul cartello). Personale previsto? Non si sa. Costi? Degni di una struttura europea: 6 milioni di euro. In Italia, con la stessa cifra, si riesce ad edificare una RSA di 60-70 posti letto su più piani (…nonostante tutto). Pare che che vi sia stata anche una grande inaugurazione dell’ospedale nuovo da parte delle “autorità”: una struttura che dovrebbe essere il polo di riferimento per tutta la provincia desertica delle miniere. In arrivo tanti soldi…ma non si sa a chi vadano.

Questo racconto, insieme ai precedenti, mostrano chiaramente come la povertà in Mauritania e nella maggior parte dell’Africa non sia un caso. L’Africa è ricca di tutto ciò che serve al capitalismo internazionale. La povertà in cui vive la maggior parte della popolazione mauritana si spiega col grande sistema di sfruttamento – fino alla schiavitù – delle immense ricchezze (materie prime minerarie ma anche il pescato della costa) del Paese: un sistema che porta vantaggi a pochi (tra cui sistema politico e governatori) e che obbliga la popolazione a vivere in condizioni minime di sussistenza, di mancanza di diritti, di cure, di possibilità di emancipazione.

Nella quarta e ultima parte racconterò alcuni momenti della mia esperienza diretta nella casa di Rossana con i bambini e gli operatori, e del lavoro presso le Centre de Santé.

 

Fine terza parte

 

Testo e foto di Franca Laviola

Redazione Italia