MEDIO ORIENTE: TRA PALESTINA, SIRIA E LIBANO, 1000 CHILOMETRI QUADRATI GIA’ INGLOBATI PER LA “SICUREZZA” DI ISRAELE

Radio Onda d`Urto - Monday, June 29, 2026

Si riapre, pericolosamente, un altro fronte di guerra ai confini orientali del Mediterraneo. Nel sud della Siria, a Daraa, scontri aperti tra milizie locali e quelle governative di Al Jolani, l’ex jihadista scelto da Usa, Turchia e Ue per gestire quel che resta del Paese. In mezzo al caos ci sguazza Tel Aviv, che ha lanciato colpi di artiglieria dalle alture del Golan occupate da mezzo secolo e da Quneitra, occupata invece nelle ore convulse seguite alla caduta di Assad. L’obiettivo di Tel Aviv è approfittare del caos per rubare un altro pezzo di territorio siriano, arrivando alle porte di Damasco, spingendo sul fuoco della settarizzazione della Siria, in particolare strumentalizzando parte della comunità drusa. “L’aggressione sionista contro la Siria è un’estensione di quella in Palestina e Libano, un tentativo di realizzare il mito del ‘Grande Israele'”. Così Abu Ubaida, portavoce militare delle Brigate Qassam, il braccio armato di Hamas. “Dobbiamo stroncare sul nascere questo mito e contrastarlo prima sia troppo tardi” aggiunge il movimento islamico palestinese.

Tra Palestina (Gaza), Siria e Libano, Israele ha rubato circa 100 chilometri quadrati di territorio ai Paesi vicini, con la scusa sempiterna della “sicurezza”.

Intanto continua il genocidio israeliano nella Striscia di Gaza. 4 palestinesi uccisi in un attacco israeliano a Deir al-Balah: tra loro un bambino di soli otto anni. 8 i feriti. Dall’entrata in vigore del farlocco cessate il fuoco dell’11 ottobre dello scorso anno uccisi 1.048 palestinesi, 3400 i feriti, 786 i corpi recuperati sotto le macerie. Allargando lo sguardo all’inizio del genocidio conclamato, ottobre 2023, le vittime palestinesi accertate sono 73.058; più dell’intera popolazione residente in una media città italiana, come Potenza o Asti, spazzata via per sempre.

Da Gaza alla Cisgiordania, dove un ragazzino di soli 15 anni è stato ucciso da spari alla testa dei soldati occupanti, asserragliati dentro un fortino – check point vicino Al Bireh. Altri militari hanno poi fatto irruzione nell’Università di Birzeit, a nord di Ramallah. Colpita la Facoltà di Scienze Motorie; distrutti arredi e attrezzature. Una pratica, quella di aggressioni e distruzioni di beni studenteschi, oltre alla confisca di materiali e attrezzature, sempre più frequente, non solo contro le università, ma pure contro le scuole superiori. Solo oggi arrestati 4 studenti che si stavano recando a sostenere il primo giorno del Tawjihi, l’esame di maturità, fondamentale per determinare poi l’accesso agli atenei. Salgono così a 65 gli studenti arrestati in tempo d’esami, come denuncia la Società palestinesi per i diritti dei prigionieri.

Vi proponiamo un passaggio del comunicato odierno della Società palestinese. Ascolta o scarica

Le scosse telluriche del caos generato prima da Israele e poi dagli Usa oggi si riverberano anche in Iraq. Baghdad ha lanciato un ultimatum alle potenti milizie armate sciite; disarmare entro il 30 settembre. L’annuncio giunge alla vigilia della visita negli Stati Uniti del nuovo primo ministro, Ali Al-Zaidi. Proprio Washington sta esercitando pressioni sul governo iracheno affinché consegnino le armi. Alcuni di questi gruppi avevano ripetutamente preso di mira le strutture statunitensi in Iraq nel corso del conflitto scaturito dall’offensiva israelo-americana contro Teheran.

Andiamo proprio a Teheran. In vigore una nuova sospensione degli attacchi tra Usa e Iran dopo un week end di alta tensione: raid iraniani su basi Usa in Bahrein e Kuwait, a seguito degli attacchi aerei disposti da Trump in alcune aree militari iraniane, a loro volta replica ai colpi contro una nave commerciale battente bandiera di Singapore che non stava rispettando la rotta voluta dall’Iran. Una situazione molto complicata, a cui – per ora – viene messa un’altra pezza. E’ giallo però sul nuovo incontro, che fonti Usa in mattinata hanno dato per certo già domani a Doha. Teheran smentiva, affermando che ‘non sono previsti incontri tecnici dei gruppi di lavoro per questa settimana’, mentre Trump confermava: “L’Iran ha richiesto un incontro. Si svolgerà domani a Doha’, ha scritto il tycoon, salvo poi correggersi; “Witkoff e Kushner saranno a Doha…ma solo in settimana”.

Il tutto mentre i Pasdaran hanno attaccato il Kurdistan iraniano. Le Unità di difesa del Kurdistan orientale (YRK) si sono scontrate con Teheran nella zona di confine di Mahabad. L’organizzazione guerrigliera legata all’esperienza del confederalismo democratico ha dichiarato che qualsiasi ulteriore attacco non resterà impunito,: “Non accettiamo attacchi. Se ciò dovesse ripetersi, daremo la risposta necessaria. Proteggere vita e beni del popolo è una delle nostre responsabilità fondamentali”.

Infine il Libano. Qui Tel Aviv ha colpito almeno 3 volte nella notte via cielo e terra a sud, tra Nabatieh e Mayfadoun, mentre oggi pomeriggio intensi raid d’artiglieria su alcuni edifici di Deir Syrian, lungo il fiume Litani. Tutto questo nonostante l’accordo voluto dagli Usa e firmato da Netanyahu con Beirut, ma senza il sostegno di buona parte della rappresentanza politica libanese e in particolare dei partiti sciiti. Contrario pure il presidente del Parlamento Nabih Berri, terza carica dello Stato, la più alta sciita, alleato di Hezbollah con il suo partito Amal. “Questo accordo non sarà adottato né attuato nella sua forma attuale, è un diktat contro i diritti del Libano”.

L’intervista su Radio Onda d’Urto a Mauro Pompili, giornalista freelance da Beirut. Ascolta o scarica