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Libano: si intensificano i bombardamenti da parte di Israele
Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito israeliano. Da mercoledì scorso i bombardamenti si sono intensificati a partire dal Sud del Paese con l’obiettivo di avanzare oltre la famosa linea gialla. Tra le città colpite vi è Tiro, sito importante dal punto di vista simbolico e storico. La strategia israeliana sembrerebbe essere quella di attaccare più forte nel momento in cui si trova in difficoltà, in particolare si fa riferimento ai droni messi in campo da Hezbollah, per quanto sia chiara la sproporzione di forze. Gli Usa pare avrebbero posto un limite su Beirut, nelle ore successive all’aggiornamento si registrano nuovi attacchi anche nella zona sud della capitale. Questa escalation va di pari passo con un pallido avvicinamento nelle trattative tra Usa e Iran dalle quali Israele è escluso. Aggiornamento da Agnese Stracquadanio, giornalista freelance in Libano.
Libano: si intensificano i bombardamenti da parte di Israele
Il Libano è nuovamente al centro degli attacchi da parte dell’esercito israeliano. Da mercoledì scorso i bombardamenti si sono intensificati a partire dal Sud del Paese con l’obiettivo di avanzare oltre la famosa linea gialla. Tra le città colpite vi è Tiro, sito importante dal punto di vista simbolico e storico. La strategia israeliana sembrerebbe essere quella di attaccare più forte nel momento in cui si trova in difficoltà, in particolare si fa riferimento ai droni messi in campo da Hezbollah, per quanto sia chiara la sproporzione di forze. Gli Usa pare avrebbero posto un limite su Beirut, nelle ore successive all’aggiornamento si registrano nuovi attacchi anche nella zona sud della capitale. Questa escalation va di pari passo con un pallido avvicinamento nelle trattative tra Usa e Iran dalle quali Israele è escluso. Aggiornamento da Agnese Stracquadanio, giornalista freelance in Libano.
May 29, 2026
Radio Blackout
MEDIO ORIENTE: NETANYAHU VERSO LE ELEZIONI SPINGE PER IL CAOS IN LIBANO, BOMBARDATI I SOBBORGHI DI BEIRUT, GAZA OCCUPATA AL 62%
In vista delle elezioni per il rinnovo della Knesset previste per l’autunno e sotto una tempesta di attacchi interni, Benjamin Netanyahu spinge verso il caos nella regione, specialmente nella Striscia di Gaza e in Libano. Anche il ministro Katz alza i toni e torna a minacciare la deportazione totale dei gazawi, la cosiddetta “emigrazione volontaria” dalla Striscia che “sarà attuato, nei tempi e nei modi appropriati”. Una Striscia cui territorio risulta occupato per il “60-62%”. Contro la guerra santa di Israele mossa al Libano, resiste Hezbollah. Una soldatessa ventenne dell’Idf è rimasta uccisa e due riservisti sono rimasti feriti ieri in un attacco con un drone di Hezbollah nel nord di Israele, vicino al confine con il Libano.  Secondo una prima ricostruzione, i due droni lanciati dal movimento sciita sono esplosi in una zona militare al confine. L’esercito israeliano ha ordinato oggi l’evacuazione di diversi edifici della città di Tiro, la maggiore città a sud del Libano che conta 200mila abitanti, e delle zone circostanti nel sud del Libano, in vista di rappresaglie. Oggi Tel Aviv ha bombardato i sobborghi di Beirut, il primo raid sulla capitale libanese da tre settimane. Il raid ha centrato un condominio nei sobborghi meridionali della città e ci sarebbero ‘vittime’, ma non si sa ancora quante. Sempre Tel Aviv colpisce a tappeto, dal cielo e via terra, sia l’est che il sud, dove è stata emanata una minaccia di evacuazione totale dell’antichissima città di Tiro, ancora oggi abitata da almeno 125mila persone. 12 i morti nel sud, tra la stessa Tiro e la vicina Sidone; dal 2 marzo, 3.200 le vittime, 10mila i feriti libanesi per mano israeliana. Dal Libano Ivan Grozny Compasso, giornalista indipendente. Ascolta o scarica  A Gaza invece negli ultimi due giorni i raid israeliani hanno ucciso 11 palestinesi, tra i quali anche Muhammad Odeh, ennesimo capo dell’ala militare di Hamas. La situazione umanitaria resta estremamente preoccupante e la popolazione è sempre più ammassata nelle tendopoli a causa della crescente occupazione della Striscia da parte dell’Idf, che è arrivata al 60-62%. Infine il Board of Peace che è senza fondi: non è stato versato nemmeno un dollaro per il progetto colonial-immobiliarista di Trump nella Striscia di Gaza, nemmeno dagli Stati Uniti stessi. Gli aggiornamenti da Gerusalemme con Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
May 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Libano. La tregua non esiste, Israele bombarda e manda truppe oltre la Linea gialla
I negoziati tra Israele e governo libanese a Washington non stanno servendo a nulla. Tel Aviv prosegue sulla sua agenda aggressiva indipendentemente sia dalla “trattativa” in corso sul Libano sia dai negoziati sulla guerra in Iran. In questo secondo caso la cosa potrebbe provocare seri problemi. L’Iran infatti intende tenere […] L'articolo Libano. La tregua non esiste, Israele bombarda e manda truppe oltre la Linea gialla su Contropiano.
May 27, 2026
Contropiano
LIBANO: ISRAELE AVANZA VIA TERRA OLTRE LA ‘LINEA GIALLA’.
Aria tesa attorno alle trattative tra Stati Uniti e Iran, mentre Israele intensifica gli attacchi a Sud del Libano, oltrepassando la “linea gialla”. Le forze nordamericane hanno attaccato siti di lancio missilistico e navi posamine nel sud dell’Iran in quelli che un portavoce militare statunitense ha definito attacchi di “autodifesa”. In precedenza, i media iraniani riportato di esplosioni nella città portuale meridionale di Bandar Abbas. Una petroliera ha anche segnalato un’esplosione al largo di Muscat, in Oman. Un portavoce militare ha avvertito che qualsiasi nuova aggressione contro l’Iran incontrerebbe una risposta “molto più severa” che si estenderebbe oltre la regione, a seguito dei recenti attacchi statunitensi contro l’Iran meridionale e le continue aggressioni di Israele contro il Libano. È Israele a sfidare intenzionalmente il rischio escalation nella regione: soldati israeliani hanno iniziato ad avanzare via terra in Libano oltre la ‘linea gialla’, quella segnata dal fiume Litani e disegnata a uso e consumo da Israele per occupare 10 km di terre a sud del Paese dei cedri. In mattinata almeno 12 le persone massacrate da un attacco israeliano contro la città libanese di Mashghara. 28 le persone uccise nelle ultime 24 ore. Nuovi avvisi di sfollamento forzato sono stati poi imposti alla città di Nabatieh, nel sud, dove abitanto 80mila persone. Da Beirut il punto con Pasquale Porciello giornalista del Manifesto Ascolta o scarica 
May 26, 2026
Radio Onda d`Urto
27 maggio, incontro sul Libano
Mercoledì 27 maggio 2026 alle  20.00 in via del Bosco 52/a (sede Germinal) l’Assemblea permanente contro guerre e riarmo invita all’incontro  IL LIBANO E IL SUO POPOLO SOTTO ATTACCO. Sarà un’occasione per ascoltare molteplici voci che racconteranno la complessità di un Paese sotto l’aggressione israeliana e le tensioni etnico-religiose.    Interverranno   MOUNA FARES, attivista libanese (in presenza) MICHELE GIORGIO, corrispondente de Il Manifesto (da Gerusalemme) MAROUN EL DACCACHE, architetto, docente universitario (da Beirut). Redazione Friuli Venezia Giulia
May 26, 2026
Pressenza
LIBANO: “ISRAELE QUI FA IL BELLO E IL CATTIVO TEMPO”. DA BEIRUT CORRISPONDENZA CON IL REPORTER IVAN GROZNY COMPASSO
Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, torna a garantire da parte di Washington il presunto “diritto di Israele a difendersi, indipendentemente da eventuali accordi tra Washington e Teheran”, mentre in Libano Tel Aviv non hai arrestato la propria aggressione militare. Nonostante i cessate il fuoco annunciati sulla carta, non si è mai realmente fermata. L’ultimo aggiornamento sanitario, da parte del governo di Beirut, certifica infatti 3.151 vittime (3 solo questa mattina, lunedì 25 maggio, nel sud), 10mila feriti e molte centinaia di migliaia di sfollati per gli attacchi di Tel Aviv. Da Beirut, capitale del Libano, il reporter freelance Ivan Grozny Compasso descrive ai microfoni di Radio Onda d’Urto un paese sospeso in una condizione di paura costante: “Questa notte ci sono stati attacchi molto violenti nel sud. Stanno praticamente radendo al suolo tutti i villaggi”. Nel sud del paese intere comunità sono state costrette a lasciare le proprie case. Piccoli villaggi abitati da quattro o cinquemila persone risultano ormai quasi completamente svuotati. “Tanti villaggi sono stati attaccati e la gente è dovuta scappare. Parliamo di famiglie che hanno perso tutto” spiega Ivan Grozny Compasso. Migliaai di famiglie vivono oggi in campi improvvisati o in tende montate alla periferia della capitale e nelle aree più interne del paese. Con l’arrivo del caldo estivo crescono anche i rischi sanitari, aggravati dalla scarsità di servizi igienici e assistenza medica. Il Libano, già devastato da una crisi economica profondissima e dagli effetti della guerra siriana, fatica a sostenere l’emergenza umanitaria. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, da Beirut, è intervenuto il reporter Ivan Grozny Compasso. Ascolta o scarica.
May 25, 2026
Radio Onda d`Urto
“Perché non li considerano esseri umani”
Libano Mentre proseguono le violenze nella striscia di Gaza, l’aggressione israeliana contro il Libano non ha limiti. La mediazione Usa è una finzione. La “dottrina delle macerie” e “la politica della tenaglia” vengono applicate dall’esercito di invasione per uccidere libanesi, far pressione sul governo per cedere sulla linea politica e soprattutto per svuotare il sud del paese dalla sua gente e colonizzarlo con bande di coloni ebrei arrivati da ogni dove. Uccisioni e distruzioni vanno di pari passo. Il Ministero della Salute libanese ha pubblicato la statistica quotidiana delle atrocità sioniste: 3.111 martiri e 9.432 feriti a seguito dell’aggressione israeliana in corso contro il Libano dal 2 marzo. Cisgiordania Venerdì sera, l’esercito di occupazione israeliano ha arrestato un giovane palestinese nel giorno del suo matrimonio, in una sala ricevimenti nel governatorato di Jenin, nella parte settentrionale della Cisgiordania occupata. I coloni ebrei israeliani hanno inoltre attaccato il villaggio di Masoud, a sud di Jenin, aprendo il fuoco e seminando paura e panico tra i cittadini palestinesi. La Cisgiordania sta assistendo a un’escalation di aggressioni da parte dei coloni, sotto la protezione dell’esercito israeliano, in particolare nelle aree rurali adiacenti agli insediamenti e agli avamposti, che spesso diventano punti di partenza per attacchi violenti contro i palestinesi e le loro proprietà. Secondo la Commissione dell’Autorità Palestinese contro il Muro e gli Insediamenti, nel mese di aprile sono stati registrati 1.637 attacchi, con una media giornaliera di 55 aggressioni. Global Sumud Flotilla Il silenzio stampa in Italia sulle atrocità compiute dagli israeliani contro gli attivisti della flottiglia è un’onta indelebile. Testimonianze e foto sono state censurate. La documentazione si trova sulle agenzie di informazione, ma non passano. Le atrocità compiute dagli israeliani agli attivisti presi in ostaggio nelle acque internazionali sono indescrivibili. Un giovane statunitense, l’attivista Gregory Terry, ha dichiarato al suo arrivo in Turchia, doppo l’evacuazione da Israele: “I soldati dell’occupazione erano le persone peggiori che abbia mai incontrato. Erano le persone più odiose e crudeli che abbia mai conosciuto. Non riesco a immaginare come Israele tratti i palestinesi. I soldati dell’occupazione torturano e violentano i palestinesi perché non li considerano esseri umani. Gli Stati Uniti finanziano questo genocidio e ne sono complici attivi. Tutto ciò avviene con i soldi dei contribuenti statunitensi”. Ipocrisie diplomatiche Italia, Gran Bretagna, Francia e Germania hanno pubblicato un comunicato congiunto, nel quale “chiedono” la cessazione dell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania e che i responsabili delle violenze perpetrate dai coloni siano chiamati a risponderne. “Le politiche del governo israeliano in Cisgiordania minano la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati.” Poi aggiungono fotografando la situazione denunciata da palestinesi e ONU da anni: “Il progetto di insediamento E1 dividerà in due la Cisgiordania e costituisce una violazione del diritto internazionale”. Dopo aver fotografato la realtà, non hanno mosso un dito per imporre sanzioni ai trasgressori. Che non sia mai, per non urtare la sensibilità degli amici e alleati sionisti. Bloccare le esportazioni di armi che hanno permesso quella politica arrogante e suprematista dei coloni ebrei israeliani contro la popolazione disamata palestinese? Figuriamoci! Ipocriti. ANBAMED
May 23, 2026
Pressenza
Israele: l’avamposto di un dominio senza limiti – di Paolo Punx
La Flotilla intercettata, assaltata, sequestrata al largo delle coste europee, i partecipanti aggrediti, feriti, torturati e le immagini di questi soprusi dati in pasto al pubblico, come monito, come nuova normalità. Ancora una volta Israele ha superato se stesso nello spingersi oltre limiti sempre più invisibili. Lo scorso anno il tentativo di portare aiuti [...]
May 22, 2026
Effimera
A Gaza, in Cisgiordania e in Libano la guerra continua… quotidianamente
Nella notte tra l’11 e il 12 maggio l’esercito israeliano ha distrutto con la dinamite diverse abitazioni, già diroccate, ad est di Gaza città. Bombardamenti all’alba di oggi su Khan Younis e Rafah. Secondo i nostri contatti a Gaza, sono stati uccisi stamattina, in due attacchi diversi, 4 civili tra i quali un bambino di 7 anni. Il rapporto del ministero della sanità informa che ieri sono stati uccisi 3 civili e feriti altri 16, secondo i dati forniti dagli ospedali. Un giovane, Ayman Rafiq Muhammad al-Hashlamoun, di 30 anni, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze di occupazione israeliane in Cisgiordania durante un raid nel campo profughi di Qalandia, a nord di Gerusalemme occupata. Le truppe israeliane hanno fatto irruzione nell’istituto di formazione professionale di fronte al campo, lanciando gas lacrimogeni, granate stordenti e proiettili veri. Questo ha provocato il ferimento di al-Hashlamoun alla testa. I soccorritori palestinesi non sono riusciti a raggiungerlo in tempo e il giovane è stato dichiarato morto. Inoltre la Mezzaluna Rossa Palestinese ha riferito che nell’intervento è stata prestata assistenza a un ragazzo di 15 anni ferito da un proiettile di gomma. Poi il corpo del ragazzo ucciso è stato sequestrato dalle truppe israeliane che in seguito, durante il raid al perimetro dell’istituto, hanno sparato proiettili veri contro i giornalisti e compiuto un rastrellamento di diversi giovani all’interno del campo. Nella serata di lunedì 11 maggio inoltre le forze di occupazione israeliane hanno iniziato la demolizione di decine di strutture industriali e commerciali nella zona di Al-Mushtal, ad Al-Eizariya, a sud-est di Gerusalemme occupata. La devastazione riguarda 50 strutture delle quali 20 sono state distrutte e le operazioni di demolizione con i bulldozer proseguono. I proprietari sono stati avvisati soltanto verbalmente. Loro hanno fatto ricorso e l’udienza è stata fissata per metà maggio, ma l’esercito ha anticipato le demolizioni, rendendo vacua la falsa procedura giudiziaria israeliana. Un vero e proprio apartheid giuridico. L’operazione mira a usare i terreni dei palestinesi per il progetto coloniale denominato E1, un mega insediamento ebraico che cancellerà ogni collegamento diretto tra nord e sud della Cisgiordania. Distruggere l’economia palestinese per costringere la popolazione alla deportazione. Dalla mezzanotte dell’11 maggio l’esercito di occupazione israeliano ha effettuato circa 40 raid contro villaggi nel Libano meridionale, in concomitanza con il proseguimento dei bombardamenti di artiglieria e delle operazioni di demolizione e bombardamento di abitazioni nelle città meridionali. Il portavoce militare israeliano ha lanciato ieri minacce alla popolazione di 9 villaggi libanesi di abbandonare le case e allontanarsi di almeno un km. Un’ora dopo è stato scatenato l’inferno. L’esercito israeliano ha preso di mira un salone per le cerimonie. Le squadre della Protezione Civile, accompagnate dall’esercito libanese, sono riuscite a recuperare i corpi dei due uccisi, Rida Ali Jaber e suo figlio Mahdi di 7 anni, caduti per il raid aereo nella città di Kfar Tibnit. Il governo libanese ha annunciato di aver preparato un dossier sui crimini di guerra compiuti da Israele, da presentare al consiglio di sicurezza e alla corte penale internazionale. Entro questa settimana si dovrebbe tenere l’incontro a Washington tra le due delegazioni libanese e israeliana, per il cessate il fuoco. Non è stata ancora fissata la data. Netanyahu ha già informato che le operazioni militari in Libano cesseranno soltanto dopo il disarmo di Hezbollah. Obiettivo che non è stato raggiunto dalle aggressioni israeliane in 40 anni e che Tel Aviv vuole addossare al governo libanese, per innescare una guerra civile libanese. L’empasse israeliana riguarda anche l’alto costo che viene pagato per mantenere le proprie truppe in Libano. La resistenza libanese ha continuato a prendere di mira le truppe degli invasori, con droni e razzi di artiglieria, causando morti e feriti, che l’esercito di Tel Aviv non rende note se non dopo un certo periodo di tempo. UNA GIORNATA ‘SPECIALE’ PER I GIORNALISTI Ieri, 11 maggio, era il 4° anniversario dell’assassinio mirato della giornalista palestinese e cittadina statunitense Shireen Abu Aqileh da parte dell’esercito israeliano. Un assassinio impunito. L’indagine sul suo assassinio langue nei meandri della giustizia USA, sebbene le inchieste giornalistiche abbiano individuato il nome dell’esecutore dell’ordine di assassinio, un cecchino delle truppe scelte, Alon Scagio, che ha sparato con un fucile di precisione con cannocchiali dopo aver individuato la giubba della giornalista con la scritta Press e l’ha colpita al collo. Nello stesso giorno a Bruxelles si è svolta la cerimonia di consegna del Premio Shireen Abu Aqileh 2026 “Per il coraggio e l’impegno delle giornaliste” promosso dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) e l’Unione Internazionale della Stampa Francofona (UPF). Il riconoscimento è stato assegnato a Zareefa Abou Qoura, una giornalista palestinese che ha ampiamente trattato l’impatto della guerra sul popolo palestinese. Ha raccontato la vita quotidiana degli abitanti di Gaza, come gli attacchi ai centri di distribuzione alimentare, e ha svolto inchieste sulle torture inflitte ai medici palestinesi nei centri di detenzione israeliani e sull’uso di cani poliziotto come armi contro i civili. Inoltre, il più alto riconoscimento professionale internazionale per un fotoreporter, il prestigioso Premio Pulitzer per la fotografia di cronaca, è stato conferito al palestinese Saher al-Gharra, collaboratore per il New York Times [autore della fotografia in testa a questo articolo] che ha immortalato i dettagli di due anni di devastante invasione israeliana nella Striscia di Gaza trasformando la sofferenza umana in testimonianze visive che hanno scosso le coscienze del mondo. ANBAMED
May 12, 2026
Pressenza