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GAZA, CISGIORDANIA OCCUPATA, LIBANO: L’AGGRESSIONE ISRAELIANA NON SI FERMA
Pesante aggressione israeliana, dal cielo e con l’artiglieria di terra, contro Gaza. Sono almeno 8 le persone uccise dalla mezzanotte, a cui si aggiungono 10 pescatori, lievemente feriti e poi rapiti in mare per aver cercato di fare il proprio lavoro: pescare nelle acque della Striscia. Si segnalano anche scontri sul terreno: Hamas ha individuato nella parte occidentale di Gaza City un gruppo di miliziani palestinesi al soldo di Tel Aviv. A sostegno dei propri mercenari – reclutati tra gang e clan locali – sono poi intervenuti droni e caccia israeliani. Quando manca un mese al terzo anniversario dall’inizio del genocidio israeliano, le vittime palestinesi accertate sono ormai quasi 73.500, con circa 175mila feriti mentre l’intera popolazione di Gaza, circa 2 milioni di persone, è costretta a vivere in tende logore, quando non completamente distrutte, senza servizi essenziali e senza un accesso stabile agli aiuti. Da Gaza alla Cisgiordania Occupata: almeno 3 i feriti, tra cui un bambino di 10 anni, negli attacchi dei coloni israeliani avvenuti tra Ramallah e Nablus. A Beita, nella zona di Nablus, gli stessi coloni hanno tentato di dare fuoco a una moschea. Dopo non essere riusciti a sfondare le porte della moschea Nur al-Din Zanki, hanno incendiato alcuni locali adiacenti e lasciato sui muri slogan razzisti. Il tutto, a poca distanza, sotto la protezione dell’esercito di occupazione israeliano. Un esercito che, nel frattempo, ha sequestrato altri 40 ettari circa di terra palestinese nei pressi di Gerusalemme, dichiarandoli “proprietà statale” e procedendo così di fatto all’esproprio, senza alcun diritto né compensazione per la popolazione palestinese. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica. Intanto, sul tema dei coloni e delle violenze in Cisgiordania, interviene timidamente anche l’Unione europea: “I video che provengono dalla Cisgiordania sono inquietanti, tutti gli Stati membri li hanno condannati. Ci sono Paesi che hanno chiesto il blocco del commercio con i territori occupati, ma non abbiamo ancora una proposta dalla Commissione e non tutti i Paesi sono d’accordo”. Sono le parole dell’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, Kaja Kallas, arrivando al Consiglio Difesa, chiamato ancora una volta a discutere della violenza dei coloni. Dalla Palestina al Libano: il terzo round di colloqui tra i due governi, senza Hezbollah, previsto inizialmente per l’inizio di settembre a Roma, è stato rinviato a metà mese. A imporre il rinvio, l’opposizione di Tel Aviv, che punta sostanzialmente non a un accordo, ma alla resa totale del fragile governo di Beirut. Intanto, fino a venerdì 4 settembre, in Libano c’è una delegazione di Alleanza Verdi e Sinistra e AssoPace Palestina, guidata dall’eurodeputata Benedetta Scuderi e da Luisa Morgantini, per la missione “Occhi in Libano”. Previsti incontri in diverse aree del Paese, mentre la guerra imposta da Netanyahu e Trump non dà tregua e i raid israeliani, soprattutto nel sud del Libano, continuano praticamente ogni giorno. Dalla missione in Libano, sentiamo l’europarlamentare di Avs Benedetta Scuderi. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: NEL SUD CONTINUA L’AGGRESSIONE ISRAELIANA. VILLAGGI DISTRUTTI E ULIVETI IN FIAMME
In Libano continua l’aggressione israeliana nonostante l’accordo quadro firmato a Washington lo scorso 26 giugno, primo accordo diretto tra i due paesi in quarant’anni, che avrebbe dovuto per porre fine alle ostilità. Bombardamenti, droni e artiglieria colpiscono quotidianamente diverse aree. Nella notte tra il 30 e il 31 agosto attacchi con artiglieria pesante hanno colpito le località meridionali di Mansouri e Beit al-Sayyad. Gli incendi scoppiati a seguito dell’aggressione hanno raggiunto le abitazioni e si sono espansi nelle zone coltivate, causando danni agli uliveti: “gli uliveti libanesi sono un po’ come i nostri  in Puglia, sono secolari e rappresentano una fonte di ricchezza per gran parte delle comunità del sud. Ultimamente gli israeliani non si limitano a bruciarli, ma dove riescono li rubano per quanto può sembrare assurdo. Scavano, li rubano e se li portano oltre confine” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista Mauro Pompili, in collegamento da Beirut. Nel resto del Paese, e soprattutto a Beirut, la vita quotidiana appare invece relativamente normale. Resta però irrisolta la questione degli sfollati e della ricostruzione delle aree più colpite. Molti abitanti del Sud continuano a voler tornare nelle proprie terre, nonostante la distruzione delle abitazioni: “per i libanesi del Sud quella terra è la loro terra e non se ne andranno mai” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il giornalista Mauro Pompili. Ascolta o scarica.
August 31, 2026
Radio Onda d`Urto
La guerra infinita
Gaza e Cisgiordania Mentre continuano i bombardamenti dell’artiglieria IDF nella striscia di Gaza, il terrorismo coloniale ebraico inasprisce i suoi attacchi nella provincia di Betlemme, prendendo di mira i terreni agricoli. Ulivi secolari e vigneti del villaggio di Minia sono stati sradicati con i bulldozer da gruppi di coloni armati protetti dall’esercito. I soldati sono intervenuti soltanto quando i palestinesi hanno cominciato a lanciare pietre contro i coloni. Azioni simili sono state compiute in 23 località palestinesi, con occupazione di terre, incendi di raccolti e creazione di avamposti coloniali sulle terre agricole. Le tre famiglie di Qusra sono ancora assediate per il 15esimo giorno consecutivo, ma per la stampa nostrana non fanno più notizia. L’esercito e i coloni vietano l’ingresso di cibo, acqua e medicinali. Sono stati ricacciati indietro i tecnici del Comune che volevano ripristinare la linea elettrica distrutta dai coloni terroristi. Tra i 13 palestinesi assediati ci sono due bambine, una di 4 anni e l’altra di 18 mesi. Ieri sono stati compiuti dall’esercito israeliano 37 attacchi contro città e villaggi palestinesi della Cisgiordania e Gerusalemme est occupate. I rastrellamenti hanno portato in carcere 53 attivisti. Libano Bombardamenti israeliani in tutto il sud Libano, accompagnati da demolizioni di case e edifici. Ieri, Israele ha usato bombe al fosforo per colpire la città di Nabatie el-Fawqa, munizioni vietate internazionalmente in zone civili. Ma Israele se ne infischia della legge internazionale. Secondo l’Agenzia nazionale di stampa libanese, l’esercito israeliano ha provocato una forte esplosione anche nella città di Haddatha, nel distretto di Bint Jbeil. L’esplosione fa parte delle operazioni militari israeliane per distruggere la vita nel sud Libano, tra cui raid aerei, bombardamenti di artiglieria, demolizioni e fuoco di mitragliatrice. Secondo l’agenzia libanese, le esplosioni hanno preso di mira le città di Haddatha, Beit Yahoun e Aita al-Jabal, in concomitanza con il fuoco di artiglieria diretto verso le valli circostanti. Anche Al-Mansouri, Majdal Zoun e Beit al-Sayyad sono state colpite da bombardamenti ed esplosioni. L’agenzia ha riferito che la continua distruzione a Beit al-Sayyad non ha lasciato “una sola casa intatta”. Siria Un drone israeliano ha colpito con un missile un’auto a Beit Jinn, nella zona rurale di Damasco. Sono rimaste feriti diversi civili. Israele è padrona dello spazio aereo siriano e si comporta come la Germania degli anni ’40 del secolo scorso. Il governo siriano si limita ai comunicati di condanna. Non è il primo attacco israeliano contro la Siria. Venerdì, le forze israeliane hanno invaso la parte occidentale della città di Al-Rafid nel governatorato di Quneitra, nel sud-ovest della Siria e all’alba di mercoledì hanno preso d’assalto una città nel governatorato di Quneitra e arrestato due persone. È importante ricordare che la città di Beit Jinn e i suoi dintorni, nella campagna di Damasco, sono stati soggetti a numerosi attacchi e incursioni israeliane negli ultimi mesi, tra cui attacchi aerei, bombardamenti di artiglieria e movimenti di terra, il più importante dei quali è stato un attacco alla fine di novembre scorso che ha provocato l’uccisione di 13 persone. L’attacco più grave è avvenuto nel nord della Siria, quando l’aeronautica di Tel Aviv ha colpito una base militare nella provincia di Idlib, a 300 km del confine. È stata distrutta una pista dell’aeroporto militare Al-Dhohour, in disuso dalla caduta del regime degli Assad. Il pretesto di Netanyahu era quello di colpire le interferenze della Turchia, che secondo la versione israeliana stava rimettendo in funzione la base con la partecipazione di militari turchi. Un falso per coprire il militarismo egemonico di Israele. Iran L’amministrazione statunitense sta alimentando le aspettative riguardo alle previste sanzioni contro l’Iran, scommettendo che la combinazione di un blocco navale e di pressioni economiche potrebbe spingere Teheran ad accettare un accordo. Trump, però, insiste sul fatto che concentrarsi sull’economia in questa fase non esclude opzioni militari. A Washington, ambienti della stessa amministrazione stanno sollevando dubbi sull’efficacia di questa politica, soprattutto visti i legami economici tra l’Iran e la Cina, il principale partner commerciale di Teheran e il maggiore importatore del suo petrolio, e interrogativi sul fatto che le sanzioni possano colpire le istituzioni finanziarie cinesi che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran. Da Teheran arrivano minacce alle monarchie del Golfo. “Chi partecipa a queste sanzioni sarà considerato un nemico”, ha detto il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza iraniano. ANBAMED
August 23, 2026
Pressenza
I corridoi che stanno ridisegnando l’Asia Occidentale
La mappa delle alleanze che si estende tra l’Asia occidentale e meridionale non è più tracciata solo dalla geografia o dagli allineamenti settari. Negli ultimi anni, un nuovo ordine regionale ha iniziato a prendere forma, in cui gli interessi di sicurezza sono legati a tecnologia, energia, porti, catene di approvvigionamento […] L'articolo I corridoi che stanno ridisegnando l’Asia Occidentale su Contropiano.
August 21, 2026
Contropiano
Kushner smantella l’accordo «storico». Ben Gvir inaugura il braccio della morte
Il Board of Peace del presidente Trump starebbe lavorando a un nuovo piano per il disarmo di Hamas, destinato a stravolgere quello già accettato dal gruppo palestinese. Nelle sue ultime dichiarazioni, il leader del cosiddetto «Consiglio di pace», incaricato dall’Onu di sovrintendere al piano per Gaza, aveva legato il disarmo […] L'articolo Kushner smantella l’accordo «storico». Ben Gvir inaugura il braccio della morte su Contropiano.
August 20, 2026
Contropiano
Israele espande la guerra su quattro fronti. Netanyahu ha bisogno dei coloni
Con i raid in Siria, Israele conferma la sua guerra su “quattro fronti” senza che al momento si producano contraddizioni all’interno del blocco politico di potere israeliano. Il ministro della Difesa Israel Katz, visitando le truppe nel sud del Libano, ha voluto ribadire che non ci sarà alcun ritiro “in […] L'articolo Israele espande la guerra su quattro fronti. Netanyahu ha bisogno dei coloni su Contropiano.
August 20, 2026
Contropiano
l’11 agosto 2026 diventa una data storica in Libano: la pena di morte viene abolita
CONGRATULAZIONI agli abolizionisti di tutto il mondo. l’11 agosto 2026 rimarrà nella storia come una grande giornata per il Libano, che ha appena abolito la pena di morte, offrendo un modello pionieristico nella regione. Dopo 22 anni di moratoria di fatto sulle esecuzioni, Il Libano è riuscito a conquistare il suo posto tra i 113 Paesi al mondo che hanno abolito la pena di morte per tutti i reati, diventando il 114° Paese sulla mappa mondiale dell’abolizione della pena capitale. Il Libano è diventato il primo Paese abolizionista in Medio Oriente e il secondo nel mondo arabo (dopo Gibuti), aprendo così la strada ad altri Paesi, specialmente quelli in moratoria da decenni, per fare lo stesso e abolire definitivamente la pena di morte. Questa splendida vittoria non sarebbe stata possibile senza il lancio, nel 1997, della prima campagna nonviolenta a livello nazionale nella storia del Paese, celebrata come inedita, visionaria, spettacolare e coraggiosa nelle sue battaglie. È stata fondata dai pionieri dell’abolizione della pena di morte in Libano, Ogarit Younan e Walid Slaybi, due pensatori e attivisti nonviolenti che lavoravano insieme dal 1983. Purtroppo, Slaybi è scomparso tre anni fa, prima di aver potuto testimoniare i frutti del suo inspiratore percorso abolizionista. Congratulazioni al Libano e a tutti i militanti che hanno portato avanti questa causa per anni, al Movimento per i Diritti del Popolo che ha coordinato la campagna per molti anni, alla Coalizione Libanese Contro la Pena di Morte che raggruppa 84 partiti e associazioni, e in particolare ai membri di questa coalizione che hanno continuato ad agire a favore dell’abolizione. Congratulazioni anche a tutti i nostri partner in tutto il mondo, a livello regionale e globale, a maggior ragione dato che siamo membri della Coalizione Mondiale contro la pena di morte (WCADP) fin dalla sua fondazione nel 2002, e membri partecipanti a tutti i Congressi mondiali, dal primo congresso a Strasburgo nel 2001 fino al più recente, organizzato a Parigi nel 2026. Questo è stato il frutto di una collaborazione con l’organizzazione francese ECPM, con la quale abbiamo sviluppato diversi progetti dal 2000 e che ha contribuito concretamente a rafforzare l’azione abolizionista in Libano. Per quanto riguarda il disegno di legge votato in Parlamento l’11 agosto, era stato presentato al parlamento da Ogarit Younan il 7 ottobre 2025 a nome della LACR, firmato da sette deputati di diverse correnti politiche: Michel Moussa, Paula Yacoubian, Georges Okaiss, Faysal Saegh, Oussama Saad, Elias Hankach e Halima Kaakour. Inizialmente, è stato sostenuto dal Consiglio dei Ministri con una decisione ufficiale il 20 novembre 2025: è stata la prima volta in Libano che un governo ha inserito al proprio ordine del giorno un disegno di legge sull’abolizione della pena di morte. Successivamente, è stato approvato dalla Commissione parlamentare per i diritti umani il 23 febbraio 2026, poi approvato dalla Commissione parlamentare per l’amministrazione e la giustizia il 2 giugno 2026, poi approvato dalle commissioni parlamentari congiunte il 9 luglio 2026, e infine approvato con emendamenti proposti dalle diverse commissioni e votato dall’Assemblea Generale del Parlamento Libanese l’11 agosto 2026. Su questa legge Younan precisa che: «La cosa più importante era non toccare il primo articolo del nostro disegno di legge, che stabilisce che la pena di morte è abolita in tutti i testi giuridici libanesi una volta per tutte. Questo era l’essenziale, mentre altri articoli della legge votata richiedono assolutamente di essere rivisti in seguito, poiché i “lavori forzati” e l'”ergastolo” dovevano essere aboliti dalla legge e sostituiti con pene alternative umane». Durante i dibattiti della sessione plenaria del parlamento che ha approvato la legge sull’abolizione della pena di morte, molti deputati hanno espresso la loro gratitudine per il ruolo pionieristico e perseverante di Ogarit Younan, autrice del disegno di legge e hanno reso omaggio al compianto Walid Slaybi, riprendendo alcuni dei suoi discorsi e argomenti tratti dai suoi libri sulla pena di morte. Dopo l’adozione della legge, ci sono stati applausi nell’emiciclo del parlamento. Successivamente, Younan ha invitato i 7 deputati a radunarsi all’aperto davanti alla sede del parlamento, dove ha aperto uno striscione che teneva nascosto nella sua borsetta, sul quale la LACR aveva scritto, in arabo e in inglese: siamo nel 2026 – il Libano ha abolito la pena di morte. E, sebbene qualsiasi manifestazione sia vietata in quel luogo e gli agenti di sicurezza abbiano fatto di tutto per impedire questo raduno simbolico e persino lo scatto di foto, ha insistito per celebrare questo momento storico con una foto ricordo dalle scalinate del parlamento. In un comunicato stampa a seguito di questo successo, Younan ha dichiarato che «ciò che è accaduto l’11 agosto non è solo l’adozione di una nuova legge, ma è un impegno chiaro e fermo ad abolire il potere di uccidere per legge e  per autorità politica, perché la pena di morte uccide e non possiamo accettare di essere cittadini in uno “Stato di forche”; lottiamo per uno Stato civile, che governi proteggendo la vita, agendo sulle cause del crimine, garantendo i diritti delle vittime e riabilitando i colpevoli. Questo è il cuore della nostra lotta e abbiamo dedicato anni a instillare questa cultura nonviolenta nella società… Congratulazioni al Libano per la giustizia che ha riconosciuto che non ucciderà più in nome della pena di morte». L’abolizione della pena di morte è un traguardo straordinario nella storia di qualsiasi Paese; come sottolinea la LACR, sarebbe stato auspicabile che questo passo avanti fosse stato raggiunto in condizioni migliori in Libano, mentre il Paese si trova in una crisi caotica e soprattutto in una guerra in cui migliaia di persone sono state uccise e intere regioni devastate da Israele dallo scorso marzo. Articolo dell’Associazione Libanese per i Diritti Civili – LACR Fondata nel 2003 da Walid Slaybi e Ogarit Younan, è l’associazione leader della Campagna Nazionale per l’Abolizione della Pena di Morte in Libano. info@houkoukmadania.org / 03-111445 / https://www.facebook.com/LACROrg Ogarit Younan
August 15, 2026
Pressenza
Libano, il Parlamento ha abolito la pena di morte
L’11 agosto, mentre in Siria un tribunale condannava a morte in contumacia l’ex presidente Bashar al-Assad, il Parlamento libanese ha approvato la legge che abolisce la pena di morte sostituendola con l’ergastolo ai lavori forzati, ufficializzando una moratoria sulle esecuzioni in vigore dal 17 gennaio 2004. Il voto è l’esempio di una giustizia basata sui diritti umani e non sulla vendetta. Una volta che il testo sarà stato firmato dal Presidente della Repubblica e pubblicato nella Gazzetta ufficiale, il Libano sarà il 114mo Stato ad aver abolito la pena di morte. In totale gli Stati che non ricorrono più alla pena capitale per legge o per prassi sono 145, a fronte dei 54 che la mantengono. Per tradurre la legge in pratica, sarà necessario commutare le 85 condanne a morte pendenti e ratificare il Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici, che ha per obiettivo l’abolizione della pena capitale. L’adozione della legge abolizionista, proposta inizialmente da sette deputati il 7 ottobre 2025, è stata anche frutto delle iniziative delle organizzazioni della società civile quali l’Associazione libanese per i diritti civili, la Campagna nazionale per l’abolizione della pena di morte in Libano e l’Associazione giustizia e perdono.     Riccardo Noury
August 11, 2026
Pressenza
Israele verso la guerra contro tutti
Lo schema si ripete da 80 anni: Israele non fa trattative, ma impone il proprio interesse. La sua forza principale non è mai stata «interna», per quanto sia militarizzata la sua popolazione, ma soprattutto «esterna». Solo il sostegno senza limiti degli Stati Uniti ha consentito che questo Stato etnico-religioso, razzista […] L'articolo Israele verso la guerra contro tutti su Contropiano.
August 10, 2026
Contropiano