Tag - libano

Libertà per Abu Safiya e tutti i palestinesi illegalmente prigionieri di Israele
Inequivocabile condanna all’uso eccessivo delle misure detenzione amministrativa è stata espressa il 19 luglio nella dichiarazione congiunta rilasciata da 12 missioni diplomatiche. Il testo è firmato dalle rappresentanze di Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unitoe dell’Unione Europea. Si nota l’assenza dell’Italia. Subito dopo la divulgazione della notizia, l’account X del Consolato inglese in Israele è stato bloccato. Nella dichiarazione, in cui è esplicitamente affermato “Attualmente più di 9.000 palestinesi sono detenuti nelle carceri israeliane, tra cui migliaia senza accusa né processo“, è espressa preoccupazione per le condizioni di detenzione di Abu Safiya. Ricordiamo che, durante la recente visita dei suoi avvocati, il dottor Hussam Abu Safieh ha riferito: “Sono stato picchiato di nuovo dalle guardie carcerarie, dopo la precedente visita, riportando una ferita a un dito, perdendo del sangue. Fate tutto il possibile per farmi uscire di qui. Sono detenuto in isolamento nel carcere sotterraneo di “Rakeft”, in condizioni di detenzione disumane”. Per chiedere il rilascio del dr. Abu Safiya vengono svolte numerose iniziative:   venerdì 17 luglio la Rete internazionale ebraica anti-sionista ha organizzato un presidio davanti all’ambasciata israeliana a Londra e Michele Serra ha lanciato un appello dalla sua rubrica “L’Amaca”. Inoltre si può firmare la petizione di Amnesty International. Dall’avvio della campagna Digiuno per Gaza, l’iniziativa lanciata il 15 maggio 2025 da Anbamed, sono trascorsi un anno intero, due mesi e 6 giorni e oggi, martedì 21 luglio 2026, alla giornata di digiuno aderiscono i seguenti digiunatori: clicca per leggere i nominativi. Ieri Al-Najdah ha iniziato la distribuzione delle rette nella città di Gaza e nel nord della Striscia. È stato stampato un opuscolo di disegni spedito da due affidatari, Alessandra e Filippo, per il compleanno della bimba adottata a distanza. L’opuscolo è stato distribuito a tutti i bimbi e le bimbe insieme a una scatola di matite colorate, per applicarsi in un momento di evasione e educazione artistica. La settimana scorsa nel centro della Striscia di Gaza e dall’11 luglio a Khan Younis aveva distribuito le quote di sostegno assegnate alle famiglie dei bambini adottati tramite Anbamed e ACM. Genocidio a Gaza Stamattina, l’esercito israeliano ha ucciso una coppia e i loro quattro figli minori (di 12, 11, 9 e 5 anni), bombardando la loro abitazione con un drone a Gaza City. Nell’attacco sono morti tutti e sei i membri della famiglia Al Masri: Firas (padre) e Salsabil (madre), entrambi trentatreenni; Amira (5 anni), Salma (9), Ferial (11) e Naim (12). Secondo fonti mediche, otto palestinesi sono stati uccisi e oltre venti feriti dalle forze di occupazione israeliane nella Striscia di Gaza durante la giornata di ieri, lunedì. Gli attacchi hanno interessato diverse aree, dal nord al sud della Striscia. Una fonte dell’ospedale Al-Shifa ha riferito che tre palestinesi, tra cui due donne, sono stati uccisi e altri feriti in un raid aereo israeliano sul campo profughi di Jabalia. In precedenza, un raid aereo israeliano aveva colpito un veicolo nella zona di Al-Mawasi a Khan Younis, nel sud di Gaza, uccidendo almeno quattro persone e ferendone altre. I feriti sono stati inizialmente trasportati all’ospedale da campo britannico, per poi essere trasferiti in altri ospedali a causa dell’elevato numero di vittime. Nostri contatti hanno riferito che un attacco in via Al-Jalaa a Gaza City ha causato diversi feriti. Hanno osservato che, secondo le équipe mediche dell’ospedale Al-Saraya della Mezzaluna Rossa Palestinese e dell’ospedale Al-Shifa, i bambini e le donne sono stati i più colpiti dall’attacco. L’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa ha riferito che un uomo palestinese è stato ucciso quando un drone israeliano ha colpito una bicicletta in via Salah al-Din, nel centro di Gaza. Un altro raid aereo israeliano ha preso di mira un veicolo civile in via Al-Jalaa, una delle arterie più trafficate della città, provocando diversi feriti. Il veicolo è stato completamente avvolto dalle fiamme. Le ambulanze che si sono precipitate sul posto per trasportare i feriti, sono state prese di mira da un secondo attacco. È la tecnica del doppio attacco per uccidere anche soccorritori. A Gaza non c’è nessun Cessate il fuoco. Cisgiordania All’alba di oggi, martedì, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione nella città di Ariha (Gerico), in Palestina. Ieri, diverse aree della Cisgiordania sono state teatro di una serie di movimenti militari israeliani e attacchi da parte dei coloni, in un contesto di crescente tensione per la sicurezza in diverse città e villaggi palestinesi. Nella città di al-Bireh, le forze di occupazione israeliane hanno fatto irruzione e si sono schierate in diversi quartieri della città. Nel villaggio di Kisan, a est di Betlemme, le forze di occupazione hanno condotto un’incursione, perquisendo diverse abitazioni e arrestando cinque palestinesi, tra cui due bambini. Nei pressi del villaggio di Al-Lubban ash-Sharqiya, a sud di Nablus, nostri contatti ci hanno riferito che i coloni hanno intercettato un camion per il trasporto di acque reflue e ne hanno arrestato l’autista. Durante gli scontri che ne sono seguiti, prima dell’arrivo delle forze di occupazione israeliane, sono stati fermati anche più di dieci giovani. Le fonti hanno indicato che l’esercito israeliano ha trattenuto diversi di questi giovani per ore dopo il suo intervento nella zona. Nessuno degli aggressori coloni ebrei israeliani è stato fermato. Le forze israeliane hanno fatto irruzione nella città di Turmus Ayya, a nord-est di Ramallah, hanno compiuto rastrellamenti perquisendo diverse abitazioni e sequestrando le registrazioni delle telecamere di sorveglianza. Questi sviluppi si sono verificati nel contesto delle continue incursioni israeliane nelle città e nei villaggi della Cisgiordania, unitamente alle crescenti denunce palestinesi di attacchi da parte dei coloni contro i nativi e le loro proprietà, incursioni che stanno ulteriormente esacerbando le tensioni in tutta la Palestina occupata. Libano Il Dipartimento di Stato Usa ha annunciato l’avvio di “operazioni pilota” in tre città del Libano, in attuazione degli accordi raggiunti tra Beirut e Tel Aviv mediato da Washington. Le città interessate sono Frun, Srifa e Zawtar al-Gharbiya, ma non sono tutte sotto occupazione militare degli invasori. L’attuazione dell’accordo è inoltre legata all’assunzione da parte dell’esercito libanese della piena responsabilità della sicurezza in tali aree, nonché al disarmo dei gruppi armati, un chiaro riferimento a Hezbollah. Tuttavia, l’accordo annunciato non include una tempistica specifica per il completamento del ritiro israeliano. L’esercito israeliano ha dichiarato che il ritiro comincerà quando sarà neutralizzato il pericolo. L’esercito israeliano insieme a quello libanese e a militari Usa sorveglierà le operazioni future in queste tre zone. “agiremo con fermezza contro qualsiasi violazione”. Infatti, Israele non ha cessato gli attacchi con artiglieri e con droni contro diverse città e villaggi libanesi, oltre al proseguimento delle demolizioni di case a Kafr Tebnit. Nella provincia di Sour (Tiro), droni israeliani hanno bombardato la cittadina di Al-Mansouri e sulla capitale Beirut è stato registrato il volo di ricognizione di droni israeliani. La poesia di Tawfiq Zayyad, grande poeta palestinese del secolo scorso, scomparso il 5 luglio 1994, un cui verso recita “questo popolo ha sette anime, ogni volta che muore, rinasce più giovane e bello”, nel 1977 è stato interpretato da Demetrio Stratos con Giulio Stocchi e Gaetano Liguori. ANBAMED
July 21, 2026
Pressenza
LIBANO: NESSUNA TREGUA, CONTINUANO GLI ATTACCHI ISRAELIANI. “TEL AVIV STA CONSOLIDANDO L’OCCUPAZIONE DEL SUD” IL PUNTO CON IL GIORNALISTA PASQUALE PORCIELLO
Mentre l’attenzione internazionale si concentra sull’Iran, nel sud del Libano proseguono i raid israeliani, con bombardamenti che colpiscono villaggi e aree di confine e con la distruzione sistematica di infrastrutture. “La situazione nel Paese, in questo momento, è quella che Israele sta consolidando l’occupazione del Sud e lo sta facendo attraverso dei bombardamenti, diciamo, sicuramente più mirati rispetto a prima, ma che continuano comunque nel Sud, all’interno di questa che è stata definita la linea gialla, questa fascia di una decina di chilometri sul confine sud e sudest” racconta su Radio Onda d’Urto, Pasquale Porciello, aggiungendo che “ieri l’altro c’è stato un ulteriore bombardamento al fosforo bianco sulle fattorie Sheb’a” In questo contesto si inseriscono anche i colloqui previsti a Roma tra Libano e Israele il prossimo 15 e 16 luglio: Beirut ha annunciato che la partecipazione dipenderà dal ritiro israeliano da alcune aree previste dall’accordo. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Pasquale Porciello, giornalista e corrispondente dal Libano per Il Manifesto. Ascolta o scarica.
July 9, 2026
Radio Onda d`Urto
Il valzer degli scontenti, tra Meloni e Israele
Il vertice NATO che si tiene ad Ankara pare che sancirà un riavvicinamento strategico tra USA e Turchia. Ciò inevitabilmente determinerà in maniera formale l’allentamento del rapporto tra USA e Israele. Trump è infuriato con Netanyahu che lo ha trascinato nell’avventura bellica contro l’Iran da cui – nonostante le fandonie […] L'articolo Il valzer degli scontenti, tra Meloni e Israele su Contropiano.
July 8, 2026
Contropiano
Fu Cong: Israele deve smettere. Il rapporto di B’Tselem sull’infanticidio in Cisgiordania
Il rappresentante della Cina al Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha dichiarato: “Il cessate il fuoco a Gaza non è ancora entrato in vigore e ogni giorno vengono uccisi dei bambini. Israele deve cessare immediatamente il fuoco a Gaza e rispettare il diritto internazionale. L’attività di insediamento in Cisgiordania deve cessare e non può esserci soluzione senza la creazione di uno Stato palestinese”. Al 260° giorno dalla proclamazione dell’accordo per la cessazione dei combattimenti nella Striscia di Gaza, * le violazioni israeliane sono sono state 3.465 * 1.045 persone sono state uccise a causa delle violazioni israeliane e degli attacchi in corso * 3.380 persone sono state ferite a seguito degli attacchi israeliani * 113 persone sono state arrestate e sono tuttora detenute * sono entrati solo 55.539 dei previsti 156.000 camion, con un tasso di conformità di appena il 36% * per i trasferimenti all’estero di malati necessitanti cure, su 21.800 che, in base all’accordo, avrebbero dovuto attraversare il confine al valico di Rafah, l’occupazione israeliana ha permesso il passaggio di soli 8.016 viaggiatori,  con un tasso di conformità di appena il 36%. In un rapporto pubblicato ieri, l’associazione per i diritti umani israeliana B’Tselem riferisce: > Israele ha ucciso 54 bambini e adolescenti in Cisgiordania lo scorso anno, il > numero più alto dal 1967. > > Israele ha ucciso 1.086 palestinesi in Cisgiordania, tra cui 241 bambini e > adolescenti dall’ottobre 2023. > > L’uccisione senza precedenti di bambini e adolescenti palestinesi in > Cisgiordania è il risultato di una più ampia politica israeliana che consente > di uccidere impunemente. > > Le forze israeliane hanno impedito e ostacolato l’accesso delle squadre > mediche ai palestinesi in circa un quarto dei casi in cui bambini e > adolescenti sono stati uccisi mentre erano feriti. > > Le autorità israeliane stanno trattenendo i corpi di 18 dei 54 bambini e > adolescenti uccisi durante il 2025. Nostri contatti a Gaza hanno riferito che ieri sono arrivati negli ospedali di Gaza 8 morti, tra cui due bambini e oltre 40 feriti, vittime dei raid aerei israeliani sulla Striscia. Un bambino è morto in seguito al bombardamento di terreni e tende di sfollati da parte di aerei da guerra israeliani nella zona di Al-Mawasi a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Un aereo da guerra israeliano ha effettuato un raid aereo nei pressi della zona di Al-Sudaniyya, a nord-ovest di Gaza City. Due morti e diversi feriti in un bombardamento israeliano contro un gruppo di palestinesi vicino all’incrocio di Al-Nas ad Al-Mawasi, Khan Younis. In un altro bombardamento è stato ucciso Salim al-Ashqar. È stato colpito dal fuoco israeliano nella città di al-Qarara, a nord-ovest di Khan Younis. Il corteo funebre per la martire tredicenne Eileen al-Farra si è svolto presso il complesso medico Nasser a Khan Younis. È morta a causa delle ferite riportate dopo essere stata colpita da una scheggia di un proiettile israeliano all’interno della sua tenda vicino alla rotonda di Abu Hamid, nel centro della città. I bombardamenti di artiglieria, a intermittenza, hanno preso di mira le aree orientali di al-Qarara, a nord-est di Khan Younis. I nomi dei tre martiri uccisi nel raid aereo israeliano che ha colpito Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale, sono: Ali Fayez Asbitan, Hassan Salman al-Hanajra e il bambino di 8 anni Malik Wael Abu Shawish. In Cisgiordania i soldati israeliani di occupazione hanno una licenza di uccidere con una completa impunità. Un ragazzo di 15 anni, Amir Ahmad Jaber, è stato colpito a morte dalle pallottole israeliane durante l’invasione delle truppe nel quartiere Umm Al-Sharayet, nella città di el-Bira. Come al solito i criminali ufficiali dell’esercito di occupazione hanno impedito i soccorsi, fino all’accertamento del decesso. Nel Libano meridionale stamattina l’esercito israeliano ha condotto una massiccia operazione di bombardamento nella città di Haddatha. Aerei da guerra israeliani hanno lanciato un attacco aereo nell’area compresa tra le città di Qantara e Deir Siryan. L’esercito israeliano ha effettuato vaste operazioni di demolizione in diverse zone del Libano meridionale. I media di Tel Aviv continuano a parlare dei tre villaggi “zone sperimentali” dalle quali l’esercito di occupazione si sarebbe ritirato per lasciare entrare l’esercito libanese e provvedere al disarmo di Hezbollah. È falso. Le tre cittadine indicate non sono occupate dall’esercito israeliano. Il ministro della guerra israeliano, Katz, ha ripetutamente sottolineato che l’esercito israeliano non si ritirerà dal Libano e l’accordo di Washington è chiaro su questo punto: “Rimarremo lì fino al disarmo dell’ultimo fucile nelle mani di Hezbollah. Non solo, ma abbiamo allargato la ‘linea gialla’, che rappresenterà una striscia di sicurezza per noi”. Non si placa il dibattito politico in Libano, dopo la firma dell’accordo vergogna a Washington. Un deputato del movimento Amal è arrivato a definire la firma di quell’accordo un tradimento della sovranità del Paese ed una sottomissione alla tutela Usa e israeliana. Nel secondo giorno di relativa calma, la guerra in Iran prosegue per il momento soltanto a livello di comunicati. A Doha si dovrebbero riunire delegazioni di Teheran e Washington, ma le comunicazioni delle due parti non coincidono. La propaganda di Trump parla di negoziato sul nucleare iraniano, invece da Teheran dicono che si tratterebbe di un incontro tecnico sull’applicazione delle clausole sulla fine delle sanzioni sulle esportazioni petrolifere iraniane e sul congelamento dei fondi iraniani. Il traffico nello Stretto di Hormuz continua, anche se si è leggermente attenuato: 18 navi lo hanno attraversato di fronte alle 28 prima dell’ultima fiammata di bombe e missili. A Muscat si stanno tenendo trattative tra l’Oman e l’Iran per il regolamento del traffico marittimo nello Stretto, dopo la fine del periodo sperimentale di 60 giorni previsto dall’accordo quadro Iran-USA. Un’ulteriore polemica è nata tra Teheran e Parigi, dopo le dichiarazioni di Macron sul ruolo francese nello sminamento dello Stretto. Il vice ministro degli esteri iraniano ha rilasciato una dichiarazione di fuoco: “La presenza di unità militari europee nella regione è un’altra dichiarazione di guerra. Non serve versare altra benzina sul fuoco. Lo sminamento dello Stretto è soltanto competenza nostra”. ANBAMED
June 30, 2026
Pressenza
MEDIO ORIENTE: TRA PALESTINA, SIRIA E LIBANO, 1000 CHILOMETRI QUADRATI GIA’ INGLOBATI PER LA “SICUREZZA” DI ISRAELE
Si riapre, pericolosamente, un altro fronte di guerra ai confini orientali del Mediterraneo. Nel sud della Siria, a Daraa, scontri aperti tra milizie locali e quelle governative di Al Jolani, l’ex jihadista scelto da Usa, Turchia e Ue per gestire quel che resta del Paese. In mezzo al caos ci sguazza Tel Aviv, che ha lanciato colpi di artiglieria dalle alture del Golan occupate da mezzo secolo e da Quneitra, occupata invece nelle ore convulse seguite alla caduta di Assad. L’obiettivo di Tel Aviv è approfittare del caos per rubare un altro pezzo di territorio siriano, arrivando alle porte di Damasco, spingendo sul fuoco della settarizzazione della Siria, in particolare strumentalizzando parte della comunità drusa. “L’aggressione sionista contro la Siria è un’estensione di quella in Palestina e Libano, un tentativo di realizzare il mito del ‘Grande Israele'”. Così Abu Ubaida, portavoce militare delle Brigate Qassam, il braccio armato di Hamas. “Dobbiamo stroncare sul nascere questo mito e contrastarlo prima sia troppo tardi” aggiunge il movimento islamico palestinese. Tra Palestina (Gaza), Siria e Libano, Israele ha rubato circa 100 chilometri quadrati di territorio ai Paesi vicini, con la scusa sempiterna della “sicurezza”. Intanto continua il genocidio israeliano nella Striscia di Gaza. 4 palestinesi uccisi in un attacco israeliano a Deir al-Balah: tra loro un bambino di soli otto anni. 8 i feriti. Dall’entrata in vigore del farlocco cessate il fuoco dell’11 ottobre dello scorso anno uccisi 1.048 palestinesi, 3400 i feriti, 786 i corpi recuperati sotto le macerie. Allargando lo sguardo all’inizio del genocidio conclamato, ottobre 2023, le vittime palestinesi accertate sono 73.058; più dell’intera popolazione residente in una media città italiana, come Potenza o Asti, spazzata via per sempre. Da Gaza alla Cisgiordania, dove un ragazzino di soli 15 anni è stato ucciso da spari alla testa dei soldati occupanti, asserragliati dentro un fortino – check point vicino Al Bireh. Altri militari hanno poi fatto irruzione nell’Università di Birzeit, a nord di Ramallah. Colpita la Facoltà di Scienze Motorie; distrutti arredi e attrezzature. Una pratica, quella di aggressioni e distruzioni di beni studenteschi, oltre alla confisca di materiali e attrezzature, sempre più frequente, non solo contro le università, ma pure contro le scuole superiori. Solo oggi arrestati 4 studenti che si stavano recando a sostenere il primo giorno del Tawjihi, l’esame di maturità, fondamentale per determinare poi l’accesso agli atenei. Salgono così a 65 gli studenti arrestati in tempo d’esami, come denuncia la Società palestinesi per i diritti dei prigionieri. Vi proponiamo un passaggio del comunicato odierno della Società palestinese. Ascolta o scarica Le scosse telluriche del caos generato prima da Israele e poi dagli Usa oggi si riverberano anche in Iraq. Baghdad ha lanciato un ultimatum alle potenti milizie armate sciite; disarmare entro il 30 settembre. L’annuncio giunge alla vigilia della visita negli Stati Uniti del nuovo primo ministro, Ali Al-Zaidi. Proprio Washington sta esercitando pressioni sul governo iracheno affinché consegnino le armi. Alcuni di questi gruppi avevano ripetutamente preso di mira le strutture statunitensi in Iraq nel corso del conflitto scaturito dall’offensiva israelo-americana contro Teheran. Andiamo proprio a Teheran. In vigore una nuova sospensione degli attacchi tra Usa e Iran dopo un week end di alta tensione: raid iraniani su basi Usa in Bahrein e Kuwait, a seguito degli attacchi aerei disposti da Trump in alcune aree militari iraniane, a loro volta replica ai colpi contro una nave commerciale battente bandiera di Singapore che non stava rispettando la rotta voluta dall’Iran. Una situazione molto complicata, a cui – per ora – viene messa un’altra pezza. E’ giallo però sul nuovo incontro, che fonti Usa in mattinata hanno dato per certo già domani a Doha. Teheran smentiva, affermando che ‘non sono previsti incontri tecnici dei gruppi di lavoro per questa settimana’, mentre Trump confermava: “L’Iran ha richiesto un incontro. Si svolgerà domani a Doha’, ha scritto il tycoon, salvo poi correggersi; “Witkoff e Kushner saranno a Doha…ma solo in settimana”. Il tutto mentre i Pasdaran hanno attaccato il Kurdistan iraniano. Le Unità di difesa del Kurdistan orientale (YRK) si sono scontrate con Teheran nella zona di confine di Mahabad. L’organizzazione guerrigliera legata all’esperienza del confederalismo democratico ha dichiarato che qualsiasi ulteriore attacco non resterà impunito,: “Non accettiamo attacchi. Se ciò dovesse ripetersi, daremo la risposta necessaria. Proteggere vita e beni del popolo è una delle nostre responsabilità fondamentali”. Infine il Libano. Qui Tel Aviv ha colpito almeno 3 volte nella notte via cielo e terra a sud, tra Nabatieh e Mayfadoun, mentre oggi pomeriggio intensi raid d’artiglieria su alcuni edifici di Deir Syrian, lungo il fiume Litani. Tutto questo nonostante l’accordo voluto dagli Usa e firmato da Netanyahu con Beirut, ma senza il sostegno di buona parte della rappresentanza politica libanese e in particolare dei partiti sciiti. Contrario pure il presidente del Parlamento Nabih Berri, terza carica dello Stato, la più alta sciita, alleato di Hezbollah con il suo partito Amal. “Questo accordo non sarà adottato né attuato nella sua forma attuale, è un diktat contro i diritti del Libano”. L’intervista su Radio Onda d’Urto a Mauro Pompili, giornalista freelance da Beirut. Ascolta o scarica
June 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?
Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti. Il cuore del trattato prevede il disarmo totale di Hezbollah da parte dell’esercito libanese, che dovrebbe riacquisire il controllo del sud del paese. Tuttavia, il ritiro delle forze di occupazione sionista (IOF) avverrebbe solo dopo la verifica del disarmo da parte di Israele, con la concreta possibilità che questo non avvenga e che la fascia lungo il confine meridionale, la cosiddetta “zona cuscinetto” resti sotto occupazione sionista. I giornali si sono affrettati a definire questa intesa come “primo passo verso la pace tra Beirut e Tel Aviv”, mentre le fazioni della resistenza libanese e palestinese l’hanno additata come “una resa a Israele“. Migliaia sono stati i/le manifestanti che sono scesi in piazza a Beirut, accusando il governo del presidente Joseph Aoun di aver ceduto alle pressioni di Washington. Ne abbiamo parlato con Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri e giornalista per Il Manifesto.
Accordo Libano-Israele, tregua o normalizzazione dell’occupazione?
Il 26 giugno a Washington, con la mediazione dell’amministrazione Trump, Israele e Libano hanno firmato un accordo quadro in 14 punti. Il cuore del trattato prevede il disarmo totale di Hezbollah da parte dell’esercito libanese, che dovrebbe riacquisire il controllo del sud del paese. Tuttavia, il ritiro delle forze di occupazione sionista (IOF) avverrebbe solo dopo la verifica del disarmo da parte di Israele, con la concreta possibilità che questo non avvenga e che la fascia lungo il confine meridionale, la cosiddetta “zona cuscinetto” resti sotto occupazione sionista. I giornali si sono affrettati a definire questa intesa come “primo passo verso la pace tra Beirut e Tel Aviv”, mentre le fazioni della resistenza libanese e palestinese l’hanno additata come “una resa a Israele“. Migliaia sono stati i/le manifestanti che sono scesi in piazza a Beirut, accusando il governo del presidente Joseph Aoun di aver ceduto alle pressioni di Washington. Ne abbiamo parlato con Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri e giornalista per Il Manifesto.
June 29, 2026
Radio Blackout
Israele demolisce accordi e case, Usa nel pallone
Non è complicato capire perché il processo di de-escalation in Medio Oriente sembra essersi bloccato nuovamente dopo la firma del “memorandum of understanding” in Svizzera. Sul piano strettamente militare c’è stato un “colpo non identificato” che ha raggiunto una nave in transito nello Stretto di Hormuz. Gli Stati Uniti ne […] L'articolo Israele demolisce accordi e case, Usa nel pallone su Contropiano.
June 29, 2026
Contropiano