Tag - internazionali

MIGRANTI: NUOVO PATTO EUROPEO, PER OPEN ARMS È “UNA RIFORMA EPOCALE CHE DIMENTICA CHI MUORE IN MARE”
Il 12 giugno 2026 è entrato in vigore il Nuovo Patto europeo su Migrazione e Asilo, insieme alle norme italiane di attuazione. Le nuove disposizioni introducono cambiamenti radicali, dalle identificazioni più severe, alle procedure di frontiera accelerate, oltre a un ampio ricorso alla detenzione. Il patto modifica profondamente anche la condizione giuridica dei Minori Non Accompagnati. Diverse le organizzazioni che denunciano il rischio di compromettere il diritto d’asilo, tra queste Open Arms. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuta Valentina Brinis, Advocacy Officer dell’associazione Open Arms. Ascolta o scarica. Di seguito il comunicato diffuso da Open Arms: Dal 12 giugno entra in vigore una parte del Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo. Open Arms: In centinaia di pagine di regolamenti, procedure e meccanismi di controllo, il soccorso in mare non viene menzionato. Questo silenzio non è una dimenticanza: è una scelta politica deliberata. 12.06.2026 – Da oggi, 12 giugno, entrerà in vigore una parte del Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo. Una riforma che si presenta come la risposta europea strutturale al fenomeno migratorio, ma che non prevede misure dedicate al soccorso delle persone in difficoltà nelle acque del Mediterraneo. Non sono stati infatti approntati meccanismi di coordinamento, risorse o riconoscimenti del ruolo delle organizzazioni umanitarie che ogni giorno operano in quelle acque. Secondo i numeri rilasciati dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, nei primi cinque mesi del 2026, 1.239 persone sono morte o disperse nel Mediterraneo. Un incremento superiore al 150% (dato OIM) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: il dato più alto per questo periodo dell’anno dal 2014. Intanto, solo il 21% delle persone arrivate in Italia nei primi cinque mesi del 2026 è stato soccorso da navi delle ONG nel Mediterraneo. “Il Mediterraneo non ha bisogno di più controllo. Ha bisogno di più soccorso, di più mezzi, di più persone formate per farlo. Il Patto va nella direzione opposta.” – afferma Valentina Brinis, advocacy officer di Open Arms, ONG che lavora da oltre 10 anni e ha affiancato al lavoro di ricerca e soccorso nel Mediterraneo anche una vera e propria attività di monitoraggio dei flussi. Una governance costruita per innalzare muri, non per tutelare persone – Il Patto evidenzia un approccio securitario e il peggioramento delle condizioni di accoglienza con un aumento generalizzato delle espulsioni, violando il principio di non respingimento e la Costituzione italiana, che prevede la valutazione individuale per le richieste d’asilo. Le misure che entrano in vigore oggi disegnano un’idea molto precisa di cosa l’Europa voglia fare della migrazione: gestirla come una minaccia da contenere, non come una realtà umana da governare con strumenti adeguati. Le modifiche approvate rafforzano un’impostazione che svuota progressivamente il diritto d’asilo della sua dimensione individuale, sostituendo l’esame effettivo delle singole storie con presunzioni di sicurezza, automatismi e procedure accelerate. La procedura accelerata obbligatoria per chi proviene da paesi con tasso di riconoscimento inferiore al 20% è forse la misura più preoccupante: chi arriva da determinati paesi viene giudicato in base alla propria nazionalità, non alla propria storia. Un esempio su tutti è quello delle migrazioni ambientali provenienti dal Bangladesh. Da anni Open Arms soccorre nel Mediterraneo un numero crescente di persone provenienti dal Bangladesh: nei primi tre mesi del 2026, i bangladesi rappresentano il 29% di tutti gli arrivi via mare in Italia. Con l’entrata in vigore del Patto, queste persone – dopo un anno di viaggio, dopo aver attraversato deserti, frontiere e il Mediterraneo – saranno automaticamente sottoposte a procedura accelerata e, nella grande maggioranza dei casi, rimpatriate poiché il paese d’origine è ritenuto, sicuro nonostante l’innalzamento del livello del mare ha postato allo sfollamento di circa 20 milioni di persone e il paese sia terzo paese al mondo con il più alto rischio di sfollamento per alluvione. In tutti questi anni, non ci sono state proposte in merito alla costruzione di un’alternativa sicura per queste persone: nessun corridoio umanitario, nessun visto, nessun accordo che permettesse a queste persone un viaggio regolare e sicuro. Il Patto non cambia nulla in questo senso: non prevede alcuna misura di accesso legale, alcun canale alternativo alla traversata del mare. A confermare questo approccio securitario è anche la circolare che, in vista dell’entrata in vigore del Patto, dispone l’attivazione immediata di tavoli interistituzionali presso le Prefetture dei porti assegnati alle ONG, con particolare attenzione alle procedure di screening sanitario coordinate con la CRI: un impianto che disciplina nei minimi dettagli il controllo e la gestione degli arrivi, mentre continua a non prevedere alcuna misura strutturale di soccorso in mare. “Questo Patto tutela i cittadini europei da un pericolo immaginario e lascia senza protezione le persone che ne avrebbero più bisogno: persone che, anche quando non fuggono da persecuzioni dirette, sono costrette a rotte che richiedono anni perché non esiste nessuna via alternativa e legale per raggiungere l’Europa.” denuncia Valentina Brinis, advocacy officer di Open Arms.
June 16, 2026
Radio Onda d`Urto
COLOMBIA AL BALLOTTAGGIO IL 21 GIUGNO: “CON LA VITTORIA DELL’ESTREMA DESTRA, A RISCHIO GLI ACCORDI DI PACE”. INTERVISTA AL PROF. GIACOMO FINZI
Il ballottaggio per eleggere il nuovo presidente della Colombia si terrà domenica 21 giugno tra il candidato della destra fascista Abelardo de la Espriella e il progressista di sinistra Iván Cepeda. In realtà i primi seggi hanno già aperto, quelli disposti in 67 Paesi per i colombiani residenti all’estero, pari a 1.4 milioni di aventi diritto.  Al primo turno delle elezioni presidenziali, il filo trumpiano Abelardo de la Espriella, detto “El Tigre”, ha ottenuto circa 10 milioni 361 mila preferenze, pari al 43,74% dei voti. Il candidato della sinistra progressista Iván Cepeda ha ottenuto circa 9 milioni e 688 mila preferenze, il 40,9% dei voti. Abbiamo chiesto a Giacomo Finzi, professore di Relazioni internazionali all’Universidad Nacional de Colombia, un commento sul voto dei colombiani all’estero e sugli elementi che saranno decisivi per il ballottaggio. Ascolta o scarica Le settimane che hanno seguito il primo turno di votazioni sono state caratterizzate da attacchi tra i due candidati e accuse di brogli. Inizialmente Iván Cepeda e il presidente uscente Gustavo Petro hanno confutato ufficialmente i risultati preliminari, parlando di circa 850.000 schede sospette che avrebbero alterato l’esito del primo scrutinio. A sua volta anche il candidato di estrema destra Abelardo de la Espriella aveva denunciato una presunta rete di compravendita di voti strutturata per favorire il suo avversario di sinistra, Iván Cepeda. Contro Petro si era poi schierata la Commissione per le accuse della Camera dei Rappresentanti, che aveva aperto un’inchiesta contro il Presidente della Repubblica uscente per presunto coinvolgimento improprio nella campagna elettorale in corso, una pratica vietata ai funzionari pubblici. L’accusa a Petro, che era stata avviata da Gloria Arizabaleta, membro della Commissione Accuse della Camera ed ex militante del Pacto Histórico ora all’opposizione, era andata a buon fine, portando alla sospensione di Petro fino al 21 giugno. In seguito Iván Cepeda ha promosso un’azione legale contro il suo rivale al ballottaggio, Abelardo de la Espriella, accusandolo di tre reati: associazione a delinquere aggravata, finanziamento del terrorismo e arricchimento illecito. Oltre a capire quali accuse tra i due candidati si sono poi rivelate veritiere, nell’intervista realizzata da Radio Onda d’Urto con il professor Giacomo Finzi, abbiamo tracciato la geografia elettorale nel paese, partendo dal dato che mostra la crescita dell’destra estrema nei quartieri popolari. Abbiamo anche analizzato i programmi di governo, specialmente il modello di sicurezza autoritario e antipolitico proposto da Abelardo de la Espriella con la sua agenda “Firmes por la Patria”. Infine abbiamo ragionato sulle possibili conseguenze sui trattati di pace del 2016 con i gruppi armati in caso di cambio totale di colore politico alla Presidenza. L’intervista completa con Giacomo Finzi, professore di Relazioni internazionali all’Universidad Nacional de Colombia a Bogotà. Ascolta o scarica
June 16, 2026
Radio Onda d`Urto
“LATINOAMERICA”: TRA CUBA E COLOMBIA, SPERANZE E RESISTENZA
LatinoAmerica, trasmissione quindicinale di Radio Onda d’Urto. 30 minuti in volo libero e ribelle tra il border di Tijuana e gli orizzonti sconfinati della Patagonia, dentro il ciclo della “Cassetta degli Attrezzi”. Appuntamento ogni due lunedì, alle ore 18.45, e in replica il giorno dopo, il martedì, alle ore 6.30. La puntata di lunedì 15 giugno 2026 ci porta a Cuba e in Colombia. Dall’isola socialista la corrispondenza con un compagno italiano, che da anni vive a Cuba, sulla guerra psicologica e mediatica Usa che si accompagna a quella economica, scatenata contro l’intera popolazione cubana, oltre alle strategie di resistenza messe in campo a L’Avana. In Colombia, invece, fiato sospeso per il ballottaggio delle elezioni presidenziali del 21 giugno (anche se il voto all’estero è già iniziato). Si sfidano Ivan Cepeda, candidato progressista dell’Alleanza per la vita, e il fascista e trumpiano Abelardo de la Espriella, avanti di un paio di punti percentuali al primo turno. Su questo, uno stralcio dell’intervista di Radio Blackout Torino con Alioscia Castronovo, ricercatore universitario, redattore di DinamoPress e autore dell’articolo “Elezioni in Colombia, al ballottaggio l’estrema destra contro il progressismo”. La puntata di lunedì 15 giugno 2026 di LatinoAmerica su Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
June 16, 2026
Radio Onda d`Urto
GINEVRA: DECINE DI MIGLIAIA IN PIAZZA CONTRO IL G7 DELLA VICINA EVIAN. SCONTRI CON LA POLIZIA
Domenica 14 giugno 2026 decine di migliaia di persone hanno dato vita a un’imponente manifestazione contro il G7 a Ginevra, in Svizzera, vista l’impossibilità di arrivare nella blindatissima Évian-les-Bains (una quarantina di km a est, sulla sponda francese del lago Lemàno) dove – dal 15 al 20 giugno – si svolge il vertice. Il corteo si è diretto verso la sede dell’Onu di Ginevra. A questo punto sono iniziati intensi scontri con la polizia che sono andati avanti fino a tarda sera tra lanci di oggetti, barricate e lanci di lacrimogeni. La polizia, poi, ha accerchiato e tenuto immobilizzate per ore centinaia di persone in una piazza della città. “Le persone sono state costrette dalla polizia a dormire sull’asfalto tutta la notte”, ha raccontato il giornalista indipendente Thibaud Mabut in un video su Instagram. Centinaia di persone, molte delle quali erano turisti o persone che erano andate al lago solo per fare un bagno, sono state bloccate anche fino alle 6 del mattino per essere identificate. “Non sono stati messi a disposizione dei bagni, la gente ha dovuto fare i propri bisogni nei fiori del molo, abbiamo sofferto la mancanza di acqua e cibo, solo verso l’una di notte ci hanno portato bottiglie d’acqua. Anche le coperte di sopravvivenza per resistere al freddo sono arrivate dopo molto tempo”. Abbiamo tradotto un’estratto del suo racconto. Ascolta o scarica  Su Radio Onda d’Urto è intervenuta per raccontare la giornata di lotta Sonia Frisco, attivista del collettivo “La grève féministe” di Ginevra. Ascolta o scarica.  
June 15, 2026
Radio Onda d`Urto
IRAN-USA: ANNUNCIATO L’ACCORDO DI CESSATE IL FUOCO, MA ISRAELE CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO
Annunciata nella notte la fine della guerra tra Stati Uniti e Iran ed anche delle operazioni militari su più fronti, incluso il Libano. I termini precisi dell’accordo non sono ancora stati diffusi, ma dalle anticipazioni risulterebbe che sul piatto ci sarebbero diversi aspetti importanti: dai danni di guerra subiti dall’Iran, alla fine delle sanzioni nei confronti di Teheran e sblocco dello stretto di Hortmuz. Il viceministro degli Esteri iraniano ha precisato che i negoziati per un accordo definitivo si svolgeranno nell’arco dei prossimi 60 giorni. Venerdì 19 giugno invece si dovrebbe tenere la firma a Ginevra, giorno nel quale Teheran annuncia che il traffico marittimo attraverso il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz ripartirà, ma sarà gratis solo per i prossimi due mesi, mentre in futuro sarà gestito e regolato dall’Iran in coordinamento con l’Oman. Il commento, su Radio Onda d’Urto, di Siamak, compagno del Collettivo rivoluzionario Jina. Ascolta o scarica. Nella giornata di ieri l’accordo era stato messo a rischio dopo che Israele aveva attaccato Beirut. Raid anche nelle prime ore di oggi, lunedì 15 giugno, con droni e bombardamenti di Tel Aviv segnalati in alcune località del Libano meridionale. L’agenzia di stampa libanese Nna, parla di  alcuni feriti. Sul fronte politico interno il ministro della Difesa di ultradestra, Israel Katz,  ha detto che insieme a Netanyahu “stiamo portando avanti una politica chiara che stabilisce che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) rimarranno nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza, senza alcun limite di tempo “.  Della stessa linea anche l’altro ministro di ultradestra, Smotrich, secondo cui “un accordo con l’Iran  è negativo per Israele e per l’intero mondo libero”. Pasquale Porciello, giornalista freelance in collegamento da Beirut. Ascolta o scarica. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, da Beirut, è intervenuto anche il giornalista Mauro Pompili. Ascolta o scarica.
June 15, 2026
Radio Onda d`Urto
MESSICO: PROTESTE E SCONTRI NEL GIORNO DELL’INAUGURAZIONE DEI “MONDIALI DELLE DISUGUAGLIANZE”
Nello stadio di Città del Messico ieri sera la cerimonia di apertura dei Mondiali di Calcio più grandi, lucrosi e diseguali di sempre, le cui gare si giocano tra Messico, Usa e Canada. Sul palco ore di star internazionali, nel segno dello slogan voluto dalla Fifa: “il calcio unisce tutto il mondo”. Parole surreali e insultanti, almeno per le migliaia di persone – insegnanti, lavoratori, sindacati, madres buscadoras, movimenti sociali e per la giustizia climatica – che ieri sera per ore hanno provato a superare il muro di polizia posto a oltre un km dallo stadio messicano, tra scontri, arresti e cannoni ad acqua. A festeggiare è solo la Fifa, con un giro d’affari da 13 miliardi di euro, sulla pelle di popoli e territori. Da Città del Messico il contributo di Claudio Albertani,docente all’università autonoma della capitale messicana, che ci racconta delle mobilitazioni e offre una panoramica delle rivendicazioni espresse dai movimenti sociali messicani. Ascolta o scarica
June 12, 2026
Radio Onda d`Urto
MEDIO ORIENTE: UN AGGIORNAMENTO TRA PALESTINA E IRAN CON LA GIORNALISTA ELIANA RIVA
Medio Oriente. Secondo le agenzie Reuters e Bloomberg un memorandum d’intesa tra Usa e Iran per porre fine alla guerra nel Golfo potrebbe essere firmato già domenica a Ginevra. Secondo le loro fonti, non specificate, il testo dell’intesa sarebbe ancora in fase di definizione. La road map prevederebbe che la formulazione venga definita entro sabato, in modo che l’accordo possa essere firmato dal vicepresidente Usa JD Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammed Ghalibaf il giorno successivo. Non sarebbe ancora stata stabilita una sede, ma Ginevra parrebbe la più probabile. L’accordo imminente era stato annunciato, per la 39esima volta dall’inizio dei negoziati, ieri sera dal presidente statunitense Trump, passato in poche ore da voler scagliare nuovi, pesanti, bombardamenti contro l’Iran ad annunciare l’intesa e una presunta vittoria della guerra. Da Teheran, all’inizio, è giunta una reazione fredda, sostituita con il passare delle ore da toni rivendicativi: ‘Il testo approvato è quello proposto dall’Iran’, afferma la tv di Stato. Secondo l’agenzia semi-ufficiale iraniana Mehr, Usa e Iran “si apprestano ad avviare i negoziati finali incentrati su questioni nucleari ed economiche, escludendo però il programma missilistico”, di cui si parlerà in seguito. La bozza attuale prevede, pare, la fine del blocco Usa di Hormuz, la riapertura dello Stretto, la revoca delle sanzioni petrolifere, lo sblocco dei fondi iraniani congelati e l’impegno degli Usa a ritirare le forze dalle aree circostanti l’Iran. Colto di sorpresa, in parte, Netanyahu che sperava di essere riuscito a sabotre i negoziati. Il premier israeliano – che si è limitato a parlare di un “pieno accordo” con Washington sulla questione del nucleare – ha comunque già fatto sapere che Tel Aviv non è coinvolta nell’accordo e non ha alcuna intenzione di porre fine alle aggressioni militari in tutta l’area. Resta nel mirino il martoriato Libano. Proseguono gli attacchi a sud del Paese dei cedri, in particolare contro la città millenaria di Tiro. Almeno 7 le persone uccise nelle ultime ore, con l’esercito occupante israeliano che avrebbe occupato l’area a nord del torrente Wadi Saluki, a 10 km dalla linea blu di demarcazione. Un altro raid ha colpito un centro sanitario della Al-Risala Emergency Medical Association. In risposta Hezbollah – i cui portavoce si dicono fiduciosi sul fatto che l’accordo Usa-Iran comprenderà anche il Libano – ha effettuato 24 attacchi contro le forze israeliane. Il movimento sciita libanese rivendica l’uccisione di un soldato israeliano vicino Tiro. Anche in Palestina l’esercito di occupazione israeliano continua gli attacchi mortali, la pulizia etnica e il genocidio. Almeno 3 persone hanno perso la vita tra droni e artiglieria nella Striscia di Gaza, tra l’estremo sud e l’area centrale, quella del campo profughi di Nuseirat. In Cisgiordania invece raid e attacchi continui dei coloni, in tandem con l’esercito occupante: secondo Oxfam in soli 5 mesi, i primi del 2026, accertati 550 assalti mentre dall’ottobre 2303 a oggi il numero di civili palestinesi uccisi in Cisgiordania ha superato quello dei 17 anni precedenti”, 1.200, di cui circa 300 bambini. Ci aggiorna sulla situazione in questi Paesi Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri e collaboratrice de Il Manifesto. Ascolta o scarica
June 12, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: “LA SITUAZIONE È GRAVISSIMA” LA CORRISPONDENZA DA GAZA CON SAMI ABU OMAR
La scorsa notte, aerei da guerra dell’esercito di occupazione israeliano hanno effettuato un raid contro un’abitazione nei pressi dell’ospedale dei Martiri di Al-Aqsa, nella città di Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza centrale. Gli ospedali e le cliniche rimasti parzialmente operativi sono ormai a corto di farmaci, bende e attrezzature specialistiche: “La situazione attuale evidenzia chiaramente una carenza generalizzata di materiali di consumo medico e strumenti chirurgici” afferma il dottor Hussam Dawoud, primario di oftalmologia e chirurgia oculare e direttore dell’ospedale “Attualmente riusciamo a fornire circa il 60% dei servizi che offrivamo prima della guerra. La ragione principale è che Israele impedisce l’ingresso di attrezzature mediche e strumenti chirurgici”. Nel territorio si registra inoltre il più alto numero di bambini amputati in rapporto alla popolazione rispetto a qualsiasi altra parte del mondo. Decine di migliaia di minori malati o feriti necessitano ancora di cure urgenti, mentre molti di coloro che avrebbero bisogno di assistenza specialistica all’esterno della Striscia non sono stati evacuati. Secondo gli ultimi dati diffusi dalle autorità sanitarie di Gaza, circa 4.000 bambini necessitano con urgenza di evacuazione per motivi medici. Oltre ai bombardamenti, Israele ha nuovamente emesso ordini di evacuazione per alcune aree del vicino campo profughi di Al-Maghazi. Gli ordini riguardano diverse zone del campo, tra cui centri di riabilitazione, un asilo, edifici comunali e altre aree nei pressi della rotonda di Sidqi. Radio Onda d’Urto si è collegata con Gaza per raccogliere la testimonianza di Sami Abu Omar, cooperante impegnato con diverse realtà attive nella Striscia e collaboratore dell’emittente. Ascolta o scarica. In Cisgiordania occupata, intanto, proseguono i raid e gli attacchi dei coloni, in tandem con l’esercito occupante: secondo Oxfam, nei primi cinque mesi del 2026 sono stati documentati 550 assalti. Dall’ottobre 2023 a oggi, il numero dei civili palestinesi uccisi in Cisgiordania ha superato quello registrato nei 17 anni precedenti: oltre 1.200 morti, di cui circa 300 bambini. Si contano inoltre quasi 50.000 sfollati e oltre 925 barriere che limitano la libertà di movimento di circa 3 milioni di persone, a vantaggio degli insediamenti dei coloni.
June 12, 2026
Radio Onda d`Urto
TRUMP: “NELLE PROSSIME ORE RAID ANCORA PIU’ MASSICCI SULL’IRAN. ANZI…NO: ABBIAMO UN ACCORDO”
AGGIORNAMENTO SERALE – Dopo aver annunciato, al mondo intero, “attacchi contro l’Iran ancora più potenti nelle prossime ore. In un futuro non troppo lontano ci prenderemo l’isola di Kharg e di altre infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale di petrolio e gas, come abbiamo già fatto con il Venezuela’, poco prima delle ore 20 di giovedì 11 giugno 2026  Trump…ha smentito Trump, scrivendo di suo pugno: “Considerato che le discussioni con la Repubblica Islamica dell’Iran sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate, ho annullato gli attacchi e i bombardamenti contro l’Iran previsti per questa sera. Le discussioni e i punti finali sono stati approvati, sia a livello concettuale che nei dettagli, da tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri”. Così Trump, che poi chiude sostenendo che “il blocco navale rimarrà pienamente in vigore fino alla finalizzazione di questo accordo – data e luogo della firma saranno annunciati a breve”.   AGGIORNAMENTO MATTINO – L’accordo che Trump ha dato per imminente (per la 38esima volta) è precipitato insieme alle bombe Usa piovute nella notte sull’Iran. Il Comando Centrale degli Stati Uniti afferma di aver lanciato per 4 ore attacchi che hanno preso di mira “capacità di sorveglianza militare, sistemi di comunicazione e siti di difesa aerea in tutto l’Iran”, in risposta alla caduta dell’elicottero Apache. Esplosioni lungo la costa meridionale, tra cui Bandar Abbas e ma anche Karaj vicino a Teheran. Rappresaglia dell’Iran, che ha risposto lanciando raid contro 18 obiettivi militari statunitensi sulle basi aeree in Kuwait, Bahrain, Giordania. È scontro anche in mare, nello Stretto di Hormuz, dove una chiatta cargo iraniana è stata colpita da un proiettile; incendio su una petroliera a 21 miglia nautiche a nordest dell’Oman; morti tre marinai indiani dopo un attacco delle forze Usa su una nave commerciale nel Golfo. L’Iran ha annunciato la chiusura totale dello Stretto di Hormuz alle navi. Il commento di Ennio Remondino, già inviato di guerra per la Rai e coordinatore del blog remocontro.it, sul quale sta anche raccontando la “Ragnatela spionistica e militare di Israele sull’Iran”. Ascolta o scarica L’intervista del pomeriggio su Radio Onda d’Urto con Raffaele Crocco, giornalista Rai, ex inviato di guerra, direttore di Atlante delle guerre e dei conflitti. Ascolta o scarica
June 11, 2026
Radio Onda d`Urto
“VOCES ANDANTES”: SU RADIO ONDA D’URTO OGNI GIOVEDì SERA E SABATO MATTINA LA TRASMISSIONE DALLE (E SULLE) AMERICHE
Radio Onda d’Urto è la prima emittente in Italia (e in Europa) a rilanciare sulle proprie frequenze “Voces Andantes”, trasmissione nata nel 2021 su Radio La Zurda (Uruguay) e oggi ripresa da oltre 50 media alternativi e comunitari dell’America Latina e dei Caraibi. Il programma rappresenta un corridoio culturale che si estende dal Río de la Plata ai Caraibi, con stazioni radio e piattaforme in Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Paraguay, Perù, Porto Rico, Venezuela e Uruguay. “Voces Andantes” va in onda ogni giovedì, dalle ore 20 alle ore 21, all’interno di “C’è Crisi”, storica trasmissione di Radio Onda d’Urto dedicata agli scenari internazionali. Replica il sabato successivo, dalle ore 7 alle ore 8. LE PUNTATE – Di seguito, i podcast delle puntate: Giovedì 11 giugno 2026: nona puntata Giovedì 4 giugno 2026: ottava puntata Giovedì 28 maggio 2026: settima puntata Giovedì 21 maggio 2026: sesta puntata Giovedì 14 maggio 2026: quinta puntata Giovedì 7 maggio 2026: quarta puntata  Giovedì 30 aprile 2026: terza puntata Giovedì 23 aprile 2026: seconda puntata Giovedì 16 aprile 2026: prima puntata   VOCES ANDANTES – A curare la trasmissione Voces Andantes è il comunicatore, docente e musicista Pablo Silveira Artagaveytia, che intervistato da Radio Onda d’Urto in occasione del lancio della sesta stagione ribadisce “l’importanza di credere che l’unità latinoamericana sia un mezzo per abbattere i muri dell’impunità e dell’arroganza e continuare a costruire, dalle fondamenta, un presente e un futuro di solidarietà e giustizia sociale”. La sesta stagione della serie, iniziata domenica 12 aprile 2026, si apre con decine di voci provenienti da comunità native di tutto il Continente, che esprimono nelle proprie lingue e dialetti “Il diritto di vivere in pace”, tema del ciclo 2026 che lega l’opera del cantautore, regista teatrale, poeta e militante politico comunista cileno Víctor Jara (1932-1973) al contesto globale attuale, sottolineando la “perenne rilevanza del diritto alla pace e all’autodeterminazione dei popoli”. Tra i momenti salienti di questa nuova stagione c’è la prima di una serie dedicata all’opera e alla carriera di Aníbal Sampayo (1926-2007), cantautore ed ex prigioniero politico uruguaiano, arrestato nel 1972 a Paysandú per appartenenza al Movimento di Liberazione Nazionale – Tupamaros, imprigionato fino al 1980 e poi, dopo il rilascio, esiliato in Svezia. Ogni episodio di “Voces Andantes” è quindi strutturato attorno a un tema centrale, con una selezione di registrazioni audio e testimonianze tratte dalla musica e dalla cultura latinoamericana, con una forte attenzione alle diverse identità e ai diritti umani. Nelle stagioni precedenti, il programma ha affrontato temi come i movimenti di indipendenza dei popoli, la difesa delle risorse naturali e la repressione dei gruppi marginalizzati da parte dei poteri politici e mediatici a causa dell’identità di genere, della condizione economica, del credo o dell’ideologia. Ora, nel ciclo, 2026, tocca invece a “El derecho de vivir en paz”, il diritto a vivere in pace. L’intervista (tradotta in lingua italiana) di Radio Onda d’Urto al comunicatore, docente e musicista Pablo Silveira Artagaveytia, curatore da Montevideo, Uruguay, di “Voces Andantes”, in occasione della prima puntata, giovedì 16 aprile 2026. Ascolta o scarica L’intervista originale, in spagnolo, allo stesso Pablo Silveria Artagaveytia. Ascolta o scarica Ascolta lo spot di lancio della sesta stagione di “Voces Andantes”. Ascolta o scarica  
June 11, 2026
Radio Onda d`Urto