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LIBANO: TRUMP DAGLI USA ANNUNCIA “10 GIORNI DI CESSATE IL FUOCO” TRA BEIRUT E TEL AVIV.
Medio Oriente.  Trump annuncia che Israele e Libano hanno concordato un cessate il fuoco di 10 giorni dopo “l’incontro tra i funzionari dei due Paesi a Washington”, nei giorni scorsi. Sempre Trump dice di avere “invitato Netanyahu e il presidente libanese Aoun per colloqui diretti, i primi dal 1983”. Da capire se incluso nell’accordo ci sia o meno anche Hezbollah, movimento sciita che nel sud continua a resistere, ormai da un mese e mezzo, all’ennesima aggressione israeliana. Oggi sono almeno 9 le vittime, in particolare nel bombardamento aereo del ponte di Qasmiyeh (in foto), ultimo collegamento chiave ancora in piedi per superare il fiume Litani, tra Tiro e Sidone, nel sud del Libano, dove salgono a 2.200 le vittime dal 2 marzo, a cui aggiungere oltre 7mila feriti e un milione e mezzo di sfollati. L’intervista di Radio Onda d’Urto (effettuata poco prima delle parole del presidente Usa) con Bilal Moustafa, dell’Unione studenti libanesi in Italia, raggiunto telefonicamente nel pomeriggio di giovedì 16 aprile 2026. Ascolta o scarica
April 16, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: AGGRESSIONI QUOTIDIANE IN CISGIORDANIA E BOMBARDAMENTI CONTINUI A GAZA. NON SI FERMA IL GENOCIDIO E LA PULIZIA ETNICA
Le truppe di occupazione sioniste continuano il genocidio e la pulizia etnica in Palestina. Ieri sera gli aerei da guerra israeliani hanno bombardato il nord della Striscia di Gaza, mentre stamattina i mezzi militari occupanti hanno aperto il fuoco nell’area di Khan Yunis, nel sud: un palestinese è stato ucciso dalle forze di occupazione. In questo contesto la catastrofica crisi sanitaria si sta aggravando. Nel frattempo si registrano, come ogni giorno, aggressioni e incursioni di coloni e militari israeliani in varie località della Cisgiordania occupata: nella mattinata di giovedì 16 aprile, Mohammad Murad Rayan, 17 anni, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco oggi nella città di Beit Duqqu, a nord-ovest di Gerusalemme dalle forze di occupazione. Nella notte tra mercoledì 15 e giovedì 16 aprile, due palestinesi sono rimasti feriti in un attacco perpetrato da coloni israeliani nella zona di Harmala, a sud-est di Betlemme. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
April 16, 2026
Radio Onda d`Urto
PAKISTAN: HORMUZ BLOCCATO, BLACKOUT PROGRAMMATI IN TUTTO IL PAESE
Si sono conclusi senza un accordo i colloqui con le delegazioni di Iran e Stati Uniti in Pakistan, ma Islamabad resta un attore chiave nella gestione della crisi in corso, della quale subisce le conseguenze economiche e politiche. Il governo pachistano ha annunciato che sospenderà le fornitura di elettricità per circa due ore nelle ore di punta serali, nel tentativo di contenere l’aumento dei prezzi dovuto alla guerra in Medio Oriente. In questi periodi la domanda raggiunge il picco, rendendo necessario l’utilizzo di costose centrali a petrolio combustibile per colmare la mancanza dovuta alla ridotta produzione idroelettrica. I blackout si verificheranno a rotazione tra le varie aree del paese.  L’annuncio della sospensione alternata dell’elettricità arriva con lo stretto di Hormuz ancora bloccato dagli Stati Uniti e nel giorno in cui il Forum Monetario Internazionale avverte che un’ulteriore escalation della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e una continua interruzione dei mercati petroliferi, potrebbero spingere il mondo sull’orlo della recessione. L’Ap intanto fa sapere che Washington e Teheran avrebbero raggiunto “un accordo di principio” per prorogare il cessate il fuoco prima della scadenza del 21 aprile e dare ulteriore tempo ai negoziati. Resta intensa in questi giorni l’attività diplomatica pakistana, con il vice primo ministro e ministro degli Esteri Muhammad Ishaq Dar, che ha ricevuto mercoledì gli alti funzionari di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e ha discusso con loro dell’evoluzione della situazione regionale, sottolineando gli sforzi del Pakistan per allentare le tensioni tra Stati Uniti e Iran. Ha inoltre discusso con i rappresentanti di Egitto, Arabia Saudita e Turchia le modalità per portare avanti un processo che porti a una riduzione delle tensioni, al controllo della situazione e al ripristino della sicurezza e della stabilità nella regione. Quale ruolo sta giocando il Pakistan nella guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran? Quali sono le conseguenze politiche ed economiche dalla crisi mediorientale per Islamabad? Lo abbiamo chiesto alla docente universitaria Enrica Garzilli, esperta di Asia antica e moderna, già professoressa di storia del Pakistan all’università di Torino. Ascolta o scarica
April 16, 2026
Radio Onda d`Urto
AHMED SHIHAD-ELDIN E LA STRETTA AUTORITARIA NEL GOLFO. DOCENTE A BARI, DA OLTRE UN MESE DETENUTO IN KUWAIT
Da oltre un mese il reporter e documentarista di origini palestinesi Ahmed Shihab-Eldin, 41 anni, è detenuto in Kuwait con accuse a dir poco vaghe e pretestuose. Ahmed è una figura ben nota nel panorama mediatico anglosassone: con oltre un milione di follower su Instagram, ha lavorato per importanti emittenti come Al Jazeera, CNN e BBC, negli ultimi mesi aveva però scelto una strada più indipendente, dedicandosi in particolare alla sensibilizzazione sulla causa palestinese. Oggi docente all’Università degli Studi Aldo Moro di Bari, il pluripremiato giornalista è stato arrestato il 3 marzo mentre si trovava nel Paese per fare visita alla famiglia. Secondo le poche informazioni disponibili, Ahmed sarebbe stato fermato con accuse vaghe: una presunta diffusione di “informazioni malevole” e una altrettanto presunta minaccia alla sicurezza nazionale. Un copione già visto nella regione del Golfo, dove negli ultimi mesi diversi paesi hanno intensificato controlli e repressione sui contenuti diffusi online. In molti casi, le accuse si basano sulla semplice condivisione di video o immagini legati ai conflitti in corso. In Italia, la notizia dell’arresto ha suscitato una prima mobilitazione istituzionale: “Un’accusa falsa e pretestuosa, usata dal regime per mettere a tacere giornalisti e dissidenti” ha denunciato oggi Nicola Fratoianni di AVS. A chiederne la liberazione, sempre oggi, anche l’Università di Bari, seguita dal Comune e dalla Regione Puglia. Parallelamente, si sta formando una rete di sostegno tra colleghi, studenti e attivisti. Ne parla ai nostri microfoni il giornalista freelance Lorenzo D’Agostino. Ascolta o scarica.
April 16, 2026
Radio Onda d`Urto
IL GOVERNO ITALIANO SOSPENDE L’ACCORDO SULLA DIFESA CON ISRAELE. “CAMBIAMENTO POSITIVO, MA NON BASTA. SERVONO ALTRI PASSI CONCRETI”
Martedì 14 aprile la premier italiana Giorgia Meloni ha annunciato la decisione del governo di sospendere il rinnovo automatico del memorandum con Tel Aviv per la collaborazione nella difesa attivo dal 2003. Per comprendere di cosa si tratta e in cosa consiste la sospensione annunciata da Meloni, Radio Onda d’Urto ha intervistato Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo. “L’accordo, che costituisce la cornice all’interno della quale può avvenire la compravendita di armamenti tra Italia e Israele, è stato siglato nel 2003 ed è entrato in vigore nel 2005. Prevedeva un rinnovo automatico ogni 5 anni”, spiega Francesco Vignarca ai nostri microfoni. “Il fatto che il ministro della Difesa Crosetto abbia mandato una lettera di disdetta all’omologo israeliano ferma l’accordo, che avrà così una coda di validità di sei mesi a partire dalla scadenza (cioè ieri, 14 aprile 2026, ndr) ma poi, se vorrà essere rinnovato, dovrà passare attraverso nuovi negoziati e una nuova discussione parlamentare“. “Non si tratta della disdetta del nuovo rinnovo previsto per il 2031 – chiarisce Vignarca – Al contrario, la sospensione incide subito e impedisce che un eventuale rinnovo possa essere fatto di nuovo sotto silenzio, obbligando il governo a passaggi pubblici”. A Franesco Vignarca abbiamo chiesto anche un commento dal punto di vista della Rete Italiana Pace e Disarmo: “dobbiamo essere seri nell’accogliere positivamente un cambio di posizione, perché non si può far finta che non ci sia stato e perché un impatto ce l’ha. Tuttavia, è chiaro che non basta, servono ulteriori passi concreti per dimostrare che non si tratta di una mossa di facciata”. Per la Rete Italiana Pace e Disarmo, riporta Vignarca nell’intervista, le iniziative concrete che il governo italiano può intraprendere consistono nel “confermare la volontà di uscire da questo accordo e non ri-negoziarlo e lavorare, insieme ad altri governi, all’attivazione dell’articolo 2 dell’accordo tra Unione Europea e Israele che prevede, in caso di mancato rispetto dei diritti umani, di bloccare anche questa intesa”. “Se davvero il governo italiano ha deciso di cambiare idea perché si è reso conto – tardivamente – della problematicità delle politiche di Israele – suggerisce Vignarca – allora non basta il pezzettino nazionale, bisogna fare la voce grosa, insieme a paesi che l’hanno già chiesto, a livello di Ue”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Francesco Vignarca della Rete Italiana Pace e Disarmo. Ascolta o scarica.
April 15, 2026
Radio Onda d`Urto
“VOCES ANDANTES”: SU RADIO ONDA D’URTO OGNI GIOVEDì SERA UNA NUOVA TRASMISSIONE DALLE (E SULLE) AMERICHE
Radio Onda d’Urto è la prima emittente in Italia (e in Europa) a rilanciare sulle proprie frequenze “Voces Andantes”, trasmissione nata nel 2021 su Radio La Zurda (Uruguay) e oggi ripresa da oltre 50 media alternativi e comunitari dell’America Latina e dei Caraibi. Il programma rappresenta un corridoio culturale che si estende dal Río de la Plata ai Caraibi, con stazioni radio e piattaforme in Argentina, Bolivia, Cile, Colombia, Cuba, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Paraguay, Perù, Porto Rico, Venezuela e Uruguay. “Voces Andantes” va in onda ogni giovedì, dalle ore 20 alle ore 21, all’interno di “C’è Crisi”, storica trasmissione di Radio Onda d’Urto dedicata agli scenari internazionali. Prima puntata: giovedì 16 aprile 2026. A curare la trasmissione è il comunicatore, docente e musicista Pablo Silveira Artagaveytia, che intervistato da Radio Onda d’Urto in occasione del lancio della sesta stagione ribadisce “l’importanza di credere che l’unità latinoamericana sia un mezzo per abbattere i muri dell’impunità e dell’arroganza e continuare a costruire, dalle fondamenta, un presente e un futuro di solidarietà e giustizia sociale”. La sesta stagione della serie, iniziata domenica 12 aprile 2026, si apre con decine di voci provenienti da comunità native di tutto il Continente, che esprimono nelle proprie lingue e dialetti “Il diritto di vivere in pace”, tema del ciclo 2026 che lega l’opera del cantautore, regista teatrale, poeta e militante politico comunista cileno Víctor Jara (1932-1973) al contesto globale attuale, sottolineando la “perenne rilevanza del diritto alla pace e all’autodeterminazione dei popoli”. Tra i momenti salienti di questa nuova stagione c’è la prima di una serie dedicata all’opera e alla carriera di Aníbal Sampayo (1926-2007), cantautore ed ex prigioniero politico uruguaiano, arrestato nel 1972 a Paysandú per appartenenza al Movimento di Liberazione Nazionale – Tupamaros, imprigionato fino al 1980 e poi, dopo il rilascio, esiliato in Svezia. Ogni episodio di “Voces Andantes” è quindi strutturato attorno a un tema centrale, con una selezione di registrazioni audio e testimonianze tratte dalla musica e dalla cultura latinoamericana, con una forte attenzione alle diverse identità e ai diritti umani. Nelle stagioni precedenti, il programma ha affrontato temi come i movimenti di indipendenza dei popoli, la difesa delle risorse naturali e la repressione dei gruppi marginalizzati da parte dei poteri politici e mediatici a causa dell’identità di genere, della condizione economica, del credo o dell’ideologia. Ora, nel ciclo, 2026, tocca invece a “El derecho de vivir en paz”, il diritto a vivere in pace. L’intervista (tradotta in lingua italiana) di Radio Onda d’Urto al comunicatore, docente e musicista Pablo Silveira Artagaveytia, curatore da Montevideo, Uruguay, di “Voces Andantes”. Ascolta o scarica L’intervista originale, in spagnolo, allo stesso Pablo Silveria Artagaveytia. Ascolta o scarica Ascolta lo spot di lancio della sesta stagione di “Voces Andantes”. Ascolta o scarica
April 15, 2026
Radio Onda d`Urto
VITTORIO “VIK” ARRIGONI: A 15 ANNI DALLA MORTE, TANTE VOCI PER RICORDARCI DI “RESTARE UMANI”
Il ritratto di Vittorio realizzato da Abdullah M., un giovane che frequentava il centro Vik a Gaza e che vorrebbe, nonostante genocidio e occupazione in Palestina, ‘restare umano’ Il 15 aprile 2011, 15 anni fa, veniva ritrovato morto Vittorio ‘Vik’ Arrigoni, volontario italiano dell’International Solidarity Movement. 2 giorni prima Vittorio era stato sequestrato da un gruppo salafita, guidato da un cittadino giordano, Abdel Rahman Breizat, poi ucciso un paio di giorni dopo assieme a un altro suo sodale a Nuseirat, durante un blitz delle Brigate Ezzedin Al Qassam e dei corpi di polizia, entrambi legati ad Hamas. Altri responsabili furono arrestati e condannati in primo grado a pesanti pene detentive, poi ampiamente ridotte in appello. Nessuno dei sequestratori è ancora in carcere: si tratta di Abu Ghoul, Khader Jram, Mohammed Salfi e Hasanah Tarek. Un anno fa, nel 2025, abbiamo pubblicato sul sito di Radio Onda d’Urto un lungo articolo con la biografia di Vittorio e i link a diverso del materiale che aveva realizzato mentre si trovava in Palestina, anche dalle frequenze antagoniste della Radio, assieme a una trasmissione storico-politica ad hoc, realizzata nel 2020. Oggi, martedì 15 aprile 2026, Radio Onda d’Urto ricorda Vittorio Arrigoni con un’altra trasmissione speciale, con le voci di chi ha conosciuto e amato Vik da vicino. In questa trasmissione ci sono i ricordi di Meri Calvelli, cooperante che ha vissuto a Gaza buona parte della sua vita dal 2000 in poi e si trovava a Gaza nel periodo dell’uccisione di Vittorio, con cui ripercorriamo i momenti del ritrovamento del corpo  ma anche quello che resta di lui ancora oggi nella memoria dei palestinesi. La foto che apre questo articolo,  “il ritratto di Vittorio realizzato da un giovane che frequentava il centro Vik a Gaza e che vorrebbe ‘rimanere umano”, ci è arrivata proprio da Meri Calvelli in queste ore. Sempre su Radio Onda d’Urto c’è il ricordo di Sami Abu Omar, cooperante da Gaza di numerosi progetti tra cui il centro di scambio culturale che a Vittorio è stato dedicato dopo la sua morte. Sami ci ricorda quanto “è vivo il ricordo di Vik nella Striscia, di come tutti gli anni venisse commemorato il suo ricordo ma di come non sia stato possibile farlo negli ultimi 3 anni”, a causa del genocidio israeliano. Ecco il ricordo di Sami Abu Omar. Ascolta o scarica C’è anche il ricordo di Manolo Luppichini, compagno e attivista per la Palestina di lungo corso, che conobbe Vittorio a Gaza e che ci racconta di un momento di interposizione a difesa del popolo palestinese: “tra i proiettili dell’esercito sparati ad altezza d’uomo, noi strisciavamo a terra, mentre Vittorio era in piedi come se volesse dire non mi piegherete“. Vi riproponiamo inoltre uno stralcio di una corrispondenza che Vittorio Arrigoni fece a Radio Onda d’Urto negli ultimi giorni di dicembre 2008, durante l’operazione Piombo Fuso. Qui la versione integrale.  Abbiamo poi il ricordo di Samuele Sciarrillo, autore del podcast Le Ali di Vik realizzato nel decennale della scomparsa. In chiusura, la voce della madre di Vittorio, Egidia Beretta, a cui abbiamo chiesto che significato ha avuto per lei vedere la frase con cui Vittorio chiudeva le sue corrispondenze dalla Striscia di Gaza, Restiamo Umani, scritta sugli striscioni delle piazze di tutta Italia nell’autunno 2025, quando sono esplose, soprattutto in Italia, le manifestazioni a sostegno della popolazione palestinese. Ascolta la trasmissione realizzata in occasione del 15esimo anniversario della morte di Vittorio “Vik” Arrigoni sulle frequenze di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
April 15, 2026
Radio Onda d`Urto
“L’ABUSO”: ISRAELE CONTRO IL SETTIMANALE L’ESPRESSO. INTERVISTA AD ALAE AL SAID, SCRITTRICE ITALOPALESTINESE AUTRICE DEL REPORTAGE DALLA CISGIORDANIA OCCUPATA
Israele schiuma rabbia contro la copertina dell’ultimo numero del settimanale L’Espresso, uscito il 10 aprile 2026 e dedicata alle violenze dei coloni (e dell’esercito israeliano) nella Cisgiordania Occupata, ai danni della popolazione palestinese. Il titolo in prima pagina è “L’Abuso”, con un’immagine – scattata a ottobre 2025 nel villaggio palestinese di Idhna (a ovest di Hebron) nel primo giorno di raccolta delle olive. L’immagine mostra un colono, con indosso la divisa dell’esercito, che inquadra con il cellulare una donna palestinese . “A colpire – scrive L’Espresso – è la disumanità del ghigno sul volto del colono, mentre inquadra soddisfatto con il suo cellulare la ragazza araba dal volto addolorato, una delle vittime delle scorrerie sempre più frequenti in Cisgiordania”. Una scelta che ha provocato gli strali dell’ambasciatore di Tel Aviv in Italia, Jonathan Peled, ripreso anche diversi media internazioanli: “Condanniamo fermamente l’uso manipolatorio della recente copertina de L’Espresso. L’immagine distorce la complessa realtà con cui Israele deve convivere, promuovendo stereotipi e odio. Un giornalismo responsabile deve essere equilibrato e corretto”, ha scritto Peled su X, mentre altri utenti suoi supporters hanno contestato l’immagine, sostenendo fosse “falsa, generata con l’intelligenza artificiale”. In realtà la fotografia è vera, come conferma l’autore dello scatto, Pietro Masturzo nell’ambito di un reportage sui coloni della Cisgiordania. “Ho scattato questa foto – spiega Masturzo – nel villaggio palestinese di Idhna (a ovest di Hebron) lo scorso 12 ottobre, nel primo giorno di raccolta delle olive. Doveva essere un giorno di festa. Oltre ai proprietari del terreno e alle diverse famiglie di palestinesi venuti ad aiutare nella raccolta, sul luogo erano presenti anche le autorità palestinesi locali, un gruppo di attivisti internazionali e diversi giornalisti palestinesi e internazionali, compreso il New York Times. Proprio all’inizio della raccolta è sopraggiunto un gruppo di coloni israeliani armati (alcuni dei quali indossavano l’uniforme dell’esercito, come il colono in questione) e accompagnati da veri soldati (con il volto coperto), che hanno impedito ai palestinesi di raccogliere le proprie olive. L’espressione del colono ritratto e la conseguenza del gesto ripetuto dallo stesso, mimando il verso che fa il pastore per radunare il proprio gregge, rivolgendosi ai palestinesi come alle proprie bestie”. Lo scatto del fotografo italiano Pietro Masturzo accompagna il testo del reportage, realizzato da Alae Al Said, giornalista e scrittrice italopalestinese, autrice dei libri “Sabun” e “Il ragazzo con la Kefiah arancione“, ospite più volte dei microfoni di Radio Onda d’Urto e anche della nostra (e vostra) Festa estiva, in via Serenissima a Brescia. L’intervista di Radio Onda d’Urto ad Alae Al Said, giornalista e scrittrice italopalestinese, autrice del reportage de L’Espresso.   Ascolta o scarica
April 14, 2026
Radio Onda d`Urto
UNGHERIA: PETER MAGYAR “EUROPEISTA PER NECESSITÀ”, NON È GARANZIA PER GLI ANTIFA IN CARCERE
Vittoria elettorale schiacciante per Peter Magyar, leader del partito conservatore “del rispetto e della libertà – Tisza“, che con il 53,2% dei voti ottiene i due terzi dei seggi in parlamento e potrà quindi modificare la Costituzione; secondo classificato e grande sconfitto Viktor Orbán che, con la lista Fidesz-KDNP, riceve 55 seggi grazie al 38,2% dei voti. Terzo e ultimo partito ad entrare in parlamento è la destra radicale del “Movimento patria nostra”, che con il 5,8%, ottiene 6 seggi. Dentro le istituzioni ungheresi “nulla rimane della sinistra” della Coalizione Democratica di Klára Dobrev, che non ha superato il 5% di sbarramento previsto dalla legge elettorale. Escluso anche il Partito del Cane a Due Code (Mkkp). L’Ungheria si è recata alle urne mentra affronta “una grave crisi economica” ed è alle prese con un pesante deficit pubblico, pari a 9 miliardi di euro. Sono questi i fattori principali che hanno spinto il partito vincitore alle elezioni “Tisza”, quello “del rispetto e della libertà” di Peter Magyar, ad assumere un atteggiamento filo europeista. Per far fronte al pesante indebitamento del paese, il nuovo governo dovrà necessariamente riuscire a sbloccare i finanziamenti provenienti dall’Unione Europea, bloccati dalle strategie “veto non veto” messe in pratica per anni da Orbán. Da non dimenticare però che il leader Peter Magyar resta esponente della destra conservatrice, “un patriota che vuole fare gli interessi del suo paese, che in questo momento storico coincidono con quelli dell’Unione Europea”. Tutto da capire anche l’evolversi delle relazioni Ungheria-Russia, dato che il paese magiaro è restato, a livello energetico, fortemente dipendente dalla Russia. Nonostante le sanzioni imposte da Bruxelles infatti, Budapest continua ad importare “gas e petrolio per circa il 92% del proprio fabbisogno”. Abbiamo intervistato Aurora Floridia, senatrice dei Verdi del Sudtirolo – Alto Adige e osservatrice elettorale in Ungheria per il Consiglio d’Europa. Ascolta o scarica Altra analisi del voto con Simona Nicolosi docente di storia delle relazioni internazionali e dottoranda per l’Università di Seghedino, in Ungheria. Ascolta o scarica Quali cambiamenti reali possiamo attenderci? Si apriranno spazi di agibilità nuovi per la sinistra e per gli e le antifascisti ungheresi? Le riflessioni di Elia Rosati, ricercatore di Storia contemporanea alla Statale di Milano, studioso delle destre europee e nostro collaboratore Ascolta o scarica In contemporanea alla sconfitta di Orban, arriva la parola fine sulla vicenda giudiziaria che vede imputata a Budapest l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis. Il tribunale ungherese le ha comunicato l’archiviazione del processo a suo carico. “Questa archiviazione avviene a seguito del voto sull’immunità e non da un cambio di orientamento dei giudici”, chiarisce la campagna Free All Antifas. “Nulla è cambiato quindi per i processati in tutta Europa, per Maja T in carcere da oltre 600 giorni e per le richieste di estradizione di Gino e Zaid. Paradossalmente, aggiungono compagne e compagni, “il fatto che Magyar sia più gradito all’UE potrebbe rendere più facili le estradizioni”. Per questo, prosegue il comunicato, oggi è “ancora più importante rilanciare il percorso di solidarietà per tutte le persone coinvolte a partire dall’udienza di mercoledì 15 aprile a Parigi”. In conclusione, “la notte è ancora lunga”, come titola un articolo pubblicato dal blog Free All Antifas, di cui fa parte anche un compagno che ci espone la loro analisi sulla sorte di antifasciste e antifascisti rinchiusi nelle carceri ungheresi ed europee e rilancia con le prossime iniziative di piazza. Ascolta o scarica  
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto
“CARO VIK TI SCRIVO”: IL LIBRO DI ANNA MARIA SELINI A 15 ANNI DALLA MORTE DI VITTORIO ARRIGONI IN PALESTINA
Nella notte tra il 14 e 15 aprile 2011 Vittorio “Vik” Arrigoni, attivista dell’International Solidarity Movement in Palestina, veniva ritrovato morto nella Striscia di Gaza. Poche ore prima, Vittorio – tra le tante cose, collaboratore anche di Radio Onda d’Urto – era stato rapito da una sedicente cellula salafita. Il corpo di Arrigoni fu rinvenuto da esponenti di Hamas, che pochi giorni dopo, il 19 aprile 2011, a Nuseirat, uccisero in uno scontro a fuoco 2 dei presunti rapitori. A processo altre 4 persone, condannate, nel 2012, a pene dall’ergastolo (la famiglia di Vik si oppose da subito all’ipotesi della condanna a morte) ai 10 anni di reclusione. A Vittorio è dedicato ora il libro “Caro Vik ti scrivo”, uscito nel 2026 per Altreconomia. A scriverlo Anna Maria Selini,  giornalista professionista freelance specializzata in aree di crisi, con reportage e pubblicazioni in particolare dalla e sulla Palestina, oltre che amica di Vittorio Arrigoni. Il libro, con la prefazione di Maria Elena Delia (portavoce della Global Sumud Flotilla 2025) e le illustrazioni di Fogliazza, sceglie la forma delle lettere scritte a Vittorio, riflettendo ad alta voce con lui su quanto accade oggi in Palestina, in Medio Oriente e più in generale nel resto del mondo. “In un’epoca – spiega la Selini, intervista da Radio Onda d’Urto – dominata da algoritmi e velocità, rivendichiamo umanità e approfondimento, riscoprendo il senso del motto, oggi diventato dovere civile: Restiamo umani”, come lo stesso Arrigoni chiudeva i suoi articoli e le sue corrispondenze dalla Striscia di Gaza, dove aveva scelto di vivere, a fianco del popolo palestinese. L’intervista di Radio Onda d’Urto ad Anna Maria Selini, autrice del libro “Caro Vik ti scrivo”.Ascolta o scarica.
April 12, 2026
Radio Onda d`Urto