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CISGIORDANIA OCCUPATA: ESCALATION DI VIOLENZA DI ESERCITO E COLONI. CINQUE ATTIVISTE ITALIANE ARRESTATE
Lo scontro armato avvenuto questa mattina a Hebron, con due palestinesi  e due soldati dell’IDF morti oltre che quattro militari di Tel Aviv feriti, scatena ritorsione del governo israeliano, alle prese con le elezioni parlamentari di martedì 27 ottobre. Netanyahu annuncia sono pronti ad “una operazione militare su vasta scala” in Cisgiordania dopo averne ordinato la “chiusura totale”. Smotrich annuncia la demolizione immediata  delle case che si trovano vicino al luogo degli scontri.  Ben Gvir chiede  lo smantellamento  dell’ANP e di limitare la libertà di movimento dei palestinesi in Cisgiordania, cosa che tra l’altro avviene da decenni in violazione di tutte le risoluzioni internazionali. Sempre le truppe occupanti di Tel Aviv hanno fermato intanto decine di attiviste-i palestinesi e internazionali proprio vicini a Hebron: il gruppo era impegnato in una azione di protezione nonviolenta di agricoltori palestinesi nella raccolta delle olive. Tra loro 5 cittadine italiane, trattenute   in un illegale, perché avvenuto in un’area occupata.  Tel Aviv riferisce che potrebbero essere espulse già oggi, ma al momento non si hanno notizie in merito. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Fabian Odeh, nostro collaboratore. Ascolta o scarica.
October 23, 2026
Radio Onda d`Urto
PAESI BASCHI: VIOLENTISSIMO SFRATTO DI UNA FAMIGLIA A VITORIA, ARRESTI E FERITI
Arresti e numerosi feriti tra attiviste-i per la casa decisi a impedire uno sfratto esecutivo di una famiglia con sei figli minorenni a Vitoria, nei Paesi Baschi. La polizia è intervenuta all’alba a Sandomendi, per sgomberare la tendata di decine di persone, rimaste tutta la notte davanti alla casa. Gli agenti hanno manganellato ripetutamente i presenti, con più cariche, arrestando almeno un compagno, mentre la famiglia – sotto sfratto dal 2023 – ha ribadito di poter sostenere un altro affitto, ma di non riuscire a trovare un alloggio alternativo nel mercato privato, in mano a speculatori e turistificazione. Intanto il governo socialista di Sanchez ha ordinato alle piattaforme online di ritirare 8.318 annunci di alloggi pubblicizzati come affitti stagionali, ma disponibili per soggiorni solo sotto il mese: una mossa usata per occultare locazioni turistiche. Oltre 6500 nella sola Madrid, dove prosegue ancora l’Acampada di Puerta del Sol, verso lo sciopero generale dell’11 novembre. Della giornata di oggi in particolare, delle lotte per il diritto all’abitare e della speculazione che cambia anche il volto delle città abbiamo parlato con Marco Santopadre, giornalista profondo conoscitore della penisola iberica e in particolare dei Paesi Baschi. Santopadre ha pubblicato per i tipi di Red Star Press “La rivolta nella città di plastica. La resistenza alla turistificazione nel Paese Basco” e lo sta presentando in giro per l’Italia proprio in questi giorni.  Ascolta o scarica
October 23, 2026
Radio Onda d`Urto
“PROBLEMA COMUNE DELLE PIAZZE EUROPEE È TRADURRE IL DESIDERIO DI RIVOLTA IN ORGANIZZAZIONE E ALTERNATIVA POLITICA”, DA PARIGI INTERVISTA A DAVIDE GRASSO
Radio Onda d’Urto ha intervistato Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino e dell’École des hautes études en sciences sociales di Parigi sulle mobilitazioni studentesche, ma anche contro il carovita e le conseguenze della crisi del capitalismo, che hanno riempito le strade e le piazze delle città di tutta la Francia nelle ultime settimane. Davide Grasso si trova a Parigi per lavoro durante questo anno accademico. In passato ha già vissuto nella capitale francese, durante altri periodi e potendo osservare altre grandi mobilitazioni. Gli abbiamo chiesto, quindi, che idea si sia fatto di queste settimane di mobilitazione generale in Francia anche guardando a possibili confronti con cicli di lotte e movimenti sociali precedenti. A questo proposito il nostro ospite ipotizza che in Francia si stia assistendo all’espressione di una sorta di potente sintesi delle mobilitazioni degli anni scorsi, ma anche a un accumulo, non solo di esperienze, rivendicazioni e pratiche ma anche, in una certa misura, di frustrazioni. “Anche perché i cicli di lotte precedenti in molti casi non hanno avuto successo”, spiega Davide Grasso ai nostri microfoni. “Si è trattato di movimenti molto ampi che però sono stati frustrati anche da alcune sconfitte. Probabilmente sta emergendo anche una forma di frustrazione rispetto all’impermeabilità del sistema politico istituzionale a riuscire a rispondere alle richieste di movimenti sociali molto radicati nel paese”. La mobilitazione intanto prosegue, anche oltre la giornata “campale” di sabato 17 ottobre. Questo accade nonostante una repressione molto dura da parte del governo, della polizia e degli apparati dello stato. Nei prossimi giorni e settimane, avverte Grasso, potremmo assistere a una situazione di forte tensione in cui il movimento potrebbe crescere, anche attraverso date già annunciate come quella dello sciopero generale chiamato dalla Cgt per il 5 novembre, mentre il governo non sembra intenzionato a offrire risposte diverse da quella repressiva. “La prospettiva – continua il ricercatore – è quella di una sorta di assenza di vie d’uscita dal momento che da un lato Macron ha fondamentalmente detto che le manifestazioni devono fermarsi, annunciando che lo stato farà di tutto per impedirle; dall’altro lato c’è un movimento che non si è formato contro una singola legge che può essere ritirata, ma chiede scuole migliori, più insegnanti, una qualità della vita diversa, maggiore uguaglianza, e che quindi prevederebbe una risposta molto impegnativa da parte di un governo che però ha davanti pochi mesi, per via delle imminenti elezioni presidenziali, e si trova a fare i conti con una serie di correzioni di bilancio, sempre nel segno dell’austerità, che sono previsti dagli impegni internazionali della Francia”. Insomma, “ci sono un esecutivo e un presidente che sono considerati inadeguati e lontani dalla realtà e che, da un punto di vista molto pragmatico, non hanno nessuna carta da giocare se non quella repressiva, che stanno cercando di giocare ma che è molto pericolosa”. A partire dalla situazione della Francia e di Parigi, abbiamo chiesto a Davide Grasso come si può leggere, dal suo punto di vista, quanto accaduto lo scorso fine settimana in Italia, in particolare a Milano, con le rivolte e sommosse urbane agite da giovani e giovanissimi, con ogni probabilità provenienti dalle classi popolari. In un articolo pubblicato nei giorni scorsi sul sito de Il Fatto Quotidiano il ricercatore ipotizzava che i fatti accaduti nel capoluogo lombardo potrebbero annunciare alcune novità per i prossimi anni. Quel che si è visto, per altro, era già stato in qualche modo anticipato da altre piazze italiane dell’ultimo anno: “penso ai disordini che c’erano stati a Milano in occasione delle manifestazioni per la Palestina e per Gaza; penso anche alla risposta alla morte di Abderrahim Fakir a Bologna alcuni mesi fa. Fenomeni che avevano lasciato intendere l’emergere di soggetti e gruppi di persone che si vogliono rendere protagoniste all’interno dello spazio urbano e che sembrano non essere riconducibili ai raggruppamenti, alle organizzazioni, ai soggetti, ai codici e agli appelli che in Italia sono stati tradizionalmente egemoni in forma abbastanza continuativa per decenni“, osserva Grasso nell’intervento sulla nostra emittente. “Dal punto di vista dell’iniziativa e della decisione di mobilitarsi, in parte anche delle modalità – continua – sembrano essere autonomi, originali, nuovi e lo scorso weekend, forse, determina un salto di qualità, magari non tanto nei numeri ma nel carattere estemporaneo e imprevisto di questo tipo di azioni, nella loro radicalità e nell’impatto che hanno avuto”. A conclusione dell’intervista abbiamo chiesto al nostro interlocutore di provare a tracciare alcune analogie e sottolineare, dall’altra parte, le differenze, tra quanto sta accadendo in Francia e tra quanto accaduto a Milano e – in misura minore – in altre città italiane, tenendo conto anche del fatto che nel frattempo movimenti significativi in termini di partecipazione stanno riempiendo le piazze anche di altri stati europei, come la Spagna, il Belgio o l’Albania. “Forse l’analogia più importante è il desiderio di transnazionalità, di internazionalismo, o comunque di connessione al di là delle frontiere e degli stati”, risponde Davide Grasso. “Qua in Francia – racconta – si percepisce nel fatto che molte persone chiedono cosa succede in Italia e ne sono molto contente, sono consapevoli del fatto che qualcosa avviene anche in Spagna e si menziona spesso l’Albania. In qualche modo c’è come la sensazione che sia necessario riuscire finalmente a far circolare gli appelli e la voglia di manifestare nei diversi paesi, almeno europei”. “Per il resto – osserva però Grasso – tra Francia e Italia prevalgono le differenze, come quella dell’estensione sociale e numerica delle proteste. C’è anche una differenza nel portato degli anni precedenti. Infatti, per quanto anche l’Italia abbia visto dei movimenti in questi anni, quelli francesi sono stati maggiormente di massa e hanno avuto una dialettica più diretta con le istituzioni, ma questo è caratteristico dello spazio francese”. “Quello che invece credo sia la cosa che accomuna davvero i due contesti – conclude lo studioso – è il problema, la domanda su come questo desiderio di rivolta, mobilitazione, rifiuto ma anche richiesta concreta possa da un lato tradursi in una dimensione più organizzata e che sia in grado di sedimentare e prendere una dimensione politica che non si esaurisca nel giro di qualche mese con una sconfitta o con una vittoria parziale, ma che possa essere invece qualcosa che costruisca alternativa attraverso gli anni e le diverse generazioni; dall’altro su come evitare che la destra e l’estrema destra si rafforzino in reazione a queste mobilitazioni“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Davide Grasso, ricercatore dell’Università di Torino e dell’École des hautes études en sciences sociales di Parigi, in collegamento dalla capitale francese. Ascolta o scarica.
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
SERBIA: LA PROTESTA STUDENTESCA GUIDA LE MOBILITAZIONI IN VISTA DEL VOTO
La protesta studentesca continua e si allarga anche in Serbia, dove studenti e studentesse guidano le mobilitazioni in vista dell’imminente voto anticipato. Tre colonne di studenti e studentesse si sono mosse dal nord, dall’ovest e dall’est del Paese per raggiungere ieri, mercoledì 21 ottobre, Belgrado e partecipare alla chiusura della campagna elettorale della Lista Studentesca – Gli studenti vincono! che, domenica 25 ottobre, sfiderà alle urne il “listone” dell’ultranazionalista di destra Aleksandar Vučić. Migliaia le persone scese in strada per accoglierli e accompagnarli al Palazzo del rettorato dell’Università di Belgrado, tra applausi, musica e fuochi di artificio. Di fatto, sembrano gli unici e veri avversari dell’ex presidente dimissionario. L’appuntamento più atteso è, però, quello del comizio finale, previsto per questa sera, dalle 18, in Piazza Slavija, teatro in passato di storiche manifestazioni. La votazione è stata indetta dopo quasi due anni di mobilitazioni guidate da studenti e studentesse in tutto il Paese. Proteste scaturite dal crollo di una pensilina presso la stazione ferroviaria di Novi Sad, che aveva causato la morte di 16 persone. Era il primo novembre 2024. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, abbiamo fatto il punto con Giorgio Fruscione, ricercatore dell’Ispi Ascolta o scarica
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
ROTTA BALCANICA: IL PATTO EUROPEO SULLA MIGRAZIONE HA PEGGIORATO LE CONDIZIONI DEI RICHIEDENTI ASILO DETENUTI IN BULGARIA
Il Collettivo Rotte Balcaniche denuncia in una lettera aperta il rapido deterioramento delle condizioni detentive e il mancato rispetto dei diritti umani più basilari dei richiedenti asilo nel centro chiuso di Pastrogor, in Bulgaria. In quel luogo, attivisti e attiviste del Collettivo stanno raccogliendo le segnalazioni dei richiedenti asilo sono trattenuti e soggetti a restrizioni della libertà personale, divieti di visita e rigidi controlli mentre attendono l’esame della loro domanda. Le condizioni umanitarie, riportano le testimonianze dei detenuti raccolte dal Collettivo, sono in rapido deterioramento anche in seguito all’approvazione del Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo. Tra le violazioni denunciate la mancata assistenza medico-sanitaria, la scarca qualità alimentare che provoca la perdita di peso delle persone rinchiuse, il divieto arbitrario di visita imposto anche ad attiviste ed attivisti del Collettivo che, oltre al sostegno materiale, raccolgono le denunce dei richiedenti asilo. Non sono mancate inoltre le violenze fisiche degli agenti di polizia contro chi ha provato a protestare sia all’interno che all’esterno del centro di Pastrogor. Anche alcuni membri del Collettivo sono stati arrestati per la loro attività di osservazione e denuncia e per essersi mobilitati con presidi e manifestazioni, alle quali i piccoli paesi della Bulgaria sud orientale non erano abituati. Ci riporta quanto osservato in Bulgaria, Giovanni del Collettivo Rotte Balcaniche. Ascolta o scarica Pubblichiamo la lettera che il Collettivo Rotte Balcaniche ci ha inviato in redazione. 
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: CONTINUANO GENOCIDIO E OCCUPAZIONE, A UNA SETTIMANA DAL VOTO. GIANNANGELI: “LE ELEZIONI NON HANNO MAI PORTATO MUTAMENTI PER I PALESTINESI”
Continua il genocidio per mano israeliana in Palestina. A Gaza nelle ultime 24 ore 7 morti e 24 feriti per i raid sulla Striscia, mentre è sempre più drammatica la situazione della popolazione, con la brutta stagione alle porte e il taglio di aiuti alimentari dal Wfp, causa mancanza di fondi, ai danni di mezzo milione di persone. Israele ha ulteriormente ridotto l’ingresso di petrolio e olio a Gaza, fondamentali per far funzionare i generatori e i macchinari salvavita. A Gaza gli ospedali necessitano di 2.500 litri di olio per generatori al mese. La Cisgiordania viene investita quotidianamente da violenze di militari e coloni fascisti, che oggi hanno fatto irruzione in due scuole di Tuqu’, a sud-est di Betlemme, entrando nelle aule e seminando il panico tra gli studenti. A Deir Istiya altri coloni hanno sequestrato un gruppo di residenti palestinesi, obbligandoli a lasciare il villaggio. Le autorità sioniste hanno inoltre emesso un’ordinanza di demolizione per abitazioni palestinesi a nord-ovest di Ramallah. Botte, arresti e demolizioni a Taybeh e Masafer Yatta, mentre 80 volontari dell’ong ‘Rabbini per i Diritti Umani”, compreso Brad Lander, candidato ebreo democratico al Congresso Usa, sono stati arrestati mentre raccoglievano olive a Nehalim. Scena analoga per 2 cittadini italiani, Manuel Tartarotti e suo padre Alberto, di 35 anni e 67 anni di Bolzano, dal 18 ottobre in West Bank per portare fondi raccolti in Italia a Youth of Sumud. Fermati, bendati, picchiati e poi gettati in cella; dovrebbero essere espulsi a breve. Questa la situazione nella cosiddetta “Unica Democrazia del Medio Oriente”, che martedì andrà al voto, con le elezioni politiche generali in Israele. Netanyahu resta in gioco, con poco meno della metà dei consensi, almeno nei sondaggi; la sua coalizione è quotata a 50 seggi, contro i 52 della coalizione larghissima – dai laburisti all’estrema destra laica di Israel Beitenu – guidata dall’ex generale Eisenkot. Ugo Giannangeli, avvocato italiano da sempre impegnato nella solidarietà attiva con la Palestina Ascolta o scarica  
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto
TURCHIA: ENNESIMO ATTACCO ALLA LIBERTÀ DI STAMPA. BLITZ DELLA POLIZIA E ARRESTI NELLA SEDE DI HALK TV
Nella notte tra martedì 13 e mercoledì 14 ottobre, a Istanbul, la polizia di Erdogan ha fatto irruzione nella sede di Halk tv, canale televisivo a diffusione nazionale vicino all’opposizione. Centinaia di agenti hanno fatto irruzione negli studi dell’emittente con un mandato di cattura per 17 persone, tra giornalisti, dirigenti e personale tecnico. Caporedattore e dirigenza del canale televisivo sono stati sostituiti con fiduciari governativi, la stessa pratica riservata spesso dal regime di Ankara anche ai sindaci delle città eletti con forze politiche di opposizione. Dietro l’ennesima operazione politica contro l’opposizione c’è un’inchiesta della Procura sulla figura di Cafer Mahiroglu, imprenditore turco del settore tessile residente in Inghilterra, che ha acquistato il canale nel 2019. Le accuse contestate dalla magistratura sono quelle di “corruzione”, “tangenti” e “vantaggi illeciti nelle gare d’appalto”. Mentre attacca la libertà di stampa e i partiti di opposizione, il governo turco sarebbe impegnato in un processo di pace e dialogo con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan che – in teoria – dovrebbe aprire la strada a una progressiva democratizzazione del paese. Questo secondo il movimento di liberazione curdo e Abdullah  Öcalan. Il regime di Ankara finora l’ha sempre definito come un processo per una “Turchia senza terrorismo”. Gli aggiornamenti su Radio Onda d’Urto con Murat Cinar, giornalista, nostro collaboratore e animatore del canale Telegram “Turchia e dintorni”.  Ascolta o scarica.
October 20, 2026
Radio Onda d`Urto
FRANCIA: LA MOBILITAZIONE NON SI FERMA, TRASMISSIONE SPECIALE SU SABATO 17 OTTOBRE
Continuano le mobilitazioni in Francia. Questa mattina, lunedì 19 ottobre, l’accesso al Louvre, il museo più visitato al mondo nel cuore di Parigi, è stato bloccato da un gruppo di manifestanti in solidarietà verso il movimento dei liceali. Sul fronte repressivo intanto, solo durante il fine settimana ci sono stati 2.331 fermi di polizia; 350 di questi fermi sono stati disposti tra ieri e oggi solo nella capitale Parigi. E sono già decine di casi di custodia cautelare in carcere, di cui 13 a Marsiglia, città nella quale la Prefettura ha disposto per oggi il divieto di manifestazione. Intanto il ministro della giustizia Darmanin ha sostenuto che le autorità hanno “indubbiamente fallito” nelle gestioni delle piazze e  accusato quello dell’interno Nunez, che ha ammesso che la polizia abbia “perso il controllo” in alcune città  e ha presentato le proprie dimissioni al presidente Emmanuel Macron. Macron non le ha accettate e ieri in diretta tv nazionale ha annunciato il pugno di ferro contro i manifestanti. Lunedì mattina abbiamo realizzato una trasmissione speciale con le valutazioni a freddo sulla giornata di sabato. In studio Giacomo e Siham, inviati della radio a Parigi e Marsiglia per seguire i cortei del 17 ottobre e con il giornalista Cesare Piccolo, storico corrispondente della radio che vive da oltre trent’anni a Parigi. Ascolta o scarica
October 19, 2026
Radio Onda d`Urto
URUGUAY: IL SOGNO DISTOPICO DELL’HI TECH LIBERTARIANO PROVA A PRENDERE FORMA CON “PRAXIS, LA CITTA’ DEL FUTURO”.
“Stiamo costruendo una nuova città in Uruguay. I lavori sono iniziati. I residenti arriveranno nel 2027″. Con questo messaggio, il 22 settembre, Praxis ha annunciato sui social il suo sbarco a Colonia del Sacramento, sull’estuario del Rio de la Plata, alla confluenza tra i fiumi Paranà e Uruguay, prima di confluire nell’Oceano Atlantico. Praxis è un’organizzazione Usa che si definisce «nazione digitale», guidata dal trentenne Dryden Brown. Il quadro è intricato, e conviene tenere separati i due soggetti: Praxis è la comunità che vuole insediarsi; +Colonia è il progetto immobiliare di circa 500 ettari, che andrebbe a occupare 8 chilometri di costa oggi protetta da vincoli. Il percorso di Praxis è stato avviato nel 2022 a El Calabrés e promosso dall’imprenditore Eduardo Bastitta, che dovrebbe ospitarla. A due settimane dall’annuncio, sono molti i punti di domanda ancora aperti. L’accordo tra le due compagini, infatti, è in gran parte non vincolante, i terreni non sono stati comprati e i cantieri visibili sono di +Colonia, non di Praxis. Il «miliardo di dollari» è la cifra che Praxis dice di voler mobilitare in 3 anni, ma non è capitale versato: secondo Bastitta corrisponde al valore che potrebbero raggiungere le case dei membri. I terreni si comprerebbero a fine 2027; i primi residenti, a metà dello stesso anno, andrebbero in affitto da privati che hanno comprato da +Colonia. Anche i numeri sulla comunità sono contesi: Brown parla di 150 mila persone che potrebbero essere ospitare, Bastitta invece di 2.700 interessate a trasferirsi, in prima battuta Praxis nasce nel 2019 dalla teoria del Network State: prima una comunità online unita da un’ideologia, un mix di libertarianesimo e suprematismo hitech, poi un territorio dove fondare una città con regole proprie. Finora ha costruito un marchio, ma nemmeno una una città: i progetti annunciati in Africa, Groenlandia e California non si sono mai realizzati. Il denaro è stato poco e condizionato. Fino alla fine del 2023 Praxis aveva raccolto 19,2 milioni di dollari. Nel 2024 ne annunciò 525, ma il Wall Street Journal spiegò che 500 erano impegni del fondo cripto Gem Digital, subordinati alla quotazione dei token (la criptovaluta) di Praxis. Tra gli investitori compaiono Alameda Research, poi fallito, e Pronomos Capital, fondo di nuove città vicino alla rete di Peter Thiel, co-fondatore di PayPal e di Palantir Technologies, personaggio noto anche in Italia per il suo libertarismo individualista e i forti legami con l’estrema destra internazionale; un tema approfondito da Radio Onda d’Urto qui. C’è poi Apollo Projects, il fondo lanciato da Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI: un nome che lega Praxis al mondo dell’intelligenza artificiale, anche se non risulta che a investire sia OpenAI. Nel 2023 la storica rivista della sinistra Usa, Mother Jones, raccolse inoltre le accuse di ex dipendenti, che attribuivano a Brown idee autoritarie e di estrema destra; lui le respinse, pur sottolinendo “di non essere un democratico né un progressista”. L’Uruguay non è stato scelto a caso da questo genere di progetti, che mescolano un richiamo a un’ipotetica “Età dell’Oro”, più o meno identificata con la Grecia classica, e il richiamo a città extrastatuali, senza tasse, pensate per ricchi e ultraricchi. Il cosiddetto “Tax Holiday” di Montevideo esenta da imposte sui redditi da capitale esteri chi diventa residente fiscale, per almeno 11 anni. Quanto costi allo Stato tutto questo non è noto. Il presidente Yamandú Orsi, di centrosinistra, ha incontrato Brown a New York il 24 settembre, mentre dentro lo stesso Frente Amplio (la coalizione progressista al potere in Uruguay) prevalgono le riserve, in particolare nei territori coinvolti. Intanto cresce l’opposizione dal basso, con il movimento No Mas Colonia costituito da residenti, realtà ambientaliste e politiche di base. Il 30 settembre lanciata su Change.org la petizione «No a la ciudad Praxis en Colonia»:  per chiedere di cancellare ogni pre-accordo, più trasparenza sui documenti e rispetto della legge, e denunciando il rischio di una città-enclave per milionari stranieri, con prezzi e affitti in aumento per chi vive da sempre sul territorio, oltre alla privatizzazione di un’ampia porzione di costa per regalarla ai milionari di mezzo mondo. Su Radio Onda D’Urto la trasmissione dedicata a Praxis e a +Coloniga con il giornalista uruguaiano Gabriel Monteagudo Salvetto e con Andrès, portavoce del movimento No Mas Colonia in Uruguay. Ascolta o scarica
October 15, 2026
Radio Onda d`Urto
100 ANNI FA NASCEVA IL FILOSOFO MICHEL FOUCAULT. JUDITH REVEL: “IL SUO PENSIERO RIMANE ATTUALE, LO SI VEDE NELLE LOTTE STUDENTESCHE IN FRANCIA””
Il 15 ottobre 1926, 100 anni fa, nasceva in Francia Michel Foucault, teorico, filosofo e intellettuale tra i più importanti del ‘900. Autore di libri che hanno segnato la storia del pensiero contemporaneo e di una innovativa concezione del potere, Foucault è stato anche militante e fondatore del Gruppo d’informazione sulle prigioni, attivo negli anni ’70. Con Judith Revel, filosofa e professoressa all’Università Sorbona di Parigi e una delle specialiste di Foucault più note al mondo, abbiamo ricordato su Radio Onda d’Urto l’importanza del pensiero e l’attualità di Foucault. “Il suo presente non è più il nostro presente, ma questo è per noi, almeno per me, una spinta permanente a continuare sulla sua linea di pensiero: cartografare, reperire, analizzare e poi dopo domandarsi cosa fare” afferma Revel che invita poi ad analizzare “quello che succede adesso in Francia: è l’emergere, molto in linea con Foucault, di un nuovo tipo di soggettività politica, totalmente imprevisto. Non soltanto inatteso, perché nessuno aveva previsto lo scoppio delle manifestazioni, ma pure perché quella soggettività politica non è legata a una forma sindacale ma è veramente una manifestazione dal basso. Attenzione però – prosegue Revel – questo è spontaneismo, ma una forma dal basso, e che corrisponde a una generazione nuova. Questo è un esempio di quello che affascinava Foucault”. Su Radio Onda d’Urto l’intervento di Judith Revel, partito dalla domanda sull’importanza del pensiero e l’attualizzazione di Michel Foucault a un secolo dalla nascita. Ascolta o scarica
October 15, 2026
Radio Onda d`Urto