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CRISI CLIMATICA: EL NIÑO ARRIVA IN UN PIANETA SEMPRE PIÙ CALDO
Il fenomeno El Niño è “di proporzioni gigantesche” e sta spingendo il pianeta verso una “zona di pericolo da clima estremo”: è il monito lanciato nella notte italiana da New York dal segretario generale dell’ONU Antonio Guterres. “La scienza non lascia spazio a dubbi. Il pianeta è in acque inesplorate e continua a riscaldarsi, con le temperature che non smettono di salire” ha detto Guterres. Secondo l’UNEP, El Niño persisterà fino a febbraio, con effetti destinati a farsi sentire per tutto il 2027. Le prime ripercussioni sono già visibili: tre uragani attivi contemporaneamente nel Pacifico, incendi boschivi di proporzioni eccezionali in Indonesia, dove negli ultimi due mesi si sono registrati circa 50mila casi di infezioni respiratorie, e scarse piogge monsoniche in India. Questo mentre già all’inizio dell’autunno si profilano nuovi rischi: siccità e incendi in Australia e il pericolo di inondazioni devastanti in Sudamerica. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il commento di Caterina Orsenigo, giornalista e scrittrice, che da anni scrive di immaginari e crisi climatica, collaborando con giornali come Il Domani, riviste, Fondazione Feltrinelli e Prospero Editore. Ascolta o scarica. Sentiamo anche Matilde di XR e Fisica del Clima Ascolta o scarica 
September 3, 2026
Radio Onda d`Urto
CUBA, MESSICO E BOLIVIA: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE CON ANDREA CEGNA DELLA NEWSLETTER “IL FINESTRINO”
Cuba, Messico e Bolivia. Su Radio Onda d’Urto tocchiamo, nei primi giorni del settembre 2026, questi 3 Paesi del LatinoAmerica con Andrea Cegna, nostro storico collaboratore e curatore della newsletter “Il Finestrino”, che entra in questi giorni nel proprio terzo anno di vita, cercando di raccontare al pubblico italofono quanto accade nelle Americhe. CUBA – L’infame bloqueo Usa in corso da quasi 70 anni – reso ancora più violento e criminale nel gennaio 2026, con il diktat di Trump contro l’arrivo sull’isola di carburante e beni essenziali – rende sempre più drammatica la vita quotidiana a Cuba, che tuttavia al momento resiste, ancora una volta, di fronte all’ingombrante e aggressivo vicino. Per capire cosa stia accadendo davvero a L’Avana e dintorni, lo stesso Cegna ha lanciato un crowdfunding su Produzioni dal Basso (qui per contribuire). Obiettivo: “provare a raccontare Cuba in un momento determinante della sua storia. Da una parte l’attacco senza precedenti, da un punto di vista economico/politico, che gli Usa hanno sferrato all’isola. Dall’altra il ricordo di Fidel”, morto 10 anni fa, il 25 novembre 2016. Cegna, con altri due reporter indipendenti, Giovanni e Marco, sarà sull’isola per realizzare dal basso un documentario, una mostra e un libro. MESSICO – “Per l’umanità e contro il capitalismo”.  Così, da diversi anni, l’Ezln zapatista definisce se stesso e la propria lotta, partita dal Sud – Est del Messico ma rivolta al mondo intero, dove sempre più “il sistema capitalista è morte, non soltanto per l’umanità, ma per l’intero pianeta…la lotta contro il capitalismo è la lotta per la vita e viceversa», ha detto più volte da Marcos, per poi aggiungere: “Le guerre attuali servono a conquistare territori e per questo non importa quanta gente venga assassinata né quanti edifici, ospedali, scuole con dentro bambine-i e interi quartieri vengano distrutti. Di questo si tratta nella guerra capitalista: distruggere per poi ricostruire; spopolare per poi riorganizzare il territorio conquistato”. Partendo da qui, tra pochi mesi zapatiste-i ricorderanno la data simbolo del 1 gennaio 1994 per la prima volta non in Chiapas, ma nella capitale Città del Messico. Lo faranno incontrando il movimento delle madres buscadoras, “dispiegate in tutto il Paese, per provare – aggiunge sempre Cegna in un altro Finestrino – a costruire un futuro diverso per il Messico e forse per l’America Latina tutta”. Il tutto mentre su uno dei casi più noti di desaparecidos – i 43 studenti normalisti di Ayotzinapa, fatti sparire nel settembre 2014 – nelle ultime ore sono comparsi altri 20 sacchi con resti umani, che verranno ora analizzati. BOLIVIA – Infine la Bolivia, dove tengono banco i risultati definitivi del Censo de Población y Vivienda 2024: sulle 36 lingue originarie del Paese andino, riconosciute dalla Costituzione del 2009 approvata ai tempi della presidenza di Evo Morales e ancora oggi in vigore, almeno una trentina rischino di sparire. “Quechua e aymara continuano a essere le grandi lingue originarie della Bolivia, il guaraní – scrive Cegna su “Il Finestrino” – conserva una presenza significativa, ma scendendo verso le lingue dei popoli numericamente più piccoli la distanza diventa enorme. Tsimane’, weenhayek, mojeño trinitario, yuqui, yaminawa, leco, tapiete, pacahuara, baure, machineri, canichana, moré, cayubaba, guarasu’we: dietro alcuni di questi nomi le persone che dichiarano la lingua come propria si contano ormai solamente nelle centinaia, nelle decine o addirittura nelle singole unità”. L’intervista di Radio Onda d’Urto ad Andrea Cegna, realizzata nella mattinata di mercoledì 2 settembre 2026 su Cuba, Messico e Bolivia. Ascolta o scarica.  
September 2, 2026
Radio Onda d`Urto
SIRIA: L’INTEGRAZIONE DELLE SDF “È L’ALTERNATIVA AL GENOCIDIO DEI CURDI SIRIANI. ORA DECISIVA LA LOTTA POLITICA”
Le Forze democratiche siriane (Sdf) hanno annunciato la completa integrazione nell’esercito siriano. Dal palazzo presidenziale di Damasco, il comandante in capo delle Sdf, Mazlum Abdi, ha confermato così l’implementazione di uno dei punti centrali dell’accordo siglato il 29 gennaio 2026, dopo alcune settimane di scontri armati, dal governo di transizione siriano retto dall'”ex”-jihadista Ahmed al-Sharaa e dall’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est. Prosegue anche l’integrazione nello stato siriano delle istituzioni politiche del Rojava. Sul piano militare, i combattenti delle forze militari del confederalismo democratico entreranno nell’esercito siriano “in blocco”, formeranno quattro brigate incaricate di difendere le aree a maggioranza curda, cioè il Rojava, e manterranno la propria catena di comando. Sul piano politico, Mazlum Abdi è stato nominato da al-Sharaa “consigliere presidenziale per gli affari curdi”, mentre Ilham Ahmed, di fatto la co-ministra degli esteri dell’Amministrazione autonoma a guida curda, avrà un ruolo nel comitato che elaborerà la nuova costituzione siriana. “I curdi, in Siria, non sono più un blocco politico marginale, l’integrazione apre alla possibilità (ovviamente sarà una lotta dura) di diventare un attore politico attivo su tutto il territorio siriano, con i propri partiti, le proprie associazioni e la propria proposta ideologica”, commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Mattia Berera, esponente dell’Accademia della modernità democratica. “Questo processo di integrazione, gemello del processo di integrazione in Turchia con lo scioglimento del Pkk, va visto, dal punto di vista storico, come una necessità“, aggiunge Berera. “Oggi – spiega l’esponente di Adm – la ristrutturazione del Medio Oriente portata avanti dagli Usa e dalle forze della Nato ha messo in chiaro che combatterà con qualsiasi mezzo necessario i soggetti politici non-statali armati. Le potenze regionali e mondiali sono disposte ad arrivare al genocidio. La scelta per le Sdf, quindi, era tra il martirio del proprio popolo, opzione possibile dal momento che questo era pronto a combattere fino all’ultima goccia di sangue, e quello che invece è accaduto con la resistenza armata sul terreno e con l’intervento di Abdullah Öcalan dall’isola di Imrali. Il leader del movimento curdo ha detto ad Ankara che se non fosse stata interrotta la linea del genocidio del popolo curdo in Siria sarebbe saltato il processo di pace in Turchia”. Il processo di integrazione non riguarda solo le Sdf. Sempre per quanto riguarda il piano militare, sembrerebbe ancora oggetto di negoziati il futuro delle Ypj, le Unità di protezione delle donne, struttura autonoma rispetto alle Sdf e invisa al governo islamista di al-Sharaa. Secondo alcune indiscrezioni, 1.500 combattenti donne dovrebbero essere integrate nell’esercito siriano come unità speciale anti-terrorismo operativa nelle aree a maggioranza curda. Nelle trattative tra Damasco e Daanes è stato poi stabilito che i funzionari pubblici del Rojava manterranno i loro posti nelle strutture burocratiche e amministrative. Il loro stipendio, però, sarà ora pagato dal governo centrale. Un decreto presidenziale di al-Sharaa, infine, ha riconosciuto il curdo come una delle lingue ufficiali dello stato siriano e il Newroz (capodanno curdo e persiano) come festa nazionale siriana. Questi aspetti, però, sono assenti, al momento, dalla bozza di nuova costituzione dello stato siriano. Il ruolo istituzionale affidato a Ilham Ahmed dovrebbe servire da contrappeso proprio in questo senso. In ogni caso, l’accordo rappresenta una mediazione che, in quanto tale, non accontenta del tutto nessuna delle due parti. Oltre all’autonomia istituzionale e militare, infatti, con questa intesa la rivoluzione confederale del Rojava – che a gennaio ha perso una parte consistente dei territori sotto il proprio controllo – cede il controllo dei giacimenti petroliferi della Siria nordorientale e la gestione dei valichi di frontiera con l’Iraq. “Il movimento curdo afferma che grazie a decenni di guerriglia sulle montagne, di resistenza e lotta in Rojava, l’esistenza del popolo curdo è stata dimostrata e oggi gli stati del Medio Oriente, così come le potenze internazionali, devono fare i conti col fatto che il popolo curdo ha le sue forme politiche e la sua volontà”, continua Mattia Berera su Radio Onda d’Urto. “Lo stesso movimento di liberazione curdo – spiega il nostro ospite – si rende conto che oggi non può andare più in là di così con la lotta armata, che non riesce a costruire il socialismo con la guerra di guerriglia e decide, in questa fase, di adottare altri metodi, quelli che Ocalan chiama ‘politica democratica’, facendo esplicito riferimento a scioperi, mobilitazioni di massa e lotta culturale, non solo alla politica parlamentare”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, esponente dell’Accademia della Modernità Democratica. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
GAZA, CISGIORDANIA OCCUPATA, LIBANO: L’AGGRESSIONE ISRAELIANA NON SI FERMA
Pesante aggressione israeliana, dal cielo e con l’artiglieria di terra, contro Gaza. Sono almeno 8 le persone uccise dalla mezzanotte, a cui si aggiungono 10 pescatori, lievemente feriti e poi rapiti in mare per aver cercato di fare il proprio lavoro: pescare nelle acque della Striscia. Si segnalano anche scontri sul terreno: Hamas ha individuato nella parte occidentale di Gaza City un gruppo di miliziani palestinesi al soldo di Tel Aviv. A sostegno dei propri mercenari – reclutati tra gang e clan locali – sono poi intervenuti droni e caccia israeliani. Quando manca un mese al terzo anniversario dall’inizio del genocidio israeliano, le vittime palestinesi accertate sono ormai quasi 73.500, con circa 175mila feriti mentre l’intera popolazione di Gaza, circa 2 milioni di persone, è costretta a vivere in tende logore, quando non completamente distrutte, senza servizi essenziali e senza un accesso stabile agli aiuti. Da Gaza alla Cisgiordania Occupata: almeno 3 i feriti, tra cui un bambino di 10 anni, negli attacchi dei coloni israeliani avvenuti tra Ramallah e Nablus. A Beita, nella zona di Nablus, gli stessi coloni hanno tentato di dare fuoco a una moschea. Dopo non essere riusciti a sfondare le porte della moschea Nur al-Din Zanki, hanno incendiato alcuni locali adiacenti e lasciato sui muri slogan razzisti. Il tutto, a poca distanza, sotto la protezione dell’esercito di occupazione israeliano. Un esercito che, nel frattempo, ha sequestrato altri 40 ettari circa di terra palestinese nei pressi di Gerusalemme, dichiarandoli “proprietà statale” e procedendo così di fatto all’esproprio, senza alcun diritto né compensazione per la popolazione palestinese. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Michele Giorgio, direttore di Pagine Esteri, corrispondente da Gerusalemme per Il Manifesto e nostro collaboratore. Ascolta o scarica. Intanto, sul tema dei coloni e delle violenze in Cisgiordania, interviene timidamente anche l’Unione europea: “I video che provengono dalla Cisgiordania sono inquietanti, tutti gli Stati membri li hanno condannati. Ci sono Paesi che hanno chiesto il blocco del commercio con i territori occupati, ma non abbiamo ancora una proposta dalla Commissione e non tutti i Paesi sono d’accordo”. Sono le parole dell’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri, Kaja Kallas, arrivando al Consiglio Difesa, chiamato ancora una volta a discutere della violenza dei coloni. Dalla Palestina al Libano: il terzo round di colloqui tra i due governi, senza Hezbollah, previsto inizialmente per l’inizio di settembre a Roma, è stato rinviato a metà mese. A imporre il rinvio, l’opposizione di Tel Aviv, che punta sostanzialmente non a un accordo, ma alla resa totale del fragile governo di Beirut. Intanto, fino a venerdì 4 settembre, in Libano c’è una delegazione di Alleanza Verdi e Sinistra e AssoPace Palestina, guidata dall’eurodeputata Benedetta Scuderi e da Luisa Morgantini, per la missione “Occhi in Libano”. Previsti incontri in diverse aree del Paese, mentre la guerra imposta da Netanyahu e Trump non dà tregua e i raid israeliani, soprattutto nel sud del Libano, continuano praticamente ogni giorno. Dalla missione in Libano, sentiamo l’europarlamentare di Avs Benedetta Scuderi. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
SERBIA: LA MORTE DI MLADIĆ RAFFORZA I NAZIONALISMI IN VISTA DELLE ELEZIONI PARLAMENTARI. L’ANALISI DI GIORGIO FRUSCIONE
Lo scorso giovedì è morto all’Aja all’età di 84 anni Ratko Mladić. L’ex generale delle truppe serbo bosniache era stato condannato in via definitiva nel 2017 dal Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia all’ergastolo. È stato giudicato colpevole di crimini contro l’umanità, genocidio e crimini di guerra commessi nel conflitto in Bosnia Erzegovina degli anni 90. Ha fatto il giro del mondo l’annuncio del Ministro della giustizia serbo Nenad Vujic che ha dichiarato di voler organizzare per Mladić i funerali di Stato. Non è convinto che questi si terranno Giorgio Fruscione, ricercatore dell’ISPI, che ai nostri microfoni ha dichiarato che senza “azzardare scommesse, non sono convinto che alla fine si terranno i funerali con le massime onorificenze. Questo perché è stato annunciato dal Ministro della giustizia e non dal Presidente Aleksandar Vučić, che è l’unica persona che decide qualsiasi cosa in Serbia”. L’annuncio del Ministro della giustizia non è ancora realtà quindi, anche perché la salma di Mladić è ancora in Olanda, all’Aja, dove un’inchiesta è stata aperta, come previsto dal protocollo standard del Tribunale delle Nazioni Unite per l’ex Jugoslavia. La procedura prevede l’accertamento delle circostanze del decesso e si basa sulle ultime ore di vita dell’ex generale nella struttura detentiva del Meccanismo internazionale residuo per i tribunali penali. Intanto però si sono scatenati gli ultra nazionalisti, tra gli hooligans della Stella Rossa Belgrado, ai gruppi e partiti della destra, che hanno già iniziato il proprio processo di martirizzazione di Mladić. Con Giorgio Fruscione abbiamo cercato di capire proprio come il governo sta strumentalizzando la morte di Mladić per sopire i malumori interni alla Serbia, in particolare quelli che si protraggono dal primo novembre 2024 e che chiedono tra l’altro le dimissioni di Aleksandar Vučić. Il Presidente della Repubblica, a livello interno, sta anche preparando le elezioni elezioni parlamentari, anticipate a ottobre prossimo.  Non di secondaria importanza sono anche le relazioni ambigue che il paese balcanico sta continuando ad avere con l’Unione Europea. Vučić “ha di fatto accantonato il processo di integrazione nell’Unione poiché probabilmente gli fa più gioco rimanere un paese candidato” continua Fruscione. Questo nonostante “le critiche da parte di Bruxelles negli ultimi due anni si siano fatte più decise, più veementi, più costanti”. L’intervista a Giorgio Fruscione, ricercatore dell’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Ascolta o scarica
August 31, 2026
Radio Onda d`Urto
LIBANO: NEL SUD CONTINUA L’AGGRESSIONE ISRAELIANA. VILLAGGI DISTRUTTI E ULIVETI IN FIAMME
In Libano continua l’aggressione israeliana nonostante l’accordo quadro firmato a Washington lo scorso 26 giugno, primo accordo diretto tra i due paesi in quarant’anni, che avrebbe dovuto per porre fine alle ostilità. Bombardamenti, droni e artiglieria colpiscono quotidianamente diverse aree. Nella notte tra il 30 e il 31 agosto attacchi con artiglieria pesante hanno colpito le località meridionali di Mansouri e Beit al-Sayyad. Gli incendi scoppiati a seguito dell’aggressione hanno raggiunto le abitazioni e si sono espansi nelle zone coltivate, causando danni agli uliveti: “gli uliveti libanesi sono un po’ come i nostri  in Puglia, sono secolari e rappresentano una fonte di ricchezza per gran parte delle comunità del sud. Ultimamente gli israeliani non si limitano a bruciarli, ma dove riescono li rubano per quanto può sembrare assurdo. Scavano, li rubano e se li portano oltre confine” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista Mauro Pompili, in collegamento da Beirut. Nel resto del Paese, e soprattutto a Beirut, la vita quotidiana appare invece relativamente normale. Resta però irrisolta la questione degli sfollati e della ricostruzione delle aree più colpite. Molti abitanti del Sud continuano a voler tornare nelle proprie terre, nonostante la distruzione delle abitazioni: “per i libanesi del Sud quella terra è la loro terra e non se ne andranno mai” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il giornalista Mauro Pompili. Ascolta o scarica.
August 31, 2026
Radio Onda d`Urto
UCRAINA – RUSSIA: NUOVI ATTACCHI E NESSUNA SVOLTA NEI NEGOZIATI
Nella notte le forze militari ucraine hanno attaccato la raffineria di petrolio di Yaroslavl, in Russia, a circa mille chilometri dal fronte: all’interno dell’impianto, una delle più grandi raffinerie del Paese e parte della società pubblica Slavneft, è stato registrato un incendio. Un attacco di droni è invece avvenuto questa mattina a Kherson, provocando un morto, poche ore dopo che le autorità avevano esortato i residenti a lasciare la città poiché l’intensificarsi degli attacchi russi sulla città ucraina meridionale rischia di interrompere le forniture di energia elettrica in vista del lungo inverno Sul fronte dei negoziati, invece, non ci sono novità significative. Le tensioni tra Mosca e i governi occidentali si sono intensificate anche sul fronte delle sanzioni e della cosiddetta flotta ombra russa, mentre il Cremlino ha minacciato ritorsioni contro eventuali azioni occidentali contro le proprie navi. Mentre Vladimir Putin, ritiene che gli Stati Uniti si siano indeboliti a causa della guerra contro l’Iran: è quanto emerge da una valutazione riservata del Cremlino, riportata dal Washington Post, che ha preceduto il viaggio segreto a Mosca del direttore della Cia, John Ratcliffe, avvenuto questa settimana. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’intervento di Fulvio Scaglione, giornalista esperto di Russia ed Est Europa e direttore di Inside Over. Ascolta o scarica.
August 28, 2026
Radio Onda d`Urto
PALESTINA: NELLA CISGIORDANIA OCCUPATA CONTINUANO VIOLENZE E DEMOLIZIONI. IL PUNTO CON ELIANA RIVA
In Palestina proseguono genocidio, pulizia etnica e occupazione per mano israeliana. Ieri sera due palestinesi sono rimasti feriti, a Gerusalemme, in seguito a colpi d’arma da fuoco sparati dall’esercito israeliano a Beit ‘Anan. Sempre ieri sera, ma vicino a Hebron, in Cisgiordania, due donne e una giovane di 14 anni sono state ferite da spari dei militari di Tel Aviv. Questa mattina, invece, coloni fascisti israeliani hanno issato bandiere dello stato di Israele nella zona di Esh Ghurab, nel governatorato di Betlemme. Le autorità israeliane, intanto, hanno emesso un’ordinanza di demolizione e sequestro nei confronti di un’abitazione palestinese nel villaggio di Kafr Ni’ma, a ovest di Ramallah. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto gli aggiornamenti con Eliana Riva, caporedattrice di Pagine Esteri e collaboratrice del quotidiano Il Manifesto. Ascolta o scarica.
August 27, 2026
Radio Onda d`Urto
CUBA: ACQUA, MEDICINALI, CARBURANTE, ENERGIA ELETTRICA. IL PESO DEL BLOQUEO SULLA VITA QUOTIDIANA
A Cuba la crisi economica e sociale ha raggiunto livelli sempre più drammatici. La carenza di carburante, energia elettrica, acqua, medicinali e generi alimentari sta mettendo sotto pressione i servizi essenziali e colpendo in modo particolare le fasce più fragili della popolazione, dai bambini agli anziani, fino ai pazienti ricoverati negli ospedali. Uno degli aspetti più evidenti della crisi riguarda la disponibilità di carburante e, di conseguenza, la produzione e la distribuzione dell’energia elettrica. Le interruzioni della corrente possono protrarsi per molte ore e, in alcune zone, arrivare a durare diversi giorni. Senza carburante diventa più difficile garantire il trasporto delle persone e delle merci, mantenere operativi gli ospedali, distribuire l’acqua e assicurare il funzionamento delle scuole. “La situazione nel Paese è al momento precipitata rispetto agli ultimi mesi” ha raccontato ai microfoni di Radio Onda d’Urto la reporter Valentina Barile rientrata da poco da Cuba, dove ha seguito la missione umanitaria di AICEC (Agenzia per l’interscambio Culturale ed Economica con Cuba) che ha portato farmaci, latte in polvere per neonati, materiale scolastico e sportivo alle comunità contadine della Sierra Maestra e della Sierra Cristal, alle scuole e agli ospedali rurali dell’Oriente cubano. Ascolta o scarica.
August 26, 2026
Radio Onda d`Urto
NEPAL: DEVASTANTE ALLUVIONE, DECINE DI MORTI E CENTINAIA DI DISPERSI. IL COLLEGAMENTO DA KATHMANDU
È stato il collasso di un ghiacciaio, dovuto alla crisi climatica, a provocare la devastante alluvione che ha colpito l’area tra Tibet e Nepal. Il terremoto di magnitudo 5.2 “è stato causato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle”. C’è ancora incertezza sul numero esatto di vittime e dispersi, ma di certo si tratta di centinaia di morti. 332 quelle accertate finora. Almeno 1300, invece, le persone ancora disperse. Secondo il Nepal Tourism Board, oltre 500 di loro sono turisti stranieri e più di 100 sono cittadini nepalesi. Per la Farnesina sono 90 gli italiani coinvolti. Le operazioni di ricerca e soccorso proseguono. L’allerta però rimane alta, perché un “lago di sbarramento” naturale che si è formato a monte del porto di Gyirong dopo la frana rischierebbe ora di cedere. Di conseguenza, l’acqua lo supererebbe, provocando una nuova piena a valle. Da Kathmandu il collegamento con Navyo Eller, cittadino italiano da 30 anni in Nepal. Ascolta o scarica.
August 26, 2026
Radio Onda d`Urto