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SIRIA: L’INTEGRAZIONE DELLE SDF “È L’ALTERNATIVA AL GENOCIDIO DEI CURDI SIRIANI. ORA DECISIVA LA LOTTA POLITICA”
Le Forze democratiche siriane (Sdf) hanno annunciato la completa integrazione nell’esercito siriano. Dal palazzo presidenziale di Damasco, il comandante in capo delle Sdf, Mazlum Abdi, ha confermato così l’implementazione di uno dei punti centrali dell’accordo siglato il 29 gennaio 2026, dopo alcune settimane di scontri armati, dal governo di transizione siriano retto dall'”ex”-jihadista Ahmed al-Sharaa e dall’Amministrazione autonoma democratica della Siria del nord e dell’est. Prosegue anche l’integrazione nello stato siriano delle istituzioni politiche del Rojava. Sul piano militare, i combattenti delle forze militari del confederalismo democratico entreranno nell’esercito siriano “in blocco”, formeranno quattro brigate incaricate di difendere le aree a maggioranza curda, cioè il Rojava, e manterranno la propria catena di comando. Sul piano politico, Mazlum Abdi è stato nominato da al-Sharaa “consigliere presidenziale per gli affari curdi”, mentre Ilham Ahmed, di fatto la co-ministra degli esteri dell’Amministrazione autonoma a guida curda, avrà un ruolo nel comitato che elaborerà la nuova costituzione siriana. “I curdi, in Siria, non sono più un blocco politico marginale, l’integrazione apre alla possibilità (ovviamente sarà una lotta dura) di diventare un attore politico attivo su tutto il territorio siriano, con i propri partiti, le proprie associazioni e la propria proposta ideologica”, commenta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Mattia Berera, esponente dell’Accademia della modernità democratica. “Questo processo di integrazione, gemello del processo di integrazione in Turchia con lo scioglimento del Pkk, va visto, dal punto di vista storico, come una necessità“, aggiunge Berera. “Oggi – spiega l’esponente di Adm – la ristrutturazione del Medio Oriente portata avanti dagli Usa e dalle forze della Nato ha messo in chiaro che combatterà con qualsiasi mezzo necessario i soggetti politici non-statali armati. Le potenze regionali e mondiali sono disposte ad arrivare al genocidio. La scelta per le Sdf, quindi, era tra il martirio del proprio popolo, opzione possibile dal momento che questo era pronto a combattere fino all’ultima goccia di sangue, e quello che invece è accaduto con la resistenza armata sul terreno e con l’intervento di Abdullah Öcalan dall’isola di Imrali. Il leader del movimento curdo ha detto ad Ankara che se non fosse stata interrotta la linea del genocidio del popolo curdo in Siria sarebbe saltato il processo di pace in Turchia”. Il processo di integrazione non riguarda solo le Sdf. Sempre per quanto riguarda il piano militare, sembrerebbe ancora oggetto di negoziati il futuro delle Ypj, le Unità di protezione delle donne, struttura autonoma rispetto alle Sdf e invisa al governo islamista di al-Sharaa. Secondo alcune indiscrezioni, 1.500 combattenti donne dovrebbero essere integrate nell’esercito siriano come unità speciale anti-terrorismo operativa nelle aree a maggioranza curda. Nelle trattative tra Damasco e Daanes è stato poi stabilito che i funzionari pubblici del Rojava manterranno i loro posti nelle strutture burocratiche e amministrative. Il loro stipendio, però, sarà ora pagato dal governo centrale. Un decreto presidenziale di al-Sharaa, infine, ha riconosciuto il curdo come una delle lingue ufficiali dello stato siriano e il Newroz (capodanno curdo e persiano) come festa nazionale siriana. Questi aspetti, però, sono assenti, al momento, dalla bozza di nuova costituzione dello stato siriano. Il ruolo istituzionale affidato a Ilham Ahmed dovrebbe servire da contrappeso proprio in questo senso. In ogni caso, l’accordo rappresenta una mediazione che, in quanto tale, non accontenta del tutto nessuna delle due parti. Oltre all’autonomia istituzionale e militare, infatti, con questa intesa la rivoluzione confederale del Rojava – che a gennaio ha perso una parte consistente dei territori sotto il proprio controllo – cede il controllo dei giacimenti petroliferi della Siria nordorientale e la gestione dei valichi di frontiera con l’Iraq. “Il movimento curdo afferma che grazie a decenni di guerriglia sulle montagne, di resistenza e lotta in Rojava, l’esistenza del popolo curdo è stata dimostrata e oggi gli stati del Medio Oriente, così come le potenze internazionali, devono fare i conti col fatto che il popolo curdo ha le sue forme politiche e la sua volontà”, continua Mattia Berera su Radio Onda d’Urto. “Lo stesso movimento di liberazione curdo – spiega il nostro ospite – si rende conto che oggi non può andare più in là di così con la lotta armata, che non riesce a costruire il socialismo con la guerra di guerriglia e decide, in questa fase, di adottare altri metodi, quelli che Ocalan chiama ‘politica democratica’, facendo esplicito riferimento a scioperi, mobilitazioni di massa e lotta culturale, non solo alla politica parlamentare”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Mattia Berera, esponente dell’Accademia della Modernità Democratica. Ascolta o scarica.
September 1, 2026
Radio Onda d`Urto
AUDIO DEL DIBATTITO “IL PROCESSO DI PACE IN TURCHIA. PROSPETTIVE E ASPETTATIVE” ALLA FESTA DI RADIO ONDA D’URTO
Lunedì 10 agosto 2026 alla Festa di Radio Onda d’Urto si è tenuto il partecipato dibattito “Il processo di pace in Turchia: prospettive e aspettative”. Secondo l’“Appello per la pace e una società democratica” di Abdullah Öcalan, la società turca dovrebbe avviare un percorso di democratizzazione collettiva. A oltre un anno di distanza, abbiamo ragionato su quali siano le aspettative della società civile e quali le prospettive politiche degli attori coinvolti. Ne abbiamo parlato con İdris Baluken, ex deputato del parlamento turco con l’Hdp; Şerife Ceren Uysal, avvocata del Foro di Istanbul specializzata in diritti umani; Rosida Koyoncu, giornalista, documentarista e attivista per i diritti delle persone LGBTQIA+. A moderare il giornalista e nostro collaboratore, Murat Cinar. Incontro introdotto da Michele Borra della redazione di Radio Onda d’Urto. Durante il dibattito si è anche parlato della legge, approvata poche ore dopo l’appuntamento dal Parlamento turco, che prevede la sospensione temporanea e la possibile archiviazione di procedimenti penali contro i militanti curdi, dentro il processo politico scaturito nel febbraio 2025 dall’appello di Ocalan. La cosiddetta “legge sul rafforzamento della solidarietà nazionale e l’integrazione sociale” è stata approvata durante la notte con 468 voti a favore, 88 contrari e 6 astensioni. Ascolta o scarica l’audio del dibattito.Ascolta o scarica
August 11, 2026
Radio Onda d`Urto
TURCHIA: ŞERIFE CEREN UYSAL, ROSIDA KOYONCU E MURAT CINAR NEGLI STUDI DI RADIO ONDA D’URTO
Si tiene lunedì 10 agosto alle 19.30 presso la Festa di Radio Onda d’Urto il dibattito “Il processo di pace in Turchia: prospettive e aspettative”. Prima del dibattito, Şerife Ceren Uysal (avvocata del Foro di Istanbul specializzata in diritti umani) Rosida Koyoncu (giornalista, documentarista e attivista per i diritti delle persone LGBTQIA+) e il giornalista Murat Cinar che modererà il dibattito sono passati negli studi di Radio Onda d’Urto. All’incontro parteciperà anche İdris Baluken, ex deputato del parlamento turco con l’HDP. Ascolta o scarica
August 10, 2026
Radio Onda d`Urto
L’avvocato Mahmut Şakar: Il progetto di legge nella sua forma attuale è limitato, ma seguiranno ulteriori provvedimenti legislativi
ANKARA – Mahmur Şakar, uno degli avvocati di Abdullah Öcalan, ha affermato che il progetto di legge presentato al parlamento rappresenta un primo passo importante nell’ambito del Processo di pace e società democratica, ma che da solo non sarà sufficiente a risolvere la questione curda. Mahurt Şakar ha dichiarato: “La legge nella sua forma attuale è limitata. A quanto ci risulta non si tratterà di una singola legge, bensì di un processo legislativo. Questo processo richiederà ulteriori provvedimenti legislativi”. Il Processo di pace e società democratica, iniziato con l’Appello del 27 febbraio del Leuder del popolo curdo Abdullah Öcalan è entrato nella fase legislativa con la presentazione all’ufficio del presidente del parlamento del progetto di legge intitolato “Rafforzamento della solidarietà nazionale e dell’integrazione sociale”. Questa fase cruciale è considerata un passo storico per spostare la questione curda da un quadro basato sul conflitto a uno giuridico. Mahmut Şakar, uno degli avvocati di Abdullah Öcalan, ha affermato che il progetto di legge dovrebbe essere valutato sia dal punto di vista politico che giuridico. Ha dichiarato che la proposta riveste un significato politico nel quadro del “Processo per la pace e la società democratica”, ma che è necessario esaminarne anche il contenuto giuridico e le eventuali lacune. Ha affermato: “Il Processo per la pace e la società democratica è in corso da quasi due anni, in particolare grazie all’impegno profuso dal signor Öcalan. È stato inoltre condotto un intenso processo negoziale per spostare questa questione storica da un terreno di conflitto alla sfera giuridica e politica. Il processo di conflitto è stato in gran parte superato. D’ora in poi vediamo un processo in cui possiamo discutere la questione in un quadro democratico e creare le basi per la sua risoluzione”. Non dimenticare che questo è un primo passo Sottolineando l’importanza del progetto di legge in quanto primo risultato giuridico del processo, Mahmut Şakar ha affermato: «Nel discuterne non dobbiamo dimenticare, come ha affermato il signor Öcalan nel suo ultimo incontro, che questo è un primo passo. Pertanto è importante sottolineare che la legge non è tutto, che questa prima normativa non può soddisfare tutte le esigenze del processo nel suo complesso e che non rappresenta la sua totalità. Il fatto stesso che sia stato compiuto un passo del genere è storico e va valorizzato. Credo che anche il signor Öcalan la veda in questa prospettiva». Processo legislativo Mahmut Şakar ha affermato che il progetto di legge non soddisfa tutte le esigenze del processo di pace e società democratica, ma può essere visto come l’inizio di una soluzione più completa. Ha proseguito: “Fin dall’inizio, come espresso dal signor Öcalan, c’era l’aspettativa di una legge completa. Una ‘Legge sulla Pace’ in grado di affrontare questo periodo di conflitto e le sue conseguenze nella loro interezza era un’esigenza fondamentale. Considerando le aspettative più ampie, la legge nella sua forma attuale è certamente limitata. Per quanto ne sappiamo, non si tratterà di una singola legge, ma piuttosto di un processo legislativo. Questo processo richiederà ulteriori leggi.” E’ preoccupante che l’iniziativa sia in carica al consiglio di sicurezza nazionale Sottolineando che il progetto di legge non equivale a una “Legge sulla Pace”, Mahmut Şakar ha affermato: «Affinché questa legge diventi effettivamente legge ed entri in vigore, è necessaria l’approvazione del Consiglio di Sicurezza Nazionale (MGK). C’è anche la questione della verifica e della conferma. Nel contesto della questione curda, prima che siano state stabilite garanzie legali, rendere il processo dipendente dalla verifica e dalla conferma e affidare l’iniziativa al Consiglio di Sicurezza Nazionale è motivo di preoccupazione. Ciò potrebbe anche prolungare il processo». La mancata inclusione del sig Öcalan dall’ambito di applicazione della legge è una lacune fondamentale Mahmut ha affermato che la mancanza di inclusività nella bozza di legge rappresenta una delle sue principali lacune e ha aggiunto: “Il fatto che il signor Öcalan non sia stato incluso nell’ambito di applicazione di questa legge e che non sia stata presa alcuna decisione in merito al suo status dovrebbe essere tra i principali punti di critica al provvedimento. Questa critica deve essere espressa. Il signor Öcalan ha portato avanti questo processo con grande impegno, contribuendo a trovare soluzioni nei momenti più critici. Tuttavia, nonostante i diversi approcci del governo e la diffidenza diffusa nella società curda, il processo di pace e società democratica ha ottenuto un certo grado di accettazione grazie alla fiducia riposta nel signor Öcalan. Pertanto, la posizione del signor Öcalan riveste un’importanza strategica per accrescere la fiducia nel processo e garantire che possa effettivamente progredire.” Il diritto alla speranza può essere attuato senza bisogno di una nuova normativa Riferendosi alle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) del 2014 sulla violazione del divieto di tortura in relazione all’ergastolo aggravato,ha affermato che la Turchia potrebbe attuare la sentenza sul “diritto alla speranza” senza bisogno di una nuova modifica legislativa. Mahmu ha dichiarato: “Con una sentenza internazionale di questo tipo in vigore, la Turchia ha ampi margini di manovra per attuarla. Se avesse voluto, avrebbe potuto facilmente includerla anche nell’ambito di applicazione di questa legge. Da questo punto di vista, la posizione del signor Öcalan avrebbe dovuto essere sottolineata più chiaramente e il suo status in relazione al processo di pace avrebbe dovuto essere chiarito”. I suoi punti deboli non ne diminuiscono l’importanza Mahmut Şakar ha affermato di considerare il regolamento come il primo passo di un processo storico aggiungendo: “Questo è il primo passo di un processo storico molto importante. Sebbene presenti delle debolezze, ciò non diminuisce l’importanza di questo primo passo. Naturalmente, avremmo preferito un regolamento più solido e completo. Tuttavia, credo che nella sua forma attuale, rappresenti comunque un quadro giuridico e una bozza che può essere migliorata”. Ha sottolineato che la risoluzione della questione curda non sarebbe possibile attraverso una singola legge, affermando che richiede anche una lotta democratica. Indicando i passi che possono essere compiuti nell’ambito del quadro giuridico esistente, ha dichiarato: “Non c’è bisogno di una nuova legge per attuare le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo o della Corte costituzionale. È chiaro che si possono compiere passi in grado di infondere speranza nella società attraverso l’attuazione di queste sentenze. Esistono già sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo sia sulla questione del ‘diritto alla speranza’ del signor Öcalan, sia sui numerosi politici curdi attualmente incarcerati. Non c’è bisogno di una legge separata per questo; si tratta di sentenze già vincolanti nell’ambito del quadro giuridico vigente. Pertanto, questi erano passi concreti che avrebbero potuto essere compiuti anche al di fuori dell’ambito di questa legge. Oltre a ciò, è necessario introdurre normative riguardanti i diritti fondamentali della società curda e rimuovere gli ostacoli esistenti. Possiamo definire tutto ciò come qualcosa che richiede sia una lotta politica che legale”. Aumenteranno le opportunità di lotta Mahmut Shakar ha affermato che, se la proposta di legge verrà attuata, le opportunità per la politica democratica si amplieranno e che una maggiore partecipazione alla vita politica democratica creerà anche maggiori opportunità per promuovere riforme politiche e legali volte a risolvere la questione curda. Ha proseguito: “Con questa legge, l’ampliamento delle opportunità di partecipazione alla politica democratica, il rilascio dei detenuti e la creazione di un ambiente in cui le persone che vivono in esilio in diversi paesi possano tornare, credo, creeranno condizioni più adatte e favorevoli per le lotte relative ai diritti fondamentali del popolo curdo. Maggiori opportunità di partecipazione alla politica democratica, che essenzialmente significano maggiori opportunità di azione politica, aumenteranno anche le possibilità che queste richieste vengano espresse con maggiore forza e accolte”. MA / Sema Bingöl               L'articolo L’avvocato Mahmut Şakar: Il progetto di legge nella sua forma attuale è limitato, ma seguiranno ulteriori provvedimenti legislativi proviene da Retekurdistan.it.
August 9, 2026
Retekurdistan.it
Inizia la seconda fase del processo
L’adozione della “legge quadro” da parte del Parlamento costituirà il primo passo giuridico compiuto dallo Stato e dal governo, segnando l’inizio della seconda fase del processo di pace e società democratica. “Tuttavia prima di iniziare a scrivere, ho seguito le notizie e ho appreso che il progetto di legge verrà votato in parlamento lunedì. Si spera che non venga rinviato ulteriormente e che, come previsto, la legge quadro venga approvata lo stesso giorno. Ciò porrebbe finalmente fine alla tesa attesa che si respira nella società. Dopotutto, la data è già stata modificata e rinviata almeno tre volte.” Come si può notare l’iter legislativo si è svolto in un clima di notevole tensione e difficoltà. Indubbiamente ciò deriva dalla mentalità e dall’approccio dello Stato e del governo. Queste forze non affrontano il processo nell’ottica di democratizzare la Turchia e risolvere la questione curda. La loro mentalità e le loro politiche di fondo rimangono incentrate sull’eliminazione del PKK e sul mantenimento di un approccio anti-curdo. Esprimono questo atteggiamento attraverso lo slogan “Una Turchia senza terrorismo”. Continuano a descrivere il PKK come un’”organizzazione terroristica” e parlano solo della sua “liquidazione”. In altre parole, mantengono lo stesso linguaggio che ha caratterizzato il periodo di guerra. Questo continua ad alimentare la sfiducia da parte curda, che cerca sinceramente la pace e una soluzione. Per questo motivo, sebbene la legge sia stata oggetto di discussione per lungo tempo, nessuno ne conosce il contenuto effettivo. Tutto si è svolto nel più assoluto riserbo, con estrema cautela. Eppure, questioni cruciali come la democratizzazione e la questione curda non possono essere affrontate in questo modo. Come si è visto questo approccio ha ripetutamente generato crisi, ognuna delle quali è stata risolta con una visita a Imralı e con la richiesta al leader curdo Abdullah Öcalan di trovare una soluzione. Chiaramente l’ultima visita a Imralı, il 2 agosto, si è svolta in quest’ottica a seguito della quale la delegazione del Partito DEM a Imralı ha annunciato che “era stato raggiunto un accordo”. Secondo tale annuncio, la legge sarebbe dovuta essere approvata dal Parlamento giovedì. La legge quadro, descritta come una normativa specifica riguardante il PKK, darebbe quindi inizio alla seconda fase del Processo di pace e società democratica. Come è noto il processo è iniziato con l’”Appello per la pace e una società democratica” del leader curdo Abdullah Öcalan, il 27 febbraio 2025. Tale dichiarazione ha definito il processo. Una spiegazione più ampia è stata poi fornita nel manifesto per la pace e la società democratica, pubblicato con il titolo “Manifesto per una società comunitaria democratica”. Naturalmente, importanti discussioni si erano già svolte dall’ottobre 2024 in preparazione dell’appello del 27 febbraio. Il 22 ottobre 2024 il leader dell’MHP, Devlet Bahçeli, chiese dal Parlamento ad Abdullah Öcalan di “sciogliere l’organizzazione e presentarsi davanti al gruppo parlamentare del Partito DEM”. Il giorno seguente, dopo aver incontrato suo nipote, Ömer Öcalan, quest’ultimo dichiarò di essere pronto a “spostare la questione dalla base della violenza al terreno della politica e del diritto” e di avere la capacità di farlo. In seguito, all’ex delegazione di Imralı del processo di pace del 2013 – Sırrı Süreyya Önder e Pervin Buldan – fu nuovamente permesso di far visita a Öcalan, aprendo la strada alla dichiarazione del 27 febbraio 2025. È quindi chiaro che Abdullah Öcalan ha avviato il processo con il suo Appello per la pace e una società democratica del 27 febbraio 2025. Successivamente Öcalan e la parte curda hanno intrapreso numerose azioni unilaterali che hanno fatto progredire la prima fase del processo. Tra il 5 e il 7 maggio 2025, il PKK ha tenuto il suo XII Congresso e in linea con l’appello di Öcalan, ha deciso di sciogliere l’organizzazione e porre fine alla sua strategia di lotta armata. L’11 luglio 2025, un gruppo di 30 guerriglieri guidati dalla co-presidente del Consiglio esecutivo del KCK, Besê Hozat, hanno bruciato pubblicamente le proprie armi. Il PKK ha inoltre riorganizzato le proprie posizioni nelle aree lungo il confine dove erano possibili scontri e ha ritirato le forze dalla Turchia che presentavano un rischio di confronto armato. Questi sviluppi hanno rivestito un’importanza storica e in precedenza erano stati quasi inimmaginabili. Attraverso questi passi, la parte curda ha dimostrato il proprio impegno per la pace e la democratizzazione dichiarando il completamento della prima fase del processo. Dall’inizio del 2026 si è sostenuto che il processo dovesse passare alla seconda fase, consistente in misure legali e politiche. Naturalmente ci si aspettava che fossero lo Stato e il governo dell’AKP ad adottare tali misure politiche e legali. Durante la prima fase, lo Stato e il governo si sono limitati a istituire una commissione parlamentare e a sovrintendere alla redazione di una relazione. Tale relazione raccomandava l’adozione di provvedimenti legislativi da parte dello Stato e del governo. Tuttavia dall’inizio del 2026, il governo dell’AKP ha a lungo insistito nel non intraprendere tali azioni legali. Né ha risposto in modo adeguato alla proposta di Öcalan avanzata già dai primi di febbraio, secondo cui “se il sistema giudiziario non può agire, la politica dovrebbe assumersi la responsabilità e prendere una decisione”. Gli sviluppi del più ampio conflitto regionale – la cosiddetta terza guerra mondiale – e in particolare l’andamento del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele hanno giocato un ruolo importante. Il governo dell’AKP attendeva un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti che potesse creare opportunità per sé stesso. Sperava inoltre che il vertice della NATO potesse indicare una via d’uscita. Quando queste aspettative non si sono concretizzate, ha infine deciso di procedere con la legge quadro per affrontare quelle che considerava le preoccupazioni esistenziali per la sicurezza della Turchia. Ora se la legge “fondamentale” o “quadro di riferimento” concordata a Imralı verrà approvata dal Parlamento, rappresenterà il primo passo legislativo compiuto dallo Stato e dal governo dando così inizio alla seconda fase del processo di pace e di integrazione democratica. Naturalmente questa legge da sola non risolverà tutti i problemi e saranno necessari ulteriori provvedimenti legislativi relativi al processo. Questa legge creerà semplicemente le condizioni giuridiche necessarie affinché il PKK, ormai sciolto, possa attuare concretamente la sua decisione. Ad esempio dovranno essere predisposti accordi legali che consentano agli ex membri del PKK che hanno deposto le armi o distrutto le proprie armi di partecipare alla vita politica democratica. Allo stesso modo la legge antiterrorismo dovrà essere abolita o modificata, il linguaggio bellico sostituito da quello della pace e le istituzioni che hanno esercitato repressione e violenza contro la popolazione, tra cui il JITEM e il sistema delle guardie di villaggio, dovranno essere smantellate. In questo modo si dovrà sviluppare il quadro giuridico definito “leggi sull’integrazione democratica”, ovvero leggi volte a democratizzare la Turchia e a risolvere la questione curda. Bisognerà inoltre garantire la piena libertà di pensiero, di espressione e di organizzazione. Nonostante tutto ciò, l’approvazione della legge quadro rimane, come ha affermato Öcalan, un passo di importanza storica. Ha espresso il significato di questo primo passo con le parole: “Un viaggio di mille chilometri inizia con un singolo passo”. In altre parole la strada intrapresa è estremamente lunga e può essere percorsa solo passo dopo passo. Il punto è che la democratizzazione della Turchia, fondata sulla libertà curda, richiede un impegno a lungo termine e rappresenta un’impresa storica. Questo percorso è stato definito “Integrazione Democratica”. Allo stesso tempo i suoi potenziali benefici sono stati ripetutamente evidenziati. Sono stati compiuti passi che pochi avrebbero potuto immaginare in precedenza, unilateralmente e con grande determinazione nel tentativo di superare il clima di sfiducia. Durante tutto il processo è stato costantemente sottolineato un ulteriore punto: che si tratta di un processo di lotta e che può avere successo solo attraverso la lotta sociale. Ora questa lotta sociale deve essere sviluppata in modo più organizzato ed efficace. Invece di adagiarsi sugli allori a causa della legge, il compito è quello di mobilitarsi per garantire che i prossimi passi vengano compiuti con successo. Chiaramente, la natura del percorso che ci attende è stata sottolineata da tempo.   Fuat Ali Riza Fonte: Yeni Ozgur politika Foto: Erkan GÜLBAHÇE
August 9, 2026
UIKI ONLUS
Inizia la seconda fase del processo
L’adozione della “legge quadro” da parte del Parlamento costituirà il primo passo giuridico compiuto dallo Stato e dal governo, segnando l’inizio della seconda fase del processo di pace e società democratica. “Tuttavia prima di iniziare a scrivere, ho seguito le notizie e ho appreso che il progetto di legge verrà votato in parlamento lunedì. Si spera che non venga rinviato ulteriormente e che, come previsto, la legge quadro venga approvata lo stesso giorno. Ciò porrebbe finalmente fine alla tesa attesa che si respira nella società. Dopotutto, la data è già stata modificata e rinviata almeno tre volte.” Come si può notare l’iter legislativo si è svolto in un clima di notevole tensione e difficoltà. Indubbiamente ciò deriva dalla mentalità e dall’approccio dello Stato e del governo. Queste forze non affrontano il processo nell’ottica di democratizzare la Turchia e risolvere la questione curda. La loro mentalità e le loro politiche di fondo rimangono incentrate sull’eliminazione del PKK e sul mantenimento di un approccio anti-curdo. Esprimono questo atteggiamento attraverso lo slogan “Una Turchia senza terrorismo”. Continuano a descrivere il PKK come un'”organizzazione terroristica” e parlano solo della sua “liquidazione”. In altre parole, mantengono lo stesso linguaggio che ha caratterizzato il periodo di guerra. Questo continua ad alimentare la sfiducia da parte curda, che cerca sinceramente la pace e una soluzione. Per questo motivo, sebbene la legge sia stata oggetto di discussione per lungo tempo, nessuno ne conosce il contenuto effettivo. Tutto si è svolto nel più assoluto riserbo, con estrema cautela. Eppure, questioni cruciali come la democratizzazione e la questione curda non possono essere affrontate in questo modo. Come si è visto questo approccio ha ripetutamente generato crisi, ognuna delle quali è stata risolta con una visita a Imralı e con la richiesta al leader curdo Abdullah Öcalan di trovare una soluzione. Chiaramente l’ultima visita a Imralı, il 2 agosto, si è svolta in quest’ottica a seguito della quale la delegazione del Partito DEM a Imralı ha annunciato che “era stato raggiunto un accordo”. Secondo tale annuncio, la legge sarebbe dovuta essere approvata dal Parlamento giovedì. La legge quadro, descritta come una normativa specifica riguardante il PKK, darebbe quindi inizio alla seconda fase del Processo di pace e società democratica. Come è noto il processo è iniziato con l'”Appello per la pace e una società democratica” del leader curdo Abdullah Öcalan, il 27 febbraio 2025. Tale dichiarazione ha definito il processo. Una spiegazione più ampia è stata poi fornita nel manifesto per la pace e la società democratica, pubblicato con il titolo “Manifesto per una società comunitaria democratica”. Naturalmente, importanti discussioni si erano già svolte dall’ottobre 2024 in preparazione dell’appello del 27 febbraio. Il 22 ottobre 2024 il leader dell’MHP, Devlet Bahçeli, chiese dal Parlamento ad Abdullah Öcalan di “sciogliere l’organizzazione e presentarsi davanti al gruppo parlamentare del Partito DEM”. Il giorno seguente, dopo aver incontrato suo nipote, Ömer Öcalan, quest’ultimo dichiarò di essere pronto a “spostare la questione dalla base della violenza al terreno della politica e del diritto” e di avere la capacità di farlo. In seguito, all’ex delegazione di Imralı del processo di pace del 2013 – Sırrı Süreyya Önder e Pervin Buldan – fu nuovamente permesso di far visita a Öcalan, aprendo la strada alla dichiarazione del 27 febbraio 2025. È quindi chiaro che Abdullah Öcalan ha avviato il processo con il suo Appello per la pace e una società democratica del 27 febbraio 2025. Successivamente Öcalan e la parte curda hanno intrapreso numerose azioni unilaterali che hanno fatto progredire la prima fase del processo. Tra il 5 e il 7 maggio 2025, il PKK ha tenuto il suo XII Congresso e in linea con l’appello di Öcalan, ha deciso di sciogliere l’organizzazione e porre fine alla sua strategia di lotta armata. L’11 luglio 2025, un gruppo di 30 guerriglieri guidati dalla co-presidente del Consiglio esecutivo del KCK, Besê Hozat, hanno bruciato pubblicamente le proprie armi. Il PKK ha inoltre riorganizzato le proprie posizioni nelle aree lungo il confine dove erano possibili scontri e ha ritirato le forze dalla Turchia che presentavano un rischio di confronto armato. Questi sviluppi hanno rivestito un’importanza storica e in precedenza erano stati quasi inimmaginabili. Attraverso questi passi, la parte curda ha dimostrato il proprio impegno per la pace e la democratizzazione dichiarando il completamento della prima fase del processo. Dall’inizio del 2026 si è sostenuto che il processo dovesse passare alla seconda fase, consistente in misure legali e politiche. Naturalmente ci si aspettava che fossero lo Stato e il governo dell’AKP ad adottare tali misure politiche e legali. Durante la prima fase, lo Stato e il governo si sono limitati a istituire una commissione parlamentare e a sovrintendere alla redazione di una relazione. Tale relazione raccomandava l’adozione di provvedimenti legislativi da parte dello Stato e del governo. Tuttavia dall’inizio del 2026, il governo dell’AKP ha a lungo insistito nel non intraprendere tali azioni legali. Né ha risposto in modo adeguato alla proposta di Öcalan avanzata già dai primi di febbraio, secondo cui “se il sistema giudiziario non può agire, la politica dovrebbe assumersi la responsabilità e prendere una decisione”. Gli sviluppi del più ampio conflitto regionale – la cosiddetta terza guerra mondiale – e in particolare l’andamento del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele hanno giocato un ruolo importante. Il governo dell’AKP attendeva un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti che potesse creare opportunità per sé stesso. Sperava inoltre che il vertice della NATO potesse indicare una via d’uscita. Quando queste aspettative non si sono concretizzate, ha infine deciso di procedere con la legge quadro per affrontare quelle che considerava le preoccupazioni esistenziali per la sicurezza della Turchia. Ora se la legge “fondamentale” o “quadro di riferimento” concordata a Imralı verrà approvata dal Parlamento, rappresenterà il primo passo legislativo compiuto dallo Stato e dal governo dando così inizio alla seconda fase del processo di pace e di integrazione democratica. Naturalmente questa legge da sola non risolverà tutti i problemi e saranno necessari ulteriori provvedimenti legislativi relativi al processo. Questa legge creerà semplicemente le condizioni giuridiche necessarie affinché il PKK, ormai sciolto, possa attuare concretamente la sua decisione. Ad esempio dovranno essere predisposti accordi legali che consentano agli ex membri del PKK che hanno deposto le armi o distrutto le proprie armi di partecipare alla vita politica democratica. Allo stesso modo la legge antiterrorismo dovrà essere abolita o modificata, il linguaggio bellico sostituito da quello della pace e le istituzioni che hanno esercitato repressione e violenza contro la popolazione, tra cui il JITEM e il sistema delle guardie di villaggio, dovranno essere smantellate. In questo modo si dovrà sviluppare il quadro giuridico definito “leggi sull’integrazione democratica”, ovvero leggi volte a democratizzare la Turchia e a risolvere la questione curda. Bisognerà inoltre garantire la piena libertà di pensiero, di espressione e di organizzazione. Nonostante tutto ciò, l’approvazione della legge quadro rimane, come ha affermato Öcalan, un passo di importanza storica. Ha espresso il significato di questo primo passo con le parole: “Un viaggio di mille chilometri inizia con un singolo passo”. In altre parole la strada intrapresa è estremamente lunga e può essere percorsa solo passo dopo passo. Il punto è che la democratizzazione della Turchia, fondata sulla libertà curda, richiede un impegno a lungo termine e rappresenta un’impresa storica. Questo percorso è stato definito “Integrazione Democratica”. Allo stesso tempo i suoi potenziali benefici sono stati ripetutamente evidenziati. Sono stati compiuti passi che pochi avrebbero potuto immaginare in precedenza, unilateralmente e con grande determinazione nel tentativo di superare il clima di sfiducia. Durante tutto il processo è stato costantemente sottolineato un ulteriore punto: che si tratta di un processo di lotta e che può avere successo solo attraverso la lotta sociale. Ora questa lotta sociale deve essere sviluppata in modo più organizzato ed efficace. Invece di adagiarsi sugli allori a causa della legge, il compito è quello di mobilitarsi per garantire che i prossimi passi vengano compiuti con successo. Chiaramente, la natura del percorso che ci attende è stata sottolineata da tempo.   Fuat Ali Riza Fonte: Yeni Ozgur politika Foto: Erkan GÜLBAHÇE L'articolo Inizia la seconda fase del processo proviene da Retekurdistan.it.
August 9, 2026
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