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Abdullah Öcalan: Le legge negativa deve essere trasformata in legge positiva
Abdullah Öcalan: Ognuno dovrebbe fare la propria parte per garantire l’avvio del processo legale e legislativo, la completa eliminazione del conflitto e delle armi dall’equazione e l’apertura di un capitolo completamente nuovo. In una dichiarazione diffusa tramite la delegazione di İmralı, Abdullah Öcalan ha affermato che all’alleanza curdo-turca devono essere fornite garanzie legali attraverso provvedimenti legislativi e ha aggiunto: “È possibile vivere insieme da pari e in libertà in una repubblica democratica. La legge negativa deve essere trasformata in legge positiva”. I membri della delegazione di İmralı del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (DEM Party), Pervin Buldan, Özgür Faik Erol e Mithat Sancar, hanno rilasciato una dichiarazione scritta in merito al loro incontro di ieri con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Secondo quanto riportato nel comunicato, la riunione, durata cinque ore, ha incluso discussioni sugli sviluppi politici, sul processo in corso, sulla costruzione di una società democratica e su come dovrebbe essere definito il quadro giuridico. Il comunicato recitava: Come delegazione del partito DEM di İmralı, abbiamo tenuto un incontro approfondito con il signor Abdullah Öcalan dopo una lunga pausa. Durante l’incontro, abbiamo discusso in dettaglio degli sviluppi politici nella regione, della costruzione di una società democratica, dello stato attuale del processo di pace e di come dovrebbe essere definito il quadro giuridico. Durante l’incontro, il signor Öcalan ha rilasciato le seguenti dichiarazioni da condividere con l’opinione pubblica: «Restiamo impegnati ad adottare misure in linea con lo spirito dell’appello del 27 febbraio e a risolvere la questione nel quadro della legge di fratellanza.» Siamo sul punto di trasformare in un quadro giuridico la storica alleanza e unità curdo-turca, una realtà storica in Anatolia rimasta inscindibile in ogni periodo critico. La verità che “Se si separa il turco dal curdo, non rimane più alcun curdo; se si separa il curdo dal turco, non rimane più alcun turco, rende necessario sviluppare i principi giuridici di coesistenza e uguaglianza. E’ tempo di cerare una base giuridica È giunto il momento di gettare le basi giuridiche che tengano conto delle sensibilità di tutte le parti. Consapevoli che tracciare pazientemente questo percorso rappresenta un’opportunità storica, dobbiamo abbandonare approcci semplicistici e limitati che non servono al futuro e lavorare insieme per costruire una vita condivisa. Nel quadro delineato nella relazione redatta dalla Commissione per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia della grande assemblea nazionale turca, ognuno deve fare la propria parte per avviare il processo legale e legislativo, eliminare completamente il conflitto e le armi e aprire un capitolo completamente nuovo.   Il futuro condiviso dell’Anatolia L’alleanza curdo-turca è la pietra angolare del futuro condiviso dell’Anatolia. Ogni passo che compiamo deve essere guidato dalla cultura di queste terre. Attraverso misure legislative, è possibile fornire garanzie giuridiche durature a questa alleanza e vivere insieme da pari e in libertà in una repubblica democratica. Il diritto negativo deve essere trasformato in diritto positivo. La storia ci offre l’opportunità di costruire una vita condivisa e di aprire un capitolo completamente nuovo, fondato sull’uguaglianza e sulla giustizia. Credo fermamente che coglieremo insieme questa opportunità. Come delegazione, consideriamo storico l’importante appello del signor Öcalan e ribadiamo ancora una volta la nostra determinazione a proseguire un dialogo costruttivo con tutte le istituzioni competenti, in primis la grande assemblea nazionale turca, per far progredire il processo con un approccio orientato ai risultati e per raggiungere una soluzione duratura basata sul diritto di fratellanza.   Delegazione di İmralı del partito Dem   21 luglio 2026”
July 21, 2026
UIKI ONLUS
Abdullah Öcalan: Ognuno dovrebbe fare la propria parte per garantire l’avvio del processo legale e giudiziario
Abdullah Öcalan: Ognuno dovrebbe fare la propria parte per garantire l’avvio del processo legale e legislativo, la completa eliminazione del conflitto e delle armi dall’equazione e l’apertura di un capitolo completamente nuovo. In una dichiarazione diffusa tramite la delegazione di İmralı, Abdullah Öcalan ha affermato che all’alleanza curdo-turca devono essere fornite garanzie legali attraverso provvedimenti legislativi e ha aggiunto: “È possibile vivere insieme da pari e in libertà in una repubblica democratica. La legge negativa deve essere trasformata in legge positiva”. I membri della delegazione di İmralı del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (DEM Party), Pervin Buldan, Özgür Faik Erol e Mithat Sancar, hanno rilasciato una dichiarazione scritta in merito al loro incontro di ieri con il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan. Secondo quanto riportato nel comunicato, la riunione, durata cinque ore, ha incluso discussioni sugli sviluppi politici, sul processo in corso, sulla costruzione di una società democratica e su come dovrebbe essere definito il quadro giuridico. Il comunicato recitava: Come delegazione del partito DEM di İmralı, abbiamo tenuto un incontro approfondito con il signor Abdullah Öcalan dopo una lunga pausa. Durante l’incontro, abbiamo discusso in dettaglio degli sviluppi politici nella regione, della costruzione di una società democratica, dello stato attuale del processo di pace e di come dovrebbe essere definito il quadro giuridico. Durante l’incontro, il signor Öcalan ha rilasciato le seguenti dichiarazioni da condividere con l’opinione pubblica: «Restiamo impegnati ad adottare misure in linea con lo spirito dell’appello del 27 febbraio e a risolvere la questione nel quadro della legge di fratellanza.» Siamo sul punto di trasformare in un quadro giuridico la storica alleanza e unità curdo-turca, una realtà storica in Anatolia rimasta inscindibile in ogni periodo critico. La verità che “Se si separa il turco dal curdo, non rimane più alcun curdo; se si separa il curdo dal turco, non rimane più alcun turco, rende necessario sviluppare i principi giuridici di coesistenza e uguaglianza. E’ tempo di cerare una base giuridica È giunto il momento di gettare le basi giuridiche che tengano conto delle sensibilità di tutte le parti. Consapevoli che tracciare pazientemente questo percorso rappresenta un’opportunità storica, dobbiamo abbandonare approcci semplicistici e limitati che non servono al futuro e lavorare insieme per costruire una vita condivisa. Nel quadro delineato nella relazione redatta dalla Commissione per la solidarietà, la fratellanza e la democrazia della grande assemblea nazionale turca, ognuno deve fare la propria parte per avviare il processo legale e legislativo, eliminare completamente il conflitto e le armi e aprire un capitolo completamente nuovo. Il futuro condiviso dell’Anatolia L’alleanza curdo-turca è la pietra angolare del futuro condiviso dell’Anatolia. Ogni passo che compiamo deve essere guidato dalla cultura di queste terre. Attraverso misure legislative, è possibile fornire garanzie giuridiche durature a questa alleanza e vivere insieme da pari e in libertà in una repubblica democratica. Il diritto negativo deve essere trasformato in diritto positivo. La storia ci offre l’opportunità di costruire una vita condivisa e di aprire un capitolo completamente nuovo, fondato sull’uguaglianza e sulla giustizia. Credo fermamente che coglieremo insieme questa opportunità. Come delegazione, consideriamo storico l’importante appello del signor Öcalan e ribadiamo ancora una volta la nostra determinazione a proseguire un dialogo costruttivo con tutte le istituzioni competenti, in primis la grande assemblea nazionale turca, per far progredire il processo con un approccio orientato ai risultati e per raggiungere una soluzione duratura basata sul diritto di fratellanza. Delegazione di İmralı del partito Dem 21 luglio 2026” L'articolo Abdullah Öcalan: Ognuno dovrebbe fare la propria parte per garantire l’avvio del processo legale e giudiziario proviene da Retekurdistan.it.
July 21, 2026
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Leadership del movimento: la legge deve tutelare Abdullah Öcalan e l’intero movimento
In una dichiarazione sul processo in corso, la leadership del movimento ha affermato che la legge da emanare dovrebbe includere Abdullah Öcalan e tutti i membri del movimento in modo da consentire la loro partecipazione alla politica democratica. La dirigenza del movimento ha rilasciato una dichiarazione sulla legge quadro attualmente in discussione nell’ambito del Processo di pace e società democratica. Richiamando l’attenzione su notizie e dichiarazioni provenienti da ambienti filogovernativi secondo cui la legge non si applicherebbe al leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, la dirigenza del Movimento ha sottolineato che qualsiasi legge che non preveda la libertà di Abdullah Öcalan equivarrebbe a sabotare il processo. Volontà unilaterale e imposizione La dichiarazione rilasciata a nome della leadership del movimento afferma: “Non è stato consentito alcun incontro con Rêber (leader) Apo negli ultimi due mesi. In un momento in cui è in corso il Processo di pace e società democratica volto a risolvere la questione curda, impedire gli incontri con il capo negoziatore del popolo curdo è difficile da giustificare. Dopo gli incontri con la delegazione dell’AKP e Devlet Bahçeli, la delegazione del partito DEM ha annunciato che era stato raggiunto un accordo sull’emanazione della legge quadro a luglio. Due o tre giorni dopo, è stato anche annunciato che la delegazione del partito DEM avrebbe incontrato Rêber Apo il 23 luglio. Il presidente e diversi funzionari dell’AKP hanno ripetutamente sottolineato l’importanza di questo processo. Il fatto che non sia stato consentito alcun incontro con la parte principale del processo per due mesi dimostra il divario tra retorica e pratica. Se si deve emanare una legge quadro necessaria per una risoluzione, non può essere basata sulla volontà unilaterale e sull’imposizione. Il consenso si raggiunge conciliando le posizioni di tutte le parti. Pertanto occorreccorre tenere conto della bozza di proposta e delle idee presentate da Rêber Apo. Come movimento, abbiamo già presentato pubblicamente le nostre posizioni. Non avevamo intenzione di rilasciare una nuova dichiarazione. Tuttavia a seguito all’incontro tra il partito DEM e l’AKP, sono state espresse nuovamente alcune valutazioni inaccettabili riguardo alla legge quadro. Alcune figure vicine all’AKP hanno affermato che la legge quadro non conterrebbe alcuna disposizione riguardante Rêber Apo e che anche la leadership del movimento ne sarebbe esclusa. Una legge che non garantisca la libertà fisica di Rêber Apo non risolverebbe alcun problema. Al contrario, equivarrebbe a sabotare il processo. Pertanto la libertà di Rêber Apo deve essere garantita per legge. Solo se una legge quadro lo prevede si potranno compiere progressi sulle questioni in discussione. L’attore cemtrale del processo Tutti coloro che desiderano che il processo di pace e di creazione di una società democratica progredisca devono riconoscere che Rêber Apo è l’attore centrale di questo processo, e che tale ruolo può essere sancito solo per legge. È importante che non solo il governo, ma anche tutte le forze politiche di opposizione e le organizzazioni della società civile adottino una posizione positiva sul ruolo di Rêber Apo quale principale interlocutore per il successo del processo. Solo quando queste questioni saranno formalizzate a livello giuridico si potrà raggiungere una soluzione. Se si vuole risolvere un conflitto che dura da 50 anni, portandolo su basi legali e politiche, escludere la leadership del movimento dal contesto politico in cui la democrazia può avere luogo non porterà a una soluzione. Pertanto, la natura della questione richiede l’emanazione di una legge che garantisca la partecipazione alla vita politica democratica dell’intero movimento, dal suo leader ai suoi combattenti, con piena libertà di organizzazione e di espressione. Un approccio che riduce il problema delle armi Non c’è dubbio che si debbano intraprendere azioni immediate per garantire la risoluzione dei problemi. Tuttavia una legge incompleta e lacunosa nell’affrontare la questione produrrà conseguenze indesiderabili. Pertanto il consenso raggiunto attraverso il dialogo con Rêber Apo deve tradursi in una legge che non lasci spazio ad ambiguità. Questa legge riguarda non solo il nostro movimento , ma anche l’intero popolo curdo e gli ambienti democratici della Turchia. Potrà avere successo solo se riceverà il sostegno necessario. Né la Turchia né il nostro popolo possono permettersi un fallimento. È fondamentale che questa legislazione, che costituirà la legge fondamentale per la risoluzione della questione curda, sia ben elaborata, poiché contribuirà a risolvere le sfide interne ed esterne della Turchia. Un approccio che riduca la questione alla sola deposizione delle armi non può certo portare al successo questo processo. La democratizzazione non è l’unica soluzione Porre fine al conflitto e risolvere la questione curda sono questioni di democratizzazione. Se non si vuole insistere sul conflitto, sulla violenza e sulla guerra, la democratizzazione è l’unica via per risolvere il problema. Qualsiasi politica che non dia priorità alla democratizzazione equivale a perpetuare il conflitto e la guerra. Per questo motivo, Rêber Apo insiste su una soluzione basata sulla pace e sulla società democratica, al fine di porre fine a decenni di conflitto. Anche il nostro movimento crede che questa sia l’unica soluzione e lo ha chiaramente dimostrato con la sua posizione. Invito a raccogliere il processo La democratizzazione non può essere lasciata esclusivamente alle iniziative delle organizzazioni e dello Stato. Le istituzioni democratiche e le organizzazioni della società civile devono svolgere un ruolo attivo nel promuovere la democratizzazione. Aspettare che lo Stato intervenga significa non comprendere la storia e le dinamiche della lotta per la democratizzazione. La democratizzazione si realizza attraverso la lotta e attraverso le tensioni con lo Stato. Pertanto, nel processo di pace e di costruzione di una società democratica, è essenziale organizzarsi, costruire strutture sociali democratiche e lottare, senza aspettarsi che sia lo Stato ad agire. A questo proposito, tutti i popoli della Turchia e le forze democratiche devono abbracciare il processo di pace e di costruzione di una società democratica e intensificare la lotta per la democrazia.  
July 20, 2026
UIKI ONLUS
YPJ: Salvaguarderemo le conquiste della Rivoluzione del 19 luglio
Le YPJ hanno affermato che la leadership delle donne è stata la chiave del successo della Rivoluzione del 19 luglio e che le Unità di protezione delle donne hanno costantemente dimostrato il loro ruolo indispensabile e il loro profondo valore sia nella difesa che nella società. Il Comando Generale delle Unità di protezione delle donne (YPJ) ha rilasciato una dichiarazione in occasione del 14° anniversario della Rivoluzione del 19 luglio nel Rojava. La dichiarazione delle YPJ include quanto segue: «La Rivoluzione del Rojava, iniziata il 19 luglio 2012, è stata presentata al mondo come una visione e una convinzione di vita libera. Durante gli anni che sono diventati noti come la Primavera dei Popoli, i regimi autoritari hanno risposto a ogni richiesta di diritti e libertà con repressione e violenza, cercando di sfruttare quei movimenti per i propri interessi.» Nel Rojava, tuttavia, le popolazioni della regione hanno compiuto una scelta che ha cambiato il loro destino. Ogni rivoluzione rivela la sua vera natura nel corso del suo svolgimento; una rivoluzione non è qualcosa che inizia da zero né qualcosa che finisce, bensì un processo continuo e duraturo. La Rivoluzione del Rojava nacque come risposta dei popoli liberi all’autoritarismo e al dominio, aprendo un nuovo capitolo della storia in nome della libertà dei popoli. Guidati dal popolo curdo e ispirati dalla filosofia della Nazione Democratica, i popoli della regione hanno dimostrato dal primo giorno della rivoluzione fino ad oggi, la capacità di difendere le proprie conquiste e di rimanere saldi di fronte a ogni sfida. Questa filosofia di una vita libera e uguale, con le donne in prima linea, è diventata un fondamento solido. Grazie alle sue idee e alla sua visione, il leader Apo (Abdullah Öcalan) ha unito i popoli della regione attorno al modello della modernità democratica e ha gettato le basi per un sistema di organizzazione sociale strettamente legato alla rivoluzione delle donne nel Rojava. Oggi, la Rivoluzione del Rojava entra nel suo quindicesimo anno, dopo quattordici anni di lotta ininterrotta. Nel quattordicesimo anniversario della Rivoluzione del 19 luglio, porgiamo le nostre congratulazioni al leader Apo, ai feriti della rivoluzione e a tutte le donne e i popoli che vi hanno preso parte. La sollevazione popolare contro il regime autoritario del partito Ba’ath ha segnato un nuovo inizio per la trasformazione della regione. Nel corso della storia, il popolo curdo ha sempre respinto le politiche nazionaliste di oppressione perseguite dagli stati. Si è opposto al regime ba’athista e in seguito ha resistito agli attacchi lanciati da gruppi armati contro la regione, riuscendo infine a costruire un proprio governo autonomo. Attraverso il modello della Nazione Democratica e il principio del diritto a una vita uguale, è stato creato uno spazio per tutti i popoli, compresi arabi, turkmeni, armeni, siriaci, assiri e chiunque viva nella regione. Di conseguenza, tutti questi popoli sono giunti a considerare la Rivoluzione del 19 luglio come la propria rivoluzione e come un cammino verso la libertà. Nonostante i calcoli delle potenze che ambivano al dominio nella regione, tali piani fallirono ripetutamente perché le donne e i popoli trovarono la loro libertà nel modello della Rivoluzione del Rojava. Ogni attacco contro la rivoluzione incontrò la resistenza popolare e i popoli liberi rimasero fermamente impegnati nella loro rivoluzione. Le Unità di Protezione Femminile sono sempre state la pietra angolare della salvaguardia e del sostegno della Rivoluzione del 19 luglio. Dalle prime linee della battaglia alla guida della società, hanno svolto un ruolo pionieristico con immensi sacrifici. Una delle caratteristiche distintive della storia della Rivoluzione del Rojava è stato il ruolo centrale delle donne, che ha reso la rivoluzione fonte di ispirazione per persone in tutto il mondo. Questa realtà è innegabile. La leadership femminile è stata la chiave del successo della Rivoluzione del 19 luglio, e le Unità di Protezione Femminile hanno costantemente dimostrato il loro ruolo indispensabile e il loro profondo valore sia nella difesa che nella società. Grandi sacrifici sono stati compiuti per la libertà e la pace in una patria libera. Nel corso di quattordici anni di rivoluzione, ogni giorno è stato segnato dai sacrifici di bambini cresciuti in condizioni difficili. Le combattenti delle Unità di protezione delle donne (YPJ), delle Unità di protezione del popolo (YPG) e delle Forze democratiche siriane (SDF) hanno difeso la patria con tutte le loro forze, sacrificando la propria vita. Il nostro popolo continua a crescere i propri figli in circostanze difficili, ma senza esitazione li dedica alla difesa della patria e alla dignità dell’umanità. I nostri amati figli e figlie hanno dato la vita per la libertà del loro popolo e per la dignità dell’umanità. Per questo motivo, la Rivoluzione del 19 luglio è unica e diversa da qualsiasi altra rivoluzione al mondo. Preserveremo per sempre l’eredità che ci è stata affidata dai nostri martiri. Ricordiamo ancora una volta i martiri Berîvan, Devrim, Slava, Kelhat, Arîn, Ziyad, Sîdar, Şîlan, Denîz, Raman e Koçerîn, insieme a tutti i martiri della rivoluzione, e rinnoviamo il nostro impegno a proseguire sulla via della libertà. Con lo stesso spirito e la stessa determinazione che hanno caratterizzato il primo giorno della rivoluzione, ne salvaguarderemo le conquiste e daremo continuità alla Rivoluzione delle Donne. L'articolo YPJ: Salvaguarderemo le conquiste della Rivoluzione del 19 luglio proviene da Retekurdistan.it.
July 19, 2026
Retekurdistan.it
YPJ: Salvaguarderemo le conquiste della Rivoluzione del 19 luglio
Le YPJ hanno affermato che la leadership delle donne è stata la chiave del successo della Rivoluzione del 19 luglio e che le Unità di protezione delle donne hanno costantemente dimostrato il loro ruolo indispensabile e il loro profondo valore sia nella difesa che nella società. Il Comando Generale delle Unità di protezione delle donne (YPJ) ha rilasciato una dichiarazione in occasione del 14° anniversario della Rivoluzione del 19 luglio nel Rojava. La dichiarazione delle YPJ include quanto segue: «La Rivoluzione del Rojava, iniziata il 19 luglio 2012, è stata presentata al mondo come una visione e una convinzione di vita libera. Durante gli anni che sono diventati noti come la Primavera dei Popoli, i regimi autoritari hanno risposto a ogni richiesta di diritti e libertà con repressione e violenza, cercando di sfruttare quei movimenti per i propri interessi.» Nel Rojava, tuttavia, le popolazioni della regione hanno compiuto una scelta che ha cambiato il loro destino. Ogni rivoluzione rivela la sua vera natura nel corso del suo svolgimento; una rivoluzione non è qualcosa che inizia da zero né qualcosa che finisce, bensì un processo continuo e duraturo. La Rivoluzione del Rojava nacque come risposta dei popoli liberi all’autoritarismo e al dominio, aprendo un nuovo capitolo della storia in nome della libertà dei popoli. Guidati dal popolo curdo e ispirati dalla filosofia della Nazione Democratica, i popoli della regione hanno dimostrato dal primo giorno della rivoluzione fino ad oggi, la capacità di difendere le proprie conquiste e di rimanere saldi di fronte a ogni sfida. Questa filosofia di una vita libera e uguale, con le donne in prima linea, è diventata un fondamento solido. Grazie alle sue idee e alla sua visione, il leader Apo (Abdullah Öcalan) ha unito i popoli della regione attorno al modello della modernità democratica e ha gettato le basi per un sistema di organizzazione sociale strettamente legato alla rivoluzione delle donne nel Rojava. Oggi, la Rivoluzione del Rojava entra nel suo quindicesimo anno, dopo quattordici anni di lotta ininterrotta. Nel quattordicesimo anniversario della Rivoluzione del 19 luglio, porgiamo le nostre congratulazioni al leader Apo, ai feriti della rivoluzione e a tutte le donne e i popoli che vi hanno preso parte. La sollevazione popolare contro il regime autoritario del partito Ba’ath ha segnato un nuovo inizio per la trasformazione della regione. Nel corso della storia, il popolo curdo ha sempre respinto le politiche nazionaliste di oppressione perseguite dagli stati. Si è opposto al regime ba’athista e in seguito ha resistito agli attacchi lanciati da gruppi armati contro la regione, riuscendo infine a costruire un proprio governo autonomo. Attraverso il modello della Nazione Democratica e il principio del diritto a una vita uguale, è stato creato uno spazio per tutti i popoli, compresi arabi, turkmeni, armeni, siriaci, assiri e chiunque viva nella regione. Di conseguenza, tutti questi popoli sono giunti a considerare la Rivoluzione del 19 luglio come la propria rivoluzione e come un cammino verso la libertà. Nonostante i calcoli delle potenze che ambivano al dominio nella regione, tali piani fallirono ripetutamente perché le donne e i popoli trovarono la loro libertà nel modello della Rivoluzione del Rojava. Ogni attacco contro la rivoluzione incontrò la resistenza popolare e i popoli liberi rimasero fermamente impegnati nella loro rivoluzione. Le Unità di Protezione Femminile sono sempre state la pietra angolare della salvaguardia e del sostegno della Rivoluzione del 19 luglio. Dalle prime linee della battaglia alla guida della società, hanno svolto un ruolo pionieristico con immensi sacrifici. Una delle caratteristiche distintive della storia della Rivoluzione del Rojava è stato il ruolo centrale delle donne, che ha reso la rivoluzione fonte di ispirazione per persone in tutto il mondo. Questa realtà è innegabile. La leadership femminile è stata la chiave del successo della Rivoluzione del 19 luglio, e le Unità di Protezione Femminile hanno costantemente dimostrato il loro ruolo indispensabile e il loro profondo valore sia nella difesa che nella società. Grandi sacrifici sono stati compiuti per la libertà e la pace in una patria libera. Nel corso di quattordici anni di rivoluzione, ogni giorno è stato segnato dai sacrifici di bambini cresciuti in condizioni difficili. Le combattenti delle Unità di protezione delle donne (YPJ), delle Unità di protezione del popolo (YPG) e delle Forze democratiche siriane (SDF) hanno difeso la patria con tutte le loro forze, sacrificando la propria vita. Il nostro popolo continua a crescere i propri figli in circostanze difficili, ma senza esitazione li dedica alla difesa della patria e alla dignità dell’umanità. I nostri amati figli e figlie hanno dato la vita per la libertà del loro popolo e per la dignità dell’umanità. Per questo motivo, la Rivoluzione del 19 luglio è unica e diversa da qualsiasi altra rivoluzione al mondo. Preserveremo per sempre l’eredità che ci è stata affidata dai nostri martiri. Ricordiamo ancora una volta i martiri Berîvan, Devrim, Slava, Kelhat, Arîn, Ziyad, Sîdar, Şîlan, Denîz, Raman e Koçerîn, insieme a tutti i martiri della rivoluzione, e rinnoviamo il nostro impegno a proseguire sulla via della libertà. Con lo stesso spirito e la stessa determinazione che hanno caratterizzato il primo giorno della rivoluzione, ne salvaguarderemo le conquiste e daremo continuità alla Rivoluzione delle Donne.
July 19, 2026
UIKI ONLUS
Duran Kalkan: La strada verso la vera pace passa attraverso İmralı
Duran Kalkan, membro dell’Accademia delle scienze sociali Abdullah Öcalan ha affermato che restano impegnati a rendere permanente il processo di pace e società democratica e ha sottolineato il ruolo di Abdullah Öcalan in tale processo dichiarando: “Se si desidera una pace autentica, la strada per raggiungerla passa attraverso İmralı”. Il giornalista Ruşen Çakır ha intervistato Duran Kalkan membro dell’Accademia delle scienze sociali Abdullah Öcalan a Qandil, sul processo di pace e di costruzione di una società democratica. All’inizio dell’intervista Duran Kalkan ha sottolineato il ruolo del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan nel processo affermando: “Prima di iniziare vorrei dire una cosa. Penso che siate venuti nel posto sbagliato. Avreste dovuto andare prima a İmralı, non qui. Quello sarebbe stato il posto giusto.” Dura Kalkan ha affermato che, a differenza del 2013, le dinamiche a Gaza, in Siria e in Turchia hanno creato un nuovo contesto. Sottolineando come le conseguenze delle guerre abbiano accentuato la necessità di una soluzione, ha richiamato l’attenzione sul quadro di riferimento “soluzione e politica”. In questo contesto ha affermato: “C’è sia la situazione a Gaza, sia una realtà in cui i leader e gli stati della regione sono cambiati. Anche la nostra guerra ha raggiunto un punto critico. Non tutto si può risolvere con la guerra; la guerra rivela, la politica risolve. Pertanto, è giunto il momento sia di una soluzione che di una politica”. Duran Kalkan ha affermato di aver preso come punto di partenza l’appello di Abdullah Öcalan del 27 febbraio e di rimanere impegnato a promuovere nuovi processi su tale base. Ricordando i cambiamenti in atto in Medio Oriente, ha inoltre sottolineato che i popoli della regione devono trovare autonomamente le proprie soluzioni. Duran Kalkan ha affermato che l’appello di Abdullah Öcalan del 27 febbraio ha suscitato sorpresa sia in diversi segmenti della società che all’interno del loro stesso movimento, aggiungendo però di non essere estraneo al modo di pensare sistematico di Abdullah Öcalan. “Siamo aperti e pronti dal punto di vista mentale”, ha dichiarato, affermando che gli approcci antidemocratici hanno bloccato la strada alla politica. Ha anche ricordato che il movimento ha risposto immediatamente all’appello e ha dichiarato un cessate il fuoco il 1° marzo. Enfasi sulla politica democratica Rispondendo alle critiche per la mancata richiesta di riconoscimento dello status, Duran Kalkan ha ricordato le parole di Abdullah Öcalan: “Solo dei crudeli potrebbero negare ciò che ho fatto per i curdi”, criticando gli approcci nazionalisti ristretti e sottolineando che il contributo di Abdullah Öcalan è innegabile. Ribadendo il loro impegno a rendere permanente il processo, Duran Kalkan ha affermato: “Non ci sarà più la guerra come prima. A meno che le condizioni non cambino e non venga adottata una nuova decisione del Congresso, non saremo più una forza che conduce azioni armate contro la Turchia nella situazione attuale, abbiamo posto fine a questo. Tuttavia se dovessimo essere attaccati, ci difenderemo. Vogliamo che la strada rimanga aperta alla politica”. Ricordando le sue origini turkmene, Duran Kalkan ha anche fatto riferimento alla mancanza di fiducia da parte dell’opinione pubblica in Turchia. Constatando che il processo è in corso da quasi due anni, ha sottolineato che Devlet Bahçeli dovrebbe spiegare più chiaramente le sue richieste e che gli ambienti di sinistra e democratici dovrebbero impegnarsi maggiormente per superare gli atteggiamenti nazionalisti presenti nell’opinione pubblica. Coloro che combattono la guerra sono coloro che la porranno a fine» In risposta alle accuse secondo cui il processo sarebbe “un gioco di Erdoğan”, Duran Kalkan ha affermato che, sebbene ogni politica possa contenere un elemento strategico, ciò che conta è se essa apra la strada alla politica. “Se c’è anche solo l’uno per cento di risvolti positivi, partiamo da lì per ampliare le possibilità”, ha dichiarato Kalkan. Ha inoltre commentato la prima mossa del presidente dell’MHP, Devlet Bahçeli, in parlamento il 1° ottobre 2024, e il suo gesto di stringere la mano. Duran Kalkan ha affermato di essere rimasto inizialmente sorpreso, ma di aver poi compreso che si trattava di un passo nella giusta direzione. Ha dichiarato: “Coloro che combattono la guerra sono coloro che portano la pace. Sono coloro che fanno la guerra a decidere di porvi fine e a dimostrare la volontà di farlo. Pertanto, non c’è nulla di insolito in una simile mossa da parte di Devlet Bahçeli. Coloro che combattono la guerra sono coloro che la porranno fine”. Duran Kalkan ha affermato che il processo, iniziato “in pratica” con la mossa di Bahçeli e “ufficialmente” con l’appello di Abdullah Öcalan, ha portato all’apertura di uno spazio per il dibattito pubblico e un leggero allentamento delle tensioni, consentendo una riflessione più costruttiva. Imrali è la chiave Sottolineando che un’attuazione pratica di una soluzione e una pace duratura possono essere raggiunte solo attraverso la volontà di Abdullah Öcalan, Duran Kalkan ha affermato, in merito allo scioglimento del movimento e al futuro dei suoi quadri: «Abbiamo posto fine alla lotta armata e deciso di sciogliere il movimento, ma questo non significa che queste persone scompariranno. L’attuazione della decisione di scioglimento richiede che il movimento subisca un cambiamento e una trasformazione, il che a sua volta necessita di un quadro giuridico e politico adeguato. Se si desidera una pace autentica, la strada per raggiungerla passa attraverso İmralı.» Esprimendo preoccupazione per il ritardo nelle riforme legislative, Kalkan ha sottolineato che avrebbero definito la loro posizione in base alle valutazioni di İmralı. Kalkan ha affermato che l’attuazione della decisione di scioglimento richiede un quadro giuridico e politico. Riferendosi alla Rivoluzione del Rojava ha affermato di aver imparato a non confondere le alleanze tattiche con le relazioni strategiche. Affrontando le accuse di divergenze tra İmralı e Qandil sul processo ad Aleppo,ha dichiarato che tali accuse derivano da una mancanza di informazioni. Duran Kalkan ha sottolineato che i curdi devono avere il loro posto in un Medio Oriente democratico. Duran Kalkan ha fatto riferimento anche alla lotta per l’egemonia in Medio Oriente e alla presenza di Israele nella regione, affermando che l’ordine degli stati-nazione, vecchio di un secolo, è crollato. Sostenendo che i curdi dovrebbero avere uno status politico in questo nuovo periodo ha dichiarato: “Questo status dovrebbe esistere in un Medio Oriente democratico, non in uno distruttivo”. La garanzia dell’esistenza e della libertà dei curdi risiede nella democratizzazione della Turchia e della regione. Sia Israele che l’Iran cercano di interagire con le dinamiche curde. Si tratta di un processo volto a porre la politica turca nei confronti dei curdi su basi democratiche. Appello a tutti i settori della società Ha criticato l’opposizione, in particolare il CHP, per il suo “partigianismo miope”. Affermando che l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulle questioni fondamentali della Turchia, come la sicurezza, la democrazia e la questione curda, ha esortato gli ambienti di sinistra, democratici e socialisti ad abbracciare con maggiore convinzione il processo. Duran Kalkan ha anche auspicato un’alleanza tra i cittadini democratici turchi, dichiarando di credere che, una volta compreso il processo, la classe lavoratrice non vi si opporrà. Duran Kalkan ha inoltre criticato gli ambienti al potere per il loro “ristretto interesse personale e la paura”, affermando: “Il sistema della paura deve essere spezzato”. Non attuate le decisioni della CEDU Duran Kalkan ha affermato che Selahattin Demirtaş e altri prigionieri politici dovrebbero essere rilasciati, aggiungendo che potrebbero svolgere un ruolo più efficace fuori dal carcere. Ricordando le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che non sono state applicate nei casi di Demirtaş e di altri politici ha dichiarato: “Le sentenze della CEDU non sono state applicate. Non solo Demirtaş, ma tutti i politici in prigione dovrebbero essere liberati. Ognuno ha un ruolo da svolgere, anche se si trova in carcere. Non ci dovrebbero essere confusioni sui ruoli, ognuno dovrebbe conoscere bene il proprio. Certo, Selahattin Demirtaş potrebbe svolgere un ruolo importante se fosse libero. Lo conosciamo; è molto esperto, lo consideriamo una persona importante”. Duran Kalkan ha anche affermato che anche ex politici residenti in Europa potrebbero essere coinvolti nel processo. Nell’intervista ha ribadito che il cambiamento strategico è permanente. Auspicando “un’apertura alla politica”, Kalkan ha affermato che ciò rafforzerebbe la democrazia in Turchia e contribuirebbe alla pace in Medio Oriente. Riferendosi al recente vertice NATO tenutosi ad Ankara, Duran Kalkan ha affermato: “Non pensano ad altro che agli armamenti. Non pensano ad altro che alla guerra. Non hanno altro da offrire alla Turchia”. Sottolineando le dinamiche esterne ha ribadito che il processo di pace porterebbe benefici ben maggiori alla Turchia.
July 19, 2026
UIKI ONLUS
KNK: Buon 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava!
In una dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario della rivoluzione del Rojava, il KNK ha affermato che la scintilla accesa 14 anni fa continua a crescere. Il KNK ha invitato tutti a schierarsi al fianco del popolo del Rojava contro i tentativi di occupazione e divisione. In una dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario della rivoluzione del Rojava, il KNK ha affermato che la scintilla che si accese 14 anni fa continua a crescere. Il comunicato è come segue: “Il 19 luglio 2012 la voce della rivoluzione si è levata da Kobanê; la scintilla della rivoluzione del Rojava Kurdistan si è accesa ed è cresciuta giorno dopo giorno.” Il Kurdistan Rojava si era preparato da tempo alla rivoluzione. A Dêrik, Qamışlo, Amûdê, Serêkaniyê, Kobanê, Efrîn e in tutta la geografia del Rojava, le persone si stavano preparando ad assumere il controllo del proprio destino e a stabilire un’amministrazione autonoma nella propria terra. Nel mezzo dei disordini interni in Siria, i curdi e gli abitanti del Kurdistan hanno unito le loro forze. Per evitare un vuoto di potere nel Rojava si erano organizzati rapidamente e hanno rafforzato la loro presenza. Da Kobanê a est fino a Dêrik e da Efrîn a ovest, portarono città, paesi, villaggi e frazioni sotto la protezione delle proprie forze di sicurezza interne. Negli ultimi 14 anni i curdi e il popolo del Kurdistan hanno pagato un prezzo altissimo nel percorso verso l’autonomia. Sviluppando diverse forme di governo e statuti, principalmente il modello cantonale, hanno instaurato di fatto un’amministrazione autonoma democratica. Fin dall’inizio gli stati che occupavano il Kurdistan erano preoccupati da questo nuovo sviluppo nel Rojava. La Turchia in particolare lanciò i suoi attacchi contro il Rojava fin dal primo giorno. Kobanê è stato il primo obiettivo perché era il luogo in cui era emersa per la prima volta la volontà di autogoverno del popolo curdo. Inizialmente gruppi islamisti radicali e il sanguinario ISIS attaccarono Kobanê. Gli abitanti di Kobanê opposero una resistenza epica difendendo la loro terra, sconfiggendo l’ISIS e altri aggressori e scrivendo la loro lotta nella storia. Lo Stato turco ha subito una grave sconfitta nella resistenza di Kobanê. Ha quindi rivolto la sua attenzione ad Afrin. Data la sua vicinanza al Mediterraneo ha occupato dapprima Azaz e Jarablus per accerchiare Afrin e tagliarne i collegamenti con il Cantone di Cizîrê. Successivamente, ha attaccato Afrin con carri armati e artiglieria, occupando la regione e sfollando forzatamente la popolazione. Oggi la struttura demografica di Afrin è alterata con turchi e arabi insediati nella zona. In seguito ha occupato anche Serêkaniyê e Girê Spî. La Turchia continua a minacciare l’intera regione del Rojava. Nelle aree controllate dall’Amministrazione autonoma, compie assassinii e attacchi utilizzando droni e tecnologie militari e di intelligence avanzate trasformando la vita della popolazione civile in un inferno. Nonostante ciò, la resistenza del popolo del Rojava continua; tutte le istituzioni dell’Amministrazione autonoma lottano per la sicurezza della popolazione. In Siria si sta delineando una nuova situazione. Circa un anno e mezzo fa, il regime ba’athista è crollato e il governo di Damasco è caduto nelle mani delle forze islamiste. In seguito al crollo del regime, gruppi armati affiliati alla Turchia hanno attaccato le regioni dell’Amministrazione autonoma. Gli attacchi si sono intensificati soprattutto intorno a Shahba, Aleppo e Manbij. Violenti combattimenti hanno interessato la regione di Tishrin. La Turchia ha fornito supporto aereo e terrestre a questi gruppi. Alcune aree sono finite sotto il controllo di gruppi sostenuti dalla Turchia. Nonostante tutti questi attacchi l’Amministrazione autonoma si è difesa ed è riuscita a fermare le offensive. Comunque il regime di Damasco e i suoi alleati non si erano fermati qui. Continuarono i loro tentativi nello smantellare l’Amministrazione autonoma. Dopo aver rafforzato i rapporti con i paesi arabi, l’America e l’Europa, attaccarono Aleppo nella prima settimana del nuovo anno in collaborazione con la Turchia. Poi hanno rivolto la loro attenzione a Raqqa e Deir ez-Zor. Conquistarono numerose aree e avanzarono fino alle vicinanze di Hasakah. Le Unità di protezione del popolo (YPG) e le Unità di protezione delle donne (YPJ) avevano opposto una resistenza su tutti i fronti, difendendo le regioni curde. Il popolo curdo con il sostegno dei suoi alleati si era sollevato in tutte e quattro le parti del Kurdistan e in molte parti del mondo, dimostrando solidarietà nazionale. Di conseguenza il 29 gennaio 2026 fu firmato un accordo con il regime di Damasco. Nonostante tutte queste cospirazioni, attacchi e crisi, il popolo del Rojava continua a difendere unito il proprio paese. Il ruolo delle donne in questa lotta rivoluzionaria non deve essere dimenticato. Le donne, in particolare, occupano una posizione di primo piano e svolgono un ruolo estremamente efficace nella lotta. Tuttavia la situazione generale in Siria rimane complessa e il futuro del Paese è incerto. Il regime di Damasco ha attaccato per primo gli alawiti, perpetrando massacri nella regione di Latakia. In seguito, ha attaccato i drusi, e fin dal primo giorno i cristiani sono stati sottoposti a un’enorme pressione Successivamente sono iniziati gli attacchi contro i curdi. Questo regime anziché trovare soluzioni è diventato fonte di nuovi problemi. Attualmente è in vigore un cessate il fuoco con il regime di Damasco e sono in corso negoziati attraverso il dialogo per attuare l’accordo del 29 gennaio. Tuttavia molte questioni rimangono poco chiare. Il regime di Damasco sta mostrando un atteggiamento negativo nei confronti dell’attuazione dell’accordo e del chiarimento delle sue clausole. Questa è una situazione pericolosa e tutti i curdi devono essere vigili. Bisogna impegnarsi per risolvere i problemi attraverso il dialogo; allo stesso tempo dobbiamo rafforzare le nostre difese affinché nessuno attacchi le nostre conquiste. Proteggere l’Amministrazione autonoma significa proteggere il Kurdistan. In questa occasione, noi, il Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ci congratuliamo con il popolo del Kurdistan e con tutte le istituzioni politiche, amministrative, di sicurezza e militari per il 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava Kurdistan. Il KNK esorta tutti i curdi e il popolo del Kurdistan a fornire il massimo sostegno alla protezione dell’Amministrazione autonoma del Rojava, del territorio del Paese e di tutti i suoi abitanti. Li invita a schierarsi al fianco del popolo del Rojava contro ogni tentativo di occupazione e divisione. Possa la rivoluzione democratica, nazionale e patriottica del Rojava Kurdistan avere successo ed essere duratura! Lunga vita alla resistenza e alla vittoria della Rivoluzione del Rojava!
July 18, 2026
UIKI ONLUS
KNK: Buon 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava!
In una dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario della rivoluzione del Rojava, il KNK ha affermato che la scintilla accesa 14 anni fa continua a crescere. Il KNK ha invitato tutti a schierarsi al fianco del popolo del Rojava contro i tentativi di occupazione e divisione. In una dichiarazione rilasciata in occasione dell’anniversario della rivoluzione del Rojava, il KNK ha affermato che la scintilla che si accese 14 anni fa continua a crescere. Il comunicato è come segue: “Il 19 luglio 2012 la voce della rivoluzione si è levata da Kobanê; la scintilla della rivoluzione del Rojava Kurdistan si è accesa ed è cresciuta giorno dopo giorno.” Il Kurdistan Rojava si era preparato da tempo alla rivoluzione. A Dêrik, Qamışlo, Amûdê, Serêkaniyê, Kobanê, Efrîn e in tutta la geografia del Rojava, le persone si stavano preparando ad assumere il controllo del proprio destino e a stabilire un’amministrazione autonoma nella propria terra. Nel mezzo dei disordini interni in Siria, i curdi e gli abitanti del Kurdistan hanno unito le loro forze. Per evitare un vuoto di potere nel Rojava si erano organizzati rapidamente e hanno rafforzato la loro presenza. Da Kobanê a est fino a Dêrik e da Efrîn a ovest, portarono città, paesi, villaggi e frazioni sotto la protezione delle proprie forze di sicurezza interne. Negli ultimi 14 anni i curdi e il popolo del Kurdistan hanno pagato un prezzo altissimo nel percorso verso l’autonomia. Sviluppando diverse forme di governo e statuti, principalmente il modello cantonale, hanno instaurato di fatto un’amministrazione autonoma democratica. Fin dall’inizio gli stati che occupavano il Kurdistan erano preoccupati da questo nuovo sviluppo nel Rojava. La Turchia in particolare lanciò i suoi attacchi contro il Rojava fin dal primo giorno. Kobanê è stato il primo obiettivo perché era il luogo in cui era emersa per la prima volta la volontà di autogoverno del popolo curdo. Inizialmente gruppi islamisti radicali e il sanguinario ISIS attaccarono Kobanê. Gli abitanti di Kobanê opposero una resistenza epica difendendo la loro terra, sconfiggendo l’ISIS e altri aggressori e scrivendo la loro lotta nella storia. Lo Stato turco ha subito una grave sconfitta nella resistenza di Kobanê. Ha quindi rivolto la sua attenzione ad Afrin. Data la sua vicinanza al Mediterraneo ha occupato dapprima Azaz e Jarablus per accerchiare Afrin e tagliarne i collegamenti con il Cantone di Cizîrê. Successivamente, ha attaccato Afrin con carri armati e artiglieria, occupando la regione e sfollando forzatamente la popolazione. Oggi la struttura demografica di Afrin è alterata con turchi e arabi insediati nella zona. In seguito ha occupato anche Serêkaniyê e Girê Spî. La Turchia continua a minacciare l’intera regione del Rojava. Nelle aree controllate dall’Amministrazione autonoma, compie assassinii e attacchi utilizzando droni e tecnologie militari e di intelligence avanzate trasformando la vita della popolazione civile in un inferno. Nonostante ciò, la resistenza del popolo del Rojava continua; tutte le istituzioni dell’Amministrazione autonoma lottano per la sicurezza della popolazione. In Siria si sta delineando una nuova situazione. Circa un anno e mezzo fa, il regime ba’athista è crollato e il governo di Damasco è caduto nelle mani delle forze islamiste. In seguito al crollo del regime, gruppi armati affiliati alla Turchia hanno attaccato le regioni dell’Amministrazione autonoma. Gli attacchi si sono intensificati soprattutto intorno a Shahba, Aleppo e Manbij. Violenti combattimenti hanno interessato la regione di Tishrin. La Turchia ha fornito supporto aereo e terrestre a questi gruppi. Alcune aree sono finite sotto il controllo di gruppi sostenuti dalla Turchia. Nonostante tutti questi attacchi l’Amministrazione autonoma si è difesa ed è riuscita a fermare le offensive. Comunque il regime di Damasco e i suoi alleati non si erano fermati qui. Continuarono i loro tentativi nello smantellare l’Amministrazione autonoma. Dopo aver rafforzato i rapporti con i paesi arabi, l’America e l’Europa, attaccarono Aleppo nella prima settimana del nuovo anno in collaborazione con la Turchia. Poi hanno rivolto la loro attenzione a Raqqa e Deir ez-Zor. Conquistarono numerose aree e avanzarono fino alle vicinanze di Hasakah. Le Unità di protezione del popolo (YPG) e le Unità di protezione delle donne (YPJ) avevano opposto una resistenza su tutti i fronti, difendendo le regioni curde. Il popolo curdo con il sostegno dei suoi alleati si era sollevato in tutte e quattro le parti del Kurdistan e in molte parti del mondo, dimostrando solidarietà nazionale. Di conseguenza il 29 gennaio 2026 fu firmato un accordo con il regime di Damasco. Nonostante tutte queste cospirazioni, attacchi e crisi, il popolo del Rojava continua a difendere unito il proprio paese. Il ruolo delle donne in questa lotta rivoluzionaria non deve essere dimenticato. Le donne, in particolare, occupano una posizione di primo piano e svolgono un ruolo estremamente efficace nella lotta. Tuttavia la situazione generale in Siria rimane complessa e il futuro del Paese è incerto. Il regime di Damasco ha attaccato per primo gli alawiti, perpetrando massacri nella regione di Latakia. In seguito, ha attaccato i drusi, e fin dal primo giorno i cristiani sono stati sottoposti a un’enorme pressione Successivamente sono iniziati gli attacchi contro i curdi. Questo regime anziché trovare soluzioni è diventato fonte di nuovi problemi. Attualmente è in vigore un cessate il fuoco con il regime di Damasco e sono in corso negoziati attraverso il dialogo per attuare l’accordo del 29 gennaio. Tuttavia molte questioni rimangono poco chiare. Il regime di Damasco sta mostrando un atteggiamento negativo nei confronti dell’attuazione dell’accordo e del chiarimento delle sue clausole. Questa è una situazione pericolosa e tutti i curdi devono essere vigili. Bisogna impegnarsi per risolvere i problemi attraverso il dialogo; allo stesso tempo dobbiamo rafforzare le nostre difese affinché nessuno attacchi le nostre conquiste. Proteggere l’Amministrazione autonoma significa proteggere il Kurdistan. In questa occasione, noi, il Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ci congratuliamo con il popolo del Kurdistan e con tutte le istituzioni politiche, amministrative, di sicurezza e militari per il 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava Kurdistan. Il KNK esorta tutti i curdi e il popolo del Kurdistan a fornire il massimo sostegno alla protezione dell’Amministrazione autonoma del Rojava, del territorio del Paese e di tutti i suoi abitanti. Li invita a schierarsi al fianco del popolo del Rojava contro ogni tentativo di occupazione e divisione. Possa la rivoluzione democratica, nazionale e patriottica del Rojava Kurdistan avere successo ed essere duratura! Lunga vita alla resistenza e alla vittoria della Rivoluzione del Rojava!   L'articolo KNK: Buon 14° anniversario della Rivoluzione del Rojava! proviene da Retekurdistan.it.
July 18, 2026
Retekurdistan.it
Il KNK condanna l’attacco iraniano a Komala e invita i partiti curdi ad agire in unità
Il KNK ha condannato il sanguinoso attacco a Komala a Sulaymaniyah definendolo una continuazione della politica di violenza dell’Iran contro il Kurdistan e invitando le forze curde a rafforzare la propria unità. La Commissione esecutiva del Congresso nazionale del Kurdistan (KNK) ha rilasciato una dichiarazione scritta in cui condanna l’attacco al Partito Komala dei lavoratori del Kurdistan-Iran, avvenuto oggi a Sulaymaniyah, in cui sono rimasti uccisi nove combattenti Peshmerga. Il KNK ha espresso le proprie condoglianze alle famiglie delle vittime, ai loro compagni di lotta e al Partito Komala, augurando una pronta guarigione ai feriti. La dichiarazione afferma: “Questo attacco dimostra ancora una volta che il regime della Repubblica Islamica dell’Iran intende proseguire i suoi attacchi contro il Kurdistan e la politica regionale ricorrendo alla forza e alla violenza. L’attacco viola i diritti umani, il diritto internazionale e i principi fondamentali volti a proteggere la vita dei civili. Tali metodi non possono essere utilizzati per risolvere i problemi”. Il KNK ha inoltre ricordato che, in seguito allo scoppio della guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, le forze politiche nella Regione del Kurdistan e nel Kurdistan orientale (Rojhilat) avevano chiaramente dichiarato che non avrebbero preso parte al conflitto né alle crescenti tensioni regionali. Nonostante tali dichiarazioni l’Iran ha continuato i suoi attacchi, ha affermato il KNK, invitando tutte le forze politiche curde ad adottare una posizione unitaria. Il comunicato prosegue: “Come KNK, invitiamo tutte le forze e i partiti politici curdi ad agire in unità durante questo periodo delicato e ad adottare una posizione nazionale comune. Opporsi alle politiche belliche, alla violenza, ai piani ostili e ai tentativi di occupazione. Non permettere che tali attacchi creino tensione e divisione tra le diverse componenti della popolazione del Kurdistan”.  
July 17, 2026
UIKI ONLUS
Dichiarazione finale della conferenza di Sinjar: Il genocidio deve essere riconosciuto
La Conferenza sul genocidio di Sinjar e sull’integrazione democratica ha pubblicato la sua dichiarazione finale. In essa si chiede all’Iraq e agli altri Stati della regione di riconoscere il genocidio. La Conferenza sul genocidio di Sinjar e l’Integrazione democratica si è tenuta ieri nella valle di Kers, sul monte Sinjar, organizzata dall’Accademia di scienze sociali Abdullah Öcalan con lo slogan “La giustizia di transizione sarà il fondamento dell’integrazione democratica”, per commemorare il dodicesimo anniversario del genocidio di Sinjar. La conferenza articolata in tre sessioni sulla situazione degli Yazidi, ha reso pubblica oggi la sua dichiarazione conclusiva. La dichiarazione conclusiva pubblicata dall’Accademia mette in luce gli attacchi e i genocidi contro l’esistenza stessa degli Yazidi, che essi subiscono da millenni. È stato ricordato che il decreto del 3 agosto 2014 è stato attuato sotto gli occhi del mondo intero, prendendo di mira tutti i valori sacri della comunità yazida, provocando migliaia di vittime, e che anche dopo 12 anni molte fosse comuni rimangono ancora sigillate. «Centinaia di migliaia di persone del nostro popolo vivono ancora nei campi profughi e non possono tornare nella loro terra d’origine dai paesi in cui sono state rifugiate. Nessun responsabile del genocidio è stato punito. Al contrario, queste persone continuano a rappresentare una minaccia per noi. Sinjar è ancora priva di status e i bambini di Sinjar che vogliono proteggere il loro popolo vengono attaccati da più parti.» Questa conferenza, alla quale hanno partecipato tutte le parti yazidi e gli amici yazidi dall’Iraq all’Europa ha dimostrato la volontà del popolo yazida e dei suoi amici di trovare una soluzione. Attraverso questa conferenza, chiediamo inoltre che tutte le parti interessate si assumano le proprie responsabilità per sanare le nostre ferite. Tutti i paesi, in particolare l’Iraq, devono riconoscere il genocidio e applicare le leggi in materia. Vogliamo garantire i nostri diritti attraverso l’integrazione democratica; per questo, accettate la nostra volontà, la nostra identità e la nostra fede. Così come questa comunità considera l’Iraq come il proprio stato, anche l’Iraq deve accettare questa componente senza discriminazioni. Il comunicato prosegue: “In questa conferenza si è discusso dell’importanza dell’unità e dell’istituzionalizzazione del popolo yazida per prevenire nuovi massacri, e sono state adottate decisioni importanti per la futura attuazione. In particolare si è deciso di intensificare la lotta e l’istituzionalizzazione per l’applicazione delle leggi sul genocidio sia a livello nazionale che internazionale. Inoltre, con il sostegno dei nostri amici e in linea con il progetto del leader Apo per il Medio Oriente, si è discusso dell’integrazione democratica in tutti i suoi aspetti, ed è stata presa la decisione di agire per proteggere l’esistenza, la cultura e le credenze degli yazidi”. La comunità yazida dovrebbe istituire meccanismi giuridici che forniscano una base per le soluzioni, piuttosto che politiche che erodano la comunità stessa, in modo da poter creare una tabella di marcia che comprenda l’integrazione democratica.” Le decisioni Sulla base di ciò sono state assunte importanti decisioni riguardanti l’autodeterminazione e lo sviluppo della comunità yazida. Tali decisioni sono le seguenti: 1- Questa conferenza dovrebbe essere riconosciuta come la prima conferenza sul genocidio e dovrebbe essere riproposta negli anni a venire. 2. Per garantire il riconoscimento del genocidio, occorre istituire un ente in grado di operare in questo ambito. 3. Occorre adoperarsi per raccogliere e catalogare l’archivio dei decreti in possesso degli Yazidi. 4. Per garantire che le tracce del decreto non vengano dimenticate, la vecchia regione di Sinjar dovrebbe essere organizzata come un museo. 5. Occorre sviluppare rapporti con tutte le parti interessate alla ricostruzione di Sinjar. 6. Occorre intensificare gli sforzi per raggiungere l’integrazione democratica al fine di salvaguardare i diritti del popolo yazida. 7. Occorre adoperarsi in ogni ambito per garantire il riconoscimento del genocidio.
July 16, 2026
UIKI ONLUS