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Foza Yusif: Le elezioni devono essere annullate immediatamente
Foza Yusif, membro del Consiglio di presidenza del PYD, ha affermato che la decisione di boicottare le elezioni è stata quella corretta, dichiarando che Damasco ha nominato i membri secondo le proprie preferenze. Ha chiesto l’annullamento delle elezioni. Le elezioni parlamentari siriane tenutesi nel Rojava il 24 maggio sono diventate oggetto di dibattito negli ambienti politici curdi. Mentre il Partito dell’unione democratica (PYD) e molti altri partiti hanno boicottato il processo elettorale, l’opinione prevalente era che le elezioni non fossero democratiche e costituissero un’“imposizione” da parte dell’amministrazione di Damasco. Le controverse elezioni tenutesi il 24 maggio nelle regioni curde del Rojava per eleggere i membri del Parlamento siriano hanno suscitato reazioni diffuse in tutta la regione. Mentre l’amministrazione di Damasco ha descritto il processo come un’“elezione parlamentare”, molti partiti e gruppi politici del Rojava hanno sostenuto che non si trattava di una vera elezione, bensì di un processo di nomina condotto dal governo del presidente ad interim Ahmed al-Sharaa. Le immagini provenienti dai seggi elettorali hanno inoltre suscitato commenti secondo cui la partecipazione era limitata e non si era creata una vera atmosfera elettorale. Il PYD e molti altri partiti hanno boicottato Il PYD e numerosi partiti politici curdi hanno boicottato le elezioni, rifiutando sia il metodo imposto dal governo di Damasco sia l’assegnazione di soli quattro seggi parlamentari ai curdi. Al contrario, il Consiglio nazionale curdo siriano ha accettato di partecipare alle elezioni e ha inviato due membri in parlamento. I restanti due seggi sono stati assegnati a figure indipendenti. Parlando con Nûmedya24, Foza Yusif, membro del Consiglio di presidenza del PYD, ha affermato che la ragione principale alla base della decisione di boicottare è stata la scarsa rappresentanza curda. “Ciò che il governo di Damasco sta imponendo oggi non rappresenta la realtà dell’esistenza del popolo curdo in Siria”, ha affermato Foza Yusif. Non la volontà del popolo, ma la nomina Foza Yusif ha affermato che il meccanismo elettorale non è democratico e ha osservato che, soprattutto nella regione di Cizire, i candidati venivano scelti senza tenere conto della volontà popolare «Anziché seguire la volontà popolare, Damasco stessa ha scelto interamente secondo le proprie preferenze i membri e i partiti che sarebbero entrati in parlamento», ha affermato Foza Yusif, aggiungendo che partecipare al processo significherebbe «accettare un meccanismo antidemocratico». Foza Yusif ha inoltre affermato che la delegazione curda congiunta, formatasi dopo la Conferenza sull’unità curda, non è stata presa in considerazione durante il processo. “Ripeto, la nostra decisione di boicottare anziché accettare questa politica antidemocratica è stata la decisione corretta”, ha aggiunto. Le elezioni devono essere annullate immediatamente La funzionaria del PYD ha sottolineato che le elezioni in corso non riflettono l’autentica volontà politica del popolo curdo e ha ribadito che una stabilità duratura non può essere raggiunta in Siria senza l’instaurazione di un sistema democratico. Auspicando l’organizzazione di un Congresso Nazionale in Siria in cui tutti i popoli siano rappresentati, Foza Yusif ha dichiarato: “Le elezioni in tutta la Siria e nelle regioni curde devono essere annullate immediatamente e sostituite da un meccanismo democratico. Solo allora potremo parlare di una rappresentanza autentica e di una reale volontà politica del popolo curdo”. L'articolo Foza Yusif: Le elezioni devono essere annullate immediatamente proviene da Retekurdistan.it.
May 26, 2026
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Ventuno organizzazioni nel Rojava protestano contro il meccanismo elettorale utilizzato dal governo provvisorio siriano
Ventuno partiti e organizzazioni del Kurdistan del Rojava hanno protestato contro il governo provvisorio siriano, affermando che il meccanismo di nomina dei membri e di distribuzione dei seggi non rispecchia la volontà del popolo curdo e delle altre componenti della regione. La dichiarazione afferma: “Abbiamo seguito da vicino gli sviluppi relativi al completamento della formazione dell’assemblea del popolo siriano (parlamento). Questo processo si è svolto attraverso la nomina dei membri, il meccanismo di distribuzione dei seggi e l’assegnazione delle quote per il popolo curdo nel Kurdistan del Rojava. Avevamo già espresso chiaramente la nostra posizione e annunciato che non avremmo partecipato a questo processo. Perché crediamo che i meccanismi utilizzati non riflettano la volontà del popolo curdo e delle altre componenti della regione, e non costituiscano la base di un processo politico autenticamente democratico. In risposta ai risultati annunciati e al meccanismo di nomina attuato, affermiamo con fermezza che queste persone rappresentano solo se stesse”. Il popolo siriano ha pagato un prezzo altissimo nella lotta per instaurare un sistema democratico che garantisca una rappresentanza equa per tutte le identità nazionali, etniche e religiose, nonché per le donne. Anche il nostro popolo curdo ha sofferto enormemente a causa delle politiche di esclusione e negazione, e non ha esitato a pagare il prezzo più alto nella rivoluzione siriana e nel Kurdistan del Rojava. Tuttavia quanto accaduto dimostra ancora una volta chiaramente un approccio di esclusione ed emarginazione. Questo è stato attuato attraverso la nomina selettiva di determinati individui, in contraddizione con i principi più fondamentali di democrazia, giustizia e autentica collaborazione nazionale. Sottolineiamo che questa politica riproduce una concezione centralizzata del potere e i suoi metodi tradizionali. Dimostra inoltre la persistenza di un governo basato su leggi e direttive straordinarie. Questa volta, si utilizzano nuovi strumenti e meccanismi per dare al processo politico un’apparenza di legittimità, attraverso metodi che non godono di autentico rispetto o legittimità pubblica. Allo stesso tempo questa situazione rappresenta la continuazione di progetti di cambiamento demografico. Ciò avviene attraverso la nomina di alcuni individui appartenenti ai cosiddetti “arabi Xemer” nei comitati elettorali e attraverso nomine effettuate per rappresentare la regione di Serêkaniyê. La costruzione di una Siria democratica e moderna, basata su una reale collaborazione e sul riconoscimento reciproco di tutte le componenti, non può essere realizzata attraverso politiche di nomina escludenti imposte dall’alto. Può essere realizzata solo attraverso un processo politico nazionale inclusivo che garantisca una rappresentanza equa e la libertà di scelta a tutti i siriani. È necessario adoperarsi per la convocazione di un autentico congresso nazionale siriano, al quale partecipino rappresentanti reali di tutte le componenti della Siria. In questo congresso, si dovrebbe elaborare una tabella di marcia per il periodo di transizione e predisporre elezioni libere, eque e trasparenti che rispecchino le richieste dei siriani. Inoltre, nelle condizioni attuali, è fondamentale garantire la formazione di una commissione per la redazione della Costituzione, una delle massime priorità nazionali. Tutto ciò è necessario per costruire una Siria democratica, pluralista e decentralizzata.” L'articolo Ventuno organizzazioni nel Rojava protestano contro il meccanismo elettorale utilizzato dal governo provvisorio siriano proviene da Retekurdistan.it.
May 26, 2026
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[2026-05-17] Aggiornamenti dal Kurdistan @ Zazie nel metrò
AGGIORNAMENTI DAL KURDISTAN Zazie nel metrò - Via Ettore Giovenale 16, Roma (domenica, 17 maggio 13:30) Questa iniziativa vuole costruire uno spazio di ascolto e condivisione di aggiornamenti dalle quattro parti del Kurdistan, mettendo in relazione le diverse realtà curde con le trasformazioni politiche e geopolitiche che attraversano oggi l’Asia occidentale. Dal Kurdistan turco, Bakur, e la nuova fase del conflitto tra Stato e movimento curdo, al futuro del Rojava nel quadro siriano; dalle tensioni interne del Kurdistan iracheno, Başûr, al ruolo centrale dei curdi nelle mobilitazioni in Iran,Rojhelat, dopo “Jin, Jiyan, Azadî”. L’incontro intreccerà aggiornamenti, testimonianze e letture provenienti dai diversi territori, mostrando come la questione curda continui a rappresentare uno dei principali nodi politici dell’Asia occidentale. Ne parleremo con alcun@ comp@s di UikiOnlus Pranzo curdo a cura di Barbagianni a sostegno del progetto “Nuovo Cinema Amoude”. Sarà presente anche il progetto Staffetta Sanitari Per le prenotazioni del pranzo scivere o chiamare il numero presente sulla locandina.
May 13, 2026
Gancio de Roma
Fridtjof Nansen, eroe dell’impossibile
“L’impossibile è solo ciò che richiede più tempo”… di Bruno Lai 13 maggio 1930: muore Fridtjof Nansen. Noto anche come “Federico Nansen”, Fridtjof Nansen è una vera e propria forza della natura. È difficile trovare qualcun altro nella storia che abbia eccelso in ambiti così diversi: esploratore polare, scienziato d’avanguardia, diplomatico e Premio Nobel per la Pace. Nansen è diventato
“Ghost trail – Il sentiero dei fantasmi”
Fantasmi. Quelli del passato, le cui voci continuano a riecheggiare nella mente anche a distanza di anni. Quelli del presente, in cui ci trasformiamo mentre inseguiamo la verità nel tentativo di mettere a tacere angosce e tormenti. E quelli del futuro, che saremo costretti a diventare per tutelarci e non essere scoperti. Les Fantômes, distribuito in Italia con il titolo Ghost Trail – Il sentiero dei fantasmi, diretto da Jonathan Millet, racconta la storia di Hamid, ex professore siriano rifugiatosi in Francia dopo aver lasciato la Siria nel 2014, durante la guerra civile iniziata nel 2011. Stabilitosi a Strasburgo, l’uomo si dedica alla ricerca di colui che, nel suo paese d’origine, lo ha torturato. La sua, però, non è una missione personale. Hamid infatti fa parte di un’organizzazione clandestina impegnata nell’individuazione dei criminali di guerra siriani responsabili delle torture inflitte ai propri connazionali durante il conflitto. Il film, candidato ai premi César e Lumière, non racconta semplicemente la storia di una vendetta individuale, ma quello di una resa dei conti collettiva. A cercare giustizia non è solo il protagonista, ma un intero popolo, che lotta contro i propri oppressori, anche dopo aver raggiunto l’Europa, continente nel quale molti dei responsabili delle violenze si sono nascosti. Per portare avanti la sua missione, il protagonista deve affidarsi ai sensi più che alle prove concrete, non avendo elementi certi sull’identità del suo torturatore. Hamid infatti non l’ha mai visto in faccia e costruisce la propria indagine sulle informazioni raccolte dagli altri membri dell’organizzazione, oltre che sui propri ricordi e sul suo olfatto. Tra le immagini più intense del film vi è quella in cui il protagonista si avvicina alle spalle dell’uomo che sospetta essere il responsabile delle torture, fino quasi a riconoscerlo sentendone l’odore. Ghost Trail appartiene a più generi cinematografici, unendo thriller, spionaggio e dramma psicologico. La narrazione si sviluppa attraverso l’evoluzione della ricerca di Hamid, scandita dalle conversazioni con una donna appartenente all’organizzazione e con dei connazionali, dalle videochiamate con la madre che vive in Libano – ignara della sua attività clandestina in Francia, dai ricordi della moglie e della figlia scomparse e dalle registrazioni che raccolgono i racconti delle torture subite dai siriani nel corso della guerra. Giorno dopo giorno, Hamid tenta di dare un senso alla propria quotidianità avvicinandosi sempre di più all’uomo che ritiene essere il colpevole delle violenze subite, fino al confronto diretto in un ristorante, seduto allo stesso tavolo con lui. Il film è anche, inevitabilmente, una storia di migrazione. Inizia proprio con il viaggio che i richiedenti asilo intraprendono nel 2014, venendo caricati su dei camion sovraffollati, abbandonati poi nel deserto, nel quale alcuni di loro perdono la vita. Due anni dopo, nel pieno della cosiddetta crisi dei rifugiati, Hamid si è ormai stabilito a Strasburgo ed è costretto ad assumere una nuova identità per non essere scoperto nella sua caccia all’aguzzino. Il tema dell’identità attraversa l’intera pellicola. I membri dell’organizzazione clandestina cambiano nome e personalità per ragioni di sicurezza, ma chi vive l’esperienza migratoria è già costretto, in qualche modo, a ricostruire sé stesso. Lingua, abitudini, alimentazione, relazioni sono solo alcuni degli aspetti centrali della propria vita che cambiano nel momento in cui si approda in un paese straniero. Nel caso di Hamid e degli altri personaggi, però, anche il nome diventa instabile, aggiungendo ulteriore fragilità a un’identità già profondamente mutevole. È per questo che i protagonisti appaiono come fantasmi. Si muovono nell’ombra, cercando costantemente di non essere scoperti. Ma fantasmi sono anche i responsabili delle violenze e dei traumi subiti, impossibili da cancellare dalla memoria. Il destino di persone come Hamid sembra allora quello di continuare a vivere in bilico, come spettri, costretti a cambiare identità periodicamente pur di sopravvivere. Uscito nelle sale nel 2024, mentre la guerra civile siriana era ancora in corso e il Medio Oriente tornava a essere segnato da violenze e gravi oppressioni, Ghost Trail assume oggi un significato ancora più attuale. Il film non parla soltanto della Siria, ma delle conseguenze profonde e durature dei conflitti contemporanei, sul piano psicologico oltre che sociale e politico: l’esilio, il trauma, la ricerca di giustizia e la difficoltà di ricostruire la propria identità dopo la guerra. Nel contesto attuale, con il susseguirsi delle migrazioni forzate e delle tensioni a livello internazionale, l’opera di Jonathan Millet invita a riflettere su ciò che resta dei conflitti anche in quei territori che sembrano esserne lontani: i fantasmi che continuano a inseguire chi è sopravvissuto.
Furundulla 317 – Sinonimi e contrari…
…torniamo ai fondamentali di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Civile: agg. [dal lat. civilis, der. di civis «cittadino»] “Sette degli otto bimbi uccisi erano figli del killer, identificato nel 31enne Shamar Elkins, un veterano dell’esercito” RSI Sparatoria in Louisiana “Mi
Nuovi insediamenti illegali in Cisgiordania ,la colonizzazione accelera
All’ombra delle guerre nell’ Asia occidentale , dall’Iran al Libano, e nel silenzio della comunità internazionale il governo di estrema destra di Israele sta promuovendo una politica sistematica di esproprio e occupazione delle terre palestinesi. L’ultimo via libera è del primo aprile scorso – ma è rimasto segreto per diversi giorni ,sono almeno 34 i nuovi insediamenti approvati dall’esecutivo,che portano il dato complessivo di quelli approvati dall’insediamento dell’attuale governo da 69 a 103.  I verbali che certificano la decisione del governo sono secretati e già si stanno attivando le procedure per costruire le infrastrutture idriche ed elettriche per servire i nuovi insediamenti. L’obiettivo dichiarato è di raggiungere il milione di coloni entro il 2050 ,rinchiudendo la popolazione palestinese residente in enclave non comunicanti ,fidando nell’assenso internazionale all’annessione . Il processo di espansione coloniale sionista è in atto anche a Gaza dove l’esercito si sta preparando a nuove offensive nell’intento di spingere i palestinesi di Gaza vrso Rafah e poi nel Sinai .Israele occupa già metà della striscia e dalla cosidetta tregua sono stati uccisi almeno 740 palestinesi . Intanto l’approvazione della legge che prevede la pena di morte per i palestinesi certifica l’egemonia del kahanismo ,che si fonda anche sullo stato etnico per soli ebrei e sull’apartheid. La flebile reazione dei paesi alleati con Israele riflette la visione suprematista con cui i governi occidentali guardano alla questione palestinese .La pena di morte viene comunque già applicata sul terreno e nelle carceri israeliane contro i prigionieri palestinesi nella totale impunità. L’aggressione in Libano costituisce un ulteriore tassello del progetto di espansione sionista teso a creare di fatto il grande Israele, la velocizzazione del progetto del controllo totale del territorio del sud del Libano si concretizza con la distruzione sistematica delle abitazioni e delle strutture di collegamento come ponti e strade .Si verifica anche l’uso di pesticidi e sostanze chimiche per rendere inabitabile la zona . Anche nel sud della Siria le forze israeliane hanno condotto una serie di raid e incursioni rapendo tre civili nel giro di poche ore, in quella che fonti locali hanno descritto come una nuova escalation dell’attività militare in territorio siriano. Stanno creando insediandiamenti per ora solo militari ,ma lo scopo è quellodi certificare una “conquista territoriale”, con Israele che agisce per erodere la sovranità siriana nel sud-ovest del Paese. Ne parliamo con Eliana Riva storica e giornalista.
April 15, 2026
Radio Blackout - Info
Nuovi insediamenti illegali in Cisgiordania ,la colonizzazione accelera
All’ombra delle guerre nell’ Asia occidentale , dall’Iran al Libano, e nel silenzio della comunità internazionale il governo di estrema destra di Israele sta promuovendo una politica sistematica di esproprio e occupazione delle terre palestinesi. L’ultimo via libera è del primo aprile scorso – ma è rimasto segreto per diversi giorni ,sono almeno 34 i nuovi insediamenti approvati dall’esecutivo,che portano il dato complessivo di quelli approvati dall’insediamento dell’attuale governo da 69 a 103.  I verbali che certificano la decisione del governo sono secretati e già si stanno attivando le procedure per costruire le infrastrutture idriche ed elettriche per servire i nuovi insediamenti. L’obiettivo dichiarato è di raggiungere il milione di coloni entro il 2050 ,rinchiudendo la popolazione palestinese residente in enclave non comunicanti ,fidando nell’assenso internazionale all’annessione . Il processo di espansione coloniale sionista è in atto anche a Gaza dove l’esercito si sta preparando a nuove offensive nell’intento di spingere i palestinesi di Gaza vrso Rafah e poi nel Sinai .Israele occupa già metà della striscia e dalla cosidetta tregua sono stati uccisi almeno 740 palestinesi . Intanto l’approvazione della legge che prevede la pena di morte per i palestinesi certifica l’egemonia del kahanismo ,che si fonda anche sullo stato etnico per soli ebrei e sull’apartheid. La flebile reazione dei paesi alleati con Israele riflette la visione suprematista con cui i governi occidentali guardano alla questione palestinese .La pena di morte viene comunque già applicata sul terreno e nelle carceri israeliane contro i prigionieri palestinesi nella totale impunità. L’aggressione in Libano costituisce un ulteriore tassello del progetto di espansione sionista teso a creare di fatto il grande Israele, la velocizzazione del progetto del controllo totale del territorio del sud del Libano si concretizza con la distruzione sistematica delle abitazioni e delle strutture di collegamento come ponti e strade .Si verifica anche l’uso di pesticidi e sostanze chimiche per rendere inabitabile la zona . Anche nel sud della Siria le forze israeliane hanno condotto una serie di raid e incursioni rapendo tre civili nel giro di poche ore, in quella che fonti locali hanno descritto come una nuova escalation dell’attività militare in territorio siriano. Stanno creando insediandiamenti per ora solo militari ,ma lo scopo è quellodi certificare una “conquista territoriale”, con Israele che agisce per erodere la sovranità siriana nel sud-ovest del Paese. Ne parliamo con Eliana Riva storica e giornalista.
April 15, 2026
Radio Blackout
Il cielo cupo di Sigonella
Due giorni dopo l’informativa “lacunosa” di Guido Crosetto sul coinvolgimento della base aerea di Sigonella nelle guerre in corso, riprendiamo da Comune-info.net questo documentato intervento di Antonio Mazzeo, proprio sui movimenti che hanno coinvolto la base negli ultimi anni. Il cielo cupo di Sigonella di Antonio Mazzeo L’analisi dei tracciati dei velivoli con e senza pilota delle forze armate Usa
Il genocidio assorda
A Gaza non c’è nessun cessate-il-fuoco All’alba di oggi, sabato, due palestinesi sono rimasti feriti quando navi della marina israeliana hanno aperto il fuoco con mitragliatrici pesanti contro le tende di sfollati nella zona di Mawasi a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Nel frattempo, veicoli militari israeliani hanno aperto il fuoco a nord del campo profughi di Bureij, nella parte centrale della Striscia di Gaza. Dall’11 ottobre, data in cui è stato firmato l’accordo di Sharm Sheikh, il numero totale di palestinesi uccisi a Gaza per il fuoco israeliano è salito a 713, mentre il numero dei feriti ha raggiunto 1.943. Le ripercussioni della guerra di genocidio israeliana continuano a pesare gravemente sulla vita delle persone nella Striscia di Gaza, soprattutto dei bambini, molti dei quali hanno perso parte dell’udito a causa del rumore delle esplosioni e della mancanza di assistenza medica e risorse. L’intransigenza dell’occupazione nel prevenire l’ingresso di dispositivi per l’udito, fin dall’inizio dell’invasione, ha rappresentato una minaccia diretta alla vita e ai sogni dei palestinesi e ha costretto molti ad affrontare una difficile realtà sanitaria e psicologica fin dalla giovane età. La fondazione “I nostri figli per i sordi” stima che a Gaza circa 35.000 persone abbiano perso l’udito o siano a rischio di perderlo. Cisgiordania Ieri, venerdì, i coloni ebrei israeliani hanno continuato a spianare terreni di proprietà palestinese nell’area compresa tra le città di Asira al-Qibliya e Immatin, a ovest di Nablus, con l’obiettivo di costruire una strada che colleghi l’insediamento di Havat Gilad a un avamposto vicino. Un grosso bulldozer dei coloni ha iniziato a disboscare terreni palestinesi nella zona. Lo spianamento fa parte della continua espansione degli insediamenti e dell’accaparramento di terre palestinesi a ovest di Nablus per la realizzazione di progetti coloniali e la conseguente deportazione dei palestinesi dalla loro terra. Libano L’avanzata di terra trova una grossa resistenza con gravi perdite tra i soldati e i mezzi. Gli obiettivi dell’invasione nel Libano si sono ridimensionati e l’esercito israeliano sta incontrando notevoli difficoltà nell’accesso ai villaggi di confine. Fonti militari hanno anche affermato che l’esercito non intende occupare tutto il Libano né disarmare Hezbollah, data la vasta mole di forze che tali azioni richiederebbero. Hanno spiegato che il piano attuale si basa sul mantenimento di una presenza militare lungo il confine, che si estende per due o tre chilometri in profondità, impedendo così ai combattenti di Hezbollah di monitorare gli insediamenti e le basi militari israeliane. Siria A Quneitra, un cittadino siriano è stato assassinato dall’esercito israeliano di occupazione. L’artiglieria dio Tel Aviv ha bombardato il suo terreno, mentre lui lo stava lavorando. Un altro lavoratore è stato ferito. Le truppe di occupazione hanno chiuso le strade rurali nel sud della Siria con cumuli di terra, per impedire gli spostamenti dei contadini dalle loro abitazioni verso le terre da coltivare. La stessa tecnica militare usata in Cisgiordania. L’aggressione Israelo-statunitense contro l’Iran Nel 36° giorno dell’aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, stamattina e per tutta la notte, sono state udite esplosioni nella capitale iraniana, Teheran. Non stati dati i numeri delle vittime, ma si valuta che dall’inizio dell’aggressione siano oltre 2.000. Il terremoto politico-militare a Washington Nel pieno della guerra guidata dagli Stati Uniti contro l’Iran, il ministro della guerra Usa, Pete Hegseth, ha compiuto un passo che, secondo gli osservatori, scuote una delle regole consolidate del pensiero militare e politico: “Non si cambiano i cavalli a metà del guado”. Hegseth ha chiesto al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale Randy George, di dimettersi e ritirarsi immediatamente dal suo incarico. Questa rimozione viene letta dai commentatori militari come la determinazione dell’amministrazione Trump ad andare avanti nella programmazione dell’offensiva di terra, malgrado i pericoli di un’elevata perdita in termini di soldati. Il generale George non era sostenitore di questa scelta scellerata, da lui definita “fortemente pericolosa”. Iraq Una fonte della sicurezza irachena ha riferito che un membro delle Forze di Hashd Shaabi (Mobilitazione Popolare) è stato ucciso e un altro ferito in un raid aereo che ha preso di mira un quartier generale delle milizie governative Al-Qaim, vicino al confine siriano. Sono attacchi aerei statunitensi o israeliani che non vengono rivendicati. Una fonte della compagnia petrolifera di Basra ha riferito che un drone si è schiantato contro un complesso della compagnia petrolifera a Burjesia e ha innescato un incendio colossale. Anche la fonte di lancio di questi droni rimane al momento misteriosa. Sudan Un gran numero di sfollati sudanesi, tra cui donne, bambini e anziani, è giunto, in condizioni umanitarie drammatiche, nella città di Damazin da Kurmuk, nella regione del Nilo Azzurro, nel Sudan meridionale. La regione del Nilo Azzurro sta subendo una rapida escalation dei combattimenti, con l’intensificarsi degli scontri tra l’esercito sudanese, le Forze di Supporto Rapido, e il Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese-Nord (SPLM-N), che le sostiene. Crescono gli allarmi per un peggioramento della situazione umanitaria, mentre il numero degli sfollati continua ad aumentare. Pakistan Le ripercussioni economiche dell’illegale aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran si estendono dai mercati del petrolio e del gas alle decisioni dei governi, poiché le interruzioni delle forniture e l’aumento dei costi di energia, trasporto marittimo e fertilizzanti si traducono in una pressione diretta sui prezzi, sul tenore di vita e sulla produzione. In questo contesto, diversi paesi hanno iniziato ad adottare misure di vario tipo, che vanno dalla riduzione delle tariffe e dall’aumento dei prezzi dei carburanti al contenimento del consumo di elettricità, nel tentativo di contenere gli effetti della crisi e proteggere i mercati interni. Una delle misure più eclatanti è stata intrapresa dal governo di Islamabad. I trasporti pubblici nella capitale del Pakistan e nelle sue aree più popolose saranno gratuiti per il prossimo mese, dopo che il governo ha aumentato significativamente i prezzi del carburante (+ 43%) a causa dell’impennata dei costi energetici globali. ANBAMED
April 4, 2026
Pressenza