Tag - siria

YPJ: Salvaguarderemo le conquiste della Rivoluzione del 19 luglio
Le YPJ hanno affermato che la leadership delle donne è stata la chiave del successo della Rivoluzione del 19 luglio e che le Unità di protezione delle donne hanno costantemente dimostrato il loro ruolo indispensabile e il loro profondo valore sia nella difesa che nella società. Il Comando Generale delle Unità di protezione delle donne (YPJ) ha rilasciato una dichiarazione in occasione del 14° anniversario della Rivoluzione del 19 luglio nel Rojava. La dichiarazione delle YPJ include quanto segue: «La Rivoluzione del Rojava, iniziata il 19 luglio 2012, è stata presentata al mondo come una visione e una convinzione di vita libera. Durante gli anni che sono diventati noti come la Primavera dei Popoli, i regimi autoritari hanno risposto a ogni richiesta di diritti e libertà con repressione e violenza, cercando di sfruttare quei movimenti per i propri interessi.» Nel Rojava, tuttavia, le popolazioni della regione hanno compiuto una scelta che ha cambiato il loro destino. Ogni rivoluzione rivela la sua vera natura nel corso del suo svolgimento; una rivoluzione non è qualcosa che inizia da zero né qualcosa che finisce, bensì un processo continuo e duraturo. La Rivoluzione del Rojava nacque come risposta dei popoli liberi all’autoritarismo e al dominio, aprendo un nuovo capitolo della storia in nome della libertà dei popoli. Guidati dal popolo curdo e ispirati dalla filosofia della Nazione Democratica, i popoli della regione hanno dimostrato dal primo giorno della rivoluzione fino ad oggi, la capacità di difendere le proprie conquiste e di rimanere saldi di fronte a ogni sfida. Questa filosofia di una vita libera e uguale, con le donne in prima linea, è diventata un fondamento solido. Grazie alle sue idee e alla sua visione, il leader Apo (Abdullah Öcalan) ha unito i popoli della regione attorno al modello della modernità democratica e ha gettato le basi per un sistema di organizzazione sociale strettamente legato alla rivoluzione delle donne nel Rojava. Oggi, la Rivoluzione del Rojava entra nel suo quindicesimo anno, dopo quattordici anni di lotta ininterrotta. Nel quattordicesimo anniversario della Rivoluzione del 19 luglio, porgiamo le nostre congratulazioni al leader Apo, ai feriti della rivoluzione e a tutte le donne e i popoli che vi hanno preso parte. La sollevazione popolare contro il regime autoritario del partito Ba’ath ha segnato un nuovo inizio per la trasformazione della regione. Nel corso della storia, il popolo curdo ha sempre respinto le politiche nazionaliste di oppressione perseguite dagli stati. Si è opposto al regime ba’athista e in seguito ha resistito agli attacchi lanciati da gruppi armati contro la regione, riuscendo infine a costruire un proprio governo autonomo. Attraverso il modello della Nazione Democratica e il principio del diritto a una vita uguale, è stato creato uno spazio per tutti i popoli, compresi arabi, turkmeni, armeni, siriaci, assiri e chiunque viva nella regione. Di conseguenza, tutti questi popoli sono giunti a considerare la Rivoluzione del 19 luglio come la propria rivoluzione e come un cammino verso la libertà. Nonostante i calcoli delle potenze che ambivano al dominio nella regione, tali piani fallirono ripetutamente perché le donne e i popoli trovarono la loro libertà nel modello della Rivoluzione del Rojava. Ogni attacco contro la rivoluzione incontrò la resistenza popolare e i popoli liberi rimasero fermamente impegnati nella loro rivoluzione. Le Unità di Protezione Femminile sono sempre state la pietra angolare della salvaguardia e del sostegno della Rivoluzione del 19 luglio. Dalle prime linee della battaglia alla guida della società, hanno svolto un ruolo pionieristico con immensi sacrifici. Una delle caratteristiche distintive della storia della Rivoluzione del Rojava è stato il ruolo centrale delle donne, che ha reso la rivoluzione fonte di ispirazione per persone in tutto il mondo. Questa realtà è innegabile. La leadership femminile è stata la chiave del successo della Rivoluzione del 19 luglio, e le Unità di Protezione Femminile hanno costantemente dimostrato il loro ruolo indispensabile e il loro profondo valore sia nella difesa che nella società. Grandi sacrifici sono stati compiuti per la libertà e la pace in una patria libera. Nel corso di quattordici anni di rivoluzione, ogni giorno è stato segnato dai sacrifici di bambini cresciuti in condizioni difficili. Le combattenti delle Unità di protezione delle donne (YPJ), delle Unità di protezione del popolo (YPG) e delle Forze democratiche siriane (SDF) hanno difeso la patria con tutte le loro forze, sacrificando la propria vita. Il nostro popolo continua a crescere i propri figli in circostanze difficili, ma senza esitazione li dedica alla difesa della patria e alla dignità dell’umanità. I nostri amati figli e figlie hanno dato la vita per la libertà del loro popolo e per la dignità dell’umanità. Per questo motivo, la Rivoluzione del 19 luglio è unica e diversa da qualsiasi altra rivoluzione al mondo. Preserveremo per sempre l’eredità che ci è stata affidata dai nostri martiri. Ricordiamo ancora una volta i martiri Berîvan, Devrim, Slava, Kelhat, Arîn, Ziyad, Sîdar, Şîlan, Denîz, Raman e Koçerîn, insieme a tutti i martiri della rivoluzione, e rinnoviamo il nostro impegno a proseguire sulla via della libertà. Con lo stesso spirito e la stessa determinazione che hanno caratterizzato il primo giorno della rivoluzione, ne salvaguarderemo le conquiste e daremo continuità alla Rivoluzione delle Donne. L'articolo YPJ: Salvaguarderemo le conquiste della Rivoluzione del 19 luglio proviene da Retekurdistan.it.
July 19, 2026
Retekurdistan.it
Reazioni a Qamishlo al cambio di nome di città e villaggi
Gli abitanti di Qamishlo hanno reagito al cambio di nome dei villaggi e delle città curde da parte del Governo provvisorio, ricordando loro l’Accordo del 29 gennaio. L’Iniziativa Popolare di Qamishlo ha rilasciato una dichiarazione per protestare contro il cambio di nome di villaggi e città curdi nel Rojava. La dichiarazione, pronunciata davanti al monumento al martire Delîl Saroxan a Qamishlo, è stata letta da Lojîn Îbrahîm, membro dell’Accademia del Martire Egîd Cîlo. Sono stati esposti striscioni con la scritta “La nostra lingua è la nostra identità e la nostra esistenza”. Ricordando che il processo di integrazione nel Rojava è iniziato secondo l’Accordo del 29 gennaio, Îbrahîm ha affermato che, in base ai principi di integrazione il popolo curdo è riconosciuto come una delle nazioni originarie della Siria. Ibrahim ha dichiarato che il Governo provvisorio siriano sta tentando di arabizzare i nomi curdi nelle regioni curde affermando: “Vogliono cambiare i nomi delle regioni e allontanare gradualmente queste aree dalla loro identità curda. Questa posizione è contraria all’Accordo del 29 gennaio. Allo stesso tempo questa posizione è contraria alla lingua, all’identità e all’esistenza stessa dei curdi. Questa posizione è inaccettabile. Noi siamo curdi, la nostra lingua è il curdo e i nostri luoghi e le nostre terre sono un riflesso della nostra cultura e della nostra identità curda. Il governo provvisorio deve rispettare questo fatto e riconoscerlo legalmente”.   L'articolo Reazioni a Qamishlo al cambio di nome di città e villaggi proviene da Retekurdistan.it.
July 15, 2026
Retekurdistan.it
Si prevede che la bozza di legge quadro venga presentata alla delegazione di İmralı questa settimana
La vicepresidente del gruppo parlamentare del partito DEM, Gülistan Kılıç Koçyiğit, ha dichiarato di aspettarsi che l’AKP presenti questa settimana alla delegazione di İmralı in dettaglio la bozza di legge quadro, sottolineando che la bozza deve essere discussa in modo definitivo con Abdullah Öcalan. Gülistan Kılıç Koçyiğit, vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (Partito DEM), ha tenuto una conferenza stampa al Parlamento turco sugli attuali sviluppi politici. Ha iniziato il suo intervento commemorando le vittime del massacro di Zilan del 13 luglio 1930, descrivendo gli eventi nella valle di Zilan come una profonda tragedia. Massacro di Zilan: affrontare il passato è essenziale per una pace duratura Gülistan Koçyiğit ha affermato che il massacro rimane profondamente impresso nella memoria collettiva del popolo curdo e ha proseguito: “Oggi ci troviamo sulla soglia di cambiare questa realtà storica. Ci aspettiamo nuovi sviluppi. Stiamo discutendo di un nuovo contratto sociale e di una nuova pace. Tuttavia in un momento in cui questi temi sono oggetto di dibattito, confrontarsi con la storia, confrontarsi con la verità e garantire che i responsabili di questi eventi dolorosi vengano identificati sono prerequisiti imprescindibili per una pace duratura e un ordine sociale democratico. Dobbiamo guardare avanti imparando dalle tragedie del passato. Invece di negare la realtà e alimentare il conflitto, abbiamo la responsabilità di rafforzare le soluzioni democratiche, la parità di cittadinanza e un futuro condiviso. Questa non è solo una responsabilità del popolo curdo, ma anche una responsabilità fondamentale di ogni cittadino, di ogni partito politico e di ogni ambiente democratico in questo Paese. Importanti provvedimenti legislativi rinviati a dopo luglio Criticando l’agenda legislativa del Parlamento, Gülistan Kılıç Koçyiğit, vicepresidente del gruppo parlamentare del partito DEM, ha affermato che l’incapacità del Paese di instaurare un processo legislativo democratico e partecipativo ha comportato costi significativi. Ha sottolineato che la responsabilità primaria del Parlamento è quella di emanare leggi che siano al servizio del pubblico, accusando l’AKP di aver rinviato diverse leggi fondamentali a dopo luglio. “Riteniamo che l’obiettivo sia quello di introdurre le leggi che hanno l’impatto più diretto sulla società in un momento in cui l’attenzione delle persone si sposta naturalmente dal Parlamento e dalle attività legislative durante i mesi estivi”, ha affermato. Sottolineando i problemi di povertà, disoccupazione e fame, Koçyiğit ha affermato che quasi 36 milioni di persone in Turchia vivono al di sotto della soglia di povertà alimentare. “Al governo importa qualcosa di tutto questo? Francamente, chiaramente no”, ha affermato. La Turchia ha bisogno di un vertice di pace, non di un vertice sulla sicurezza Gulistan Koçyiğit ha sostenuto che ciò di cui la Turchia ha bisogno non è un altro vertice sulla sicurezza ad Ankara, ma un vertice dedicato alla pace. Ha proseguito: «Ciò di cui la Turchia ha bisogno è che Ankara ospiti un vertice di pace, per riunire le persone in nome della pace. La più grande garanzia di sicurezza per la Turchia non è una maggiore militarizzazione, ma l’instaurazione di una pace interna duratura. La più grande forza del Paese non risiede in politiche orientate alla sicurezza, ma in uno Stato democratico governato dal rispetto del diritto e da un forte consenso sociale.» Per questo motivo ci appelliamo a tutti i partiti politici rappresentati nella grande assemblea nazionale turca, così come a quelli senza rappresentanza parlamentare: assumiamoci insieme questa responsabilità storica. Trasformiamo il lavoro comune svolto dalla commissione parlamentare in legge. Prima della pausa parlamentare, adottiamo congiuntamente una legge quadro globale elaborata nell’ottica della giustizia di transizione. Una legge di questo tipo non si limiterebbe a regolamentare le questioni attuali, ma rafforzerebbe anche la fiducia nel futuro democratico della Turchia, rappresenterebbe la più solida garanzia di pace sociale e segnerebbe un’importante pietra miliare per il processo in corso. Costruiamo insieme le fondamenta giuridiche della pace Gulistan ha proseguito: “Un anno fa la storia ci ha offerto un’importante opportunità. Quell’opportunità è ancora davanti a noi. Ora non è il momento di aspettare, ma di portare a termine ciò che è stato iniziato. Ora non è il momento di rimandare, ma di mostrare coraggio. La responsabilità ora spetta alla grande assemblea nazionale turca. Costruiamo insieme le fondamenta giuridiche della pace. Approviamo insieme la legge per la pace e costruiamo insieme il futuro democratico della Turchia”. La delegazione di İmralı terrà una serie di incontri Rispondendo alle domande dei giornalisti sugli incontri in programma della delegazione di İmralı e sulla bozza di legge quadro, Gulistan ha dichiarato: “La nostra delegazione terrà una serie di incontri questa settimana. Il calendario non è ancora definitivo e informeremo il pubblico non appena lo sarà. Posso però anticipare che si terranno diversi incontri questa settimana, tra cui quelli con alti funzionari dell’AKP, il Presidente del Parlamento e altri soggetti”. La bozza dovrebbe essere condivisa con la nostra delegazione e discussa con İmralı. Commentando la proposta di legge, Gulistan Koçyiğit ha dichiarato: “Riteniamo che la bozza debba essere discussa innanzitutto con coloro che ne saranno direttamente interessati. In tal senso, la bozza di legge dovrebbe essere condivisa con la nostra delegazione di İmralı il prima possibile e deve essere discussa definitivamente con il signor Öcalan. Naturalmente, la partecipazione, il sostegno e il consenso di tutti i partiti di opposizione, così come di ogni partito politico rappresentato o non rappresentato in Parlamento, sono molto importanti. Riteniamo che, se il partito di governo intraprendesse un simile processo di consultazione, ne trarrebbe beneficio. Abbiamo già lanciato questo appello in passato. Proprio come nel processo delle commissioni parlamentari, si potrebbe organizzare rapidamente una riunione di coordinamento per accelerare l’iter legislativo. Integrando il contributo di tutti, si può raggiungere un processo più inclusivo, collettivo e costruttivo. Gulistan Koçyiğit ha aggiunto che si aspettano che l’AKP presenti in dettaglio la bozza di legge quadro alla delegazione di İmralı questa settimana. “Ci aspettiamo che il contenuto dell’incontro si concentri specificamente sui dettagli del progetto di legge. Si sono già svolte discussioni e consultazioni generali. La nostra delegazione ha espresso il proprio parere su cosa dovrebbe contenere la legge. Tuttavia adesso ci aspettiamo che il progetto venga condiviso anche in forma scritta. Questa è la nostra aspettativa e crediamo che ciò dovrebbe avvenire entro questa settimana.” L'articolo Si prevede che la bozza di legge quadro venga presentata alla delegazione di İmralı questa settimana proviene da Retekurdistan.it.
July 13, 2026
Retekurdistan.it
“SUI TUOI OCCHI. RACCONTI DELLA RIVOLUZIONE DEL ROJAVA”, INTERVISTA ALL’AUTRICE DANIELA GALIÈ
“Raccontare il Rojava è sempre un esercizio rischioso. Il rischio è quello di proiettare categorie familiari su una realtà che familiare non è; di cercare una rivoluzione leggibile, coerente, lineare, capace di rientrare dentro schemi politici già noti. Fortunatamente la realtà del Nord-Est della Siria raramente si lascia disporre in questo modo. Resiste alle sintesi troppo nette, alle definizioni definitive, alle letture che pretendono di fissarla una volta per tutte”. Scrive così, Tiziano Saccucci, nella prefazione al nuovo libro di Daniela Galiè, “Sui tuoi occhi. Racconti della rivoluzione del Rojava”, pubblicato lo scorso 26 giugno da Momo edizioni. “Nel Nord-Est della Siria – si legge nella quarta di copertina del volume – tra città ferite, check-point improvvisati e assemblee popolari, il Rojava continua a esistere come esperienza politica, sociale e umana sospesa tra autodifesa e desiderio di futuro. Questo libro attraversa i territori della rivoluzione curda raccogliendo voci, incontri e frammenti di quotidianità: combattenti delle Ypj, famiglie sfollate, insegnanti, attiviste, giovani cresciuti all’ombra della guerra e donne che hanno trasformato la sopravvivenza in pratica collettiva. Sui tuoi occhi non racconta soltanto il conflitto contro l’Isis o la resistenza di Kobanê. Racconta ciò che viene dopo: la fatica della ricostruzione, le contraddizioni dell’autogoverno, i sogni politici di una società che prova a reinventarsi mentre tutto intorno continua a minacciarne l’esistenza”. “Ho provato a raccontare le storie che ho raccolto nel corso della mia permanenza in nord-est Siria con un linguaggio accessibile. Forse i destinatari e le destinatarie di quello che ho scritto sono principalmente persone che del Rojava sanno poco o nulla, tant’è che l’idea del libro era nata dalla necessità che avevo di provare a raccontare dove fossi stata ai miei alunni e alle mie alunne”, spiega a Radio Onda d’Urto Daniela Galiè. “L’idea era quella di costruire un piccolo ponte tra mondi apparentemente distanti”, prosegue l’autrice.  “Non ho però voluto sacrificare tutto quello che è la ricostruzione storica, politica, militare – precisa Galiè – Ho provato però ad arrivarci tramite le storie delle persone che avevo davanti”.  Daniela Galiè ha deciso di devolvere il 50% del ricavato della vendita del suo libro a “Jinwar”, il villaggio delle donne nella Siria del nord-est, Rojava. Radio Onda d’Urto ha intervistato Daniela Galiè, scrittrice, attivista, insegnante e redattrice di Dinamo Press, per presentare il suo libro “Sui tuoi occhi. Racconti della rivoluzione del Rojava”. Ascolta o scarica.  
July 7, 2026
Radio Onda d`Urto
MEDIO ORIENTE: TRA PALESTINA, SIRIA E LIBANO, 1000 CHILOMETRI QUADRATI GIA’ INGLOBATI PER LA “SICUREZZA” DI ISRAELE
Si riapre, pericolosamente, un altro fronte di guerra ai confini orientali del Mediterraneo. Nel sud della Siria, a Daraa, scontri aperti tra milizie locali e quelle governative di Al Jolani, l’ex jihadista scelto da Usa, Turchia e Ue per gestire quel che resta del Paese. In mezzo al caos ci sguazza Tel Aviv, che ha lanciato colpi di artiglieria dalle alture del Golan occupate da mezzo secolo e da Quneitra, occupata invece nelle ore convulse seguite alla caduta di Assad. L’obiettivo di Tel Aviv è approfittare del caos per rubare un altro pezzo di territorio siriano, arrivando alle porte di Damasco, spingendo sul fuoco della settarizzazione della Siria, in particolare strumentalizzando parte della comunità drusa. “L’aggressione sionista contro la Siria è un’estensione di quella in Palestina e Libano, un tentativo di realizzare il mito del ‘Grande Israele'”. Così Abu Ubaida, portavoce militare delle Brigate Qassam, il braccio armato di Hamas. “Dobbiamo stroncare sul nascere questo mito e contrastarlo prima sia troppo tardi” aggiunge il movimento islamico palestinese. Tra Palestina (Gaza), Siria e Libano, Israele ha rubato circa 100 chilometri quadrati di territorio ai Paesi vicini, con la scusa sempiterna della “sicurezza”. Intanto continua il genocidio israeliano nella Striscia di Gaza. 4 palestinesi uccisi in un attacco israeliano a Deir al-Balah: tra loro un bambino di soli otto anni. 8 i feriti. Dall’entrata in vigore del farlocco cessate il fuoco dell’11 ottobre dello scorso anno uccisi 1.048 palestinesi, 3400 i feriti, 786 i corpi recuperati sotto le macerie. Allargando lo sguardo all’inizio del genocidio conclamato, ottobre 2023, le vittime palestinesi accertate sono 73.058; più dell’intera popolazione residente in una media città italiana, come Potenza o Asti, spazzata via per sempre. Da Gaza alla Cisgiordania, dove un ragazzino di soli 15 anni è stato ucciso da spari alla testa dei soldati occupanti, asserragliati dentro un fortino – check point vicino Al Bireh. Altri militari hanno poi fatto irruzione nell’Università di Birzeit, a nord di Ramallah. Colpita la Facoltà di Scienze Motorie; distrutti arredi e attrezzature. Una pratica, quella di aggressioni e distruzioni di beni studenteschi, oltre alla confisca di materiali e attrezzature, sempre più frequente, non solo contro le università, ma pure contro le scuole superiori. Solo oggi arrestati 4 studenti che si stavano recando a sostenere il primo giorno del Tawjihi, l’esame di maturità, fondamentale per determinare poi l’accesso agli atenei. Salgono così a 65 gli studenti arrestati in tempo d’esami, come denuncia la Società palestinesi per i diritti dei prigionieri. Vi proponiamo un passaggio del comunicato odierno della Società palestinese. Ascolta o scarica Le scosse telluriche del caos generato prima da Israele e poi dagli Usa oggi si riverberano anche in Iraq. Baghdad ha lanciato un ultimatum alle potenti milizie armate sciite; disarmare entro il 30 settembre. L’annuncio giunge alla vigilia della visita negli Stati Uniti del nuovo primo ministro, Ali Al-Zaidi. Proprio Washington sta esercitando pressioni sul governo iracheno affinché consegnino le armi. Alcuni di questi gruppi avevano ripetutamente preso di mira le strutture statunitensi in Iraq nel corso del conflitto scaturito dall’offensiva israelo-americana contro Teheran. Andiamo proprio a Teheran. In vigore una nuova sospensione degli attacchi tra Usa e Iran dopo un week end di alta tensione: raid iraniani su basi Usa in Bahrein e Kuwait, a seguito degli attacchi aerei disposti da Trump in alcune aree militari iraniane, a loro volta replica ai colpi contro una nave commerciale battente bandiera di Singapore che non stava rispettando la rotta voluta dall’Iran. Una situazione molto complicata, a cui – per ora – viene messa un’altra pezza. E’ giallo però sul nuovo incontro, che fonti Usa in mattinata hanno dato per certo già domani a Doha. Teheran smentiva, affermando che ‘non sono previsti incontri tecnici dei gruppi di lavoro per questa settimana’, mentre Trump confermava: “L’Iran ha richiesto un incontro. Si svolgerà domani a Doha’, ha scritto il tycoon, salvo poi correggersi; “Witkoff e Kushner saranno a Doha…ma solo in settimana”. Il tutto mentre i Pasdaran hanno attaccato il Kurdistan iraniano. Le Unità di difesa del Kurdistan orientale (YRK) si sono scontrate con Teheran nella zona di confine di Mahabad. L’organizzazione guerrigliera legata all’esperienza del confederalismo democratico ha dichiarato che qualsiasi ulteriore attacco non resterà impunito,: “Non accettiamo attacchi. Se ciò dovesse ripetersi, daremo la risposta necessaria. Proteggere vita e beni del popolo è una delle nostre responsabilità fondamentali”. Infine il Libano. Qui Tel Aviv ha colpito almeno 3 volte nella notte via cielo e terra a sud, tra Nabatieh e Mayfadoun, mentre oggi pomeriggio intensi raid d’artiglieria su alcuni edifici di Deir Syrian, lungo il fiume Litani. Tutto questo nonostante l’accordo voluto dagli Usa e firmato da Netanyahu con Beirut, ma senza il sostegno di buona parte della rappresentanza politica libanese e in particolare dei partiti sciiti. Contrario pure il presidente del Parlamento Nabih Berri, terza carica dello Stato, la più alta sciita, alleato di Hezbollah con il suo partito Amal. “Questo accordo non sarà adottato né attuato nella sua forma attuale, è un diktat contro i diritti del Libano”. L’intervista su Radio Onda d’Urto a Mauro Pompili, giornalista freelance da Beirut. Ascolta o scarica
June 29, 2026
Radio Onda d`Urto
Israele occupa e rapisce. In Siria…
Nella città di confine siriana di Quneitra, Israele sta occupando terreni, attaccando e rapendo i residenti, aggredendoli con cani da combattimento e irrorando agenti chimici sui campi agricoli. Il governo siriano rimane in silenzio. Il 19 maggio, il quindicenne Omar al-Ajraf si era recato con il suo amico, Sanad al-Mousa, […] L'articolo Israele occupa e rapisce. In Siria… su Contropiano.
June 15, 2026
Contropiano
Libano // Hezbollah, il «Partito di Dio»@2
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi. Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del Paese dei Cedri e della sua capitale. Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”, eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo territorio. Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”. Tracklist 1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe by The Great Departed 8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed 9. Cheftak – The Best Of by Soapkills 10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills 11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills 12. Galbi – The Best Of by Soapkills 13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif 14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif 15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
Libano // Hezbollah, il «Partito di Dio»@0
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi. Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del Paese dei Cedri e della sua capitale. Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”, eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo territorio. Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”. Tracklist 1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe by The Great Departed 8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed 9. Cheftak – The Best Of by Soapkills 10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills 11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills 12. Galbi – The Best Of by Soapkills 13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif 14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif 15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
Libano // Hezbollah, il «Partito di Dio»@1
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi. Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del Paese dei Cedri e della sua capitale. Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”, eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo territorio. Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”. Tracklist 1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe by The Great Departed 8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed 9. Cheftak – The Best Of by Soapkills 10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills 11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills 12. Galbi – The Best Of by Soapkills 13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif 14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif 15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN
Libano // Hezbollah, il «Partito di Dio»@1
Israele mette a ferro e fuoco il Libano e nel mirino ora c’è direttamente anche la capitale Beirut. Per ora, i morti accertati in 3 mesi di attacchi sono arrivati a sfiorare quota 3.500 in Libano, con 10mila feriti e oltre un milione di sfollati in un Paese, il Libano, oltre il collasso. ‘Non esiteremo ad agire in qualsiasi modo per aiutare la resistenza libanese contro l’aggressione illegale e l’ingerenza del regime sionista’, ricorda il ministero degli Esteri iraniano, che comunica lo stop ai negoziati indiretti con gli Usa e paventa il blocco totale al già asfittico stretto di Hormuz, chiuso da ormai 3 mesi. Al telefono con una compagna che vive a Beirut, ci facciamo spiegare la situazione in Libano e anche la storia millenaria, e del tutto peculiare, del Paese dei Cedri e della sua capitale. Il Libano è stato più volte definito la “Svizzera del Medio Oriente”, e la sua capitale, Beirut, la “Parigi del Medio Oriente” o “la perla del Mediterraneo”, eppure pesanti sono – e sono sempre state – le ingerenze straniere sul suo territorio. Dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano, passando per l’occupazione coloniale francese, l’indipendenza, arriviamo al 1948, anno di fondazione di Israele, e da questa data seguiamo la ricostruzione della storia di Hezbollah proposta da Marco Di Donato nel libro “Hezbollah, storia del Partito di Dio”. Tracklist 1. Harik حريق – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 2. Habibon حبيبٌ – Sametou Sawtan سمعت صوتاً by SANAM 3. I Remember I Forget بنسى وبتذكر – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 4. Vows سبع صنايع – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 5. Abyss حويك وزويك – I remember I forget بنسى وبتذكرby Yasmine Hamdan 6. Daya3 ضياع – I remember I forget بنسى وبتذكر by Yasmine Hamdan 7. St. Baghdadi’s Celebrations مولد سيدي البغدادي – La Bombe by The Great Departed 8. Seven Coins سبع لحاليح – La Bombe by The Great Departed 9. Cheftak – The Best Of by Soapkills 10. Marco Slow – The Best Of by Soapkills 11. Aranis & Koullou Ndif – The Best Of by Soapkills 12. Galbi – The Best Of by Soapkills 13. Holako (Hulagu) – Aynama-Rtama by Alif 14. Al-Juththa (The Corpse) – Aynama-Rtama by Alif 15. DOUNANA (without us) – by SIBA & MONKYMAN