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La Senatrice Susanna Camusso ha ricordato il genocidio del popolo curdo
Il 14 aprile è la giornata ufficiale della commemorazione di Anfal, il genocidio del popolo curdo perpetrato dal regime di Saddam Hussein contro la popolazione del Bashur, nel Kurdistan occupato dall’Iraq. Non è solo dolore, né soltanto una pagina tragica della storia di un popolo: è anche il segno di una disumanità che continua ancora oggi, nell’indifferenza della comunità internazionale che troppo spesso ignora questa tragedia. In occasione della commemorazione, la senatrice Susanna Camusso ha ricordato Anfal nell’aula del Senato. Un gesto importante, che si inserisce nella campagna di UDIK – Unione Donne Italiane e Curde – per il riconoscimento ufficiale del genocidio di Anfal. La stessa proposta era stata presentata lo scorso anno dalla senatrice Camusso al Senato, affinché venisse discussa. All’interno di questa campagna, diversi comuni hanno già riconosciuto il genocidio, tra cui Firenze, Torino, Mirano e Castelnuovo ne’ Monti, San Giuliano Terme e Massarosa. Lo stesso appello è stato lanciato anche al Parlamento Europeo. Restiamo in attesa, con fiducia, che i nostri rappresentanti scelgano almeno di dare voce a questa memoria e a questa richiesta di giustizia nelle sedi istituzionali. Perché ricordare non basta: serve riconoscere, e serve agire. Grazie Onorevole Camusso per la sua concreta solidarietà al popolo kurdo. https://www.instagram.com/reel/DXI_CLjiNAn/?igsh=cmE3MHJiMThzNXpw Unione Donne Italiane e Kurde (UDIK)
April 15, 2026
Pressenza
Nessun accordo a Islamabad
Nessun accordo… Mentre continuano i massacri israeliani in Palestina e in Libano, nessun accordo è sortito a Islamabad, in Pakistan, tra le delegazioni statunitense e iraniana. Una trattativa serrata, durata 21 ore, in parte indiretta tramite il premier pakistano e in parte diretta, con le delegazioni nella stessa sala. La delegazione Usa era guidata dal vice presidente Vance e quella iraniana dal presidente del parlamento Qalibaf. In una conferenza stampa, Vance ha addossato alla parte iraniana la responsabilità del fallimento “perché non ha accettato le condizioni statunitensi. Non è una buona notizia per gli iraniani”, ha affermato. L’agenzia iraniana Tansim ha riferito che il fallimento è dipeso dalle richieste eccessive di Washington, che voleva ottenere con il negoziato ciò che non aveva ottenuto con le armi. “Volevano l’apertura di Hormuz da subito senza accordi e non volevano impegnarsi per la fine delle aggressioni”. Lo Stretto di Hormuz ha visto ieri un traffico importante: sono passate 11 navi, ma tutte dopo l’autorizzazione di Teheran e ispezioni da parte della marina iraniana. Il Pentagono continua a sostenere che due navi militari Usa hanno attraversato lo stretto ieri, ma le piattaforme di tracciamento della navigazione hanno smentito le dichiarazioni propagandistiche, “rilasciate per sorreggere le dichiarazioni tuonanti e strampalate di Trump”. Nessuna delle due parti ha un piano alternativo su come proseguire il confronto. Washington sostiene che il dossier è nelle mani di Trump che annuncerà i passi futuri: ripresa delle ostilità prima della scadenza delle due settimane di tregua oppure aprire ad un secondo round di trattative. Leone d’Africa Domani, il papa inizierà dall’Algeria il suo viaggio africano. Leone XIV si appresta a compiere il suo viaggio più lungo, quello in Africa del 13-23 aprile: quattro Paesi (oltre all’Algeria, Camerun, Angola, Guinea equatoriale), undici giorni, una decina di città. Affronterà tematiche diverse care alla chiesa: famiglia, ambiente, tragedia delle migrazioni, l’impegno contro le guerre e relazioni tra le fedi. Alla vigilia del viaggio è ancora viva la polemica contro i messianici statunitensi dell’amministrazione guidata da Trump: “A una diplomazia che promuove il dialogo si va sostituendo una diplomazia della forza”, aveva affermato il papa. Presidente curdo in Iraq, ma non è confederalismo democratico Eletto il nuovo presidente iracheno. Ieri, il parlamento iracheno ha eletto Nizar Amidi, politico curdo e candidato dell’Unione Patriottica del Kurdistan, come nuovo presidente del Paese, succedendo all’ex presidente Abdul Latif Rashid. Nella Costituzione, scritta dal governo coloniale statunitense dopo l’invasione del 2003, le cariche istituzionali sono spartite secondo uno schema etnico-confessionale: il presidente curdo, il premier sciita e il presidente del parlamento sunnita. ANBAMED
April 12, 2026
Pressenza
Quando abbiamo lasciato tutto: l’esodo dei kurdi del 1991
L’anniversario dei 35 anni dell’esodo di milioni di kurdi dalla regione del Kurdistan non è solo una pagina dolorosa della nostra storia: è una ferita ancora aperta, ma anche l’inizio di un cambiamento profondo che ha trasformato per sempre l’equilibrio politico dell’Iraq. Dopo il fallimento del regime di Saddam Hussein nell’occupazione del Kuwait e la rivolta del popolo kurdo, per liberare le città kurde dal regime baasthista e i suoi militari, il regime scelse la vendetta. Una vendetta brutale, spietata, che si abbatté senza pietà sulla popolazione civile. Dieci giorni dopo la liberazione della città di Kirkuk il 31 marzo 1991, ci siamo ritrovati costretti a lasciare tutto: le nostre case, i nostri ricordi, la nostra vita. Non perché volessimo partire, ma perché restare significava tornare sotto la repressione, la violenza e la schiavitù del regime. L’esodo verso le montagne, nel 1991, è stato uno dei più grandi e drammatici movimenti di massa del XX secolo. Un popolo intero in cammino, sospeso tra la paura e la speranza. Siamo fuggiti verso i confini con Iran e Turchia, a piedi nudi, affamati, esausti. Portavamo con noi solo ciò che avevamo addosso, ma dentro di noi c’era molto di più: la volontà di sopravvivere, di resistere, di non arrenderci. Il regime minacciava di ripetere gli orrori dell’Operazione Anfal e del bombardamento chimico di Halabja. La paura non era un ricordo: era una realtà viva, presente, che ci accompagnava ad ogni passo. Poi arrivò una risposta dal mondo. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 688, impose al regime iracheno una no-fly zone lungo il 36º parallelo, offrendo finalmente una protezione al popolo kurdo. Da quel momento, nel 1992, nacque ufficialmente la Regione autonoma del Kurdistan: un primo passo verso la dignità, verso l’autogoverno, verso un futuro diverso. Furono istituiti il Parlamento e il Governo kurdo, simboli concreti di una rinascita dopo la tragedia. E nel 2003, con la caduta del regime di Saddam Hussein, quella realtà conquistata con sofferenza e sacrificio venne riconosciuta nella nuova Costituzione irachena come Regione autonoma del Kurdistan. Questa non è solo storia. È memoria, identità, resistenza. È il ricordo di chi ha camminato tra le montagne con dolore negli occhi e speranza nel cuore. È la prova che, anche nei momenti più bui, un popolo può rialzarsi e riscrivere il proprio destino. Gulala Salih Una dei milioni sfuggiti durante l’esodo. Unione Donne Italiane e Kurde (UDIK)
April 5, 2026
Pressenza
Il genocidio assorda
A Gaza non c’è nessun cessate-il-fuoco All’alba di oggi, sabato, due palestinesi sono rimasti feriti quando navi della marina israeliana hanno aperto il fuoco con mitragliatrici pesanti contro le tende di sfollati nella zona di Mawasi a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Nel frattempo, veicoli militari israeliani hanno aperto il fuoco a nord del campo profughi di Bureij, nella parte centrale della Striscia di Gaza. Dall’11 ottobre, data in cui è stato firmato l’accordo di Sharm Sheikh, il numero totale di palestinesi uccisi a Gaza per il fuoco israeliano è salito a 713, mentre il numero dei feriti ha raggiunto 1.943. Le ripercussioni della guerra di genocidio israeliana continuano a pesare gravemente sulla vita delle persone nella Striscia di Gaza, soprattutto dei bambini, molti dei quali hanno perso parte dell’udito a causa del rumore delle esplosioni e della mancanza di assistenza medica e risorse. L’intransigenza dell’occupazione nel prevenire l’ingresso di dispositivi per l’udito, fin dall’inizio dell’invasione, ha rappresentato una minaccia diretta alla vita e ai sogni dei palestinesi e ha costretto molti ad affrontare una difficile realtà sanitaria e psicologica fin dalla giovane età. La fondazione “I nostri figli per i sordi” stima che a Gaza circa 35.000 persone abbiano perso l’udito o siano a rischio di perderlo. Cisgiordania Ieri, venerdì, i coloni ebrei israeliani hanno continuato a spianare terreni di proprietà palestinese nell’area compresa tra le città di Asira al-Qibliya e Immatin, a ovest di Nablus, con l’obiettivo di costruire una strada che colleghi l’insediamento di Havat Gilad a un avamposto vicino. Un grosso bulldozer dei coloni ha iniziato a disboscare terreni palestinesi nella zona. Lo spianamento fa parte della continua espansione degli insediamenti e dell’accaparramento di terre palestinesi a ovest di Nablus per la realizzazione di progetti coloniali e la conseguente deportazione dei palestinesi dalla loro terra. Libano L’avanzata di terra trova una grossa resistenza con gravi perdite tra i soldati e i mezzi. Gli obiettivi dell’invasione nel Libano si sono ridimensionati e l’esercito israeliano sta incontrando notevoli difficoltà nell’accesso ai villaggi di confine. Fonti militari hanno anche affermato che l’esercito non intende occupare tutto il Libano né disarmare Hezbollah, data la vasta mole di forze che tali azioni richiederebbero. Hanno spiegato che il piano attuale si basa sul mantenimento di una presenza militare lungo il confine, che si estende per due o tre chilometri in profondità, impedendo così ai combattenti di Hezbollah di monitorare gli insediamenti e le basi militari israeliane. Siria A Quneitra, un cittadino siriano è stato assassinato dall’esercito israeliano di occupazione. L’artiglieria dio Tel Aviv ha bombardato il suo terreno, mentre lui lo stava lavorando. Un altro lavoratore è stato ferito. Le truppe di occupazione hanno chiuso le strade rurali nel sud della Siria con cumuli di terra, per impedire gli spostamenti dei contadini dalle loro abitazioni verso le terre da coltivare. La stessa tecnica militare usata in Cisgiordania. L’aggressione Israelo-statunitense contro l’Iran Nel 36° giorno dell’aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, stamattina e per tutta la notte, sono state udite esplosioni nella capitale iraniana, Teheran. Non stati dati i numeri delle vittime, ma si valuta che dall’inizio dell’aggressione siano oltre 2.000. Il terremoto politico-militare a Washington Nel pieno della guerra guidata dagli Stati Uniti contro l’Iran, il ministro della guerra Usa, Pete Hegseth, ha compiuto un passo che, secondo gli osservatori, scuote una delle regole consolidate del pensiero militare e politico: “Non si cambiano i cavalli a metà del guado”. Hegseth ha chiesto al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale Randy George, di dimettersi e ritirarsi immediatamente dal suo incarico. Questa rimozione viene letta dai commentatori militari come la determinazione dell’amministrazione Trump ad andare avanti nella programmazione dell’offensiva di terra, malgrado i pericoli di un’elevata perdita in termini di soldati. Il generale George non era sostenitore di questa scelta scellerata, da lui definita “fortemente pericolosa”. Iraq Una fonte della sicurezza irachena ha riferito che un membro delle Forze di Hashd Shaabi (Mobilitazione Popolare) è stato ucciso e un altro ferito in un raid aereo che ha preso di mira un quartier generale delle milizie governative Al-Qaim, vicino al confine siriano. Sono attacchi aerei statunitensi o israeliani che non vengono rivendicati. Una fonte della compagnia petrolifera di Basra ha riferito che un drone si è schiantato contro un complesso della compagnia petrolifera a Burjesia e ha innescato un incendio colossale. Anche la fonte di lancio di questi droni rimane al momento misteriosa. Sudan Un gran numero di sfollati sudanesi, tra cui donne, bambini e anziani, è giunto, in condizioni umanitarie drammatiche, nella città di Damazin da Kurmuk, nella regione del Nilo Azzurro, nel Sudan meridionale. La regione del Nilo Azzurro sta subendo una rapida escalation dei combattimenti, con l’intensificarsi degli scontri tra l’esercito sudanese, le Forze di Supporto Rapido, e il Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese-Nord (SPLM-N), che le sostiene. Crescono gli allarmi per un peggioramento della situazione umanitaria, mentre il numero degli sfollati continua ad aumentare. Pakistan Le ripercussioni economiche dell’illegale aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran si estendono dai mercati del petrolio e del gas alle decisioni dei governi, poiché le interruzioni delle forniture e l’aumento dei costi di energia, trasporto marittimo e fertilizzanti si traducono in una pressione diretta sui prezzi, sul tenore di vita e sulla produzione. In questo contesto, diversi paesi hanno iniziato ad adottare misure di vario tipo, che vanno dalla riduzione delle tariffe e dall’aumento dei prezzi dei carburanti al contenimento del consumo di elettricità, nel tentativo di contenere gli effetti della crisi e proteggere i mercati interni. Una delle misure più eclatanti è stata intrapresa dal governo di Islamabad. I trasporti pubblici nella capitale del Pakistan e nelle sue aree più popolose saranno gratuiti per il prossimo mese, dopo che il governo ha aumentato significativamente i prezzi del carburante (+ 43%) a causa dell’impennata dei costi energetici globali. ANBAMED
April 4, 2026
Pressenza
CPT: In un mese sono stati perpetrati 474 attacchi contro la Regione del Kurdistan
Il CPT ha annunciato che 14 persone hanno perso la vita e 93 sono rimaste ferite in 474 attacchi perpetrati dall’Iran e da gruppi affiliati nella regione del Kurdistan iracheno nell’ultimo mese. Community Peacemaker Teams (CPT) ha diffuso dati sugli attacchi perpetrati dall’Iran e dai gruppi ad esso affiliati contro la regione del Kurdistan iracheno nell’ultimo mese. Secondo la dichiarazione, nella regione sono stati effettuati complessivamente 474 attacchi con missili e droni. Secondo i dati del team Kurdistan-Iraq del CPT, 307 degli attacchi hanno preso di mira Hewlêr (Erbil), 90 Sulaymaniyah (Silêmanî), 11 Duhok (Dihok) e 3 Halabja (Halpaça). Per quanto riguarda le vittime il comunicato afferma: “14 persone hanno perso la vita e 93 sono rimaste ferite a seguito degli attacchi. Tra i deceduti figurano membri delle forze Peshmerga, civili e sfollati dal Rojhilat Kurdistan (Kurdistan orientale)”. Il CPT ha riferito che 46 edifici civili e 32 veicoli appartenenti a residenti locali sono stati danneggiati a seguito degli attacchi. È stato inoltre affermato che alcune scuole sono state chiuse per motivi di sicurezza. Il comunicato ha sottolineato la necessità di proteggere i civili e di risarcirli per i danni subiti, e ha invitato il governo iracheno a garantire la sicurezza del Kurdistan meridionale attraverso i canali diplomatici. L'articolo CPT: In un mese sono stati perpetrati 474 attacchi contro la Regione del Kurdistan proviene da Retekurdistan.it.
March 29, 2026
Retekurdistan.it
Torna la lunga guerra dell’Iraq contro l’occupazione Usa
Dopo più di due decenni e un milione di morti, i gruppi armati di resistenza in Iraq si stanno configurando come una delle caratteristiche distintive dell’attuale guerra regionale. Sebbene ampiamente trascurati dai media occidentali, rappresentano un caso storico di contraccolpo, che torna a mordere Washington. Quando gli Stati Uniti e […] L'articolo Torna la lunga guerra dell’Iraq contro l’occupazione Usa su Contropiano.
March 28, 2026
Contropiano
Curdi: appuntamenti a Torino e a Cagliari
Riprendiamo due appuntamenti su lla storia e le lotte del popolo curdo programmati questa fine settimana a Torino e a Cagliari   TORINO I curdi sono spesso visti attraverso una lente problematica: talvolta (dall’Occidente) come un popolo “buono” che, unito e coeso, è implicito di incarnare valori superiori a quelli degli altri (in particolare in Medio Oriente). In altri casi
Perchè hanno ucciso la femminista Yanar Mohammed
Con la regista e giornalista Benedetta Argentieri parliamo della figura di Yanar Mohammed, uccisa il 2 marzo scorso, non appena le bombe hanno iniziato a cadere su Baghdad e un’altra guerra è scoppiata nella regione. I suoi nemici, uomini incappucciati su una moto, hanno colto subito l’opportunità, uccidendola davanti casa sua. Secondo OWFI (Organizzazione per la Libertà delle Donne in Iraq ), alle 9 del mattino ora locale, due uomini mascherati su una moto l’aspettavano davanti a casa sua. Non appena è scesa, hanno aperto il fuoco, lasciandola sanguinante sul marciapiede. In ospedale, i medici hanno cercato di salvarla, ma era troppo tardi. Aveva 65 anni, la maggior parte della sua vita trascorsa ad aiutare altre donne. I suoi assassini hanno scelto il momento deliberatamente, scommettendo che la guerra avrebbe inghiottito la notizia, che il caos li avrebbe protetti, che nessuna si sarebbe preoccupata. Si sbagliavano. Le forze che hanno cercato di metterla a tacere – milizie, occupazione, patriarcato – sono ancora all’opera. La sua morte non è un evento secondario rispetto a questo momento storico. Ne è parte. Bendetta Argentieri ha raccontato la figura dell'irachena Yanar Mohammed nel suo bellissimo film I'm the Revolution disponibile su Raiplay -- > https://www.raiplay.it/programmi/iamtherevolution Qui anche un suo articolo  --> https://www.osservatorioafghanistan.org/notizie-2026/in-memoria-di-yanar-mohammed-che-ha-salvato-migliaia-di-donne/  
March 13, 2026
Radio Onda Rossa
La politica curda in questo momento
Con una compagna che si trova nel Curdistan iracheno e con un compagno di Uiki in studio commentiamo le dichiarazioni di Trump e del Corriere della sera riguardo ad una imminente alleanza dei partiti politici curdi con gli US per entrare via terra dall'Iraq in Iran. Notizie che vengono totalmente smentite. Ricostruiamo le trattative di pace tra Ocalan e Erdogan e la nascita dell'alleanza del partiti curdi iraniani dopo decenni di conflitti interni anche abbracciando parte del confedaralismo democratico.  Viene richiesto un cambiamento politico in Iran ma non attraverso le bombe, anzi quel cambiamento che stava provando ad avere una spinta in avanti dal basso con i bombardamenti si è quasi completamente fermato. Il prossimo 21 marzo Newroz a Roma al Centro socio culturale Ararat. 
March 5, 2026
Radio Onda Rossa