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Iraq, acque agitate in vista del disarmo delle milizie ed il ritiro USA
Il 30 settembre, formalmente, è fissata una doppia deadline in Iraq, ovvero il ritiro delle truppe straniere ed il disarmo di tutte le milizie non statali, con l’integrazione dei propri membri all’interno delle catene di comando dell’esercito centrale. Ovviamente, l’amministrazione statunitense ha affermato di legare il proprio ritiro al disarmo […] L'articolo Iraq, acque agitate in vista del disarmo delle milizie ed il ritiro USA su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
I corridoi che stanno ridisegnando l’Asia Occidentale
La mappa delle alleanze che si estende tra l’Asia occidentale e meridionale non è più tracciata solo dalla geografia o dagli allineamenti settari. Negli ultimi anni, un nuovo ordine regionale ha iniziato a prendere forma, in cui gli interessi di sicurezza sono legati a tecnologia, energia, porti, catene di approvvigionamento […] L'articolo I corridoi che stanno ridisegnando l’Asia Occidentale su Contropiano.
August 21, 2026
Contropiano
Palestine Convoy, è iniziato lo sciopero della fame
Il Palestine Convoy è partito il 24 luglio da Sarajevo. Dopo una tappa al memoriale di Srebrenica ha intrapreso il cammino, seppur attraverso bus e macchine, verso la Cisgiordania. Adesso sono bloccati al confine tra Turchia e Iraq, al valico di Ibrahim Halil e questo nonostante abbiano tutti passaporto e visto per entrare in Iraq. Solange Pichler, insegnante modenese e partecipante al Palestine Convoy con cui ho avuto la possibilità di entrare in contatto ci ha raccontato la situazione attuale. Solange è determinata: “O ci dicono i motivi per cui non ci fanno passare o ci fanno passare”. Il viaggio verso la Cisgiordania, continua Solange, è un viaggio che vuole portare “un messaggio di speranza DA popoli oppressi A popoli oppressi visto che non riusciamo più a far valere i nostri diritti”. Da Srebrenica sono entrati in Grecia, poi in Turchia. A Istanbul c’è stata la massima partecipazione: 500 persone, più di 10 autobus. Qualcuno ha dovuto desistere. Il viaggio è effettivamente faticoso: la giornata trascorre a bordo dei mezzi, seduti, le temperature esterne sono proibitive, impossibile stare fuori. Lungo la strada di accesso al confine iracheno, dove i partecipanti al convoglio si sono accampati, si raggiungono picchi di 55° gradi. Impossibile stare all’aperto durante la giornata: è necessario rimanere sugli autobus che a turni rimangono accesi per poter godere dell’aria condizionata. Condizioni difficili, a cui si aggiunge anche una certa tensione per la situazione, si può capire che qualcuno abbia dovuto desistere. Al momento ci sono circa 6/7 pullman per circa 300 attivisti provenienti da 12/14 paesi diversi. Nel comunicato stampa di due giorni fa si legge: “Aspettiamo che venga chiarito su quale base giuridica venga ostacolato o rinviato il proseguimento del viaggio attraverso l’Iraq di questa iniziativa civile, disarmata, nonviolenta e che non costituisce alcuna minaccia alla sicurezza. L’applicazione del visto e l’impedimento dell’ingresso o del transito di una missione civile non costituiscono la stessa questione giuridica.” Gli attivisti hanno già organizzato “una marcia pacifica verso la frontiera irachena con le persone allineate  in file da cinque che si sono tenute a braccetto, segno che siamo uniti e determinati ad avere risposte chiare e trasparenti e a voler proseguire il nostro viaggio”. Oggi, invece, con il blocco ancora in atto, sono entrati in sciopero della fame. Ma se tutti i documenti dei partecipanti al Palestine Convoy sono in regola, se si tratta di una iniziativa umanitaria e pacifica, a cosa è dovuto questo stop? Lo spiega il comunicato stampa di questa mattina: “Le informazioni che abbiamo ottenuto finora indicano che il ritardo nel nostro percorso risulta da un processo amministrativo interno in corso dal lato israeliano, nonché da pressioni politiche e diplomatiche esercitate contro il Convoglio per la Palestina… In questo contesto, riteniamo che il ritardo che il Convoglio per la Palestina sta affrontando sia indipendente dall’atmosfera politica attuale nella regione. Pertanto, chiediamo alle autorità competenti di condurre una valutazione obiettiva e costruttiva al fine di autorizzare il proseguimento della missione di pace a cui il Convoglio per la Palestina si impegna”. Come osserva Solange, il valico vede il passasggio di “pullman di turisti, macchine private ed un numero infinito di Tir, perchè gli unici mezzi bloccati sono quelli umanitari?” Sara Panarella
August 15, 2026
Pressenza
I neocon di fronte al fallimento Usa. Robert Kagan
Quando un progetto fallisce normalmente gli “architetti” che lo hanno partorito tacciono, si nascondono, farfugliano qualcosa assumendo una postura dimessa. Il fallimento di un progetto iper-ambizioso come Project for the New American Century, dunque, avrebbe dovuto sancire la scomparsa dei protagonisti, o quanto meno una loro radicale “autocritica” per le […] L'articolo I neocon di fronte al fallimento Usa. Robert Kagan su Contropiano.
August 12, 2026
Contropiano
Gli Stati Uniti ritirano truppe e Patriot dal nord dell’Iraq
La guerra sta andando benissimo! Washington sta ritirando le sue ultime forze dal complesso vicino all’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Le batterie Patriot sono già state rimosse. Il ritiro è iniziato la scorsa settimana e l’equipaggiamento pesante è ancora in fase di spostamento. I funzionari lo definiscono una procedura […] L'articolo Gli Stati Uniti ritirano truppe e Patriot dal nord dell’Iraq su Contropiano.
August 6, 2026
Contropiano
Le ambiguità della “resistenza” iraniana all’estero. Intervista a Minoo Mirshahvalad
La rappresentazione della situazione politica iraniana offerta in questi anni dalla grande maggioranza dei media mainstream nel nostro Paese può essere facilmente accusata di superficialità. Da un lato, si racconta, c’è una spietata “dittatura teocratica”; dall’altro un popolo oppresso e ostile, pronto a rovesciarla, magari anche grazie al generoso (e […] L'articolo Le ambiguità della “resistenza” iraniana all’estero. Intervista a Minoo Mirshahvalad su Contropiano.
July 3, 2026
Contropiano
MEDIO ORIENTE: TRA PALESTINA, SIRIA E LIBANO, 1000 CHILOMETRI QUADRATI GIA’ INGLOBATI PER LA “SICUREZZA” DI ISRAELE
Si riapre, pericolosamente, un altro fronte di guerra ai confini orientali del Mediterraneo. Nel sud della Siria, a Daraa, scontri aperti tra milizie locali e quelle governative di Al Jolani, l’ex jihadista scelto da Usa, Turchia e Ue per gestire quel che resta del Paese. In mezzo al caos ci sguazza Tel Aviv, che ha lanciato colpi di artiglieria dalle alture del Golan occupate da mezzo secolo e da Quneitra, occupata invece nelle ore convulse seguite alla caduta di Assad. L’obiettivo di Tel Aviv è approfittare del caos per rubare un altro pezzo di territorio siriano, arrivando alle porte di Damasco, spingendo sul fuoco della settarizzazione della Siria, in particolare strumentalizzando parte della comunità drusa. “L’aggressione sionista contro la Siria è un’estensione di quella in Palestina e Libano, un tentativo di realizzare il mito del ‘Grande Israele'”. Così Abu Ubaida, portavoce militare delle Brigate Qassam, il braccio armato di Hamas. “Dobbiamo stroncare sul nascere questo mito e contrastarlo prima sia troppo tardi” aggiunge il movimento islamico palestinese. Tra Palestina (Gaza), Siria e Libano, Israele ha rubato circa 100 chilometri quadrati di territorio ai Paesi vicini, con la scusa sempiterna della “sicurezza”. Intanto continua il genocidio israeliano nella Striscia di Gaza. 4 palestinesi uccisi in un attacco israeliano a Deir al-Balah: tra loro un bambino di soli otto anni. 8 i feriti. Dall’entrata in vigore del farlocco cessate il fuoco dell’11 ottobre dello scorso anno uccisi 1.048 palestinesi, 3400 i feriti, 786 i corpi recuperati sotto le macerie. Allargando lo sguardo all’inizio del genocidio conclamato, ottobre 2023, le vittime palestinesi accertate sono 73.058; più dell’intera popolazione residente in una media città italiana, come Potenza o Asti, spazzata via per sempre. Da Gaza alla Cisgiordania, dove un ragazzino di soli 15 anni è stato ucciso da spari alla testa dei soldati occupanti, asserragliati dentro un fortino – check point vicino Al Bireh. Altri militari hanno poi fatto irruzione nell’Università di Birzeit, a nord di Ramallah. Colpita la Facoltà di Scienze Motorie; distrutti arredi e attrezzature. Una pratica, quella di aggressioni e distruzioni di beni studenteschi, oltre alla confisca di materiali e attrezzature, sempre più frequente, non solo contro le università, ma pure contro le scuole superiori. Solo oggi arrestati 4 studenti che si stavano recando a sostenere il primo giorno del Tawjihi, l’esame di maturità, fondamentale per determinare poi l’accesso agli atenei. Salgono così a 65 gli studenti arrestati in tempo d’esami, come denuncia la Società palestinesi per i diritti dei prigionieri. Vi proponiamo un passaggio del comunicato odierno della Società palestinese. Ascolta o scarica Le scosse telluriche del caos generato prima da Israele e poi dagli Usa oggi si riverberano anche in Iraq. Baghdad ha lanciato un ultimatum alle potenti milizie armate sciite; disarmare entro il 30 settembre. L’annuncio giunge alla vigilia della visita negli Stati Uniti del nuovo primo ministro, Ali Al-Zaidi. Proprio Washington sta esercitando pressioni sul governo iracheno affinché consegnino le armi. Alcuni di questi gruppi avevano ripetutamente preso di mira le strutture statunitensi in Iraq nel corso del conflitto scaturito dall’offensiva israelo-americana contro Teheran. Andiamo proprio a Teheran. In vigore una nuova sospensione degli attacchi tra Usa e Iran dopo un week end di alta tensione: raid iraniani su basi Usa in Bahrein e Kuwait, a seguito degli attacchi aerei disposti da Trump in alcune aree militari iraniane, a loro volta replica ai colpi contro una nave commerciale battente bandiera di Singapore che non stava rispettando la rotta voluta dall’Iran. Una situazione molto complicata, a cui – per ora – viene messa un’altra pezza. E’ giallo però sul nuovo incontro, che fonti Usa in mattinata hanno dato per certo già domani a Doha. Teheran smentiva, affermando che ‘non sono previsti incontri tecnici dei gruppi di lavoro per questa settimana’, mentre Trump confermava: “L’Iran ha richiesto un incontro. Si svolgerà domani a Doha’, ha scritto il tycoon, salvo poi correggersi; “Witkoff e Kushner saranno a Doha…ma solo in settimana”. Il tutto mentre i Pasdaran hanno attaccato il Kurdistan iraniano. Le Unità di difesa del Kurdistan orientale (YRK) si sono scontrate con Teheran nella zona di confine di Mahabad. L’organizzazione guerrigliera legata all’esperienza del confederalismo democratico ha dichiarato che qualsiasi ulteriore attacco non resterà impunito,: “Non accettiamo attacchi. Se ciò dovesse ripetersi, daremo la risposta necessaria. Proteggere vita e beni del popolo è una delle nostre responsabilità fondamentali”. Infine il Libano. Qui Tel Aviv ha colpito almeno 3 volte nella notte via cielo e terra a sud, tra Nabatieh e Mayfadoun, mentre oggi pomeriggio intensi raid d’artiglieria su alcuni edifici di Deir Syrian, lungo il fiume Litani. Tutto questo nonostante l’accordo voluto dagli Usa e firmato da Netanyahu con Beirut, ma senza il sostegno di buona parte della rappresentanza politica libanese e in particolare dei partiti sciiti. Contrario pure il presidente del Parlamento Nabih Berri, terza carica dello Stato, la più alta sciita, alleato di Hezbollah con il suo partito Amal. “Questo accordo non sarà adottato né attuato nella sua forma attuale, è un diktat contro i diritti del Libano”. L’intervista su Radio Onda d’Urto a Mauro Pompili, giornalista freelance da Beirut. Ascolta o scarica
June 29, 2026
Radio Onda d`Urto
“Guerra necessaria, mito occidentale”
A volte nella geopolitica, come in altri campi, ci sono cose che non si spiegano mentre avvengono e spesso anche dopo. Le guerre appartengono alla categoria delle cose che non si spiegano mai. Prima che scoppino non si percepiscono o si rifiutano i segnali di preavviso, mentre si combattono la […] L'articolo “Guerra necessaria, mito occidentale” su Contropiano.
June 28, 2026
Contropiano
Iraq. Sinistra, sindacati e organizzazioni di massa
Le prospettive di rinnovamento e unificazione del movimento sindacale e di massa nei paesi del Sud Globale: l’Iraq come modello La maggior parte dei paesi del Medio Oriente e del Sud Globale che operano sotto regimi autoritari condivide un’unica crisi strutturale: la frammentazione e la debolezza acuta e cronica che […] L'articolo Iraq. Sinistra, sindacati e organizzazioni di massa su Contropiano.
June 2, 2026
Contropiano
[2026-05-17] Aggiornamenti dal Kurdistan @ Zazie nel metrò
AGGIORNAMENTI DAL KURDISTAN Zazie nel metrò - Via Ettore Giovenale 16, Roma (domenica, 17 maggio 13:30) Questa iniziativa vuole costruire uno spazio di ascolto e condivisione di aggiornamenti dalle quattro parti del Kurdistan, mettendo in relazione le diverse realtà curde con le trasformazioni politiche e geopolitiche che attraversano oggi l’Asia occidentale. Dal Kurdistan turco, Bakur, e la nuova fase del conflitto tra Stato e movimento curdo, al futuro del Rojava nel quadro siriano; dalle tensioni interne del Kurdistan iracheno, Başûr, al ruolo centrale dei curdi nelle mobilitazioni in Iran,Rojhelat, dopo “Jin, Jiyan, Azadî”. L’incontro intreccerà aggiornamenti, testimonianze e letture provenienti dai diversi territori, mostrando come la questione curda continui a rappresentare uno dei principali nodi politici dell’Asia occidentale. Ne parleremo con alcun@ comp@s di UikiOnlus Pranzo curdo a cura di Barbagianni a sostegno del progetto “Nuovo Cinema Amoude”. Sarà presente anche il progetto Staffetta Sanitari Per le prenotazioni del pranzo scivere o chiamare il numero presente sulla locandina.
May 13, 2026
Gancio de Roma