Il genocidio assordaA Gaza non c’è nessun cessate-il-fuoco
All’alba di oggi, sabato, due palestinesi sono rimasti feriti quando navi della
marina israeliana hanno aperto il fuoco con mitragliatrici pesanti contro le
tende di sfollati nella zona di Mawasi a Khan Younis, nel sud della Striscia di
Gaza.
Nel frattempo, veicoli militari israeliani hanno aperto il fuoco a nord del
campo profughi di Bureij, nella parte centrale della Striscia di Gaza.
Dall’11 ottobre, data in cui è stato firmato l’accordo di Sharm Sheikh, il
numero totale di palestinesi uccisi a Gaza per il fuoco israeliano è salito a
713, mentre il numero dei feriti ha raggiunto 1.943.
Le ripercussioni della guerra di genocidio israeliana continuano a pesare
gravemente sulla vita delle persone nella Striscia di Gaza, soprattutto dei
bambini, molti dei quali hanno perso parte dell’udito a causa del rumore delle
esplosioni e della mancanza di assistenza medica e risorse.
L’intransigenza dell’occupazione nel prevenire l’ingresso di dispositivi per
l’udito, fin dall’inizio dell’invasione, ha rappresentato una minaccia diretta
alla vita e ai sogni dei palestinesi e ha costretto molti ad affrontare una
difficile realtà sanitaria e psicologica fin dalla giovane età.
La fondazione “I nostri figli per i sordi” stima che a Gaza circa 35.000 persone
abbiano perso l’udito o siano a rischio di perderlo.
Cisgiordania
Ieri, venerdì, i coloni ebrei israeliani hanno continuato a spianare terreni di
proprietà palestinese nell’area compresa tra le città di Asira al-Qibliya e
Immatin, a ovest di Nablus, con l’obiettivo di costruire una strada che colleghi
l’insediamento di Havat Gilad a un avamposto vicino.
Un grosso bulldozer dei coloni ha iniziato a disboscare terreni palestinesi
nella zona. Lo spianamento fa parte della continua espansione degli insediamenti
e dell’accaparramento di terre palestinesi a ovest di Nablus per la
realizzazione di progetti coloniali e la conseguente deportazione dei
palestinesi dalla loro terra.
Libano
L’avanzata di terra trova una grossa resistenza con gravi perdite tra i soldati
e i mezzi. Gli obiettivi dell’invasione nel Libano si sono ridimensionati e
l’esercito israeliano sta incontrando notevoli difficoltà nell’accesso ai
villaggi di confine. Fonti militari hanno anche affermato che l’esercito non
intende occupare tutto il Libano né disarmare Hezbollah, data la vasta mole di
forze che tali azioni richiederebbero. Hanno spiegato che il piano attuale si
basa sul mantenimento di una presenza militare lungo il confine, che si estende
per due o tre chilometri in profondità, impedendo così ai combattenti di
Hezbollah di monitorare gli insediamenti e le basi militari israeliane.
Siria
A Quneitra, un cittadino siriano è stato assassinato dall’esercito israeliano di
occupazione. L’artiglieria dio Tel Aviv ha bombardato il suo terreno, mentre lui
lo stava lavorando. Un altro lavoratore è stato ferito. Le truppe di occupazione
hanno chiuso le strade rurali nel sud della Siria con cumuli di terra, per
impedire gli spostamenti dei contadini dalle loro abitazioni verso le terre da
coltivare. La stessa tecnica militare usata in Cisgiordania.
L’aggressione Israelo-statunitense contro l’Iran
Nel 36° giorno dell’aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran,
stamattina e per tutta la notte, sono state udite esplosioni nella capitale
iraniana, Teheran. Non stati dati i numeri delle vittime, ma si valuta che
dall’inizio dell’aggressione siano oltre 2.000.
Il terremoto politico-militare a Washington
Nel pieno della guerra guidata dagli Stati Uniti contro l’Iran, il ministro
della guerra Usa, Pete Hegseth, ha compiuto un passo che, secondo gli
osservatori, scuote una delle regole consolidate del pensiero militare e
politico: “Non si cambiano i cavalli a metà del guado”. Hegseth ha chiesto al
Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale Randy George, di dimettersi e
ritirarsi immediatamente dal suo incarico.
Questa rimozione viene letta dai commentatori militari come la determinazione
dell’amministrazione Trump ad andare avanti nella programmazione dell’offensiva
di terra, malgrado i pericoli di un’elevata perdita in termini di soldati. Il
generale George non era sostenitore di questa scelta scellerata, da lui definita
“fortemente pericolosa”.
Iraq
Una fonte della sicurezza irachena ha riferito che un membro delle Forze di
Hashd Shaabi (Mobilitazione Popolare) è stato ucciso e un altro ferito in un
raid aereo che ha preso di mira un quartier generale delle milizie governative
Al-Qaim, vicino al confine siriano. Sono attacchi aerei statunitensi o
israeliani che non vengono rivendicati.
Una fonte della compagnia petrolifera di Basra ha riferito che un drone si è
schiantato contro un complesso della compagnia petrolifera a Burjesia e ha
innescato un incendio colossale. Anche la fonte di lancio di questi droni rimane
al momento misteriosa.
Sudan
Un gran numero di sfollati sudanesi, tra cui donne, bambini e anziani, è giunto,
in condizioni umanitarie drammatiche, nella città di Damazin da Kurmuk, nella
regione del Nilo Azzurro, nel Sudan meridionale.
La regione del Nilo Azzurro sta subendo una rapida escalation dei combattimenti,
con l’intensificarsi degli scontri tra l’esercito sudanese, le Forze di Supporto
Rapido, e il Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese-Nord (SPLM-N), che le
sostiene. Crescono gli allarmi per un peggioramento della situazione umanitaria,
mentre il numero degli sfollati continua ad aumentare.
Pakistan
Le ripercussioni economiche dell’illegale aggressione di Stati Uniti e Israele
contro l’Iran si estendono dai mercati del petrolio e del gas alle decisioni dei
governi, poiché le interruzioni delle forniture e l’aumento dei costi di
energia, trasporto marittimo e fertilizzanti si traducono in una pressione
diretta sui prezzi, sul tenore di vita e sulla produzione.
In questo contesto, diversi paesi hanno iniziato ad adottare misure di vario
tipo, che vanno dalla riduzione delle tariffe e dall’aumento dei prezzi dei
carburanti al contenimento del consumo di elettricità, nel tentativo di
contenere gli effetti della crisi e proteggere i mercati interni.
Una delle misure più eclatanti è stata intrapresa dal governo di Islamabad. I
trasporti pubblici nella capitale del Pakistan e nelle sue aree più popolose
saranno gratuiti per il prossimo mese, dopo che il governo ha aumentato
significativamente i prezzi del carburante (+ 43%) a causa dell’impennata dei
costi energetici globali.
ANBAMED