Juntos por el Perú: processo elettorale caratterizzato da gravi irregolarità

Pressenza - Friday, June 19, 2026

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi oggi, il partito Juntos por el Perú, guidato dal candidato Roberto Sánchez, ha allertato la popolazione sulle gravi irregolarità che caratterizzano il processo elettorale e sul fatto che non sia stato “garantito il voto dall’estero”. Mentre lo spoglio dei voti è giunto al 99,4% e la candidata Keiko Fujimori rimane in testa grazie ai voti degli espatriati, si riscontrano irregolarità che devono essere rese note alla popolazione, investigate e spiegate dalle autorità competenti.

Modifiche al ballottaggio

L’avvocato di «Juntos por el Perú», Roy Mendoza, ha contestato il fatto che «sette giorni prima delle elezioni sia stato ordinato ai consoli all’estero di non digitalizzare né scansionare i verbali».

Inoltre, «cosa ha spinto a trattenere i verbali in diversi paesi? Ad esempio, nel caso di Buenos Aires, dove abbiamo presentato un ricorso di nullità per 294 seggi. Buenos Aires, a 4 ore da Lima, con 9 voli giornalieri: perché i verbali sono stati trattenuti fino alle 22:00?», ha affermato.

Inoltre, l’ONPE ha approvato in modo irregolare, per il ballottaggio, che il materiale fisico fosse inviato tramite valigia diplomatica «e altri mezzi», il che ha permesso che il materiale elettorale fosse trasportato senza le misure di sicurezza previste dalla Convenzione di Vienna, che esige inviolabilità, contenuto riservato e garanzia di trasparenza per il trasporto dei voti, con la corretta sigillatura e lacratura delle valigie diplomatiche.

Le modifiche alla procedura includono anche «la presenza di funzionari consolari nei seggi, nel caso in cui i membri del seggio abbandonassero le proprie funzioni».

«Pertanto, ciò costituisce per noi gravi irregolarità e giustifica il nostro ricorso di nullità. Per questo motivo, a partire da domani, affronteremo le udienze che non solo sono state programmate dalla Commissione Elettorale Nazionale (JNE) in merito alle nullità, ma anche in merito ai verbali contestati», ha sottolineato Mendoza.

Il voto dall’estero non è stato preservato

Da parte sua, l’avvocato Marco Zevallos ha precisato che «ciò che stiamo contestando non è il diritto dei peruviani e delle peruviane di esercitare il proprio voto fuori dal Paese; ciò che contestiamo è che le autorità – il Ministero degli Affari Esteri, l’ONPE, i consolati –, che avevano l’obbligo di garantire la salvaguardia di quel voto, non abbiano adempiuto alla loro responsabilità; e non bisogna dimenticare che il Ministero degli Affari Esteri fa parte del governo parlamentare, che, come sappiamo, è guidato dalla signora K».

«L’ONPE ci ha informato che, su richiesta del Ministero degli Esteri, una settimana prima del ballottaggio ha disposto che non venisse scansionato alcun verbale. È legittimo nutrire seri dubbi sull’intero scrutinio che si è svolto all’estero? Considerando che tale disposizione dell’ONPE era limitata esclusivamente al voto dei peruviani all’estero, è legittimo che sussistano dei dubbi», ha affermato il membro del team legale.

Difesa del voto popolare

Alla conferenza stampa erano presenti anche Luzmila Ayay, tesoriera di «Juntos por el Perú», Analí Márquez, candidata alla prima vicepresidenza, e Brigida Curo, candidata alla seconda vicepresidenza.

Luzmila Ayay ha illustrato la destinazione dei contributi solidali ricevuti dal partito da parte della popolazione, finalizzati alla presentazione di ricorsi di nullità dei seggi elettorali. Grazie ai contributi solidali, «è stato possibile sostenere la difesa del voto popolare, presentando ricorsi in appello relativi a richieste di annullamento dei seggi elettorali a Lima Metropolitana e negli Stati Uniti, ottenendo l’accoglimento del primo ricorso in appello per l’annullamento di 1.751 seggi a Lima».

Ayay ha sottolineato: «L’importo totale raccolto ammonta a S/787.599,00, risorse che hanno permesso l’acquisto di 744 tasse, per sostenere i ricorsi presentati in difesa della volontà popolare». I conti bancari e il portafoglio digitale Yape utilizzati per la campagna di raccolta fondi saranno messi a disposizione dell’ONPE e saranno chiusi con atto notarile.

Marcia pacifica questo venerdì 19

Da parte sua, il candidato presidenziale di Juntos por el Perú, Roberto Sánchez, ha affermato: «Cambiare le regole del gioco, rendendo meno rigida la catena di custodia, con ritardi eccessivi nel trasporto, presumibilmente non nemmeno in valigie diplomatiche o consolari, ma come qualsiasi altro carico consolidato. Esigiamo rispetto e trasparenza, perché questo processo non è concluso».

Ha inoltre annunciato che «domani, venerdì, si terrà una giornata di protesta per esigere giustizia elettorale, trasparenza e il riconoscimento della vittoria del popolo. La questione non è chiusa: hanno cercato di ignorare, nel rispetto del giusto processo, i ricorsi di impugnazione che alla fine sono stati ammessi, e nei prossimi giorni sono previste diverse udienze relative a tali ricorsi», ha concluso.

Redacción Perú