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Perú: «Dobbiamo essere attivi come società»
Il Perù entra nuovamente in un processo elettorale: le elezioni regionali e municipali per il periodo 2027-2030 si terranno il prossimo 4 ottobre, quando saranno eletti governatori, consiglieri, sindaci e consiglieri municipali provinciali e distrettuali. La competizione elettorale pone il seguente interrogativo: quali sono le principali richieste della popolazione che i futuri governatori e sindaci dovranno affrontare? La provincia costituzionale del Callao, con oltre un milione di abitanti, nonostante sia una regione chiave per il Paese grazie alla presenza dell’aeroporto internazionale Jorge Chavez e del porto marittimo, oggi deve affrontare sfide persistenti come l’informalità lavorativa, la mancanza di occupazione, l’insicurezza, la povertà monetaria, l’anemia infantile, tra gli altri problemi sociali. Pressenza ha intervistato Victor Huaranca Medina, candidato al Governo Regionale del Callao per il partito Buen Gobierno. La sua esperienza come attivista sociale anticorruzione, sostenuto da un partito che si colloca all’opposizione, lo presenta come il probabile outsider che, a suo dire, cerca di trasformare il Callao nel «primo asse logistico portuale». LOTTA ALLA CORRUZIONE PRESSENZA: VICTOR, PUÒ RACCONTARCI DELLA SUA ESPERIENZA NELLA LOTTA ALLA CORRUZIONE? Victor Huaranca: I candidati, da 20 anni a questa parte, non hanno fatto altro che continuare lungo il corso di un fiume pieno di acque reflue, perché alla fine sfociano nella corruzione e persino in fatti di sangue. Alcuni di loro sono ancora oggi candidati, soprattutto per la regione. Ebbene, la lotta alla corruzione è stata difficile. Molti cittadini sono stati minacciati, aggrediti; purtroppo qui non si può dire chi viene ucciso e perché. Alcuni mesi fa, per una questione legata al traffico di terreni, il nostro amico Germán Congona, una persona con disabilità, è stato colpito da sei o sette proiettili e si è salvato per miracolo. E non hanno alcun riguardo, sparano a chiunque. Il problema di ciò che sta accadendo qui nel Callao è che tutti sanno come stanno le cose, ma tacciono. Io le dico apertamente. Ho combattuto contro la corruzione degli ex Chimpum Callao, poi trasformatisi in «Contigo» e successivamente in «Podemos». Se guardi, tutte le pareti del Callao sono dipinte con denaro di cui non si sa la provenienza. Nessuno può dire nulla perché abbiamo paura che ci feriscano o ci aggrediscano. QUALI SONO STATI I RISULTATI DI QUESTA LOTTA ALLA CORRUZIONE? V.H.: La prima condanna di Félix Moreno è stata ottenuta grazie alla mia denuncia. Non perché lo abbia denunciato il procuratore, no, è stata la mia denuncia. E ho avuto, diciamo, la fortuna di poter contare su molti cittadini che lottavano anch’essi. E così abbiamo potuto unirci. Questo soggetto, Oscar Peña Aparicio, complice di Félix Moreno, si accordò con lui per appropriarsi, a un prezzo irrisorio, del parco zonale di Pachacute, che ha 240.000 metri quadrati, e del mercato di Oquendo, che ne ha 70.000. Ebbene, questa è la prima cosa che salta agli occhi. Inoltre, io ero possessore di 3.000 metri quadrati di questo mercato di Oquendo e fui l’unico a denunciare. Ma, poiché denunciai, fui perseguitato, denunciato e calunniato. Non so se furono loro o altri a minacciarmi di morte, perché questo non si sa, in fin dei conti. E tutto veniva fatto dall’operatore Pedro Espadaro; sono state presentate denunce pubbliche contro di lui. Ebbene, alcuni vigilanti del Comune di Ventanilla, che in seguito dichiararono di non lavorare più per il Comune, mi ruppero il braccio e la spalla e, quando il procuratore chiese a quegli stessi dirigenti, denunciati da Panorama, dissero di non avere registrazioni. Ma le registrazioni effettuate dallo stesso Comune, una mano benevola me le fece arrivare anonimamente, e tutti quegli elementi sono serviti a condannare uno di questi bracci armati di Félix Moreno e di Espadaro, che è stato condannato per lesioni gravi. QUALI SONO I PRINCIPALI PUNTI DELLA SUA CAMPAGNA? V.H.: Faremo una campagna coerente, ma coraggiosa. Chiameremo le cose con il loro nome. Non ci saranno più estorsioni. Non ci saranno più sicari. Come lo controlleremo? Esiste un programma, ma con un rimedio diverso, perché deve essere applicata la forza coercitiva dello Stato. E lo Stato non sta esercitando la forza coercitiva della PNP. Se oggi sono aumentati gli omicidi su commissione e le estorsioni, ciò è stato favorito dalle leggi che sono state approvate. E perché moltissimi poliziotti, non posso dire tutti, ma moltissimi poliziotti sono complici e persino capi di questi soggetti. Utilizzeremo una tecnologia che acquisirà le immagini delle telecamere di tutti i commercianti. I droni saranno integrati in questo sistema. E si seguiranno i volti di coloro che stanno commettendo reati. E ci sarà una base di polizia per l’intervento immediato e rapido, per catturare i delinquenti in flagranza, giusto? E in quella base lavoreranno tutti in modo coordinato: il governo regionale, il Comune, la polizia, il Ministero Pubblico, il potere di polizia. Ed è questo che dobbiamo fare. Dobbiamo esigere che la polizia svolga i propri servizi, giusto? Ebbene, combatteremo. Se il Ministero dell’Interno non vorrà farlo, andremo persino a parlare con la signora Keiko Fujimori. Non si può permettere che la gente venga uccisa impunemente. In questo momento la popolazione ha ceduto, la cittadinanza ha ceduto le strade ai sicari. Questo non può essere. I valori non esistono più. Ora si promuovono soltanto disvalori. Quindi dobbiamo fare qualcosa al riguardo. Questa è la questione prioritaria. Istruzione: salvare i ragazzi Poi, immediatamente, l’istruzione. Come salviamo questi ragazzi che, nascendo con la benedizione di Dio e con la benedizione dei loro genitori, vengono al mondo nell’ambiente che stiamo descrivendo? Come possono queste creature sfuggire a questo ambiente? Con l’istruzione. La questione dell’istruzione è vitale: i ragazzi sono intrappolati e non hanno nemmeno opportunità di lavoro. E finiscono nella droga, finiscono… Prima, nei politecnici o nelle nostre scuole di formazione professionale di livello intermedio, si diplomavano saldatori, addetti al carico, operatori di carrelli elevatori. E ora no. E stavamo pensando… Questo può essere fatto attraverso laboratori. Affinché i ragazzi possano sfuggire al loro ambiente, perché molti non vogliono tornare nel loro ambiente e sono costretti a farlo perché non hanno dove mangiare, dove vivere, dove dormire. Pensiamo di realizzare una sorta di struttura ricettiva per cinquemila ragazzi. No? Per quelli del terzo, quarto e quinto anno della scuola secondaria. Forse persino fino ai vent’anni. Dove possano essere accolti. Dove vengano forniti loro tutti i servizi: il computer, i tavoli, la cucina, la lavatrice, tutte le loro cose. In modo che abbiano, per esempio, venti o venticinque metri quadrati per studiare, vivere e realizzarsi lì. Quindi, se un ragazzo non ha questa possibilità nel Callao, semplicemente perché si trova in un ambiente negativo, viene trasferito lì. Callao: asse logistico portuale Il Callao è il centro nevralgico del Paese. Il Callao è il centro in cui si trova il porto marittimo che movimenta più o meno il 60% dell’attività commerciale. Abbiamo un aeroporto. Quindi è il centro nevralgico economico del Paese. Ma viene trattato come se fosse l’ultima ruota del carro. Ebbene, ciò che faremo è sfruttare questi elementi strategici e, per esempio, nell’asse logistico portuale che si sta sviluppando, Callao-Hong Kong-Chancay, intendo creare una partnership con gli imprenditori e con tutti gli altri, affinché possiamo sostenere e puntare a generare maggiore ricchezza nella zona. Perché se c’è maggiore ricchezza, c’è ovviamente maggiore occupazione, in modo tale da generare entrate per il Callao. Inoltre, esiste un progetto di cui si parla da molti anni: l’isola San Lorenzo. Un progetto enorme, come un mega-porto. Deve essere sviluppato. Dobbiamo creare un tavolo di lavoro su questo tema, perché significa incorporare almeno 24 chilometri quadrati, sia per attività imprenditoriali, sia per attività portuali, sia semplicemente come area urbana. Immagina cosa significherebbe in termini di entrate per il Comune. Decisione politica Quindi, ciò che intendiamo fare è: niente corruzione, niente omicidi su commissione. D’accordo? Istruzione e salute. Dobbiamo prendere la decisione politica di farlo, e anche la decisione politica affinché vi siano opere realizzate tramite il meccanismo delle opere per imposte, portando a termine i progetti, che sono molti. Per esempio, l’Ospedale San José: il progetto è già terminato e passa ora alla fase di esecuzione e gara d’appalto, d’accordo? Poi, l’Ospedale di Ventanilla. Ma dobbiamo cercare di ricategorizzarli affinché possano fornire assistenza e maggiore servizio alla popolazione. PRESSENZA: CI SARÀ UN CONTROLLO? V.H.: Il controllo che intendo effettuare consiste in un audit internazionale della regione, almeno degli ultimi 20 anni. Non importa se i reati sono caduti in prescrizione. Serve semplicemente ad avere un archivio storico di coloro che hanno commesso simili atrocità. E se potessi fare la stessa cosa parlando con il sindaco che verrà eletto, farei lo stesso nei comuni. Il messaggio fondamentale ai funzionari pubblici è che dobbiamo restituire dignità al lavoro del funzionario pubblico, perché sono loro a essere sottoposti all’estorsione mediante la quale viene ridotto il loro stipendio. In modo che quel funzionario pubblico riceva una retribuzione dignitosa e abbia anche l’obbligo di servire il cittadino in modo efficiente. E non cerchi altre «alternative». D’altro canto, a qualunque costo, purché io debba coordinarmi con il Comune e con gli enti competenti e nel rispetto della legge, insisterò con decisione politica affinché vengano recuperati tutti i terreni che al momento sono liberi, che non entrino in conflitto, e per procedere alla piantumazione o alla forestazione con alberi ornamentali e alberi da frutto stagionali della zona. Questo genera empatia. Anche unità. Quindi, in alcuni luoghi dove non c’è una popolazione nelle immediate vicinanze, si può comunque piantare; questo in tutto il Callao, cioè Ventanilla, Pachacútec, in tutte le zone. Ma allo stesso tempo ciò creerà anche posti di lavoro immediati. Quindi è chiaro: lotta alla corruzione, istruzione, salute, lavoro e, soprattutto, generare una sinergia tra molti imprenditori, non soltanto del Callao. Ebbene, so che l’asse logistico portuale esiste già, ma noi dobbiamo partecipare, perché altrimenti ci passerà semplicemente davanti agli occhi e non faremo nulla. Dobbiamo essere attivi come società. Redacción Perú
August 18, 2026
Pressenza
Perù: Il costo di indagare sul potere, il caso di Harvey Colchado
Il deputato Harvey Colchado ha annunciato, durante la sessione di insediamento della Commissione di Etica del Congresso del Perù, tenutasi il 10 agosto scorso, che metteva la sua nomina come membro di quel gruppo di lavoro a disposizione dell’aula plenaria. La decisione è stata presa dopo che si è venuti a conoscenza della richiesta di accusa fiscale nei suoi confronti per i presunti reati di negoziazione incompatibile e falsità ideologica. A differenza di altri casi recenti in Congresso, Colchado ha scelto di sottoporre la sua permanenza al criterio dell’aula plenaria prima di assumere formalmente l’incarico. Con questa decisione, ha evitato che il dibattito sulla sua situazione giuridica condizionasse la composizione e il funzionamento della Commissione di Etica. Il suo operato può essere interpretato come un gesto di responsabilità politica e istituzionale, lasciando che sia lo stesso Congresso a determinare la sua permanenza, invece di rimanere in carica mentre affronta il procedimento fiscale. Secondo la tesi della procura, l’indagine su Cholchado è legata all’affitto di un immobile di proprietà dei suoi genitori alla Polizia Nazionale del Perù per il funzionamento del Dipartimento di Investigazione Criminale (DEPINCRI) di Comas, dal 2018, periodo durante il quale ricopriva l’incarico di capo della Divisione di Investigazioni ad Alta Complessità (DIVIAC). PROBLEMA PUBBLICO: PROTEZIONE DEGLI INVESTIGATORI DELLA CORRUZIONE Al di là della situazione giuridica di Harvey Colchado, questo caso evidenzia un problema pubblico: la necessità di rafforzare le garanzie istituzionali che proteggono coloro che indagano sulla corruzione e assicurano la continuità delle indagini ad alto impatto. Prima di arrivare al Congresso, Colchado ha guidato e partecipato ad alcune delle più rilevanti indagini anticorruzione degli ultimi anni. Tra queste spicca il caso Los Cuellos Blancos del Puerto, che ha rivelato una presunta rete di corruzione composta da giudici, procuratori, ex consiglieri dell’estinto Consiglio Nazionale della Magistratura, imprenditori e politici. Oltre alle indagini legate a Lava Jato, al caso Cócteles e alle attività investigative relative a Fuerza Popular, secondo informazioni del Ministero Pubblico. Nel caso Los Cuellos Blancos del Puerto, il nome della procuratrice Diana Paico è stato oggetto di indagine nel 2023 per traffico di influenze. Oggi, quella stessa procuratrice fa parte della squadra del Ministero Pubblico che chiede 9 anni e 4 mesi di carcere per Harvey Colchado per i presunti reati di negoziazione incompatibile e falsità ideologica. L’ALTRO COSTO DELLA LOTTA ALLA CORRUZIONE L’accusa contro Colchado non è avvenuta in modo isolato. Nel 2021, la DIVIAC ha perso 96 dei suoi 161 membri dopo una serie di riassegnazioni che IDL-Reporteros ha definito una “epurazione”. Nel 2022, si è tentato di allontanarlo dalla squadra di polizia che sosteneva le indagini anticorruzione. Nel 2024, dopo aver guidato la perquisizione dell’abitazione della presidente Dina Boluarte ed essere intervenuto nelle indagini sul caso Los Waykis en la Sombra, è stato temporaneamente allontanato dalla DIVIAC. Successivamente ha dovuto affrontare critiche pubbliche per l’affitto di un immobile dei suoi genitori, è stato riassegnato a compiti di pattugliamento e infine è stato collocato a riposo dalla Polizia Nazionale. Ognuno di questi fatti risponde a decisioni diverse e con motivazioni proprie. Tuttavia, osservati nel loro insieme, hanno alimentato il dibattito sulla capacità dello Stato di garantire la continuità delle indagini ad alto impatto quando cambiano o vengono allontanati i funzionari che le conducono. IL VERO PROBLEMA PUBBLICO La questione di fondo non è unicamente l’accusa fiscale contro Harvey Colchado. Il vero problema pubblico è se lo Stato disponga di meccanismi istituzionali che garantiscano che i funzionari incaricati di indagare e perseguire la corruzione possano esercitare le loro funzioni con autonomia e che le indagini proseguano con indipendenza, indipendentemente da chi le diriga. Questo fatto pone un interrogativo di politica pubblica: le garanzie istituzionali esistenti sono sufficienti a evitare che procedimenti in corso finiscano per indebolire la partecipazione di funzionari che hanno guidato indagini ad alto impatto? Se la risposta è negativa, questa vulnerabilità potrebbe essere sfruttata da attori interessati a ridurre la portata delle indagini sulla corruzione. Pertanto, questo caso dimostra che la sfida del Perù è costruire istituzioni che proteggano l’indipendenza di coloro che indagano, e assicurino la continuità delle indagini generando fiducia nei cittadini. Quando si rispetta lo Stato di diritto, vince la democrazia; tuttavia, esiste sempre il rischio che l’interesse pubblico venga relegato in secondo piano rispetto agli interessi particolari. Jhovana Yauri Redacción Perú
August 15, 2026
Pressenza
Perù: le comunità indigene seguono un corso di formazione su “Governance comunitaria e difensori dei diritti”
Costruire una buona governance. La comunità indigena dei Kirikiari, situata nella parte alta del fiume Ene, nella foresta centrale del Paese, ha ospitato il terzo modulo del corso di formazione “Governance comunitaria e difensori”, un’iniziativa volta a rafforzare le capacità di giovani, donne, leader e autorità comunitarie nella difesa dei propri diritti e territori. In un contesto caratterizzato da crescenti pressioni sui territori indigeni, tra cui l’avanzata delle economie illecite, la formazione mira a rafforzare la leadership comunitaria, l’organizzazione e la governance, affinché le comunità possano affrontare queste sfide attraverso l’esercizio dei propri diritti collettivi. Durante questa giornata, i partecipanti hanno approfondito le proprie conoscenze nella redazione di documenti comunitari, quali i verbali delle assemblee, tra gli altri. Hanno inoltre partecipato a un corso pratico sull’uso dei droni per il monitoraggio e la sorveglianza del territorio. È stato inoltre approfondito il tema “Incidenza verso lo Stato”, affrontando le principali sfide per la difesa dei diritti collettivi, la definizione di programmi di incidenza e l’identificazione di alleati strategici per rafforzare l’azione comunitaria. Questo percorso formativo fa parte della Sfida n. 10 della Strategia CARE al 2030, volta a rafforzare la governance nelle 45 comunità dell’Ene e a promuovere una gestione comunitaria basata sul kametsa asaike, il «buon vivere» asháninka. Va sottolineato che il corso si sviluppa all’interno del  Proyecto Defensores, con  l’appoggio della UE e di DAR Perú. Central Asháninka Río Ene   Redacción Perú
August 9, 2026
Pressenza
Perù: Keiko Fujimori inizia il suo mandato con un messaggio privo di mea culpa
Finalmente, lo scorso 28 luglio, Keiko Fujimori Higushi ha assunto la carica di presidente costituzionale della Repubblica del Perù, dopo tre precedenti tentativi: nel 2011 (contro Ollanta Humala), nel 2016 (contro Pedro Pablo Kuczynski) e nel 2021 (contro Pedro Castillo). Oggi ha pronunciato il suo primo discorso alla nazione e ha insediato il Consiglio dei ministri. ANALISI DELLA SITUAZIONE SENZA MEA CULPA Nel primo discorso alla nazione in qualità di presidente eletta, Keiko Fujimori ha ribadito le dichiarazioni rilasciate nei giorni precedenti, sottolineando di trovare uno «Stato in stato di abbandono, privo di una visione per il Paese, carente di gestione strategica e indebolito dalla corruzione». Fujimori Higushi ha tracciato una diagnosi dello stato in cui si trova il Paese, sottolineando che esso è caduto «nelle mani di interessi poco trasparenti, a scapito dei cittadini; appalti pubblici in perdita, estorsioni che soffocano gli imprenditori e i piccoli commercianti» e ha promesso «un nuovo modo di governare». Per il raggiungimento dei suoi obiettivi, ha proposto di avviare il proprio mandato con sette punti chiave: 1. Emergenza e sicurezza dei cittadini (utilizzando tutti gli strumenti dello Stato). 2. Migliorare la qualità della vita (riorganizzare i programmi sociali). 3. Potenziare le infrastrutture produttive. 4. Semplificare il funzionamento dello Stato (trasformare il sistema degli appalti pubblici). 5. Sostenibilità fiscale (aumentare il salario minimo vitale a 1.300 soles, ridurre gli ostacoli agli investimenti stranieri e riattivare Prompyme). 6. Rafforzare lo Stato di diritto (nel rispetto dell’indipendenza dei poteri). 7. Rafforzare la politica estera. Tuttavia, il discorso, durato circa un’ora, è stato privo di un mea culpa riguardo all’operato del suo gruppo parlamentare Fuerza Popular e dei suoi alleati negli ultimi anni, i quali avrebbero contribuito a determinare in parte la situazione descritta dalla stessa presidente. Al di là della diagnosi e delle proposte, sono rimasti anche seri dubbi su ciò che non è stato detto o è rimasto in sospeso. Rimane quindi da chiarire la portata di affermazioni quali «fare uso di tutti gli strumenti dello Stato per ristabilire l’autorità» e il «rafforzamento e l’ampliamento delle unità di flagrante delitto», per le quali saranno richieste deleghe (nel caso della sicurezza). Un altro aspetto da approfondire è quale sarà la «riorganizzazione dei programmi sociali», dato che nel corso di una riforma, nell’aprile del 2025, il governo precedente ha chiuso il programma sociale Qali Warma, che forniva pasti a oltre 4,2 milioni di scolari di oltre 64.000 istituti scolastici pubblici. Nel discorso alla nazione, la presidente eletta ha inoltre annunciato di voler «raddoppiare la rata bimestrale del programma Pensione 65» da 350 a 700 soles, destinato a oltre 820.000 beneficiari a livello nazionale; e di aumentare il salario minimo vitale, che passerà da 1.130 a 1.300 soles e includerà un bonus compensativo per le micro e piccole imprese (mypes). SENATORI E DEPUTATI DELL’OPPOSIZIONE ABBANDONANO L’AULA In un evento senza precedenti, prima del suo primo discorso alla nazione, i membri dell’opposizione del Senato e della Camera dei deputati hanno abbandonato l’aula e si sono recati in Plaza San Martín, dove si sono uniti alla popolazione che manifestava in concomitanza con il passaggio ufficiale di consegne. Senatori e deputati hanno concluso il loro percorso davanti al Palazzo di Giustizia, lanciando un messaggio di speranza ai cittadini, che attendono azioni concrete dal nuovo governo. «NON CREDIAMO A NULLA DI CIÒ CHE DICE» Víctor Cutipa Ccama, senatore di Juntos por el Perú (JP), ha dichiarato a Pressenza che si sono ritirati dall’emiciclo in segno di protesta: «È un atto di espressione attraverso il quale sottolineiamo che non crediamo a nulla di ciò che dice questo regime che affonda le sue radici negli anni ’90, con repressione, morte, violazione dei diritti umani; e crediamo – e ne siamo certi – che ciò che accadrà nei prossimi giorni o a partire da oggi non sia altro che una copia, una ripetizione degli anni ’90. I popoli del Perù si aspettavano da queste elezioni la vittoria dell’opposizione al Senato, affinché in tal modo potessimo almeno fare un bilancio e avere un equilibrio nel Paese. Purtroppo ciò non è avvenuto: si sono già impadroniti del Senato e della Presidenza del Congresso della Repubblica. Ma dalla Camera dei Senatori e dei Deputati opporremo la resistenza necessaria per impedire che questo regime avanzi impunemente. Inizieremo dalle leggi che favoriscono la criminalità: dobbiamo abrogarle. Ma abbiamo un debito in sospeso nei confronti dei popoli del Perù, ovvero istituire un’Assemblea Costituente per redigere una nuova costituzione. Inoltre, dobbiamo ottenere la legge sul referendum. In passato, in prima votazione, il Congresso votava sulle questioni di riforma costituzionale e nella seconda votazione si doveva consultare tramite referendum i popoli del Paese. Hanno eliminato questa procedura, l’hanno cancellata, l’hanno abrogata perché hanno abusato della maggioranza parlamentare di cui disponevano. Oggi la ripristineremo”. «ABROGHEREMO LE LEGGI CHE FAVORISCONO LA CRIMINALITÀ ED ELIMINEREMO I PRIVILEGI» Anche la deputata Caterin Palomino Casavilca, di Juntos por el Perú (JP) per Huancavelica, ha dichiarato a Pressenza che: «Come accordo di gruppo e in risposta al popolo, presenteremo l’abrogazione di tutte le leggi che favoriscono la criminalità, ma è anche una richiesta del popolo quella di eliminare i privilegi che si verificano in Congresso, come l’abolizione dei bonus. Il popolo sta morendo di fame, non c’è istruzione, non c’è assistenza sanitaria, ma ci sono i bonus per i lavoratori e per i membri del Congresso. Queste sono disuguaglianze. Inoltre, lavoreremo per la liberazione del nostro presidente Pedro Castillo Terrones, che è la bandiera che stiamo sventolando. È ciò che chiede il popolo». ROBERTO SÁNCHEZ (JP) INSIEME AI FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA VIOLENZA DI STATO Anche il presidente del partito Juntos por el Perú (JP) ed ex candidato alla presidenza, Roberto Sánchez, ha partecipato alla mobilitazione indetta dai familiari delle vittime della violenza di Stato, dalle organizzazioni sociali, studentesche e dai partiti politici. In questa occasione sono state richieste giustizia e riparazione in vista di una riconciliazione nazionale. STUDENTI UNIVERSITARI: «AUMENTATE IL BILANCIO DESTINATO ALLE UNIVERSITÀ» «Ci sono molte richieste che si possono avanzare, ma una di queste è che venga aumentato il bilancio assegnato alle università pubbliche, perché sta diminuendo sempre di più; e oltre a ciò, che venga valutato attentamente come funziona e come viene gestito il bilancio all’interno delle stesse università, perché c’è molta corruzione che incide negativamente e c’è un uso improprio, che in realtà non si riflette in modo adeguato nella soddisfazione dei nostri bisogni primari», hanno sottolineato. Redacción Perú
July 29, 2026
Pressenza
Perù: respinta la richiesta di grazia per l’ex presidente Pedro Castillo
Il Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani ha respinto la richiesta di grazia a favore dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones, presentata dal deputato Elías Varas. La Direzione delle Grazie Presidenziali ha comunicato che il fascicolo non specificava il tipo di grazia presidenziale (grazia, commutazione della pena o diritto di grazia) né soddisfaceva i requisiti di base del Regolamento Interno della Commissione per le Grazie Presidenziali. Con la decisione del Ministero della Giustizia, si chiude la possibilità di un perdono che il presidente José María Balcázar avrebbe potuto concedere prima di lasciare la carica, uno degli impegni da lui assunti nei confronti dei sostenitori di Castillo. L’ex presidente Pedro Castillo sta scontando una pena di 11 anni di reclusione nel carcere di Barbadillo, a seguito del suo tentativo di colpo di Stato del 7 dicembre 2022, quando aveva trasmesso un messaggio alla nazione in cui scioglieva il Congresso della Repubblica. Successivamente è stato destituito dal Congresso e arrestato, fino a quando, nel novembre 2025, il tribunale lo ha condannato per il reato di cospirazione a fini di ribellione, assolvendolo dall’accusa di ribellione consumata, poiché non aveva preso le armi. Un giorno prima della decisione della Commissione per le Grazia Presidenziali, la Corte Suprema di Giustizia ha respinto il ricorso in appello presentato dalla difesa di Castillo Terrones e ha confermato la sua custodia cautelare per 12 mesi. IL GOVERNO IGNORA LE RACCOMANDAZIONI DELL’ONU Va ricordato che lo scorso luglio il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha concluso che la detenzione dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones è «arbitraria» e ne ha raccomandato l’immediata liberazione, concedendo allo Stato peruviano un termine di sei mesi per riferire in merito alle difficoltà nell’attuazione delle raccomandazioni. Il governo mantiene una posizione di non ottemperanza, sottolineando che la dichiarazione non è vincolante. Redacción Perú
July 24, 2026
Pressenza
Perù: un «nuovo» governo all’insegna della continuità
La decisione del Procuratore Generale della Nazione, Tomás Galvez Villegas, di nominare Patricia Benavides coordinatrice nazionale delle Procura specializzate in flagrante delitto è un segnale preoccupante per il Paese: indica infatti che la continuità sarà il tratto distintivo del nuovo governo di Keiko Fujimori e che, con il «nuovo ordine», si concretizzerà la presa dell’ultimo potere dello Stato che ancora manteneva una certa autonomia. La nuova nomina di Patricia Benavides (ex Procuratrice Generale) è del tutto controversa, poiché su di lei pendono diverse indagini per reati gravi quali la guida di un’organizzazione criminale ai vertici del Ministero Pubblico, traffico di influenze, corruzione e presunto plagio della sua tesi di laurea, interferenze nelle indagini penali come quella riguardante sua sorella, tra le altre cose. GARANZIA DI GIUSTIZIA? Sebbene le accuse a carico di Benavides siano state archiviate, la popolazione si chiede: come è possibile che una figura con questi precedenti torni nuovamente a ricoprire cariche pubbliche di grande influenza? Non ci sono forse procuratori integri, in grado di garantire una giustizia efficace e di esercitare tali cariche con competenza? Continuerà la nomina di personaggi controversi, che monopolizzano sempre più i poteri dello Stato? Secondo la Delibera 1967-2026-MP-FN pubblicata il 22 luglio sul quotidiano ufficiale «El Peruano», Benavides avrà il compito di dirigere e supervisionare le procure specializzate in flagrante delitto. Sarà inoltre responsabile della standardizzazione dei criteri operativi e del coordinamento tra questi uffici procuratori. Va sottolineato che la risoluzione che nomina Patricia Benavides a tale carica è stata emanata dopo che il Consiglio dei Procuratori Supremi aveva disposto la creazione, a livello nazionale, delle Procure Penali Provinciali per i reati in flagrante, mediante la Risoluzione n. 045-2025-MP-FN-JFS, datata 7 agosto 2025. La notizia della nomina della futura Coordinatrice Nazionale delle Procure Specializzate in Flagrante Delitto è stata accolta con sorpresa nel settore giudiziario; allo stesso modo, la società civile continua a vigilare sui cambiamenti che il governo di José María Balcázar sta attuando, a pochi giorni dal cambio di presidenza. L’esperienza insegna e, alla luce dei risultati delle recenti elezioni, se c’è una lezione da trarre, è questa: che i risultati odierni sono stati «preparati» in anticipo e senza alcuna consultazione; da qui l’importanza della vigilanza dei cittadini. Redacción Perú
July 23, 2026
Pressenza
(Perù) Attivisti della Generazione Z: dall’indignazione all’organizzazione
Determinati a «prendere il toro per le corna», lunedì 20 presso il Congresso della Repubblica, diversi attivisti della Generazione Z (GZ) hanno inaugurato l’organizzazione «Legado Nacional Unido», con l’obiettivo di responsabilizzare i giovani nella vita politica e nelle questioni pubbliche del Paese. Questa iniziativa si aggiunge alle organizzazioni, agli accordi e alle piattaforme che costituiscono il tessuto sociale attuale del Paese e che si sono unite nell’impegno per il bene comune. La cerimonia e la firma dell’Atto Costitutivo dell’organizzazione giovanile «Legado Nacional Unido» si sono svolte nell’Auditorium Alberto Andrade del Congresso della Repubblica e sono state condotte dai membri del Consiglio istituzionale: Yackov Solano, attivista sociale della Generazione Z e del Parlamento dei Giovani; l’attivista politica Flavia Nestares; Josué Ramos, attivista nel settore audiovisivo e membro del Parlamento dei Giovani; nonché Caroline Buitrón, comunicatrice e attivista. PARTECIPAZIONE POLITICA ATTIVA DEI GIOVANI Nel dare il via all’evento, Yackov Solano ha sottolineato che l’organizzazione giovanile «Legado Nacional Unido» nasce in risposta al profondo deterioramento della vita democratica che il Paese sta vivendo negli ultimi anni. «Siamo stati testimoni di una crisi politica caratterizzata dall’erosione delle istituzioni democratiche, dalla promozione di norme che favoriscono l’impunità, dall’indebolimento dello Stato di diritto e dalla crescente polarizzazione e allontanamento dei cittadini dalla politica, in particolare dei giovani. La nostra generazione è cresciuta in un contesto di mobilitazioni sociali, incertezze e ripetute promesse non mantenute. Di fronte a questa realtà, ci impegniamo a trasformare l’indignazione in organizzazione, in una partecipazione politica attiva, responsabile e democratica. Con questa convinzione abbiamo costituito l’Organizzazione Giovanile “Legado Nacional Unido” come piattaforma per formare una nuova generazione di leader impegnati al servizio del Paese e alla costruzione di una democrazia più solida, inclusiva e partecipativa. L’Organizzazione è un movimento sociale e politico composto da giovani provenienti da tutte le regioni del Perù, che credono nella capacità della nostra generazione di promuovere lo sviluppo del Paese attraverso il dialogo, il rispetto per la democrazia e la partecipazione civica, nonché il riconoscimento delle diversità che caratterizzano la nostra nazione». Da parte sua, Josué Ramos ha dichiarato: «Noi giovani spesso diciamo “siamo delusi dalla politica”, ma dobbiamo renderci conto che sono i politici stessi a farci deludere da loro. Dobbiamo migliorare il Paese, e dobbiamo farlo fin da ora, perché noi siamo il futuro, ma anche il presente che plasmeremo non solo per noi stessi, ma anche per i nostri figli e le generazioni future». SOSTEGNO DEI MEMBRI DEL CONGRESSO E DEL CNDDHH I giovani membri dell’organizzazione e i partecipanti all’evento hanno ricevuto il sostegno dell’ex candidato alla presidenza della Repubblica, Mesías Guevara; di Ruth Luque, deputata e senatrice designata; di Ana Aguilar, rappresentante delle popolazioni indigene di Juliaca, Puno; di Diego Pomareda, avvocato costituzionalista; di Germán Vargas, segretario esecutivo della Coordinatrice Nazionale per i Diritti Umani (CNDDHH); e di altri ancora. L’evento si è concluso con la firma di un Atto Costitutivo, sottoscritto sia dai membri del Consiglio sia dagli ex membri del Congresso e dai rappresentanti delle istituzioni che difendono i diritti umani, sociali e politici. «Questo atto costitutivo, questo atto di fondazione, rappresenta un primo passo verso l’istituzionalizzazione dell’organizzazione dei giovani che vogliono lavorare per il Paese, e questo è molto prezioso. Credo che sia innanzitutto la via verso l’istituzionalizzazione. In secondo luogo, non abbiamo paura, impegniamoci nelle questioni pubbliche, nella politica, e costruiamo quel Paese che tanto sogniamo. E un’altra cosa molto importante che avete detto: non possiamo essere neutrali in un Paese in cui viene violata la dignità della persona. Non c’è spazio per la neutralità. Noi prendiamo posizione a favore della vita, a favore della dignità di tutte, di tutte le persone», hanno sottolineato i membri del Congresso a sostegno dell’organizzazione. Redacción Perú
July 21, 2026
Pressenza
La difesa del Cile non viene pianificata a Washington
Chi decide le priorità strategiche del Cile? I cileni o una potenza straniera? La domanda sembra ovvia, ma ha smesso di esserlo quando Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa degli Stati Uniti, ha esortato i paesi dell’America Latina, durante la Conferenza dei ministri della Difesa tenutasi a Cusco, ad aumentare la spesa militare fino al 3,5% del PIL, seguendo lo standard che oggi Washington impone ai paesi membri della NATO. Lo ha fatto presentando il cosiddetto «corollario di Trump» alla Dottrina Monroe e mettendo in guardia dall’influenza delle potenze «extra-emisferiche», in un evidente riferimento alla Cina. Non si è trattato di una semplice raccomandazione di bilancio. È stata una definizione geopolitica. Il messaggio è chiaro: gli Stati Uniti identificano le minacce, definiscono chi sono i propri avversari e si aspettano che l’America Latina destini una quota crescente delle proprie risorse per affiancarli in tale strategia. Ogni potenza ha il diritto di difendere i propri interessi nazionali. Ciò che non è accettabile è che pretenda di definire le priorità strategiche di altri paesi. Oggi il Cile destina circa l’1,5% del proprio prodotto interno lordo alla difesa. La proposta di Colby prevede di aumentare tale quota al 3,5%, più che raddoppiando la spesa militare. Ciò comporterebbe stanziare circa sette miliardi di dollari in più ogni anno. Ogni decisione di bilancio comporta delle rinunce. La domanda è inevitabile: a cosa dovremmo rinunciare per farlo? All’istruzione? Alla sanità? Alle infrastrutture? Alla ricerca? All’edilizia abitativa? La politica di difesa deve rispondere esclusivamente a una domanda: di cosa ha bisogno il Cile per proteggere il Cile? Non di cosa hanno bisogno gli Stati Uniti per affrontare la Cina. Mantenere forze armate moderne, professionali e dotate di capacità deterrente è un obbligo permanente dello Stato. Ben diversa è la scelta di partecipare a una corsa agli armamenti i cui obiettivi sono stati definiti al di fuori dei nostri confini. La stessa logica emerge quando si propone di affrontare la criminalità organizzata come se si trattasse di una guerra. Considerare i cartelli della droga come organizzazioni terroristiche e privilegiare risposte militari può risultare allettante per società terrorizzate, ma comporta un rischio enorme per lo Stato di Diritto. I criminali devono essere perseguiti, arrestati, indagati e giudicati. Quando lo Stato sostituisce la giustizia con l’eliminazione fisica dei criminali, scompaiono anche informazioni indispensabili per conoscere le loro reti di finanziamento, i loro legami con le autorità, i loro meccanismi di corruzione e l’identità di chi li protegge. La morte di Niño Guerrero ha lasciato aperto questo interrogativo. La forza di una democrazia non consiste nel decidere chi vive e chi muore, ma nell’avere istituzioni capaci di assicurare alla giustizia anche i peggiori criminali. Dobbiamo inoltre respingere la pretesa che siano altri a determinare con quali paesi possiamo intrattenere relazioni. Dal ritorno alla democrazia, il Cile ha costruito una politica estera basata sull’autonomia, sul rispetto del diritto internazionale, sul multilateralismo e sull’apertura al mondo. Tale strategia ha permesso di mantenere relazioni politiche e commerciali con gli Stati Uniti, la Cina, l’Europa, l’Asia e l’America Latina. Lungi dall’essere una debolezza, questa diversificazione è stata uno dei nostri maggiori punti di forza. Il vero dibattito non consiste nello scegliere tra Washington e Pechino. Consiste nel decidere quale posto il Cile voglia occupare nel mondo che sta emergendo. Mentre alcune potenze continuano a organizzare il proprio potere attorno al petrolio, all’industria militare e al controllo degli idrocarburi, il Cile ha un’opportunità diversa. Abbiamo le condizioni per diventare uno «Stato dell’energia»: una nazione capace di trasformare il proprio enorme potenziale in energie rinnovabili, idrogeno verde, rame, litio, innovazione e conoscenza in sviluppo, autonomia e prosperità. Questo è il dibattito strategico che conta davvero. Perché la vera sovranità non consiste nell’allinearsi con una potenza piuttosto che con un’altra. Consiste nel conservare la libertà di decidere, da soli, quale paese vogliamo costruire e come proteggerlo. Marcelo Trivelli
July 18, 2026
Pressenza
Perù: Quando una legge sull’accessibilità finisce per creare nuove barriere
L’approvazione di una norma volta a rafforzare l’accesso alle informazioni da parte delle persone sorde dovrebbe essere una buona notizia. Tuttavia, la recente Legge n. 32724, che modifica la Legge n. 29973, Legge generale sulle persone con disabilità, ha aperto un importante dibattito su come vengono elaborate le politiche pubbliche in materia di accessibilità. La norma stabilisce che i servizi di interpretariato nella lingua dei segni peruviana debbano essere forniti da interpreti certificati o accreditati. In linea di principio, promuovere standard di qualità è un obiettivo legittimo. Il problema sorge quando tale requisito viene approvato senza che lo Stato stesso abbia implementato un sistema nazionale di formazione, certificazione, accreditamento e registrazione che consenta ai professionisti di soddisfare tale requisito. In altre parole, viene richiesta una condizione che lo Stato non ha ancora reso possibile. A ciò si aggiunge il fatto che il progetto è stato approvato senza un ampio processo di consultazione tecnica con le organizzazioni delle persone sorde, le associazioni di interpreti, gli specialisti in accessibilità comunicativa e altri attori direttamente coinvolti. In materia di disabilità, il principio di partecipazione non è un aspetto facoltativo; è un diritto riconosciuto dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e un elemento essenziale per elaborare norme efficaci. Le osservazioni presentate dalle organizzazioni specializzate segnalano inoltre altri aspetti che meritano di essere rivisti: se il requisito della certificazione venisse applicato senza misure transitorie né un sistema nazionale operativo, molti interpreti che attualmente garantiscono l’accesso alle informazioni nei telegiornali, nei messaggi ufficiali, nelle emergenze e in altri contesti potrebbero trovarsi impossibilitati a svolgere il proprio lavoro, non per mancanza di competenze, ma perché lo Stato stesso non ha ancora sviluppato il meccanismo per accreditare tali competenze. * Le dimensioni minime dello spazio destinato all’interprete potrebbero rivelarsi insufficienti a garantire un’adeguata comprensione della lingua dei segni, non tenendo conto di elementi essenziali quali le espressioni facciali, i movimenti corporei e altre componenti linguistiche. * La proposta tratta l’interpretazione come una risorsa visiva, quando in realtà costituisce un servizio linguistico professionale che richiede standard tecnici completi in materia di risoluzione, illuminazione, contrasto, posizionamento, sincronizzazione e qualità di trasmissione. * La norma continua a utilizzare esclusivamente il termine «persone con disabilità uditiva», senza riconoscere espressamente la comunità sorda che utilizza la lingua dei segni da un punto di vista linguistico e culturale. * Il termine previsto per l’adeguamento del regolamento risulta limitato per sviluppare un processo tecnico, partecipativo e con consultazione pubblica. Le politiche di inclusione non possono trasformarsi in nuove barriere di esclusione. Garantire la qualità dei servizi di interpretazione è indispensabile, ma ciò deve essere accompagnato da una politica pubblica completa che rafforzi la formazione professionale, stabilisca standard condivisi e costruisca un sistema di certificazione sostenibile, decentralizzato e accessibile. L’accessibilità non si ottiene solo approvando leggi. Si costruisce dialogando con chi vive la disabilità, ascoltando gli specialisti e elaborando norme che siano tecnicamente solide, giuridicamente valide e, soprattutto, efficaci nel garantire i diritti. Perché una legge veramente inclusiva non è quella che impone requisiti impossibili da soddisfare, ma quella che elimina le barriere e amplia le opportunità affinché nessuno rimanga escluso. Mónica Honores Incio, specialista in politiche pubbliche inclusive   Redacción Perú
July 17, 2026
Pressenza
Perù: «Nulla garantisce che le leggi vengano abrogate, se noi cittadini non agiamo»
Mentre il Perù si prepara al cambio di governo il prossimo 28 luglio, la popolazione ha la propria agenda, il cui primo obiettivo è l’abrogazione delle leggi “Procrimen” che continuano a gettare nel lutto centinaia di famiglie in tutto il Paese. L’Ordine degli Avvocati di Lima (CAL), il collettivo Coalizione Cittadina per la Vita (CCV) e l’Accordo Storico Cittadino (AHC), che insieme raggruppano diverse istituzioni della società civile, stanno portando avanti questa iniziativa su più fronti. Nell’esercizio del buon governo, il ruolo dei cittadini è fondamentale e pienamente attivo, come ci conferma Grimaldo Ríos (CCV) nella seguente intervista: Pressenza: Lo scorso gennaio, Pressenza l’ha intervistata in merito all’iniziativa per l’abrogazione delle leggi “Procrimen”, ma la questione non aveva ancora preso corpo, per così dire. Dopo il primo turno, la questione è stata ormai considerata una priorità da quasi tutte le istituzioni politiche, per i diritti umani, giovanili, ecc. Qual è il suo bilancio? Grimaldo Ríos: Beh, è stato un processo di accumulo, di sensibilizzazione civica e politica. Abbiamo avviato questa iniziativa come Coalizione Cittadina per la Vita nel luglio del 2025. Successivamente, abbiamo coinvolto l’Ordine degli Avvocati di Lima (CAL), che sotto la guida del suo decano, il dottor Raúl Canelo, ha presentato un’iniziativa legislativa che poi è diventata il progetto di legge 12158, presentato lo scorso agosto. Ma questo continuava a dormire il sonno dei giusti in Parlamento, era stato accantonato. E così abbiamo organizzato dei forum cittadini per presentare le Sei Condizioni Democratiche per un Buon Governo partecipativo. Una delle prime condizioni era proprio questa: l’abrogazione delle leggi pro-crimine. Sei candidati si sono impegnati a abrogare le leggi a favore della criminalità qualora fossero entrati a far parte del governo. Tra coloro che hanno firmato, solo «Ahora Nación» è stato eletto come gruppo parlamentare. Ma hanno firmato anche alcuni candidati, oggi senatori, come Patricia Iturregui, candidata al Senato per il Partito del Buon Governo, e la candidata al Senato, la dottoressa Matute Charum. All’epoca, diciamo, c’era un ampio ventaglio di settori democratici che si univano a questo sforzo. Successivamente, al secondo turno, il CAL convocò i candidati alla presidenza, sia il signor Roberto Sánchez che la signora Keiko Fujimori. Partecipò solo il candidato Roberto Sánchez, il quale si impegnò a fare proprio il disegno di legge e un altro disegno di legge che ne proponeva l’abrogazione. E lo fece effettivamente. In quella settimana prima delle elezioni ha presentato un’iniziativa affinché prima la Commissione dei portavoce e poi l’Aula si pronunciassero su questi progetti di legge, affinché l’Aula li discutesse. Ma il presidente del Congresso, Rospigliosi, semplicemente non ha voluto e ha sospeso la seduta. In precedenza, anche il Partito del Buon Governo, con lo stesso candidato presidenziale, Jorge Nieto, aveva annunciato, prima del primo turno, che la prima azione che il suo gruppo parlamentare avrebbe intrapreso, una volta entrato in Parlamento, sarebbe stata l’abrogazione delle leggi a favore della criminalità. Pressenza: Per quanto riguarda Nieto, avete preso contatto con lui in questo momento? Il suo gruppo parlamentare darà il proprio sostegno? G.R.: In questo momento stiamo contattando ufficialmente i vari gruppi parlamentari. Abbiamo già parlato con la coordinatrice parlamentare, la consulente del segretario generale di «Juntos por el Perú», il signor Ernesto Zunini; organizzeremo un incontro con lui, così come con «Ahora Nación», con il Partito Civico «Obras» e anche con il Partito del Buon Governo. Pressenza: È d’aiuto il fatto che si sia creata l’alleanza tra «Juntos por el Perú», «Ahora Nación» e «Obras»? G.R.: Certo. Questo, diciamo, manifesta una volontà ormai collettiva. Hanno firmato un documento in cui pongono chiaramente questa come una delle prime condizioni per il dialogo con il governo che inizierà il 28 luglio. Non ci sarà dialogo se non verranno soddisfatte queste tre condizioni: primo, l’abrogazione delle leggi a favore della criminalità; secondo, giustizia e risarcimento per le vittime della repressione e degli omicidi su commissione; e terzo, beh, dal loro punto di vista chiedono la liberazione dell’ex presidente Castillo. Inoltre, se questi quattro gruppi parlamentari si unissero in maggioranza, potrebbero tranquillamente approvare le leggi a favore della criminalità. Sommando i quattro gruppi parlamentari si arriva a 78 deputati e 30 senatori. Questo garantirebbe, almeno alla Camera dei deputati, una chiara maggioranza. E al Senato, se dovesse accadere che il signor López Aliaga non entri in carica come senatore, quel blocco fujimorista rimarrebbe con 29 senatori e l’altro blocco ne avrebbe 30, avendo così anch’esso la maggioranza. Insomma, bisogna lottare per questo. Ecco perché abbiamo ripreso la campagna di raccolta firme. Pressenza: E come vi state organizzando? G.R.: Abbiamo avviato i primi incontri per riattivare i vari gruppi di cittadini interessati a portare avanti questa iniziativa. E lo facciamo perché i cittadini non possono aspettarsi che i politici facciano ciò che diciamo, se noi cittadini non assumiamo un ruolo di primo piano e non facciamo pressione. E quindi, nulla garantisce che le leggi vengano effettivamente abrogate, se noi cittadini non agiamo con iniziativa, se la cittadinanza non è mobilitata. Ed è per questo che è importante questa campagna di raccolta firme. Abbiamo il modulo dell’ONPE, che ci è stato concesso già dall’anno scorso. Finora abbiamo raccolto circa 18.500 firme. Sono 81.000 firme valide. Pressenza: A livello nazionale? G.R.: Sì, a livello nazionale. Beh, questa campagna ha ottenuto un risultato importante nel riunire diversi settori e c’è un consenso nazionale riguardo all’abrogazione della legge “pro-crimine”; ha avuto anche i suoi alti e bassi perché è iniziata proprio alla vigilia della campagna elettorale. Credo che ora il terreno sia più libero, perché sta per iniziare la campagna elettorale; in ogni caso, le elezioni regionali e comunali si terranno a novembre, ma non hanno la stessa connotazione politica delle elezioni generali. Pressenza: E c’è anche una maggiore consapevolezza da parte della popolazione? G.R.: C’è una maggiore consapevolezza e ciò che bisogna fare è attivare i nuclei di lavoro in ciascuna delle regioni in cui sono già stati avviati. Nel processo precedente avevamo gruppi ad Ayacucho, Junín, Ancash; in queste settimane si sono aggiunti compagni di Lambayeque, Cusco e Arequipa, quindi continueremo ad ampliarci progressivamente. La nostra prospettiva è quella di riuscire a raccogliere circa 150.000 firme in tre mesi. In altre parole, a fine ottobre si presenterebbe l’iniziativa legislativa cittadina, ma parallelamente dobbiamo svolgere il lavoro di pressione politica sui partiti e sui gruppi parlamentari. Si è già formato un blocco parlamentare di opposizione, il che facilita le cose; bisogna prendere in parola il partito del Buon Governo, che al primo turno si è impegnato ad abrogare le leggi a favore della criminalità. Potrebbe succedere che ora il fujimorismo stia cercando di portare questa discussione in commissione e lì, comunque, di farla cadere nel dimenticatoio. Poi all’improvviso esce la relazione della commissione secondo cui non esistono leggi a favore della criminalità. Pressenza: Lo stesso Accordo Storico Cittadino (AHC) ha posto sei condizioni per un buon governo. Ma, diciamo, delle sei condizioni, credo che quella più matura per poter essere concretizzata sia proprio questa, quella dell’abrogazione. G.R.: Esatto. Credo che sia su questo punto che dobbiamo concentrarci in questi mesi, e bisogna trovare le forze, unire sempre più persone, per rendere possibile questa abrogazione. Ok, grazie mille. Se desideri contribuire a sostenere la campagna, apri il link e scarica il modulo. Una volta raccolte le 10 firme con inchiostro blu e impronta digitale, contatta il numero 968355638. Il link per la tua partecipazione e/o quella dei tuoi gruppi è: https://drive.google.com/file/d/1L-PBAwLryRevxV9HirJhttPhZxIywXYi/view Redacción Perú
July 14, 2026
Pressenza