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Perù: Piani senza architettura strategica in campagna
Il rapporto tra promessa elettorale e pianificazione statale costituisce uno dei problemi centrali della governance democratica contemporanea. Nei sistemi politici peruviani caratterizzati da frammentazione partitica, bassa fiducia istituzionale e debolezza delle capacità statali, il piano di governo tende a operare come uno strumento di comunicazione elettorale piuttosto che come uno strumento tecnico di conduzione pubblica. Tuttavia, quando tale piano viene formulato con un approccio orientato ai risultati, agli indicatori, alla territorializzazione, alla coerenza fiscale e all’articolazione con gli strumenti del sistema di pianificazione, può diventare un ponte tra rappresentanza democratica, agenda pubblica e azione statale. Nel caso peruviano, il Piano Strategico di Sviluppo Nazionale (PEDN) al 2050 definisce un’architettura di lungo periodo organizzata attorno a quattro obiettivi nazionali: il pieno sviluppo delle capacità delle persone; la gestione sostenibile del territorio in un contesto di rischi e cambiamenti climatici; l’aumento della competitività e della produttività con occupazione dignitosa, scienza, tecnologia e trasformazione digitale; e la garanzia di una società giusta, democratica, pacifica e di uno Stato efficace al servizio delle persone (CEPLAN, 2023). Da questa prospettiva, i piani di governo 2026-2031 dovrebbero essere valutati non solo per l’ampiezza delle loro proposte, ma per la loro capacità di dialogare con tale architettura strategica. In che misura i piani di governo delle organizzazioni politiche analizzate sono collegati al Piano Strategico di Sviluppo Nazionale al 2050 e alla logica istituzionale del Sistema Nazionale di Pianificazione Strategica (SINAPLAN)? Questa domanda non mira a valutare ideologie né preferenze elettorali; intende valutare la coerenza documentale tra le offerte programmatiche e il quadro statale di pianificazione. L’analisi si sviluppa sulla base dei documenti forniti: il documento di ricerca fornito della revisione documentale del ricercatore incaricato, i piani di governo di sette organizzazioni politiche e il PEDN al 2050. Il collegamento dei piani di governo con il sistema di pianificazione peruviano esiste, ma è disuguale. In alcuni casi si osserva un collegamento formale esplicito con il PEDN, anche attraverso riferimenti agli obiettivi nazionali, al CEPLAN o al SINAPLAN; in altri, il rapporto è implicito, poiché le proposte coincidono con i grandi ambiti di intervento del PEDN, con una teoria del cambiamento esplicita o con una progettazione operativa sufficientemente tracciabile. Pertanto, la qualità del collegamento deve essere misurata a diversi livelli: formale, tematico, operativo, territoriale e istituzionale. Questo collegamento programmatico dei piani di governo 2026-2031 con il PEDN al 2050 e il sistema di pianificazione peruviano ci pone di fronte a dei compiti: Primo, ricostruire il quadro concettuale e normativo della pianificazione strategica applicabile al caso peruviano; secondo, identificare le corrispondenze tra i piani di governo e i quattro obiettivi nazionali del PEDN; terzo, valutare la densità operativa dei piani a partire dalla catena problema-obiettivo-indicatore-target; e quarto, proporre criteri tecnici per migliorare l’articolazione dei piani di governo con il SINAPLAN. Lucas Z. Granda Redacción Perú
September 3, 2026
Pressenza
Perù. Pronabec: giovani si giocano tutto per le borse di studio per un futuro
La decisione che metterà alla prova se il merito o la povertà definiscono il futuro di migliaia di giovani. Il 18 agosto, decine di borsisti di PRONABEC hanno organizzato un presidio davanti al Ministero dell’Istruzione, accompagnati dai loro genitori e da lavoratori dell’edilizia civile, chiedendo che il ministro José Antonio Chang Escobedo finalmente li ascolti e risponda alle loro proposte. Hanno trascorso la notte in tende sapendo che questo esercizio del loro diritto è minacciato da una recente direttiva del PRONABEC con sanzioni accademiche, ritardi negli studi o persino l’espulsione dalle loro università. Lo fanno per difendere il diritto a continuare a studiare e come cittadini. Questa situazione rivela fino a che punto lo Stato abbia ignorato il contesto di migliaia di studenti in condizioni di vulnerabilità. Il Ministero dell’Istruzione cerca di modificare il quadro normativo che disciplina il Programma Nazionale di Borse di Studio e Credito Educativo (PRONABEC) dal 2020, contenuto nel Regolamento della Legge N° 29837, approvato mediante il Decreto Supremo N° 018-2020-MINEDU. La proposta presentata mediante la Risoluzione Ministeriale N° 365-2026-MINEDU introduce 27 modifiche contestate dagli stessi borsisti. La protesta si verifica poche ore dopo che l’Ordine degli Avvocati di Lima (CAL) ha emesso una dichiarazione ufficiale respingendo il progetto normativo per eliminare il finanziamento dei corsi ripetuti, inasprire le cause di perdita della borsa di studio e minacciare la libertà di espressione degli studenti. L’associazione ha inoltre chiesto, in una dichiarazione separata, indirizzata al direttore esecutivo di PRONABEC Enrique Roberto Kocyen Chon Yamasato, di garantire un processo di consultazione pubblica trasparente, partecipativo e vincolante prima di approvare qualsiasi modifica. Con il progetto di regolamento ancora privo di una risoluzione definitiva, la pressione cittadina e giuridica, che ora include organizzazioni sociali come l’Acuerdo Histórico Ciudadano (AHC), si concentra su un’unica richiesta: che il Ministero dell’Istruzione risponda lasciando senza effetto tale progetto e aprendo il Dialogo Equo proposto dai giovani, su cosa migliorare nella Legge del PRONABEC. LA DOMANDA A CUI IL MINISTERO PREFERISCE NON RISPONDERE In questa congiuntura è difficile ignorare che in Perù si sta attraversando un momento preoccupante in materia di politiche pubbliche. Mentre il mondo promuove strategie per ampliare l’accesso all’istruzione superiore e ridurre i divari sociali, qui si discutono modifiche che, secondo gli stessi borsisti, potrebbero limitare le opportunità per coloro che ne hanno più bisogno. In questo senso, l’istruzione non può diventare un privilegio riservato a chi nasce con maggiori risorse economiche, poiché è un diritto per il quale si è lottato per anni e uno strumento fondamentale di mobilità sociale. Tuttavia, se in Perù 9 studenti su 10 concludono l’istruzione secondaria senza raggiungere il livello atteso in Matematica o Lettura (secondo la Valutazione Nazionale dei Risultati dell’Apprendimento 2025), e inoltre, più di 1,5 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni vivono in condizioni di povertà (secondo l’ENAHO), la vera domanda non è perché esista PRONABEC. La domanda è: perché si intende indebolire uno dei pochi strumenti che permette di spezzare il circolo della disuguaglianza? SPESA O INVESTIMENTO? IL FONDAMENTO CHE SOSTIENE LE BORSE DI STUDIO Si discute se le borse di studio siano una spesa o un investimento sociale, quando in realtà questa discussione riguarda lo sviluppo dell’intero Paese. Oggi, in larga misura, l’accesso all’istruzione superiore dipende dall’origine socioeconomica e non dal merito, il che costituisce un’ingiustizia strutturale che lo Stato ha l’obbligo di correggere mediante la sua funzione redistributiva, tutelata dalla legge per evitare che i divari sociali continuino a crescere (Stiglitz & Rosengard, 2016). Il mercato può essere efficiente e allo stesso tempo escludere giovani di talento solo per mancanza di risorse, mentre il sistema finanziario non offre crediti accessibili per gli studi, poiché la conoscenza non può essere utilizzata come garanzia di pagamento (Stiglitz & Rosengard, 2016). Per questo, le borse di studio non beneficiano un gruppo particolare di cittadini, ma correggono una disuguaglianza di origine che colpisce l’intera società impedendo il pieno sfruttamento del talento umano (Arrow, 1992, come citato in Stiglitz & Rosengard, 2016). In questo senso, PRONABEC è nato come uno strumento precisamente per compiere questa missione: ridurre il divario tra i giovani di talento che vivono in povertà e coloro che dispongono di condizioni migliori per accedere e completare gli studi superiori. La realtà dimostra che gli studenti provenienti dall’istruzione pubblica affrontano svantaggi accumulati già prima di entrare in un’università. Alla povertà di origine si aggiungono minori risultati di apprendimento, minori probabilità di accedere all’istruzione superiore, maggiori rischi di abbandono e, infine, minori possibilità di mobilità sociale. Pertanto, PRONABEC non rappresenta un beneficio assistenzialista, bensì un investimento pubblico volto a sviluppare il capitale umano di cui il Paese ha bisogno. SI GIOCANO TUTTO: UNA PROTESTA CHE METTE A RISCHIO LE STESSE CARRIERE DEI BORSISTI Oggi, decine di borsisti continuano a campeggiare per difendere ciò che considerano un diritto. Non stanno portando avanti una protesta semplice. Stanno mettendo a rischio la loro salute e le loro stesse carriere. Ogni giorno lontano dalle aule può tradursi in assenze, ritardi accademici, sanzioni e persino compromettere la continuità dei loro studi. Eppure, rimangono lì perché comprendono che questa lotta trascende i loro interessi individuali. Rappresentano più di 67 500 borsisti attivi e migliaia di giovani che vedono nell’istruzione superiore l’unica reale opportunità di cambiare il destino delle loro famiglie. Le richieste dei borsisti sono concrete: * Rinunciare al progetto di Decreto Supremo che modifica il Regolamento della Legge N° 29837, pubblicato mediante la Risoluzione Ministeriale N° 365-2026-MINEDU, considerando che le sue 27 modifiche snaturano la finalità di PRONABEC e ostacolano l’accesso e la permanenza nell’istruzione superiore. * Lasciare senza effetto la Risoluzione Direttoriale Esecutiva N° 119-2026-MINEDU/VMGI-PRONABEC, per la sua ambiguità e per mettere gravemente a rischio gli studenti che protestano contro politiche che colpiscono la loro comunità; in particolare, chiedono di preservare la rappresentanza studentesca attualmente prevista dall’articolo 5, comma j, che tale risoluzione modifica. * Aprire un dibattito al Congresso per rivedere la Legge N° 29837, poiché, secondo quanto riferito da Héctor Chunga, consulente legale dei borsisti, le modifiche strutturali al sistema delle borse di studio devono essere discusse mediante una riforma legislativa e non esclusivamente per via regolamentare o amministrativa. Permettere che si riducano le opportunità di coloro che si impegnano maggiormente per andare avanti non è un fatto isolato: è un ulteriore passo verso il regresso dei diritti di tutte le popolazioni vulnerabili del Paese. Oggi chiudono la porta a un borsista; domani la chiudono a chiunque. Di conseguenza, lo Stato, la cittadinanza e i loro rappresentanti legislativi hanno la responsabilità condivisa di garantire che la povertà non determini il futuro di nessuno. Basta con il taglio silenzioso dei diritti. Jhovana Yauri Redacción Perú
August 20, 2026
Pressenza
Perú: «Dobbiamo essere attivi come società»
Il Perù entra nuovamente in un processo elettorale: le elezioni regionali e municipali per il periodo 2027-2030 si terranno il prossimo 4 ottobre, quando saranno eletti governatori, consiglieri, sindaci e consiglieri municipali provinciali e distrettuali. La competizione elettorale pone il seguente interrogativo: quali sono le principali richieste della popolazione che i futuri governatori e sindaci dovranno affrontare? La provincia costituzionale del Callao, con oltre un milione di abitanti, nonostante sia una regione chiave per il Paese grazie alla presenza dell’aeroporto internazionale Jorge Chavez e del porto marittimo, oggi deve affrontare sfide persistenti come l’informalità lavorativa, la mancanza di occupazione, l’insicurezza, la povertà monetaria, l’anemia infantile, tra gli altri problemi sociali. Pressenza ha intervistato Victor Huaranca Medina, candidato al Governo Regionale del Callao per il partito Buen Gobierno. La sua esperienza come attivista sociale anticorruzione, sostenuto da un partito che si colloca all’opposizione, lo presenta come il probabile outsider che, a suo dire, cerca di trasformare il Callao nel «primo asse logistico portuale». LOTTA ALLA CORRUZIONE PRESSENZA: VICTOR, PUÒ RACCONTARCI DELLA SUA ESPERIENZA NELLA LOTTA ALLA CORRUZIONE? Victor Huaranca: I candidati, da 20 anni a questa parte, non hanno fatto altro che continuare lungo il corso di un fiume pieno di acque reflue, perché alla fine sfociano nella corruzione e persino in fatti di sangue. Alcuni di loro sono ancora oggi candidati, soprattutto per la regione. Ebbene, la lotta alla corruzione è stata difficile. Molti cittadini sono stati minacciati, aggrediti; purtroppo qui non si può dire chi viene ucciso e perché. Alcuni mesi fa, per una questione legata al traffico di terreni, il nostro amico Germán Congona, una persona con disabilità, è stato colpito da sei o sette proiettili e si è salvato per miracolo. E non hanno alcun riguardo, sparano a chiunque. Il problema di ciò che sta accadendo qui nel Callao è che tutti sanno come stanno le cose, ma tacciono. Io le dico apertamente. Ho combattuto contro la corruzione degli ex Chimpum Callao, poi trasformatisi in «Contigo» e successivamente in «Podemos». Se guardi, tutte le pareti del Callao sono dipinte con denaro di cui non si sa la provenienza. Nessuno può dire nulla perché abbiamo paura che ci feriscano o ci aggrediscano. QUALI SONO STATI I RISULTATI DI QUESTA LOTTA ALLA CORRUZIONE? V.H.: La prima condanna di Félix Moreno è stata ottenuta grazie alla mia denuncia. Non perché lo abbia denunciato il procuratore, no, è stata la mia denuncia. E ho avuto, diciamo, la fortuna di poter contare su molti cittadini che lottavano anch’essi. E così abbiamo potuto unirci. Questo soggetto, Oscar Peña Aparicio, complice di Félix Moreno, si accordò con lui per appropriarsi, a un prezzo irrisorio, del parco zonale di Pachacute, che ha 240.000 metri quadrati, e del mercato di Oquendo, che ne ha 70.000. Ebbene, questa è la prima cosa che salta agli occhi. Inoltre, io ero possessore di 3.000 metri quadrati di questo mercato di Oquendo e fui l’unico a denunciare. Ma, poiché denunciai, fui perseguitato, denunciato e calunniato. Non so se furono loro o altri a minacciarmi di morte, perché questo non si sa, in fin dei conti. E tutto veniva fatto dall’operatore Pedro Espadaro; sono state presentate denunce pubbliche contro di lui. Ebbene, alcuni vigilanti del Comune di Ventanilla, che in seguito dichiararono di non lavorare più per il Comune, mi ruppero il braccio e la spalla e, quando il procuratore chiese a quegli stessi dirigenti, denunciati da Panorama, dissero di non avere registrazioni. Ma le registrazioni effettuate dallo stesso Comune, una mano benevola me le fece arrivare anonimamente, e tutti quegli elementi sono serviti a condannare uno di questi bracci armati di Félix Moreno e di Espadaro, che è stato condannato per lesioni gravi. QUALI SONO I PRINCIPALI PUNTI DELLA SUA CAMPAGNA? V.H.: Faremo una campagna coerente, ma coraggiosa. Chiameremo le cose con il loro nome. Non ci saranno più estorsioni. Non ci saranno più sicari. Come lo controlleremo? Esiste un programma, ma con un rimedio diverso, perché deve essere applicata la forza coercitiva dello Stato. E lo Stato non sta esercitando la forza coercitiva della PNP. Se oggi sono aumentati gli omicidi su commissione e le estorsioni, ciò è stato favorito dalle leggi che sono state approvate. E perché moltissimi poliziotti, non posso dire tutti, ma moltissimi poliziotti sono complici e persino capi di questi soggetti. Utilizzeremo una tecnologia che acquisirà le immagini delle telecamere di tutti i commercianti. I droni saranno integrati in questo sistema. E si seguiranno i volti di coloro che stanno commettendo reati. E ci sarà una base di polizia per l’intervento immediato e rapido, per catturare i delinquenti in flagranza, giusto? E in quella base lavoreranno tutti in modo coordinato: il governo regionale, il Comune, la polizia, il Ministero Pubblico, il potere di polizia. Ed è questo che dobbiamo fare. Dobbiamo esigere che la polizia svolga i propri servizi, giusto? Ebbene, combatteremo. Se il Ministero dell’Interno non vorrà farlo, andremo persino a parlare con la signora Keiko Fujimori. Non si può permettere che la gente venga uccisa impunemente. In questo momento la popolazione ha ceduto, la cittadinanza ha ceduto le strade ai sicari. Questo non può essere. I valori non esistono più. Ora si promuovono soltanto disvalori. Quindi dobbiamo fare qualcosa al riguardo. Questa è la questione prioritaria. Istruzione: salvare i ragazzi Poi, immediatamente, l’istruzione. Come salviamo questi ragazzi che, nascendo con la benedizione di Dio e con la benedizione dei loro genitori, vengono al mondo nell’ambiente che stiamo descrivendo? Come possono queste creature sfuggire a questo ambiente? Con l’istruzione. La questione dell’istruzione è vitale: i ragazzi sono intrappolati e non hanno nemmeno opportunità di lavoro. E finiscono nella droga, finiscono… Prima, nei politecnici o nelle nostre scuole di formazione professionale di livello intermedio, si diplomavano saldatori, addetti al carico, operatori di carrelli elevatori. E ora no. E stavamo pensando… Questo può essere fatto attraverso laboratori. Affinché i ragazzi possano sfuggire al loro ambiente, perché molti non vogliono tornare nel loro ambiente e sono costretti a farlo perché non hanno dove mangiare, dove vivere, dove dormire. Pensiamo di realizzare una sorta di struttura ricettiva per cinquemila ragazzi. No? Per quelli del terzo, quarto e quinto anno della scuola secondaria. Forse persino fino ai vent’anni. Dove possano essere accolti. Dove vengano forniti loro tutti i servizi: il computer, i tavoli, la cucina, la lavatrice, tutte le loro cose. In modo che abbiano, per esempio, venti o venticinque metri quadrati per studiare, vivere e realizzarsi lì. Quindi, se un ragazzo non ha questa possibilità nel Callao, semplicemente perché si trova in un ambiente negativo, viene trasferito lì. Callao: asse logistico portuale Il Callao è il centro nevralgico del Paese. Il Callao è il centro in cui si trova il porto marittimo che movimenta più o meno il 60% dell’attività commerciale. Abbiamo un aeroporto. Quindi è il centro nevralgico economico del Paese. Ma viene trattato come se fosse l’ultima ruota del carro. Ebbene, ciò che faremo è sfruttare questi elementi strategici e, per esempio, nell’asse logistico portuale che si sta sviluppando, Callao-Hong Kong-Chancay, intendo creare una partnership con gli imprenditori e con tutti gli altri, affinché possiamo sostenere e puntare a generare maggiore ricchezza nella zona. Perché se c’è maggiore ricchezza, c’è ovviamente maggiore occupazione, in modo tale da generare entrate per il Callao. Inoltre, esiste un progetto di cui si parla da molti anni: l’isola San Lorenzo. Un progetto enorme, come un mega-porto. Deve essere sviluppato. Dobbiamo creare un tavolo di lavoro su questo tema, perché significa incorporare almeno 24 chilometri quadrati, sia per attività imprenditoriali, sia per attività portuali, sia semplicemente come area urbana. Immagina cosa significherebbe in termini di entrate per il Comune. Decisione politica Quindi, ciò che intendiamo fare è: niente corruzione, niente omicidi su commissione. D’accordo? Istruzione e salute. Dobbiamo prendere la decisione politica di farlo, e anche la decisione politica affinché vi siano opere realizzate tramite il meccanismo delle opere per imposte, portando a termine i progetti, che sono molti. Per esempio, l’Ospedale San José: il progetto è già terminato e passa ora alla fase di esecuzione e gara d’appalto, d’accordo? Poi, l’Ospedale di Ventanilla. Ma dobbiamo cercare di ricategorizzarli affinché possano fornire assistenza e maggiore servizio alla popolazione. PRESSENZA: CI SARÀ UN CONTROLLO? V.H.: Il controllo che intendo effettuare consiste in un audit internazionale della regione, almeno degli ultimi 20 anni. Non importa se i reati sono caduti in prescrizione. Serve semplicemente ad avere un archivio storico di coloro che hanno commesso simili atrocità. E se potessi fare la stessa cosa parlando con il sindaco che verrà eletto, farei lo stesso nei comuni. Il messaggio fondamentale ai funzionari pubblici è che dobbiamo restituire dignità al lavoro del funzionario pubblico, perché sono loro a essere sottoposti all’estorsione mediante la quale viene ridotto il loro stipendio. In modo che quel funzionario pubblico riceva una retribuzione dignitosa e abbia anche l’obbligo di servire il cittadino in modo efficiente. E non cerchi altre «alternative». D’altro canto, a qualunque costo, purché io debba coordinarmi con il Comune e con gli enti competenti e nel rispetto della legge, insisterò con decisione politica affinché vengano recuperati tutti i terreni che al momento sono liberi, che non entrino in conflitto, e per procedere alla piantumazione o alla forestazione con alberi ornamentali e alberi da frutto stagionali della zona. Questo genera empatia. Anche unità. Quindi, in alcuni luoghi dove non c’è una popolazione nelle immediate vicinanze, si può comunque piantare; questo in tutto il Callao, cioè Ventanilla, Pachacútec, in tutte le zone. Ma allo stesso tempo ciò creerà anche posti di lavoro immediati. Quindi è chiaro: lotta alla corruzione, istruzione, salute, lavoro e, soprattutto, generare una sinergia tra molti imprenditori, non soltanto del Callao. Ebbene, so che l’asse logistico portuale esiste già, ma noi dobbiamo partecipare, perché altrimenti ci passerà semplicemente davanti agli occhi e non faremo nulla. Dobbiamo essere attivi come società. Redacción Perú
August 18, 2026
Pressenza
Perù: Il costo di indagare sul potere, il caso di Harvey Colchado
Il deputato Harvey Colchado ha annunciato, durante la sessione di insediamento della Commissione di Etica del Congresso del Perù, tenutasi il 10 agosto scorso, che metteva la sua nomina come membro di quel gruppo di lavoro a disposizione dell’aula plenaria. La decisione è stata presa dopo che si è venuti a conoscenza della richiesta di accusa fiscale nei suoi confronti per i presunti reati di negoziazione incompatibile e falsità ideologica. A differenza di altri casi recenti in Congresso, Colchado ha scelto di sottoporre la sua permanenza al criterio dell’aula plenaria prima di assumere formalmente l’incarico. Con questa decisione, ha evitato che il dibattito sulla sua situazione giuridica condizionasse la composizione e il funzionamento della Commissione di Etica. Il suo operato può essere interpretato come un gesto di responsabilità politica e istituzionale, lasciando che sia lo stesso Congresso a determinare la sua permanenza, invece di rimanere in carica mentre affronta il procedimento fiscale. Secondo la tesi della procura, l’indagine su Cholchado è legata all’affitto di un immobile di proprietà dei suoi genitori alla Polizia Nazionale del Perù per il funzionamento del Dipartimento di Investigazione Criminale (DEPINCRI) di Comas, dal 2018, periodo durante il quale ricopriva l’incarico di capo della Divisione di Investigazioni ad Alta Complessità (DIVIAC). PROBLEMA PUBBLICO: PROTEZIONE DEGLI INVESTIGATORI DELLA CORRUZIONE Al di là della situazione giuridica di Harvey Colchado, questo caso evidenzia un problema pubblico: la necessità di rafforzare le garanzie istituzionali che proteggono coloro che indagano sulla corruzione e assicurano la continuità delle indagini ad alto impatto. Prima di arrivare al Congresso, Colchado ha guidato e partecipato ad alcune delle più rilevanti indagini anticorruzione degli ultimi anni. Tra queste spicca il caso Los Cuellos Blancos del Puerto, che ha rivelato una presunta rete di corruzione composta da giudici, procuratori, ex consiglieri dell’estinto Consiglio Nazionale della Magistratura, imprenditori e politici. Oltre alle indagini legate a Lava Jato, al caso Cócteles e alle attività investigative relative a Fuerza Popular, secondo informazioni del Ministero Pubblico. Nel caso Los Cuellos Blancos del Puerto, il nome della procuratrice Diana Paico è stato oggetto di indagine nel 2023 per traffico di influenze. Oggi, quella stessa procuratrice fa parte della squadra del Ministero Pubblico che chiede 9 anni e 4 mesi di carcere per Harvey Colchado per i presunti reati di negoziazione incompatibile e falsità ideologica. L’ALTRO COSTO DELLA LOTTA ALLA CORRUZIONE L’accusa contro Colchado non è avvenuta in modo isolato. Nel 2021, la DIVIAC ha perso 96 dei suoi 161 membri dopo una serie di riassegnazioni che IDL-Reporteros ha definito una “epurazione”. Nel 2022, si è tentato di allontanarlo dalla squadra di polizia che sosteneva le indagini anticorruzione. Nel 2024, dopo aver guidato la perquisizione dell’abitazione della presidente Dina Boluarte ed essere intervenuto nelle indagini sul caso Los Waykis en la Sombra, è stato temporaneamente allontanato dalla DIVIAC. Successivamente ha dovuto affrontare critiche pubbliche per l’affitto di un immobile dei suoi genitori, è stato riassegnato a compiti di pattugliamento e infine è stato collocato a riposo dalla Polizia Nazionale. Ognuno di questi fatti risponde a decisioni diverse e con motivazioni proprie. Tuttavia, osservati nel loro insieme, hanno alimentato il dibattito sulla capacità dello Stato di garantire la continuità delle indagini ad alto impatto quando cambiano o vengono allontanati i funzionari che le conducono. IL VERO PROBLEMA PUBBLICO La questione di fondo non è unicamente l’accusa fiscale contro Harvey Colchado. Il vero problema pubblico è se lo Stato disponga di meccanismi istituzionali che garantiscano che i funzionari incaricati di indagare e perseguire la corruzione possano esercitare le loro funzioni con autonomia e che le indagini proseguano con indipendenza, indipendentemente da chi le diriga. Questo fatto pone un interrogativo di politica pubblica: le garanzie istituzionali esistenti sono sufficienti a evitare che procedimenti in corso finiscano per indebolire la partecipazione di funzionari che hanno guidato indagini ad alto impatto? Se la risposta è negativa, questa vulnerabilità potrebbe essere sfruttata da attori interessati a ridurre la portata delle indagini sulla corruzione. Pertanto, questo caso dimostra che la sfida del Perù è costruire istituzioni che proteggano l’indipendenza di coloro che indagano, e assicurino la continuità delle indagini generando fiducia nei cittadini. Quando si rispetta lo Stato di diritto, vince la democrazia; tuttavia, esiste sempre il rischio che l’interesse pubblico venga relegato in secondo piano rispetto agli interessi particolari. Jhovana Yauri Redacción Perú
August 15, 2026
Pressenza
Perù: perché l’arte non si controlla: abrogazione della Legge N° 32645
Oggi finalmente, i gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, Ahora Nación (AN) e Juntos por el Perú (JP), hanno presentato la proposta di legge che abroga la Legge N° 32645 che istituisce il Collegio Professionale degli Artisti del Perù (CPAP). Il progetto mira ad abrogarla “perché attenterebbe al diritto alla libertà di creazione culturale e trasgredirebbe il principio di uguaglianza, in quanto promuove l’esclusione degli artisti che non possiedono un titolo universitario e svolgono le loro attività in modo autodidatta o attraverso saperi ancestrali” (Art. Unico). Dalla sua promulgazione, la Legge N° 32645 ha ottenuto il rifiuto massiccio di istituzioni e collettivi del settore, poiché escludeva migliaia di artisti autodidatti e portatori di saperi ancestrali e popolari che creano e mantengono una cultura viva nel Paese, avrebbe compromesso la libertà di creazione e di lavoro; e inoltre perché disponeva che gli inabilitati a esercitare una funzione pubblica non possono far parte dei collegi professionali, in chiaro riferimento alla carica ricoperta dall’attuale decana del CAL, Delia Espinoza. Va segnalato che, lo scorso 7 agosto, la deputata Rossana Alayza Maccera insieme ai deputati coautori del gruppo Buen Gobierno (BN), ha presentato anch’essa il Progetto di Legge N° 00012-2026-2031-CD con lo stesso obiettivo: abrogare la Legge N° 32645, evidenziando la domanda sociale e la sua tempestiva rappresentanza da parte dei deputati di opposizione. “ANCHE L’ARTE SI ORGANIZZA” D’altro canto, parallelamente alla presentazione dei progetti di legge per abrogare la Legge N° 32645, la popolazione si sta organizzando “per i diritti culturali della popolazione peruviana” affermano alcuni collettivi. Così, questo mercoledì 12 agosto alle 6 p.m., nel café bar del Museo del Giocattolo, nella città di Trujillo, dipartimento di La Libertad nel nord del Paese, si terrà un Incontro in presenza denominato “Chi decide chi è artista?”, in uno spazio di dialogo in cui confluiranno artisti, collettivi, operatori culturali, docenti e studenti; così come lavoratori dell’arte e popolazione in generale. Inoltre, domenica 16 agosto prossimo, a Lima Sur, si organizzerà una Giornata Creativa & Conversatorio a Lima Sur, “uno spazio per condividere le nostre esperienze, esprimere le nostre preoccupazioni e pensare insieme a come difendere la libertà di creazione e il diritto a fare arte”. Ciò di fronte alle “proposte che cercano di regolamentare l’esercizio artistico e che hanno generato preoccupazione tra artisti e collettivi culturali. Ci incontriamo per creare, informarci e conversare su ciò che è in gioco” indicano gli organizzatori. “Perché l’arte non si controlla: si vive, si crea e ci si organizza!” hanno aggiunto. Redacción Perú
August 12, 2026
Pressenza
L'ola negra in Perù: Keito Fujimori giura da presidente
Il 28 luglio Keito Fujimori, figlia del dittatore Alberto Fujimori, giura come presidente del Perù dopo elezioni che l'hanno portata al Governo estremamente dubbie: Fujimori ha vinto per pochissimi voti, fortemente concentrati nel voto all'estero e nella capitale. Il fujimorismo in questi anni non è mai scomparso e oggi si inquadra nell'onda nera che sta assalendo il continente mettendolo in mano alle grandi multinazionali, agli Stati Uniti e anche a Israele. Ne parliamo con una cittadina peruviana residente a Roma. Il secondo audio è l'intervento di un compagno che ha vissuto a lungo nel paese.
July 31, 2026
Radio Onda Rossa
Perù, diritto all’oblio e libertà di stampa: analisi della sentenza della Corte Costituzionale alla luce del principio di proporzionalità
> La recente sentenza della Corte Costituzionale (TC) che ha ordinato la > rimozione di tre articoli giornalistici relativi al cosiddetto caso Orellana > ha riaperto il dibattito sui limiti del diritto all’oblio in Perù. Sebbene > l’obiettivo di tutelare l’onore e la reputazione di una persona > successivamente scagionata sia costituzionalmente legittimo, la decisione > solleva una questione di maggiore rilevanza: se la rimozione definitiva di > archivi giornalistici costituisca una misura compatibile con la libertà di > informazione, la memoria storica e gli standard nazionali e internazionali di > tutela dei diritti fondamentali. Di: Yngrid Armas* Il conflitto tra due diritti fondamentali Il caso mette a confronto due diritti costituzionali di pari gerarchia. Da un lato, l’articolo 2, comma 7, della Costituzione tutela l’onore, la buona reputazione e la privacy, diritti rafforzati dalla Legge n. 29733, Legge sulla protezione dei dati personali. D’altro canto, l’articolo 2, comma 4, della Costituzione garantisce le libertà di informazione, di espressione e di stampa, pilastri essenziali dello Stato costituzionale e del controllo democratico sulle questioni di interesse pubblico. Il vero problema giuridico non risiede nel riconoscere il diritto all’oblio, bensì nel determinare quale sia il meccanismo costituzionalmente adeguato per renderlo effettivo. Il principio di proporzionalità come fulcro dell’analisi La sentenza della Corte costituzionale ha optato per la misura più incisiva: ordinare la rimozione totale delle pubblicazioni digitali. Tuttavia, il principio di proporzionalità richiedeva di valutare alternative meno restrittive per la libertà di informazione, quali: La soppressione definitiva del contenuto costituisce la misura più gravosa per il diritto all’informazione e per la conservazione dell’archivio storico. * aggiornare le notizie incorporando le informazioni sull’assoluzione della ricorrente; * ordinare la deindicizzazione nei motori di ricerca; * ricorrere, in via eccezionale, a meccanismi di anonimizzazione. La legge sulla protezione dei dati personali e l’attività giornalistica Paradossalmente, la stessa legge n. 29733 contiene garanzie per l’esercizio dell’attività giornalistica. Tra queste spiccano: * l’esclusione del trattamento dei dati effettuato nell’esercizio delle libertà di informazione e di espressione; * le eccezioni al consenso in presenza di interesse pubblico; * i limiti al diritto di cancellazione quando sussistono finalità storiche o informative. * Per questo motivo, la sentenza sembra discostarsi dall’equilibrio previsto dalla legislazione peruviana tra protezione dei dati e libertà di stampa. Lo standard internazionale La decisione si discosta anche dalla giurisprudenza europea. La Corte europea dei diritti dell’uomo e la Corte di giustizia dell’Unione europea distinguono chiaramente tra: i motori di ricerca, dove il diritto all’oblio può essere esercitato tramite la deindicizzazione; e gli archivi digitali, il cui valore storico merita una protezione rafforzata. Casi come Google Spain, Times Newspapers Ltd. contro Regno Unito e Hurbain contro Belgio dimostrano che la regola generale non è quella di eliminare le informazioni giornalistiche, bensì di adottare misure meno lesive per preservare contemporaneamente l’onore e la memoria storica. Conseguenze del precedente costituzionale La sentenza potrebbe generare importanti effetti istituzionali: non si tratta solo del caso di una persona specifica, ma del modello di tutela costituzionale applicabile a tutta la stampa digitale peruviana. * aumento delle azioni legali volte a richiedere la rimozione di notizie arretrate; * indebolimento del giornalismo d’inchiesta; * incentivi all’autocensura; * frammentazione degli archivi storici digitali; * lesione del diritto dei cittadini di accedere alle informazioni di interesse pubblico. Conclusione La tutela dell’onore, della vita privata e della reputazione costituisce un obbligo costituzionale dello Stato. Tuttavia, tale tutela deve essere esercitata nel rispetto del principio di proporzionalità e cercando di limitare il meno possibile la libertà di informazione. La rimozione totale di pubblicazioni giornalistiche veritiere appare come una misura eccessiva rispetto ad alternative meno lesive, quali l’aggiornamento delle notizie, la deindicizzazione o l’anonimizzazione. Di conseguenza, il precedente stabilito dalla Corte Costituzionale non solo ridefinisce la portata del diritto all’oblio in Perù, ma pone anche serie sfide alla libertà di stampa, alla conservazione della memoria storica e alla certezza del diritto nel giornalismo d’inchiesta. Questo approccio trasforma il dibattito in una riflessione sull’equilibrio tra i diritti fondamentali, evitando di presentare il conflitto come un semplice scontro tra privacy e stampa. È possibile leggere un’intervista più approfondita su La Plataforma CB: https://www.youtube.com/live/nKxqR-gcRFY?si=9WXH7MpEQQwLKGH9 (*) Avvocata, ricercatrice e conciliatrice. Redacción Perú
July 27, 2026
Pressenza
Non è il battito cardiaco. È il machismo
Ci sono decisioni che nessuna donna vorrebbe affrontare. Scoprire che il feto non è vitale, sapere che la gravidanza mette a rischio la propria vita o rimanere incinta a seguito di uno stupro sono esperienze che nessuna società dovrebbe banalizzare. Proprio per questo, il Cile ha approvato una legge che consente l’interruzione di gravidanza in questi tre casi eccezionali. Non è stata una decisione facile. Per anni il Perù ha discusso sulla base di convinzioni religiose, filosofiche, giuridiche e mediche profondamente diverse. Alla fine, la democrazia ha fatto ciò che è giusto fare quando esistono visioni contrastanti: ha deliberato, ha cercato un equilibrio e ha approvato una legge che riconosce che, in circostanze straordinarie, la decisione finale spetta alla donna. Ecco perché il progetto di legge del deputato Cristián Urruticoechea, che mira a obbligare le donne ad ascoltare i battiti cardiaci del feto prima di esercitare tale diritto, non è un semplice cambiamento procedurale. È un tentativo di alterare, attraverso un carico emotivo deliberato, l’equilibrio che la democrazia ha già raggiunto. Ascoltare quei battiti non fornisce nuove informazioni mediche. Non migliora il consenso informato. Il suo obiettivo è un altro: cercare di influenzare emotivamente una decisione che la legge stessa riconosce come legittima. Ed è qui che emerge il vero problema. Non sono i battiti. È il machismo. È la persistenza di una cultura che continua a credere che le donne abbiano bisogno di tutela per prendere decisioni sul proprio corpo. Che presuppone che una donna adulta, pienamente informata, affiancata da professionisti sanitari e protetta dalla legge, non sia sufficientemente capace di decidere senza che lo Stato intervenga per indurla emotivamente verso un determinato comportamento. È sorprendente che queste iniziative provengano, ancora una volta, da coloro che raramente promuovono con la stessa forza progetti volti a ridurre il divario salariale, facilitare la conciliazione tra maternità e lavoro, riconoscere il peso sproporzionato delle faccende domestiche o combattere la violenza contro le donne. Sembrerebbe che il corpo femminile continui a essere un territorio sul quale alcuni credono di avere l’autorità morale per legiferare, anche nelle circostanze più dolorose. È facile parlare di eroismo quando la gravidanza non avverrà mai nel proprio corpo. È facile esigere sacrifici quando le conseguenze fisiche, psicologiche e sociali saranno sempre a carico di un’altra persona. La democrazia esiste proprio per risolvere questi conflitti. Non per eliminare le differenze, ma per consentire a persone con convinzioni diverse di convivere secondo regole comuni. È ciò che ha fatto la legge sulle tre cause. Nessuno è stato costretto a rinunciare alle proprie convinzioni. Chi ritiene che l’aborto non sia mai moralmente accettabile mantiene intatto il proprio diritto di agire secondo coscienza. Ma non può nemmeno utilizzare il potere dello Stato per imporre tale convinzione a chi, nelle circostanze eccezionali previste dalla legge, prende una decisione diversa. Il dovere dello Stato è informare, accompagnare e proteggere. Non manipolare emotivamente. Non sostituirsi alla coscienza delle persone. Non trattare le donne come se fossero incapaci di comprendere la gravità della decisione che devono affrontare. Perché il problema non sono mai stati i battiti cardiaci. Il vero problema è che ci sono ancora molti uomini che credono che le donne abbiano bisogno di permesso, tutela o correzione per esercitare un diritto che la democrazia stessa ha già loro riconosciuto. Marcelo Trivelli
July 25, 2026
Pressenza
Perù: respinta la richiesta di grazia per l’ex presidente Pedro Castillo
Il Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani ha respinto la richiesta di grazia a favore dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones, presentata dal deputato Elías Varas. La Direzione delle Grazie Presidenziali ha comunicato che il fascicolo non specificava il tipo di grazia presidenziale (grazia, commutazione della pena o diritto di grazia) né soddisfaceva i requisiti di base del Regolamento Interno della Commissione per le Grazie Presidenziali. Con la decisione del Ministero della Giustizia, si chiude la possibilità di un perdono che il presidente José María Balcázar avrebbe potuto concedere prima di lasciare la carica, uno degli impegni da lui assunti nei confronti dei sostenitori di Castillo. L’ex presidente Pedro Castillo sta scontando una pena di 11 anni di reclusione nel carcere di Barbadillo, a seguito del suo tentativo di colpo di Stato del 7 dicembre 2022, quando aveva trasmesso un messaggio alla nazione in cui scioglieva il Congresso della Repubblica. Successivamente è stato destituito dal Congresso e arrestato, fino a quando, nel novembre 2025, il tribunale lo ha condannato per il reato di cospirazione a fini di ribellione, assolvendolo dall’accusa di ribellione consumata, poiché non aveva preso le armi. Un giorno prima della decisione della Commissione per le Grazia Presidenziali, la Corte Suprema di Giustizia ha respinto il ricorso in appello presentato dalla difesa di Castillo Terrones e ha confermato la sua custodia cautelare per 12 mesi. IL GOVERNO IGNORA LE RACCOMANDAZIONI DELL’ONU Va ricordato che lo scorso luglio il Gruppo di lavoro sulla detenzione arbitraria dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha concluso che la detenzione dell’ex presidente Pedro Castillo Terrones è «arbitraria» e ne ha raccomandato l’immediata liberazione, concedendo allo Stato peruviano un termine di sei mesi per riferire in merito alle difficoltà nell’attuazione delle raccomandazioni. Il governo mantiene una posizione di non ottemperanza, sottolineando che la dichiarazione non è vincolante. Redacción Perú
July 24, 2026
Pressenza
Perù: un «nuovo» governo all’insegna della continuità
La decisione del Procuratore Generale della Nazione, Tomás Galvez Villegas, di nominare Patricia Benavides coordinatrice nazionale delle Procura specializzate in flagrante delitto è un segnale preoccupante per il Paese: indica infatti che la continuità sarà il tratto distintivo del nuovo governo di Keiko Fujimori e che, con il «nuovo ordine», si concretizzerà la presa dell’ultimo potere dello Stato che ancora manteneva una certa autonomia. La nuova nomina di Patricia Benavides (ex Procuratrice Generale) è del tutto controversa, poiché su di lei pendono diverse indagini per reati gravi quali la guida di un’organizzazione criminale ai vertici del Ministero Pubblico, traffico di influenze, corruzione e presunto plagio della sua tesi di laurea, interferenze nelle indagini penali come quella riguardante sua sorella, tra le altre cose. GARANZIA DI GIUSTIZIA? Sebbene le accuse a carico di Benavides siano state archiviate, la popolazione si chiede: come è possibile che una figura con questi precedenti torni nuovamente a ricoprire cariche pubbliche di grande influenza? Non ci sono forse procuratori integri, in grado di garantire una giustizia efficace e di esercitare tali cariche con competenza? Continuerà la nomina di personaggi controversi, che monopolizzano sempre più i poteri dello Stato? Secondo la Delibera 1967-2026-MP-FN pubblicata il 22 luglio sul quotidiano ufficiale «El Peruano», Benavides avrà il compito di dirigere e supervisionare le procure specializzate in flagrante delitto. Sarà inoltre responsabile della standardizzazione dei criteri operativi e del coordinamento tra questi uffici procuratori. Va sottolineato che la risoluzione che nomina Patricia Benavides a tale carica è stata emanata dopo che il Consiglio dei Procuratori Supremi aveva disposto la creazione, a livello nazionale, delle Procure Penali Provinciali per i reati in flagrante, mediante la Risoluzione n. 045-2025-MP-FN-JFS, datata 7 agosto 2025. La notizia della nomina della futura Coordinatrice Nazionale delle Procure Specializzate in Flagrante Delitto è stata accolta con sorpresa nel settore giudiziario; allo stesso modo, la società civile continua a vigilare sui cambiamenti che il governo di José María Balcázar sta attuando, a pochi giorni dal cambio di presidenza. L’esperienza insegna e, alla luce dei risultati delle recenti elezioni, se c’è una lezione da trarre, è questa: che i risultati odierni sono stati «preparati» in anticipo e senza alcuna consultazione; da qui l’importanza della vigilanza dei cittadini. Redacción Perú
July 23, 2026
Pressenza