Raul Castro accusato di aver abbattuto due aerei: ecco come sono andate le cose

Pressenza - Tuesday, May 26, 2026

Il 20 maggio, nella Torre della Libertà di Miami, il Procuratore Generale degli Stati Uniti Todd Blanche ha annunciato l’accusa all’ex Presidente cubano Raul Castro di aver ordinato nel 1996 l’uccisione di quattro cittadini statunitensi che operavano per l’organizzazione “Hermanos al Rescate” nello stretto della Florida; all’epoca Raul Castro era Ministro della Difesa.

Ma come sono andate davvero le cose?

Tutto inizia il 10 novembre 1994, quando José Basulto, veterano della Baia dei Porci che aveva personalmente partecipato agli attacchi armati contro Cuba negli anni ’60 e ’70 e fondatore dell’organizzazione Hermanos al Rescate, decise di cambiare rotta al suo aereo che proveniva dalla base navale di Guantanamo con destinazione Miami, virando a sinistra e dirigendosi illegalmente nello spazio aereo cubano.

L’organizzazione si occupava di segnalare alle autorità costiere statunitensi i cubani che fuggivano con qualunque mezzo, zattere improvvisate comprese, verso gli Stati Uniti. I loro sorvoli con aerei civili indicavano le posizioni di coloro che fuggivano da Cuba con la speranza di arrivare nella terra promessa a stelle e strisce. La pubblicità che otteneva Hermanos al Rescate  permetteva all’organizzazione di ricevere grandi donazioni.

Il 9 settembre 1994 l’amministrazione Clinton annunciò di aver raggiunto un accordo con i cubani. Gli Stati Uniti non avrebbero più automaticamente permesso ai cubani salvati nello stretto di entrare nel Paese. I fuggitivi intercettati in mare sarebbero stati invece inviati in campi di “rifugio sicuro” a Panama o Guantanamo. In futuro, per accogliere i cubani che desideravano emigrare, gli Stati Uniti hanno accettato di ammetterne legalmente non meno di 20.000 ogni anno attraverso i normali canali. In cambio, Cuba aveva promesso di usare “metodi persuasivi” per scoraggiare i suoi cittadini dal tentativo di raggiungere gli Stati Uniti.

L’accordo tra Stati Uniti e Cuba aveva messo al palo Hermanos al Rescate, perché non c’era più nessuno da segnalare alle autorità costiere statunitensi. Se lo avessero fatto i cubani sarebbero stati inviati a Guantanamo o a Panama. Le entrate dell’organizzazione crollarono: nel 1993 avevano ricevuto in donazioni oltre un milione di dollari, dopo l’accordo le entrate diminuirono di due terzi. Basulto, che da tempo aveva lasciato il suo lavoro quotidiano come costruttore di case, fu costretto a ridurre il proprio stipendio annuo da 60.000 a 37.000 dollari. Cercò di suscitare un nuovo interesse organizzando campagne di raccolta fondi e tele-maratone per sostenere il movimento dissidente all’interno di Cuba, ma senza successo.

Basulto aveva bisogno di una nuova strategia: la trovò diventando un provocatore e volando deliberatamente e illegalmente nello spazio aereo cubano. Il 13 luglio 1995, nove mesi dopo la sua prima incursione, lui e un altro pilota sorvolarono la capitale di Cuba, L’Avana, lanciando migliaia di medaglie religiose e adesivi.

Secondo lui il volo era stato spontaneo. ma un’indagine condotta una settimana prima del sorvolo della capitale cubana, dall’Ufficio di intelligence criminale del Dipartimento di polizia di Miami indica che era in programma un’azione provocatoria. La stessa Federal Aviation Administration (FAA) degli Stati Uniti aveva incontrato Basulto per dissuaderlo da quell’azione, ma non servì a nulla.

Ad agosto, la FAA notificò a Basulto la decisione di sospendere il suo brevetto di volo per 120 giorni a seguito della sua azione, ma lui non si preoccupò, perché poteva fare ricorso e per avere un giudizio definitivo occorreva almeno un anno.

Il governo cubano in una dichiarazione avvisò che qualunque nave fosse entrata nelle acque territoriali cubane sarebbe stata affondata e qualunque aereo avesse violato lo spazio aereo sarebbe stato abbattuto. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti prese sul serio questa dichiarazione, emettendo una nota nella quale avvisava di possibili ritorsioni cubane.

L’11 ottobre 1995 gli Stati Uniti inviarono una nota diplomatica alle autorità cubane in risposta alle proteste ufficiali di Cuba per le precedenti incursioni di Basulto nel loro territorio. In essa si affermava che la FAA accusava José Basulto, leader di Hermanos al Rescate, di aver violato le norme federali sull’aviazione per aver condotto un aereo registrato negli Stati Uniti nel territorio di un altro Paese.

Nel gennaio 1996 migliaia di volantini furono lanciati in un’altra incursione  nei cieli dell’Avana,  incitando i cubani a ribellarsi al governo di Fidel Castro. In un’intervista al Miami Herald, Basulto se ne attribuì il merito, senza però fornire informazioni su come si erano svolti i fatti.

Basulto però aveva piani più ambiziosi. Aveva avuto contatti con un mercante di armi per l’acquisto di aerei militari cechi di seconda mano e di armi che avrebbero potuto essere usate contro i cubani, come risulta in una lettera mostrata dall’avvocato dei cinque cubani arrestati negli Stati Uniti per spionaggio durante il loro processo.

Durante un incontro tenutosi il 19 gennaio 1996 tra Fidel Castro e Bill Richardson, ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, il presidente cubano dichiarò che se gli Stati Uniti non avessero controllato Basulto ci avrebbero pensato loro.

All’inizio di febbraio, durante una visita all’Avana di una delegazione di militari in pensione e funzionari del servizio estero degli Stati Uniti, i funzionari cubani sollevarono più volte la questione delle incursioni e chiesero quale sarebbe stata la reazione dei loro militari se avessero abbattuto uno di questi aerei.

Di ritorno in patria l’ammiraglio statunitense in pensione Eugene Carroll e il suo gruppo organizzarono un incontro con funzionari sia del Dipartimento di Stato che dell’Agenzia di Intelligence della Difesa per informarli del loro viaggio, ma soprattutto dell’avvertimento cubano.

Il 22 gennaio 1996, una direttrice dell’Ufficio dell’aviazione internazionale della Federal Aviation Administration (FAA) inviò un’e-mail a una mezza dozzina di funzionari della FAA e di altre agenzie incaricate di rispondere alle continue intrusioni illegali nello spazio aereo cubano da parte di aerei di Hermanos al Rescate.

Nella email la direttrice sosteneva che l’ultima intrusione di un aereo di Hermanos al Rescate si poteva definire una nuova provocazione e chiedeva cosa stava facendo la FAA per prevenire tali intrusioni, aggiungendo che un giorno i cubani avrebbero abbattuto questi velivoli.

Alle 14:40 del 23 febbraio 1996, un giorno prima dell’abbattimento, il capo della FAA che si coordinava con il Dipartimento di Stato chiese cosa fare riguardo all’ultimo piano annunciato da Basulto: “Una missione umanitaria sullo Stretto della Florida sabato per commemorare il 101º anniversario del “grido di guerra di José Martí che ha dato inizio alla Guerra d’Indipendenza”.

Alla Casa Bianca, Richard Nuccio, il capo dell’amministrazione per Cuba, aveva chiesto alla FAA di emettere un altro avvertimento specifico a Basulto su quanto sarebbe stato pericoloso per lui provocare ancora una volta i cubani. Un alto funzionario della FAA però respinse tale invito, affermando che Basulto era molto arrabbiato e che non volevano molestarlo ulteriormente.

Quella sera, Nuccio inviò un’e-mail a Sandy Berger, vice consigliere per la sicurezza nazionale di Clinton, per avvertirlo che l’ultima incursione prevista avrebbe potuto “spingere i cubani a cercare di abbattere o costringere gli aerei ad atterrare.”

Il giorno dopo i due aerei furono colpiti da un MIG cubano, provocando la morte dei quattro occupanti. L’abbattimento arrivò dopo altre 25 incursioni compiute nei 15 mesi precedenti – incursioni che la stessa FAA aveva definito azioni che violavano le leggi sulla navigazione aerea – e ripetute proteste e avvertimenti dei cubani.

Adesso, trenta anni dopo questi eventi, gli Stati Uniti accusano Raul Castro di partecipazione all’abbattimento dei due aerei. Un’accusa che cerca di creare un terreno giuridico per poi tentare azioni violente contro Cuba, la stessa strategia messa in atto contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro, accusato di narcotraffico senza per altro fornire alcuna prova. Sappiamo com’è andata a finire in Venezuela.

(Ricostruzione tratta dal libro di Stephen Kimber “What Lies Across the Water: The Real Story of the Cuban Five”)

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Andrea Puccio