Raul Castro accusato di aver abbattuto due aerei: ecco come sono andate le cose
Il 20 maggio, nella Torre della Libertà di Miami, il Procuratore Generale degli
Stati Uniti Todd Blanche ha annunciato l’accusa all’ex Presidente cubano Raul
Castro di aver ordinato nel 1996 l’uccisione di quattro cittadini statunitensi
che operavano per l’organizzazione “Hermanos al Rescate” nello stretto della
Florida; all’epoca Raul Castro era Ministro della Difesa.
Ma come sono andate davvero le cose?
Tutto inizia il 10 novembre 1994, quando José Basulto, veterano della Baia dei
Porci che aveva personalmente partecipato agli attacchi armati contro Cuba negli
anni ’60 e ’70 e fondatore dell’organizzazione Hermanos al Rescate, decise di
cambiare rotta al suo aereo che proveniva dalla base navale di Guantanamo con
destinazione Miami, virando a sinistra e dirigendosi illegalmente nello spazio
aereo cubano.
L’organizzazione si occupava di segnalare alle autorità costiere statunitensi i
cubani che fuggivano con qualunque mezzo, zattere improvvisate comprese, verso
gli Stati Uniti. I loro sorvoli con aerei civili indicavano le posizioni di
coloro che fuggivano da Cuba con la speranza di arrivare nella terra promessa a
stelle e strisce. La pubblicità che otteneva Hermanos al Rescate permetteva
all’organizzazione di ricevere grandi donazioni.
Il 9 settembre 1994 l’amministrazione Clinton annunciò di aver raggiunto un
accordo con i cubani. Gli Stati Uniti non avrebbero più automaticamente permesso
ai cubani salvati nello stretto di entrare nel Paese. I fuggitivi intercettati
in mare sarebbero stati invece inviati in campi di “rifugio sicuro” a Panama o
Guantanamo. Per accogliere i cubani che desideravano emigrare, gli Stati Uniti
accettarono di ammetterne legalmente non meno di 20.000 ogni anno attraverso i
normali canali. In cambio, Cuba promise di usare “metodi persuasivi” per
scoraggiare i suoi cittadini dal tentativo di raggiungere gli Stati Uniti.
L’accordo tra Stati Uniti e Cuba mise al palo Hermanos al Rescate, perché non
c’era più nessuno da segnalare alle autorità costiere statunitensi. Se lo
avessero fatto i cubani sarebbero stati inviati a Guantanamo o a Panama. Le
entrate dell’organizzazione crollarono: nel 1993 avevano ricevuto in donazioni
oltre un milione di dollari, dopo l’accordo le entrate diminuirono di due terzi.
Basulto, che da tempo aveva lasciato il suo lavoro come costruttore di case, fu
costretto a ridurre il proprio stipendio annuo da 60.000 a 37.000 dollari. Cercò
di suscitare un nuovo interesse organizzando campagne di raccolta fondi e
tele-maratone per sostenere il movimento dissidente all’interno di Cuba, ma
senza successo.
Basulto aveva bisogno di una nuova strategia: la trovò diventando un provocatore
e volando deliberatamente e illegalmente nello spazio aereo cubano. Il 13 luglio
1995, nove mesi dopo la sua prima incursione, lui e un altro pilota sorvolarono
la capitale di Cuba, L’Avana, lanciando migliaia di medaglie religiose e
adesivi.
Secondo lui il volo era stato spontaneo. ma un’indagine condotta una settimana
prima del sorvolo della capitale cubana dall’Ufficio di intelligence criminale
del Dipartimento di polizia di Miami indica che era in programma un’azione
provocatoria. La stessa Federal Aviation Administration (FAA) degli Stati Uniti
aveva incontrato Basulto per dissuaderlo da quell’azione, ma non servì a nulla.
Ad agosto, la FAA notificò a Basulto la decisione di sospendere il suo brevetto
di volo per 120 giorni a seguito della sua azione, ma lui non si preoccupò,
perché poteva fare ricorso e per avere un giudizio definitivo occorreva almeno
un anno.
Il governo cubano in una dichiarazione avvisò che qualunque nave fosse entrata
nelle acque territoriali cubane sarebbe stata affondata e qualunque aereo avesse
violato lo spazio aereo sarebbe stato abbattuto. Il Dipartimento di Stato degli
Stati Uniti prese sul serio questa dichiarazione, emettendo una nota nella quale
avvisava di possibili ritorsioni cubane.
L’11 ottobre 1995 gli Stati Uniti inviarono una nota diplomatica alle autorità
cubane in risposta alle proteste ufficiali di Cuba per le precedenti incursioni
di Basulto nel loro territorio. In essa si affermava che la FAA accusava José
Basulto, leader di Hermanos al Rescate, di aver violato le norme federali
sull’aviazione per aver condotto un aereo registrato negli Stati Uniti nel
territorio di un altro Paese.
Nel gennaio 1996 migliaia di volantini furono lanciati in un’altra incursione
nei cieli dell’Avana, incitando i cubani a ribellarsi al governo di Fidel
Castro. In un’intervista al Miami Herald, Basulto se ne attribuì il merito,
senza però fornire informazioni su come si erano svolti i fatti.
Basulto però aveva piani più ambiziosi. Aveva avuto contatti con un mercante di
armi per l’acquisto di aerei militari cechi di seconda mano e di armi che
avrebbero potuto essere usate contro i cubani, come risulta in una lettera
mostrata dall’avvocato dei cinque cubani arrestati negli Stati Uniti per
spionaggio durante il loro processo.
Durante un incontro tenutosi il 19 gennaio 1996 tra Fidel Castro e Bill
Richardson, ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, il
presidente cubano dichiarò che se gli Stati Uniti non avessero controllato
Basulto ci avrebbero pensato loro.
All’inizio di febbraio, durante una visita all’Avana di una delegazione di
militari in pensione e funzionari del servizio estero degli Stati Uniti, i
funzionari cubani sollevarono più volte la questione delle incursioni e chiesero
quale sarebbe stata la reazione dei loro militari se avessero abbattuto uno di
questi aerei.
Di ritorno in patria l’ammiraglio statunitense in pensione Eugene Carroll e il
suo gruppo organizzarono un incontro con funzionari sia del Dipartimento di
Stato che dell’Agenzia di Intelligence della Difesa per informarli del loro
viaggio, ma soprattutto dell’avvertimento cubano.
Il 22 gennaio 1996, una direttrice dell’Ufficio dell’aviazione internazionale
della Federal Aviation Administration (FAA) inviò un’e-mail a una mezza dozzina
di funzionari della FAA e di altre agenzie incaricate di rispondere alle
continue intrusioni illegali nello spazio aereo cubano da parte di aerei di
Hermanos al Rescate.
Nella email la direttrice sosteneva che l’ultima intrusione di un aereo di
Hermanos al Rescate si poteva definire una nuova provocazione e chiedeva cosa
stava facendo la FAA per prevenire tali intrusioni, aggiungendo che un giorno i
cubani avrebbero abbattuto questi velivoli.
Alle 14:40 del 23 febbraio 1996, un giorno prima dell’abbattimento, il capo
della FAA che si coordinava con il Dipartimento di Stato chiese cosa fare
riguardo all’ultimo piano annunciato da Basulto: “Una missione umanitaria sullo
Stretto della Florida sabato per commemorare il 101º anniversario del “grido di
guerra di José Martí che ha dato inizio alla Guerra d’Indipendenza”.
Alla Casa Bianca, Richard Nuccio, il capo dell’amministrazione per Cuba, aveva
chiesto alla FAA di emettere un altro avvertimento specifico a Basulto su quanto
sarebbe stato pericoloso per lui provocare ancora una volta i cubani. Un alto
funzionario della FAA però respinse tale invito, affermando che Basulto era
molto arrabbiato e che non volevano molestarlo ulteriormente.
Quella sera, Nuccio inviò un’e-mail a Sandy Berger, vice consigliere per la
sicurezza nazionale di Clinton, per avvertirlo che l’ultima incursione prevista
avrebbe potuto “spingere i cubani a cercare di abbattere gli aerei o
costringerli ad atterrare.”
Il giorno dopo i due aerei furono colpiti da un MIG cubano, provocando la morte
dei quattro occupanti. L’abbattimento arrivò dopo altre 25 incursioni compiute
nei 15 mesi precedenti – incursioni che la stessa FAA aveva definito azioni che
violavano le leggi sulla navigazione aerea – e ripetute proteste e avvertimenti
dei cubani.
Adesso, trenta anni dopo questi eventi, gli Stati Uniti accusano Raul Castro di
partecipazione all’abbattimento dei due aerei. Un’accusa che cerca di creare un
terreno giuridico per poi tentare azioni violente contro Cuba, la stessa
strategia messa in atto contro il presidente venezuelano Nicolas Maduro,
accusato di narcotraffico senza peraltro fornire alcuna prova. Sappiamo com’è
andata a finire in Venezuela.
(Ricostruzione tratta dal libro di Stephen Kimber “What Lies Across the Water:
The Real Story of the Cuban Five”)
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Andrea Puccio