Manifestazione regionale a difesa della sanità pubblica

Pressenza - Sunday, May 24, 2026

Ieri alle 14 un bel fiume di persone ha sfidato il caldo eccezionale di questi giorni e ha sfilato dal grattacielo della Regione Piemonte fino in piazza Carducci, un paio di chilometri che sotto quel sole del primo pomeriggio rendono ben evidente l’importanza della manifestazione. 5000 i partecipanti secondo quanto riportato dall’Ansa su indicazione delle forze dell’ordine, 8000 secondo gli organizzatori.

Indetta dal Comitato piemontese per il Diritto alla Tutela e della Salute e alle Cure “dopo 3 anni esatti dalla prima mobilitazione a difesa della sanità pubblica regionale, che aveva coinvolto migliaia di persone dal mondo degli ordini professionali, dell’associazionismo, della cittadinanza attiva e della società civile”.

Ieri alle proteste per una sanità in difficoltà si è unito anche il grido lanciato da Global Sumud Flotilla, Sanitari per Gaza e #digiunogaza a sostegno della spedizione. È stato ricordato il recente blocco della nave con a bordo medici e infermieri, unica colpa, voler esercitare la proprio professione, aiutare e salvare vite umane. Bloccato anche il convoglio di terra che continua a rimanere fermo in Libia.

Imparagonabili le situazioni, ma al centro c’è il fondamentale ruolo dei sanitari, il loro vitale compito a servizio di chiunque si trovi in difficoltà e non in base alla possibilità di pagare. Secondo i dati forniti dagli organizzatori però in Piemonte 1 persona su 10 decide di non curarsi pari a 352.000 piemontesi con un aumento del 47% tra il 2023 e il 2024. Poiché aumentano le liste d’attesa e ricorrere al privato è costoso, non tutti possono permetterselo. Le liste aumentano perché si è sottorganico, non bastano più i turni supplementari. I dati parlano di una carenza superiore alle 10.000 unità tra medici, infermieri e OSS, numeri che richiedono investimenti, molti e una chiara direzione.

Nel suo intervento dal palco, Massimo Esposto Segretario Generale della FP CIGL Torino indica nelle scelte politiche della Regione le responsabilità del disastro della sanità piemontese:

L’assessore Riboldi non ci venga a parlare di emergenze impreviste, di eredità pesanti o di contesto nazionale, la verità è scomoda e impietosa. La sanità piemontese è in crisi perché la Regione ha scelto di gestirla come un capitolo di spesa da contenere e non come un patrimonio da custodire.

Ha preferito il taglio lineare alla programmazione, la propaganda al monitoraggio, la burocrazia alla cura. Ha fatto investimenti cronici al di sotto dei fabbisogni reali e piani di assunzione del personale insufficiente.

Esposto vede in questa politica la manifestazione di interessi precisi:

Invece di blindare il carattere universalistico e solidaristico del sistema, (la Regione) vuota il pubblico di risorse umane e finanziarie, mentre il privato accreditato si trasforma in un sistema parallelo, selettivo, orientato al rendimento. Vogliono farci credere che il privato sia la valvola di sfogo, la risposta rapida alle liste d’attesa, la modernizzazione necessaria. Noi diciamo chiaro, senza ambiguità, il privato accreditato deve restare integrativo e mai sostitutivo del servizio sanitario pubblico, mai.

… Il vero rischio non è solo nelle prestazioni a pagamento, è nei dati. Perché l’oro della sanità contemporanea sono le informazioni, la domanda di cura, i percorsi clinici, i tempi di risposta, l’offerta pubblica, le cronicità, le rinunce. E se questa regione continua a favorire un radicamento indiscriminato del privato, chi metterà le mani su quel patrimonio? Le assicurazioni, i grandi operatori finanziari della salute.

E conclude il suo intervento indicando le linee guida dell’azione sindacale locale nel settore:

La regione ci dica chiaro una volta per tutta da quale parte vuole stare, se dalla parte dei bilanci o da quella delle persone. Noi scegliamo le persone! E non ci fermeremo finché ogni professionista non sarà retribuito con dignità, finché ogni attesa non sarà accorciata, finché la rinuncia alle cure non diventerà solo un ricordo amaro di un’epoca che a partire da oggi abbiamo il dovere di far chiudere.

Dal palco finale della manifestazione sono state indicate altre criticità, più specifiche, della sanità piemontese: dalla carenza di medici di base, soprattutto in provincia e nelle zone montane, alle difficoltà di accesso ai servizi sanitari per i cittadini stranieri che ne avrebbero pieno diritto.

Si delinea quindi un conflitto sociale che travalica gli interessi sindacali e di categoria perché, come indica lo slogan della manifestazione “quando tutto sarà privato, saremo privatə di tutto”

Sara Panarella, Giorgio Mancuso

Redazione Torino