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FAO: il rapporto SOFI 2026
A dimostrazione che i progressi sono possibili, nel 2025 la fame nel mondo è diminuita per il terzo anno consecutivo. Tuttavia, i miglioramenti restano fragili, distribuiti in modo disomogeneo e insufficienti per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030. L’edizione 2026 del rapporto pubblicato da cinque agenzie specializzate delle Nazioni Unite esamina anche il costo di una dieta sana. Il secondo il rapporto Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI) 2026 evidenzia che, a conferma di un miglioramento costante, seppur lento, l’anno scorso ha sofferto la fame il 7,8 % della popolazione mondiale, in calo rispetto all’8,1 % del 2024 e all’8,6 % del 2022. Ciò significa che nel 2025 hanno sofferto la fame circa 645 milioni di persone, quasi 14 milioni in meno rispetto al 2024 e 43 milioni in meno rispetto al 2022. Nonostante i progressi globali, rimane disomogenea la situazione tra le regioni. L’Asia, insieme all’America Latina e ai Caraibi, ha registrato miglioramenti costanti negli ultimi anni. L’Africa, al contrario, conta oggi circa 309 milioni di persone che soffrono la fame, rispetto ai 292 milioni dell’Asia. Sebbene la precedente tendenza al rialzo registrata in Africa stia iniziando a stabilizzarsi – con la quota della popolazione che soffre la fame scesa dal 20,3 % del 2024 al 20,0 % del 2025 – il continente conta ora il numero più elevato di persone affamate in termini assoluti, in un contesto di rapida crescita demografica. Le misure più ampie dell’accesso al cibo delineano un quadro analogo. Nel 2025, circa il 25,8 % della popolazione mondiale (circa 2,1 miliardi di persone) ha vissuto in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave, il che significa che in alcuni casi è stata costretta a scendere a compromessi sulla qualità o sulla quantità del cibo consumato. Si tratta di un calo rispetto al 27,1 % del 2024 e al 28,7 % del 2020 – pari a quasi 86 milioni di persone in meno rispetto al 2024 e a 135 milioni in meno rispetto al 2020 – anche se il dato resta superiore ai livelli pre-pandemia. Le disparità regionali restano marcate. Nel 2025 oltre la metà della popolazione africana (56,6 %) ha affrontato un’insicurezza alimentare moderata o grave, rispetto al 20,3 percento in Asia, al 22,9 percento in America Latina e nei Caraibi e all’8,7 percento in America settentrionale e in Europa. L’insicurezza alimentare continua inoltre a essere più diffusa nelle aree rurali rispetto alle aree periurbane e urbane, mentre le donne restano colpite in misura sproporzionata, sebbene il divario di genere si sia leggermente ridotto nel 2025. Le proiezioni sulla fame nel contesto del conflitto in Medio Oriente Il rapporto annuale offre inoltre proiezioni aggiornate sulla fame per i prossimi cinque anni alla luce del conflitto in Medio Oriente. A seconda della durata dell’impatto della crisi sull’inflazione alimentare – alimentata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei fertilizzanti – circa 510-520 milioni di persone potrebbero ancora soffrire la fame nel 2030 (rispetto alla proiezione più bassa di 503 milioni nello scenario pre-conflitto), con una riduzione prevista del 20 % del numero globale di persone denutrite. Tuttavia, altri potenziali fattori di perturbazione, tra cui gli effetti di eventi meteorologici estremi come El Niño nel 2026 e nel 2027, non sono considerati in queste proiezioni e potrebbero aggravarne ulteriormente gli effetti. Gli autori congiunti del rapporto – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – avvertono che il conflitto in Medio Oriente del 2026, insieme agli eventi meteorologici estremi e alle riduzioni dell’aiuto pubblico allo sviluppo e dei finanziamenti umanitari, rischia di compromettere i progressi compiuti verso l’eliminazione della fame nel mondo. Progressi lenti sugli obiettivi nutrizionali globali Il rapporto evidenzia che anche i progressi globali in materia di nutrizione materna e infantile restano insufficienti per rispettare gli impegni internazionali, compresi gli obiettivi nutrizionali al 2030. Indicatori quali l’arresto della crescita, il deperimento e il sovrappeso infantili, il basso peso alla nascita e l’allattamento esclusivo al seno mostrano solo miglioramenti marginali e i progressi sono troppo lenti per raggiungere i target. Allo stesso tempo, tra le donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni è in peggioramento l’anemia, mentre la prevalenza dell’obesità tra gli adulti mostra un aumento costante – dal 12,1 % del 2012 al 16,2 % del 2024 – in contrasto con l’obiettivo di arrestarne la crescita entro il 2025. A livello mondiale, solo il 30,8 % dei bambini tra i 6 e i 23 mesi consuma una dieta minimamente diversificata, e  ancora 150 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di arresto della crescita. Anche in questo caso i progressi variano notevolmente tra le regioni. La prevalenza dell’arresto della crescita infantile è in calo in Africa e in Asia è in linea con l’obiettivo del 2030, mentre i tassi di allattamento esclusivo al seno migliorano in tutte le regioni per le quali sono disponibili dati. Tuttavia, in quasi tutte le regioni si registrano divari crescenti nella lotta contro l’anemia tra le donne, mentre il sovrappeso infantile è in rapido aumento in Oceania. Il costo di una dieta sana L’edizione di quest’anno del rapporto SOFI approfondisce il costo di una dieta sana, ovvero la spesa minima media necessaria per procurarsi alimenti disponibili a livello locale in grado di soddisfare il fabbisogno energetico e la maggior parte dei fabbisogni di nutrienti. Secondo la FAO e l’OMS, una dieta sana è una dieta adeguata, equilibrata, varia e moderata. Il rapporto sottolinea che i costi restano un ostacolo importante al raggiungimento dell’OSS 2 (Fame Zero), sebbene la sola riduzione di tali costi non sia sufficiente a migliorare la qualità dell’alimentazione e i risultati nutrizionali. Nel 2025 il costo medio globale di una dieta sana è salito a 4,28 dollari a parità di potere d’acquisto (PPA) a persona al giorno, rispetto ai 3,44 dollari PPA del 2021 e ai 2,94 dollari PPA del 2017, con i livelli più elevati registrati in America Latina e nei Caraibi (4,91 dollari PPA). Allo stesso tempo, il numero di persone che non possono permettersi una dieta sana è diminuito, passando da 2,97 miliardi (37,4 % della popolazione mondiale) nel 2021 a 2,69 miliardi (32,7 %) nel 2025. Questa tendenza nasconde tuttavia notevoli disparità regionali. In Africa l’accessibilità economica è peggiorata in modo marcato: nel 2025 il 66,6 % della popolazione non poteva permettersi una dieta sana, oltre il doppio dei livelli osservati in Asia e in America Latina e nei Caraibi. I costi di una dieta sana variano ampiamente tra le regioni a causa delle differenze strutturali dei sistemi agroalimentari. Gli alimenti di origine animale, la frutta e la verdura rappresentano la quota maggiore dei costi, mentre gli alimenti amidacei di base incidono in misura relativamente modesta. Gli alimenti di origine animale costituiscono la principale voce di costo di una dieta sana in Africa, mentre in America Latina e nei Caraibi la quota maggiore è rappresentata dalle verdure. Le filiere alimentari sono un fattore determinante dei prezzi. Le attività a valle della produzione agricola rappresentano dal 70 al 75 % di quanto pagato dai consumatori, e fino al 40 % dei costi totali deriva da trasformazione, logistica e commercio all’ingrosso. Migliorare l’efficienza di questi segmenti è quindi fondamentale, in particolare per ridurre il costo degli alimenti deperibili e ricchi di nutrienti. Ridurre il costo di una dieta sana richiede risposte politiche specifiche per ciascun contesto, in grado di ampliare l’offerta di alimenti nutrienti e ridurre al contempo i costi strutturali lungo le filiere agroalimentari. Ciò comprende investimenti in infrastrutture, ricerca e sviluppo, irrigazione e catene del freddo, insieme a riforme dei sussidi, alla facilitazione del commercio e all’adeguamento dei quadri normativi. Interventi mirati che aumentino la produttività, riducano le perdite e promuovano pratiche sostenibili possono al tempo stesso migliorare i risultati nutrizionali, rafforzare la resilienza e sostenere gli obiettivi climatici. “Il lavoro che ci attende da qui al 2030 è immenso. Tuttavia, un mondo in cui una dieta sana non sia più fuori dalla portata di quasi una persona su tre è un mondo che vale la pena costruire”, afferma il rapporto. «Il rapporto dimostra che i progressi sono possibili, ma dobbiamo accelerare – ha commentato il Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu – Porre fine alla fame e rendere le diete sane accessibili richiede impegno politico, investimenti costanti e politiche abilitanti. Le crisi recenti, dalle calamità naturali come la pandemia di COVID-19 ai disastri causati dall’uomo, come i focolai di conflitto, la guerra in Ucraina, la crisi di Gaza e l’interruzione del traffico nello Stretto di Hormuz, hanno dimostrato sia la resilienza dei sistemi agroalimentari, sia la necessità di rafforzarli ulteriormente per servire al meglio le persone, gli agricoltori e i consumatori più vulnerabili al mondo». «Il SOFI ci dice che il costo di una dieta sana continua a crescere e che quasi 2,7 miliardi di persone potrebbero ancora non poterselo permettere – ha osservato il Presidente dell’IFAD, Alvaro Lario – Filiere resilienti devono essere parte centrale della risposta. Il nostro compito ora è trasformare in investimenti le evidenze fornite dal SOFI, e farlo attraverso il partenariato. Insieme, possiamo costruire le filiere, i sistemi di mercato e le economie rurali che rendono il cibo sano accessibile a tutti». «Ogni bambino merita la possibilità di crescere e sviluppare appieno il proprio potenziale, e tutto questo comincia con l’accesso a un’alimentazione nutriente e accessibile – ha dichiarato la Direttrice Esecutiva dell’UNICEF, Catherine Russell – Questo rapporto è un severo promemoria del fatto che i sistemi alimentari non riescono a proteggere milioni di bambini e famiglie. Alimentazione, salute, istruzione e protezione sociale devono procedere insieme per proteggere i bambini e le donne più vulnerabili dagli shock globali». «Dietro ogni numero di questo rapporto c’è una famiglia che fa i conti con il costo del cibo – ha dichiarato il Direttore Esecutivo ad interim del PAM, Carl Skau – I conflitti e gli shock climatici li allontanano ulteriormente dalle loro possibilità. Dobbiamo continuare a lavorare con le agenzie partner, i governi e le comunità per costruire sistemi alimentari capaci di resistere agli shock, affinché le famiglie possano permettersi diete nutrienti anche in tempi di crisi. Servono ora investimenti costanti, all’altezza della portata della sfida». «Pur accogliendo con favore i chiari progressi compiuti nella riduzione della fame, una dieta sana resta ancora fuori dalla portata di una persona su tre nel mondo – ha concluso il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus – L’obesità è in aumento e i progressi in materia di nutrizione materno-infantile stanno rallentando. Ma sappiamo cosa funziona: politiche che rendano il cibo sano la scelta più semplice, la promozione dell’allattamento al seno, l’etichettatura sulA fronte della confezione, la tassazione dei prodotti dannosi per la salute e la protezione dei bambini dal marketing nocivo. Le diete sane non sono un lusso: sono il fondamento della salute e devono essere alla portata di tutti». https://openknowledge.fao.org/items/7eb22402-860f-4212-922f-55941aed4a27 Redazione Italia
July 21, 2026
Pressenza
Il welfare usato come carburante per la finanza
Provo a mettere insieme una considerazione molto generale. Le politiche europee e dei singoli Stati del Vecchio Continente, Italia in primis stanno privatizzando il sistema pensionistico, quello della sanità e quello dei servizi essenziali. Privatizzazione significa finanziarizzazione. Tutto ciò che non viene più garantito dallo Stato deve essere oggetto di […] L'articolo Il welfare usato come carburante per la finanza su Contropiano.
July 18, 2026
Contropiano
“Gaza: doctors under attack” nelle sale di ospedali e aziende sanitarie della Toscana
La rete Digiuno per Gaza informa che centinaia di operatori e dirigenti sanitari hanno partecipato, negli ospedali di tutte le città toscane, alle proiezioni del film che racconta la strage dei medici palestinesi e riferisce: > La sanità toscana ha ricordato il genocidio di Gaza. Coinvolti anche gli > Ordini professionali. > > “Grazie a tutti voi per essere rimasti qui, in silenzio, a condividere il peso > di queste immagini e per avere deciso di non voltare la testa dall’altra > parte”: è con queste parole che si apre uno dei tanti messaggi lasciati da > medici ed infermieri dopo la proiezione del pluripremiato film “Gaza: doctors > under attack”. Un film-documentario che è stato proiettato per 38 volte negli > ospedali toscani, nel giro di poche settimane, e che è stato visto da quasi > 1.000 operatori e dirigenti sanitari, in un esperimento collettivo di memoria, > di condivisione e di empatìa. > > Tutte le Direzioni delle Aziende sanitarie della Toscana hanno deciso di > accogliere nelle proprie sedi la proiezione del film, promuovendola – come ha > scritto un Direttore Generale in una email ai dipendenti – come “un’occasione > di promozione dei valori che sono alla base della professione sanitaria: il > diritto alla cura, la tutela della salute delle persone, la protezione del > personale medico e il rispetto dei principi umanitari anche nei contesti più > complessi”. Molti dirigenti apicali, Direttori di Ospedale, di Zona e di Unità > Operativa, hanno partecipato alle proiezioni e sono intervenuti nel successivo > dibattito. Significativo è stato anche il coinvolgimento dei rappresentanti > degli Ordini professionali dei Medici, degli Infermieri, dei Fisioterapisti, > delle Ostetriche e dei Tecnici sanitari di tutte le Province toscane, invitati > a presiedere alle proiezioni del film e ad inviare i propri messaggi di > solidarietà. > > Le 38 proiezioni sono state rese possibili grazie alle attiviste ed agli > attivisti di #DigiunoGaza e Sanitari per Gaza, che promettono di continuare il > lavoro di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione nel contesto > sanitario: “ringraziamo le Aziende sanitarie e gli Ordini professionali per > avere accolto la proposta di “parlare di Gaza” nei nostri ospedali; a Gaza > abbiamo assistito alla distruzione sistematica ed intenzionale di tutte le > componenti del sistema sanitario. Secondo i dati confermati dalle Nazioni > Unite oltre 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi, oltre 450 operatori > sanitari sono stati detenuti illegalmente in carcere e torturati, oltre il 90% > degli ospedali e degli ambulatori è stato distrutto o reso inagibile. Una > popolazione già decimata dai bombardamenti e dalla carestia è stata > volutamente privata della sua risorsa più importante, il proprio sistema > sanitario. Le Istituzioni hanno il dovere di agire per dare assistenza alla > popolazione, garantire protezione ai curanti, contrastare il genocidio che si > sta consumando in Palestina”. > > A rappresentare come i temi della protezione del personale sanitario e della > negazione del diritto alla salute siano in primo luogo temi deontologici che > chiamano in causa la natura stessa delle professioni di cura. > > I Presidenti degli Ordini hanno scritto che: “è necessario garantire il > rispetto del diritto internazionale umanitario, la protezione delle strutture > sanitarie e la sicurezza di tutti i professionisti impegnati nell’assistenza”; > “è essenziale promuovere occasioni di informazione, riflessione e confronto > che aiutino a mantenere viva la coscienza collettiva su valori che > appartengono profondamente alla nostra identità professionale e deontologica”; > “progetti di sensibilizzazione come il vostro rafforzano i valori di > solidarietà, dignità umana e difesa dei diritti di cui i professionisti > sanitari si fanno promotori, non solo nella cura ma anche nella tutela dei > soggetti più vulnerabili”. > > Gli Ordini professionali hanno ricordato il dovere di tutti i professionisti > della sanità di operare per la pace. Il report delle proiezioni, con dati di dettaglio sulle partecipazioni, immagini e feedback, è pubblicato sul sito www.digiunogaza.it e disponibile anche nel file https://www.digiunogaza.it/wp-content/uploads/2026/05/REPORT.pdf Redazione Italia
July 14, 2026
Pressenza
La sanità privata è anche antisindacale
Solidarietà a Margherita Napoletano, RSU Cub dell’Ospedale San Raffaele, sotto attacco per la sua attività sindacale in difesa del diritto alla salute. Margherita negli ultimi mesi ha ricevuto due contestazioni, per le quali rischia ora il licenziamento. La prima per aver permesso ad alcune studentesse in alternanza scuola-lavoro di sostare all’interno della sala sindacale presente in ospedale. La seconda per aver denunciato, a ottobre scorso, il ricorso alla somministrazione di infermieri esterni non formati nei reparti dell’ospedale, parlandone pubblicamente alla trasmissione televisiva Report. E’ evidentemente questa denuncia il motivo degli attacchi che ora subisce con motivazioni pretestuose. La vicenda è poi esplosa su tutti i giornali quando, tra il 6 e il 7 dicembre 2025, a causa del caos generato dalle esternalizzazioni degli infermieri, è stato bloccato l’accesso al pronto soccorso e si sono verificati gravi errori nella somministrazione dei farmaci, con enormi rischi per la salute dei pazienti. Tali fatti hanno portato addirittura alla dimissione dell’amministratore unico dell’ospedale. Ma chi ha denunciato la cosa, invece di essere premiato, è ora oggetto di ritorsioni, da parte di quello stesso gruppo San Donato che nella nostra Regione è una delle principali lobby che promuove la privatizzazione delle cure e lo smantellamento della sanità pubblica. La battaglia di Margherita è anche la nostra! L’attacco a Margherita rientra nell’attacco più generale che viene condotto in tutto il paese nei confronti dei lavoratori che lottano. Per la Cub, fra i casi più noti di attacchi recenti, ricordiamo Delio Fantasia (Stellantis) e Simone Vivoli (TIM). In Lombardia, nel recente passato, attacchi simili nella sanità hanno colpito Riccardo Germani (ex Adl Cobas) e Francesco Scorzelli (USB), fino ad arrivare all’attacco in corso contro Luigi Borrelli. Esprimiamo quindi la nostra solidarietà a Margherita e a tutti i lavoratori colpiti per essersi mobilitati in difesa del diritto alla salute e al lavoro, e la volontà di sostenerla in tutte le iniziative che saranno prese per contrastare e rispedire al mittente questo attacco. Medicina Democratica
July 7, 2026
Pressenza
PIENA SOLIDARIETA’ A MARGHERITA CUB SANITA’ DEL SAN RAFFAELE!
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO UN COMUNICATO DI SOLIDARIETA’,  DA PARTE DEL CENTRO TAGARELLI, ALLA COMPAGNA MARGHERITA DI CUB SANITA’ A CUI CI ASSOCIAMO VOLENTIERI , RICORDANDO PERO’ CHE LE LOTTE DEVONO TROVARE L’UNITA’ DEI LAVORATORI  PER ESSERE VINCENTI E NON SOLO SALTUARIAMENTE QUANDO ARRIVA LA REPRESSIONE. SE NON  RITROVIAMO  QUESTA  CAPACITA’ DI METTERE INSIEME I VARI SETTORI E PARTECIPARE ALLE LOTTE E SCIOPERI NON FACCIAMO UN BUON SERVIZIO ALLA DIFESA DI LAVORATRICI E LAVORATORI. CHE SIA QUESTA UN’OCCASIONE PER RIPRENDERE LA STRADA DI COORDINARSI E ORGANIZZARSI. PIENO SOSTEGNO A MARGHERITA. SI COBAS NAZIONALE Ricorderete cosa successe, nella notte tra il 6 e il 7 gennaio scorso nel reparto (per i “non” paganti) di Medicina ad Alta Intensità e Cure Intensive: 16 infermieri si erano appena licenziati a causa delle condizioni di lavoro ormai insostenibili e la Direzione dell’Ospedale affidava il reparto a infermieri della cooperativa Auxilium (vicina a Comunione e Liberazione..). Il medico di guardia quella notte scrive una mail allarmata alla direzione, denunciando che gli infermieri .. non sanno gestire la ventilazione assistita, hanno difficoltà con l’italiano, fanno errori gravi nella somministrazione dei farmaci, sbagliano le terapie, non sanno neppure come contattarlo.. quella notte i pazienti del reparto hanno rischiato la vita. Disastro annunciato da mesi, denunciato dalla Rappresentanza Sindacale Unitaria che farà anche un esposto alla Polizia per i disastri di quella notte. Come ricorda Margherita Napoletano, delegata sindacale CUB Sanità e coordinatrice della RSU, “per ogni infermiere che se ne va se ne vanno anche decine di anni di esperienza”…. Unico provvedimento: la sostituzione dell’amministratore delegato. Pochi giorni fa Margherita riceve dalla Direzione dell’Ospedale una “contestazione disciplinare”  e una diffida. La sua colpa: aver dato voce – come rappresentante sindacale dei lavoratori oltre che RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) – a quanto succede da tempo (non solo quella notte) al San Raffaele. Nota: Il San Raffaele, parte del gruppo San Donato, ha realizzato nel 2025 un fatturato di 703 milioni di euro, con un utile netto (dopo il pagamento delle tasse) di 5,8 milioni di euro. Invece di assicurare condizioni salariali e lavorative più decenti ai propri infermieri per evitare che si ripetano altre situazioni di pericolo per i pazienti come quella di gennaio, recentemente il gruppo è entrato come socio nella Genentra, società che si occupa …. di difesa, cyber sicurezza, armi. Invece di investire nella professionalità dei suoi dipendenti, cioè nella cura della salute e della vita, il gruppo investe nella guerra e nella morte. Con Margherita DIFENDIAMO CHI DIFENDE LA NOSTRA SALUTE E LA NOSTRA VITA. L'articolo PIENA SOLIDARIETA’ A MARGHERITA CUB SANITA’ DEL SAN RAFFAELE! proviene da S.I. Cobas - Sindacato intercategoriale.
SANITA’ PUBBLICA: “SIAMO TUTTI MARGHERITA”, INIZIATIVA SOLIDALE AL SAN RAFFAELE A FIANCO DELLA RSU CUB A RISCHIO LICENZIAMENTO
Iniziativa solidale e di lotta oggi, martedì 7 luglio 2026, fuori dall’ospedale San Raffaele di Milano, colosso italiano della sanità privata. La rsu del sindacato di base Cub al San Raffaele, Margherita Napoletano, è sotto attacco per la sua attività sindacale in difesa del diritto alla salute. Negli ultimi mesi ha ricevuto 2 contestazioni e rischia il licenziamento: la prima per aver permesso ad alcune studentesse in alternanza scuola-lavoro di sostare nella saletta sindacale interna al nosocomio, la seconda invece per aver denunciato il ricorso a infermieri esterni non formati nei reparti dell’ospedale stesso, parlandone pubblicamente anche davanti alle telecamere trasmissione televisiva della Rai Report, che ha espresso pubblicamente la propria solidarietà alla Napoletano. Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Margherita Napoletano, rsu Cub al San Raffaele, per spiegare i contorni della vicenda.  Ascolta o scarica   Di seguito, il comunicato di Cub Sanità e Usi Sanità: “La sanità privata è anche antisindacale Solidarietà a Margherita Napoletano, RSU Cub dell’Ospedale San Raffaele, sotto attacco per la sua attività sindacale in difesa del diritto alla salute. Margherita negli ultimi mesi ha infatti ricevuto due contestazioni, per le quali rischia ora il licenziamento: la prima per aver permesso ad alcune studentesse in alternanza scuola-lavoro di sostare all’interno della sala sindacale presente in ospedale. La seconda per aver denunciato, a ottobre scorso, il ricorso alla somministrazione di infermieri esterni non formati nei reparti dell’ospedale, parlandone pubblicamente alla trasmissione televisiva Report. E’ evidentemente questa denuncia il motivo degli attacchi che ora subisce con motivazioni pretestuose. La vicenda è poi esplosa su tutti i giornali quando, tra il 6 e il 7 dicembre 2025, a causa del caos generato dalle esternalizzazioni degli infermieri, è stato bloccato l’accesso al pronto soccorso e si sono verificati gravi errori nella somministrazione dei farmaci, con enormi rischi per la salute dei pazienti. Tali fatti hanno portato addirittura alla dimissione dell’amministratore unico dell’ospedale. Ma chi ha denunciato la cosa, invece di essere premiato, è ora oggetto di ritorsioni, da parte di quello stesso gruppo San Donato che nella nostra Regione è una delle principali lobby che promuove la privatizzazione delle cure e lo smantellamento della sanità pubblica. La battaglia di Margherita è anche la nostra! L’attacco a Margherita rientra nell’attacco più generale che viene condotto in tutto il paese nei confronti dei lavoratori che lottano. Per la Cub, fra i casi più noti di attacchi recenti, ricordiamo Delio Fantasia (Stellantis) e Simone Vivoli (Tim). In Lombardia, nel recente passato, attacchi simili nella sanità hanno colpito Riccardo Germani (ex Adl Cobas) e Francesco Scorzelli (USB), fino ad arrivare all’attacco in corso contro Luigi Borrelli (all’aeroporto di Montichiari, provincia di Brescia, ndRodu). Esprimiamo quindi la nostra solidarietà a Margherita e a tutti i lavoratori colpiti per essersi mobilitati in difesa del diritto alla salute e al lavoro, e la volontà di sostenerla in tutte le iniziative che saranno prese per contrastare e rispedire al mittente questo attacco. Per questo, martedì 7 luglio alle ore 11 presso la spianata dell’Ospedale San Raffaele di via Olgettina 60, si terrà una conferenza pubblica in solidarietà a Margherita Napoletano e a difesa della libertà sindacale”.
July 7, 2026
Radio Onda d`Urto
Sanitari per Gaza, esempio di solidarietà transnazionale
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Milano InMovimento -------------------------------------------------------------------------------- Sanitari per Gaza è una rete di operatrici e operatori del settore sanitario nazionale pubblico e privato che si dirama in oltre venti reti locali ed è collegata a reti internazionali come Doctors against Genocide, e Health Workers for Palestine che opera in vari paesi europei, Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Belgio e in Palestina, Sudafrica, Egitto, Turchia, Australia e altri e che, insieme alle cento associazioni, gruppi e organizzazioni, svolge un essenziale servizio di informazione, assistenza, cura e lavoro terapeutico in rapporto diretto con medici e operatori sanitari che a Gaza e in Cisgiordania rischiano la vita continuando a salvare vite e testimoniano le atrocità compiute dall’IDF su ordine del governo di Israele. In una serie di incontri cerchiamo di fare luce sulla realtà, per lo più invisibile, della distruzione del sistema sanitario palestinese. In questa prima conversazione ne parliamo con Valeria Cioni, ginecologa, Paola Prestigiacomo, coordinatrice infermieristica e strumentista di sala operatoria e Vittorio Infante, psichiatra e psicoterapeuta transculturale nell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Policlinico Tor Vergata” a Roma. Sanitari per Gaza nasce dopo il 7 ottobre e nasce perchè avete avuto subito la percezione che quello che stava accadendo non era come le altre volte. Che fossero necessari interventi d’emergenza… Paola Prestigiacomo: Sanitari per Gaza nasce nel dicembre 2023 su input del gruppo dei sanitari di Firenze che avevano costituito un primo gruppo. Dopo pochi giorni a Roma ci siamo riuniti, insieme a Francesca Anna Perri e ad alcuni specializzandi dell’Ospedale Umberto primo, nella sala del sindacato al Policlinico. Ho tanti amici nella Striscia di Gaza che hanno studiato qui e poi sono tornati dopo la seconda intifada e con i social siamo rientrati tutti in contatto e la percezione che abbiamo avuto è che fosse qualcosa di molto più forte del 2014 e già nel 2014 avevamo collaborato con diversi carichi di aiuti svuotando i magazzini di tutti gli ospedali romani e dell’ospedale di Civitavecchia; avevamo fatto tre camion e aggirato i blocchi in Israele, autotassandoci e facendo il carico privato. Israele già bloccava gli aiuti dopo le prime 24 ore. Dopo il 7 ottobre, dopo quattro giorni già avevo la sensazione che fosse molto peggio del 2014; tra l’altro un mio amico psicologo è stato ammazzato con tutta la famiglia il 12 ottobre… Agli inizi del 2024 siamo consapevoli del fatto che Israele non si sarebbe fermato, che l’Unione Europea non ha voce sull’ipotesi di ‘cessate il fuoco’, che in qualche modo era legata all’opzione “due popoli due stati” che già da tempo era impraticabile ed era però l’unica alternativa che si poteva dare, mentre Israele dopo il primo ‘cessate il fuoco’ ha continuato massacri e distruzione degli ospedali nella Striscia… Valeria Cioni: fin dall’inizio il genocidio, oltre agli omicidi di massa, si è connaturato con la distruzione del servizio sanitario nazionale, e subito, negli attacchi alle maggiori strutture sanitarie di Gaza come l’ospedale Al Shifa, un ospedale grande come per noi il Policlinico. Sono state prese subito d’assalto le maternità, le sale parto, i centri per la procreazione assistita, i centri per l’infanzia, le unità di terapia intensiva neonatale, quindi si è capito subito che l’intenzione genocidaria si concentrava in quella fase sulla distruzione del servizio sanitario. Si tratta di atti di genocidio perché impedisce la sopravvivenza della popolazione anche alla fine delle ostilità. Chiaramente, sapendo che la protezione in guerra dovrebbe essere particolare nei confronti dei sanitari e dei luoghi di cura sia per le convenzioni di Ginevra che per la convenzioni contro il genocidio ci siamo resi conto della imminente catastrofe umanitaria. Dopo la prima impresa della Sumud Flotilla la rete si è estesa… Vittorio Infante: La consapevolezza della gravità di quanto stava accadendo a Gaza ha via via consolidato la rete nazionale di SpG e al contempo abbiamo sentito l’esigenza di collegarci alle nascenti reti internazionali e a tutte le iniziative umanitarie in corso. Non abbiamo mai smesso di denunciare la deliberata e sistematica distruzione del Sistema Sanitario di Gaza – un sanitaricidio – sono stati distrutti o danneggiati tutti i 36 presidi sanitari, sono stati assassinati 1700 sanitari, e non abbiamo mai smesso di chiedere la fine dell’occupazione sionista e la cessazione delle azioni genocidarie e di partecipare ad eventi a carattere solidaristico e umanitario come ad esempio la collocazione e l’assistenza di gazawi giunti in Italia perché bisognosi di cure e, di recente, il sostegno alla Mezzaluna Rossa Palestinese per l’acquisto di un’ambulanza per Jenin. Dopo la missione di fine 2025 della Global Sumud Flottilla e le piazze infiammate di ottobre in tutto il mondo, la rete si è consolidata e ha acquisito la consapevolezza “che dovevamo fare di più”. Per questo motivo, una esponente di spicco del nostro gruppo, la coordinatrice infermieristica Ilaria del Mastro ha deciso di partecipare alla missione di inizio 2026 e come tutti gli altri ha subìto minacce, abusi e violenze psicologiche e fisiche da parte dei militari dell’IDF, riportando la frattura di alcune costole. Per lo stesso motivo stiamo partecipando alla campagna di lotta col consorzio di reti romane “Roma sa da che parte stare”, per chiedere al Sindaco Roberto Gualtieri e al Consiglio capitolino di “discutere e approvare” la Delibera di iniziativa Popolare, per la quale abbiamo raccolto oltre 14 mila firme (il triplo di quelle necessarie) per interrompere i rapporti politici, culturali e commerciali con Israele a partire da Teva e Mekorot. È sottinteso che una giunta che si dice di Centro-Sinistra non può usare le stesse parole d’ordine della premier italiana in carica: è un genocidio non è un massacro. Dopo 78 anni di massacri, occupazioni e apartheid, non è colpa del governo in carica e dei suoi ministri ma dello Stato criminale di Israele; quella in corso non è una guerra ma un’azione militare asimmetrica che col pretesto della lotta al terrorismo ha eliminato ogni possibile leadership, ogni progetto politico comunitario e ogni possibilità di autodeterminazione del popolo palestinese. Il fatto che dovremmo scegliere tra i condizionatori accesi e la pace è parte integrante delle narrazioni negazioniste costruite ad hoc. Non è possibile sanzionare la pulizia etnica “solo fino a un certo punto”, la lotta politica non si fa con progetti governisti e non viene prima la stabilità economica di qualunque diritto civile, umano e democratico e, in definitiva, un popolo coraggioso come quello palestinese ha diritto a ogni tipo di resistenza. Secondo la testimonianza della psichiatra e psicoterapeuta palestinese Samah Jabr, in Italia a metà del 2025, a Gaza i traumi non hanno un decorso ‘post traumatico’ perchè in quella situazione un ‘post’ non c’è. Secondo te la questione non solo della psichiatria a Gaza che diventa un elemento reale e virtuale, ma in Europa, forse prevede una serie di aggiornamenti del lavoro psichiatrico, visto che questo riguarda anche noi, cioè riguarda la nostra psiche di occidentali di fronte ad una percezione comune in cui invece questo elemento psicosociale non c’è assolutamente. Vittorio: In realtà in questo momento a Gaza si stanno usando deprivazioni come la fame e la denutrizione, la sete, luoghi insicuri dove dormire, come “armi belliche” e l’urgenza dei gazawi è utilizzare ogni risorsa disponibile per affrontare i bisogni primari della vita quotidiana, – “se questa è vita”. Nei report della compianta Paola Manduca, biologa e fondatrice di SpG, emerge chiaramente come già a partire dal 2008 l’aumento della natimortalità, delle malformazioni congenite e degli effetti teratogeni e carcinogeni, era dovuto all’uso di armi non convenzionali, in particolare alla diffusione di metalli pesanti e del fosforo bianco, ed erano i prodromi di quanto sarebbe accaduto dal 2023 in poi con le stesse uccisioni inusuali di bambine e bambine segni dell’infanticidio in corso. La questione nascita-morte a Gaza è il momento ‘eccezionale’ rispetto a tutte le guerre passate. Rispetto agli standard della ginecologia e ostetricia occidentale, un evento del genere che rapporto ha con le vostre prassi e non solo ma anche con l’elemento diagnostico? Valeria: considera che lì c’erano un milione di bambini, il 50% della popolazione di Gaza è costituito da bambini quindi questo ti fa capire anche la proporzione…il fatto di uccidere innocenti è un elemento rilevante chiaramente genocidario. Questo evento ci sconvolge, sconvolge tutti i parametri perché è vero che anche prima la sanità nell’ambito dell’ostetricia non era delle migliori e si arrivava per esempio ad un tasso di mortalità da parto di 28 donne per centomila nativi (noi abbiamo il 6-7% per cento). Considera che adesso a Gaza c’è un tasso che è tre-quattro volte superiore a questo. I palestinesi avevano una percentuale di fertilità molto alta, facevano almeno tre figli per donna, noi siamo a 1,2. Adesso la loro percentuale di fertilità si è ridotta del 41%. Le donne lì muoiono di complicanze che per noi sono aggredibili nelle sale parto, muoiono di emorragia perché partoriscono nelle tende perché è pericoloso per loro raggiungere anche quella clinica o quell’ospedale ancora funzionante, partoriscono ai checkpoint perché le fermano e le trattengono; e poi c’è anche una violenza di genere di cui si parla poco, perché consideriamo che a Gaza c’è una densità di popolazione atroce: hanno circa 13 mila persone per chilometro quadrato, a Roma siamo sui 3-4 mila, quindi queste donne, queste ragazze, che si trovano a vivere in tenda insieme a molti uomini che non sono i loro padri, che sono stati uccisi, hanno a volte la necessità di fare sesso (surviving sex) per riuscire a ottenere qualcosa da mangiare che loro non riescono a procurarsi. C’è un’impennata di matrimoni precoci perché la presenza di un uomo vicino sembrerebbe poterle aiutare. Ci sono tantissimi problemi. Paola: per quanto riguarda l’aspetto infermieristico io sono vedova di un egiziano di origine palestinese per cui conosco molto bene la cultura e il loro modo di vivere e mi sono accorta dell’intento genocidario rispetto alle altre aggressioni quasi subito, non tanto per l’attacco diretto mirato alla sanità, – comunque hanno ucciso il mio amico Kalil, il 17 ottobre hanno bombardato un’ambulanza e la seconda ambulanza che è andata è stata colpita – ma perché hanno cercato di far perdere tutti i punti di riferimento. Nella Striscia di solito gli uomini vanno a fare la spesa e le donne stanno a casa e guardano i bambini perché c’è una suddivisione dei compiti, non perché come pensano all’occidentale, c’è il maschilismo. L’uomo esce e porta da mangiare. Hanno cominciato a sparare agli uomini che andavano al mercato: le donne si sono trovate sole. Dove si rivolge la donna? O alla moschea o alla chiesa e alle associazioni culturali che tutelano i diritti delle donne o alle agenzie UNHCR o all’ACS Gaza freestyle (fondata in nome di Vittorio Arrigoni); ce ne sono altre svedesi che hanno ambulatori gratuiti perché sono delle ONG per cui se la donna ha il bambino che sta poco bene e ha perso il marito comunque ha diritto al pediatra e ha diritto ad essere visitata; là c’è un’attività ricreativa e c’è la possibilità di stare in compagnia con le altre donne. In questo frangente l’IDF ha bombardando tutti i punti di riferimento: una delle prime cose che è stata bombardata è la casa delle donne costruita da ACS e poi hanno colpito l’ospedale Al SHIFA con un drone, direttamente il quarto piano, che era il reparto maternità, poi hanno assediato l’ospedale e hanno fatto sgomberare la terapia intensiva dove lavorava Ahmed Almuda e i medici si sono trovati a evacuare i neonati in Egitto involtolandoli nelle coperte ma senza i genitori. I neonati che sono stati evacuati da Al SHIFA, alcuni sono stati portati all’ospedale Nasser, quelli che erano più gravi, quelli che potevano sopportare il trasporto sono stati portati in Egitto ma senza la madre. Adesso sono stati restituiti ai genitori. Questi bambini non riconoscono la madre e hanno impedito alle donne egiziane che si sono prese cura di loro di riaccompagnarli a Rafah per avere un momento di ‘passaggio delle consegne’, per cui immaginate il trauma. Altro problema: sono state distrutte le scuole che sono i punti di riferimento ricreativi per i bambini e dove le donne andando a prendere i più piccoli comunque si incontrano, hanno distrutto tutti i centri culturali compresi i caffè, quelli sul mare dove c’è un pò di brezza e ci sono i giochi per i bambini, li hanno bombardati con i droni. Sono state bombardate le case e gli uffici dello stato. Yasser Abu Shabab era un criminale trafficante di stupefacenti e ladro. E’ stato un mercenario di Israele che lo ha assoldato per creare disordine a Gaza. Rubava gli aiuti umanitari che entravano! È stato giustiziato non da Hamas ma secondo i media arabi da un gruppo di palestinesi dopo che ha teso una imboscata (dietro compenso di Israele) per rapire, torturare e poi uccidere Saleh Al Jafarawi, giornalista molto bravo che stava documentando con Anas Al Sharif la distruzione sistematica del sistema sanitario, l’uccisione di giornalisti e i rapimenti di bambini di Gaza. Perdere tutti i punti di riferimento scatena il panico, annichilisci la persona per cui tutte le risorse a cui prima accennava Vittorio sicuramente ci sono perché i palestinesi dalla nascita sono abituati a essere continuamente attaccati, però, come dice la dottoressa Jabr, il malessere della popolazione palestinese non è riconducibile per intero a diagnosi cliniche, come si ritiene in occidente, ma è conseguenza dell’occupazione militare e dell’occupazione politica di Israele…per me che seguo la realtà da decenni il fatto che il cibo fosse razionato, che si alzi un muro, che una popolazione non abbia pari diritti, che sia ostacolata in tutto, testimonia il fatto che il genocidio è iniziato molto prima del 7 ottobre, ed è continuato nel tempo sotto traccia e solo dopo il 7 ottobre dal mio punto di vista è emersa la realtà più brutale che l’occidente e l’Europa non vogliono vedere. Non è un caso che chi si è appellato alla Corte Internazionale di Giustizia è stato il Sudafrica che ha riconosciuto subito la realtà di Gaza e ha fatto l’unica cosa possibile, e quello che non riesco a capire e che si chiede Francesca Albanese nel suo ultimo splendido libro, La luce del risveglio, è come anche tra noi non venga evidenziata con forza qualcosa di terribile. Questa situazione mette in evidenza il fatto che la distruzione degli ospedali e delle infrastrutture sanitarie non comporta una ricostruzione che si farebbe nei prossimi dieci anni o nei prossimi vent’anni. Valeria: A febbraio il Segretario Generale dell’Onu disse che erano necessari 70 miliardi di dollari per le prime ricostruzione a Gaza e che il 10 per cento, sette miliardi, era necessario soltanto per gli ospedali, ma la realtà è che a Gaza non solo sono stati distrutti gli ospedali ma è stata uccisa o incarcerata la leadership degli ospedali e per ricostruire la leadership degli ospedali non bastano 7 miliardi di dollari, non bastano un anno o due anni, è un periodo lunghissimo e come tu sai è stato ucciso il collega che si chiamava Adnan al-Bursh primario di ortopedia di fama all’Al-SHIFA Hospital che girava dal nord a sud di Gaza e operava bambini; è stato ucciso a causa di stupro e torture ormai dichiarate e riconosciute durante un trasferimento da un carcere all’altro. Da aprile 2024 il corpo non è stato ancora restituito alla famiglia! Adesso ancora noi ci battiamo perché venga liberato il dottor Hussam Abu Safiya che era il direttore sanitario e pediatra dell’ospedale Kamal Advan, uno dei più colpiti al centro di Gaza, che si è rifiutato di evacuare perché aveva pazienti che non potevano essere spostati. Dopo oltre tre mesi assedio all’ospedale si è consegnato spontaneamente il 27 dicembre 2024 all’IDF sperando che non bombardassero ulteriormente invece…adesso è sottoposto a una regime di detenzione particolare, è stato arrestato in base alla legge dell’Incarceration of Unlawful Combatants, una legge che Israele ha approvato nel 2002 simile a quella di Guantanamo ed è in condizione di isolamento. Il figlio ha lanciato vari appelli dicendo che il padre vive in una cella di un metro per un metro, è un uomo che ha perso 40 kg di peso, è cardiopatico quindi avrebbe bisogno di monitoraggio continuo invece gli viene negata l’assistenza medica. Adesso a Gaza stanno lavorando giovani medici che si sono appena laureati e anche specializzandi i quali ovviamente non possono avere le competenze di professionalità più avanzate; sono stati arrestati e uccisi caposala, direttori sanitari, chirurghi senior, ortopedici, fisioterapisti, anestesisti e ciò comporta che per anni e anni il servizio sanitario deve dipendere dall’estero, dipende dai medici internazionali che vanno lì ad aiutare quando li autorizzano a entrare. Paola: non ultimo, al professor Mahmud Al Najjar, ingegnere sanitario, è stato impedito di uscire dalla Striscia ed è stato arrestato con una scusa. Doveva venire a Tor Vergata, stava riorganizzando la sanità per il Ministero della Salute palestinese proprio in previsione del Board of Peace. Aveva vinto una borsa di studio a Tor Vergata; al checkpoint è stato fermato, benchè il COGAT (Coordination of Government Activities in the Territories) avesse già dato l’ok al visto per cui tutti i documenti erano in ordine; è stato fermato proprio prima di entrare in aeroporto perché risulta nelle liste dei terroristi. C’è un sito in arabo dove ci sono tutti coloro che si sono martirizzati in nome di Allah. Sono andata a cercare il nome e c’è uno che si chiamava esattamente allo stesso modo che è morto in un attentato suicida nel 2003. Allora mi chiedo, queste liste di terroristi le aggiornano gli israeliani? Hanno giocato sul fatto che noi occidentali non leggiamo l’arabo per cui sul sito in inglese Al Najjar è segnalato come un terrorista. Io che leggo l’arabo so che è morto nel 2003 cioè esattamente 23 anni fa. Come si fà un riconoscimento facciale di una persona di cui hai preso i lineamenti 25 anni prima? Secondo me Mahmud non è uscito perché sarebbe venuto qui a studiare e per poter portare un sapere migliore lì per la ricostruzione come responsabile degli ospedali da campo nella Striscia, come capo della riorganizzazione infermieristica, come responsabile di tutte le radiologie, come responsabile dei pronto soccorsi. E’ proprio come diceva prima Valeria, uccidere le teste… Valeria: e non conoscono neanche le prove. A volte escono anche dopo anni senza sapere, non hanno neanche idea, e anche se volessero difendersi non sanno nulla… (continua) -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Sanitari per Gaza, esempio di solidarietà transnazionale proviene da Comune-info.
July 5, 2026
Comune-info
Chiaravalle (Cz). Presidio all’ex Casa della Salute
La salute è un diritto, pretendiamo garanzie non promesse e concessioni! Sit-in a Chiaravalle Centrale GIOVEDI’, 9 LUGLIO ORE 17,30 DAVANTI LA EX CASA DELLA SALUTE Mentre si annunciano nuovi Ospedali di Comunità e si celebrano inaugurazioni e trasformazioni sulla carta, la realtà che vivono ogni giorno cittadini e operatori […] L'articolo Chiaravalle (Cz). Presidio all’ex Casa della Salute su Contropiano.
July 5, 2026
Contropiano
Sardegna: il collasso della sanità pubblica
Dal 30 giugno bloccate in Sardegna l'assunzione di medici gettonisti, fatto che mette ancora più allo scoperto la situazione difficilissima della sanità pubblica in Sardegna, con carenza di medicina di base, pronto soccorso che chiudono, case di comunità che sono gusci vuoti, in una regione dove la rete viaria rende le distanze un grave problema. Ne parliamo con una compagna della Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica. Segue il comunicato della Rete     Dal 30 giugno Stop ai medici gettonisti. Ignorata l’Autorità Nazionale Anticorruzione sulla gestione dei gettonisti in Sardegna. Lo stop ai medici “gettonisti” e la chiusura dei PS di numerosi ospedali sardi con l’inevitabile implosione dei PS del Brotzu, del Policlinico e del Santissima, era prevedibile. Nessuna deroga, preannunciata dall’assessora ad interim-presidente Todde, sarebbe stata possibile, ancor meno dopo le irregolarità rilevate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione sulla gestione dei “gettonisti” in Sardegna. La chiusura dei PS è tra i costi dell’improvvisazione politica in materia sanitaria. Bisogna cambiare paradigma. La carenza di medici non è un problema numerico, ma essenzialmente di organizzazione e del dove e come si destinano le risorse. Bisogna ripartire dal rispetto della dignità professionale e del diritto a equi trattamenti economici dei medici specialisti in Medicina di Emergenza Urgenza, sui quali nei PS grava il lavoro. I “gettonisti” non specializzati e con vincolo a poter gestire solamente codici minori, non sono stati di supporto. Sulla gestione dei “gettonisti”, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha rilevato forti criticità, che vedono la Sardegna in testa, in Italia, per le spropositate risorse finanziarie destinate ai “gettonisti” dal 2024 al primo trimestre del 2026, con scarsa trasparenza sul confronto competitivo dovuto tra gli operatori del settore, nonché sui contratti pubblici di servizi. Con la fine dell’emergenza Covid, sia per i vincoli temporali che per le raccomandazioni previste, i medici “gettonisti” avrebbero dovuto cessare ogni attività nel sistema pubblico. La loro persistenza, oltre i tempi dovuti, ha generato conflitti e forti disuguaglianze sia sul trattamento economico, che di responsabilità rispetto al personale sanitario organico specialistico. L’ANAC ha rilevato che “Il fenomeno dei gettonisti nel biennio 2024-2025 ha interessato il Nord Italia, con il 54% del numero di procedure, seguita dall’area meridionale e insulare con il 29% e dal Centro Italia con il 17%”. Resta il mistero del perché la Sardegna con 328,95 milioni di euro, sia in testa tra regioni d’Italia, per aver destinato spropositate risorse al mercato dei “gettonisti”, seguita dalla Lombardia con 207,39 milioni e il Piemonte con 156,78 milioni. Da questi dati si rileva che la gestione generosa delle casse sarde, non ha apportato alcun beneficio alla nostra sanità pubblica e all’efficienza del servizio. La carenza dei medici non è solamente un problema numerico. Mancano soluzioni legislative urgenti che rispondano alle esigenze di razionalizzazione e di sostenibilità della spesa sanitaria, in funzione di elevati standard qualitativi delle prestazioni sanitarie. Manca una strategia politica ed economica che garantisca stabilità al sistema sanitario pubblico e ciò non può prescindere da scelte che mirino ad attrarre e trattenere il personale sanitario esistente. Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica
July 2, 2026
Radio Onda Rossa
La sicurezza dei dati nasce dalla progettazione del software
“Privacy by design e by default devono diventare il nuovo standard nello sviluppo dei software gestionali per il settore sanitario”. Roma, 1 luglio 2026 – La trasformazione digitale della sanità impone un cambio di paradigma anche nella tutela dei dati personali. La protezione delle informazioni sanitarie non può più essere considerata un semplice adempimento burocratico, ma rappresenta un elemento essenziale della qualità del servizio, della fiducia tra paziente e professionista e della sicurezza dell’intero sistema sanitario. È questo il messaggio lanciato da AssoSoftware, l’associazione italiana produttori software,alla luce della crescente centralità della cybersecurity e della protezione dei dati nel settore sanitario. “Oggi i dati sanitari costituiscono uno degli asset più delicati da proteggere. Cartelle cliniche, referti, immagini diagnostiche, dati biometrici e informazioni amministrative raccontano la storia più intima delle persone. Proteggerli significa tutelare non solo un diritto fondamentale, ma anche garantire la continuità e la qualità delle cure”, scrive l’associazione in una nota. Secondo AssoSoftware, il percorso verso una sanità realmente digitale passa inevitabilmente anche attraverso una diversa concezione del software. La sicurezza non può essere aggiunta alla fine del processo di sviluppo, ma deve essere prevista fin dalla progettazione delle applicazioni che ogni giorno gestiscono milioni di dati sanitari. “Le software house – prosegue AssoSoftware – non possono più limitarsi a fornire strumenti tecnologicamente efficienti. Devono progettare soluzioni che incorporino fin dall’origine i principi di privacy by design e privacy by default, mettendo a disposizione dei professionisti sanitari sistemi capaci di garantire autenticazione sicura, gestione dei profili di accesso, tracciabilità delle operazioni, backup affidabili e configurazioni orientate alla protezione dei dati. La sicurezza dei dati nasce dalla progettazione del software: è lì che si costruisce la fiducia degli utenti e si rafforza la resilienza dell’intero sistema sanitario”. In questo contesto assume particolare rilievo il Codice di Condotta per il trattamento dei dati personali effettuato dalle imprese di sviluppo e produzione di software gestionale, promosso da AssoSoftware e approvato dal Garante per la protezione dei dati personali. «Il Codice rappresenta un importante passo avanti perché introduce un modello concreto di responsabilità e trasparenza. Non si limita ad affermare principi, ma accompagna le imprese nello sviluppo di prodotti sempre più sicuri e conformi alla normativa europea, offrendo al mercato un riferimento qualificato e verificabile. È un’opportunità per le aziende del software e, allo stesso tempo, una garanzia per professionisti, strutture sanitarie e cittadini». Per AssoSoftware la sfida riguarda l’intero ecosistema della sanità digitale. “La tecnologia, da sola, non basta. Servono organizzazioni consapevoli, professionisti formati e fornitori affidabili. La tutela dei dati personali deve diventare un elemento strutturale della qualità dei servizi sanitari. Solo così sarà possibile accompagnare l’evoluzione verso una sanità sempre più digitale, innovativa e sicura, nella quale proteggere le informazioni del paziente significa proteggere anche la sua salute e la fiducia riposta nel sistema di cura”. da AssoSoftware Redazione Italia
July 1, 2026
Pressenza