
Spari contro la Sea-Watch 5: l’ennesimo atto di pirateria nel Mediterraneo
Progetto Melting Pot Europa - Friday, May 15, 2026Lunedì 13 maggio 2026, una motovedetta della cosiddetta Guardia costiera libica ha aperto il fuoco contro la nave di soccorso Sea-Watch 5, minacciando di abbordare l’imbarcazione e di portare in Libia i 30 membri dell’equipaggio e le 90 persone appena salvate in acque internazionali. L’episodio si inserisce in una escalation di violenza che va avanti da anni e che vede protagoniste le milizie libiche finanziate e sostenute dall’Unione Europea e, in particolare, dall’Italia.
L’attacco è avvenuto poco dopo il completamento di un’operazione di soccorso in acque internazionali. Due motovedette libiche hanno inseguito la Sea-Watch 5, costringendo il comandante a lanciare due richieste di soccorso mayday. I miliziani hanno minacciato l’abbordaggio se la nave non si fosse diretta verso Tripoli, ignorando le direttive delle autorità tedesche – stato di bandiera della nave – che avevano invece ordinato di fare rotta a nord a tutta velocità.
Di fronte alla richiesta di aiuto di Sea-Watch, le autorità italiane, hanno affermato che la situazione non rientrava nella loro competenza. Ricordiamo che l’Italia fornisce equipaggiamento, addestramento e le stesse motovedette ai guardiacoste libici.
Un atteggiamento che la portavoce di Sea-Watch Giorgia Linardi ha definito inaccettabile, considerando che almeno una delle motovedette libiche presenti sulla scena è stata riconosciuta come una di quelle donate proprio dal governo italiano alla Libia nell’ambito del Memorandum d’Intesa tra i due Paesi.
«Poco dopo l’abbordaggio e la cattura della Flottilla da parte di Israele in acque internazionali, siamo davanti a un altro atto di pirateria nel Mediterraneo da parte di attori attivamente supportati e finanziati dal governo italiano e dall’Unione Europea», ha dichiarato Giorgia Linardi, aggiungendo: «Non si tratta di un episodio isolato: con le nostre operazioni testimoniamo quotidianamente episodi di violenza in mare perpetrati dai libici ai danni delle persone in fuga, nell’impunità totale».
Il Mediterraneo è ormai diventato un parco giochi per criminali sostenuti dagli interessi complici UE.
Giorgia Linardi – Sea Watch
Non è la prima volta. Il 26 settembre 2025, durante un’analoga operazione di soccorso in acque internazionali, sempre la Sea-Watch 5 era stata aggredita da una motovedetta libica: minacce, manovre pericolose a distanza ravvicinata e infine un colpo di arma da fuoco sparato contro l’equipaggio e le 66 persone soccorse. Anche in quel caso, la motovedetta responsabile era stata fornita dall’Italia. Il 13 aprile 2026, dopo un lungo lavoro di ricostruzione dei fatti, Sea-Watch ha presentato denunce penali in Germania e in Italia, presso il tribunale di Roma, con accuse che includono la pirateria così come configurata dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del Mare (UNCLOS).
Come aveva dichiarato Linardi in quella occasione: «Nonostante l’altissimo tasso di violenza contro le persone in fuga e contro le organizzazioni non governative, le milizie libiche continuano a ricevere sostegno politico e materiale da parte del Governo italiano e riconoscimento da parte degli Stati membri dell’Unione europea. L’impunità equivale di fatto a incoraggiare ulteriore violenza». Già nell’agosto 2025, la cosiddetta Guardia costiera libica aveva aperto il fuoco per circa 20 minuti contro la nave di soccorso Ocean Viking di SOS Méditerranée.
Solo una settimana prima dell’attacco del 13 maggio, il Ministero dell’Interno tedesco aveva formalmente avvisato tutte le navi battenti bandiera tedesca di un aumento del rischio per la sicurezza nelle acque internazionali all’interno della zona SAR libica. Nonostante questo, l’UE e i suoi Stati membri non hanno tratto alcuna conseguenza politica.
Prende parola anche l’alleanza Justice Fleet, che raccoglie diverse Ong del soccorso civile che hanno deciso di interrompere ogni comunicazione operativa con il centro di coordinamento libico. «Siamo scioccati e sconvolti dall’assoluta incoscienza con cui le milizie sostenute dall’Europa stanno sparando e minacciando di rapire l’equipaggio e i sopravvissuti a bordo di una nave di soccorso umanitario», ha dichiarato Wasil Schauseil, portavoce dell’alleanza. «Questo attacco dimostra ancora una volta che la Justice Fleet ha avuto ragione nel decidere di interrompere le comunicazioni operative con gli attori marittimi libici al fine di denunciare l’illegalità delle loro azioni e proteggere i nostri equipaggi e i sopravvissuti. Il rifiuto dei governi europei di porre fine alla loro cooperazione con questi attori sembra sempre più premiare la loro condotta pericolosa per la vita. Questa impunità deve finire».
A cinque giorni dall’accaduto, né il governo Meloni né alcun rappresentante dell’UE hanno rilasciato dichiarazioni: nessuna solidarietà, nessun commento, nessuna assunzione di responsabilità. Un silenzio che, per chi finanzia e arma quelle motovedette, è già di per sé una risposta. A parlare per loro ci pensa questo post della Marina Militare, che proprio ieri ha annunciato «un intervento di manutenzione a bordo della Libyan Navy». La sfrontatezza non ha limiti!
Un sentito ringraziamento a @ItalianNavy che va ad aggiustare a domicilio i motori delle navi che sparano addosso a soccorritori e società civile europea nel Mediterraneo https://t.co/FNdcV8YB2b
— Sea-Watch Italy (@SeaWatchItaly) May 14, 2026