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Women State Trafficking: presentazione del rapporto al Parlamento europeo
È disponibile online il nuovo rapporto “Women State Trafficking. Violenze di genere, espulsioni e tratta delle donne nere migranti tra Tunisia e Libia” che denuncia – attraverso testimonianze dirette e un lavoro di ricerca dettagliato – il brutale e rodato sistema di tratta di esseri umani ed espulsioni forzate tra Tunisia e Libia. Il rapporto, realizzato dal collettivo RR[X] in partnership con ASGI, Border Forensics, The Routes Journal, On Borders e Melting Pot Europa, sarà presentato a Bruxelles al Parlamento europeo il 22 aprile dalle 18.00 alle 20.00 nella sala SPAAK 7C50. Le oltre 30 testimonianze dirette di 19 donne e 14 uomini, tutte raccolte in forma anonima sul campo a partire dal dicembre del 2024, fotografano le sistematiche violazioni dei diritti umani tra Tunisia e Libia di fronte al silenzio complice di un’Europa che considera sicuro un Paese in cui il traffico di esseri umani è pane quotidiano per sempre più persone. Il rapporto in italiano, inglese e francese è disponibile al sito web: statetrafficking.net . L’evento è organizzato da: Ilaria Salis, eurodeputata Alleanza Verdi e Sinistra (gruppo The Left) Leoluca Orlando, eurodeputato Alleanza Verdi Sinistra (gruppo Greens/EFA) Cecilia Strada, eurodeputata PD (gruppo Socialists & Democrats) Per partecipare in presenza è necessario registrarsi, entro il 21 aprile. Iscrizione all’evento – clicca qui L’evento sarà disponibile anche in diretta streaming, il link verrà pubblicato nei prossimi giorni. Interverranno: * RR[X]: Gruppo di ricerca internazionale che ha deciso di anonimizzarsi per tutelare la propria incolumità nel fare ricerca in un Paese, la Tunisia, oggi oggetto di una radicale repressione. RRX ha realizzato il disegno dell’indagine, la raccolta, l’analisi dei materiali, la supervisione scientifica. * Filippo Furri, Border Forensics * Testimoni del rapporto * Wahid Ferchichi, Membro del Tribunale Popolare Permanente sui Diritti Umani sulle violazioni contro i migranti negli Stati del Maghreb * Siobhán Mullally, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di esseri umani, in particolare donne e bambini * Ulrich Stege, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) * Olivia Sundberg, Amnesty International UE  PER APPROFONDIRE Rapporti e dossier WOMEN STATE TRAFFICKING: GENERE, RAZZIALIZZAZIONE E VIOLENZA DI STATO TRA TUNISIA E LIBIA Il nuovo report di RR[X] documenta la catena di detenzione, vendita e abuso che colpisce le donne migranti nel silenzio complice dell'UE Roberta Derosas 16 Aprile 2026
Il caso Almasri non è chiuso
C’è un passaggio giudiziario che, nel silenzio generale, potrebbe determinare se una vittima di tortura avrà ancora la possibilità di vedere riconosciuti i propri diritti in Italia. È la vicenda di Lam Magok, sopravvissuto alle violenze attribuite al torturatore libico Najim Osama Almasri, oggi al centro di un ultimo snodo decisivo: lunedì 13 aprile la Corte costituzionale sarà chiamata a stabilire se potrà essere parte nel giudizio sulla legittimità della legge italiana di cooperazione con la Corte Penale Internazionale. Notizie CASO ALMASRI: LAM MAGOK CHIEDE ALLA CORTE COSTITUZIONALE DI FARE LUCE SULL’OPERATO DEI MINISTRI «L’Italia è sotto ricatto e il Governo lo rivendica come scelta politica» Redazione 21 Ottobre 2025 La posta in gioco è chiara: se la normativa di attuazione dello Statuto di Roma sarà considerata costituzionalmente legittima, Lam può contestare la mancata consegna del suo presunto carnefice alla Corte Penale Internazionale; se invece venisse dichiarata incostituzionale, anche questa ultima possibilità di accesso alla giustizia verrebbe meno. Secondo quanto denuncia Baobab Experience, che segue il caso insieme ai legali della vittima, il percorso di Lam verso la giustizia è stato progressivamente ostacolato su più livelli istituzionali. In primo luogo, attraverso la mancata attivazione della consegna di Almasri alla giustizia internazionale; successivamente, con il blocco del procedimento nei confronti di esponenti del governo italiano da parte del Parlamento. Nel comunicato, gli avvocati Francesco Romeo e Antonello Ciervo sottolineano come Lam chieda di essere ammesso al giudizio costituzionale proprio perché lì si gioca “l’ultima possibilità concreta di accedere alla giustizia e far valere i propri diritti”. La vicenda si intreccia direttamente con le decisioni politiche e istituzionali adottate nei mesi precedenti. Il Governo italiano – nelle figure del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano – ha scelto di non procedere alla consegna del cittadino libico alla giustizia internazionale, impedendo di fatto l’instaurazione del processo davanti alla Corte Penale Internazionale. Successivamente, il Parlamento ha negato l’autorizzazione a procedere nei confronti dei membri dell’esecutivo coinvolti, chiudendo così un ulteriore fronte giudiziario interno. Intanto, la Corte d’Appello di Roma ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, aprendo lo scenario che ora arriva davanti alla Consulta. Non si tratta soltanto di una vicenda individuale verso una singola persona che ha subito torture. Nel comunicato si sottolinea come il caso riguardi anche le migliaia di persone che hanno subito violenze nei centri di detenzione libici, e che oggi si troverebbero di fronte a un sistema giuridico incapace di garantire piena tutela quando le responsabilità coinvolgono attori statali o rapporti di cooperazione internazionale. Lam Magok, già riconosciuto come “persona danneggiata” dal Tribunale dei Ministri, si trova dunque in una posizione paradossale: da un lato il riconoscimento formale del danno subito, dall’altro la possibile impossibilità di far valere in giudizio le responsabilità connesse alla sua vicenda. La stessa Corte Penale Internazionale ha già messo in discussione le giustificazioni fornite dall’Italia sul mancato trasferimento di Almasri, arrivando a deferire il nostro Paese all’Assemblea degli Stati Parte. Ora tutto si concentra su una decisione: quella della Corte costituzionale. Una decisione che, al di là del tecnicismo giuridico, definirà il perimetro del diritto di accesso alla giustizia per una vittima di tortura in un caso che intreccia migrazione, cooperazione internazionale e responsabilità statale. Per Baobab Experience e per i legali di Lam, si tratta di un passaggio cruciale: «Lunedì è un giorno importante: si decide se ad una vittima sarà ancora riconosciuto il diritto di ottenere giustizia, anche quando i suoi carnefici sono molto, molto più potenti di lui».