Il caso Almasri non è chiuso

Progetto Melting Pot Europa - Saturday, April 11, 2026

C’è un passaggio giudiziario che, nel silenzio generale, potrebbe determinare se una vittima di tortura avrà ancora la possibilità di vedere riconosciuti i propri diritti in Italia.

È la vicenda di Lam Magok, sopravvissuto alle violenze attribuite al torturatore libico Najim Osama Almasri, oggi al centro di un ultimo snodo decisivo: lunedì 13 aprile la Corte costituzionale sarà chiamata a stabilire se potrà essere parte nel giudizio sulla legittimità della legge italiana di cooperazione con la Corte Penale Internazionale.

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Caso Almasri: Lam Magok chiede alla Corte Costituzionale di fare luce sull’operato dei ministri

«L’Italia è sotto ricatto e il Governo lo rivendica come scelta politica»

Redazione 21 Ottobre 2025

La posta in gioco è chiara: se la normativa di attuazione dello Statuto di Roma sarà considerata costituzionalmente legittima, Lam potrebbe contestare la mancata consegna del suo presunto carnefice alla Corte Penale Internazionale; se invece venisse dichiarata incostituzionale, anche questa ultima possibilità di accesso alla giustizia verrebbe meno.

Secondo quanto denuncia Baobab Experience, che segue il caso insieme ai legali della vittima, il percorso di Lam verso la giustizia sarebbe stato progressivamente ostacolato su più livelli istituzionali. In primo luogo, attraverso la mancata attivazione della consegna di Almasri alla giustizia internazionale; successivamente, con il blocco del procedimento nei confronti di esponenti del governo italiano da parte del Parlamento.

Nel comunicato, gli avvocati Francesco Romeo e Antonello Ciervo sottolineano come Lam chieda di essere ammesso al giudizio costituzionale proprio perché lì si gioca “l’ultima possibilità concreta di accedere alla giustizia e far valere i propri diritti”.

La vicenda si intreccia direttamente con le decisioni politiche e istituzionali adottate nei mesi precedenti. Il Governo italiano – nelle figure del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano – ha scelto di non procedere alla consegna del cittadino libico alla giustizia internazionale, impedendo di fatto l’instaurazione del processo davanti alla Corte Penale Internazionale.

Successivamente, il Parlamento ha negato l’autorizzazione a procedere nei confronti dei membri dell’esecutivo coinvolti, chiudendo così un ulteriore fronte giudiziario interno.

Intanto, la Corte d’Appello di Roma ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, aprendo lo scenario che ora arriva davanti alla Consulta.

Non si tratta soltanto di una vicenda individuale. Nel comunicato si sottolinea come il caso riguardi anche le migliaia di persone che avrebbero subito violenze nei centri di detenzione libici, e che oggi si troverebbero di fronte a un sistema giuridico incapace di garantire piena tutela quando le responsabilità coinvolgono attori statali o rapporti di cooperazione internazionale.

Lam Magok, già riconosciuto come “persona danneggiata” dal Tribunale dei Ministri, si trova dunque in una posizione paradossale: da un lato il riconoscimento formale del danno subito, dall’altro la possibile impossibilità di far valere in giudizio le responsabilità connesse alla sua vicenda.

La stessa Corte Penale Internazionale ha già messo in discussione le giustificazioni fornite dall’Italia sul mancato trasferimento di Almasri, arrivando a deferire il Paese all’Assemblea degli Stati Parte.

Ora tutto si concentra su una decisione: quella della Corte costituzionale. Una decisione che, al di là del tecnicismo giuridico, definirà il perimetro del diritto di accesso alla giustizia per una vittima di tortura in un caso che intreccia migrazione, cooperazione internazionale e responsabilità statale.

Per Baobab Experience e per i legali di Lam, si tratta di un passaggio cruciale: «Lunedì è un giorno importante: si decide se ad una vittima sarà ancora riconosciuto il diritto di ottenere giustizia, anche quando i suoi carnefici sono molto, molto più potenti di lui».