“No CPR, né qui né altrove”: il 16 maggio a Trento si torna in piazza

Progetto Melting Pot Europa - Thursday, April 30, 2026

Il movimento contro la costruzione del Centro di Permanenza per il Rimpatrio a Piedicastello si prepara a una nuova giornata di mobilitazione. Sabato 16 maggio alle ore 15, il corteo partirà dal centro città per raggiungere la zona di Maso Visintainer, dove la Giunta Fugatti prevede di avviare i lavori in estate: il Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR ha convocato la piazza con un appello rivolto alla cittadinanza: «Il 16 maggio sfileremo in corteo dal centro città fino alla zona di Piedicastello dove vorrebbero erigere un lager di Stato, per dire ancora una volta che le nostre comunità si basano sulla solidarietà e la giustizia sociale, non sulla privazione della libertà personale e la violenza».

Un’opposizione sociale che cresce

La manifestazione di sabato arriva a cinque mesi di distanza da quella del 13 dicembre, quando oltre 1.500 persone avevano sfilato per le strade di Trento chiamate a raccolta da più di cinquanta realtà sociali e politiche. Un appuntamento che il coordinamento ha definito come una svolta: «Quella giornata ha dimostrato che questa città non ha paura di sfidare la Giunta Fugatti e che esiste un territorio antirazzista e solidale pronto a lottare. Ora dobbiamo tornare in piazza, più determinati di prima».

Nel frattempo, il percorso di avvicinamento al 16 maggio ha visto assemblee, incontri pubblici e nuove prese di posizione di contrarietà, tra cui quella di quasi tutte le circoscrizione della città.

Lunedì 4 maggio, presso la sala circoscrizionale di Piedicastello, il Coordinamento propone una serata di approfondimento “Corpi reclusi: CPR tra patogenicità e violenza di Stato” sui profili sanitari e legali dei CPR, con il medico infettivologo Nicola Cocco – attivista della rete “Mai più lager – No ai CPR” – e l’avvocato Gianluca Vitale del foro di Torino, legale della famiglia di Moussa Balde e che ha negli anni ha difeso diversi detenuti nei CPR, tra cui l’imam Mohamed Shahin della Moschea di San Salvario di Torino, trattenuto al CPR di Caltanissetta. 

Secondo i relatori, la patogenicità dei centri «è un dato scientifico, non un’opinione», come attestato anche dal Policy Brief dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del gennaio 2026, che individua nella detenzione amministrativa dei migranti una causa diretta di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi.

Tagli all’accoglienza e cantiere in arrivo

Sullo sfondo resta l’accordo tra il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che prevede non solo la realizzazione del CPR ma anche un taglio dei posti letto del sistema di accoglienza (da 700 a 350). L’estate si avvicina e con essa, secondo il Coordinamento, anche i cantieri. Nel frattempo, la situazione dell’accoglienza sul territorio si aggrava: «Centinaia di persone richiedenti asilo continuano a vivere in strada, escluse da qualsiasi forma di accoglienza e/o assistenza sociale e la situazione è in peggioramento anche con la chiusura dei dormitori di bassa soglia per donne e uomini richiedenti asilo».

Il movimento non esita a leggere questo dato come il risultato di precise scelte politiche: «La progressiva riduzione dei posti in accoglienza è il risultato di precise scelte politiche. Il definanziamento e lo smantellamento dei percorsi di accoglienza diffusa contribuisce a produrre marginalità e irregolarità, alimentando un circuito che vuole rendere più facile giustificare strumenti repressivi come i CPR». E ancora: «Smantellare l’accoglienza e costruire CPR sono due facce della stessa politica: una politica che rifiutiamo con fermezza».

La voce del vescovo e la profilazione razziale del questore

A fare discutere, nelle ultime settimane, sono state anche le posizioni di due figure istituzionali: l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi e il questore Nicola Zupo.

Monsignor Tisi è stato attaccato dalla destra locale e finito al centro di polemiche per aver richiamato principi di umanità e dignità nel dibattito sui CPR. Il Coordinamento gli ha espresso piena solidarietà: «Esprimiamo piena solidarietà a S. E. Lauro Tisi, oggetto di attacchi strumentali e aggressivi per le sue parole di rifiuto. Le dichiarazioni dell’Arcivescovo richiamano principi fondamentali di umanità, dignità e responsabilità collettiva».

Il questore Zupo ha, invece, affermato ai media rispetto alla presunta insicurezza della città: «Nessuno pensi che una segnalazione al 112 verrà trascurata, se un cittadino ha timore anche se non vede un reato, ma sta portando la spazzatura e vede stranieri di cui ha timore». Parole che l’Assemblea Antirazzista Trento ha definito «particolarmente gravi, poiché legittimano segnalazioni fondate su percezioni soggettive e potenzialmente discriminatorie, in contrasto con i principi costituzionali».

Il comunicato cita anche il più recente rapporto della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI), che segnala «molte testimonianze sulla profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine» in Italia. «Duole constatare che il Questore si presti a fungere da parafulmine per il fallimento della politica, la quale, per celare incompetenza e inerzia, individua nel “migrante” un facile capro espiatorio».

«La vera sicurezza nasce dalla cura, non dalle galere etniche»

Il filo che lega tutti i documenti del Coordinamento No CPR è un’alternativa chiara al modello della detenzione amministrativa. Come ricordano le stesse voci degli studenti delle scuole di italiano che avevano preso parola il 13 dicembre: «La vera sicurezza nasce dalla cura, non dalle galere etniche per chi è sprovvisto di titolo di soggiorno». Per questo viene chiesto che «i 2 milioni di euro di fondi provinciali stanziati per costruire una struttura detentiva siano invece utilizzati per finanziare immediatamente accoglienza, inclusione e diritti».

Il Coordinamento fa infine appello a tutta la cittadinanza e alle persone che si sono mobilitate in questi mesi: dal movimento per la Palestina alla manifestazione antifascista di Bolzano contro il cartello “remigrazione”, fino alla manifestazione “No Kings” di Roma di fine marzo. Il 25 aprile il movimento è stato presente ai cortei di Trento e Bolzano con striscioni contro il CPR.

Sabato 16 maggio sarà un altro passaggio importante e la mobilitazione vuole collegarsi altri altri territori in lotta contro la costruzione di nuovi CPR, da Aulla a Castel Volturno. «La manifestazione No CPR è aperta a tutte e tutti: singole persone, associazioni, collettivi e realtà sociali e politiche che intendano contribuire a costruire un’opposizione ampia, determinata e radicata. No CPR. Né qui né altrove».