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TRENTO: MILLE IN PIAZZA IN DIFESA DELLE SCUOLE E A FIANCO DEI DOCENTI. “SE SVALUTANO LORO, SVALUTANO NOI”
Oltre mille studenti e studentesse in piazza a Trento mercoledì 21 ottobre per un corteo che ha attraversato, sotto la pioggia, tutto il centro storico, fino alla centrale piazza Dante. Dopo alcuni giorni di iniziative davanti ad alcuni istituti, la quasi totalità delle scuole trentina si è mobilitata con un duplice obiettivo: oltre alle rivendicazioni generali, relative a un futuro che di fatto non esiste e un presente di scuole fatiscenti, studentesse e studenti hanno voluto esprimere la loro solidarietà concreta ai docenti trentini, che – sulla scia di quanto già fatto dai colleghi dell’Alto Adige-  hanno minacciato il blocco delle gite e di altre attività non strettamente scolastiche contro la svalutazione continua della loro funzione, a partire da stipendi ormai totalmente fuori scala rispetto all'(alto) costo della vita, della casa e del carburante. A lanciare la mobilitazione studentesca trentina sono stati gli alunni del liceo Da Vinci, mentre il giorno precedente c’era stata un’altra iniziativa all’Itet Tambosi, con diversi momenti di tensione e cinque giovani (non sarebbero studenti dell’istituto) portati poi in Questura. Il corteo di mercoledì 21 ottobre non ha visto invece problemi in piazza, con studentesse e studenti a ottenere, per il pomeriggio, un incontro con Francesca Gerosa, assessora provinciale competente oltre che presidente di Fratelli d’Italia in Trentino. Ci racconta come è andata Alberto del Collettivo del liceo scientifico Da Vinci di Trento. Ascolta o scarica
October 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Al via nelle scuole del Trentino il progetto Fuori-classe, vincitore del bando Comunità inclusive 2026
Da ottobre a Trento e Pergine un percorso di diciotto mesi che mette al centro i giovani con background migratorio come agenti di coesione sociale. Si parte dalle scuole, si arriva ai quartieri e alle istituzioni. A partire da ottobre le aule del Liceo Marie Curie di Pergine Valsugana e dell’UPT-Scuola delle Professioni per il Terziario di Trento ospiteranno le prime attività del progetto Fuori-Classe: partecipazione giovanile per comunità inclusive.  Finanziato dalla Fondazione Caritro tramite il Bando Comunità Inclusive 2026, il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Associazione Ya Basta! Êdî Bese! (capofila), l’Associazione Melting Pot Odv, il Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento, e i due istituti scolastici coinvolti. L’obiettivo principale è valorizzare il protagonismo dei ragazzi e delle ragazze con background migratorio nei territori che abitano, promuovendo il loro ruolo come agenti di coesione sociale in ottica interculturale e intergenerazionale.  Alla base di questo percorso c’è anzitutto l’esperienza maturata dalle associazioni promotrici nella costruzione di comunità e percorsi di mutualismo e inclusione. C’è poi l’osservazione di un dato fondamentale: in Trentino la presenza di cittadini e cittadine con background migratorio è un elemento strutturale. Secondo i dati Istat, rappresentano il 9,4% della popolazione, con punte di oltre il 12% nei centri urbani. Elemento da cui non è esclusa la popolazione scolastica, composta per circa un 20% da studenti e studentesse di Seconda Generazione, di cui oltre il 70 % nati in Italia.  I giovani e le giovani di Seconda Generazione sono quindi una componente stabile della cittadinanza locale, sempre più integrata nel sistema scolastico e lavorativo ma ancora sistematicamente sottorappresentata e tenuta ai margini della vita attiva di comunità: una “segregazione invisibile” che si manifesta negli spazi della socialità e della partecipazione civile. «Troppo spesso i ragazzi e le ragazze con background migratorio vengono raccontati da altri, sospesi tra vittimizzazione e stigma, come mostra l’uso che si fa dell’etichetta dei “maranza”», spiega Maja Husejic, referente del progetto. «Con Fuori-Classe vogliamo ribaltare questa prospettiva: lavorare con le seconde generazioni e non solo per loro, riconoscendo il loro bagaglio multiculturale come una competenza e non come una vulnerabilità. Sono cresciuti qui, sono parte di questa comunità e hanno il diritto di contribuire a immaginarne il futuro». Il progetto intende ribaltare questa tendenza secondo due direttrici: creando spazi in cui i giovani possano farsi promotori delle proprie necessità e delle istanze di cambiamento; ma anche riabitando i contesti urbani periferici, che spesso si fanno rappresentazione plastica della marginalizzazione sociale, per riconvertirli in presidi di socialità, scambio e protagonismo della comunità, nel tentativo di superare la logica frammentata del mosaico di culture isolate tra loro e facendo sì che i ragazzi e le ragazze siano protagonisti sia nel progettare che nel costruire modelli di comunità fondati sulla condivisione e il mutualismo. Essenziale è, quindi, il rapporto tra scuola, studenti, comunità e territorio. Proprio per questo, il percorso vede nel suo programma molte attività che coinvolgono anche i quartieri, i residenti storici e i coetanei del gruppo di ragazzi e ragazze coinvolti: dagli incontri organizzati per condividere prospettive e punti di vista alla costruzione pratica di iniziative di comunità e di mutualismo, dalla Mappatura Comunitaria Partecipata degli spazi urbani periferici alla produzione di nuove narrazioni degli spazi urbani e delle nuove generazioni che contrastino gli stereotipi e le polarizzazioni del dibattito pubblico locale.  Il progetto uscirà dalle aule con presidi mobili, una Festa di Comunità a Trento e il podcast 2G Voice.  Nel contesto degli obiettivi generali è inoltre fondamentale la costruzione di un rapporto duraturo con le istituzioni locali. È previsto anche il seminario Oltre gli stereotipi, rivolto a giornalisti, giornaliste e insegnanti. Nell’ottica della collaborazione con le istituzioni locali va ricordato il contributo fondamentale del Centro per la Cooperazione Internazionale di Trento, che ha accettato di mettere a disposizione le competenze metodologiche affinate nell’ambito di Educazione alla Cittadinanza Globale. Va, infine, segnalato l’allargamento della partnership ad altre realtà del territorio e non solo: l’Associazione Gioco degli Specchi e il Comitato Cittadinanza del Trentino e Italiani Senza Cittadinanza.
Illegittimo il diniego di rinnovo del PdS per lavoro: il percorso di reinserimento sociale e la stabilità effettiva vanno sempre valutati, anche con precedenti penali
Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento, con la sentenza n. 154 del 21 settembre 2026 (estensore Cons. Giacomo Bernarsi), si è pronunciato sul caso di un cittadino straniero presente in Italia dall’anno 2009, dall’età di 6 anni, e titolare di un permesso di soggiorno per lavoro, che si era visto negare il rinnovo dalla Questura di Trento sulla base di alcuni precedenti penali. Nel procedimento di rinnovo del permesso di soggiorno, l’ampia discrezionalità dell’Amministrazione nella valutazione della pericolosità sociale dello straniero deve essere esercitata attraverso un’istruttoria adeguata e una motivazione effettiva, che ponga in concreto a confronto i precedenti negativi con gli elementi favorevoli e sopravvenuti relativi al percorso di integrazione, quali lavoro, reddito, legami familiari e stabilità abitativa. Il mero richiamo ai precedenti penali, senza spiegare il mutamento rispetto ai precedenti rinnovi del titolo di soggiorno e senza un’effettiva ponderazione degli elementi favorevoli, determina un vizio di motivazione suscettibile di annullamento. TRGA di Trento, sentenza n. 154 del 21 settembre 2026 Si ringrazia l’Avv. Giovanni Guarini per la segnalazione e il commento.
Pericolosità sociale, il TRGA Trento richiama la Questura: serve un bilanciamento concreto con il radicamento in Italia
Una rilevante sentenza del Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento n. 154 del 21 settembre 2026, estensore Cons. Giacomo Bernardi, che ha dichiarato l’illegittimità del diniego di un permesso di soggiorno per lavoro nei confronti di un giovane cittadino straniero. IL FATTO Un cittadino marocchino, presente in Italia dal 2009, aveva frequentato le scuole in Italia e aveva ottenuto nel tempo diversi titoli di soggiorno: inizialmente per motivi familiari, poi per minore età e, raggiunta la maggiore età, un permesso per lavoro subordinato/attesa occupazione, rinnovato nel 2024. L’11 dicembre 2024 aveva presentato una nuova domanda di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato. La Questura, dopo il preavviso di rigetto, ha adottato il 16 luglio 2026 il provvedimento di diniego, fondandolo su una serie di precedenti penali, procedimenti, sanzioni amministrative, segnalazioni di polizia e anche sull’insufficienza reddituale. Il ricorrente ha impugnato il diniego lamentando che la valutazione di pericolosità sociale non fosse attuale e concreta e che non fosse stato valorizzato il proprio percorso di reinserimento. LA DECISIONE DEL TRGA Il principio centrale della sentenza è che la gravità dei precedenti penali e le esigenze di sicurezza pubblica non esonerano l’Amministrazione dall’effettuare un confronto concreto e motivato con gli elementi favorevoli rappresentati dall’interessato. Gli elementi da considerare nel bilanciamento comprendono, secondo il principio richiamato: * legami familiari; * lavoro stabile; * reddito adeguato; * dimora fissa; * altre circostanze idonee a dimostrare un effettivo e pacifico radicamento nel territorio italiano. Inoltre, il TAR osserva che il ricorrente aveva già ottenuto diversi rinnovi del permesso fino al 2024, nonostante i fatti criminosi richiamati dall’Amministrazione fossero già stati commessi. Il Tribunale si chiede quindi, in sostanza: che cosa è cambiato nel frattempo per giustificare il nuovo giudizio di pericolosità sociale? Secondo il Collegio, il quadro criminoso non era mutato in modo tale da spiegare perché una situazione in precedenza non ritenuta ostativa fosse diventata improvvisamente ostativa. TRGA Trento, sentenza n. 154 del 21 settembre 2026 Si ringrazia l’Avv. Giovanni Guarini per la segnalazione e il commento.
Accoglienza negata alle richiedenti asilo. Il TRGA di Trento dà ragione a sei donne: «La lista d’attesa non esclude l’inerzia»
Sei ordinanze cautelari condannano il silenzio del Commissariato del Governo. È un primo passo: la Prefettura ha ora quindici giorni per completare l’istruttoria. La rete di realtà solidali e antirazziste: «Vigileremo perché all’ordine del giudice segua l’accoglienza reale». Con sei ordinanze depositate l’11 settembre 2026, il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa (T.R.G.A.) di Trento ha accolto le istanze cautelari di sei donne richiedenti protezione internazionale – tra i 30 e i 50 anni, quattro provenienti dal Marocco, una dalla Turchia e una da El Salvador – rimaste per mesi fuori dal sistema di accoglienza nonostante avessero dichiarato la propria condizione di indigenza e l’assenza di un alloggio stabile. Le sei donne sono seguite dallo sportello di orientamento legale dell’Assemblea Antirazzista Trento e della scuola di italiano Libera la Parola, in collaborazione con Melting Pot Odv e lo sportello Casa per Tutt*, che si sono rivolti all’Avv. Giovanni Barbariol del Foro di Padova. Tra aprile e maggio 2026 avevano chiesto formalmente di accedere alle misure di accoglienza; il Commissariato del Governo si era limitato a comunicare il loro inserimento in una lista di attesa, subordinando l’ingresso alla “disponibilità di posti nel sistema di accoglienza”. Il T.R.G.A. ha stabilito che quella nota costituisce un inadempimento. L’inserimento in lista di attesa, scrive il Tribunale, “ha carattere meramente soprassessorio poiché non vale ad escludere l’inerzia lamentata con il ricorso avverso il silenzio”, secondo una giurisprudenza ormai consolidata (Consiglio di Stato, sez. III, 14 gennaio 2026, n. 302, che rinvia alla Corte di Giustizia UE, sez. III, 1° agosto 2025, C-97/24; T.A.R. Veneto n. 1274/2026; T.A.R. Lazio, sez. IV, 20 luglio 2026, n. 13304; T.A.R. Piemonte, sez. I, 27 maggio 2026, n. 1195). La nota, prosegue il giudice, è “priva di valenza provvedimentale ed inidonea a far ritenere assolto l’obbligo di provvedere”. Riconosciuti sia il fumus boni iuris del ricorso sia il periculum in mora, in quanto le ricorrenti sono prive di alloggio e di mezzi di sussistenza, il Tribunale ha ordinato all’Amministrazione di completare l’istruttoria per la verifica dei requisiti di accesso entro e non oltre quindici giorni. La rete di realtà solidali commenta: «È un primo passo da vigilare. Il giudice non ha ordinato l’ingresso immediato in accoglienza, ma al momento ha imposto al Commissariato del Governo di svolgere finalmente l’accertamento che ha eluso per mesi. La responsabilità, tuttavia, va allargata anche alla Provincia di Trento, considerata la regia che ha sulla gestione dei posti nel sistema di accoglienza. E la stessa indisponibilità di posti opposta alle richiedenti è il prodotto di una scelta politica precisa: l’accordo sottoscritto il 24 ottobre 2025 dal presidente Maurizio Fugatti e dal ministro Matteo Piantedosi baratta la costruzione di un CPR a Trento con il dimezzamento dei posti del sistema di accoglienza, ridotti da 700 a 350. Il taglio è già in corso – la Residenza Fersina è destinata allo svuotamento entro fine anno, i nuovi ingressi sono bloccati e centinaia di persone, tra cui donne e famiglie con minori, restano senza un tetto, oppure relegati in dormitori di bassa soglia infestati dalle cimici. Prima si tagliano i posti, poi si oppone alle persone richiedenti asilo l’assenza di quei posti: è il cortocircuito che il Tribunale, con queste decisioni, ha rifiutato di avallare. Sarà nostro compito verificare che a quell’ordine seguano fatti concreti, e non un nuovo rinvio con altro nome». «Ma questo risultato – prosegue la rete – è frutto, in primo luogo, della lotta delle ragazze e delle signore rimaste fuori dall’accoglienza, che da oltre tre anni denunciano, protestano e si organizzano per rivendicare un diritto a un tetto e a i mezzi di sussistenza previsti dalla normativa italiana. È frutto, in secondo luogo, di una rete solidale fatta di tante persone e realtà che le hanno affiancate». La rete solidale guarda immediatamente avanti: «Vogliamo estendere questa esperienza con una class action che comprenda anche i ragazzi richiedenti asilo lasciati fuori dall’accoglienza, che restano la categoria più esposta al rischio di finire in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Perché l’esclusione sistematica dall’accoglienza non è un disguido amministrativo: è la porta d’ingresso verso la detenzione e l’espulsione. Il diritto all’accoglienza si difende insieme: nelle aule dei tribunali e nelle strade». T.R.G.A. di Trento, ordinanza n. 41 dell’11 settembre 2026
September 17, 2026
Progetto Melting Pot Europa
NAZI-FASCISTI DA TUTTA EUROPA NELLA PROVINCIA VERONESE E TRENTINA: “GOVERNO E PREFETTURE NON DIANO NESSUNO SPAZIO AI NAZI-FASCISTI”
Nei prossimi giorni sono in programma diversi appuntamenti di richiamo xenofobo e razzista dal richiamo europeo nei territori veronesi e trentini. Nello specifico tra una settimana nel sud del Trentino, al confine con Verona, arriveranno gruppi neonazisti da tutta Europa. L’evento è il tradizionale raduno “Ritorno a Camelot”, organizzato dal Veneto Fronte Skinheads. Sui social da tempo è apparso il fitto programma di concerti, dei gruppi “RAC” (Rock Against Communism). Contenuti apertamente razzisti, antisemiti, suprematisti. Dietro queste sigle c’è il network Blood&Honour, organizzazione sottoposta a sanzioni per istigazione al terrorismo dal governo inglese. Da quanto si apprende le date saranno il 3-4-5-6 settembre in trentino. Protagonista del concerto sono anche il gruppo Gesta Bellica che esegue canzoni inneggianti al nazismo, tra le quali una dedicata ad Erich Priebke, capitano delle SS tra i pianificatori ed esecutori dell’eccidio delle Fosse Ardeatine e un’altra a sostegno dei neonazisti del Veneto Fronte Skinheads che fa parte del movimento “Blood and Honour”, organizzatore della serata. La provincia veronese il 10-11-12-13 settembre ospiterà un altro evento neofascista organizzato invece da Casa Pound Italia sempre con concerti nazi rock ed incontri propagandistici. Nei suddetti incontri profileranno gruppi musicali di estrazione nazi-fascista sotto l’ala protettrice del Veneto Fronte Skinheads e di Casa Pound, erroneamente considerati come semplici associazioni ma che andrebbero invece fortemente contrastate in quanto organizzazioni dichiaratamente neofasciste e neonaziste. Alleanza Verdi Sinistra – scrive in un comunicato- “denuncia tali esecrabili iniziative che pescano tra i peggiori rigurgiti antidemocratici dell’estrema destra per provare a mantenere in vita un’ideologia pericolosa, razzista e antidemocratica che va contro tutti i dettami della nostra Costituzione, non a caso nata proprio dalla sconfitta della dittatura nazifascista. Come AVS chiediamo un deciso intervento per porre fine a questo continuo agitarsi di propaganda neonazista e neofascista nel nostro Paese che macchiano i nostri territori nati della resistenza. A nostro parere è necessario che il Governo e le Prefetture, a partire dall’azione del Ministro, pongano in essere azioni efficaci di contrasto alle manifestazioni apologetiche del nazifascismo, come quella citata in premessa, non limitandosi alla “sorveglianza dinamica” ma impedendo che possano esistere luoghi, seppur in aree private, dove si possa liberamente fare propaganda d’odio nei confronti delle minoranze e si possa richiamare e inneggiare al fascismo e al nazismo”. Il gruppo parlamentare di AVS sta predisponendo relative interrogazioni in parlamento. Ne parliamo con Luca Perini Segretario Provinciale di Sinistra Italiana Verona  Ascolta o scarica
August 26, 2026
Radio Onda d`Urto
Segreto di sicurezza nazionale sul CPR di Trento: negati i documenti
Cittadinanzattiva con il sostegno politico e sociale del Coordinamento regionale No CPR deposita l’istanza di riesame per ottenere le carte urbanistiche e ambientali del progetto. La battaglia per la trasparenza non si ferma: il 15 giugno 2026 è stata depositata una formale richiesta di riesame per ottenere l’apertura dei documenti sul progetto del CPR (Centro di Permanenza per i Rimpatri, la struttura detentiva per l’espulsione di cittadini stranieri) previsto a Trento. L’iniziativa nasce per contrastare il muro di gomma eretto dalle istituzioni: di fronte a una richiesta di accesso agli atti, il Ministero dell’Interno, il Commissariato del Governo e la Provincia Autonoma di Trento hanno infatti opposto un rifiuto totale, nascondendo l’intero progetto dietro l’etichetta di “opera destinata alla difesa e alla sicurezza nazionale“. La richiesta di riesame contesta l’illegittimità di questo diniego che viola il principio di proporzionalità: anche in presenza di informazioni sensibili, la legge impone di oscurare solo le singole parti a rischio, non di secretare in blocco interi fascicoli. Questa azione legale è l’espressione diretta di una forte mobilitazione locale e di un vasto lavoro di rete sul territorio. A promuovere in prima linea l’istanza sono Cittadinanzattiva APS e l’Assemblea Antirazzista Trento, affiancate da un team legale d’eccezione composto dagli avvocati Gennaro Santoro, Antonello Ciervo, Salvatore Fachile e da Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva. A supportare politicamente e socialmente la richiesta vi è l’intero Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR, una coalizione che unisce oltre 50 realtà del territorio. La cittadinanza esige trasparenza perché le carte richieste, in particolare quelle urbanistiche, edilizie e ambientali, riguardano direttamente la sicurezza e la salute pubblica. L’area scelta a Maso Visintainer, nel quartiere di Piedicastello, è infatti stretta tra la tangenziale, l’autostrada del Brennero e un metanodotto ad alta pressione. I cittadini hanno il diritto di accedere a questi dati, che non contengono “segreti militari”, ma riguardano cruciali fattori di rischio strutturale, acustico e atmosferico. La vicenda che ha portato a questa richiesta di riesame si è sviluppata attraverso precise tappe: * 23 aprile 2026: viene presentata un’istanza di accesso civico generalizzato tramite lo strumento del FOIA (Freedom of Information Act, la normativa sulla trasparenza per l’accesso agli atti pubblici). L’obiettivo è ottenere la documentazione integrale sulla progettazione e realizzazione del CPR. * 19 maggio 2026: Il Ministero dell’Interno, il Commissariato del Governo e la Provincia Autonoma di Trento rispondono negativamente. Si appellano al D.L. 124/2023, che classifica i CPR come opere di sicurezza nazionale, opponendo un diniego totale e indifferenziato a tutte le richieste. * 15 giugno 2026: Cittadinanzattiva deposita la formale richiesta di riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza per sbloccare i documenti. A sostegno, i legali richiamano una solida giurisprudenza: il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio e il Consiglio di Stato hanno già escluso in passato l’applicabilità del segreto militare ai dati di localizzazione e all’impatto territoriale di queste strutture. Sostenuta da tutta la rete mobilitata, l’associazione chiede ai Responsabili della trasparenza la trasmissione integrale di tutti i documenti originariamente richiesti: «I CPR non sono basi militari, sono luoghi in cui si detengono esseri umani, e per questo ci aspettiamo che siano aperti al controllo pubblico, non schermati dietro una norma che li equipara a infrastrutture di guerra», dichiara il Coordinamento NO CPR. «Pretendiamo che vengano quantomeno desecretati gli atti urbanistici, ambientali e quelli relativi alle modalità di affidamento e gestione della struttura, oppure che venga fornita una motivazione dettagliata per ogni singolo documento negato. In assenza di risposta entro i 20 giorni previsti dalla legge, avvieremo un ricorso giurisdizionale in tribunale. Continueremo a chiedere trasparenza».
Per Abrar, uccisa dal carcere di Trento
Per Abrar, uccisa dal carcere di Trento Nota de “Il Rovescio”:La scorsa domenica 24 maggio una prigioniera di 21 anni è stata ritrovata impiccata in una cella del carcere trentino…
June 10, 2026
La Nemesi
Trento 13 giugno. Corteo contro le Grandi Opere Insostenibili
di Comitato No TAV Trento Il coordinamento in difesa delle comunità impattate dalle circonvallazioni di Trento e Rovereto, di cui facciamo parte, promuove per il 13 giugno un corteo a Trento per manifestare dissenso nei confronti non solo degli specifici progetti TAV attualmente previsti in Trentino, ma in generale delle grandi opere insostenibili, fra cui senz’altro annoveriamo l’Autostrada A31. La