Segreto di sicurezza nazionale sul CPR di Trento: negati i documenti
Cittadinanzattiva con il sostegno politico e sociale del Coordinamento regionale
No CPR deposita l’istanza di riesame per ottenere le carte urbanistiche e
ambientali del progetto.
La battaglia per la trasparenza non si ferma: il 15 giugno 2026 è stata
depositata una formale richiesta di riesame per ottenere l’apertura dei
documenti sul progetto del CPR (Centro di Permanenza per i Rimpatri, la
struttura detentiva per l’espulsione di cittadini stranieri) previsto a Trento.
L’iniziativa nasce per contrastare il muro di gomma eretto dalle istituzioni: di
fronte a una richiesta di accesso agli atti, il Ministero dell’Interno, il
Commissariato del Governo e la Provincia Autonoma di Trento hanno infatti
opposto un rifiuto totale, nascondendo l’intero progetto dietro l’etichetta di
“opera destinata alla difesa e alla sicurezza nazionale“.
La richiesta di riesame contesta l’illegittimità di questo diniego che viola il
principio di proporzionalità: anche in presenza di informazioni sensibili, la
legge impone di oscurare solo le singole parti a rischio, non di secretare in
blocco interi fascicoli.
Questa azione legale è l’espressione diretta di una forte mobilitazione locale e
di un vasto lavoro di rete sul territorio. A promuovere in prima linea l’istanza
sono Cittadinanzattiva APS e l’Assemblea Antirazzista Trento, affiancate da un
team legale d’eccezione composto dagli avvocati Gennaro Santoro, Antonello
Ciervo, Salvatore Fachile e da Laura Liberto, coordinatrice nazionale di
Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva.
A supportare politicamente e socialmente la richiesta vi è l’intero
Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR, una coalizione che unisce
oltre 50 realtà del territorio. La cittadinanza esige trasparenza perché le
carte richieste, in particolare quelle urbanistiche, edilizie e ambientali,
riguardano direttamente la sicurezza e la salute pubblica. L’area scelta a Maso
Visintainer, nel quartiere di Piedicastello, è infatti stretta tra la
tangenziale, l’autostrada del Brennero e un metanodotto ad alta pressione. I
cittadini hanno il diritto di accedere a questi dati, che non contengono
“segreti militari”, ma riguardano cruciali fattori di rischio strutturale,
acustico e atmosferico.
La vicenda che ha portato a questa richiesta di riesame si è sviluppata
attraverso precise tappe:
* 23 aprile 2026: viene presentata un’istanza di accesso civico generalizzato
tramite lo strumento del FOIA (Freedom of Information Act, la normativa sulla
trasparenza per l’accesso agli atti pubblici). L’obiettivo è ottenere la
documentazione integrale sulla progettazione e realizzazione del CPR.
* 19 maggio 2026: Il Ministero dell’Interno, il Commissariato del Governo e la
Provincia Autonoma di Trento rispondono negativamente. Si appellano al D.L.
124/2023, che classifica i CPR come opere di sicurezza nazionale, opponendo
un diniego totale e indifferenziato a tutte le richieste.
* 15 giugno 2026: Cittadinanzattiva deposita la formale richiesta di riesame al
Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza per
sbloccare i documenti. A sostegno, i legali richiamano una solida
giurisprudenza: il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio e il
Consiglio di Stato hanno già escluso in passato l’applicabilità del segreto
militare ai dati di localizzazione e all’impatto territoriale di queste
strutture.
Sostenuta da tutta la rete mobilitata, l’associazione chiede ai Responsabili
della trasparenza la trasmissione integrale di tutti i documenti originariamente
richiesti: «I CPR non sono basi militari, sono luoghi in cui si detengono esseri
umani, e per questo ci aspettiamo che siano aperti al controllo pubblico, non
schermati dietro una norma che li equipara a infrastrutture di guerra», dichiara
il Coordinamento NO CPR. «Pretendiamo che vengano quantomeno desecretati gli
atti urbanistici, ambientali e quelli relativi alle modalità di affidamento e
gestione della struttura, oppure che venga fornita una motivazione dettagliata
per ogni singolo documento negato. In assenza di risposta entro i 20 giorni
previsti dalla legge, avvieremo un ricorso giurisdizionale in tribunale.
Continueremo a chiedere trasparenza».