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NAZI-FASCISTI DA TUTTA EUROPA NELLA PROVINCIA VERONESE E TRENTINA: “GOVERNO E PREFETTURE NON DIANO NESSUNO SPAZIO AI NAZI-FASCISTI”
Nei prossimi giorni sono in programma diversi appuntamenti di richiamo xenofobo e razzista dal richiamo europeo nei territori veronesi e trentini. Nello specifico tra una settimana nel sud del Trentino, al confine con Verona, arriveranno gruppi neonazisti da tutta Europa. L’evento è il tradizionale raduno “Ritorno a Camelot”, organizzato dal Veneto Fronte Skinheads. Sui social da tempo è apparso il fitto programma di concerti, dei gruppi “RAC” (Rock Against Communism). Contenuti apertamente razzisti, antisemiti, suprematisti. Dietro queste sigle c’è il network Blood&Honour, organizzazione sottoposta a sanzioni per istigazione al terrorismo dal governo inglese. Da quanto si apprende le date saranno il 3-4-5-6 settembre in trentino. Protagonista del concerto sono anche il gruppo Gesta Bellica che esegue canzoni inneggianti al nazismo, tra le quali una dedicata ad Erich Priebke, capitano delle SS tra i pianificatori ed esecutori dell’eccidio delle Fosse Ardeatine e un’altra a sostegno dei neonazisti del Veneto Fronte Skinheads che fa parte del movimento “Blood and Honour”, organizzatore della serata. La provincia veronese il 10-11-12-13 settembre ospiterà un altro evento neofascista organizzato invece da Casa Pound Italia sempre con concerti nazi rock ed incontri propagandistici. Nei suddetti incontri profileranno gruppi musicali di estrazione nazi-fascista sotto l’ala protettrice del Veneto Fronte Skinheads e di Casa Pound, erroneamente considerati come semplici associazioni ma che andrebbero invece fortemente contrastate in quanto organizzazioni dichiaratamente neofasciste e neonaziste. Alleanza Verdi Sinistra – scrive in un comunicato- “denuncia tali esecrabili iniziative che pescano tra i peggiori rigurgiti antidemocratici dell’estrema destra per provare a mantenere in vita un’ideologia pericolosa, razzista e antidemocratica che va contro tutti i dettami della nostra Costituzione, non a caso nata proprio dalla sconfitta della dittatura nazifascista. Come AVS chiediamo un deciso intervento per porre fine a questo continuo agitarsi di propaganda neonazista e neofascista nel nostro Paese che macchiano i nostri territori nati della resistenza. A nostro parere è necessario che il Governo e le Prefetture, a partire dall’azione del Ministro, pongano in essere azioni efficaci di contrasto alle manifestazioni apologetiche del nazifascismo, come quella citata in premessa, non limitandosi alla “sorveglianza dinamica” ma impedendo che possano esistere luoghi, seppur in aree private, dove si possa liberamente fare propaganda d’odio nei confronti delle minoranze e si possa richiamare e inneggiare al fascismo e al nazismo”. Il gruppo parlamentare di AVS sta predisponendo relative interrogazioni in parlamento. Ne parliamo con Luca Perini Segretario Provinciale di Sinistra Italiana Verona  Ascolta o scarica
August 26, 2026
Radio Onda d`Urto
Segreto di sicurezza nazionale sul CPR di Trento: negati i documenti
Cittadinanzattiva con il sostegno politico e sociale del Coordinamento regionale No CPR deposita l’istanza di riesame per ottenere le carte urbanistiche e ambientali del progetto. La battaglia per la trasparenza non si ferma: il 15 giugno 2026 è stata depositata una formale richiesta di riesame per ottenere l’apertura dei documenti sul progetto del CPR (Centro di Permanenza per i Rimpatri, la struttura detentiva per l’espulsione di cittadini stranieri) previsto a Trento. L’iniziativa nasce per contrastare il muro di gomma eretto dalle istituzioni: di fronte a una richiesta di accesso agli atti, il Ministero dell’Interno, il Commissariato del Governo e la Provincia Autonoma di Trento hanno infatti opposto un rifiuto totale, nascondendo l’intero progetto dietro l’etichetta di “opera destinata alla difesa e alla sicurezza nazionale“. La richiesta di riesame contesta l’illegittimità di questo diniego che viola il principio di proporzionalità: anche in presenza di informazioni sensibili, la legge impone di oscurare solo le singole parti a rischio, non di secretare in blocco interi fascicoli. Questa azione legale è l’espressione diretta di una forte mobilitazione locale e di un vasto lavoro di rete sul territorio. A promuovere in prima linea l’istanza sono Cittadinanzattiva APS e l’Assemblea Antirazzista Trento, affiancate da un team legale d’eccezione composto dagli avvocati Gennaro Santoro, Antonello Ciervo, Salvatore Fachile e da Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva. A supportare politicamente e socialmente la richiesta vi è l’intero Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR, una coalizione che unisce oltre 50 realtà del territorio. La cittadinanza esige trasparenza perché le carte richieste, in particolare quelle urbanistiche, edilizie e ambientali, riguardano direttamente la sicurezza e la salute pubblica. L’area scelta a Maso Visintainer, nel quartiere di Piedicastello, è infatti stretta tra la tangenziale, l’autostrada del Brennero e un metanodotto ad alta pressione. I cittadini hanno il diritto di accedere a questi dati, che non contengono “segreti militari”, ma riguardano cruciali fattori di rischio strutturale, acustico e atmosferico. La vicenda che ha portato a questa richiesta di riesame si è sviluppata attraverso precise tappe: * 23 aprile 2026: viene presentata un’istanza di accesso civico generalizzato tramite lo strumento del FOIA (Freedom of Information Act, la normativa sulla trasparenza per l’accesso agli atti pubblici). L’obiettivo è ottenere la documentazione integrale sulla progettazione e realizzazione del CPR. * 19 maggio 2026: Il Ministero dell’Interno, il Commissariato del Governo e la Provincia Autonoma di Trento rispondono negativamente. Si appellano al D.L. 124/2023, che classifica i CPR come opere di sicurezza nazionale, opponendo un diniego totale e indifferenziato a tutte le richieste. * 15 giugno 2026: Cittadinanzattiva deposita la formale richiesta di riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza per sbloccare i documenti. A sostegno, i legali richiamano una solida giurisprudenza: il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio e il Consiglio di Stato hanno già escluso in passato l’applicabilità del segreto militare ai dati di localizzazione e all’impatto territoriale di queste strutture. Sostenuta da tutta la rete mobilitata, l’associazione chiede ai Responsabili della trasparenza la trasmissione integrale di tutti i documenti originariamente richiesti: «I CPR non sono basi militari, sono luoghi in cui si detengono esseri umani, e per questo ci aspettiamo che siano aperti al controllo pubblico, non schermati dietro una norma che li equipara a infrastrutture di guerra», dichiara il Coordinamento NO CPR. «Pretendiamo che vengano quantomeno desecretati gli atti urbanistici, ambientali e quelli relativi alle modalità di affidamento e gestione della struttura, oppure che venga fornita una motivazione dettagliata per ogni singolo documento negato. In assenza di risposta entro i 20 giorni previsti dalla legge, avvieremo un ricorso giurisdizionale in tribunale. Continueremo a chiedere trasparenza».
Per Abrar, uccisa dal carcere di Trento
Per Abrar, uccisa dal carcere di Trento Nota de “Il Rovescio”:La scorsa domenica 24 maggio una prigioniera di 21 anni è stata ritrovata impiccata in una cella del carcere trentino…
June 10, 2026
La Nemesi
Trento 13 giugno. Corteo contro le Grandi Opere Insostenibili
di Comitato No TAV Trento Il coordinamento in difesa delle comunità impattate dalle circonvallazioni di Trento e Rovereto, di cui facciamo parte, promuove per il 13 giugno un corteo a Trento per manifestare dissenso nei confronti non solo degli specifici progetti TAV attualmente previsti in Trentino, ma in generale delle grandi opere insostenibili, fra cui senz’altro annoveriamo l’Autostrada A31. La
CPR di Trento: negato l’accesso agli atti alle organizzazioni della società civile
Ministero dell’Interno, Commissariato del Governo e Provincia autonoma di Trento hanno risposto con un rigetto alla richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) presentata il 23 aprile 2026 da Cittadinanzattiva APS e dall’Assemblea Antirazzista Trento, con il supporto legale degli avvocati Antonello Ciervo, Salvatore Fachile, Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva e Gennaro Santoro. La richiesta mirava a ottenere tutti i documenti relativi alla progettazione e realizzazione del CPR previsto a Maso Visintainer, a Trento. Ne denunciano l’ostracismo le stesse organizzazioni con una nota stampa. La motivazione del diniego è identica in tutte le risposte istituzionali, un copia-incolla: i CPR, in base al decreto-legge 124/2023, sono stati classificati come “opere destinate alla difesa e alla sicurezza nazionale“. Una definizione che, in materia di accesso civico generalizzato, equivale a un segreto di Stato: nessun progetto, nessuna relazione tecnica, nessun documento urbanistico o ambientale, nessuna informazione sui costi e tempistiche di realizzazione. «Classificare un centro di detenzione amministrativa alla stregua di un’installazione militare non è una scelta tecnica neutrale, bensì una scelta politica che sottrae deliberatamente al controllo pubblico un’opera che incide profondamente sul territorio, sull’uso del suolo, sulle risorse provinciali e sui diritti delle persone – compreso quello alla salute – che vi saranno recluse», affermano le organizzazioni civiche. Il Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol NO CPR, composto da oltre 50 realtà sociali e politiche che sostengono la campagna contro l’apertura del CPR, e Cittadinanzattiva considerano questa mancata trasparenza gravissima. I CPR sono luoghi strutturalmente opachi: l’accesso al loro interno è negato ai giornalisti e alla società civile, e numerosi report, inchieste giornalistiche e pronunce giurisdizionali hanno documentato come in queste strutture i diritti fondamentali vengano sistematicamente violati. Ora si aggiunge un nuovo tassello: la società civile non può essere messa a conoscenza di quali valutazioni siano in corso sull’impatto territoriale e ambientale, su come verrà costruito il centro, con quali costi e secondo quali criteri. Le organizzazioni ricordano che l’area individuata per la costruzione del CPR è stretta tra la tangenziale di Trento e l’autostrada del Brennero e in particolare il lato est è percorso per tutta la sua lunghezza da un metanodotto ad alta pressione. «Quel che è emerso – la sola documentazione che la Provincia ha ritenuto di non poter nascondere perché già pubblica e facilmente reperibile online – è la delibera di Giunta n. 1626 del 24 ottobre 2025 e il testo dell’accordo Piantedosi-Fugatti. Un accordo che prevede la costruzione del CPR interamente a carico delle casse provinciali, e in cambio impegna il Ministero a dimezzare i posti di accoglienza sul territorio trentino da 700 a 350.  Quello che rimane nell’ombra – i progetti tecnici, le valutazioni ambientali, i costi, le procedure di affidamento – è esattamente ciò che ogni cittadina e ogni cittadino di questo territorio, e non solo, hanno il diritto di conoscere. Continueremo a chiedere trasparenza e a opporci con ogni strumento disponibile. I CPR non sono basi militari: sono luoghi in cui si detengono esseri umani, e per questo, pur ribadendo la nostra netta contrarietà, ci aspettiamo che siano perlomeno aperti al controllo pubblico, non schermati dietro una norma che li equipara a infrastrutture di guerra», concludono le organizzazioni.
[Trento, Italia]: Sabotato distributore ENI in occasione dello sciopero generale
> Da Il Rovescio, 30.05.26 Riceviamo da email anonima e diffondiamo: La notte fra giovedì 28 e venerdì 29 maggio è stato sabotato e messo fuori uso un distributore ENI a Trento. Nonostante la scelta di colpire ENI non sia casuale, viste le innumerevoli imprese del cane a sei zampe in Africa e, ultimamente, anche a largo di Gaza, la scelta di colpire un distributore di benzina riguarda anche il sempre più crescente carovita, che strozza i proletari e rende sempre più difficile arrivare a fine mese. Sappiamo bene chi si arricchisce sulle spalle dei proletari con l’aumento dei carburanti, con la loro tassazione, con l’aumento generalizzato dei prezzi, e contro di loro é rivolta questa piccola azione, che si inserisce nel contesto dello sciopero generale del 29 maggio. Contro guerra e carovita, non ci resta che il sabotaggio.
“No CPR, né qui né altrove”: la Trento antirazzista è tornata in piazza
Tantissime persone, oltre 1.500 secondo il Coordinamento regionale No CPR, sabato 16 maggio hanno nuovamente attraversato e riempito le strade di Trento animando il corteo contro la costruzione di un CPR in città. Una mobilitazione ampia, partecipata e determinata che conferma quanto sia forte e diffusa l’opposizione ad un “lager di Stato” che rappresenta uno dei simboli concreti delle politiche di estrema destra della giunta provinciale e del governo Meloni, ma anche un affronto per il territorio e per un tessuto sociale solidale ben presente in città. Il corteo è partito nel pomeriggio da piazza Dante, sotto i palazzi della Provincia e della Regione, per accusare direttamente chi ha firmato e continua a sostenere l’accordo con il Ministero dell’Interno. Questo accordo è talmente infimo da non prevedere solo la costruzione della struttura detentiva ma anche il taglio dei posti letto del sistema di accoglienza, da 700 a 350, mentre già ora centinaia di persone richiedenti asilo continuano a vivere in strada, escluse da qualsiasi forma di accoglienza o assistenza sociale, in una situazione ulteriormente aggravata dalla chiusura dei dormitori di bassa soglia. Il CPR è anche il risultato di una narrazione tossica e di propaganda politica che in questi mesi ha raccontato Trento come città insicura e colpita dal degrado: «Quale sicurezza pensate di costruire imprigionando 25 persone che non hanno commesso alcun reato solo perché sprovviste di documenti, che le vostre stesse Questure gli rendono quasi impossibile ottenere, mentre ne buttate centinaia a vivere in mezzo alla strada chiudendo sempre più posti di accoglienza?», così le studentesse universitarie hanno puntato il dito contro la propaganda dell’amministrazione provinciale, sottolineando come invisibilizzare e confinare chi si trova in una posizione di marginalità sociale non fa che alimentare le condizioni di disagio delle persone, e che non può esserci sicurezza senza giustizia sociale e riconoscimento di diritti per tutte e tutti.  Da piazza Dante, la manifestazione ha poi attraversato il centro cittadino, facendo tappa sotto il Comune in via Belenzani, dove al consiglio comunale è stata rivolta una richiesta chiara: una presa di posizione netta contro la realizzazione del CPR. Tanti gli interventi che hanno denunciato le politiche nazionali quanto quelle europee che rappresentano un quadro di razzismo sistemico sempre più ostile ai diritti delle persone migranti: dai nuovi decreti sicurezza al Patto europeo sulla Migrazione e l’Asilo, fino al cosiddetto Regolamento Deportazioni, misure che comprimono il diritto d’asilo e la libertà di movimento alimentando un clima di criminalizzazione e repressione.  Diversi interventi hanno poi voluto ricordare le morti nei CPR e gli ultimi fatti di cronaca dove persone nere sono state uccise o sono state vittime di abusi per colpa di un sistema che alimenta gerarchia sociale, sfruttamento e odio razziale.  Il corteo si è concluso a Piedicastello, il quartiere-base della mobilitazione e che fin da quando è stato sottoscritto l’accordo tra PAT e Viminale è stato coinvolto nella mobilitazione. «Crediamo che Trento non abbia bisogno di nuove strutture repressive, ma di politiche capaci di garantire diritti, accoglienza, casa, salute e dignità per tutte e tutti. Per questo continueremo a mobilitarci contro quello che consideriamo uno scempio per la nostra città e per il nostro quartiere, rafforzando una rete di opposizione che in questi mesi è cresciuta dentro e fuori i territori direttamente coinvolti», ha detto un rappresentante del comitato di  quartiere. Ad accogliere i manifestanti, uno striscione calato dalle finestre della piazza dallo stesso comitato, un gesto che ha concluso la giornata con un significato di radicamento e nel quale c’è stato il saluto anche del presidente della circoscrizione Centro storico-Piedicastello, ribadendo la contrarietà generale a tutti i CPR in quanto strumento e che tale struttura non può essere imposta dall’alto su un territorio che non la vuole. ADESIONI AMPIE E TRASVERSALI Quello che ha caratterizzato questa mobilitazione, al pari della manifestazione del 13 dicembre, è la straordinaria trasversalità delle adesioni accumulate nel conto alla rovescia verso il 16 maggio e le tante iniziative di avvicinamento alla data. In questi mesi il Coordinamento ha costruito momenti di confronto, approfondimento e organizzazione collettiva, promuovendo iniziative nelle università, nei quartieri e negli spazi sociali della città. Assemblee pubbliche, dibattiti e incontri hanno permesso di far emergere con chiarezza cosa significhi realmente aprire un CPR: un luogo di detenzione amministrativa, isolamento e privazione della libertà, che alimenta esclusione e violenza istituzionale. Il Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol No CPR in quasi due anni e mezzo di iniziative pubbliche è cresciuto in termini di adesione e partecipazione. La lista delle realtà aderenti racconta da sola la profondità di questa rete: dal Centro sociale Bruno ai collettivi studenteschi e universitari, dallo Spazio 77 a Bozen Solidale, dall’ANPI all’Arci alle ACLI, passando da decine di associazioni di volontariato, scuole di italiano, enti del terzo settore impegnati in progetti di accoglienza e inclusione sociale. Ma alla manifestazione hanno aderito anche diverse forze politiche – Alleanza Verdi e Sinistra, Rifondazione Comunista, Onda Trentino, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle – e i sindacati CGIL, CISL e UIL. Più di sessanta soggetti presenti in regione, uniti dallo stesso rifiuto, ai quali si aggiungono quasi tutte le circoscrizioni della città che hanno espresso contrarietà al progetto. Un’opposizione che non si limita ai confini regionali e che si collega alle mobilitazioni contro i CPR in corso in altri territori, da Aulla a Castel Volturno. Da ricordare che nelle settimane precedenti si erano aggiunte anche le posizioni di alcune voci autorevoli. L’arcivescovo di Trento Lauro Tisi era stato attaccato pesantemente dalla destra locale e da diversi leoni da tastiera per aver criticato la costruzione del CPR, richiamando principi di umanità e dignità nei confronti delle persone migranti. Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, presente sabato scorso alla Piazza del Volontariato, ha definito i CPR «luoghi disumani» e sostenuto la mobilitazione, ricordando che «la vita non è il monologo dell’io» e che di fronte a queste politiche non è possibile restare spettatori. IL PROSSIMO APPUNTAMENTO La mobilitazione non si ferma: a fine corteo sono già stati lanciati i prossimi appuntamenti. Venerdì 22 maggio alle ore 12, quando il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarà a Trento per il Festival dell’Economia, il Coordinamento sarà nuovamente in piazza per contestare la sua presenza e le politiche repressive di cui è promotore. E poi, in vista dell’apertura del cantiere, la promessa è di continuare l’opposizione ai CPR, ai decreti securitari e a un modello di società fondato sulla paura, sull’esclusione e sulla repressione, rivendicando invece una città aperta, solidale e libera da ogni forma di detenzione: “No CPR. Né qui né altrove!“