“No CPR, né qui né altrove”: la Trento antirazzista è tornata in piazzaTantissime persone, oltre 1.500 secondo il Coordinamento regionale No CPR,
sabato 16 maggio hanno nuovamente attraversato e riempito le strade di Trento
animando il corteo contro la costruzione di un CPR in città.
Una mobilitazione ampia, partecipata e determinata che conferma quanto sia forte
e diffusa l’opposizione ad un “lager di Stato” che rappresenta uno dei simboli
concreti delle politiche di estrema destra della giunta provinciale e del
governo Meloni, ma anche un affronto per il territorio e per un tessuto sociale
solidale ben presente in città.
Il corteo è partito nel pomeriggio da piazza Dante, sotto i palazzi della
Provincia e della Regione, per accusare direttamente chi ha firmato e continua a
sostenere l’accordo con il Ministero dell’Interno. Questo accordo è talmente
infimo da non prevedere solo la costruzione della struttura detentiva ma anche
il taglio dei posti letto del sistema di accoglienza, da 700 a 350, mentre già
ora centinaia di persone richiedenti asilo continuano a vivere in strada,
escluse da qualsiasi forma di accoglienza o assistenza sociale, in una
situazione ulteriormente aggravata dalla chiusura dei dormitori di bassa soglia.
Il CPR è anche il risultato di una narrazione tossica e di propaganda politica
che in questi mesi ha raccontato Trento come città insicura e colpita dal
degrado: «Quale sicurezza pensate di costruire imprigionando 25 persone che non
hanno commesso alcun reato solo perché sprovviste di documenti, che le vostre
stesse Questure gli rendono quasi impossibile ottenere, mentre ne buttate
centinaia a vivere in mezzo alla strada chiudendo sempre più posti di
accoglienza?», così le studentesse universitarie hanno puntato il dito contro la
propaganda dell’amministrazione provinciale, sottolineando come invisibilizzare
e confinare chi si trova in una posizione di marginalità sociale non fa che
alimentare le condizioni di disagio delle persone, e che non può esserci
sicurezza senza giustizia sociale e riconoscimento di diritti per tutte e
tutti.
Da piazza Dante, la manifestazione ha poi attraversato il centro cittadino,
facendo tappa sotto il Comune in via Belenzani, dove al consiglio comunale è
stata rivolta una richiesta chiara: una presa di posizione netta contro la
realizzazione del CPR.
Tanti gli interventi che hanno denunciato le politiche nazionali quanto quelle
europee che rappresentano un quadro di razzismo sistemico sempre più ostile ai
diritti delle persone migranti: dai nuovi decreti sicurezza al Patto europeo
sulla Migrazione e l’Asilo, fino al cosiddetto Regolamento Deportazioni, misure
che comprimono il diritto d’asilo e la libertà di movimento alimentando un clima
di criminalizzazione e repressione.
Diversi interventi hanno poi voluto ricordare le morti nei CPR e gli ultimi
fatti di cronaca dove persone nere sono state uccise o sono state vittime di
abusi per colpa di un sistema che alimenta gerarchia sociale, sfruttamento e
odio razziale.
Il corteo si è concluso a Piedicastello, il quartiere-base della mobilitazione e
che fin da quando è stato sottoscritto l’accordo tra PAT e Viminale è stato
coinvolto nella mobilitazione. «Crediamo che Trento non abbia bisogno di nuove
strutture repressive, ma di politiche capaci di garantire diritti, accoglienza,
casa, salute e dignità per tutte e tutti. Per questo continueremo a mobilitarci
contro quello che consideriamo uno scempio per la nostra città e per il nostro
quartiere, rafforzando una rete di opposizione che in questi mesi è cresciuta
dentro e fuori i territori direttamente coinvolti», ha detto un rappresentante
del comitato di quartiere.
Ad accogliere i manifestanti, uno striscione calato dalle finestre della piazza
dallo stesso comitato, un gesto che ha concluso la giornata con un significato
di radicamento e nel quale c’è stato il saluto anche del presidente della
circoscrizione Centro storico-Piedicastello, ribadendo la contrarietà generale a
tutti i CPR in quanto strumento e che tale struttura non può essere imposta
dall’alto su un territorio che non la vuole.
ADESIONI AMPIE E TRASVERSALI
Quello che ha caratterizzato questa mobilitazione, al pari della manifestazione
del 13 dicembre, è la straordinaria trasversalità delle adesioni accumulate nel
conto alla rovescia verso il 16 maggio e le tante iniziative di avvicinamento
alla data.
In questi mesi il Coordinamento ha costruito momenti di confronto,
approfondimento e organizzazione collettiva, promuovendo iniziative nelle
università, nei quartieri e negli spazi sociali della città. Assemblee
pubbliche, dibattiti e incontri hanno permesso di far emergere con chiarezza
cosa significhi realmente aprire un CPR: un luogo di detenzione amministrativa,
isolamento e privazione della libertà, che alimenta esclusione e violenza
istituzionale.
Il Coordinamento Trentino-Alto Adige/Südtirol No CPR in quasi due anni e mezzo
di iniziative pubbliche è cresciuto in termini di adesione e partecipazione. La
lista delle realtà aderenti racconta da sola la profondità di questa rete: dal
Centro sociale Bruno ai collettivi studenteschi e universitari, dallo Spazio 77
a Bozen Solidale, dall’ANPI all’Arci alle ACLI, passando da decine di
associazioni di volontariato, scuole di italiano, enti del terzo settore
impegnati in progetti di accoglienza e inclusione sociale. Ma alla
manifestazione hanno aderito anche diverse forze politiche – Alleanza Verdi e
Sinistra, Rifondazione Comunista, Onda Trentino, Partito Democratico e Movimento
5 Stelle – e i sindacati CGIL, CISL e UIL.
Più di sessanta soggetti presenti in regione, uniti dallo stesso rifiuto, ai
quali si aggiungono quasi tutte le circoscrizioni della città che hanno espresso
contrarietà al progetto. Un’opposizione che non si limita ai confini regionali e
che si collega alle mobilitazioni contro i CPR in corso in altri territori, da
Aulla a Castel Volturno.
Da ricordare che nelle settimane precedenti si erano aggiunte anche le posizioni
di alcune voci autorevoli. L’arcivescovo di Trento Lauro Tisi era stato
attaccato pesantemente dalla destra locale e da diversi leoni da tastiera per
aver criticato la costruzione del CPR, richiamando principi di umanità e dignità
nei confronti delle persone migranti. Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo
Abele e di Libera, presente sabato scorso alla Piazza del Volontariato, ha
definito i CPR «luoghi disumani» e sostenuto la mobilitazione, ricordando che
«la vita non è il monologo dell’io» e che di fronte a queste politiche non è
possibile restare spettatori.
IL PROSSIMO APPUNTAMENTO
La mobilitazione non si ferma: a fine corteo sono già stati lanciati i prossimi
appuntamenti. Venerdì 22 maggio alle ore 12, quando il ministro dell’Interno
Matteo Piantedosi sarà a Trento per il Festival dell’Economia, il Coordinamento
sarà nuovamente in piazza per contestare la sua presenza e le politiche
repressive di cui è promotore. E poi, in vista dell’apertura del cantiere, la
promessa è di continuare l’opposizione ai CPR, ai decreti securitari e a un
modello di società fondato sulla paura, sull’esclusione e sulla repressione,
rivendicando invece una città aperta, solidale e libera da ogni forma di
detenzione: “No CPR. Né qui né altrove!“