Accoglienza negata alle richiedenti asilo. Il TRGA di Trento dà ragione a sei donne: «La lista d’attesa non esclude l’inerzia»Sei ordinanze cautelari condannano il silenzio del Commissariato del Governo. È
un primo passo: la Prefettura ha ora quindici giorni per completare
l’istruttoria. La rete di realtà solidali e antirazziste: «Vigileremo perché
all’ordine del giudice segua l’accoglienza reale».
Con sei ordinanze depositate l’11 settembre 2026, il Tribunale Regionale di
Giustizia Amministrativa (T.R.G.A.) di Trento ha accolto le istanze cautelari di
sei donne richiedenti protezione internazionale – tra i 30 e i 50 anni, quattro
provenienti dal Marocco, una dalla Turchia e una da El Salvador – rimaste per
mesi fuori dal sistema di accoglienza nonostante avessero dichiarato la propria
condizione di indigenza e l’assenza di un alloggio stabile.
Le sei donne sono seguite dallo sportello di orientamento legale dell’Assemblea
Antirazzista Trento e della scuola di italiano Libera la Parola, in
collaborazione con Melting Pot Odv e lo sportello Casa per Tutt*, che si sono
rivolti all’Avv. Giovanni Barbariol del Foro di Padova. Tra aprile e maggio 2026
avevano chiesto formalmente di accedere alle misure di accoglienza; il
Commissariato del Governo si era limitato a comunicare il loro inserimento in
una lista di attesa, subordinando l’ingresso alla “disponibilità di posti nel
sistema di accoglienza”.
Il T.R.G.A. ha stabilito che quella nota costituisce un inadempimento.
L’inserimento in lista di attesa, scrive il Tribunale, “ha carattere meramente
soprassessorio poiché non vale ad escludere l’inerzia lamentata con il ricorso
avverso il silenzio”, secondo una giurisprudenza ormai consolidata (Consiglio di
Stato, sez. III, 14 gennaio 2026, n. 302, che rinvia alla Corte di Giustizia UE,
sez. III, 1° agosto 2025, C-97/24; T.A.R. Veneto n. 1274/2026; T.A.R. Lazio,
sez. IV, 20 luglio 2026, n. 13304; T.A.R. Piemonte, sez. I, 27 maggio 2026, n.
1195). La nota, prosegue il giudice, è “priva di valenza provvedimentale ed
inidonea a far ritenere assolto l’obbligo di provvedere”.
Riconosciuti sia il fumus boni iuris del ricorso sia il periculum in mora, in
quanto le ricorrenti sono prive di alloggio e di mezzi di sussistenza, il
Tribunale ha ordinato all’Amministrazione di completare l’istruttoria per la
verifica dei requisiti di accesso entro e non oltre quindici giorni.
La rete di realtà solidali commenta: «È un primo passo da vigilare. Il giudice
non ha ordinato l’ingresso immediato in accoglienza, ma al momento ha imposto al
Commissariato del Governo di svolgere finalmente l’accertamento che ha eluso per
mesi. La responsabilità, tuttavia, va allargata anche alla Provincia di Trento,
considerata la regia che ha sulla gestione dei posti nel sistema di accoglienza.
E la stessa indisponibilità di posti opposta alle richiedenti è il prodotto di
una scelta politica precisa: l’accordo sottoscritto il 24 ottobre 2025 dal
presidente Maurizio Fugatti e dal ministro Matteo Piantedosi baratta la
costruzione di un CPR a Trento con il dimezzamento dei posti del sistema di
accoglienza, ridotti da 700 a 350. Il taglio è già in corso – la Residenza
Fersina è destinata allo svuotamento entro fine anno, i nuovi ingressi sono
bloccati e centinaia di persone, tra cui donne e famiglie con minori, restano
senza un tetto, oppure relegati in dormitori di bassa soglia infestati dalle
cimici.
Prima si tagliano i posti, poi si oppone alle persone richiedenti asilo
l’assenza di quei posti: è il cortocircuito che il Tribunale, con queste
decisioni, ha rifiutato di avallare. Sarà nostro compito verificare che a
quell’ordine seguano fatti concreti, e non un nuovo rinvio con altro nome».
«Ma questo risultato – prosegue la rete – è frutto, in primo luogo, della lotta
delle ragazze e delle signore rimaste fuori dall’accoglienza, che da oltre tre
anni denunciano, protestano e si organizzano per rivendicare un diritto a un
tetto e a i mezzi di sussistenza previsti dalla normativa italiana. È frutto, in
secondo luogo, di una rete solidale fatta di tante persone e realtà che le hanno
affiancate».
La rete solidale guarda immediatamente avanti: «Vogliamo estendere questa
esperienza con una class action che comprenda anche i ragazzi richiedenti asilo
lasciati fuori dall’accoglienza, che restano la categoria più esposta al rischio
di finire in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR). Perché l’esclusione
sistematica dall’accoglienza non è un disguido amministrativo: è la porta
d’ingresso verso la detenzione e l’espulsione. Il diritto all’accoglienza si
difende insieme: nelle aule dei tribunali e nelle strade».
T.R.G.A. di Trento, ordinanza n. 41 dell’11 settembre 2026