Cento anni dei Guastatori: a Cremona la fanfara bellicista risuona nell’aula magna del Politecnico

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Friday, March 13, 2026

A Cremona si è celebrato il centenario del 10° Reggimento Genio Guastatori con una cerimonia solenne alla caserma “Col di Lana” (qui link all’articolo), alla presenza delle più alte autorità civili, militari e religiose (!). Il copione è quello classico delle celebrazioni militari: reparti schierati, fanfare, fucili d’assalto, bandiere, applausi e discorsi pieni di parole come sacrificio, disciplina, dedizione, spirito di corpo e sull’importanza di essere “pronti a tutto”.

Questa prospettiva militare risuona all’unisono con dichiarazioni e determinazioni di troppa politica che da tempo prepara e addomestica i cittadini all’inevitabilità della guerra. In un’Europa, in un mondo attraversato da tensioni e conflitti, molti vorrebbero piuttosto essere pronti a qualcosa di molto meno eroico e catastrofico ma essenziale: la pace costruita con il Diritto Internazionale, la diplomazia, un multilateralismo basato su giustizia sociale e climatica, lotta alle disuguaglianze e alla povertà, politiche di inclusione, cooperazione.

Le stesse gerarchie religiose appaiano perfettamente in risonanza, sedotte e accondiscendenti, con questa propaganda militare, onorando la celebrazione della loro presenza e con preghiere finali. Un’immagine terribilmente stonata semmai con la tradizione biblica stessa, quando i profeti invitano a trasformare le spade in aratri e il Vangelo a rimettere la spada nel fodero, perché “tutti quelli che prendono la spada di spada moriranno” (Mt 26,52).

C’è poi un elemento estetico che non passa inosservato. Le cerimonie militari con reparti inquadrati, musica e retorica patriottica hanno sempre un’aria vagamente fuori dal tempo. Ricordano quelle liturgie pubbliche del Novecento di un passato autoritario, quando lo Stato metteva in scena la forza militare come simbolo di identità nazionale. Un immaginario che in Italia dovrebbe evocare più preoccupazione che entusiasmo.

Certamente non casuale, poi, che le celebrazioni abbiano coinvolto anche il mondo accademico. L’avvio delle iniziative è stato infatti un concerto della fanfara dei Bersaglieri ospitato nell’aula magna cremonese del Politecnico di Milano (qui link all’articolo): come ha rivelato la rivista Altreconomia, sono numerosi i contratti di collaborazione tra l’ateneo milanese e le multinazionali delle armi, Leonardo in primis (qui il link all’articolo).

Non si tratta di negare la storia. Ma tra memoria e celebrazione retorica, attuata in un clima come quello attuale di “terza guerra mondiale”, c’è una differenza. La prima invita a riflettere sui drammi della guerra; la seconda rischia di trasformare tutto in una scenografia solenne dove le parole altisonanti soffiano sul fuoco di un futuro inevitabilmente belligerante e senza possibilità di alternative.

E poi è ora di smetterla.

Indigniamoci quindi, cambiamo paradigma e usciamo dalla paralisi in cui questi scenari terribili ci imprigionano prima che, tra fanfare e retorica, sia il futuro a guastarsi in modo irreparabile.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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