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Filosofia, etica delle tecnologie e preparazione allievi dell’accademia militare di Modena
Abbiamo già scritto del corso di filosofia per allievi dell’accademia militare di Modena, che ha trovato accoglienza nel Corso di Laurea in Scienze Strategiche (L/DS) dell’Università di Modena e Reggio (UniMoRe) dopo che il Dipartimento di filosofia di Bologna aveva negato la propria disponibilità (clicca qui). Alcune settimane prima la traversata della Global Sumud Flotilla aveva smosso mobilitazioni studentesche e di piazza commoventi per numero e intensità. La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello hanno strumentalizzato il conflitto sulla questione palestinese, indicando le mobilitazioni quali responsabili di un clima scomodo e del rifiuto a Bologna.(1) In realtà, pare che il dipartimento abbia negato la propria collaborazione al corso per motivi di bilancio e di trasferta dei docenti, ai quali era stato chiesto di fare lezione in accademia a Modena e di organizzare un corso di studi su misura per l’accademia militare. Desideriamo tornare su questa notizia dopo avere letto un articolo del prof. Francesco Bellino, riconosciuto esperto di bioetica e di filosofia morale, che sembra esprimersi a favore del corso attivato all’UniMoRe. Egli, infatti, chiama in causa il potere della filosofia che può risolvere la frammentazione e la perdita di senso dei nostri tempi, caratterizzati da troppa tecnologia «senza vita e volontà» e da una cultura mediatica pilotata da interessi economici-finanziari che ci rende quasi impossibile capire dov’è il vero e dov’è il falso. Per ciascuna citazione del prof. Bellino nel suo articolo, noi aderenti all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vogliamo rimarcare che il fine militare della formazione accademica può solo aggravare le questioni da lui sollevate. Non può muoversi libera la speculazione filosofica, se essa viene costretta in un sistema necrofilo che finge di porsi domande, un sistema che cerca solo giustificazioni per le manovre politiche di rapina dei territori, erosione dei diritti politici, sociali e civili acquisiti. Di particolare interesse, inoltre, sono la presunta “rivoluzione filosofica” nel segno della Difesa e la poca disposizione al dialogo da parte delle gerarchie militari che emergono dal Programma di Comunicazione del ministero della Difesa, vale a dire il documento mediante il quale viene strategicamente avviata l’aggressione delle forze armate nei luoghi della formazione e dell’istruzione. A fine articolo il professore invoca l’introduzione di tutte le articolazioni della filosofia nei luoghi del sapere, anche per l’infanzia. Se mai avverrà, speriamo sia nel segno dell’antimilitarismo. (1) Due anni fa abbiamo pubblicato un dossier sulle collaborazioni tra l’Università di Bologna e il settore produttivo militare internazionale, lo trovate qui. Avere rinunciato ad una collaborazione con l’accademia militare di Modena non la rende una università votata alla pace. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Stand esercito al Salone Orientamento Universitario di Cagliari
Dal 18 al 20 febbraio, al Salone dell’Orientamento Universitario 2026 a Monserrato, promosso dall‘Università degli Studi di Cagliari, era presente anche l’Esercito Italiano con i suoi stand informativi. Una rappresentanza di ufficiali del Comando Militare Esercito Sardegna, del Battaglione Trasmissioni “Gennargentu” e del Dipartimento Militare di Medicina Legale di Cagliari ha illustrato, ai ragazzi e alle ragazze prossimi al diploma, i percorsi e le credenziali per accedere alle accademie militari e al reclutamento Volontari in Ferma Iniziale. Agli stand era possibile sfogliare la rivista dell’esercito, tra le più antiche pubblicazioni italiane ancora in attività (clicca qui per la notizia). L‘Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sta attirando l’attenzione dell’opinione pubblica sulla presenza delle Forze Armate nelle occasioni di orientamento alla carriera universitaria e al lavoro perché la considera allarmante. Prende atto della propensione di molti rettori, dirigenti scolastici e docenti verso una linea di governo nazionalista e alla propaganda militare, e per questo si impegna a contrastare l’attuale involuzione della Storia con umanità e impegno politico. Cogliamo l’occasione per invitarvi a scriverci se avete da segnalare eventi e attività che vedano il mondo della scuola affiancato dal mondo militare, a questa mail osservatorionomili@gmail.com. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cento anni dei Guastatori: a Cremona la fanfara bellicista risuona nell’aula magna del Politecnico
A Cremona si è celebrato il centenario del 10° Reggimento Genio Guastatori con una cerimonia solenne alla caserma “Col di Lana” (qui link all’articolo), alla presenza delle più alte autorità civili, militari e religiose (!). Il copione è quello classico delle celebrazioni militari: reparti schierati, fanfare, fucili d’assalto, bandiere, applausi e discorsi pieni di parole come sacrificio, disciplina, dedizione, spirito di corpo e sull’importanza di essere “pronti a tutto”. Questa prospettiva militare risuona all’unisono con dichiarazioni e determinazioni di troppa politica che da tempo prepara e addomestica i cittadini all’inevitabilità della guerra. In un’Europa, in un mondo attraversato da tensioni e conflitti, molti vorrebbero piuttosto essere pronti a qualcosa di molto meno eroico e catastrofico ma essenziale: la pace costruita con il Diritto Internazionale, la diplomazia, un multilateralismo basato su giustizia sociale e climatica, lotta alle disuguaglianze e alla povertà, politiche di inclusione, cooperazione. Le stesse gerarchie religiose appaiano perfettamente in risonanza, sedotte e accondiscendenti, con questa propaganda militare, onorando la celebrazione della loro presenza e con preghiere finali. Un’immagine terribilmente stonata semmai con la tradizione biblica stessa, quando i profeti invitano a trasformare le spade in aratri e il Vangelo a rimettere la spada nel fodero, perché “tutti quelli che prendono la spada di spada moriranno” (Mt 26,52). C’è poi un elemento estetico che non passa inosservato. Le cerimonie militari con reparti inquadrati, musica e retorica patriottica hanno sempre un’aria vagamente fuori dal tempo. Ricordano quelle liturgie pubbliche del Novecento di un passato autoritario, quando lo Stato metteva in scena la forza militare come simbolo di identità nazionale. Un immaginario che in Italia dovrebbe evocare più preoccupazione che entusiasmo. Certamente non casuale, poi, che le celebrazioni abbiano coinvolto anche il mondo accademico. L’avvio delle iniziative è stato infatti un concerto della fanfara dei Bersaglieri ospitato nell’aula magna cremonese del Politecnico di Milano (qui link all’articolo): come ha rivelato la rivista Altreconomia, sono numerosi i contratti di collaborazione tra l’ateneo milanese e le multinazionali delle armi, Leonardo in primis (qui il link all’articolo). Non si tratta di negare la storia. Ma tra memoria e celebrazione retorica, attuata in un clima come quello attuale di “terza guerra mondiale”, c’è una differenza. La prima invita a riflettere sui drammi della guerra; la seconda rischia di trasformare tutto in una scenografia solenne dove le parole altisonanti soffiano sul fuoco di un futuro inevitabilmente belligerante e senza possibilità di alternative. E POI È ORA DI SMETTERLA. Indigniamoci quindi, cambiamo paradigma e usciamo dalla paralisi in cui questi scenari terribili ci imprigionano prima che, tra fanfare e retorica, sia il futuro a guastarsi in modo irreparabile. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Report su ricerca e brevetti al Politecnico di Milano con partner israeliani e dual-use
Il 3 marzo 2026 si è svolto un incontro al Politecnico di Milano nell’ambito dell’iniziativa denominata “Anatomia di un riarmo accademico – Pt.2” ed organizzata da Polimi 4 Gaza, un coordinamento nato in Ateneo per opporsi alla militarizzazione ed al riarmo in Ateneo. All’incontro hanno partecipato, oltre a Giuseppe Curcio dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, anche Rossana De Simone di Peacelink e Danilo Aceto della rete RUP. Oltre ai problemi sono emerse anche alcune conquiste importanti conseguite in Ateneo, grazie al contributo di Polimi 4 Gaza e da docenti, studenti e studentesse impegnate in Ateneo sul tema della militarizzazione.  Abbiamo deciso di sintetizzare i nodi fondamentali del percorso fatto in Polimi nel report di seguito, dedicato al tema della ricerca e dei brevetti nelle collaborazioni sul dual use e con i partner israeliani al Politecnico di Milano. Adesso c’è una sfida importante che si pone in Ateneo: bloccare il rinnovo dell’accordo quadro con Leonardo. E naturalmente l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sarà al fianco di Polimi 4 Gaza e delle realtà che si opporranno al rinnovo. Alcuni scatti dell’iniziativa. REPORT SU RICERCA E BREVETTI AL POLITECNICO DI MILANO NELLE COLLABORAZIONI CON PARTNER ISRAELIANI E SUL DUAL-USE RICERCA E BREVETTI: POLIMI E PARTNER ISRAELIANI Le domande di brevetto nate da collaborazioni internazionali solitamente derivano da progetti finanziati dal Bando Scientifico Italia-Israele (MAECI). Il Politecnico di Milano è stato storicamente uno dei partner più attivi in questo ambito. Settori chiave: Le aree di ricerca che più facilmente portano al deposito di brevetti congiunti includono: * Energia e Idrogeno: Progetti come GreenH2, condotto dal Politecnico con la Hebrew University of Jerusalem, focalizzato su tecnologie innovative per la produzione di idrogeno. * Droni e AI: Collaborazioni tecnologiche avanzate nel settore aerospaziale (spesso coinvolgendo anche partner industriali come Leonardo). * Precision Medicine: Sviluppo di dispositivi biomedicali e nuove molecole in partnership con istituti come il Technion (Israel Institute of Technology). GESTIONE DELLA PROPRIETÀ INTELLETTUALE (IP) Quando il Politecnico deposita un brevetto con un ente israeliano, la titolarità segue solitamente queste regole: * Contitolarità: Il brevetto è depositato a nome di entrambi gli enti (es. Politecnico di Milano e Technion). * Regolamento IP: Esiste un accordo preventivo che stabilisce chi gestisce lo sfruttamento commerciale del brevetto e come vengono spartite le eventuali royalty derivanti da licenze ad aziende terze. TENSIONI RECENTI E “SOSPENSIONE” A partire dalla fine del 2024 e per tutto il 2025, la questione delle collaborazioni e dei brevetti con Israele è diventata un tema politico caldissimo: * Pressioni studentesche: Al Politecnico di Milano ci sono state forti mobilitazioni (incluse occupazioni del rettorato) per chiedere la rescissione degli accordi, in particolare quelli con il Technion di Haifa, accusato dagli attivisti di avere legami con l’industria bellica, oltre che dei rapporti fra l’istituto ed il governo di Israele. * Trasparenza: In risposta alle proteste, alcune collaborazioni sono state rese meno visibili o “congelate” formalmente, pur restando attivi i progetti di ricerca pura non legati a tecnologie dual-use (civili e militari). * Esempio della Statale: Mentre il Politecnico ha mantenuto una linea di maggiore continuità scientifica, l’Università Statale di Milano ha approvato nel settembre 2025 una mozione per sospendere nuovi accordi con enti israeliani coinvolti nel conflitto. Come verificare brevetti specifici Se si cerca un numero di brevetto o un’invenzione specifica, occorre consultare database pubblici: Espacenet (EPO): Inseri “Politecnico di Milano” e “Israel” nei campi dei richiedenti (Applicants). Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM): Per verificare se ci sono estensioni italiane di tali brevetti. Facendo una ricerca tecnica nei database dei brevetti (come l’Israel Patents Journal e l’EPO), emergono diversi filoni di collaborazione tra il Politecnico di Milano e realtà israeliane. Ecco i risultati più rilevanti per aree tecnologiche e progetti specifici: 1. Sicurezza e Visione Artificiale (Sorveglianza) Esistono depositi di brevetti legati a tecnologie di Motion Detection e Object Tracking. Dettagli: Un brevetto registrato in Israele (codice 274418) vede il Politecnico di Milano coinvolto in sistemi per la “Situational Awareness” e video a super-risoluzione. Applicazioni: Questi sistemi, che utilizzano immagini a micro-scansione, sono spesso sviluppati in contesti di sicurezza avanzata o monitoraggio industriale. 2. Dispositivi Biomedici e Salute Il Politecnico ha diverse domande di brevetto congiunte nel settore della riabilitazione e del monitoraggio neurale. Progetto “Writing Instrument”: Un brevetto (pubblicazione 20230126043) riguarda una penna intelligente dotata di sensori di forza e movimento per l’analisi del tremore e della scrittura. Sebbene i partner principali siano spesso università milanesi (come la Statale), il progetto è inserito in network di ricerca che includono scambi con centri di eccellenza israeliani nel campo della bioingegneria. 3. Fotonica e Comunicazioni Ottiche Il Polimi detiene brevetti su sistemi ottici riconfigurabili (es. brevetto numero 11646790). Partner: In questo campo i contatti sono storicamente forti con il Technion di Haifa. Le ricerche riguardano la manipolazione della luce su chip, fondamentale per lo sviluppo dei futuri computer quantistici e delle reti 5G/6G. 4. Il Progetto GreenH2 (Idrogeno) Questo è uno dei casi più documentati di cooperazione scientifica recente (fino al 2025). Oggetto: Sviluppo di elettrolizzatori innovativi per produrre idrogeno verde. Partnership: Politecnico di Milano e Hebrew University of Jerusalem. Le invenzioni derivanti da questo progetto mirano a brevettare nuovi materiali catalizzatori che non utilizzano metalli rari. Nota (Marzo 2026): A causa delle recenti mozioni approvate da alcuni dipartimenti del Politecnico, la tendenza attuale è quella di non avviare nuove domande di brevetto congiunte che abbiano potenziali applicazioni militari (dual-use), privilegiando esclusivamente la ricerca medica e ambientale. In base alle informazioni più recenti (aggiornate a marzo 2026), le collaborazioni del Politecnico di Milano con Israele sono diventate un tema estremamente sensibile, portando l’ateneo a una gestione molto più riservata delle partnership rispetto al passato. Ecco i nomi dei docenti, dei laboratori e dei progetti chiave che sono stati al centro di queste attività e dei relativi depositi brevettuali: 1. Settore Droni e Sistemi di Controllo È l’area più controversa a causa del potenziale utilizzo dual-use (civile e militare). * Docente guida: Il Prof. Marco Lovera, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata. È una figura centrale per lo studio della navigazione autonoma e del controllo delle flotte di droni. Laboratori: Il Laboratorio di Sistemi Aerospaziali e l’ASCL (Aerospace Systems and Control Lab). Contesto: Sebbene l’Osservatorio si occupi prevalentemente di applicazioni civili (logistica sanitaria, agricoltura), le tecnologie di controllo del volo sviluppate sono tecnicamente affini a quelle utilizzate da partner storici come il Technion di Haifa, leader mondiale nella difesa aerea. A fine 2024, il Politecnico è stato oggetto di forti proteste proprio per la presunta “invisibilità” di alcuni di questi accordi nei database pubblici. 2. Settore Idrogeno e Transizione Energetica Qui la collaborazione è di tipo puramente scientifico-ambientale ed è legata al progetto GreenH2. * Docenti guida: Il Prof. Matteo Maestri e ricercatori del Dipartimento di Energia (come quelli recentemente selezionati per la European Talent Academy 2026). Partner: La Hebrew University of Jerusalem. Obiettivo: La ricerca si concentra sulla sintesi di nuovi catalizzatori per la produzione di idrogeno. In questo caso, le domande di brevetto riguardano nuovi materiali chimici e processi industriali sostenibili. 3. Fotonica e Nanotecnologie Settore ad altissimo valore di proprietà intellettuale (IP). * Docente guida: Il Prof. Andrea Melloni, direttore del Photonics Devices Lab. Collaborazioni: Rapporti decennali con ricercatori israeliani per lo sviluppo di chip fotonici riconfigurabili. Brevetti: Riguardano circuiti integrati ottici che permettono di gestire segnali dati ad altissima velocità, fondamentali sia per le telecomunicazioni che per la sensoristica avanzata. RIEPILOGO DELLA SITUAZIONE ATTUALE (2025-2026) Cosa è cambiato: A seguito delle mobilitazioni studentesche del 2025, il Politecnico ha adottato una politica di trasparenza rafforzata. Molti accordi che prima erano “quadro” (generali) sono stati trasformati in accordi specifici per singolo progetto, per garantire che i brevetti risultanti non abbiano applicazioni nel settore degli armamenti. Il Politecnico di Milano ha aggiornato le proprie linee guida etiche per il triennio 2024-2026, rispondendo alla crescente pressione geopolitica e alle richieste di trasparenza su tecnologie sensibili. Le nuove direttive non mirano a “vietare” la ricerca, ma a responsabilizzare il ricercatore attraverso un sistema di controlli a più livelli. Ecco i pilastri fondamentali: 1. LA NOMINA DEL DELEGATO PER IL “DUAL-USE” Una delle novità più significative è la nomina di una figura specifica: il Delegato per le Tecnologie a Duplice Uso e la Ricerca Sicura (attualmente il Prof. Pierangelo Masarati). * Compito: Vigilare affinché le ricerche nate per scopi civili (es. droni per agricoltura, crittografia per banche) non vengano deviate verso scopi bellici o repressive. * Controllo preventivo: Ogni nuova collaborazione internazionale (inclusi gli accordi con Israele) deve essere sottoposta a uno screening che valuti il rischio di “uso improprio”. 2. RAFFORZAMENTO DEL COMITATO ETICO DELLA RICERCA Il Comitato (presieduto dalla Prof.ssa Viola Schiaffonati) ha visto estese le proprie competenze per il mandato 2024-2026. * Parere Vincolante: Per progetti finanziati da enti esterni o che coinvolgono partner in zone di conflitto, il ricercatore deve richiedere una Ethical Clearance. * Criteri di valutazione: Non si valuta solo l’integrità scientifica, ma anche l’impatto sociale e la conformità ai diritti umani. Se un progetto di ricerca con il Technion di Haifa, ad esempio, tocca ambiti sensibili di cybersecurity, il Comitato può imporre restrizioni sulla pubblicazione dei dati o sulla proprietà dei brevetti. 3. LA “DIPLOMAZIA SCIENTIFICA” E IL PIANO STRATEGICO 2026-2028 Nel nuovo Piano Strategico presentato a febbraio 2026, il Rettore ha introdotto il concetto di “Diplomazia Scientifica”: * Responsabilità Sociale: Il Politecnico si impegna a mantenere aperti i canali di dialogo accademico (anche con Israele) come strumento di pace, ma con la clausola della “Neutralità Tecnologica”. * Clausole di Recesso: I nuovi accordi quadro includono clausole che permettono all’Ateneo di sospendere la collaborazione se i risultati della ricerca vengono utilizzati per scopi contrari ai valori del Codice Etico (es. violazione della dignità umana). 4. FORMAZIONE OBBLIGATORIA PER I DOTTORANDI Per la prima volta, il corso “Ethical Aspects of Research on Dual-Use Technologies” è diventato un pilastro della Scuola di Dottorato. * Obiettivo: Insegnare ai futuri ingegneri a identificare i “segnali d’allarme” nelle partnership internazionali e a gestire la proprietà intellettuale in modo che il brevetto non diventi uno strumento di offesa. IN SINTESI: COSA SUCCEDE SE VUOI COLLABORARE CON ISRAELE OGGI? 1. Check-list Dual-Use: Devi compilare un modulo di autovalutazione del rischio. 2. Vaglio del Delegato: Se il settore è sensibile (Aerospazio, Chimica, AI), il Delegato del Rettore deve dare il via libera. 3. Trasparenza sui Brevetti: Ogni domanda di brevetto congiunta deve specificare chiaramente i limiti di utilizzo e non può essere esclusiva per partner industriali militari. L’applicazione delle nuove linee guida etiche 2024-2026 al progetto GreenH2 (Politecnico di Milano – Hebrew University) offre un esempio perfetto di come l’ateneo stia bilanciando cooperazione scientifica e responsabilità politica. Ecco come le regole che abbiamo visto hanno trasformato questo specifico progetto: 1. LA CLAUSOLA DI “NEUTRALITÀ CLIMATICA” (NO DUAL-USE) Il progetto GreenH2 mira a creare catalizzatori per l’idrogeno verde che non usino metalli rari (come il platino). * L’impatto etico: Sotto le nuove linee guida, il Delegato al Dual-Use ha dovuto certificare che queste molecole e materiali non abbiano applicazioni immediate in settori sensibili come la propulsione missilistica o sistemi di offesa. * Risultato: Il brevetto congiunto depositato nel 2025 contiene una clausola che ne limita l’uso esclusivamente a fini di decarbonizzazione industriale. 2. TRASPARENZA E “INVISIBILITÀ” SELETTIVA Come emerso dalle cronache di fine 2024 e inizio 2025, il Politecnico è stato accusato di aver “nascosto” alcune collaborazioni con il Technion per evitare proteste. * La risposta etica: Le nuove linee guida impongono che ogni accordo sia pubblicato nell’Albo di Trasparenza dell’Ateneo. Tuttavia, per proteggere i ricercatori (sia italiani che israeliani) da ritorsioni o minacce, i dettagli operativi sui singoli nomi dei dottorandi possono essere secretati, mentre l’oggetto del brevetto e il partner istituzionale devono rimanere pubblici. 3. DIRITTI UMANI E SEDI DI RICERCA Un punto cruciale delle linee guida 2026 riguarda la localizzazione della ricerca. * Il caso Hebrew University: Poiché la Hebrew University ha alcuni campus situati a ridosso o oltre la “linea verde” (territori contesi), il Comitato Etico del Polimi ha richiesto una garanzia che le attività di ricerca finanziate con fondi italiani/europei si svolgano esclusivamente nei laboratori della sede centrale di Givat Ram. * Revisione periodica: Il progetto è soggetto a una revisione semestrale. Se il partner israeliano dovesse essere coinvolto in attività di ricerca dichiaratamente legate al supporto logistico-militare del conflitto, le linee guida impongono il congelamento immediato del trasferimento tecnologico. 4. GESTIONE DEI BREVETTI (IP) E SOCIAL IMPACT Le linee guida ora impongono che i brevetti nati con partner in aree di crisi debbano avere una ricaduta sociale documentata. * GreenH2: È stato classificato come “High Social Impact” perché contribuisce agli obiettivi UE del 2050. Questo ha permesso di “scudare” la collaborazione dalle mozioni di boicottaggio totale presentate in Senato Accademico, distinguendo la ricerca per la sopravvivenza del pianeta dalla ricerca bellica. IN SINTESI: COSA È CAMBIATO PER UN RICERCATORE DEL POLIMI? Oggi, se un ricercatore del Dipartimento di Energia vuole depositare un brevetto con Israele, deve affrontare un iter che dura circa 3 mesi in più rispetto al 2023, durante i quali deve dimostrare: 1. Che l’invenzione non è “esportabile” per scopi di difesa. 2. Che il partner non opera in territori occupati. 3. Che il brevetto sarà accessibile per scopi umanitari o ambientali. Nell’ultimo biennio (2024-2026), l’applicazione rigorosa delle linee guida ha portato a una significativa selezione dei progetti. Sebbene il Politecnico non pubblichi una “lista nera” ufficiale per ragioni di riservatezza e diplomazia accademica, fonti interne e dinamiche del Senato Accademico confermano che diversi progetti sono stati declassati, sospesi o bocciati. Ecco i casi più emblematici di progetti “bloccati” o fortemente limitati: 1. IL CASO DEL CORSO DI DOTTORATO (SETTEMBRE 2025) Un caso eclatante, simile a quanto accaduto al Politecnico di Torino, ha riguardato la sospensione di un modulo didattico di un guest lecturer israeliano. * Motivazione: Il docente era stato invitato per un corso sulle tecniche di riconoscimento facciale (Facial Recognition). Durante le lezioni, sono emerse esternazioni politiche a difesa delle operazioni militari dell’IDF definite “inaccettabili” dalla governance dell’ateneo. * Esito: Il rapporto con il docente è stato interrotto con effetto immediato e il modulo è stato cancellato per violazione del codice etico che impone la neutralità e il ripudio della violenza. 2. SOSPENSIONE DEI PROGETTI “DUAL-USE” NELL’AEROSPAZIO A differenza del progetto sull’idrogeno (che è proseguito), diverse proposte nel settore dei sistemi di guida autonoma sono state bocciate dal Comitato Etico tra il 2024 e il 2025. * Il motivo del blocco: Alcuni algoritmi proposti per lo sciame di droni (drone swarming) sono stati giudicati troppo vicini a standard militari. Non potendo garantire che la proprietà intellettuale (i brevetti) rimanesse confinata all’uso civile (es. monitoraggio agricolo), il Comitato ha negato l’autorizzazione a procedere con partner industriali della difesa israeliana. * Impatto: Questo ha portato a un crollo dei progetti approvati nell’ambito dei bandi MAECI (Ministero Affari Esteri), passati da decine a poche unità. 3. BLOCCO DEGLI SCAMBI CON L’UNIVERSITÀ DI ARIEL (CISGIORDANIA) Seguendo l’esempio dell’Università Statale, anche il Politecnico ha formalizzato il divieto di ogni collaborazione con istituzioni situate nei territori occupati. * Esito: Ogni proposta di ricerca che prevedesse test sul campo o partnership con la Ariel University è stata automaticamente rigettata per violazione delle risoluzioni internazionali e delle linee guida interne sulla localizzazione della ricerca. 4. IL “CONGELAMENTO” PREVENTIVO (SELF-CENSORSHIP) Un fenomeno rilevato nel 2026 è il cosiddetto disimpegno preventivo. Molti docenti, per evitare le lunghe e complesse procedure del Comitato Etico o per timore di proteste studentesche (come quelle del gruppo Polimi 4 Gaza), hanno scelto di: * Non rinnovare i memorandum d’intesa (MoU) in scadenza. * Orientare le partnership verso altri centri di eccellenza (es. in Europa o Singapore). IN SINTESI: PERCHÉ UN PROGETTO VIENE BOCCIATO OGGI? Un progetto viene bloccato se non supera uno di questi tre test: 1. Test di Esportabilità: Il software o il materiale può essere usato per armamenti? Se “Sì” o “Forse”, viene bloccato. 2. Test di Localizzazione: Il partner opera oltre la Linea Verde? Se “Sì”, viene bloccato. 3. Test di Trasparenza: Il partner accetta che i risultati siano pubblici e non secretati per scopi di difesa? Se “No”, la collaborazione non parte. Proprio mentre scriviamo questo report (marzo 2026) al Politecnico sono previste nuove iniziative studentesche per chiedere un monitoraggio ancora più stringente su questi blocchi. Il clima attuale vede il Politecnico di Milano muoversi alla ricerca di un equilibrio precario tra eccellenza scientifica e responsabilità etica. L’influenza delle nuove linee guida si riflette chiaramente nella partecipazione ai bandi Horizon Europe, il principale programma di finanziamento dell’Unione Europea. Ecco come la situazione politica e le regole etiche stanno impattando i grandi progetti: 1. LO “STOP” DELL’UE AI FONDI PER L’INNOVAZIONE INDUSTRIALE A partire dalla fine del 2025, la Commissione Europea ha proposto una sospensione parziale di Israele da alcuni segmenti di Horizon Europe. * Settore colpito: Lo stop riguarda l’EIC (European Innovation Council), ovvero il fondo per le start-up e le tecnologie dirompenti (AI, droni, cybersecurity). * Impatto sul Polimi: I laboratori del Politecnico che avevano partnership con aziende israeliane in questi settori hanno visto i finanziamenti congelati o sono stati costretti a sostituire i partner industriali israeliani con partner europei per non perdere il grant. 2. PROGETTI ACCADEMICI: “SALVI” MA SOTTO SORVEGLIANZA Mentre i fondi industriali sono stati limitati, la ricerca accademica pura (Pillar I di Horizon, come gli ERC) resta formalmente aperta. Tuttavia, al Politecnico sono scattati nuovi protocolli: * Security Scrutiny: Ogni progetto Horizon con partner israeliani deve ora superare uno “scrutinio di sicurezza” preventivo. Se il progetto prevede lo sviluppo di algoritmi che potrebbero essere usati per la sorveglianza di massa o il puntamento (anche se nati per scopi civili), l’Ateneo richiede una modifica del piano di lavoro. * Clausola di Rescissione UE: I contratti firmati nel 2026 includono clausole legate al rispetto dei diritti umani (Art. 2 dell’Accordo di Associazione UE-Israele). Se l’UE dovesse dichiarare una violazione sistematica, il Politecnico sarebbe obbligato a uscire dal consorzio senza penali. 3. I PROGETTI “BLOCCATI” O “RIFONDATI” Dalle analisi dei bandi 2025-2026, emergono due dinamiche chiare: * Bocciatura dei partner in zone contese: Progetti che includevano ricercatori affiliati a sedi universitarie in territori occupati (Cisgiordania) sono stati bloccati sul nascere dal Comitato Etico, poiché violano la politica di localizzazione della ricerca dell’Ateneo. * Cambio di rotta nell’AI: Progetti di visione artificiale inizialmente orientati alla “sicurezza urbana” (spesso sviluppati con eccellenze israeliane) sono stati riconvertiti in progetti di “monitoraggio ambientale” o “diagnostica medica” per evitare le critiche legate al dual-use e al controllo sociale. 4. LA “DIPLOMAZIA SCIENTIFICA” NEL PIANO STRATEGICO 2026-2028 Nel documento approvato a febbraio 2026, il Politecnico definisce la sua posizione: “Il Politecnico non pratica il boicottaggio accademico generalizzato, ma esercita una vigilanza attiva. La ricerca con partner internazionali, inclusi quelli israeliani, è ammessa solo se finalizzata a obiettivi di sostenibilità globale e se i risultati sono pubblicamente accessibili, escludendo ogni segretezza di carattere militare.” COSA SIGNIFICA IN PRATICA PER IL 2026? Se oggi un ricercatore del Politecnico vince un bando Horizon con il Technion, il progetto partirà solo se: 1. Il software prodotto è Open Source. 2. Non ci sono partner dell’industria della difesa nel consorzio. 3. Viene nominato un Ethics Advisor esterno che monitori il progetto ogni 6 mesi. In definitiva, il Politecnico ha scelto la via della “cooperazione condizionata”: non chiude le porte alla scienza israeliana (a differenza di altre università italiane che hanno votato per la sospensione totale), ma impone filtri talmente stringenti da aver reso di fatto impossibili i progetti più vicini al settore tecnologico-militare. Attualmente il Politecnico di Milano risulta immerso in una fitta rete di collaborazioni con i “giganti” dell’industria italiana (Leonardo ed ENI), le quali fungono spesso da ponte verso Israele. Tuttavia, l’applicazione delle nuove Linee Guida Etiche ha creato frizioni e cambiamenti operativi significativi proprio in queste relazioni “triangolari”. Ecco come queste restrizioni stanno influenzando il rapporto con le aziende e i progetti congiunti: 1. LEONARDO: IL NODO DELLA DIFESA E DEL “DUAL-USE” Leonardo è il partner storico del Politecnico per l’aerospazio e la cyber-security, ma è anche l’azienda italiana più esposta sul fronte israeliano (con accordi diretti con l’Israeli Innovation Authority e la Tel Aviv University). * Il blocco del 2025/2026: A seguito di azioni legali e petizioni dei lavoratori di Leonardo (che hanno raccolto oltre 20.000 firme a fine 2025), il Politecnico ha dovuto irrigidire i controlli sui progetti comuni. * Progetti declassati: Alcune ricerche sulla “navigazione autonoma” condotte con Leonardo sono state rimosse dai programmi di cooperazione con Israele per evitare che finissero sotto l’occhio del Comitato Etico. Il Polimi ha imposto a Leonardo che i risultati delle ricerche svolte nei propri laboratori non siano trasferibili a filiali o partner israeliani impegnati nel settore militare (come Elta Systems). * Focus Cyber: La collaborazione si è spostata massicciamente sulla Cyber Defence civile e sulla protezione delle infrastrutture critiche, ambiti considerati più “sicuri” dal punto di vista etico rispetto alla radaristica o ai droni da combattimento. 2. ENI: IDROGENO E “DIPLOMAZIA DELL’ENERGIA” Il rapporto con ENI è meno teso perché focalizzato sulla transizione ecologica, ma non privo di sfide. * Hydrogen Joint Research Partnership: Il Politecnico, insieme a ENI, Edison e Snam, guida questo consorzio. Molte delle tecnologie per l’idrogeno verde sono state testate in collaborazione con istituti israeliani (come la Hebrew University). * La garanzia di “Neutralità”: Per far passare questi progetti al vaglio del Comitato Etico, ENI e il Politecnico hanno dovuto certificare che le tecnologie brevettate (es. nuovi elettrolizzatori) abbiano scopi puramente civili. Questo ha permesso di mantenere aperti i canali con Israele presentandoli come “Diplomazia Climatica”, un pilastro del Piano Strategico 2026 dell’Ateneo. SINTESI DELL’IMPATTO SUI RAPPORTI INDUSTRIALI 3. LE CONSEGUENZE LEGALI E I BANDI Un elemento cruciale emerso a inizio 2026 è la revoca retroattiva da parte dell’UAMA (Ministero Esteri) di alcune licenze per prodotti dual-use verso Israele. Questo ha costretto il Politecnico a riscrivere i contratti di consulenza con le aziende italiane: se Leonardo o ENI utilizzano una proprietà intellettuale del Polimi per un contratto con Israele che viene bloccato dal Governo, l’Università è ora legalmente protetta e non può essere chiamata a rispondere dei danni. CONCLUSIONI Il Politecnico non ha interrotto i rapporti con le aziende italiane che lavorano con Israele, ma ha eretto un “muro burocratico ed etico” che impedisce che la propria ricerca diventi parte di forniture belliche. Questo ha portato a una forma di “ricerca a compartimenti stagni”: quello che il Polimi fa con Leonardo resta al Polimi e non può viaggiare verso Tel Aviv se ha un’ombra di uso militare. Di sicuro molte delle novità introdotte dalla governance del POLIMI sono “di facciata”, ma le realtà che in Ateneo si oppongono alla militarizzazione, come Polimi 4 Gaza possono continuare a lavorare per renderli strumenti effettivi, interagendo con la figura del Delegato per le Tecnologie a Duplice Uso e la Ricerca Sicura e stimolandolo continuamente nelle verifiche, accertandosi che le Linee guida etiche e le procedure di due diligence diventino pratica quotidiana, soprattutto fra i docenti più esposti ai rischi di dual-use ed a collaborazioni “sensibili”, in modo da capitalizzare al meglio gli sforzi fatti e le piccole grandi conquiste ottenute. Ciò soprattutto in vista di un appuntamento importante, che è la scadenza dell’accordo quadro del POLIMI con Leonardo, nella convinzione e nella speranza che con gli strumenti a disposizione si possa far pervenire la governance alla saggia decisione di non rinnovare o estendere ulteriormente l’accordo stesso. Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Qui il Report di Giuseppe Curcio in PDF. REPORT_RICERCA-BREVETTI_POLIMIDownload Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Militarizzazione delle università belghe e tendenza europea, da Alerte Otan n° 98
Il Comité Surveillance OTAN è un comitato di monitoraggio della NATO istituito a Bruxelles nel gennaio 2000 a seguito dei bombardamenti della Jugoslavia e del protendersi della NATO verso l’est Europa, con l’obiettivo di chiedere alle organizzazioni politiche progressiste e al movimento pacifista di mettere in discussione l’appartenenza del Belgio all’Alleanza Atlantica, di rifiutare l’economia di guerra e dismettere le bombe nucleari schierate in Belgio. Nel suo primo bollettino del 2026 troviamo un articolo sulla militarizzazione delle università belghe, scritto da Thies Gehrmann ricercatore post-dottorato in bioinformatica e attivista per la pace. Ne riportiamo qui una sintesi. Per l’articolo completo clicca qui. La monarchia belga sta integrando la tecnologia militare americana nel proprio tessuto economico e nelle sue forze armate, chiamando a questo compito non solo gli alti ufficiali militari ma anche la ricerca universitaria. Ogni livello della società deve essere mobilitato, incluso il sistema educativo. La Vallonia è in prima linea, Wallonie Entreprendre investe ogni anno centinaia di milioni di euro nell’industria militare regionale, le Fiandre hanno varato un Piano di Difesa (VDP) di miliardi di euro nel quale le università giocano un ruolo esplicito. La ricerca dual-use non viene più scoraggiata, è anzi centrale in questo processo, promossa sia dai governi belgi che dall’UE che ha deciso di aprire l’intero budget Horizon alla ricerca su queste tecnologie. Un budget di 175 milioni di euro. Ora sono esplicitamente incoraggiati anche i progetti puramente militari. I nuovi finanziamenti in questo settore comportano nuove restrizioni sulla pubblicazione e lo scambio di conoscenze minando i principi fondamentali della ricerca e della collaborazione internazionale, i ricercatori sono costretti a lavorare in segreto per tutelare la proprietà intellettuale, alcune università hanno apportato aggiustamenti ai quadri etici e deontologici per facilitare le collaborazioni con il settore militare. Il VDP incoraggia un cambiamento di mentalità di ricercatori e insegnanti perché interiorizzino la sicurezza nazionale come valore superiore alla libertà scientifica, e la necessità di sistemi informativi classificati. La propaganda militare normalizza questo cambiamento che oltre alla ricerca interessando direttamente anche l’insegnamento. Ad esempio la Vallonia stimola l’interesse degli studenti per la difesa e l’intelligenza artificiale. Su richiesta del ministero della Difesa, le facoltà di medicina hanno integrato la medicina di guerra nei programmi. A Howest Bruges è stata aperta una Cyber Defence Factory che indirizza direttamente gli studenti verso carriere dell’esercito. L’Agenzia WEWIS della regione fiamminga sta lanciando un programma di formazione STEM adattato al mercato del lavoro nell’industria della Difesa. La militarizzazione delle università è un fenomeno che interessa anche il Regno Unito con la sua lunga storia di cooperazione e reclutamento militare su larga scala. La Germania sta investendo miliardi nell’esercito, mentre la Baviera ha introdotto una Bundeswehr-Förderungsgesetz che obbliga i dipendenti universitari a collaborare con la Difesa. Le università italiane e francesi compensano il loro sottofinanziamento collaborando con l’industria militare. Le università greche stanno eliminando le regole etiche per poter stipulare partnership redditizie con aziende di armamenti e la NATO. Ovunque, le collaborazioni militari sono segnate da mancanza di trasparenza, contraddizioni etiche e rifiuto delle critiche. A causa delle politiche di austerità le uniche prospettive di finanziamento rimaste alle università sono lo standard NATO del 5% e il piano Readiness 2030 della Commissione Europea. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Segnale importante dall’Università Statale di Milano contro equiparazione tra antisionismo e antisemitismo
Arriva in un momento cruciale il segnale di pochi giorni fa con cui il Senato Accademico dell’Università Statale di Milano apre uno squarcio nel soffitto di carta della narrazione governativa (e oramai bipartisan) sul tema dell’antisionismo. Un segnale che non arriva dal nulla, bensì dalla costante e preziosa attività svolta dalla componente studentesca. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci eravamo già espressi qui sul tema in un articolo su ddl Gasparri, al quale rimandiamo in questo link.  Ebbene, nella seduta di martedì 10 febbraio del Senato Accademico di UniMi è stata discussa una mozione presentata dagli studenti e dalle studentesse che, pur se non approvata col testo originariamente proposto, fa passare un messaggio chiaro: una forte perplessità rispetto al contenuto normativo dei disegni di legge in discussione al Parlamento, soprattutto sul punto dell’equiparazione fra antisionismo e antisemitismo.  Per i dettagli rimandiamo al sito di Unimi, che fornisce dettagli sulla mozione approvata: https://lastatalenews.unimi.it/ddl-romeo-ddl-gasparri-effetti-sulluniversita-allattenzione-senato-accademico. Pur non entrando troppo nel merito, visto che l’iter legislativo è ancora in corso, si tratta di un segnale di dissenso che proviene da una prestigiosa istituzione universitaria dello Stato ed emerso nella vita democratica della comunità accademica. Adesso non resta che diffondere e replicare questa buona pratica anche in altri Atenei e far germogliare una discussione libera ed aperta sul tema in questione, che rischia di trasformarsi nell’ennesimo strumento di censura di guerra e di criminalizzazione del dissenso. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non può che ringraziare e congratularsi con gli studenti e le studentesse che hanno dato vita a tutto ciò e naturalmente ci impegniamo a diffondere la notizia per agevolare la condivisione in altri contesti per rilanciare la lotta antisionista e denunciare il genocidio ancora in corso in Palestina. Di seguito il testo originario della mozione presentata dagli studenti ed il testo approvato nella sua versione finale. MOZIONE DDLDownload Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Militarizzazione universitaria: Filosofia per militari da Bologna a Modena
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è già intervenuto sul diniego dell’Università di Bologna a istituire un corso di laurea specifico per i cadetti dell’Accademia. Ma davanti alle fondate osservazione dell’Ateneo bolognese, i militari non hanno saputo muovere obiezioni di sorta, si sono semplicemente spostati di pochi chilometri trovando accoglienza in altro Ateneo della Regione Emilia Romagna (clicca qui per la notizia). Non è in gioco la libertà del cadetto militare di iscriversi alle facoltà universitaria. Se questo fosse stato il problema, ci saremmo attivati per garantirne l’accesso all’Università come ogni altro studente. Il discorso è ben diverso da come è stato presentato da alcuni media interessati solo alla canea mediatica, a presentare i vertici militari vittime, a prescindere, di pericolosi e irrazionali veti di parte burocratica su pressione sindacale e studentesca. Costruire un percorso universitario ad hoc per gli ufficiali, quando mancano risorse per le attività normali universitarie, quando si chiude la porta a migliaia di ricercatori impedendone la stabilizzazione dopo anni di ricerca e pubblicazioni, questo lo trovate equo ed etico? E se il corso ad hoc per i soli cadetti viene respinto nell’Università di Bologna trasloca in altra città, presso Scienze strategiche del dipartimento di Giurisprudenza, per farlo hanno perfino modificato l’ordinamento didattico del corso per l’anno accademico 2026-2027. La domanda alla quale rispondere non è se sia corretta o scorretta questa procedura, ma se le pressioni dei settori militari, del Ministero possano avere la meglio e imporre certe volontà: due pesi e due misure inaccettabili che confermano la preferenza da accordare all’economia di guerra e a ogni richiesta delle forze armate. E dalla stampa locale apprendiamo che tra le materia ci sono anche le tecnologie duali, quelle per capirci utilizzabili in ambito civile e militari e sulle quali puntano le multinazionali del complesso industrial-militare. Non ci capacitiamo come si possa parlare, da parte del Ministero, del ripristino del sapere critico nell’università a seguito della decisione dell’ateneo di Modena che leggiamo come una sorta di capitolazione della libertà della ricerca e delle autorità universitarie ai voleri della guerra, della militarizzazione con tanto di interventi atti a modificare l’ordinamento didattico per accordare un corso di laurea ad hoc. Una decisione per noi inaccettabile specie se pensiamo alle migliaia di studenti e studentesse che nell’università chiedono maggiore frequenza delle sessioni di esame e delle lezioni e vengono sovente ignorati dalle autorità accademiche. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
No al corso “su misura” all’Università di Bologna per i cadetti dell’Esercito
L’Università di Bologna è nell’occhio del ciclone per le recenti polemiche a mezzo stampa che toccano il tema dei rapporti tra mondo accademico e forze armate. La questione riguarda un corso di filosofia pensato esclusivamente per una quindicina di cadetti dell’Accademia militare di Modena, una proposta che il Dipartimento di Filosofia ha deciso di respingere. Il generale Carmine Masiello, capo di Stato maggiore dell’Esercito, ha criticato pubblicamente la decisione, lamentando che l’ateneo non voglia accogliere gli allievi militari. Mentre la ministra Bernini ha fatto eco parlando di una “rinuncia a missione formativa”. In realtà, la mancata attivazione del corso di studio dedicato non esclude in sé e per sé i cadetti dalla formazione universitaria: questi possono infatti iscriversi ai corsi già attivi presso l’Ateneo. La scelta del dipartimento mira, invece, a difendere l’autonomia dell’università e a evitare che risorse e programmi di studio vengano piegati a finalità militari o propagandistiche. Masiello stesso aveva parlato della necessità di sviluppare “linguaggi e tecniche di persuasione”, chiarendo così la natura selettiva e strumentale del nuovo percorso di studio. Non si tratta di pregiudizio: la decisione riflette una scelta etica, sostenuta anche dagli studenti, dalle studentesse e dal personale universitario che hanno ampiamente aderito agli scioperi contro guerre e per l’autodeterminazione del popolo palestinese. In un contesto di università sottofinanziate, attivare un corso di studio per un numero così esiguo di studenti è inconfutabilmente uno spreco di risorse pubbliche. Se poi pensiamo al fatto che migliaia di ricercatori precari stanno per essere espulsi dagli Atenei italiani a causa della scadenza dei loro contratti e per mezzo delle riforme volute della Ministra stessa, siamo al cospetto di una disfunzione davvero singolare: una ricerca a tempo determinato per tutte/i, contro la proposta di un nuovo corso destinato a essere replicato per anni, solo per pochi privilegiati. Il caso ha messo in luce rischi più ampi: la pressione politica o finanziaria non dovrebbe mai determinare l’offerta formativa di un Ateneo. Il tentativo di ignorare le esigenze interne per soddisfare i desiderata politici del momento, minaccia la libertà accademica e l’autonomia universitaria. La decisione del dipartimento di Filosofia va sostenuta. Si tratta infatti di un atto di responsabilità: le università devono concentrarsi su ricerca, didattica ordinaria e diritto allo studio, non su percorsi pensati per élite ristrette. Difendere questa scelta significa tutelare il sapere come bene comune e proteggere l’università dai privilegi e dalle logiche di potere nonché agire contro la militarizzazione delle università. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Fuori il sionismo dall’Università: ricercatore preso di mira da sionisti e soldati IDF all’Università di Bologna
Oggi vogliamo denunciare un caso di censura e diffamazione che restituisce il senso dell’ingiustizia e della gravità che la complicità con Israele può comportare. La storia che vi racconteremo ha come teatro l’ateneo più antico dell’Occidente, l’Università di Bologna, che porta avanti collaborazioni con istituzioni ed enti israeliani, nonostante gli appelli e le mozioni di studenti e lavoratori dell’Ateneo. Finora i proclami e le dichiarazioni della governance sono rimasti sulla carta e non si sono tradotti in pratica nell’interruzione degli accordi (al massimo, si limitano a non rinnovare quelli che giungono a scadenza). Ma oltre a mantenere in vita le collaborazioni con i partner israeliani, UNIBO aggiunge un altro tassello alla complcità col sionismo di Israele: negli ultimi tempi ha adottato una modalità con la quale asseconda le intemperanze e le pretese di un gruppo di studenti israeliani che frequentano l’Ateneo presso il DIMEVET di Ozzano dell’Emilia (Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie), dove sono quasi una trentina. Avviene infatti che questi studenti, che non rappresentano comunque la totalità degli studenti israeliani in UNIBO, abbiano scelto come target delle loro azioni diffamatorie un ricercatore, la cui unica “colpa” sarebbe quella di indossare una kefiah. La loro intolleranza nei confronti di tale indumento è così forte da portarli a chiedere al Dipartimento di vietarne l’uso. Dopo aver diffuso voci diffamanti all’interno del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie un gruppo di studentesse israeliane, non paghe, lo ha segnalato all’Amministrazione di UNIBO e al Rettore con accuse diffamanti, che hanno portato ad un procedimento disciplinare di censura nei suoi confronti per un post critico contro Israele pubblicato sulla sua pagina personale di Facebook, solo perché dal suo profilo si evinceva che era affiliato all’Università di Bologna. Il messaggio via e-mail è partito da una studentessa che risulta far parte dell’IDF (Israel Defense Forces), l’esercito israeliano autore del genocidio in corso a Gaza, e sembra che non sia l’unica di loro a militare in quel corpo. Beh, UNIBO ha dato ragione alle studentesse israeliane sanzionando il docente con una censura scritta che gli blocca temporaneamente la carriera: è un ricercatore in tenure track (RTT), lo step che precede immediatamente l’assunzione come professore associato. L’attività che questi studenti hanno messo in campo, prendendo di mira questo lavoratore dell’Ateneo con una strategia di matrice sionista, che secondo un format oramai noto combina vittimismo, diffamazione e pressione alle massime cariche del Dipartimento e dell’Ateneo, rappresenta un segnale molto pericoloso nel mondo accademico ed un precedente che rischia di essere replicato altrove, proprio perché la governance lo ha assecondato. Nell’assistere il suo iscritto, USB ha portato in difesa del lavoratore tutta una serie di elementi (dettagli nell’allegato al comunicato) che fornivano un quadro chiaro della situazione, ma la Commissione disciplinare ed il Rettore hanno preferito “non vedere” e confermare una sanzione che risuona come profondamente ingiusta, che salta a piè pari la tutela dei diritti del lavoratore. Qualcuno pensava che il pericolo sionista potesse arrivare solo dagli accordi in ambito ricerca con potenziale dual use, mentre questa storia ci insegna come le insidie possano nascondersi anche in un semplice accordo di moblità con studenti israeliani. Già, perché quello che è emerso è che diversi studenti combattono nell’IDF, l’esercito genocida di Israele e fanno addirittura la spola fra le aule di UNIBO e le operazioni militari in Palestina ed in Medio Oriente, dove vengono chiamati come riservisti. Il colmo è che UNIBO, senza battere ciglio, conceda loro la possibilità di effettuare esami fuori dagli appelli ordinari, mentre nega tale possibilità  ad altri studenti che sono invalidi o in condizioni svantaggiate, che hanno motivazioni più giustificabili di un genocidio. Non smetteremo di ribadire che occorre rompere ogni complicità col sionismo di Israele. Da parte nostra, lavoratori e studenti di UNIBO, rinnoviamo l’impegno a mobilitarci per sensibilizzare la comunità accademica e per ripristinare un clima di giustizia e tutela per tutti in Ateneo. E insieme a ELSC – European Legal Support Center, con cui difendiamo il ricercatore, chiediamo che la comunità accademica si stringa in solidarietà attorno al ricercatore e respinga con determinazione gli attacchi sionisti in Ateneo e qualsiasi complicità e censura della libertà accademica. “FUORI IL SIONISMO DALL’UNIVERSITÀ! STOP ALLA COMPLICITÀ CON ISRAELE!” USB Emilia Romagna e Cambiare Rotta Bologna USB UNIVERSITÀ E CAMBIARE ROTTA ADERISCONO ALLA CAMPAGNA NAZIONALE “LA CONOSCENZA NON MARCIA”, contro la militarizzazione e l’israelizzazione dell’istruzione 5 QUESITI PER LA GOVERNANCE DI UNIBO Chiediamo alla governance dell’Ateneo di risponderci sui seguenti punti: 1. La governance di UNIBO sa che fra i banchi delle aule della nostra Università fra gli studenti siedono anche soldati dell’IDF, l’esercito israeliano artefice del genocidio in atto a Gaza? Cosa si intende fare nei loro confronti? Espellerli dalla nostra Università o continuare ad accoglierli nelle aule di UNIBO? 2. Risponde al vero che alcuni studenti israeliani godono di un trattamento speciale con possibilità di svolgere esami fuori dagli appelli ordinari? In che modalità? Online oppure con appelli straordinari predisposti per loro al rientro dalle missioni militari? 3. Una volta appurato che sono soldati, intendete procedere con una denuncia per chiedere alla Procura ed alle forze dell’ordine di investigare su eventuali crimini di guerra che possono aver commesso durante le loro missioni militari per le quali sono convocati, considerata la conferma ufficiale dell’ONU rispetto al genocidio in atto? I dati di cui è in possesso l’Ateneo sono fondamentali per ricostruire i loro spostamenti e fornire informazioni utili a chi indagherà e di certo davanti a orrendi crimini di guerra, non c’è diritto alla privacy che tenga! 4. Quali forme di tutela per il lavoratore si intende adottare per proteggerlo e tutelarlo nell’esercizio del suo lavoro in Ateneo, a fronte dei rischi ai quali è sottoposto a seguito di questa vicenda che la governance ha contribuito ad alimentare col suo assordante silenzio e la sua ingiustificabile inerzia? 5. Quali accordi e collaborazioni con i partner israeliani la governance ha deciso di interrompere in UNIBO? Allegato_storia_ricercatore_UniboDownload
Vittoria!!! Ritirato il bando del NATO MODEL EVENT 2025 a Forlì
PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO STAMPA DELL’ORGANIZZAZIONE STUDENTESCA CAMBIARE ROTTA CHE INFORMA DEL RITIRO DI UN BANDO DI COLLABORAZIONE TRA UNIVERSITÀ E NATO. Questa mattina è arrivato un avviso che notificava il ritiro del Bando del NATO MODEL EVENT del 2025 a Forlì previsto per novembre. Dopo anni di mobilitazione contro questo accordo, dopo le mobilitazioni oceaniche delle settimane passate, dopo l’occupazione e il presidio permanente in Aula B di Berti Pichat, arriva queste prima vittoria!! Tuttavia, le relazioni del nostro dipartimento con Israele, Guerra e NATO non sono ancora state rescisse. Anzi, accodandosi alla gestione repressiva del Governo Meloni, la governance Unibo ha risposto attaccando le mobilitazioni studentesche antisioniste: da una parte, sono recentemente arrivate le notifiche delle denunce agli studenti per l’interruzione del NATO MODEL EVENT a Forlì dello scorso anno, dall’altra il direttore di dipartimento Moro e la Governance hanno annullato un incontro prefissato come gli studenti occupanti di scienze politiche per discutere della rescissione degli accordi con Israele, NATO e filiera bellica. A ciò va aggiunto che gli studenti di Fisica sono stati denunciati per l’occupazione del loro dipartimento mentre chiedevano la rescissione degli accordi con Israele e le Aziende belliche. Nel mentre il Governo sta varando il ddl 1627, che nel tentativo di equiparare antisionismo e antisemitismo, si pone l’obiettivo di reprimere e criminalizzare le lotte antisioniste degli studenti in scuole e università. Abbiamo bloccato tutto per rompere le complicità con il genocidio e ora continueremo a farlo per rompere tutte le complicità del governo e dell’università. MOLARI, BERNINI, MELONI DIMISSIONI 14 ottobre 13.00 Rettorato (Via Zamboni 33) Presidio in sostegno della mozione in CdS per chiedere le dimissioni di Molari e del Governo. FUORI LA ISRAELE E LA NATO DA SCIENZE POLITICHE! 17 ottobre 9.30 Palazzo Hercolani Presidio in sostegno alla mozione in CdD di Scienze Politiche per la rottura degli accordi con Israele, NATO e aziende belliche. Cambiare Rotta Bologna