Cento anni dei Guastatori: a Cremona la fanfara bellicista risuona nell’aula magna del Politecnico
A Cremona si è celebrato il centenario del 10° Reggimento Genio Guastatori con
una cerimonia solenne alla caserma “Col di Lana” (qui link all’articolo), alla
presenza delle più alte autorità civili, militari e religiose (!). Il copione è
quello classico delle celebrazioni militari: reparti schierati, fanfare, fucili
d’assalto, bandiere, applausi e discorsi pieni di parole come sacrificio,
disciplina, dedizione, spirito di corpo e sull’importanza di essere “pronti a
tutto”.
Questa prospettiva militare risuona all’unisono con dichiarazioni e
determinazioni di troppa politica che da tempo prepara e addomestica i cittadini
all’inevitabilità della guerra. In un’Europa, in un mondo attraversato da
tensioni e conflitti, molti vorrebbero piuttosto essere pronti a qualcosa di
molto meno eroico e catastrofico ma essenziale: la pace costruita con il Diritto
Internazionale, la diplomazia, un multilateralismo basato su giustizia sociale e
climatica, lotta alle disuguaglianze e alla povertà, politiche di inclusione,
cooperazione.
Le stesse gerarchie religiose appaiano perfettamente in risonanza, sedotte e
accondiscendenti, con questa propaganda militare, onorando la celebrazione della
loro presenza e con preghiere finali. Un’immagine terribilmente stonata semmai
con la tradizione biblica stessa, quando i profeti invitano a trasformare le
spade in aratri e il Vangelo a rimettere la spada nel fodero, perché “tutti
quelli che prendono la spada di spada moriranno” (Mt 26,52).
C’è poi un elemento estetico che non passa inosservato. Le cerimonie militari
con reparti inquadrati, musica e retorica patriottica hanno sempre un’aria
vagamente fuori dal tempo. Ricordano quelle liturgie pubbliche del Novecento di
un passato autoritario, quando lo Stato metteva in scena la forza militare come
simbolo di identità nazionale. Un immaginario che in Italia dovrebbe evocare più
preoccupazione che entusiasmo.
Certamente non casuale, poi, che le celebrazioni abbiano coinvolto anche il
mondo accademico. L’avvio delle iniziative è stato infatti un concerto della
fanfara dei Bersaglieri ospitato nell’aula magna cremonese del Politecnico di
Milano (qui link all’articolo): come ha rivelato la rivista Altreconomia, sono
numerosi i contratti di collaborazione tra l’ateneo milanese e le multinazionali
delle armi, Leonardo in primis (qui il link all’articolo).
Non si tratta di negare la storia. Ma tra memoria e celebrazione retorica,
attuata in un clima come quello attuale di “terza guerra mondiale”, c’è una
differenza. La prima invita a riflettere sui drammi della guerra; la seconda
rischia di trasformare tutto in una scenografia solenne dove le parole
altisonanti soffiano sul fuoco di un futuro inevitabilmente belligerante e senza
possibilità di alternative.
E POI È ORA DI SMETTERLA.
Indigniamoci quindi, cambiamo paradigma e usciamo dalla paralisi in cui questi
scenari terribili ci imprigionano prima che, tra fanfare e retorica, sia il
futuro a guastarsi in modo irreparabile.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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