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Israele sta trattenendo osservatori internazionali per un semplice motivo: impedirci di denunciare il suo progetto di pulizia etnica in Palestina. Fonte Di Ricardo Esteves Ribeiro  18 ottobre 2026  Essere detenuto dallo stato sionista non è mai stata un’ipotesi da escludere. Come giornalista che lavorava in Palestina, la consideravo tanto probabile quanto prevedibile, e per anni … Leggi tutto "" L'articolo proviene da Invictapalestina.
October 25, 2026
Invictapalestina
Torino: manifestare ai tempi dei decreti sicurezza
La manifestazione “Noi la guerra non la vogliamo” è stata la risposta torinese alla chiamata alle piazze indetta a livello nazionale questo sabato. La manifestazione era già stata convocata dal collettivo Torino Partigiana ed ha via via acquistato più importanza dopo i fatti della scorsa settimana: anche le pagine social del Movimento 17 ottobre invitavano a confluire su quella piazza. In piazza Castello a partire dalle 15 si sono radunate qualche migliaio di persone; in situazioni simili la Questura ha sempre fatto partire il corteo anche se non c’era l’autorizzazione preliminare in quanto l’attuazione dell’articolo 17 della Costituzione[1] veniva considerata prioritaria ed anche per diminuire la pressione della piazza. Questa volta la piazza è stata gestita in maniera differente: migliaia di persone si sono trovate stipate senza nessuna via di fuga e con tutti gli accessi chiusi da cordoni di polizia. I manifestanti cercano quindi il modo di uscire dalla piazza tentando di forzare i blocchi dal lato di via Po; la polizia risponde con una carica di alleggerimento, da lì non si passa. La cosa appare talmente eccessiva che persino alcuni passanti esortano la polizia a togliere il blocco per fare passare il corteo in nome della Costituzione, incitandoli a disobbedire agli ordini. Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» – Passante esorta la polizia a far passare i manifestanti Foto: M.BARIONA Il corteo si posta quindi verso via Cernaia, chiuso anche lì. Si tenta di utilizzare il passaggio su via XX Settembre, la risposta è una nuova carica. Il balletto dura un paio d’ore in cui la gente resta chiusa in piazza. Ad un certo punto un’auto passa a velocità sostenuta in mezzo alla gente; per puro caso nessuno rimane ferito e l’auto ed il relativo autista viene protetto dal cordone di polizia di via Cernaia. Foto e video dell’episodio ce ne sono, confido nel solerte lavoro dell’autorità giudiziaria per scoprire l’identità dell’autista dell’auto. A questo punto si apre una via di fuga su viale Partigiani ed il corteo può partire per il suo lungo percorso, solertemente guidato tramite cariche di alleggerimento e lacrimogeni anche perché ormai è giunto ad Aurora e Barriera, quartieri meno centrali e con minore copertura mediatica. Il corteo dovrebbe chiudersi in piazza Baldissera nel pieno di quella periferia di Torino abbandonata a sé stessa ed alla speculazione immobiliare, dove comincia a diventare difficile trovare case in affitto e la tensione sociale appare più densa[2]: lì intorno non si sono vetrine luccicanti da difendere od obiettivi sensibili. Il corteo è praticamente finito, si è fatto buio ed è quasi ora di cena. I manifestanti che hanno marciato per chilometri e subito diverse salve di lacrimogeni tornerebbero anche a casa: le forze dell’ordine caricano anche lì utilizzando tutto l’armamentario a loro disposizione: manganelli, gas lacrimogeni, persino gli idranti. Poi organizzano un rastrellamento fermando alcuni manifestanti: i vari decreti sicurezza consento il fermo di chiunque, maggiorenne o minorenne, fino a dodici ore per l’identificazione. In questura vengono portate quattro persone (mentre almeno tre sono in stato di fermo da prima della manifestazione). Due di loro verranno rilasciare subito per essere accompagnate in ospedale dove necessitano di ricovero in seguito alle contusioni, quattro vengono rilasciate nella notte dopo le identificazioni. -------------------------------------------------------------------------------- Appare chiaro che risulta possibile, in momenti con un forte impatto emotivo, utilizzare i social per convocare manifestazioni molto partecipate senza che ci sia un referente preciso; la piazza di Torino di oggi e probabilmente quelle del resto d’Italia ne sono una dimostrazione. Ciò non toglie che ammassare migliaia di persone disorientate e senza riferimenti precisi crea una confusione difficilmente gestibile che lascia troppo spazio all’improvvisazione. L’atmosfera che si respirava oggi in piazza mi ha ricordato quella di Genova 2001: la sostanziale differenza è che 25 anni fa l’ordine pubblico è stato gestito in deroga alle norme vigenti e questo ha generato una serie interminabile di processi[3], ora tutto è perfettamente conforme alla legge. Poi ci sono loro, le ragazze ed i ragazzi che sentono la necessità impellente di farsi sentire e di lottare per una qualche idea di futuro: questa lotta, motore della storia, è stata classificata come un problema di ordine pubblico da uno dei governi più autoritari della storia repubblicana che, per giustificare questa fallimentare strategia di fronte all’opinione pubblica, non esista a degradare i diritti civili, indicare colpevoli a casaccio e manipolare la realtà a questi fini. Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA Torino, 24 ott 2026. Corteo «Noi la guerra non la paghiamo» contro la conversione dei territori, delle industrie, delle scuole e della ricerca in chiave bellica. Foto: M.BARIONA [1] I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica. [2] Per approfondimenti sulla situazione sociale dei quartieri Aurora e Barriera di Milano a Torino cfr https://www.pressenza.com/it/tag/alimonda-summer-festival/ [3] Per approfondimenti sui percorsi giudiziari dopo Genova 2001 https://www.pressenza.com/it/2026/07/a-25-anni-dal-g8-di-genova-il-movimento-la-piazza-la-repressione-seconda-parte/   Giorgio Mancuso
October 25, 2026
Pressenza
Se ChatGPT va in guerra
di Andrea Daniele Signorelli (Giornalista freelance)   «La guerra è il dominio dell’incertezza», scriveva Carl Von Clausewitz nel trattato di strategia militare Della guerra. A due secoli di distanza dalla pubblicazione, uno dei principali obiettivi dell’impiego dell’intelligenza artificiale in Continua a leggere L'articolo Se ChatGPT va in guerra proviene da ATTAC Italia.
October 25, 2026
ATTAC Italia
Scuola e giovani: aula insorgente, tempo lento e…
… e libertà di insegnamento. di Yuleisy Cruz Lezcano (*) EDUCARE LE NUOVE GENERAZIONI SIGNIFICA APRIRE IL MONDO, NON PREPARARE SOLTANTO LAVORATORI C’è una domanda che la scuola italiana dovrebbe tornare a porsi con urgenza: stiamo educando le nuove generazioni a comprendere il mondo oppure le stiamo semplicemente preparando ad adattarsi alle sue richieste? In una società che misura sempre
October 25, 2026
La Bottega del Barbieri
Una Italia “insoumise” fa saltare la prova di forza del governo
Le migliaia di persone, soprattutto giovani e giovanissimi, che ieri hanno riempito le strade di Torino, Milano, Roma, Bologna, Firenze, Genova, Napoli sono la rivelazione visibile che la strada della militarizzazione e dell’autoritarismo intrapresa dal governo non sarà un pasto gratis, al contrario. Il tentativo di soffocare le crescenti contraddizioni […] L'articolo Una Italia “insoumise” fa saltare la prova di forza del governo su Contropiano.
October 25, 2026
Contropiano
Odessa: viaggio tra le macerie di una città in fiamme… ossia dubitate sempre della propaganda di guerra
Una caratteristica degli Odessiti è il loro umorismo sia ironico che autoironico, pertanto nessuno di loro se ne avrà aale per il titolo di questo mio dissacrante articolo. Ho camminata ore per il centro storico di questa meravigliosa città portuale, perla sul Mar Nero e quello che segue è il mio reportage dopo una tranquilla notte di appagante riposo. A Odessa tutti amano i gatti e l’Italia. Ci sono molti ristoranti italiani e Cat Bar dove si fa colazione circondati da gatti. Prima di partire avevo letto che Odessa era stata bombardata. È un temine improprio. In realtà l’oblast di Odessa è stato colpito da droni. Questi i dati reali: Negli ultimi giorni l’Oblast di Odessa è stata colpita quasi ogni notte, ma secondo i bollettini ufficiali ucraini il bilancio delle vittime civili è rimasto contenuto rispetto ad altre regioni. Ecco cosa risulta dalle autorità locali per gli ultimi 4-5 giorni: – 18 ottobre: colpito il tetto di un palazzo residenziale a Odessa, 2 feriti, tra cui una ragazza di 14 anni, riferito dal governatore Oleh Kiper. – 22-23 ottobre: diversi attacchi su infrastrutture civili, ricreative e industriali nel sud dell’Oblast. I soccorsi hanno segnalato: – 1 ferito e un grande incendio in un parco ricreativo, con secondo attacco mentre i soccorritori lavoravano – 2 feriti in un altro sito dove è stato parzialmente distrutto un edificio amministrativo di 3 piani e un capannone di stoccaggio – Il capo dell’amministrazione militare regionale ha poi riassunto 3 feriti complessivi nell’attacco alla parte sud di Odessa, con danni a strutture civili, ricreative e industriali. Altri rapporti di ieri e oggi parlano di danni a impianti energetici e depositi senza vittime registrate in quei punti specifici, e le cifre sono ancora preliminari perché i soccorsi stanno lavorando sotto allarme aereo. Ecco il riassunto di ieri, 24 ottobre – giorno 1704 di guerra: Odessa e Oblast di Odessa: Ieri notte è stata di nuovo una notte pesante per il sud. – Le forze russe hanno dichiarato di aver colpito con droni Geran il porto di Chornomorsk: un’officina per la produzione di droni navali senza equipaggio (BEC) e una nave da carico diretta a Odessa. La notte prima avevano colpito Vilkovo. – Dal lato ucraino, fonti locali parlano di attacchi a infrastrutture portuali, magazzini e edifici amministrativi, con finestre sfondate e danni a palazzi residenziali a 5 piani. DTEK aveva già segnalato giorni fa danni incredibilmente gravi alla rete energetica che rifornisce Odessa. – In totale, nella notte tra il 23 e il 24 la Russia ha lanciato 126 droni su tutta l’Ucraina. La protezione civile ha parlato di circa 500.000 persone senza elettricità per i raid in 6 regioni. Quindi i generatori che si vedono per strada non sono un caso – la rete di Odessa è sotto pressione continua. Le altre cose importanti di ieri nell’intera Ucraina, che, ovviamente, non ho potuto verificare di persona: – Starlink è stato ripristinato: il 24 è stata confermata la ripresa completa di Starlink / Starshield senza limitazioni di velocità, dopo giorni di rallentamenti che avevano messo in crisi droni e difesa aerea. – L’Ucraina colpisce dentro la Russia: campagna di attacchi a raffinerie e fabbriche militari. Colpiti impianti a Oryol, Tolyatti e persino Omsk a 2.500 km dal confine. Distrutta a Orel la fabbrica Proton-Electrotex che produce componenti per missili. – Notizie dal fronte: 181 scontri in 24 ore, 88 attacchi aerei russi con 309 bombe guidate, più 10.270 droni kamikaze secondo lo Stato Maggiore ucraino. I russi hanno avanzato leggermente a sud-est di Dobropillya. – Diplomazia: accordo per un cessate il fuoco localizzato a Oleshky (Kherson) per portare aiuti e far evacuare gli anziani. La Casa Bianca dice dal 29 ottobre, Mosca dice dal 27. Previsti anche colloqui tecnici a novembre ad Abu Dhabi. – Scambio prigionieri: 270 contro 270, il primo da agosto. Insomma, per Odessa è stata la solita notte di droni sui porti, per il resto del paese giornata di attacchi incrociati su energia e logistica, ma con la buona notizia è che non dovrebbe esserci stato neppure un civile ferito a Odessa e probabilmente in tutta l’Ucraina. Circa le vittime al fronte, che io chiamo “civili in divisa”, nulla ci è dato di sapere: è segreto militare sia di qua che di là dal fronte. Ultima notizia: l’unico rifugio che ho visto a Odessa… era chiuso. Mauro Carlo Zanella
October 25, 2026
Pressenza
[2026-10-26] Assemblea verso lo sciopero del 30 ottobre @ Zazie nel metrò
ASSEMBLEA VERSO LO SCIOPERO DEL 30 OTTOBRE Zazie nel metrò - Via Ettore Giovenale 16, Roma (lunedì, 26 ottobre 19:00) Assemblea per discutere dei contenuti dello sciopero generale indetto da USB per il 30 Ottobre Zazie nel metrò aderisce allo sciopero generale del 30 ottobre con chiusura tutto il giorno. 30 Ottobre 2026 SCIOPERO GENERALE No al riarmo! Basta politiche neoliberiste ore 10:30 - Piazza dei Cinquecento
October 25, 2026
Gancio de Roma
CURAMI-PRIMA DI TUTTO LA SALUTE: “LE CASE DELLA COMUNITA’ SONO UNA SFIDA CULTURALE E ORGANIZZATIVA DELLA SALUTE”
CURAMI – Prima di tutto la salute è la trasmissione a cura di Donatella Albini, medica del Centro studi e informazione sulla medicina di genere, già delegata alla sanità del Comune di Brescia, e Antonino Cimino, medico e referente di Medicina Democratica – Movimento di lotta per la salute di Brescia. La trasmissione va in onda il sabato mattina dalle 12.00 e, in replica, il mercoledì alle ore 12.30. Ospiti della puntata di sabato 24 ottobre – dal titolo “Le Case della comunità sono una sfida culturale ed organizzativa della salute . Le istituzioni hanno raccolto questa sfida?” La parola alla politica. Con Onorio Rosati, consigliere regionale AVS e Nicola di Marco, consigliere regionale M5S. Puntata di sabato 24 ottobre Ascolta o scarica 
October 25, 2026
Radio Onda d`Urto