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Progetto Light-Up, Dott. Federica Nin: “Non è necessario uccidere i macachi dopo le sperimentazioni””
Nel 2019, quando si è venuti a conoscenza del progetto Light-up, che prevede l’utilizzo di macachi presso l’ateneo parmense (resi prima ciechi e poi uccisi), le organizzazioni animaliste e antispeciste si sono immediatamente attivate per tentare di fermare questa inutile crudeltà. “Fuori i macachi dall’università” era lo slogan che ha risuonato nella manifestazione del 14 settembre 2019 a Parma, che ha riunito una massa oceanica di attivisti che chiedevano la fine degli esperimenti sui macachi negli stabulari dell’Università di Parma. Sono state raccolte più di 460 mila firme e si è combattuto con argomentazioni scientifiche, supportate da numerosi professionisti dalla fama internazionale, portando il caso in tribunale. L’impegno sul fronte legale ha portato alla vittoria storica che dal 23 gennaio 2020 ha visto il Consiglio di Stato sospendere, per la prima volta in Italia, un progetto “scientifico” – accogliendo il ricorso di LAV – mettendo in discussione il rispetto della legge ed evidenziando il valore della vita degli animali sebbene destinati a morte nei laboratori. Lo stesso Consiglio di Stato nella sua sentenza aveva dato ragione a LAV in merito alle condizioni degli animali, per cui il monitoraggio del benessere era assolutamente carente e forniva precise prescrizioni all’università: “l’obbligo imprescindibile, di effettuare e depositare rapporti periodici e frequenti che includano aspetti di competenza dell’etologo, e che si soffermino anche sulle condizioni di stress e di possibile interazione tra specie animali”. Purtroppo, la sospensione è stata successivamente rigettata e gli esperimenti sui macachi sono ricominciati: è stato concesso di riprendere le procedure a carico dei due macachi. Dopo quattro mesi di stop, la sperimentazione sui macachi del progetto Light-Up è ripartita con una decisione del Tar del Lazio dando il via libera alla ripresa. Nel 2024 nonostante le continue richieste di LAV al Ministero e le indicazioni al Consiglio Superiore di Sanità (ente chiamato ad esprimersi in merito all’uso di specie particolarmente protette quali cani e primati) a non procedere con il progetto da parte di esperti scientifici operanti nel settore, il Ministero ha acconsentito a prolungare l’autorizzazione ormai scaduta e l’ha rinnovato per altri 3 anni. Il progetto ha previsto persino l’arrivo di nuovi esemplari oltre all’impianto di elettrodi per registrare i movimenti oculari e lunghe ore di immobilizzazione su sedie di contenzione da primati con presidi ferma testa: questo ha significato nuovi interventi chirurgici, l’ablazione di parte del cervello e la morte.  Alan e Larry – stabulari Università di Parma Ciò non ha impedito al movimento animalista (LAV, Leal, MetaParma etc…) di opporsi a questo rinnovo, non solo per garantire la liberazione di Alan e Larry – di cui non ci siamo mai dimenticati – ma anche per impedire che nuovi macachi vengano sottoposti a inutili e gravi sofferenze.  Negli anni, il progetto denominato “Lightup”, ha impiegato sei primati (due dei quali si trovano negli stabulari dall’Università di Torino che conduce la ricerca in collaborazione con l’Università di Parma) che sarebbero stati operati più volte al cranio e al cervello, sottoposti a impianti e procedure che ne avrebbero compromesso gravemente la vista e le condizioni di vita. I macachi infatti vengono immobilizzati e destinati ad una cecità corticale parziale in un’area limitata del campo visivo tramite un intervento chirurgico, oltre ad essere sottoposti a test ed esperimenti che provocano loro molto dolore. Nonostante i macachi non vengano resi totalmente ciechi, affinchè resistano sani e sarebbero suscettibili di rehoming, quando non serviranno più, saranno sottoposti insensatamente ad eutanasia. L’obiettivo di questa amenità? Ricreare un “modello animale” per lo studio delle persone che hanno perso la vista a causa di un danno cerebrale e non per problemi legati all’occhio. A dicembre 2025 la Lega Antivivisezionista (Leal) ha chiesto la liberazione immediata dei macachi rinchiusi nei laboratori dell’Università di Parma e la fine dell’obbligo di sperimentazione animale in Italia. L’associazione ha lanciato una petizione nazionale per “porre fine a pratiche cruente e ormai superate, chiedendo un cambio di paradigma verso metodi scientifici etici e realmente utili per la salute umana”. Leal è stata presente il 6 dicembre 2025 al corteo organizzato da Meta Parma, “Salviamo Alan e Larry”, partito da Piazza della Pace: “I macachi coinvolti nell’esperimento Light-up sono sei, tra cui Alan e Larry, reclusi da anni in condizioni di sofferenza. Alla fine del protocollo, oggi prorogato di altri tre anni nonostante due sospensioni per eccessiva crudeltà, gli animali verrebbero comunque uccisi”. “Alan e Larry – aveva dichiarato Gian Marco Prampolini, presidente Leal – oltre alla reclusione e agli addestramenti forzati sulle sedie di contenzione, hanno subìto interventi chirurgici invasivi e impianti nel cranio. È una pratica crudele, obsoleta e irrilevante ai fini della cura degli esseri umani. Non possiamo accettarlo”. “Dopo anni di sofferenze, questi macachi rischiano ora anche la morte. Leal chiede che vengano immediatamente sottratti alla sperimentazione e affidati a un rifugio dove possano vivere in sicurezza”. “Chiediamo – spiegava Prampolini – libertà per Alan, Larry e per tutti i macachi di Parma. Ma chiediamo, al contempo, una cura efficace e rispondente ai criteri di massimo benessere per l’essere umano, che non possono essere garantiti dalla sperimentazione animale. È tempo di scegliere la scienza etica, non una vergognosa, inutile cruenza”. “Fuori i macachi dall’università” è ritornato ad essere lo slogan che ha risuonato tra le vie centrali della città di Parma il 2 maggio 2026 per chiedere la liberazione di Alan e Larry e la fine degli esperimenti sui macachi negli stabulari. Al fianco di numerosi cittadini e associazioni, anche i volontari dell’OIPA di Parma si sono uniti al corteo con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedere alle istituzioni il passaggio a metodi alternativi alla sperimentazione animale e la liberazione dei due macachi. Nel frattempo LAV, attraverso i suoi legali, ha intrapreso una nuova azione legale e, ricorrendo al giudizio in ottemperanza, ha chiesto al Consiglio di Stato di far rispettare quanto prescritto in merito al monitoraggio del benessere di Alan e Larry. Il 9 luglio 2026 si è svolta l’udienza, nella quale l’avvocata di LAV ha potuto portare la voce di Alan e Larry e reiterato la necessità imprescindibile che l’ateneo rispetti quanto imposto dal massimo organo della giustizia amministrativa in Italia. Oran Alan e Larry sono rinchiusi negli stabulari dell’università di Parma da 7 anni, sottoposti a procedure invasive che li hanno resi parzialmente ciechi e obbligati a stare su una sedia con la testa bloccata per venire sottoposti a sperimentazioni. Il 13 ottobre 2026, il collettivo animalista MetaParma ha acquisito una prova importantissima sull’antiscientificità delle sperimentazioni su Alan e Larry: una relazione scientifica della Dottoressa Federica Nin – psicologa, filosofa della scienza specializzata nel rapporto tra scienza, epistemologia, etica e sperimentazione animale, già segretaria di OSA-Oltre la Sperimentazione Animale – dimostra senza mezzi termini che l’Università di Parma, se vuole, può lasciare in vita i macachi invece di ucciderli. La relazione scientifica della dottoressa Nin rappresenta un vero e proprio colpo di scena in questa battaglia, perché analizza in maniera scientifica il progetto Light-up e spiega in maniera scientifica che non è necessario uccidere i macachi. La relazione scientifica della dottoressa Federica Nin dimostra che é possibile evitare l’uccisione dei macachi senza inficiare il progetto Light-up. Così facendo l’Università non potrà più dichiarare che è costretta a uccidere i macachi, perché vi è una relazione scientifica che dimostra il contrario. Come ha dichiarato la Professoressa Nin attraverso i suoi canali social: “Confesso che per il mio carattere, la mia reazione a post come questo è di grande imbarazzo, mi sono trovata sovraesposta rispetto a come sono io. D’altra parte, proprio per il mio carattere e il mio pluriennale impegno nella causa in difesa degli animali che mi sembrano essere gli ultimi degli ultimi, non potevo tacere e lasciare chiuso nel cassetto ciò che avevo studiato e scritto sulla questione. Perché è giusto interrogarsi. Ed è giusto che si sappia che il “sacrificio” finale in quella ricerca è una necessità solo protocollare e non intrinsecamente scientifica e necessaria alle conclusioni. È possibile esaminare con senso critico la “logica” e il peso, talvolta anche lo strapotere, dei protocolli in tantissimi ambiti (anche nelle cure mediche, per dirne uno), se allontana e fa perdere di vista i casi singoli. È possibile spingere a interrogarsi sulla opportunità e il valore di ogni passo di qualunque protocollo in ogni ambito, e nel nostro caso interrogarsi e interrogare  sulla presunta indubitabilità e irrinunciabilità di quel passaggio finale. Io lo considero una necessità sia scientifica sia etica (Interrogarsi e interrogare, intendo). Non siamo di fronte a un algoritmo di un computer o di una cd intelligenza artificiale. Qui la discriminazione e la volontà umana hanno ancora spazio di scelta e d’azione.” Questa relazione è una grande possibilità per Alan e Larry. MetaParma ha inviato la relazione al Rettore dell’Università di Parma con richiesta ufficiale di liberazione, provvedendo altresì a inviarla anche al Ministero della Salute chiedendo la modifica del protocollo, alla Regione Emilia Romagna chiedendo la liberazione dei macachi di Parma. In un contesto scientifico, politico e normativo che sostiene e vede prioritari i modelli human-based, lascia stupiti che il progetto Light-up, non solo sia stato autorizzato, ma addirittura rinnovato, a fronte del ritardo sul protocollo sperimentale, con investimenti economici enormi. Esperimenti privi di validità scientifica, assolutamente non predittivi per la specie umana, condannano degli esseri innocenti a subire delle sofferenze atroci, quando esistono già da tempo validi modelli alternativi sui cui condurre una vera ricerca scientifica, senza l’uso di animali, metodi impiegati in tante altre parti del mondo ma che, purtroppo, in Italia non ricevono finanziamenti. La richiesta delle associazioni è rivolta anche al Parlamento Italiano affinché venga colmato quel vuoto normativo che consente agli sperimentatori di acquistare i macachi dall’estero, nonostante ci sia una legge italiana che vieta l’allevamento di questi animali a scopo di sperimentazione. In Italia, infatti, gli allevamenti di cani, gatti e primati per la sperimentazione animale sono vietati, ma non è vietato acquistarli dall’estero. Per sconfiggere l’orrore della vivisezione è necessario che il nostro Paese investa nello sviluppo dei metodi sostitutivi subito e non continui a finanziare modelli animali che si sono scientificamente rivelati fallaci e fuorvianti. Il futuro è non dimenticarsi di Alan e Larry e continuare a battersi per una ricerca animal-free etica e rispettosa di tutti gli esseri viventi. Per dare forza a questa battaglia, é importantissimo scendere in piazza il 6 dicembre 2026, ore 13:00, per il Corteo Nazionale che partirà dal Piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa (Stazione di Parma) per richiedere la liberazione di Alan e Larry.   Fonti: https://www.lav.it/news/macachi-di-parma-continuiamo-a-lottare-per-liberarli https://www.lav.it/news/macachi-universita-parma https://www.vivipiemonte.it/wp-content/uploads/2022/05/all.-5-3-Ulteriori-comunicazioni-primatologo-disponibilit—e-relazione-post-operatoria.pdf Lorenzo Poli
October 14, 2026
Pressenza
[2026-09-12] Tant'anni di lotta @ Spazio sociale occupato 100celle Aperte
TANT'ANNI DI LOTTA Spazio sociale occupato 100celle Aperte - Via delle Resede, 5, 00171 Roma (sabato, 12 settembre 18:00) Ciao, questo l'invito a partecipare alla festa incontro dedicata al rifugio antispecista Agripunk . Tant'anni di lotta! Sarà il 12 settembre 2026 a 100celle aperte, via delle Resede 5, a Roma. Come sai il rifugio antispecista Agripunk è sotto sfratto e stiamo cercando con ogni mezzo che il progetto di rigenerazione individuale, collettiva, sociale, culturale e ambientale possa continuare. Puoi partecipare portando qualcosa di vegano da condividere (non troppo perché di base il menù è affidato al cuoco palestinese di 100celle), stare per qualche ora al bar o occuparti dello spiattamento, occuparti del banchino, o dell'animazione della serata. La cena sarà ad offerta libera e, per il bar, ci saranno prezzi modici! Tutto ma proprio tutto il ricavato sarà destinato ad Agripunk! Intanto rinnovo l'invito a partecipare al crowfunding lanciato su produzioni dal basso, così sentirò la tua vicinanza se non potrai esserci! O potrai lasciare la tua donazione al banchino! Questo il link del crowfunding https://www.produzionidalbasso.com/project/salviamo-agripunk-1/ Programma della serata: h 18:00 accoglienza nel giardino di 100celle aperte h 19:00 Ora si gioca con Tabù transfemminista e Domande scomode h 20:00 cena all'aperto (menù vegano palestinese integrato dai nostri contributi) h 21:30 perfo drag di Nuvola e Peppina l'Ametista h 22:30 arriva la torta, una sorpresa nella sorpresa! h 23:00 Sfilata indecorosa animata da Nuvola e Peppina (portate abiti e accessori favolosamente queer da condividere per la sfilata) h 24:00 Ci salutiamo..... e ci aiutiamo a rimettere tutto in ordine!!! Per tutta la serata incursioni musicali con la DJ Peppina l'Ametista sul tema tant'anni in lotta. Sono aperte le proposte per la playlist di canzoni di lotta e di rivolta dagli anni 70 ai nostri giorni Mandate nei commenti le proposte musicali!
September 7, 2026
Gancio de Roma
Nessun bersaglio: successo dei presidi in tutta Italia contro il DDL Caccia
Corpi a terra, voci e animali per dire no alla licenza di uccidere  Un grido intersezionale contro le logiche della “bio-regolazione” e per il disarmo antispecista, la mobilitazione nazionale ha portato nelle piazze migliaia di persone che hanno preso parte a performance, letture e azioni contro la riforma della legge sulla caccia. Un messaggio comune: la biodiversità non si difende con il fucile. Sorprendente partecipazione alla mobilitazione nazionale “Nessun bersaglio – Corpi e territori contro il DDL Caccia. Per un disarmo antispecista” che si è svolta il 29 agosto ad Arezzo, Bologna, Brescia, Cremona, Macerata, Milano, Roma, Palermo, Pordenone, Vercelli e Verona. Migliaia di persone complessivamente si sono radunate nelle piazze in cui sono stati convocati presidi di protesta contro il Decreto “Sparatutto”, che verrà discusso alla Camera dei Deputati nelle prossime settimane. L’iniziativa continuerà oggi, 30 agosto, a Mantova e Livorno con altri due presidi. Quella che sta andando in scena nelle diverse città è una mobilitazione capace di unire protesta, linguaggio dei corpi, arte e coinvolgimento diretto della popolazione, ponendo una domanda che attraversa l’intera discussione sul nuovo DDL Caccia: chi può essere trasformato in un bersaglio? In alcune piazze, persone con maschere di animali si sono stese a terra in un sit-in, rappresentando simbolicamente la morte delle vittime della caccia e della violenza esercitata sugli altri animali. Accanto ai corpi immobili, altre persone hanno dato voce a testi e interventi, trasformando la piazza in uno spazio in cui gli animali non sono stati raccontati come numeri, specie da controllare o problemi da eliminare, ma come individui. A Brescia la partecipazione di Extinction Rebellion ha portato anche un corteo per le strade cittadine volto a denunciare con un grido muto la sofferenza di tutte le vittime delle politiche ecocide dei nostri governi. In altre città la protesta ha assunto la forma della parola e della poesia. Letture in prosa e in versi hanno raccontato il rapporto tra esseri umani e altri animali: a Roma, per esempio. hanno preso parola durante il presidio anche la poeta Teodora Mastrototaro e l’attrice Elisa Di Eusanio. In tutte le città cartelli e slogan hanno sintetizzato le ragioni della mobilitazione: “Corpi e territori contro il DDL Caccia”, “Nessun bersaglio”, “Per un disarmo antispecista”, ma anche “La biodiversità non si difende con il fucile” e “Basta licenze di uccidere”. Durante gli interventi al megafono, è stata duramente contestata la narrazione governativa. La vera emergenza per l’agricoltura e il territorio non è la fauna selvatica, ma la crisi climatica. I danni agricoli causati dalla recente siccità hanno superato i 3 miliardi di euro, cifre di ordini di grandezza immensamente superiori a quelle riconducibili agli animali selvatici. Il DDL Caccia tenta inoltre di zittire il dissenso vitale per la democrazia introducendo multe dai 150 ai 900 euro per chi si oppone all’attività venatoria. Un prezzo imposto alla libertà di dissentire che non fermerà la lotta. La protesta contro il DDL Caccia si inserisce però in una riflessione più ampia. Al centro della mobilitazione c’è il rifiuto di un modello che continua a individuare nelle armi e nell’uccisione una risposta ordinaria ai conflitti tra attività umane e fauna selvatica. Una critica che si intreccia con il tema del disarmo, della giustizia climatica, della difesa dei territori e dell’opposizione alle diverse forme di dominio e oppressione.  La crisi ecologica, sottolineano i promotori, non può essere separata dalla distruzione e frammentazione degli habitat, dal consumo di suolo, dall’inquinamento, dalla crisi climatica e dalla crescente pressione delle attività umane sui territori. Continuare a individuare negli animali il problema da eliminare rischia quindi di lasciare sullo sfondo le cause profonde dei conflitti. Per questo le tredici piazze hanno scelto di parlare attraverso immagini, corpi e parole, con il fine di contestare un provvedimento legislativo, ma anche di proporre un cambiamento di prospettiva. La domanda lanciata dalla mobilitazione resta aperta: vogliamo continuare a considerare gli altri animali come qualcosa da controllare, sfruttare e abbattere, oppure costruire una convivenza fondata sulla prevenzione dei conflitti, sulla tutela degli habitat e sul riconoscimento degli animali come individui? Per i partecipanti alla mobilitazione la risposta è stata scritta sui cartelli, pronunciata nelle letture e rappresentata dai corpi stesi nelle piazze italiane: NESSUN BERSAGLIO. Contro il DDL Caccia. Contro lo specismo e ogni forma di oppressione. Per la liberazione animale, la giustizia climatica e la difesa dei territori. Per un mondo senza dominio. La mobilitazione di questo fine settimana ha dimostrato che di fronte alle ingiustizie non esistono posizioni neutre. Le associazioni e i liberi cittadini chiedono un’inversione di rotta: la liberazione animale, la giustizia climatica e la difesa dei territori contro ogni forma di sfruttamento e dominio. “Continueremo per mettere i bastoni tra le ruote alla maggioranza al Governo nell’approvazione di questo ddl; vogliamo che questi presidi siano l’inizio di un’opposizione reale” dichiara Eleonora Bocchi, parte del coordinamento nazionale che ha animato le manifestazioni. Si prospetta, insomma, un autunno caldo intorno alla discussione prevista alla Camera dei Deputati. No Food No Science Collettivo Antispecista Redazione Italia
August 30, 2026
Pressenza
Abbondanza e Solidarietà con la Cucina: Abundia Alvarado torna in Italia
Dalla fine di agosto a metà settembre l’attivista trans apache Abundia Alvarado sarà in Italia per condividere progetti e riflessioni elaborate negli ultimi anni all’interno dei movimenti per la giustizia sociale ed ambientale nel Sud degli Stati Uniti. Insieme a lei viaggeranno anche altri attivisti che hanno partecipato tra il 2021 e il 2024 alla difesa della foresta di Atlanta. Potete ascoltare qui la presentazione del tour: https://radiosonar.net/wp-content/uploads/2026/08/Abundia-audio.mp3 In queste settimane segnate dal riscaldamento globale e dall’accanirsi della repressione sulle fasce più vulnerabili della popolazione, questo loro tour, che prevede laboratori e momenti di riflessioni, dalla Sicilia fino alla Val di Susa, offrirà l’occasione per ragionare su come sia possibile contrastare in modo comunitario questa crisi. Forte della sua esperienza con le lotte delle comunità migranti, indigene,LGTBQIPAK+ e in difesa del mondo più-che-umano, Abundia Alvarado si trova attualmente in Europa per promuovere un nuovo modello di convivenza, all’altezza delle emergenze che tutt3 avvertiamo. Con un approccio trasversale, propone a gruppi sociali diversi di convergere e lavorare insieme, a partire dalla preparazione e condivisione del cibo. I suoi Consigli Autonomi di Cucina (Autonomous Kitchen Council) possono avere la forma di un’associazione di quartiere, di un gruppo di vicini o coinquilini, che cucinano e organizzano momenti di festa adottando principi orizzontali e egualitari, svincolandosi dalla logica patriarcale e coloniale sia nella ripartizione del lavoro (le donne tradizionalmente ai fornelli), che nella scelta degli ingredienti, spesso provenienti da vecchie e nuove forme di sfruttamento, regolarmente nascoste. Oltre ai laboratori di cucina, è prevista la diffusione in traduzione italiana di un testo prodotto da questa rete AKC, che si sta via via sviluppando a livello internazionale, tra le Americhe e l’Europa. Con Abundia e lu altru attivistx ci saranno anche le persone che hanno realizzato un documentario sul movimento che ad Atlanta (sud degli Stati Uniti), ha cercato di impedire la costruzione di una delle più grandi basi di addestramento della polizia nel mondo. Soprannominata “Cop City”, la base ha comportato l’abbattimento di una foresta che sorgeva come immenso parco pubblico ai margini della città, ed è stata realizzata per decreto dell’amministrazione Biden. Dopo le proteste anti-razziste del movimento Black Lives Matter, invece di sottrarre fondi alle Forze dell’Ordine per meglio investire nei servizi sociali, il governo americano decise infatti di costruire queste enormi basi in tutto il Paese, per addestrare la polizia ad una repressione più dura dei manifestanti. Il documentario segue le fasi di questa straordinaria protesta, dagli iniziali tentativi di fermare l’avanzamento dei cantieri (puniti con il ricorso a leggi anti-terrorismo), all’inutile raccolta di centinaia di migliaia di firme, per chiedere che la popolazione di Atlanta fosse consultata tramite referendum, fino all’uccisione dell’attivista Tortuguita, mentre era impegnatə nella difesa della foresta. Il film evidenzia tra l’altro la continuità nel progetto di annientamento sociale dietro la distruzione della foresta: originariamente casa del popolo Muscogee, la foresta fu poi trasformata in latifondo dopo che gli abitanti originari vennero deportati nel 1800 dall’altra parte degli Stati Uniti, e venne in seguito “ripopolata” dai lavoratori neri, inizialmente impiegati come schiavi e (dopo l’abolizione della schiavitù) come carcerati condannati ai lavori forzati. Qui le tappe del tour di Abundia in Italia * Catania il 28 e il 29 agosto al Parco Falcone * Palermo, il 31 agosto presso Eglise e Scuola di Restanza * Verona, il 2 settembre presso l’associazione culturale Sobilla, con Non Una di Meno * Milano, il 4 settembre ospiti del festival “Abba Vive” di Cantiere; * Val di Susa, il 5 e il 6 settembre, a VisRabbia di Avigliana (per un laboratorio di cucina) e all’associazione La Credenza di Bussoleno; * Pisa, l’8 settembre a Exploit, ospiti di L3 Reiett3 e Spazio Sociale Apuano; * Napoli, il 10 settembre presso la Mensa Occupata dell’Università Federico II; * Roma, l’11 e 12 settembre, al CSOA exSNIA in collaborazione con il collettivo Blocco Decoloniale e vivèro – luogo di quartiere Per contribuire alle spese di viaggio, è in corso una raccolta fondi su Produzioni dal Basso:  Per ulteriori informazioni o richiesta di intervista con Abundia, gli altri attivisti e i registi del film: olga.abbiani@gmail.com, +393463800641
August 26, 2026
RadioSonar.Net
EFFETTO REFUGIO: Anime in gabbia e corpi reclusi
Cinque giornate di concerti, djset, collettivi ed esperienze antagoniste, cerchi di parola su tematiche attuali e trasversali organizzate dallu compa dello spazio Refugio, mostre, banchette benefit come quella di #Agripunk, il rifugio di Ambra sotto sfratto, la FAI (Federazione Anarchica di Livorno), il collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud , il collettivo Q_ura, che ha anche presentato la fanza “Il pronto soccorso come osservatorio sui CPR”, e molte altre realtà, bar a prezzi popolari in alternativa alla supergentrificata Effetto Venezia. Il ricavato va a autofinanziare le pratiche di resistenza quotidiana dello spazio, le attività interne del Refugio, quelle a sostegno di altre realtà locali, e talvolta anche le spese processuali di chi ne ha bisogno, perché oggi come oggi contrapporsi alle ingiustizie porta in tribunale, per cui la solidarietà dal basso e il mutuo aiuto sono un argine di cui dobbiamo avere cura costante. Come assemblea Corpi e Terra di Non unə di meno siamo statx invitatx a partecipare, insieme ad Agripunk, mercoledí 29 luglio all’incontro organizzato da GAL (Gruppo Antispecista Livornese), un’esperienza nata da poco in questo territorio ma che ha già organizzato iniziative che hanno portato ad una partecipazione importante. All’incontro hanno partecipato Giovanni e Ginevra di GAL, Mari di Corpi e Terra, Dez di Agripunk, Elsa e Vale della collettiva Q_URA Abbiamo registrato alcuni audio che vi proponiamo scusandoci per la qualità dovuta sia ai rumori di fondo che al fatto che abbiamo registrato direttamente dall’amplificazione. La prima sera non avevamo né il microfono né il cavo per collegarci direttamente al mixer. Nei prossimi articoli cercheremo di risolvere questo problema. Crediamo comunque possa essere interessante ascoltare questi interventi che sempre stimolano riflessioni e ci portano a costruire pratiche di relazione ma soprattutto pratiche di vita alternative al sistema. Titolo dell’incontro era “Anime in gabbia: corpi reclusi umani e non umani” 1.Presentazioni dei vari gruppi e dei loro obiettivi con Giovanni del GAL, Dez di Agripunk, Mari di Corpi e Terra ed Elsa e Vale di Q_URA https://radiosonar.net/wp-content/uploads/2026/08/1-presentazione.mp3 2. Antispecismo e transfemminismo: i nostri posizionamenti https://radiosonar.net/wp-content/uploads/2026/08/2-antispecismo-transfemminismo.mp3 3. Controllo dei corpi attraverso il sistema sanitario, le carceri, l’imposizione di norme eterocispatriarcali nel corso delle esistenze, la formazione, l’industria alimentare e gli allevamenti con le realtà sopracitate con Matteo del Refugio ed Egon Botteghi https://radiosonar.net/wp-content/uploads/2026/08/3.-controllo-dei-corpi.mp3        
August 1, 2026
RadioSonar.Net