Tag - blackout

CONTRO LA CENSURA DEL DISSENSO STAFFETTA RADIO SU ONDA ROSSA, ONDA D’URTO, BLACKOUT, CITTÀ FUJIKO E CIROMA
Le Radio indipendenti Onda Rossa, Onda d’Urto, Blackout, Ciroma e Città Fujiko hanno organizzato per domenica 19 aprile 2026 una staffetta radiofonica che verrà trasmessa contemporaneamente su tutte le nostre piattaforme di streaming e FM. Si va in onda a partire dalle ore 9 e fino alle ore 14 di domenica, con un tam-tam di voci, interviste, dirette e approfondimenti a tema censura e dissenso. La staffetta radiofonica verrà diffusa dalle sedi radio di Roma, Brescia, Cosenza, Bologna e Torino, ma attraverso lo streaming si potrà ascoltare da ogni angolo d’Italia (e fuori). Le nostre radio hanno storie decennali che spesso si sono intersecate. Rappresentano oggi una fetta dell’informazione vitale e variegata, voce di movimenti e lotte, di cultura e musica underground, di un mezzo mediatico libero, slegato dalle logiche commerciali, del profitto dei grandi padroni dell’informazione. Ognuna delle nostre emittenti ha visto negli ultimi anni acuirsi tentativi di censura e di controllo, contro le stesse radio e contro chi parlava ai nostri microfoni. Così come i movimenti sociali in Italia subiscono con sempre più ferocia una repressione del dissenso, tanto i nostri mezzi di informazione indipendente sono sotto la lente del controllo. Per questo, domenica 19 aprile 2026, abbiamo organizzato congiuntamente una staffetta radiofonica così strutturata: * dalle h 9 alle h 10 – Radio Città Fujiko (Bologna) – FM 103.1, streaming radiocittafujiko.it * dalle h 10 alle h 11 – Radio Onda Rossa (Roma) – FM 87.9, streaming ondarossa.info * dalle h 11 alle h 12 – Radio Onda d’Urto (Brescia) – FM 99.6, streaming radiondadurto.org * dalle h 12 alle h 13 – Radio Ciroma (Cosenza) – FM 105.7, streaming ciroma.org * dalle h 13 alle h 14 – Radio Blackout (Torino) – FM 105.25, streaming radioblackout.org NB. Ogni radio manderà in onda l’intera diretta. Continueremo a fare delle nostre vite poesie, fino a quando libertà non verrà declamata sopra le catene spezzate di tutti i popoli oppressi. Vittorio Arrigoni (Besana in Brianza, 4 febbraio 1975 – Gaza, 15 aprile 2011) Lo spot di lancio della staffetta radiofonica. Ascolta o scarica. La presentazione dell’evento con Cristina di Radio Onda Rossa di Roma Ascolta o scarica 
April 15, 2026
Radio Onda d`Urto
AI MIGLIORI MANCA OGNI CONVINZIONE
> Da Warrior Up, 08.05.25 Pur non condividendo alcune affermazioni e posizioni, pubblichiamo questo estratto del nr. 3 della rivista anti-tech Garden come contributo al dibattito sulle azioni contro le infrastrutture. * Il titolo è una citazione della poesia “The second coming” di W.B. Yeats, che nella rivista precede l’articolo qui tradotto. -------------------------------------------------------------------------------- Alla fine di questo numero [non in questa traduzione, NdT], i lettori troveranno un elenco delle sottostazioni elettriche più critiche degli Stati Uniti. Queste informazioni sono state ottenute con mezzi legali a disposizione di chiunque disponga di una connessione Internet e del tempo necessario per mettere insieme i vari pezzi. Gli strumenti utilizzati a tale scopo saranno indicati alla fine dell’elenco, così che chiunque possa verificarne o incrociarne le informazioni. Anzi, lo incoraggiamo vivamente. Siamo certi che l’elenco sia accurato e affidabile. Se queste sottostazioni venissero danneggiate e i trasformatori dell’alta tensione venissero distrutti, la maggior parte, se non tutto il Paese, verrebbe immerso in un blackout caotico della durata di almeno dodici mesi. Crediamo che questo segnerebbe l’inizio di una vera rivoluzione anti-tecnologica. Crediamo che questa rivoluzione sia possibile. Crediamo che sia necessaria. Crediamo che sia l’unica lotta che conti. Non crediamo, tuttavia, che ciò possa o debba accadere domani. Non sosteniamo l’uso della violenza contro queste sottostazioni. Qui cercheremo di essere estremamente chiari. -------------------------------------------------------------------------------- PERCHÉ NON DOVRESTE INTERVENIRE CONTRO LE SOTTOSTAZIONI Nel mese di aprile del 2013, un gruppo di individui coraggiosi e determinati, ancora non identificato, è riuscito a infiltrarsi in una sottostazione cruciale della Pacific Gas and Electric (PG&E), situata in California. L’attacco è avvenuto nel cuore della notte, quando il gruppo è entrato in una sala sotterranea della sottostazione Metcalf della PG&E e ha tagliato i cavi in fibra ottica. Successivamente, il gruppo ha iniziato a sparare sulla sottostazione per venti minuti, riuscendo a mettere fuori uso diciassette trasformatori prima dell’arrivo della polizia. Per un’analisi più approfondita dei loro metodi e strumenti, si prega di leggere l’articolo seguente intitolato “COS’È SUCCESSO A METCALF”. Sebbene l’attacco non sia riuscito a causare un blackout, ha comunque costituito il “più significativo atto di terrorismo interno che abbia mai coinvolto la rete elettrica” negli Stati Uniti, secondo l’ex commissario della Federal Energy Regulatory Commission (FERC), Jon Wellinghoff. Questo gruppo era disciplinato e aveva pianificato tutto nei minimi dettagli. Probabilmente disponevano di una radio sintonizzata sulle frequenze della polizia. Hanno tagliato prima i cavi in fibra ottica per impedire alla centrale di comunicare o di allertare la compagnia elettrica. Ciò significa che disponevano di informazioni riservate e che uno dei loro membri lavorava per la compagnia elettrica o aveva una formazione in ingegneria elettrica. Disponevano di armi, munizioni e addestramento all’uso delle armi da fuoco. Non hanno fatto alcun clamore prima dell’evento. Non è mai stata trovata alcuna prova. Nessun manifesto. Le forze dell’ordine e i funzionari governativi non sono riusciti a infiltrarsi in questo gruppo, il che significa che probabilmente non hanno comunicato in modo sostanziale tramite Internet. La squadra di Metcalf sapeva bene cosa stava facendo. L’hanno fatto in modo eccezionale, eppure hanno fallito. Nonostante tutta la loro preparazione, diligenza, determinazione e intelligenza, non sono riusciti a provocare nemmeno un blackout locale nella Silicon Valley. Al contrario, le loro azioni hanno richiamato l’attenzione a livello nazionale sulla fragile infrastruttura elettrica del Paese. Sono state costituite commissioni. Sono state approvate leggi. Sono state messe in atto misure di sicurezza. Il sistema ha riconosciuto la minaccia e ha adottato misure per rafforzarsi. Noi riteniamo possibile una rivoluzione. Abbiamo stilato questa lista e diffuso queste informazioni nel mondo perché ne siamo convinti. Non è impossibile abbattere il sistema, ma sarà incredibilmente difficile. Non esiste una singola organizzazione, figuriamoci la rete di organizzazioni esistenti oggi, che sarebbe in grado di causare anche un singolo blackout. L’operazione dovrebbe essere condotta con estrema precisione, se non tutta in una volta, almeno nell’arco di pochi giorni. Dovrebbe essere abbastanza rapida da costringere le forze dell’ordine e l’esercito a sparpagliarsi nel tentativo di mitigare il caos causato dai primi blackout, ed essere troppo dispersi per riuscire a interrompere efficacemente quelli successivi.Ciò richiederebbe reti di comunicazione radio robuste, sicure e criptate, una presenza su Internet pressoché nulla, addestramento, disciplina, coraggio, un’enorme quantità di tempo, denaro e risorse, oltre a una determinazione incrollabile a compiere un’azione che porterà inevitabilmente alla morte e alla sofferenza di molte migliaia di persone. Un eventuale fallimento porterebbe a un rafforzamento del sistema. Verrebbero approvate altre leggi. Verrebbero messe in atto ulteriori misure di sicurezza. I laboratori e le fabbriche sfornerebbero altre soluzioni hi-tech per “risolvere” la nostra “crisi energetica”. Se catturati, i responsabili trascorrerebbero il resto della loro vita in prigione. La rivoluzione verrebbe soffocata per un’altra generazione o più e tutto il lavoro svolto e i progressi compiuti per la sua realizzazione sarebbero stati vani. Il fallimento non è un’opzione. Al momento, il fallimento è l’unico esito possibile. Semplicemente, non siamo preparati. Il successo, tuttavia, è altrettanto spaventoso. Gli effetti terribili di un blackout a livello nazionale non possono essere sottovalutati. Gli ospedali crollerebbero. Coloro che dipendono dai sistemi di supporto vitale correrebbero un pericolo immediato: neonati in terapia intensiva, pazienti anziani, malati di cancro, pazienti gravemente feriti… migliaia di persone morirebbero quasi all’istante. Coloro che dipendono dalle infrastrutture mediche per sopravvivere, come i diabetici e i malati di cancro, morirebbero poco dopo, in ondate successive di tragedia. Collasso finanziario. Totale e completo. Ogni dollaro non presente in mano verrebbe perso. I risparmi di una vita spazzati via. Milioni di persone precipiterebbero nella povertà, non riuscendo a sfamarsi o a trovare un riparo. In un tale scenario, la polizia e l’esercito tenterebbero probabilmente di mantenere il controllo della situazione. È improbabile che ci riescano, ma il loro intervento provocherebbe un numero elevato di morti per mano dello Stato. Raffinerie, impianti chimici e silos missilistici rappresenterebbero tutte minacce evidenti e immediate per l’ambiente a seguito del collasso della rete elettrica. Ci vorrebbero anni per sanarne gli effetti. Sistemi fognari, semafori, acqua corrente. Tutto sparirebbe. La capacità di trovare o purificare l’acqua potabile verrebbe negata a tutti, tranne che ai più preparati. Le malattie si diffonderebbero. L’agricoltura industriale, su cui tutti noi, assurdamente, facciamo affidamento, si fermerebbe. Nessun trasporto di merci. Nessuna comunicazione o movimento tra coltivatori, trasportatori e venditori. Fame, saccheggi, rivolte e l’ascesa di centri di potere autoritari locali sarebbero inevitabili. Per non parlare degli innumerevoli animali che soffriranno e moriranno. Le vacche da latte, i cui corpi sono stati modificati geneticamente in modo da produrre ventotto volte la quantità di latte che potrebbe mai essere consumata dai loro piccoli, dipendono da macchinari che pompano il latte (e il sangue e il pus) nei frigoriferi americani. Senza queste macchine, le mucche si gonfieranno, si infetteranno e moriranno. Questo è solo un esempio, ovviamente, fornito semplicemente per sottolineare gli innumerevoli modi inimmaginabili in cui il crollo del sistema porterebbe al caos, all’agonia e alla morte. Non esiste uno scenario in cui il bilancio delle vittime, sia umane che animali, non sia nell’ordine dei milioni. Si tratterebbe del singolo evento causato dall’uomo con il maggior numero di vittime. Questo non può e non deve essere preso alla leggera. Naturalmente, pur credendo che un mondo in cui sia possibile liberarsi dalla schiavitù tecnologica valga ampiamente il costo, non riteniamo che esista un’organizzazione che possa ragionevolmente essere chiamata a sostenere anche solo un centesimo di tale costo oggi o nel prossimo futuro. La stessa rete che si preparerebbe a provocare caos e distruzione deve anche essere pronta a organizzare e difendere le proprie comunità locali. Deve inoltre essere disposta e preparata a guidare una rivoluzione anti-tecnologica. Deve aver compreso e messo in pratica i principi e le tattiche contenuti in Anti-Tech Revolution: Why and How di Ted Kaczynski, incluso lo sviluppo e la diffusione di un mito rivoluzionario, un sistema di credenze fondamentali su cui le persone possano gettare le basi e che comunichi chiaramente una comprensione del mondo e un nuovo rapporto con esso. Ci sarà molta resistenza e la capacità di organizzare, guidare e ispirare le persone sarà la qualità più importante di un’organizzazione anti-tecnologica. Se ciò che state leggendo è che una rivoluzione anti-tecnologica, che inizia con l’annientamento della rete energetica degli Stati Uniti, è impossibile senza lo sviluppo e il mantenimento di una rete di organizzazioni, allora state leggendo questo saggio correttamente. Questa è una chiamata all’azione. Solo che non si tratta dell’azione che forse vi aspettavate. Se ci organizziamo adesso, se lo facciamo sul serio, se creiamo questa rete e la aiutiamo a crescere, se facciamo tutto nel modo assolutamente giusto, allora la rivoluzione è possibile. Ma anche in quel caso sarà difficile. Incredibilmente difficile. Ma ne vale la pena. Ne varrà sempre la pena. Pubblichiamo questa lista per dimostrare che il sistema non è invincibile. Pubblichiamo questa lista affinché, qualunque forma assumano queste organizzazioni in futuro, si consolidi almeno in parte la rete dei rivoluzionari anti-tecnologici. C’è ancora tanto lavoro da fare. 1. Organizzatevi. Formate piccoli gruppi affidabili di persone di cui potete fidarvi a livello locale. 2. Stabilite metodi di comunicazione che non si basino su Internet e che siano impermeabili alla sorveglianza. Esplorate la tecnologia radio. 3. Trovate altri gruppi. Create una rete e comunicate regolarmente e in modo intelligente. 4. Investite nel materiale adeguato. 5. Allenatevi. In questo articolo, analizzeremo come un gruppo altamente organizzato ed efficiente sia quasi riuscito a provocare un blackout nella Silicon Valley. Ancora una volta. Hanno fallito. Sebbene la loro azione fosse onorevole e, a nostro avviso, giustificata, dobbiamo sottolineare ancora una volta che la pubblicazione di queste informazioni non significa che stiamo incitando alla violenza contro queste o altre sottostazioni. Farlo ora porterebbe solo a un fallimento totale e assoluto. Se sostenete la causa anti-tecnologica e credete veramente nella libertà dalla schiavitù tecnologica, allora capite che questa non è un’opzione. Quindi lo ripetiamo: NON TENTATE DI SABOTARE NESSUNA DI QUESTE SOTTOSTAZIONI! -------------------------------------------------------------------------------- UN’ANALISI DELL’ATTACCO ALLA SOTTOSTAZIONE DI METCALF DEL 16 APRILE 2013 Ricostruzione della cronologia, della metodologia, delle indagini e dei danni provocati LUOGO/DATA: * La sottostazione di Metcalf si trova alle porte di San José, in California, nella piccola località non incorporata di Coyote. * È circondata da una recinzione metallica e raggiungibile solo da due strade: la Monterey Highway e la Metcalf Road. Queste due strade si incrociano proprio di fronte alla sottostazione. La struttura è di proprietà e gestita dalla Pacific Gas and Electric (PG&E). Questa stazione fornisce molta energia alla regione della Silicon Valley. * L’attacco è avvenuto il 16 aprile 2013, un giorno dopo l’attentato alla maratona di Boston. Non ci sono prove che questi eventi siano collegati, ma sembra che la squadra potesse aver atteso un’adeguata distrazione mediatica e sia riuscita a mobilitarsi entro un giorno dall’attentato. CRONOLOGIA: * 00:58 – I cavi di telecomunicazione in fibra ottica vengono tagliati in una sala sotterranea vicino alla sottostazione, non lontano dalla US Route 101, appena fuori San Jose, lungo la Monterey Highway e la Coyote Ranch Road. Questo atto ha interrotto non solo alcuni servizi di telefonia fissa e mobile nella zona, ma ha anche messo fuori uso il sistema di emergenza 911 della regione. Per compiere l’azione sono stati utilizzati potenti tronchesi, rendendo più difficile la successiva riparazione. * 01:07 – Altri cavi utilizzati da Level 3 Communications vengono tagliati in un’altra stanza sotterranea vicino alla sottostazione di Metcalf, causando la perdita del servizio Internet per i clienti della zona. Per accedere a entrambi questi vani sotterranei, i responsabili devono rimuovere due coperchi di tombini. Si ipotizza che almeno due persone siano coinvolte in questa parte dell’attacco. * 1:31 – Le telecamere di sorveglianza vicino alla sottostazione di Metcalf registrano dei bagliori di luce che gli investigatori ritengono siano una torcia puntata verso obiettivi specifici. Le telecamere, però, sono rivolte verso l’interno, quindi non è possibile vedere nessuno nelle riprese. Nei minuti successivi, nelle riprese sono visibili diverse scintille e lampi causati da colpi d’arma da fuoco. L’attacco è iniziato sul serio. * Gli uomini armati hanno sparato al trasformatore per 19 minuti, utilizzando più di 120 colpi di munizioni. Molti colpi hanno mancato il bersaglio, ma molti altri l’hanno colpito, colpendo punti specifici nei blocchi di trasformatori e distruggendo almeno 10 trasformatori in una zona e tre in un’altra. Al termine dell’attacco, 17 trasformatori sono stati distrutti. * 01:37 – PG&E riceve gli allarmi dai sensori di movimento posizionati lungo la recinzione. * 01:41 – Il Dipartimento dello sceriffo della contea di Santa Clara riceve una chiamata al 911 da un dipendente della centrale elettrica Metcalf Energy, situata proprio lungo la strada della sottostazione. Questo dipendente aveva ancora copertura cellulare, il che significa che il taglio iniziale dei cavi in fibra ottica non aveva interrotto completamente il servizio. Il dipendente segnala degli spari. * 01:45 – I trasformatori della sottostazione Metcalf iniziano a surriscaldarsi. Dopo essere stati crivellati di fori di proiettile, i trasformatori hanno perso circa 52.000 galloni di olio di raffreddamento. Questo fa scattare una serie di allarmi presso un centro di controllo PG&E situato a 90 miglia di distanza. Di conseguenza, PG&E è in grado di deviare l’energia attraverso altre sottostazioni e prevenire gravi blackout. * 1:50 – un altro bagliore, simile a quello di una torcia agitata, è visibile nelle riprese delle telecamere di sicurezza. Questo sembra segnare la fine dell’attacco. Da questo momento in poi, non vengono sparati altri colpi. * 1:51 – meno di un minuto dopo la fine dell’attacco, arrivano gli agenti di polizia. Gli agenti trovano i cancelli del luogo ancora chiusi. * 3:15 – un tecnico della PG&E arriva alla sottostazione per valutare i danni. INDAGINI * Gli investigatori hanno rinvenuto oltre 100 bossoli, appartenenti a un’arma calibro 7,62×39 mm, probabilmente un SKS o una variante dell’AK. * Non sono state rinvenute impronte digitali su nessuno dei bossoli o dei proiettili; Non sono state trovate impronte di scarpe né tracce di pneumatici di un potenziale veicolo utilizzato per la fuga. Gli investigatori non sono riusciti a individuare alcuna prova dell’arrivo o della partenza degli uomini armati nelle riprese video. * Gli investigatori ritengono che siano state utilizzate almeno due armi, con un massimo di quattro armi impiegate durante la sparatoria. * I colpi di arma da fuoco erano diretti alle alette di raffreddamento dei trasformatori, il che ha causato la fuoriuscita dell’olio di raffreddamento e il loro surriscaldamento. * Ciò ha causato danni irreparabili ai trasformatori e ha attirato meno attenzione, dato che le alette di raffreddamento perdevano silenziosamente. Se gli uomini armati avessero preso di mira sezioni diverse dei trasformatori, il danno avrebbe potuto provocare un vasto incendio o esplosioni. * Gli uomini armati sembravano esperti nel tiro, dato che avevano sparato da una distanza di circa 25 metri. * Nella zona sono stati rinvenuti piccoli cumuli di pietre, il che indica che gli uomini armati avevano visitato il luogo in precedenza per segnare le loro posizioni di tiro. * Si ritiene inoltre che abbiano utilizzato visori notturni. * Il taglio dei cavi in fibra ottica indica che gli uomini armati conoscevano la disposizione sistematica della sottostazione di Metcalf, basata su sistemi SCADA (Supervisory Control & Data Acquisition) e non su reti cellulari come fanno altre. Gli aggressori sono stati in grado di eliminare qualsiasi sistema di allarme precoce che avrebbe allertato i centri di controllo della PG&E dei guasti ai trasformatori. DANNI * La riparazione dei danni alla sottostazione ha richiesto 27 giorni e ha avuto un costo di 15,4 milioni di dollari. Ciò ha causato fluttuazioni nel livello di energia elettrica disponibile per i residenti della zona, non solo nella parte meridionale di San Jose, ma anche a Gilroy e Morgan Hill. Nel piazzale da 500 kV della sottostazione, 10 trasformatori sono stati danneggiati, 7 nel piazzale da 230 kV e 6 interruttori automatici nel piazzale da 115 kV. È stato inoltre riferito che a seguito dei colpi di proiettile sono fuoriusciti 52.000 galloni di olio minerale, utilizzato per il raffreddamento. * I danni all’infrastruttura di telecomunicazioni in fibra ottica sono stati riparati entro 24 ore. AT&T ha avuto sei cavi tagliati e ha dovuto installare nuovi cavi per aggirare l’area colpita. Level 3 Communications ha avuto un cavo tagliato che è stato riparato entro 10 ore. * L’attacco non ha causato gravi interruzioni alla rete elettrica, poiché i funzionari sono riusciti a deviare l’energia intorno alla sottostazione di Metcalf, aumentando la produzione delle centrali elettriche nella Silicon Valley e chiedendo ai residenti di ridurre il consumo energetico fino a mezzanotte per compensare i danni alle infrastrutture. * Se l’attacco fosse stato sferrato in pieno inverno o in piena estate, avrebbe potuto causare blackout in tutta l’area di San Jose. * John Wellinghoff, presidente della Commissione Federale per la Regolamentazione dell’Energia (FERC), ritiene che una replica su larga scala dell’attacco potrebbe causare blackout in gran parte del Paese e potenzialmente mettere fuori uso la rete elettrica statunitense. Ha dichiarato inoltre che l’America è del tutto impreparata ad affrontare attacchi fisici, avendo trascorso gli ultimi anni ad adattarsi alla minaccia emergente degli attacchi informatici, sottovalutando però le vulnerabilità fisiche della rete elettrica. UN ALTRO ATTACCO * Il 27 agosto 2014, nel cuore della notte, la sottostazione di Metcalf è stata nuovamente attaccata. Un numero indeterminato di individui ha tagliato le recinzioni e ha saccheggiato gli uffici del sito, rubando oggetti, documenti e fascicoli relativi alla manutenzione della sottostazione. Tra questi c’era una copia dei piani per migliorare e prevenire il verificarsi di un disastro simile all’attacco del 2013. Queste copie non sono mai state recuperate. Il sistema di allarme, installato da poco, non si è attivato durante quest’attacco né ha allertato le autorità. Non sono state registrate immagini degli intrusi dalle telecamere di sorveglianza.
Blackout in Spagna e Portogallo: oltre le strumentalizzazioni e le ricostruzioni fasulle
Il 28 aprile, alle ore 12:33, si è verificato un black-out dell’intero sistema elettrico della penisola Iberica, una “caduta a zero” della tensione elettrica. Questo evento storico ha lasciato Spagna e Portogallo (ad eccezione degli arcipelaghi e di quei territori fuori dalla penisola che hanno poca connessione con la parte continentale della rete) senza elettricità per oltre mezza giornata. Centinaia di persone sono rimaste bloccate in treno o in ascensore ed i soccorsi hanno tardato fino a 12 ore ad arrivare; fuori dai negozi si sono subito create lunghe code per procurarsi candele ed il necessario per affrontare un’emergenza che in principio non si sapeva quanto sarebbe durata; internet non funzionava così come i sistemi di pagamento con carta di credito, lasciando molte persone senza la possibilità di comprare beni di emergenza; Si è impiegato tra le 12 e le 24 ore per ripristinare le condizioni improvvisamente interrotte dall’emergenza. Il dibattito pubblico che in un primo momento sembrava destinato a schiacciarsi sull’ipotesi del cyber-attacco (con ovvie conseguenze sulle paranoie belliciste generali) si è poi spostato su questioni come la gestione privata dell’energia ed il ruolo di rinnovabili e nucleare. In particolare, sono emerse numerose notizie, molte delle quali sono mere speculazioni e affermazioni personali. Alla luce di questa situazione, pubblichiamo il comunicato di Ecologistas en Acción, una rete di movimenti ecologisti molto importante in Spagna, che offre una riflessione cauta e rigorosa, che contribuisce a chiarire la situazione e a mettere al riparo da disinformazione e bufale. COSA NON SAPPIAMO? * Le cause che hanno dato il via al guasto della catena sono finora solo speculazioni. Alcune sono state ufficialmente smentite, ma continuano a circolare sui social network. * Le decisioni operative prese da Red Eléctrica Española (REE), l’operatore di distribuzione del paese, durante, prima e dopo l’interruzione. In questa situazione, Ecologistas en Acción raccomanda cautela, calma e di non condividere informazioni di cui non si conosce l’origine e la veridicità. COSA SAPPIAMO? * Il funzionamento della rete elettrica richiede non solo la produzione di energia, ma anche che questa sia mantenuta entro specifici parametri di frequenza e tensione. Affinché questi parametri siano mantenuti, è necessario, tra l’altro, che la produzione e il consumo di energia elettrica rimangano più o meno bilanciati, cioè che venga prodotta la stessa quantità di energia che viene consumata. * Secondo REE e Moncloa, il blackout è iniziato dopo “un’oscillazione molto forte dei flussi di energia”. Poi, per cinque secondi, l’equivalente del 60% del consumo (circa 15 GW) è scomparso dalla produzione, causando un calo generalizzato della tensione elettrica che ha portato a un guasto totale del sistema. * I protocolli REE prevedono che la rete sia progettata per resistere al guasto di due grandi impianti di produzione contemporaneamente. Il calo di produzione sperimentato è stato molto più elevato di quello dimensionato. * Dalle interconnessioni francesi e marocchine, oltre alle centrali idroelettriche e a ciclo combinato, l’alimentazione elettrica del territorio è stata ripotenziata linea per linea. * Come per la pandemia e le inondazioni a Valencia, la risposta della società è stata di solidarietà. Molti volontari sono scesi in strada per aiutare i bisognosi. Invece del panico, le strade si sono riempite di persone che condividevano la loro vita e commentavano le informazioni che arrivavano via radio, senza dimenticare coloro che sono rimasti intrappolati dal black-out e non hanno potuto scambiare dubbi, preoccupazioni e incertezze con nessuno. * La continuità dei servizi pubblici è stata garantita. Ieri il settore pubblico si è rafforzato grazie alle persone che hanno sostenuto con professionalità, senso civico e solidarietà il caos causato dal blackout. Se c’è qualcosa su cui investire, sono le infrastrutture civili e pubbliche, risorse che sostengono le persone. Né un aumento delle spese militari né la privatizzazione. * Ecologistas en Acción ricorda che questa situazione è temporanea per la maggior parte della popolazione, ma ci sono quartieri come Cañada Real (Madrid), Padre Pío, Amate o Su Eminencia (Siviglia) che devono affrontare questi tagli in modo permanente o frequente. * Non bisogna dimenticare che in altri Paesi e territori queste situazioni si verificano regolarmente a causa della mancanza di stabilità della rete, della mancanza di forniture energetiche dovute a tensioni geopolitiche (Pakistan) o addirittura utilizzate come arma di guerra (Gaza o Ucraina). * Ieri si è diffusa più che mai la consapevolezza dell’importanza dell’energia nella nostra vita. L’accesso all’energia è un diritto fondamentale per vivere una vita dignitosa ed è sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani emergenti. Dovrebbe quindi essere una realtà per tutte le persone ed essere considerato un servizio essenziale. COSA DOBBIAMO PRENDERE IN CONSIDERAZIONE? * Da mesi, il sistema elettrico iberico viene gestito attraverso una rete elettrica in cui la produzione di energia rinnovabile nelle ore centrali della giornata è molto importante. Il 16 aprile 2025 è stato raggiunto il 100% di energia rinnovabile per alcune ore, replicando il successo del 16 maggio 2023, quando è stato mantenuto per nove ore. Una grande quantità di energia rinnovabile nel sistema non è la causa del blackout; anzi, è una buona notizia perché tale penetrazione consente di evitare tonnellate di emissioni. * Le energie rinnovabili presentano ulteriori sfide nella gestione della rete, come la necessità di stoccaggio, una corretta pianificazione in termini di tecnologie da installare o la necessità di stabilire tecnologie e misure aggiuntive per mantenere la frequenza e la tensione o rimuovere la reattanza dalla rete. Ma ci sono soluzioni sufficienti per raggiungere una rete elettrica al 100% rinnovabile. * Le centrali nucleari sono state tra le prime a spegnersi e ci vuole molto tempo prima che le centrali possano aumentare o ridurre la loro produzione. Puntare sulla continuità del nucleare come misura per affrontare crisi di questo tipo è fallace, opportunistico e autoreferenziale. * Ecologistas en Acción chiede una pianificazione urgente della rete elettrica. La caduta a zero è un campanello d’allarme che dovrebbe portare a una corretta pianificazione del sistema. Attualmente, la liberalizzazione del settore e della Red Eléctrica Española ha lasciato la localizzazione e il dimensionamento della produzione rinnovabile nelle mani del profitto e del mercato. Invece di pianificare un mix energetico equilibrato di solare, eolico, idroelettrico e tecnologie di stoccaggio, la localizzazione di questi progetti è lasciata alla volontà delle grandi aziende. Ciò significa che in alcune regioni ci si concentra sull’energia solare o eolica, il che indebolisce la capacità di rispondere alle fluttuazioni della fornitura di elettricità. * Un sistema più decentrato, basato sulle microgrid, potrebbe rendere il sistema elettrico più resistente a questo tipo di eventi. È prioritario avvicinare la produzione ai punti di consumo e impegnarsi per un autoconsumo rinnovabile che non dipenda dalla connessione alla rete. Ciò non implica la rinuncia alla trasmissione dell’energia, in quanto potrebbe essere indispensabile un back-up esterno per queste reti. Immagini di copertina da WikiCommon Pubblicato su ecologistasenaccion.org, traduzione in italiano a cura di Aniello Lampo per DINAMOpress SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress abbiamo attivato una nuova raccolta fondi diretta. Vi chiediamo di donare tramite paypal direttamente sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Blackout in Spagna e Portogallo: oltre le strumentalizzazioni e le ricostruzioni fasulle proviene da DINAMOpress.
April 30, 2025
DINAMOpress
STORICO BLACK-OUT IN SPAGNA: IL GIORNO DOPO LE SPECULAZIONI POLITICHE SULL’ENERGIA. LA TESTIMONIANZA DA MADRID
Black-out in Spagna. Alle 12.33 di lunedì 28 aprile 2025 nella penisola iberica, in una parte del Portogallo e nel sud della Francia la fornitura di rete elettrica si è interrotta. Si è bloccato tutto: ospedali, trasporti, ogni sistema di comunicazione. Non si poteva accedere a Internet, scoprire cosa accadeva in TV. La radio a batteria è divenuta per ore l’unico mezzo con cui le persone si sono potute informare. Quattro le vittime indirette: 3 persone decedute per intossicazione da monossido di carbonio, in Galizia, a causa dell’accensione difettosa di un generatore elettrico di emergenza e una quarta, una donna, a Madrid, bruciata nel rogo della propria abitazione dovuto all’accensione di alcune candele. Cosa è accaduto? Il premier spagnolo Pedro Sánchez, nella conferenza stampa di martedì 29 aprile, ha dichiarato di “non escludere nessuna ipotesi” sulle cause del blackout che ha coinvolto la Spagna, aprendo nel contempo una commissione d’inchiesta. A 24 ore dal black-out della rete sono state ripristinate la maggior parte delle infrastrutture elettriche. Sulle cause del black-out l’operatore della rete elettrica spagnola esclude l’attacco informatico, accodandosi all’Agenzia europea per la sicurezza informatica e parlando, senza fornire dettagli in più, di un “problema nella produzione di energia solare”. Si torna a parlare di ruolo strategico dell’energia, aprendo lo scontro politico sulle fonti rinnovabili. Il premier spagnolo Pedro Sanchez, che insieme al governo sta progressivamente portando avanti la dismissione delle centrali nucleari entro il 2035 e sostenendo la transizione attraverso fonti rinnovabili, ha risposto ai suoi detrattori e all’ultra-destra di Vox, che hanno puntato subito il dito sulle rinnovabili e sulla carenza di energia nucleare. “Chi difende il nucleare durante il blackout o è in malafede o è ignorante“. Durante una conferenza stampa, Sanchez ha affermato che le centrali nucleari al momento del black-out, oltre a essere spente, sono state un’ulteriore problema perchè “è stato necessario deviare grandi quantità di energia per mantenerei i loro nuclei stabili”. Il premier spagnolo ha inoltre sottolineato come siano state fondamentali le reti idroelettriche per il recupero dell’energia. Sul fronte dell’energia elettrica in Spagna il 20% delle azioni è in mano al governo iberico, ma l’80% è sotto il controllo del settore privato, in particolare di fondi di investimento, multinazionali finanziarie e miliardari globali, tra questi l’imprenditore galiziano Amancio Ortega, l’uomo più ricco di Spagna e il nono uomo più ricco del mondo, niente di meno che il patron di Zara. Cosa sta accadendo in Spagna? Ai microfoni di Radio Onda d’Urto un testimone diretto dell’interruzione su tutti i livelli dell’elettricità: da Madrid Simone Guglielmelli, ricercatore in Scienze Politiche presso l’Università della Calabria e dell’Università Autonoma di Madrid che si occupa di questioni in campo energetico. Ascolta o scarica.
April 29, 2025
Radio Onda d`Urto