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Ministra, quale memoria dei caduti in Somalia? Rifiutiamo l’elmetto e la militarizzazione!
Cara Ministra Bernini, Sono Leili Hizam una studentessa di discendenza somala, rappresentante del Consiglio degli Studenti di Unibo. Mi chiedo come può la ministra dell’Università dedicare un post dal suo profilo Instagram alla celebrazione dei soldati, dei caduti italiani, che 33 anni fa hanno partecipato, affiancando alla guida l’esercito statunitense, […] L'articolo Ministra, quale memoria dei caduti in Somalia? Rifiutiamo l’elmetto e la militarizzazione! su Contropiano.
July 5, 2026
Contropiano
Il Corno d’Africa conteso. Hype in preparazione dell’avvento del mondo AI
PROXY WAR IN PREPARAZIONE IN AFRICA ORIENTALE -------------------------------------------------------------------------------- Nel corno d’Africa si accumulano le tensioni dovute alla contesa per il controllo di un’area strategica fondamentale per le rotte commerciali e ricca di materie prime .Le crisi che si susseguono sfociano in conflitti sanguinosi che travolgono milioni di persone come in Sudan ,o in guerre fratricide come è avvenuto in Etiopia .Proprio dalle elezioni in Etiopia partiamo con Matteo Palamidesse giornalista ,impegnato nel corno d’Africa dal 2004 ,curatore di HoA sulla piattaforma substack ,che cura informazioni su Etiopia, Eritrea, Sudan e Somalia. In Etiopia si è votato il primo di giugno ma in molte circoscrizioni elettorali non si è potuto votare a causa di problemi di sicurezza. Nonostante gli accordi di Pretoria che hanno formalmente fermato i combattimenti , nel Tigray ,in Oromia ed in altre zone continuano gli scontri e le tensioni con le truppe federali e guerriglieri . Numerosi esponenti dell’opposizione hanno denunciato un crescente restringimento degli spazi politici, con arresti ed intimidazioni, si percepisce una grande disillusione rispetto all’esito scontato e alle possibilità del Prosperity Party del presidente Ahmed di cambiare la situazione sociale e politica. Ahmed era stato visto come un elemento di cambiamento poiché non apparteneva ai vertici del partito tigrino che aveva governato fino ad allora, ha aperto alle relazioni con l’Eritrea, rivale storico ,ha messo in moto l’economia con tassi di crescita rilevanti . Ma lo scoppio della guerra con il TPLF (Fronte Popolare di Liberazione del Tigray ) tigrino , nel novembre 2020 con oltre 600.000 morti e immani devastazioni sopratutto nel Tigray ,la torsione autoritaria del regime, la politica accentratricedi Ahmed che metteva in discussione l’impianto federale dello stato etiopico , hanno spento le speranze di cambiamento. Le pressioni etiopi per l’accesso allo sbocco al mare e le conseguenze della costruzione della diga del Gerd hanno messo sull’avviso Eritrea ed Egitto innestando tensioni ai confini con l’Eritrea. Alle rinnovate tensioni tra Eritrea ed Etiopia si aggiunge il precipitare della situazione in Somalia dove a causa delle divergenze tra il presidente uscente Hassan Sheikh Mohamud e l’opposizione, Mogadiscio è stata teatro di scontri armati fra le varie milizie. Il presidente somalo ha cercato d’introdurre una riforma che consentisse il voto diretto per le elezioni dei legislatori , mentre ora votano i rappresentanti dei clan ,e al contempo ha prolungato il suo mandato già scaduto di un anno .Questa manovra è stata interpretata dalle opposizioni come un tentativo di rimanere aggrappato al potere ,scatenando gli scontri tra le milizie fedeli al presidente e quelle del primo ministro, tutto questo in un paese lacerato dall’insorgenza degli Al Shabaab ,legati ad Al Qaeda ,che controllano ampie porzioni del territorio nel sud del paese e dalle pulsioni indipendentiste del Somaliland, incoraggiate dal governo israeliano . In Sudan continua senza fine la guerra con l’uso spregiudicato di droni ed armi pesanti , le Forze di Supporto Rapido si stanno ammassando intorno a El Obeid, intensificando gli attacchi di droni e i bombardamenti di artiglieria . Una eventuale offensiva porterebbe ad ulteriori crimini contro la popolazione civile già assediata. El Obeid è la capitale dello stato del Nord Kordofan in Sudan, e i suoi abitanti già hanno subito un assedio seguito a massacri indiscriminati 18 mesi fa ,il tutto nel silenzio assordante del resto del mondo che si disinteressa della sorte dei civili mentre continuano, a dispetto dei vari embarghi solo sulla carta, le vendite di armi ad entrambi i contendenti. -------------------------------------------------------------------------------- RISCHI ESPONENZIALI DALLA ESPANSIONE DELL’AI, O NORMALE SVILUPPO DI UN NUOVO MONDO GENERATIVO -------------------------------------------------------------------------------- Rischi esponenziali dalla espansione dell’AI e la repentina diffusione di Data Center?   L’imposizione dell’amministrazione americana rivolta esclusivamente ad Anthropic di fornire i servizi di Claude Fable 5 a qualsiasi entità non statunitense ci ha dato lo spunto per interpellare Andrea Daniele Signorelli, giornalista freelance di innovazione digitale, e così approfondire i rapporti tra Intelligenza Artificiale Generativa, politica e trasformazione sociale espressa dall’attuale evoluzione tecnologica del capitalismo. Il dubbio era che il diktat potesse essere una ritorsione, vedendo come destinatario solo il prodotto di Anthropic che si è presentato in una posizione dialettica nei confronti di Trump, o non piuttosto un riconoscimento che almeno per applicazioni sensibili – come Mythos (modello linguistico dedicato alla cybersecurity e appartenente alla famiglia di Claude) – sia il prodotto più sofisticato nell’ambito della Intelligenza artificiale e quindi vadano evitate le opportunità per le potenze rivali di appropriarsi dei segreti degli algoritmi che regolano Claude, ovvero le falle nel mirino di Mythos. In particolare si teme la vulnerabilità dei sistemi dovuto al jailbreaking, che Andrea ci spiega nel particolare. Lontana la sostituzione dell’umano con l’artificiale? Curiosamente abbiamo parlato di questo chatbot nel giorno di panico dei fruitori aziendali per il Claude Down che ha scaricato migliaia di richieste di spiegazioni dell’impasse. E questo propone un altro dubbio sulla possibilità che proprio il gigantismo di ogni minimo effetto provenga da un processo derivante dall’applicazione di AI possa inceppare il meccanismo per le sue dimensioni; proprio come l’assorbimento di energia e il bisogno di raffreddamento per immagazzinare i dati indispensabili all’elaborazione possano essere all’origine di un crackdown del mondo “virtuale” regolato dall’AI.   Nonostante gli impedimenti giustapposti dalle strategie (?) di Trump e i sospetti di bolle economico-finanziarie (SpaceX!? – anche questa è stata una felice coincidenza: abbiamo intrattenuto questa chiacchierata con Andrea il giorno in cui il titolo di Musk ha perso 600 miliardi a causa del coding di Cursor, acquisito per 60 miliardi in azioni), ricerca e innovazione tecnologica statunitense hanno ancora capacità maggiori di sviluppo tecnologico-spaziale rispetto alla Cina, i cui prodotti sono comunque competitivi (o forse ci sono alle spalle scelte strategiche diverse, avendo un vantaggio sui robot Unitree?); mentre l’Europa non ha stanziato investimenti e quindi possiede capacità e conoscenze tecnologiche senza poterle trasformare in prodotti da immettere sul mercato. Cominciano a esserci prese di posizione (in particolare dalla Francia) per contrastare la penetrazione (e il controllo) di aziende come Palantir.  
Il Corno d’Africa conteso. Hype in preparazione dell’avvento del mondo AI
PROXY WAR IN PREPARAZIONE IN AFRICA ORIENTALE -------------------------------------------------------------------------------- Nel corno d’Africa si accumulano le tensioni dovute alla contesa per il controllo di un’area strategica fondamentale per le rotte commerciali e ricca di materie prime .Le crisi che si susseguono sfociano in conflitti sanguinosi che travolgono milioni di persone come in Sudan ,o in guerre fratricide come è avvenuto in Etiopia .Proprio dalle elezioni in Etiopia partiamo con Matteo Palamidesse giornalista ,impegnato nel corno d’Africa dal 2004 ,curatore di HoA sulla piattaforma substack ,che cura informazioni su Etiopia, Eritrea, Sudan e Somalia. In Etiopia si è votato il primo di giugno ma in molte circoscrizioni elettorali non si è potuto votare a causa di problemi di sicurezza. Nonostante gli accordi di Pretoria che hanno formalmente fermato i combattimenti , nel Tigray ,in Oromia ed in altre zone continuano gli scontri e le tensioni con le truppe federali e guerriglieri . Numerosi esponenti dell’opposizione hanno denunciato un crescente restringimento degli spazi politici, con arresti ed intimidazioni, si percepisce una grande disillusione rispetto all’esito scontato e alle possibilità del Prosperity Party del presidente Ahmed di cambiare la situazione sociale e politica. Ahmed era stato visto come un elemento di cambiamento poiché non apparteneva ai vertici del partito tigrino che aveva governato fino ad allora, ha aperto alle relazioni con l’Eritrea, rivale storico ,ha messo in moto l’economia con tassi di crescita rilevanti . Ma lo scoppio della guerra con il TPLF (Fronte Popolare di Liberazione del Tigray ) tigrino , nel novembre 2020 con oltre 600.000 morti e immani devastazioni sopratutto nel Tigray ,la torsione autoritaria del regime, la politica accentratricedi Ahmed che metteva in discussione l’impianto federale dello stato etiopico , hanno spento le speranze di cambiamento. Le pressioni etiopi per l’accesso allo sbocco al mare e le conseguenze della costruzione della diga del Gerd hanno messo sull’avviso Eritrea ed Egitto innestando tensioni ai confini con l’Eritrea. Alle rinnovate tensioni tra Eritrea ed Etiopia si aggiunge il precipitare della situazione in Somalia dove a causa delle divergenze tra il presidente uscente Hassan Sheikh Mohamud e l’opposizione, Mogadiscio è stata teatro di scontri armati fra le varie milizie. Il presidente somalo ha cercato d’introdurre una riforma che consentisse il voto diretto per le elezioni dei legislatori , mentre ora votano i rappresentanti dei clan ,e al contempo ha prolungato il suo mandato già scaduto di un anno .Questa manovra è stata interpretata dalle opposizioni come un tentativo di rimanere aggrappato al potere ,scatenando gli scontri tra le milizie fedeli al presidente e quelle del primo ministro, tutto questo in un paese lacerato dall’insorgenza degli Al Shabaab ,legati ad Al Qaeda ,che controllano ampie porzioni del territorio nel sud del paese e dalle pulsioni indipendentiste del Somaliland, incoraggiate dal governo israeliano . In Sudan continua senza fine la guerra con l’uso spregiudicato di droni ed armi pesanti , le Forze di Supporto Rapido si stanno ammassando intorno a El Obeid, intensificando gli attacchi di droni e i bombardamenti di artiglieria . Una eventuale offensiva porterebbe ad ulteriori crimini contro la popolazione civile già assediata. El Obeid è la capitale dello stato del Nord Kordofan in Sudan, e i suoi abitanti già hanno subito un assedio seguito a massacri indiscriminati 18 mesi fa ,il tutto nel silenzio assordante del resto del mondo che si disinteressa della sorte dei civili mentre continuano, a dispetto dei vari embarghi solo sulla carta, le vendite di armi ad entrambi i contendenti. -------------------------------------------------------------------------------- RISCHI ESPONENZIALI DALLA ESPANSIONE DELL’AI, O NORMALE SVILUPPO DI UN NUOVO MONDO GENERATIVO -------------------------------------------------------------------------------- Rischi esponenziali dalla espansione dell’AI e la repentina diffusione di Data Center?   L’imposizione dell’amministrazione americana rivolta esclusivamente ad Anthropic di fornire i servizi di Claude Fable 5 a qualsiasi entità non statunitense ci ha dato lo spunto per interpellare Andrea Daniele Signorelli, giornalista freelance di innovazione digitale, e così approfondire i rapporti tra Intelligenza Artificiale Generativa, politica e trasformazione sociale espressa dall’attuale evoluzione tecnologica del capitalismo. Il dubbio era che il diktat potesse essere una ritorsione, vedendo come destinatario solo il prodotto di Anthropic che si è presentato in una posizione dialettica nei confronti di Trump, o non piuttosto un riconoscimento che almeno per applicazioni sensibili – come Mythos (modello linguistico dedicato alla cybersecurity e appartenente alla famiglia di Claude) – sia il prodotto più sofisticato nell’ambito della Intelligenza artificiale e quindi vadano evitate le opportunità per le potenze rivali di appropriarsi dei segreti degli algoritmi che regolano Claude, ovvero le falle nel mirino di Mythos. In particolare si teme la vulnerabilità dei sistemi dovuto al jailbreaking, che Andrea ci spiega nel particolare. Lontana la sostituzione dell’umano con l’artificiale? Curiosamente abbiamo parlato di questo chatbot nel giorno di panico dei fruitori aziendali per il Claude Down che ha scaricato migliaia di richieste di spiegazioni dell’impasse. E questo propone un altro dubbio sulla possibilità che proprio il gigantismo di ogni minimo effetto provenga da un processo derivante dall’applicazione di AI possa inceppare il meccanismo per le sue dimensioni; proprio come l’assorbimento di energia e il bisogno di raffreddamento per immagazzinare i dati indispensabili all’elaborazione possano essere all’origine di un crackdown del mondo “virtuale” regolato dall’AI.   Nonostante gli impedimenti giustapposti dalle strategie (?) di Trump e i sospetti di bolle economico-finanziarie (SpaceX!? – anche questa è stata una felice coincidenza: abbiamo intrattenuto questa chiacchierata con Andrea il giorno in cui il titolo di Musk ha perso 600 miliardi a causa del coding di Cursor, acquisito per 60 miliardi in azioni), ricerca e innovazione tecnologica statunitense hanno ancora capacità maggiori di sviluppo tecnologico-spaziale rispetto alla Cina, i cui prodotti sono comunque competitivi (o forse ci sono alle spalle scelte strategiche diverse, avendo un vantaggio sui robot Unitree?); mentre l’Europa non ha stanziato investimenti e quindi possiede capacità e conoscenze tecnologiche senza poterle trasformare in prodotti da immettere sul mercato. Cominciano a esserci prese di posizione (in particolare dalla Francia) per contrastare la penetrazione (e il controllo) di aziende come Palantir.  
Il Corno d’Africa conteso. Hype in preparazione dell’avvento del mondo AI
PROXY WAR IN PREPARAZIONE IN AFRICA ORIENTALE -------------------------------------------------------------------------------- Nel corno d’Africa si accumulano le tensioni dovute alla contesa per il controllo di un’area strategica fondamentale per le rotte commerciali e ricca di materie prime .Le crisi che si susseguono sfociano in conflitti sanguinosi che travolgono milioni di persone come in Sudan ,o in guerre fratricide come è avvenuto in Etiopia .Proprio dalle elezioni in Etiopia partiamo con Matteo Palamidesse giornalista ,impegnato nel corno d’Africa dal 2004 ,curatore di HoA sulla piattaforma substack ,che cura informazioni su Etiopia, Eritrea, Sudan e Somalia. In Etiopia si è votato il primo di giugno ma in molte circoscrizioni elettorali non si è potuto votare a causa di problemi di sicurezza. Nonostante gli accordi di Pretoria che hanno formalmente fermato i combattimenti , nel Tigray ,in Oromia ed in altre zone continuano gli scontri e le tensioni con le truppe federali e guerriglieri . Numerosi esponenti dell’opposizione hanno denunciato un crescente restringimento degli spazi politici, con arresti ed intimidazioni, si percepisce una grande disillusione rispetto all’esito scontato e alle possibilità del Prosperity Party del presidente Ahmed di cambiare la situazione sociale e politica. Ahmed era stato visto come un elemento di cambiamento poiché non apparteneva ai vertici del partito tigrino che aveva governato fino ad allora, ha aperto alle relazioni con l’Eritrea, rivale storico ,ha messo in moto l’economia con tassi di crescita rilevanti . Ma lo scoppio della guerra con il TPLF (Fronte Popolare di Liberazione del Tigray ) tigrino , nel novembre 2020 con oltre 600.000 morti e immani devastazioni sopratutto nel Tigray ,la torsione autoritaria del regime, la politica accentratricedi Ahmed che metteva in discussione l’impianto federale dello stato etiopico , hanno spento le speranze di cambiamento. Le pressioni etiopi per l’accesso allo sbocco al mare e le conseguenze della costruzione della diga del Gerd hanno messo sull’avviso Eritrea ed Egitto innestando tensioni ai confini con l’Eritrea. Alle rinnovate tensioni tra Eritrea ed Etiopia si aggiunge il precipitare della situazione in Somalia dove a causa delle divergenze tra il presidente uscente Hassan Sheikh Mohamud e l’opposizione, Mogadiscio è stata teatro di scontri armati fra le varie milizie. Il presidente somalo ha cercato d’introdurre una riforma che consentisse il voto diretto per le elezioni dei legislatori , mentre ora votano i rappresentanti dei clan ,e al contempo ha prolungato il suo mandato già scaduto di un anno .Questa manovra è stata interpretata dalle opposizioni come un tentativo di rimanere aggrappato al potere ,scatenando gli scontri tra le milizie fedeli al presidente e quelle del primo ministro, tutto questo in un paese lacerato dall’insorgenza degli Al Shabaab ,legati ad Al Qaeda ,che controllano ampie porzioni del territorio nel sud del paese e dalle pulsioni indipendentiste del Somaliland, incoraggiate dal governo israeliano . In Sudan continua senza fine la guerra con l’uso spregiudicato di droni ed armi pesanti , le Forze di Supporto Rapido si stanno ammassando intorno a El Obeid, intensificando gli attacchi di droni e i bombardamenti di artiglieria . Una eventuale offensiva porterebbe ad ulteriori crimini contro la popolazione civile già assediata. El Obeid è la capitale dello stato del Nord Kordofan in Sudan, e i suoi abitanti già hanno subito un assedio seguito a massacri indiscriminati 18 mesi fa ,il tutto nel silenzio assordante del resto del mondo che si disinteressa della sorte dei civili mentre continuano, a dispetto dei vari embarghi solo sulla carta, le vendite di armi ad entrambi i contendenti. -------------------------------------------------------------------------------- RISCHI ESPONENZIALI DALLA ESPANSIONE DELL’AI, O NORMALE SVILUPPO DI UN NUOVO MONDO GENERATIVO -------------------------------------------------------------------------------- Rischi esponenziali dalla espansione dell’AI e la repentina diffusione di Data Center?   L’imposizione dell’amministrazione americana rivolta esclusivamente ad Anthropic di fornire i servizi di Claude Fable 5 a qualsiasi entità non statunitense ci ha dato lo spunto per interpellare Andrea Daniele Signorelli, giornalista freelance di innovazione digitale, e così approfondire i rapporti tra Intelligenza Artificiale Generativa, politica e trasformazione sociale espressa dall’attuale evoluzione tecnologica del capitalismo. Il dubbio era che il diktat potesse essere una ritorsione, vedendo come destinatario solo il prodotto di Anthropic che si è presentato in una posizione dialettica nei confronti di Trump, o non piuttosto un riconoscimento che almeno per applicazioni sensibili – come Mythos (modello linguistico dedicato alla cybersecurity e appartenente alla famiglia di Claude) – sia il prodotto più sofisticato nell’ambito della Intelligenza artificiale e quindi vadano evitate le opportunità per le potenze rivali di appropriarsi dei segreti degli algoritmi che regolano Claude, ovvero le falle nel mirino di Mythos. In particolare si teme la vulnerabilità dei sistemi dovuto al jailbreaking, che Andrea ci spiega nel particolare. Lontana la sostituzione dell’umano con l’artificiale? Curiosamente abbiamo parlato di questo chatbot nel giorno di panico dei fruitori aziendali per il Claude Down che ha scaricato migliaia di richieste di spiegazioni dell’impasse. E questo propone un altro dubbio sulla possibilità che proprio il gigantismo di ogni minimo effetto provenga da un processo derivante dall’applicazione di AI possa inceppare il meccanismo per le sue dimensioni; proprio come l’assorbimento di energia e il bisogno di raffreddamento per immagazzinare i dati indispensabili all’elaborazione possano essere all’origine di un crackdown del mondo “virtuale” regolato dall’AI.   Nonostante gli impedimenti giustapposti dalle strategie (?) di Trump e i sospetti di bolle economico-finanziarie (SpaceX!? – anche questa è stata una felice coincidenza: abbiamo intrattenuto questa chiacchierata con Andrea il giorno in cui il titolo di Musk ha perso 600 miliardi a causa del coding di Cursor, acquisito per 60 miliardi in azioni), ricerca e innovazione tecnologica statunitense hanno ancora capacità maggiori di sviluppo tecnologico-spaziale rispetto alla Cina, i cui prodotti sono comunque competitivi (o forse ci sono alle spalle scelte strategiche diverse, avendo un vantaggio sui robot Unitree?); mentre l’Europa non ha stanziato investimenti e quindi possiede capacità e conoscenze tecnologiche senza poterle trasformare in prodotti da immettere sul mercato. Cominciano a esserci prese di posizione (in particolare dalla Francia) per contrastare la penetrazione (e il controllo) di aziende come Palantir.  
June 19, 2026
Radio Blackout
La rivincita dell’arbitro somalo escluso dai mondiali
Gli Stati Uniti gli hanno negato l’ingresso nel Paese e la possibilità di diventare il primo arbitro somalo a partecipare a una Coppa del Mondo di calcio. Ma al suo ritorno a Mogadiscio, Omar Artan ha ricevuto un’accoglienza da eroe. Migliaia di persone si sono radunate nello stadio della capitale somala per rendere omaggio al 34enne direttore di gara, considerato uno dei migliori arbitri africani e premiato nel 2025 dalla Caf (la Confederazione africana di calcio) come arbitro dell’anno. Tra applausi, cori e fotografie, Artan è diventato il simbolo dell’orgoglio nazionale e delle aspirazioni di un’intera generazione di sportivi somali. «Ricorderò questo giorno per sempre», ha dichiarato commosso ai suoi sostenitori. La sua esclusione dai Mondiali 2026, motivata da non meglio precisati legami con persone sospettate dagli Usa di far parte di organizzazioni criminali, ha suscitato indignazione nel Paese africano e acceso un dibattito internazionale sul rapporto tra sicurezza, mobilità e inclusione nello sport globale. Per molti somali, a essere respinto non è stato soltanto un arbitro, ma il sogno di vedere la propria bandiera rappresentata sul più grande palcoscenico del calcio mondiale. Africa Rivista
June 18, 2026
Pressenza
Sardegna ed Etiopia: memorie del sottosuolo
Dall’oblio alla memoria: i discendenti dei deportati etiopi all’Asinara si incontrano in Sardegna per il secondo anno consecutivo. di Marcella Catignani Appena sono arrivata ad Addis Abeba, dove ho vissuto per nove anni, da subito ho sentito una forte affinità con l’Etiopia, mi sono sentita a casa. L’Etiopia e la Sardegna si assomigliano, a cominciare da alcuni paesaggi e per
[radio africa] Radio Africa: RDCongo. Kenya, Somalia, Etiopia
Congo: questa epidemia di Ebola è la diciassettesima a colpire la Repubblica Democratica del Congo, a soli cinque mesi dalla fine della precedente. Le province della RDC dove si registrano gran parte dei casi, sono teatro di una guerra pluriennale da parte di decine di gruppi armati, milizie locali e movimenti ribelli per il controllo di immense ricchezze minerarie. La guerra ha provocato milioni di sfollati interni, costringendo la popolazione a continui spostamenti alla ricerca di sicurezza e cibo. In questo scenario, il monitoraggio epidemiologico diventa estremamente complicato. La fragilità delle infrastrutture sanitarie rappresenta un ulteriore elemento critico e si creano così le condizioni per lo sviluppo dell’epidemia. Anche le false notizie e le credenze fallaci a proposito dell’epidemia contribuiscono a creare un clima sfavorevole al lavoro dei sanitari, costretti spesso ad affrontare aggressioni ed attacchi. Kenya: Trump vuole esternalizzare la cura dell'Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, trasferendola in Kenya .In collaborazione con Nairobi, Washington ha pianificato di aprire un centro di quarantena in Kenya per i pazienti americani infetti da Ebola. Questo progetto è stato portato avanti , senza tenere conto della società civile e del sistema giudiziario del Paese dell'Africa orientale. È stato principalmente a causa di una fuga di notizie giornalistica che il popolo keniota ha appreso di questo progetto ,secondo il Wall Street Journal del 26 maggio, l'amministrazione americana ha annunciato l'imminente invio di 30 operatori sanitari e 50 posti letto ospedalieri. Il comprensibile panico scatenato dall'Ebola ha inevitabilmente spinto i kenioti in piazza, in particolare a Laikipia, 190 km a nord di Nairobi, la città dove doveva essere allestito il centro di quarantena,non a caso vicino a una base militare. Per diversi giorni, centinaia di manifestanti hanno contestato le autorità, chiaramente indignate anche dalla recente contrattazione degli aiuti americani al sistema sanitario keniota,Gli Stati Uniti hanno detto che contribuiranno con 13,5 milioni di dollari alle spese di prevenzione del Kenya. Somalia: nella notte tra il 3 e il 4 giugno, a Mogadiscio sono scoppiati violenti scontri tra le forze governative somale e i gruppi di opposizione. Video, mostrano sparatorie nei pressi delle residenze di diverse figure dell'opposizione, tra cui l'ex Primo Ministro Hassan Ali Khaire. Khaire ha accusato il Presidente Hassan Sheikh Mohamud di aver ordinato un attacco alla sua abitazione. Queste violenze si inseriscono in un clima di forte tensione politica. A marzo scorso, il Parlamento ha approvato una riforma costituzionale che ha introdotto il suffragio universale diretto e ha esteso il mandato presidenziale da quattro a cinque anni. L'opposizione interpreta questa decisione come un tentativo di rimanere al potere. L’esplosione della violenza è il risultato inevitabile di una totale assenza di compromesso politico. In Somalia, le istituzioni statali faticano a imporsi come attori neutrali, l’esercito regolare risente pesantemente delle affiliazioni claniche. La mossa del presidente Mohamud ha accentuato ulteriormente queste linee di frattura. Etiopia: l'Etiopia si è recata alle urne lunedì 1° giugno per le sue settime elezioni generali. L'esclusione del Tigray, la persistenza del conflitto armato e la frammentazione dell'opposizione gettano dubbi sulla credibilità del voto. Diverse ombre incombono sui seggi elettorali. Il Partito della Prosperità (PP) si presenta alle elezioni come il favorito assoluto: il Primo Ministro Abiy Ahmed e il suo partito controllano già il governo federale e tutte le amministrazioni regionali, ad eccezione del Tigray. D'altro canto, i partiti di opposizione, dilaniati da divisioni interne, rimangono frammentati, indeboliti da arresti, pressioni da parte delle forze di sicurezza e una presenza disomogenea sul territorio nazionale.
June 10, 2026
Radio Onda Rossa
SOMALIA: SCONTRI ARMATI DOPO IL POSTICIPO DELLE ELEZIONI. LA POPOLAZIONE IN STATO DI POVERTÀ ASSOLUTA TRA CLAN, INDIPENDENTISMO E JIHAD
Gli scontri armati a Mogadiscio, Somalia, si sono conclusi con almeno 20 morti e quasi 200 feriti, mentre circa 13mila famiglie hanno dovuto abbandonare i quartieri dove si stava combattendo. I combattimenti nella capitale somala sono dilagati il 3 e 4 giugno, in particolare tra le forze locali e le milizie legate all’opposizione, a seguito dell’estensione di almneno un anno del mandato presidenziale di Hassan Sheikh Mohamud, congelando il voto in programma entro il 2026. La crisi è precipitata quando le forze governative hanno tentato di smobilitare con la forza le milizie private fedeli a due pesi massimi dell’opposizione: l’ex presidente Sharif Sheikh Ahmed e l’ex primo ministro Hassan Khayre. Il posticipo delle elezioni ha anche riacceso le tensioni sulla ribalta jihadista degli Shabaab, che controlla circa un terzo del paese, le pulsioni autonomiste di Somaliland (riconosciuta da Israele) e Puntland e l’intreccio più generale di tensioni che domina il Corno d’Africa. In tutto questo, a farne le spese è sempre la popolazione. In Somalia attualmente circa 6 milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare acuta e 1,88 milioni di bambini necessitano di cure immediate. Una profonda crisi interna che contrasta in modo stridente con la crescente rilevanza geopolitica che la Somalia ha assunto nello scacchiere internazionale. Affacciata sul Golfo di Aden e sulle rotte commerciali cruciali che conducono al Mar Rosso. L’intervista a  Massimo Alberizzi, direttore del quotidiano online Africa Express, ex corrispondente storico dall’Africa. Ascolta o scarica
June 8, 2026
Radio Onda d`Urto
Sul colonialismo italiano
-------------------------------------------------------------------------------- Milano 2019, vernice rosa sporcata da una statua dedicata a Indro Montanelli, fascista -------------------------------------------------------------------------------- Mercoledì 27 maggio sera ho seguito il programma di La7 “Una giornata particolare”. Ero molto curioso e attento nel capire come la storia del colonialismo italiano venga ancora oggi raccontata nel 2026. Cercavo di capire dove mi avrebbe portato questa storia nera del fascismo e del mito dell’“italiani brava gente” nel Corno d’Africa, e cosa ne rimanga ancora oggi. Ho capito tre cose che confermano il mio pensiero sui giornalisti italiani e sulla politica italiana, dalla sinistra alla destra. La prima è che molti italiani, soprattutto politici e presidenti di questi tempi, continuano a credere che “gli italiani siano stati brava gente in Africa”, che abbiano fatto solo opere buone e che quindi non ci sia bisogno di chiedere scusa. La seconda è che i giornalisti, a loro volta, si adattano sempre alla situazione politica del momento e non sono mai abbastanza onesti nel raccontare il genocidio compiuto dai fascisti italiani, che causò la morte di decine di migliaia di civili etiopi, eritrei, somali e libici. La terza cosa riguarda il Corno d’Africa: finché noi somali, etiopi ed eritrei resteremo divisi, e finché i governi italiani continueranno a non prendere seriamente la questione del colonialismo italiano nel Corno d’Africa, sarà difficile arrivare alla verità. Non sono uno storico né un esperto della materia, ma so che il mio Paese, la Somalia, nonostante sia tra le vittime del colonialismo, viene ancora trattato come una parte marginale della storia, dove le tracce del colonialismo e le sue vittime diventano quasi fantasmi. Conosco i racconti di mio nonno Ali, che parlava di suo padre, Omar Aboki Maxaad (Waliyow), mio bisnonno. Fu tra i civili e i ribelli durante le “pacificazioni”. Fu anche tra i primi a parlare italiano in Somalia. Non so con certezza quale fosse il suo ruolo, ma i racconti tramandati nella mia famiglia e il diario scritto in italiano da mio nonno parlano di torture, repressioni e situazioni terribili causate dai militari fascisti italiani. Soltanto in Somalia per 71 anni, dal 1889 al 1960 morirono migliaia di civili e tanti combattenti della resistenza somala guidata dal Sayid Mohammed Abdulle Hassan. Durante il genocidio – quando in Etiopia tra il 1936 e il 1941 venivano uccisi decine di migliaia di civili etiopi – la Somalia veniva usata come base militare per invadere l’Etiopia. E poi ci sono le migliaia di vittime del canale Keli Assale o Keli Asaylow, dove centinaia di somali venivano usati per attraversare il canale. Ancora oggi non esistono informazioni precise né tracce sul numero reale delle vittime. Senza parlare di tutto ciò che accadde durante la resistenza: qualcuno sa dire quante persone morirono nel crollo della diga e dei canali di Genale, sul fiume Basso Scebeli (Webi Shabelle)? Il termine somalo “Ma dhamaato” (madamato) significa letteralmente “qualcosa che non ha fine” o “che non finisce”, poiché è composto da “Ma” (Non) e “Dhammaad” (Fine o termine). Di conseguenza, il significato completo della frase indica una ferita o una situazione che non si conclude mai. Il modo in cui questo fenomeno viene presentato nella trasmissione non corrisponde assolutamente alla realtà storica: all’epoca, una bambina di dodici anni non si sposava per scelta. La verità è che i militari fascisti prendevano queste bambine con la forza. Se Indro Montanelli e molti altri ufficiali hanno abusato ripetutamente di dodicenni eritree, etiopi o somale, non si è trattato di matrimonio, ma di pura pedofilia. All’epoca molte famiglie non ne parlavano, e ancora oggi la comunità non considera affatto quelle unioni come matrimoni. Come dice la parola stessa, “Ma dhamaato” è qualcosa che non finisce: gli abusi e le violenze subiti da moltissime donne e bambine sono fatti storici documentati. Lo testimoniano ancora oggi le numerose fotografie dell’epoca che ritraggono queste donne nude, i cui sguardi non mostrano alcuna felicità. Siamo ancora molto lontani dalla verità, e solo attraverso una narrazione onesta si può decostruire questa pagina buia della storia italiana. Finché l’Italia non riconoscerà davvero i propri crimini e i propri errori, il Corno d’Africa continuerà a essere una zona di instabilità politica. Verità e giustizia per il Corno d’Africa. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Sul colonialismo italiano proviene da Comune-info.
June 4, 2026
Comune-info