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[entropia massima] Collettiva
Puntata 35 di EM, ultima della stagione. Ricapitoliamo, in una collettiva di saluti, gli argomenti trattati nella stagione. Cominciamo da "Estrattivismo dei Dati" e a seguire "Emergenza0". Poi un nostro pensiero su Carlo Giuliani, a 25 anni dalla sua uccisione in Piazza Alimonda. Proseguiamo ripercorrendo alcuni episodi significativi avvenuti durante i giorni del g8 e seguendo un filo che parte da Genova e arriva fino ai nostri giorni. Perché la storia della tecnologia degli ultimi 25 anni è anche la storia di un progressivo spostamento del potere: dalla rete distribuita delle origini, alle piattaforme di concentrazione del capitalismo dei dati, dagli spazi autogestiti, alle Big Tech. Una storia cominciata con la repressione degli spazi digitali e continuata con un lungo ed insesorabile processo di omologazione e controllo. Chiudiamo con gli argomenti trattati nei cicli "LIbera Scienza in Libero Stato" e "AntropoLogica". La carrellata è stato un buon modo di presentare gli argomenti di cui trattiamo ad Entropia Massima, tutti insieme. Ottimo anche come riassuntone per chi se ne è perso qualcuno!
July 20, 2026
Radio Onda Rossa
[Le Dita nella Presa] Il prezzo dell'IA (1/3: Puntata completa)
Dopo l'aumento del prezzo dei dischi a stato solido, è arrivato anche quello delle RAM: prezzi circa raddoppiati in un solo anno, e anche questa volta è colpa del boom dell'IA: l'enorme domanda di hardware fatta da una manciata di aziende ha completamente cambiato il settore. Non perdiamo l'occasione, però, per accumulare più dettagli del necessario e capire un po' meglio come funziona questo settore, quali sono le aziende che lo compongono, come si sono comportate in passato e cosa ci possiamo aspettare per il futuro. Lo svolgimento contemporaneo della finale dei mondiali di calcio ci permette di parlare dei recenti sequestri di siti per violazione di copyright. I sequestri sono stati effettuati dal governo statunitense e segnano un ulteriore inasprimento del controllo su Internet, in quanto si tratta di siti che sono stati rimossi globalmente da Internet. Un effetto, per capirci, molto più forte di quelli fatti dal Piracy Shield. Questo provvedimento - non senza precedenti ma comunque significativo - è un ulteriore tassello in un internet in cui le garanzie di quello che una volta si chiamava cyberspazio vengono sistematicamente smantellate.
July 19, 2026
Radio Onda Rossa
#00 Apocalypse Prompt | Codice cammina con me – di Alessandro Verna
Da oggi, lunedì 6 luglio 2026, Effimera comincia la pubblicazione di una serie a puntate sul rapporto tra essere umano e AI generativa. Ogni lunedì mattina pubblicheremo una puntata di questa narrazione particolare, scritta da Alessandro Verna. Si tratta di un diario narrativo sulla trasformazione che l'AI sta producendo nel lavoro cognitivo raccontata dall'interno, da [...]
July 6, 2026
Effimera
Una società che esclude i suoi padri non è moderna: il dramma dell’alfabetizzazione digitale degli anziani in Italia
Ormai già da alcuni anni, tutto è diventato “un’app, un codice, un portale” e sempre di più siamo diventati dipendenti dai nostri telefoni, senza i quali non saremmo più in grado di compiere molte delle nostre azioni quotidiane. Questa immagine coglie con lucidità e amarezza un paradosso drammatico della nostra epoca. Non solo i giovani, ma uomini e donne di ogni età si trovano confinati in una società che costringe chiunque a dipendere da uno smartphone per esercitare diritti fondamentali quali prenotare una visita medica, pagare una bolletta, accedere a un servizio pubblico. E una società che obbliga anche un novantenne a confrontarsi con uno Smart Phone  non può definirsi moderna. È, al contrario, una società che ha scelto di liberarsi dei propri padri, rendendoli analfabeti funzionali nella casa che hanno contribuito a costruire.  Le difficoltà pratiche per le persone anziane sono concrete e quotidiane. Molti over 75, soprattutto quelli con basso livello di istruzione,  problemi di vista o mobilità e anche memoria, si trovano di fronte a interfacce complicate, password che cambiano, procedure di autenticazione a due fattori e applicazioni su PC o SmartPhone poco intuitive. Un semplice rinnovo della tessera sanitaria o la consultazione del fascicolo sanitario elettronico diventa un ostacolo insormontabile. Secondo i dati Istat più recenti, solo il 35,7% degli over 75 utilizza Internet, con un divario ancora più marcato tra donne e persone con titoli di studio bassi o titoli di studio non in campo scientifico.   Questo non è solo un problema di “saper usare il telefono”. È un problema di accesso alla dignità. Quando un anziano deve chiamare il figlio o il nipote ogni volta che deve interagire con la Pubblica Amministrazione, si attiva una catena di dipendenza che umilia, genera frustrazione e, in molti casi, porta a rinunce: si rinuncia a una visita, si paga una multa per ritardo, si accumulano disagi. Chi non ha familiari vicini o disponibili resta semplicemente escluso. Ma il lato umano è ancora più profondo e triste. Gli anziani di oggi sono la generazione che ha ricostruito l’Italia dopo la guerra, che ha lavorato duramente, spesso con sacrifici enormi, per garantire ai figli un futuro migliore. Hanno costruito case, scuole, ospedali e infrastrutture. Oggi, nel nome di un’innovazione spesso arrogante e poco inclusiva, vengono messi ai margini. La tecnologia, che dovrebbe essere uno strumento di emancipazione, diventa invece un filtro selettivo che discrimina in base all’età, alla familiarità con il digitale e alle risorse familiari. Questa esclusione ferisce l’identità e l’autostima. Molti anziani provano vergogna nel dover “disturbare” i familiari, si sentono un peso, vivono un progressivo isolamento. La solitudine, già una piaga diffusa tra gli ultraottantenni, viene aggravata da questa barriera invisibile ma potentissima. Non stiamo solo rendendo la vita più complicata: stiamo comunicando implicitamente che chi non si adegua al ritmo frenetico del digitale non ha più pieno diritto di cittadinanza. L’Italia, più di altri Paesi europei, è chiamata a riflettere su questo tema proprio per la sua demografia. Al 1° gennaio 2026 gli over 65 costituiscono il 25,1% della popolazione (oltre 14,8 milioni di persone), con un’età media di 47,1 anni. Gli ultraottantenni superano i 4,5-4,6 milioni e hanno ormai superato numericamente i bambini sotto i 10 anni. Siamo il Paese più anziano dell’Unione Europea. Ignorare questa realtà significa progettare una società per una minoranza giovane e digitalizzata, lasciando indietro la maggioranza che ha reso possibile il benessere attuale. La vera innovazione non consiste nel sostituire ogni procedura con una applicazione informaticaa, ma nel progettare sistemi ibridi, accessibili, inclusivi. Sportelli fisici potenziati, assistenza telefonica umana qualificata, versioni semplificate delle piattaforme, formazione continua e, soprattutto, un cambio di mentalità: la tecnologia deve servire l’uomo, non selezionare chi è “degno” di accedere ai servizi. Lasciare indietro chi ci ha preceduto non è evoluzione: è egoismo camuffato da progresso. Una società matura si misura dalla capacità di prendersi cura di tutti i suoi membri, soprattutto dei più fragili. Solo così potremo dire di essere davvero moderni, non perché usiamo uno smartphone, ma perché non dimentichiamo l’umanità di chi li usa con difficoltà.   Manuela Zafferani     Redazione Italia
June 28, 2026
Pressenza
[Le Dita nella Presa] Non è un'Internet per uman* (1/3: Puntata completa)
Internet è sempre più un ambiente per bot: i dati di Cloudflare indicano che il 57% delle richieste di pagine Web provengono da Bot. Ma quando, come e perché è successo? E cosa c'entra questo con il maggior controllo operato dalle grandi aziende? Per chi ha la passione delle telenovele, il mondo dell'IA fa per voi. In questo episodio, il governo Usa proibisce ad Anthropic di esportare i suoi gioielli, a causa di una soffiata mediata da Amazon, che del resto ha interessi con OpenAI. E se invece il governo l'avesse fatto proprio perché è in combutta con Anthropic, seguendo la nota strategia in cui si millantano strumenti "troppo potenti" senza mai esibirli? Nel frattempo Anthropic se la prende con Alibaba. Ue: ritorna il tentativo di approvare la legge sul controllo delle chat con la scusa della lotta alla pedofilia. La legge, già nota come ChatControl era già stata respinta dal Parlamento europeo. Carrellata di notiziole: l'FCC vuole dei telefoni più "sicuri", Meta invece vuole (continuare a fare) degli occhiali che facciano riconoscimento facciale... e molte altre! Concludiamo con lo scontro tra l'ATAC e il cambiamento climatico (qui inteso nel senso dell'avvicendarsi delle stagioni).
June 28, 2026
Radio Onda Rossa
La desertificazione tecnologica europea
  L’Europa è rimasta sostanzialmente assente in quasi tutti i settori tecnologici strategici del XXI secolo: * Semiconduttori avanzati: l’Europa non produce microchip di frontiera in misura significativa. La produzione mondiale è concentrata per circa il 60% a Taiwan, il 17% negli Stati Uniti, il 13% in Corea del Sud, il 6% in Cina e il 4% in Giappone Smartphone: l’Europa non ha dato vita ad alcun protagonista globale. Nel primo trimestre del 2026 il mercato è stato guidato da Samsung (Corea del Sud) e Apple (Stati Uniti), seguite dai produttori cinesi Oppo, Xiaomi, vivo e Transsion.   * Piattaforme digitali: l’Europa non ha creato piattaforme digitali globali comparabili ad Apple, Amazon, Microsoft, Meta o Google negli Stati Uniti, né ad Alibaba e Tencent in Asia. Gli Stati Uniti controllano circa il 67% del mercato globale delle principali piattaforme digitali, l’Asia circa il 29%, mentre all’Europa resta una quota marginale intorno al 3%. è marginale nell’intelligenza artificiale * Intelligenza artificiale: il settore è dominato da Stati Uniti e Cina, con il contributo crescente di Singapore, Corea del Sud, India, Giappone e Canada. La presenza europea è limitata a pochi poli di eccellenza, soprattutto in Germania e nel Regno Unito. Sul fronte brevettuale, la Cina detiene circa il 70% dei nuovi brevetti, contro il 14% degli Stati Uniti e appena il 3% dell’Europa * Robotica avanzata: l’Europa occupa una posizione secondaria in un settore sempre più dominato dalla Cina, che rappresenta oltre la metà delle nuove installazioni industriali mondiali.   * Ricerca sui microchip: anche nella ricerca sulla progettazione e fabbricazione dei semiconduttori il baricentro si è spostato in Asia. La Cina produce oltre il doppio delle pubblicazioni scientifiche degli Stati Uniti in questo ambito.   * Tecnologie digitali di frontiera: dal cloud computing all’informatica quantistica, dai grandi modelli linguistici alle infrastrutture digitali avanzate, il ruolo europeo rimane marginale rispetto a Stati Uniti e Cina. * Alta tecnologia: nell’export di prodotti ad alta tecnologia domina la Cina, con circa 825 miliardi di dollari annui, seguita dagli Stati Uniti con 385 miliardi. La Germania, pur essendo il principale esportatore europeo, si colloca molto distanziata con circa 266 miliardi. * Tecnologie per la transizione energetica: nei settori strategici del solare e dell’eolico la leadership è saldamente nelle mani della Cina, che detiene circa 300.000 brevetti, un numero superiore a quello del resto del mondo combinato, e investe più di Stati Uniti ed Europa messi insieme. * Batterie al litio: la capacità produttiva cinese supera i 6.300 GWh, contro circa 1.260 GWh degli Stati Uniti e meno di 500 GWh complessivamente in Germania e Francia. * Veicoli elettrici: la Cina controlla circa la metà del mercato mondiale delle auto elettriche, mentre gli Stati Uniti si attestano intorno all’8% e la Germania al 10%. A questa lista va aggiunta la sostanziale assenza nel controllo e nella gestione dei big data, che rappresentano oggi una risorsa strategica essenziale non solo per il commercio digitale e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma anche per la sicurezza nazionale, la difesa, la cybersicurezza, l’organizzazione delle infrastrutture critiche e la capacità degli Stati di esercitare una reale sovranità tecnologica. Le principali piattaforme che raccolgono, elaborano e monetizzano i dati globali sono infatti statunitensi o cinesi, mentre l’Europa si è limitata prevalentemente a un ruolo regolatorio, senza riuscire a sviluppare attori industriali di scala comparabile. Questa dipendenza tecnologica si traduce in una crescente vulnerabilità economica e geopolitica, poiché il controllo dei dati rappresenta oggi una delle principali fonti di potere nell’economia globale e nella competizione internazionale. Il progetto della “società della conoscenza” europea, coltivato per decenni, e la stessa ambiziosa Strategia di Lisbona, che mirava a portare gli investimenti in Ricerca e Sviluppo al 3% del PIL, possono essere considerati un fallimento strategico di portata storica. Concepite per garantire prosperità economica, leadership tecnologica e autonomia strategica, queste politiche hanno prodotto un esito opposto a quello dichiarato: una progressiva marginalizzazione dell’Europa nei settori chiave dell’innovazione e una crescente dipendenza da potenze esterne per tecnologie, dati, piattaforme digitali, semiconduttori e infrastrutture critiche. Nel corso degli anni l’Unione Europea ha investito notevoli risorse nella costruzione di un complesso apparato normativo e regolatorio, senza però riuscire a favorire la nascita e la crescita di grandi attori industriali e tecnologici in grado di competere a livello globale. Il divario accumulato nei confronti di Stati Uniti e Cina è ormai tale da mettere in discussione non soltanto la competitività economica del continente, ma anche la sua capacità di esercitare una reale sovranità politica e strategica nel XXI secolo. A questo punto sarebbe forse opportuno aprire una discussione seria sulle ragioni di questo declino. Come è stato possibile che un continente che ambiva a guidare la rivoluzione della conoscenza sia rimasto ai margini delle principali trasformazioni tecnologiche degli ultimi decenni? E soprattutto: Quanto dovrà ancora peggiorare la situazione prima che si ammetta che il progetto europeo della “società della conoscenza” si è rivelato un fallimento storico, con conseguenze che investono non solo l’economia ma la stessa autonomia politica del continente? Quando si inizierà a cambiare la rotta?    
June 19, 2026
ROARS
Il pacchetto sulla Sovranità Tecnologica Europea: troppo poco, troppo tardi
Lo scorso tre giugno la commissione europea ha presentato alcune nuove proposte di legge che vanno a costituire l’European Technological Sovereignty Package. Questi provvedimenti andrebbero a regolamentare ed indirizzare vari aspetti dell’industria tecnologica continentale, a partire dalla produzione di semiconduttori, arrivando allo svilupppo di sistemi cloud e IA, fino all’ammodernamento […] L'articolo Il pacchetto sulla Sovranità Tecnologica Europea: troppo poco, troppo tardi su Contropiano.
June 14, 2026
Contropiano
La macchina decide. Chi risponde?
I decreti attuativi sull’intelligenza artificiale approvati il 10 giugno 2026 aprono una stagione nuova. Ma aprono anche una domanda che nessuna norma tecnica può chiudere da sola. Il 10 giugno 2026, quasi in sordina, il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare i decreti legislativi attuativi della legge n. 132 del 23 settembre 2025, che delega il Governo ad adeguare l’ordinamento nazionale al Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale — il cosiddetto AI Act (Reg. UE 2024/1689). Non è un dettaglio tecnico, né una delle tante circolari che transitano nei bollettini ufficiali senza lasciare traccia nel dibattito pubblico. È il momento in cui l’Italia smette di ricevere le regole dell’intelligenza artificiale dall’esterno e comincia — almeno formalmente — a farle proprie, traducendole in obblighi giuridici esigibili, in responsabilità individuali perseguibili, in sanzioni penali effettive. Quello che è entrato nell’ordinamento in punta di piedi ridisegna in modo profondo i confini tra chi governa i sistemi automatizzati e chi risponde quando quei sistemi sbagliano o fanno del male. Varrebbe tenerlo a mente, in un Paese che tende a trattare il recepimento europeo come un adempimento burocratico piuttosto che come un’occasione di riforma. Il quadro: da Bruxelles a Roma L’AI Act europeo classifica i sistemi di intelligenza artificiale per livelli di rischio. Quelli ad alto rischio — impiegati nell’amministrazione della giustizia, nel controllo delle frontiere, nell’accesso alle prestazioni sociali, nella valutazione del merito creditizio, nella selezione del personale pubblico — sono soggetti agli obblighi più stringenti: trasparenza, supervisione umana, documentazione tecnica, registrazione obbligatoria in una banca dati europea. Non basta costruirli: bisogna tenerli sotto controllo, monitorarli nel tempo, essere in grado di spiegarli. La legge delega italiana del 2025 ha recepito questo impianto aggiungendo però un elemento che l’Europa aveva lasciato in gran parte agli Stati membri: la dimensione penale e quella della responsabilità. I decreti attuativi del 10 giugno completano l’architettura, distribuendo competenze tra AgID come autorità di notifica e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale come autorità di vigilanza del mercato, e declinando in modo specifico gli obblighi per la pubblica amministrazione, le professioni, la sanità, il lavoro. Il nuovo art. 437-bis c.p.: quando l’omissione diventa reato La novità più densa di conseguenze sul piano pratico è l’introduzione dell’art. 437-bis nel codice penale. La disposizione sanziona l’omessa adozione delle misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio, nonché la loro alterazione deliberata, quando da tali condotte derivi un pericolo concreto per la vita, l’incolumità pubblica o la sicurezza dello Stato. Due caratteristiche meritano attenzione. La prima: la punibilità è ancorata al pericolo concreto, non alla mera violazione formale. Non basta che la misura di sicurezza manchi: occorre che la sua assenza abbia creato un rischio reale, verificabile, non ipotetico. Il legislatore ha voluto evitare la criminalizzazione degli errori tecnici, delle imperfezioni operative, delle lacune documentali prive di effetti sul mondo. La seconda: per la forma colposa è richiesta la colpa grave. Uno scostamento veniale, una disattenzione isolata, un aggiornamento ritardato non bastano. A questa responsabilità penale individuale se ne affianca una collettiva: il decreto estende le conseguenze all’ente ai sensi del d.lgs. 231/2001, quando il vantaggio tratto dall’impiego del sistema sia riconducibile all’organizzazione nel suo complesso. Le persone giuridiche non possono più limitarsi a scaricare la responsabilità sui singoli tecnici o dirigenti operativi. Se il sistema era strutturalmente carente, se la governance era inadeguata, se i modelli di organizzazione e controllo erano assenti o decorativi, l’ente risponde. La pubblica amministrazione: il nodo irrisolto Il discorso sulla pubblica amministrazione è il più urgente, e il più difficile da chiudere con soddisfazione. L’intelligenza artificiale è già dentro la pubblica amministrazione italiana. Non come ipotesi futuristica, ma come realtà operativa. Algoritmi che supportano la valutazione delle domande di accesso alle prestazioni sociali, sistemi di profilazione del rischio in ambito fiscale, strumenti di supporto alle decisioni in materia di appalti, selezione del personale, pianificazione urbanistica. Un’indagine recente di AgID ha censito oltre centoventi progetti di intelligenza artificiale nelle amministrazioni centrali, cinquanta dei quali nelle cosiddette infrastrutture sociali. Il problema è che gran parte di questi sistemi è stata adottata senza un quadro normativo che ne regolasse la responsabilità. Si è usato l’algoritmo come se fosse uno strumento neutro, come se la sua applicazione fosse equiparabile all’uso di un foglio di calcolo. Non lo è. Un sistema di intelligenza artificiale che produce output su cui si fondano decisioni amministrative orienta scelte, distribuisce chances, penalizza o avvantaggia individui e gruppi sulla base di variabili che spesso nessuno ha analizzato criticamente. I decreti attuativi intervengono su questo punto con una previsione che suona, sulla carta, incoraggiante: la pubblica amministrazione è tenuta ad attivare percorsi di formazione coordinati con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, articolati su tre livelli di competenza. È tenuta a garantire la supervisione umana sulle decisioni ad alto rischio, a documentare i sistemi utilizzati, a sottoporli a verifica, a renderli spiegabili. Ma chi controlla, e come? La governance distribuita tra AgID, ACN e Garante per la protezione dei dati ha una logica di specializzazione che può essere razionale, ma porta con sé il rischio della frammentazione, dei conflitti di attribuzione, delle zone grigie in cui nessuno si sente davvero responsabile. È uno schema che l’Italia conosce bene, e di cui ha pagato costi alti in altri settori regolatori. La cornice antropocentrica: dichiarazione di intenti o vincolo effettivo? Il comunicato governativo dichiara che la scelta di fondo è «promuovere l’innovazione, ma governarla dentro una cornice antropocentrica: l’IA può sostenere decisioni, servizi, formazione e competitività, ma non sostituire la responsabilità umana né comprimere i diritti fondamentali». Il problema è che nel diritto pubblico italiano le formule di principio hanno una vita molto più lunga delle loro conseguenze pratiche: sopravvivono nei comunicati, nelle premesse normative, nei discorsi di presentazione, e si dissolvono nel momento in cui qualcuno dovrebbe applicarle contro un soggetto che ha le risorse per resistere. La cornice antropocentrica non diventa un vincolo finché non si traduce in meccanismi di controllo effettivi, in risorse per le autorità di vigilanza, in procedure di ricorso accessibili, in obblighi di trasparenza che qualcuno sia in grado di azionare. La biforcazione con l’approccio nordamericano rende il modello europeo ancora più significativo, almeno nelle intenzioni. Due giorni prima, il 2 giugno, l’amministrazione Trump aveva firmato l’Executive Order “Promoting Advanced Artificial Intelligence Innovation and Security”, che prosegue nel sistematico smantellamento dell’apparato regolatorio ereditato da Biden. Il 5 giugno aveva fatto seguito il National Security Presidential Memorandum che integra i frontier model direttamente nella macchina militare e di intelligence — quattro pilastri dichiarati — Adoption, Adaptation, Assurance e Accountability — e, nella sostanza, l’abbattimento dei freni all’uso militare dell’IA avanzata. Il modello europeo ha scelto la strada opposta, privilegiando i diritti fondamentali sulla velocità di innovazione, con un costo competitivo reale che chi lo difende non può continuare a ignorare. Ma quella scelta regge soltanto se qualcuno è disposto a farla valere: contro le amministrazioni pubbliche inadempienti, contro le grandi imprese con capacità di interlocuzione politica, contro tutti quelli che nel frattempo avranno imparato a costruire sistemi formalmente conformi e sostanzialmente opachi. Una domanda che la norma non chiude Rimane, al fondo di tutto questo, una domanda che nessun decreto legislativo può esaurire. Che cosa intendiamo quando diciamo che la responsabilità umana non può essere sostituita dalla macchina? Lo intendiamo davvero, o è una formula di rassicurazione collettiva che consente di procedere all’automazione senza confrontarsi con le sue implicazioni più scomode? L’intelligenza artificiale è già dentro le decisioni che riguardano la vita delle persone — l’accesso ai servizi, la distribuzione delle risorse, la valutazione individuale — con una velocità e una scala che rendono difficile persino localizzare il momento in cui qualcosa è andato storto. La sua trasparenza tende a essere inversamente proporzionale alla sua potenza: i modelli più sofisticati sono anche i meno spiegabili, il che significa che la supervisione umana, quando c’è, rischia di essere una controfirma su qualcosa che nessuno ha davvero letto. I decreti del 10 giugno 2026 introducono strumenti che prima mancavano del tutto e portano l’Italia in allineamento con un quadro europeo che ha almeno il merito di esistere. Chi risponde, quando la macchina sbaglia? Risponde chi ha esercitato un potere: chi l’ha costruita, chi l’ha adottata, chi l’ha lasciata funzionare senza controllare. Il diritto lo sa da secoli, e i decreti lo ribadiscono con strumenti nuovi. Resta da vedere se chi li deve applicare ha davvero intenzione di farlo, o se anche questa volta il principio sopravviverà più a lungo delle sue conseguenze pratiche. Francesco Russo è avvocato cassazionista e autore del volume “Il Principio del Risultato. AI e decisione pubblica” (Amazon KDP, 2025). Francesco Russo
June 13, 2026
Pressenza
Imperialismo digitale: dibattito con l’autore al Blackout Fest / Sabato 13 giugno ore 17.30
Il libro di Dario Guarascio verrà presentato al Blackout fest 2026, ne parliamo con Dario di Conzo esperto di Cina e politiche economiche che modererà l’incontro di sabato 13 giugno. Il libro affronta il tema della transizione digitale e tecnologica come paradigma di questa fase storica, partendo da alcuni eventi che segnano lo spirito del tempo in ambito tecnologico e geopolitico. Il rapporto tra economia, tecnologia e guerra è ciò che viene analizzato nel libro, approfondendo quali sono le conseguenze della militarizzazione del paradigma tecnologico dominante. Qui tutto il programma del Fest 26! Qui una lunga intervista all’autore a cura de I saperi maledetti