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Tolkien contro Tolkien
Un intervento tenuto al Fabcom di Fabriano che ripercorre il trionfo planetario di Tolkien negli ultimi venticinque anni, la sua banalizzazione commerciale sistematica… L'articolo Tolkien contro Tolkien sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
September 2, 2026
L'INDISCRETO
Tecnologie, ora l’Europa è segnata dal tramonto
Il rinnovato bellicismo europeo è l’altra faccia della medaglia del declino tecnologico. L’Europa è rimasta sostanzialmente assente in quasi tutti i settori tecnologici strategici del XXI secolo. Non produce semiconduttori avanzati in misura significativa. Non ha creato smartphone capaci di competere su scala globale. Non controlla le grandi piattaforme digitali che organizzano l’economia contemporanea. È marginale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, nelle infrastrutture cloud, nei grandi modelli linguistici, nella produzione di batterie e nelle tecnologie della transizione energetica. Mentre Stati Uniti e Cina si contendono la leadership tecnologica mondiale, l’Europa osserva dalla periferia. Nel settore dei microchip più avanzati il primato appartiene a Taiwan, Corea del Sud e Stati Uniti. Nel mercato degli smartphone dominano aziende asiatiche e americane. Le principali piattaforme digitali globali sono statunitensi o cinesi. Nell’intelligenza artificiale la competizione è ormai un duopolio tra Washington e Pechino, mentre la Cina è diventata il principale depositario di brevetti e il maggiore investitore nelle tecnologie strategiche del futuro. Anche nei settori che dovrebbero essere il cuore della transizione ecologica il quadro non cambia. La Cina domina la produzione di pannelli solari, turbine eoliche, batterie al litio e veicoli elettrici. Controlla quote decisive delle catene globali del valore e investe più di Stati Uniti ed Europa messi insieme nelle tecnologie energetiche del futuro ed è leader negli articoli scientifici e nei brevetti. Il futuro che attende l’Europa è fosco: dal 1980 a oggi la quota europea del PIL mondiale si è quasi dimezzata, passando da circa il 30% al 17% e le prospettive indicano un ulteriore arretramento. Un continente che perde terreno nelle tecnologie strategiche, che dipende da altri per i microchip, i dati, l’intelligenza artificiale e le infrastrutture digitali, è un continente destinato a contare sempre meno anche sul piano economico e geopolitico. La marginalizzazione tecnologica è il sintomo di un declino più profondo. Oggi una delle principali fonti di potere economico, politico e militare è il controllo dei dati. I big data alimentano l’intelligenza artificiale, la cybersicurezza, le infrastrutture critiche, la pianificazione industriale, la difesa e perfino la capacità degli Stati di comprendere e governare le proprie società. Tuttavia, le grandi piattaforme che raccolgono, elaborano e monetizzano questi dati sono quasi tutte americane o cinesi. L’Europa ha scelto soprattutto il ruolo di regolatore, senza riuscire a costruire attori industriali di dimensione comparabile. Il risultato è una crescente dipendenza tecnologica che si traduce inevitabilmente in dipendenza economica e geopolitica. Eppure, per oltre vent’anni l’Unione Europea ha proclamato l’obiettivo di diventare la più avanzata “società della conoscenza” del mondo. La Strategia di Lisbona prometteva di trasformare l’Europa nell’economia più competitiva e dinamica del pianeta attraverso investimenti in ricerca, innovazione e alta formazione. Oggi possiamo constatare che quell’obiettivo è fallito. Mentre l’Europa è ben lontana dal traguardo del 3% di spesa in ricerca e sviluppo rispetto al PIL vagheggiato agli inizi degli anni 2000, la Cina arriverà a questo traguardo nel 2030 con un incremento della spesa previsto dal XV piano quinquennale del 7% annuo nei prossimi 5 anni. Nonostante l’enorme produzione di documenti strategici, programmi quadro, agenzie, direttive e regolamenti, l’Europa non è riuscita a creare campioni tecnologici comparabili a quelli statunitensi o cinesi. Ha costruito un apparato normativo sempre più sofisticato, ma non un ecosistema industriale e tecnologico capace di competere nei settori decisivi del XXI secolo. La questione, dunque, non è soltanto economica. È politica, istituzionale e culturale. Come è stato possibile che un continente dotato di alcune delle migliori università del mondo, di una straordinaria tradizione scientifica e di ingenti risorse pubbliche sia rimasto ai margini delle principali rivoluzioni tecnologiche degli ultimi decenni? La risposta non può essere ricercata nella mancanza di conoscenze, di capitale umano o di finanziamenti. Occorre invece interrogarsi sulle scelte politiche, sugli assetti istituzionali e sulla visione economica che hanno guidato l’Europa negli ultimi quarant’anni. Comprendere le ragioni di questo declino relativo non è soltanto un esercizio di analisi storica: è una condizione necessaria per immaginare una strategia diversa e restituire all’Europa un ruolo da protagonista nell’innovazione tecnologica globale. Pubblicato su Il Fatto Quotidiano 
August 31, 2026
ROARS
[Ponte Radio] Sulle sanzioni ad Autistici/Inventati
Il collettivo Autistici/Inventati è stato inserito nella lista USA delle organizzazioni terroristiche globali, e oggi il dominio autistici.org è stato sospeso. Tutto è stato migrato su inventati.org. Partiamo con gli aggiornamenti tecnici e con la risposta alle domande più comuni. Durante la trasmissione prendiamo telefonate da ascoltatrici e ascoltatori che intervengono per dire la loro su come uscire da questa situazione; affrontiamo inoltre il tema delle sanzioni internazionali come strumento di egemonia Usa. Questi i contatti ufficiali del collettivo per aggiornamenti: * https://cavallette.noblogs.org * https://mastodon.bida.im/@cavallette  
August 28, 2026
Radio Onda Rossa
I corridoi che stanno ridisegnando l’Asia Occidentale
La mappa delle alleanze che si estende tra l’Asia occidentale e meridionale non è più tracciata solo dalla geografia o dagli allineamenti settari. Negli ultimi anni, un nuovo ordine regionale ha iniziato a prendere forma, in cui gli interessi di sicurezza sono legati a tecnologia, energia, porti, catene di approvvigionamento […] L'articolo I corridoi che stanno ridisegnando l’Asia Occidentale su Contropiano.
August 21, 2026
Contropiano
Il genoma scritto da una macchina, e la politica che non sa ancora leggerlo
PER LA PRIMA VOLTA MODELLI DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE HANNO PROGETTATO GENOMI VIRALI COMPLETI E FUNZIONANTI. UNA SVOLTA DELLA BIOLOGIA SINTETICA CHE PONE UNA DOMANDA URGENTE: COME GOVERNARE UNA CAPACITÀ TECNICA CHE LE REGOLE NON SONO ANCORA PRONTE A SEGUIRE? Il 6 agosto 2026 la rivista Science ha pubblicato il primo genoma virale progettato interamente da un’intelligenza artificiale. Lo stesso giorno, il Congresso degli Stati Uniti dichiarava Anthony Fauci in oltraggio alla corte per essersi rifiutato di rispondere su fondi alla ricerca gain-of-function negli anni in cui dirigeva l’istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive — una controversia politicamente contestata su cui non prendo posizione qui. Interessa piuttosto la coincidenza di calendario, perché racconta con precisione come funziona l’attenzione istituzionale davanti alla tecnica: si concentra quasi sempre su un incidente già accaduto, spesso di un decennio prima, mentre il fronte reale si è già spostato altrove. Mentre un ramo del potere americano processava il passato, un laboratorio universitario in California apriva, senza clamore proporzionato, un capitolo nuovo della biologia sintetica. Il fatto scientifico, spogliato dell’enfasi giornalistica, è documentato nell’articolo di Samuel King, Brian Hie e colleghi tra Stanford University e Arc Institute, pubblicato su Science con il titolo “Generative design of bacteriophages with genome language models”. Il team ha addestrato due modelli linguistici genomici, Evo 1 ed Evo 2, su milioni di sequenze genetiche naturali, escludendo di proposito ogni virus capace di infettare l’uomo. Come punto di partenza è stato scelto ΦX174, un batteriofago minuscolo — meno di seimila basi, undici geni — che Frederick Sanger sequenziò per primo nel 1977 e che Craig Venter risintetizzò a mano nel 2003: un organismo modello con cui si studia la biologia molecolare da mezzo secolo. Ai modelli è stato chiesto di proporre genomi completi capaci di infettare Escherichia coli. Delle centinaia di sequenze generate, i ricercatori ne hanno sintetizzate 302, e sedici si sono rivelate pienamente funzionanti: si assemblano in particelle virali, si replicano nelle cellule batteriche, e in alcuni casi superano l’efficacia del virus naturale di partenza. Il dettaglio che raramente compare nella cronaca è che il team ha puntato su un cocktail di sedici varianti distinte proprio perché una miscela eterogenea rende più difficile la resistenza batterica: una scelta terapeutica intelligente, e la resistenza agli antibiotici uccide, secondo The Lancet, oltre un milione di persone l’anno. Il codice di Evo 2 è stato inoltre rilasciato in modalità open source. Brian Hie ha difeso pubblicamente questa scelta con un argomento che merita di essere riportato senza ironia, perché non è banale: i patogeni naturali, ha osservato, non possono essere filtrati né sottoposti a controllo preventivo, evolvono liberamente e sono già accessibili a chiunque li cerchi in natura; uno strumento di intelligenza artificiale aperto, al contrario, può incorporare vincoli fin dentro i dati di addestramento, ed è più facile da ispezionare di un genoma che circola in un pipistrello. È un argomento difensivo legittimo. Non risolve però il problema successivo, quello su cui si concentra il commento che accompagna lo studio sulla stessa rivista, firmato da Thomas Inglesby e Moritz Hanke del Johns Hopkins Center for Health Security: la stessa architettura, addestrata da un altro gruppo su un dataset diverso — che includa, questa volta, patogeni umani — potrebbe produrre risultati molto meno rassicuranti. Inglesby e Hanke lo hanno scritto in una riga che vale la pena citare per intero, perché è la sintesi più netta del problema: la capacità di comporre genomi virali con l’intelligenza artificiale generativa oggi esiste, la governance per orientarla in sicurezza no. Hanke ha reso il rischio concreto con un esempio quasi didattico: si può, in teoria, chiedere a un modello linguistico genomico di scrivere un genoma dell’influenza modificato per essere più trasmissibile o più letale, senza che nulla, oggi, impedisca la domanda. Qui la vicenda tocca un punto tecnico che è anche il cuore politico della storia. L’unico argine oggi operativo alla sintesi di sequenze pericolose è il controllo che le aziende di sintesi del DNA applicano agli ordini che ricevono, coordinato su base volontaria dall’International Gene Synthesis Consortium, che riunisce circa l’ottanta per cento della capacità di sintesi commerciale mondiale. Il meccanismo confronta ogni sequenza ordinata con archivi di patogeni noti. Il problema, come hanno mostrato ricerche indipendenti — inclusa una guidata da Microsoft, che è riuscita a far passare inosservate varianti pericolose sufficientemente diverse dalle sequenze catalogate — è che questo controllo è tarato sulla somiglianza con ciò che già conosciamo, e un genoma scritto da un modello generativo può non somigliare a nulla in archivio. Negli Stati Uniti un ordine esecutivo del maggio 2025 aveva provato ad affrontare la parte del problema legata ai finanziamenti federali, ma la sua attuazione resta sospesa, e nulla copre ancora la sintesi commerciale non finanziata dal governo. Filippa Lentzos, biosicurezza al King’s College di Londra, insiste da tempo su un punto che vale più di ogni singola misura: serve un approccio a strati che tenga insieme vincoli sui modelli, revisione etica della ricerca e screening della sintesi, perché nessuno di questi livelli, da solo, tiene. È a questo punto che conviene tornare a un filosofo che di intelligenza artificiale non ha mai scritto una riga, perché ha visto il problema strutturale prima che avesse un nome tecnico. Hans Jonas, nel 1979, in un’epoca in cui la tecnica moderna aveva già cominciato ad agire su scala di continenti e di generazioni, propose un principio di responsabilità pensato apposta per situazioni in cui l’etica tradizionale — calibrata sul rapporto faccia a faccia fra due persone che si guardano — smette di funzionare. La sua mossa più utile non è un divieto, è un metodo: quando le conseguenze possibili di un’azione sono irreversibili e riguardano chi non può ancora difendersi, la previsione di sventura merita metodologicamente più ascolto della previsione di successo. Non è pessimismo, è aritmetica applicata alla storia: dell’errore ottimista non ci si può pentire, perché non resta nessuno per pentirsene. Ne discende un’inversione dell’onere della prova che dovrebbe essere già familiare a chi si occupa di diritto europeo, perché è la stessa logica del principio di precauzione: chi accelera deve dimostrare l’innocuità, non chi frena deve dimostrare il pericolo. Chi progetta un modello capace di scrivere genomi interi ha, in questa logica, una responsabilità positiva di dimostrare che l’architettura non sia riproducibile in chiave offensiva da altri, non solo che il proprio dataset sia pulito. Günther Anders, filosofo del secolo delle bombe, aveva dato un nome a ciò che rende questa responsabilità difficile da sentire come propria: il dislivello prometeico, lo scarto crescente fra ciò che sappiamo produrre e ciò che sappiamo immaginare o sentire come nostro. Sappiamo costruire ordigni capaci di uccidere decine di migliaia di persone in un istante, scriveva, ma non riusciamo a rappresentarcele davvero; oggi sappiamo scrivere un genoma virale, ma non riusciamo a sentire come nostra la responsabilità di un evento sanitario che nessuno, esplicitamente, ha voluto causare. Da questo scarto nasce quella che Anders chiamava cecità all’apocalisse: davanti a un rischio troppo grande per essere immaginato, la reazione non è l’allarme, è l’indifferenza. La notizia dei sedici fagi ha avuto la vita breve di una notizia qualunque, superata in poche ore dal ciclo successivo, nonostante segnasse — lo scrivono gli stessi autori — la prima dimostrazione sperimentale che un modello linguistico può generare genomi interi e funzionanti. Sul piano istituzionale, la fotografia è impietosa. La Convenzione sulle armi biologiche del 1972 vieta agli Stati di sviluppare armi di questo tipo, ma non ha mai avuto meccanismi di verifica reali — il protocollo del 2001 che avrebbe dovuto introdurli fu bloccato dagli Stati Uniti — ed è comunque pensata per laboratori statali, non per modelli generativi che girano su un cluster commerciale e i cui pesi si spostano da un server all’altro come un file di pochi gigabyte. L’AI Act europeo, che pure ha introdotto obblighi di trasparenza importanti — in Italia recepiti con la scelta, più severa rispetto ad altri Stati membri, di responsabilità penali dirette per omissioni di sicurezza nei sistemi ad alto rischio — resta concentrato sull’uso dei sistemi di intelligenza artificiale e dice poco sulla progettazione dei modelli fondazionali a monte, quello che gli addetti ai lavori chiamano l’upstream. È esattamente la parte della catena in cui si colloca un modello come Evo. Non è un motivo per raccontare questa storia come un incubo imminente, e non lo è nelle intenzioni di chi l’ha portata alla luce con il rigore che merita. È un motivo per chiedersi, con la stessa serietà con cui l’Europa ha saputo scrivere il principio di precauzione altrove, chi debba dimostrare che cosa prima che uno strumento capace di scrivere genomi diventi disponibile a chiunque abbia un server e qualche settimana di fine-tuning. La finestra fra il poter fare e il saper decidere se farlo, avvertivano Jonas e Anders una generazione prima di lui, si sarebbe accorciata sempre di più. Ci resta il compito meno filosofico e più urgente: scrivere la regola prima che quella finestra si chiuda. Non fra dieci anni, davanti a un’altra audizione tardiva su un incidente ormai compiuto. Adesso, mentre la capacità tecnica esiste già e la governance, per ammissione di chi la biosicurezza la studia per mestiere, ancora no. FONTI ✓ King, S. H., Hie, B. et al., “Generative design of bacteriophages with genome language models”, Science, vol. 393, eaec2657, 6 agosto 2026, DOI: 10.1126/science.aec2657. ✓ Inglesby, T., Hanke, M., commento di accompagnamento allo studio King et al., Science, 6 agosto 2026. ✓ Stanford Report, “AI designs a novel E. coli killer”, 6 agosto 2026. ✓ Axios — “Now AI can create new viruses”, 6 agosto 2026. ✓ International Gene Synthesis Consortium — Harmonized Screening Protocol v3.0. ✓ International Biosecurity and Biosafety Initiative for Science (IBBIS) — International Screening Standards. ✓ Convenzione sulle armi biologiche e tossiniche (Biological Weapons Convention) — United Nations Office for Disarmament Affairs, 1972. ✓ Regolamento (UE) 2024/1689 — AI Act, EUR-Lex. ✓ Hans Jonas, Das Prinzip Verantwortung, Insel Verlag, 1979 (trad. it. Il principio responsabilità, Einaudi). ✓ Günther Anders, Die Antiquiertheit des Menschen, C. H. Beck, 1956 (trad. it. L’uomo è antiquato, Bollati Boringhieri). ✓ Matteo Flora, “Giochiamo alla Guerra Batteriologica Globale?”, newsletter Denkschule, 8 agosto 2026 (spunto interpretativo iniziale). Francesco Russo
August 10, 2026
Pressenza
Decreto “anti-maranza”: un testo culturale “oltre il moderno” – di Pietro Saitta
Probabilmente non vi è alcuna ragione per scrivere l’ennesimo articolo scandalizzato e critico sull’atrocità del decreto “anti-maranza”. Farlo sembrerebbe postulare l’esistenza di interlocutori e di razionalità classiche. Implicherebbe, cioè, l’illusione di muoversi entro spazi sociali in cui a contare sono la capacità di pressione dell’opinione pubblica, l’interesse per le argomentazioni razionali sui temi della [...]
August 1, 2026
Effimera
[entropia massima] Collettiva
Puntata 35 di EM, ultima della stagione. Ricapitoliamo, in una collettiva di saluti, gli argomenti trattati nella stagione. Cominciamo da "Estrattivismo dei Dati" e a seguire "Emergenza0". Poi un nostro pensiero su Carlo Giuliani, a 25 anni dalla sua uccisione in Piazza Alimonda. Proseguiamo ripercorrendo alcuni episodi significativi avvenuti durante i giorni del g8 e seguendo un filo che parte da Genova e arriva fino ai nostri giorni. Perché la storia della tecnologia degli ultimi 25 anni è anche la storia di un progressivo spostamento del potere: dalla rete distribuita delle origini, alle piattaforme di concentrazione del capitalismo dei dati, dagli spazi autogestiti, alle Big Tech. Una storia cominciata con la repressione degli spazi digitali e continuata con un lungo ed insesorabile processo di omologazione e controllo. Chiudiamo con gli argomenti trattati nei cicli "LIbera Scienza in Libero Stato" e "AntropoLogica". La carrellata è stato un buon modo di presentare gli argomenti di cui trattiamo ad Entropia Massima, tutti insieme. Ottimo anche come riassuntone per chi se ne è perso qualcuno!
July 20, 2026
Radio Onda Rossa
[Le Dita nella Presa] Il prezzo dell'IA (1/3: Puntata completa)
Dopo l'aumento del prezzo dei dischi a stato solido, è arrivato anche quello delle RAM: prezzi circa raddoppiati in un solo anno, e anche questa volta è colpa del boom dell'IA: l'enorme domanda di hardware fatta da una manciata di aziende ha completamente cambiato il settore. Non perdiamo l'occasione, però, per accumulare più dettagli del necessario e capire un po' meglio come funziona questo settore, quali sono le aziende che lo compongono, come si sono comportate in passato e cosa ci possiamo aspettare per il futuro. Lo svolgimento contemporaneo della finale dei mondiali di calcio ci permette di parlare dei recenti sequestri di siti per violazione di copyright. I sequestri sono stati effettuati dal governo statunitense e segnano un ulteriore inasprimento del controllo su Internet, in quanto si tratta di siti che sono stati rimossi globalmente da Internet. Un effetto, per capirci, molto più forte di quelli fatti dal Piracy Shield. Questo provvedimento - non senza precedenti ma comunque significativo - è un ulteriore tassello in un internet in cui le garanzie di quello che una volta si chiamava cyberspazio vengono sistematicamente smantellate.
July 19, 2026
Radio Onda Rossa