
Il Majo è occupato
Pressenza - Thursday, October 15, 2026Il giorno mercoledì 14/10/2026 gli studenti del plesso “Tazzoli” del liceo Ettore Majorana di Torino hanno deciso di occupare la propria scuola in segno di protesta verso le carenze strutturali e ideali che la scuola italiana tutta presenta.
Gli studenti tengono a specificare che la presente mobilitazione non è da vedersi come un affronto alla dirigenza dell’Istituto Majorana in particolare, ma è componente di una più ampia e coordinata azione da parte di tutti gli studenti di Torino, che vedono nella scuola di oggi non più uno strumento per diventare autonomi cittadini, coscienti e indipendenti, ma come un mezzo di controllo, che somiglia più a un’azienda che a un luogo di apprendimento e di crescita.
In questo luogo gli studenti non si riconoscono più, perciò ritengono che sia necessario affrontare la problematica con un’azione incisiva, volta a contestare il cuore stesso della scuola italiana: il ministero dell’istruzione e del merito.
Siamo contro una visione aziendale della scuola, che disincentiva e, anzi, uccide il pensiero critico, che non lascia spazio al pensiero personale, ma che, invece, incentiva l’omologazione ad un pensiero unico, attraverso programmi e orari scanditi, lezioni (che per necessità i docenti sono costretti a seguire) che non lasciano spazio al libero pensiero degli studenti, più incentivati dal sistema stesso a raggiungere un voto o un diploma invece di comprendere realmente le materie oggetto di studio.
Siamo contro alla decisione del governo e del parlamento di approvare una legge di bilancio che investe molto di più nelle armi che nella scuola e nei servizi pubblici, investimento dettato da forze internazionali che non ci rappresentano, che riteniamo essere inutili e guerrafondaie per definizione e che hanno finora portato a danni economici per tutti i cittadini, supportate da una classe economica egemone che ha interessi nell’aumento del costo della vita e che è totalmente disinteressata al bene comune dell’Italia e dell’umanità tutta.
Crediamo che il sistema economico vigente promuova la guerra, la morte e la distruzione nei paesi meno sviluppati al fine di aumentare i profitti di una ristretta classe di miliardari, gravando economicamente sul resto del mondo e sulle famiglie medie che faticano a far bastare lo stipendio.
Siamo contro le decisioni prese dal ministero e dal governo sulla questione immigratoria, che nella scuola si riflette con il cosiddetto decreto “burqua”, provvedimento che riteniamo essere inutile e non necessario, soprattutto se confrontato ai problemi citati precedentemente. Riteniamo che le norme varate dal decreto siano dettate dalla necessità della politica di distrarre i cittadini dalle problematiche generali che affliggono il paese, dettate dalla guerra e dal sistema economico votato al profitto più che al benessere e all’interesse comune. Riteniamo che il decreto, per come è stato scritto e promosso, sia permeato di razzismo di cui il governo ha necessità di servirsi per una questione di distrazione (come appena descritto) e di consenso elettorale.
Infine, vorremmo ricordare a tutte le componenti della comunità scolastica che non intendono supportare questa azione, che gli studenti che oggi occupano il proprio istituto lottano e lotteranno anche per i loro interessi, poiché la scarsa crescita del settore scolastico determina non soltanto condizioni strutturali (e quindi lavorative) pericolose, ma anche un taglio agli stipendi di chi lavora nella scuola, di chi ogni giorno si sveglia per garantire, nei limiti delle possibilità concesse, il diritto all’istruzione.