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Isolare i violenti: Trump, Putin, Zelensky, Netanyahu… istituzioni economiche internazionali e governo italiano
È una frase ricorrente: se vogliono far valere le proprie ragioni, i buoni devono “isolare i violenti”. Come pacifista sono considerata buona, quindi non mi sottraggo all’invito. Isolare Trump. È un uomo violentissimo, nel linguaggio e nei comportamenti. Da quando è presidente ha aggredito paesi sovrani (Libano, Iran…); ha rapito il presidente del Venezuela; ha sostenuto il genocida Netanyhau militarmente, economicamente e politicamente. Attualmente non lo stiamo isolando affatto: anzi custodiamo in Italia una trentina di bombe atomiche che lui solo controlla e prestiamo le basi alle sue guerre. Isolare Putin, Zelensky, Netanyahu e i signori delle decine di guerre africane di cui non conosciamo nemmeno il nome: alimentano i conflitti in corso che danno profitti miliardari alle nostre industrie belliche. Guerre che la nostra costituzione ci vieterebbe come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Attualmente stiamo isolando solo Putin, con sanzioni che danneggiano più noi che lui Isolare le istituzioni economiche internazionali: come hanno ribadito 25 anni fa durante il G8 banca mondiale e fondo monetario internazionale impongono al mondo le politiche liberiste che, attraverso il meccanismo del debito, soffocano le economie più povere ; e impongono le privatizzazioni che soffocano i poveri  nelle economie più ricche Isolare il governo italiano che discrimina poveri e stranieri per assicurarsi consenso. Che ha stravolto la costituzione con una legge elettorale indegna. Che sostiene Israele genocida. Che paga il governo libico per ammazzare, torturare e incarcerare chi cerca di varcare il Mediterraneo. Che sequestra le navi di soccorso e le boicotta in tutti i modi. Che taglia le spese sociali e la scuola per finanziare il riarmo. Se poi l’invito a “isolare i violenti” è un invito a criminalizzare i manifestanti di Milano, Torino e Bologna credo che debbano essere fatti una serie di distinguo. 1. Distinguo la violenza contro le persone, che condanno, dal danneggiamento di oggetti inanimati, che non soffrono, non muoiono e possono essere sostituiti. 2. Rilevo che borse e scarpe da migliaia di euro non servono a trasportare oggetti o a proteggere i piedi: servono a suscitare l’invidia sociale di chi non li possiede. Evidentemente hanno funzionato: i manifestanti erano davvero infuriati. A forza di sentirsi raccontare che se non hai “quelle” scarpe sei una nullità, hanno finito per crederci. E, secondo i nostri governanti, la scuola deve “prepararti al lavoro”, non trasmetterti cultura e valori che ti permettano di fregartene di quelle scarpe. 3. Osservo che i giovani e le giovanissime che hanno devastato e saccheggiato le vetrine (peraltro ASSICURATE!!!!)  di Milano hanno capito di non avere un futuro. Altro che scuola come ascensore sociale: saranno fortunat* se non prenderanno il soffitto della scuola in testa e se porteranno a casa un diploma squalificato. E non entreranno a scuola, se sono stranieri over il tetto del 30%. E soprattutto saranno selezionat* in base alla loro classe sociale di appartenenza. E la loro nonna non troverà posto all’ospedale, perché i soldi servono per i carri armati. 4. In Francia video indipendenti hanno dimostrato la presenza di poliziotti infiltrati tra i violenti: vestiti di nero, incappucciati, lanciano sassi e rientrano nei ranghi della polizia. E qui? Spero che il mio “isolamento dei violenti” sia sufficientemente deciso. Norma Bertullacelli – praticante la settimanale ORA DI SILENZIO PER LA PACE Redazione Genova
October 20, 2026
Pressenza
Seconda notte di coprifuoco in alcune zone di Parigi
Secondo un’ordinanza della prefettura, le restrizioni saranno in vigore dalle 23 di questa sera fino alle 6 di domani mattina nelle aree intorno a place de la République e al quartiere di Les Halles. Un’altra ordinanza della prefettura vieta “ogni assembramento non dichiarato” dalle 20 di questa sera fino alle sei di domani, in particolare nelle zone intorno all’Eliseo, all’Assemblea nazionale, al Senato, agli Champs-Élysées, a Châtelet, a place Vendôme e alle stazioni ferroviarie. UN “IMPONENTE” SCHIERAMENTO DI POLIZIA E MILITARI IN STRADA: LA FRANCIA SI PREPARA AL PROSSIMO SABATO DI PROTESTE Il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha denunciato – parlando all’Assemblea nazionale – in relazione ai disordini di sabato, uno schema insurrezionale pianificato da “piccoli gruppi di estrema sinistra e dell’ultra-sinistra”. Lecornu ha anche annunciato che il dispositivo di polizia per le nuove manifestazioni previste sabato prossimo in Francia “sarà imponente”. Nel suo intervento, il capo del governo ha anche riconosciuto che il dispiegamento degli agenti tre giorni fa era stato “troppo statico e non abbastanza mobile”. Il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha confermato che saranno impiegate anche forze militari a supporto della polizia. Agenzia DIRE
October 20, 2026
Pressenza
La manifestazione necessaria ieri, oggi e domani
Ieri ho visto un amico che chiudeva la serranda per paura dei ragazzi in sciopero dalla scuola. Spari di petardi e giovani in rivolta fanno paura. Non importa dove sia successo. Sono in Toscana. Altrove le vetrine rotte consolidano la retorica securitaria del governo Meloni. Eppure la competenza dell’ordine pubblico spetta al governo che dovrebbe rispondere della sua incapacità totale su ogni fronte: dalla sanità pubblica alle scuole che cadono a pezzi, questo governo, come quelli che lo hanno preceduto, non è riuscito a fare quasi nulla. Sono nonviolento, e non sopporto le violenze… ma non sono solo quelle che vi fanno vedere i media e i social media. Ci sono molti modi di uccidere, scriveva Bertolt Brecht, ricordandoci che si può infilare a qualcuno un coltello nel ventre, togliergli il pane, non guarirlo da una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro, spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra e che solo pochi di questi modi sono proibiti nel nostro Stato. Questa riflessione risuona oggi con una ferocia e un’attualità sconcertanti, traducendosi nella quotidianità di un sistema che consuma le esistenze con la precisione di un ingranaggio burocratico. Lo si vede nelle nostre aule scolastiche, dove i soffitti crollano e gli edifici cadono letteralmente a pezzi sulle teste degli studenti e del personale, riducendo i luoghi che dovrebbero formare il futuro a trappole strutturali a causa di decenni di tagli selvaggi alla spesa pubblica. Lo si sperimenta sulla pelle dei cittadini quando si scontrano con una sanità pubblica sistematicamente negata, dove le liste d’attesa infinite costringono chi non può permettersi le cliniche private a rinunciare alle cure, trasformando il diritto costituzionale alla salute in un lusso d’élite e la malattia in una condanna d’isolamento. A questo strangolamento sociale si aggiunge la morsa implacabile del caro vita, con salari stagnanti che evaporano di fronte all’impennata dei prezzi dei beni primari, degli affitti e delle bollette, costringendo milioni di persone a una lotta quotidiana per la sopravvivenza biologica che logora il corpo e lo spirito. Eppure, mentre le risorse per la scuola, la salute e il welfare vengono costantemente prosciugate con la scusa della scarsità di fondi, i rubinetti statali si aprono miracolosamente per finanziare le guerre globali e una spaventosa corsa al riarmo, convertendo la ricchezza collettiva in ordigni e strumenti di distruzione. L’apice drammatico di questa logica di annichilimento si consuma oggi nel genocidio del popolo palestinese, una tragedia umanitaria che non rappresenta soltanto il culmine della violenza coloniale, ma si configura anche come un vero e proprio laboratorio globale per il controllo totalitario del dissenso. Le tecnologie di sorveglianza di massa, gli algoritmi predittivi di eliminazione, la censura sistematica sui social media e la criminalizzazione della solidarietà internazionale, testate e perfezionate sulla popolazione di Gaza, vengono progressivamente importate nelle democrazie occidentali per silenziare le piazze, blindare i confini e reprimere preventivamente chiunque osi contestare lo status quo. In questo scenario oppressivo, la cecità istituzionale di fronte al collasso dei servizi civili e la contemporanea efficienza bellica dimostrano come i modi legali di uccidere denunciati da Brecht non siano anomalie del sistema, bensì i suoi pilastri fondamentali. E di fronte ad un sistema criminale, non ci resta altro che la resistenza civile nonviolenta. Prossimi scioperi generali: il 30 ottobre e il 20 novembre. Blocchiamo tutto. Riprendiamoci il futuro. Con amore e nonviolenza. Ray Man
October 20, 2026
Pressenza
La Francia sull’orlo di una crisi sociale: quando la crisi economica scende in piazza
DALLE PROTESTE STUDENTESCHE ALLA RABBIA DEI LAVORATORI. Iniziate tra gli studenti delle scuole superiori, si sono estese agli universitari, coinvolgendo famiglie e lavoratori. Molte rivendicazioni ricordano quelle dei Gilet Gialli, nati in risposta all’aumento del costo della vita e alla perdita del potere d’acquisto. Le manifestazioni del 17 ottobre hanno evidenziato la crescita del malcontento. Secondo il Ministero dell’Interno vi hanno partecipato circa 550.000 persone, mentre gli organizzatori ne hanno stimate 800.000. Entrambe le cifre indicano un movimento che collega le richieste degli studenti alle preoccupazioni per prezzi, salari e servizi pubblici. Nel settembre 2026 l’inflazione annua ha raggiunto il 3,1%; la disoccupazione era all’8,3% nel secondo trimestre e la crescita per il 2026 era prevista allo 0,4%. Il debito pubblico ha toccato il 119% del PIL nel secondo trimestre, mentre il disavanzo del 2025 si è attestato al 5,1%. Dati che mostrano le forti pressioni sulla società francese. LA RISPOSTA DELLA POLIZIA E LE PROTESTE PACIFICHE Con l’espansione delle manifestazioni, la risposta del governo è stata caratterizzata da un’imponente presenza delle forze dell’ordine e da interventi coercitivi, anche contro studenti e partecipanti pacifici. Le segnalazioni sull’uso di gas lacrimogeni e proiettili pericolosi hanno sollevato interrogativi sulla condotta della polizia. Il 1º ottobre le autorità hanno riferito di 1.949 arresti o fermi. Il dato non equivale a condanne, ma solleva dubbi sulla proporzionalità della risposta statale. Il 5 ottobre a Lens un 15enne avrebbe perso una mano per l’esplosione di una granata della polizia. Le responsabilità dovranno essere accertate, ma l’episodio mostra le conseguenze devastanti dell’uso della forza. Alcuni gruppi sono stati coinvolti in scontri, atti vandalici e saccheggi. Secondo i critici, la risposta della polizia contro questi atti non è stata sempre incisiva quanto quella verso i manifestanti pacifici. Se la protesta pacifica viene repressa e la violenza affrontata in modo disomogeneo, il movimento rischia di essere dipinto come responsabile del disordine, distogliendo l’attenzione dalle politiche che alimentano la rabbia e giustificando l’ampliamento dei poteri di polizia. I SERVIZI PUBBLICI SOTTO PRESSIONE Una critica centrale al governo di Emmanuel Macron riguarda la mancanza di soluzioni ai problemi economico-sociali. Nell’istruzione persistono carenze di personale e gli aumenti salariali di insegnanti e dipendenti pubblici non hanno compensato il costo della vita. Molte scuole e università soffrono di investimenti insufficienti e strutture obsolete. Le difficoltà colpiscono anche la sanità e i servizi essenziali. Secondo i critici, alcuni gruppi privilegiati hanno beneficiato di agevolazioni fiscali, mentre molti cittadini affrontano ristrettezze finanziarie. Pensionati e famiglie a basso reddito sono particolarmente esposti. Il governo viene accusato di privilegiare il contenimento della spesa e la coercizione anziché affrontare le cause strutturali della crisi. IL RITORNO DEI GILET GIALLI: CARBURANTE, ALIMENTARI E POTERE D’ACQUISTO Le proteste studentesche si intrecciano con il malcontento per i prezzi di carburanti e alimentari. Per chi dipende dall’automobile per lavorare, soprattutto nelle periferie con trasporti limitati, il carburante è una necessità. Le famiglie faticano a sostenere affitto, cibo e spese quotidiane. I salari non tengono il passo con il costo della vita e la disoccupazione supera l’8%. Le organizzazioni di assistenza alimentare aiutano chi non può acquistare beni essenziali, rivelando la profondità del disagio in un Paese noto per la sua protezione sociale. GLI STUDENTI: UNA GENERAZIONE TRA POVERTÀ E PRECARIETÀ Gli studenti sono tra I più colpiti. Affitti elevati, carenza di alloggi e sostegni insufficienti rendono difficile vivere autonomamente. Alcuni rapporti descrivono studenti spinti dalle difficoltà finanziarie al lavoro sessuale. La crisi diventa profonda quando i giovani, anziché concentrarsi sugli studi, devono lottare per cibo e alloggio. LO STALLO POLITICO E LA DELEGITTIMAZIONE DELLA SINISTRA L’estrema destra ha rafforzato la propria influenza, mentre i movimenti di sinistra cercano di rappresentare le richieste di sicurezza economica. Jean-Luc Mélenchon e La France insoumise sono stati accusati di estremismo, sostegno al terrorismo, vandalismo e antisemitismo: accuse che rientrano in un più ampio scontro sulla legittimità della sinistra francese. Il programma del partito non mira al rovesciamento del capitalismo, ma a migliorare le condizioni di vita e rafforzare i diritti sociali nel sistema esistente. La difesa di migranti e stranieri, unita al sostegno ai diritti dei palestinesi e della popolazione di Gaza, ha posto il movimento al centro di polemiche. I critici lo accusano di antisemitismo, mentre i sostenitori vedono in tali accuse tentativi di delegittimazione. Nel frattempo l’estrema destra, compreso il movimento di Marine Le Pen, guadagna terreno. Per la sinistra, attribuire ai progressisti la responsabilità della crisi distoglie l’attenzione dalla perdita del potere d’acquisto e dall’indebolimento dei servizi pubblici. Quando l’Europa incontra difficoltà che il Medio Oriente conosce da decenni La crisi francese va vista in un contesto globale. In Europa sempre più persone protestano contro l’insicurezza economica, le disuguaglianze e le decisioni politiche che condizionano la loro vita. Per molte popolazioni del Medio Oriente queste difficoltà non sono nuove. Gli iraniani convivono da decenni con le sanzioni statunitensi e restrizioni internazionali che hanno colpito l’accesso a beni essenziali e farmaci. Oggi anche fasce della popolazione europea sperimentano pressioni analoghe, rivelando la distanza tra istituzioni e cittadini. A mio avviso, le politiche dell’estrema destra e il ruolo di potenze come gli Stati Uniti, insieme alle azioni del governo israeliano e dei suoi sostenitori, hanno alimentato conflitti regionali e i loro costi umani ed economici. Ritengo che gli attacchi militari contro Paesi come l’Iran, condotti senza valida giustificazione giuridica e senza rispetto per I diritti umani e il diritto internazionale, violino principi fondamentali. Le escalation e le contromisure, compresa la riferita decisione iraniana di chiudere lo Stretto di Hormuz in risposta alle azioni di Stati Uniti e Israele, rischiano di ampliare la crisi con conseguenze globali. La promessa del primo ministro Sébastien Lecornu di rispondere alle richieste degli studenti entro fine ottobre sarà una prova per il governo. Le questioni includono la sostituzione dei docenti assenti, il miglioramento delle scuole e l’ammissione universitaria. Promesse che avranno valore solo se diventeranno misure concrete e finanziamenti adeguati. Nessuna società è immune alle conseguenze di disuguaglianze, politiche errate e guerre. Quando I servizi pubblici peggiorano e si risponde alle proteste con la forza anziché con il dialogo, le tensioni si aggravano. La questione non riguarda solo la Francia, ma un sistema globale in cui il costo delle decisioni politiche ed economiche ricade su chi ha meno voce: cittadini comuni, lavoratori, studenti e famiglie. Shayan Moradi
October 20, 2026
Pressenza
Faenza: scuole occupate sgomberate. “Perché gli adulti hanno lasciato soli i ragazzi?”
IL COORDINAMENTO FAENZA PER LA PALESTINA, NODO LOCALE DI BDS ITALIA, ESPRIME SOLIDARIETÀ AGLI STUDENTI DEL LICEO TORRICELLI BALLARDINI CHE GIOVEDÌ SCORSO AVEVANO OCCUPATO LE 4 SEDI DELLA SCUOLA E IERI SONO STATI INTIMIDITI E COSTRETTI A DESISTERE. Come Faenza per la Palestina esprimiamo solidarietà agli studenti del Liceo Torricelli Ballardini che giovedì 15 ottobre hanno occupato le 4 sedi del liceo. Siamo stupiti e amareggiati dal constatare che dopo nemmeno 24 ore siano stati sgomberati con l’intervento di polizia, Digos, guardia di finanza e carabinieri. Non c’era nessun motivo valido se non la volontà di reprimere ogni forma di autonomia e protesta studentesca. Secondo quanto riferito dagli studenti e studentesse con comunicato ufficiale, la preside, alcuni prof e le forze dell’ordine, la mattina presto di venerdì 16 ottobre hanno fatto pressioni sui ragazzi, minacciando denunce e schedature, affinché l’occupazione terminasse immediatamente. Crediamo che questo non sia il ruolo che spetta a istituzioni educative. Dialogare, alimentare lo spirito critico, far crescere i ragazzi nel senso di partecipazione, cambiamento, questo è il ruolo della scuola. Non solo didattica ma anche apprendere ad essere cittadini attivi che rivendicano e lottano per le loro idee. Lo scorso anno ci fu un’occupazione di tre giorni e i professori e la stessa preside furono al fianco dei ragazzi. Perché questo cambiamento? Perché gli adulti hanno lasciato soli i ragazzi e anzi hanno chiamato la polizia umiliandoli? Di motivi per protestare i ragazzi e le ragazze ne hanno molti, li hanno studiati, elaborati, spiegati e votati, nelle settimane scorse hanno fatto assemblee contro il riarmo e raccolte di firme per migliorare i mezzi pubblici. Questi ragazzi e ragazze si riuniscono dopo la scuola con costanza e determinazione. Sono forse più consapevoli di noi adulti della situazione critica generale. Danno solidarietà ai loro colleghi francesi, protestano contro il riarmo e contro la corsa alla guerra, protestano contro il genocidio che sta continuando in Palestina. Chi siamo noi per dire che non hanno motivi per protestare? Don Lorenzo Milani, uno dei più grandi educatori di tutti i tempi, scriveva “la storia ha già dimostrato che la legalità non coincide necessariamente con la giustizia. L’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni”. Rinnoviamo la nostra solidarietà e diciamo ai ragazzi non fatevi intimidire, andate avanti. Coordinamento Faenza per la Palestina BDSItalia
October 17, 2026
Pressenza
No Meloni day a Torino
Migliaia di studenti hanno partecipato al corteo studentesco di Torino a cui si è unito il corteo organizzato da Fridays for future; la manifestazione, a carattere nazionale, ha chiuso una settimana in cui diversi istituti superiori torinesi sono stati occupati. Gli istituti occupati erano presenti nel corteo con i loro striscioni. Durante il corteo ci sono stati due momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine: il primo davanti alla sede della città metropolitana di Torino, responsabile dell’edilizia scolastica e quindi del pessimo stato in cui versano molti istituti superiori, il secondo in piazza Castello. Entrambi i momenti sono stati mitigati dall’intervento di un cordone di professori e genitori che frapponendosi con i loro corpi fra studenti e polizia sull’esempio francese hanno ridotto sensibilmente i danni che un generoso utilizzo di idranti e manganelli avrebbe potuto provocare. Le richieste degli studenti di potenziare lo stato sociale (soprattutto la scuola, ma anche la sanità pubblica) piuttosto che bruciare risorse nel riarmo sono condivisibili, soprattutto perché vengono da una generazione che vede davanti a sé lo spettro di diventare carne da cannone, una prospettiva che mancava all’orizzonte da alcuni decenni. Interessante anche la forte critica del decreto scuola che individua negli studenti di origine straniera l’origine dei problemi della scuola italiana. Condivisibile anche l’attenzione per il genocidio palestinese da parte di una generazione cresciuta con il mito della giustizia internazionale ed una prospettiva mondialista che mal sopporta il doppio standard nelle relazioni tra popoli e nazioni. Solo qualche anno fa, i coetanei delle ragazze e dei ragazzi di oggi hanno riempito le piazze per promuovere la giustizia climatica, con forza e metodi nonviolenti, in movimenti poco ascoltati che hanno perso in parte la speranza di poter cambiare qualcosa; quando la speranza comincia a mancare cresce la rabbia e lo scontro diviene più duro. Quello che non è comprensibile è l’astio e l’odio nei confronti di questi ragazzi e ragazze da parte di alcuni media che puntano gli obiettivi sugli estintori e sui piccoli gruppi di incappucciati piuttosto che sulle altre migliaia che hanno messo in gioco la propria fantasia rischiando conseguenze civili e penali nelle occupazioni delle scuole, mossi da un elementare senso di giustizia sociale; ci vuole coraggio per intraprendere queste azioni considerando che gli ultimi decreti sicurezza sembrano fatti apposta per trasformare qualsiasi protesta in un problema di ordine pubblico. In questo coraggio rinasce quella speranza che rende possibile immaginare un altro mondo possibile e necessario. Foto Daniele Mancuso Idranti in piazza Castello Il cordone a difesa degli studenti Giorgio Mancuso
October 17, 2026
Pressenza
Il Majo è occupato
Il giorno mercoledì 14/10/2026 gli studenti del plesso “Tazzoli” del liceo Ettore Majorana di Torino hanno deciso di occupare la propria scuola in segno di protesta verso le carenze strutturali e ideali che la scuola italiana tutta presenta. Gli studenti tengono a specificare che la presente mobilitazione non è da vedersi come un affronto alla dirigenza dell’Istituto Majorana in particolare, ma è componente di una più ampia e coordinata azione da parte di tutti gli studenti di Torino, che vedono nella scuola di oggi non più uno strumento per diventare autonomi cittadini, coscienti e indipendenti, ma come un mezzo di controllo, che somiglia più a un’azienda che a un luogo di apprendimento e di crescita. In questo luogo gli studenti non si riconoscono più, perciò ritengono che sia necessario affrontare la problematica con un’azione incisiva, volta a contestare il cuore stesso della scuola italiana: il ministero dell’istruzione e del merito. Siamo contro una visione aziendale della scuola, che disincentiva e, anzi, uccide il pensiero critico, che non lascia spazio al pensiero personale, ma che, invece, incentiva l’omologazione ad un pensiero unico, attraverso programmi e orari scanditi, lezioni (che per necessità i docenti sono costretti a seguire) che non lasciano spazio al libero pensiero degli studenti, più incentivati dal sistema stesso a raggiungere un voto o un diploma invece di comprendere realmente le materie oggetto di studio. Siamo contro alla decisione del governo e del parlamento di approvare una legge di bilancio che investe molto di più nelle armi che nella scuola e nei servizi pubblici, investimento dettato da forze internazionali che non ci rappresentano, che riteniamo essere inutili e guerrafondaie per definizione e che hanno finora portato a danni economici per tutti i cittadini, supportate da una classe economica egemone che ha interessi nell’aumento del costo della vita e che è totalmente disinteressata al bene comune dell’Italia e dell’umanità tutta. Crediamo che il sistema economico vigente promuova la guerra, la morte e la distruzione nei paesi meno sviluppati al fine di aumentare i profitti di una ristretta classe di miliardari, gravando economicamente sul resto del mondo e sulle famiglie medie che faticano a far bastare lo stipendio. Siamo contro le decisioni prese dal ministero e dal governo sulla questione immigratoria, che nella scuola si riflette con il cosiddetto decreto “burqua”, provvedimento che riteniamo essere inutile e non necessario, soprattutto se confrontato ai problemi citati precedentemente. Riteniamo che le norme varate dal decreto siano dettate dalla necessità della politica di distrarre i cittadini dalle problematiche generali che affliggono il paese, dettate dalla guerra e dal sistema economico votato al profitto più che al benessere e all’interesse comune. Riteniamo che il decreto, per come è stato scritto e promosso, sia permeato di razzismo di cui il governo ha necessità di servirsi per una questione di distrazione (come appena descritto) e di consenso elettorale. Infine, vorremmo ricordare a tutte le componenti della comunità scolastica che non intendono supportare questa azione, che gli studenti che oggi occupano il proprio istituto lottano e lotteranno anche per i loro interessi, poiché la scarsa crescita del settore scolastico determina non soltanto condizioni strutturali (e quindi lavorative) pericolose, ma anche un taglio agli stipendi di chi lavora nella scuola, di chi ogni giorno si sveglia per garantire, nei limiti delle possibilità concesse, il diritto all’istruzione. Collettivo Majo Redazione Torino
October 15, 2026
Pressenza
“A Campobasso come in Francia!”
LA MANIFESTAZIONE IN PROGRAMMA NELLA MATTINATA DI VENERDÌ 16 OTTOBRE È INDETTA DAL COLLETTIVO DAL BASSO CITTADINO, CHE COMUNICA: > In 1984 George Orwell scriveva che «la menzogna diventa realtà e passa alla > storia» e, allo stato attuale delle cose, queste parole ardono più che mai. > > Al diffuso silenzio politico che dilaga dalla Palestina all’Italia un’azione > di risposta è doverosa. > > Come ci hanno dimostrato in Francia farsi sentire è possibile, basta > organizzarsi ed è così che la città di Campobasso ha intenzione di porsi. > > Il giorno venerdì 16 ottobre 2026 alle ore 9:00 scenderemo in piazza per > schierarci contro > > * economia di guerra e propaganda militare > * precarietà e tagli al sistema scolastico > * assenza di educazione sessuo-affettiva > * decadimento culturale > * tagli a sanità e trasporti > * mancato sostegno ai lavoratori > > Miliardi di euro impiegati nelle spese militari e presenza di forze > dell’ordine in ambienti didattici. > > È necessario investire nella cultura, non nelle armi. > > Oltre 200.000 docenti e 60.000 precari ATA. Contratti a tempo determinato e in > scadenza il 30 giugno 2027 senza stipendio estivo. L’assenza di continuità > lavorativa e didattica grava non solo sulla vita degli “assunti”, ma anche > sull’efficienza gestionale delle strutture e la formazione degli studenti. > > Il sistema della scuola-lavoro è ormai inadatto nonché insidioso. Ottimizzarlo > con pratiche assicurative adeguate consentirebbe ai diretti interessati di > svolgere attività non solo qualificanti ma anche correttamente sicure. > > Negare significa impedire un percorso formativo in grado di fornire > conoscenze, competenze e valori per comprendere la propria sessualità, la > dimensione affettiva e le relazioni interpersonali in modo sano, consapevole e > rispettoso. > > I programmi ministeriali nazionali non sono più sostenibili. Gli studenti > vogliono un’offerta formativa integra, non manipolata dall’alto e accessibile > a tutti poiché la crisi dell’istruzione italiana non dipende dal numero di > studenti senza cittadinanza italiana. > > Continui tagli ai settori hanno causato una bassa qualità e accessibilità ai > servizi, l’assenza di una rete ferroviaria funzionante, disagi per pendolari > nel trasporto su gomma. > > Costo folle degli affitti commerciali, carico fiscale insostenibile, > contributi previdenziali e fiscali asfissianti e desertificazione stanno > consumando i commercianti e riducendo la città di Campobasso ad una landa > desolata. > > Invitiamo la cittadinanza tutta, organizzazioni, movimenti, sindacati e reti > studentesche a unirsi e camminare nelle strade della nostra città. > > Organizzarsi, difendersi, lottare per un mondo equo.   Redazione Italia
October 13, 2026
Pressenza
Studenti e giovani in presidio davanti all’ateneo di Lecce
DALLA MATTINA DI IERI, LUNEDÌ 12 OTTOBRE, UN GRUPPO FORMATO DA GIOVANI DEMOCRATICI DI LECCE E ALTRE AGGREGAZIONI DEL TERRITORIO È ACCAMPATO DAVANTI AL COMPLESSO UNIVERSITARIO STUDIUM 2000 PER DENUNCIARE IL CARO-AFFITTI E LE CRESCENTI DIFFICOLTÀ DI ACCESSO AGLI ALLOGGI PER STUDENTI E GIOVANI LAVORATORI. Il comunicato dei Giovani Democratici di Lecce spiega: > Il presidio, che proseguirà nei prossimi giorni attraverso momenti di > confronto e assemblee aperte, porta nel capoluogo salentino la mobilitazione > nazionale avviata dai GD a Roma in piazza Bologna *. > > La mobilitazione avviata nella giornata di ieri non rappresenta un’iniziativa > isolata, bensì l’inizio di un percorso di rivendicazione politica che intende > coinvolgere la comunità studentesca e richiamare le istituzioni alle proprie > responsabilità. > > Le tende diventano così il simbolo delle difficoltà di una generazione > costretta a confrontarsi con un mercato abitativo sempre meno accessibile e > con politiche pubbliche incapaci di garantire risposte adeguate. Per i Giovani > Democratici, la risposta alla crisi abitativa deve tradursi in interventi > concreti: un rafforzamento dell’offerta di alloggi pubblici destinati agli > studenti, maggiori strumenti di sostegno economico per le famiglie più > vulnerabili, controlli sui contratti di locazione e politiche capaci di > contrastare le distorsioni del mercato immobiliare. «Il diritto allo studio e quello al lavoro sono indissolubilmente legati al diritto all’abitare – ha dichiarato Enrico Bove, segretario dei Giovani Democratici di Lecce – Non possiamo continuare a considerare la casa un privilegio riservato a chi può permetterselo, mentre per migliaia di giovani la possibilità di studiare, lavorare e costruire il proprio futuro dipende sempre più dalle condizioni economiche della famiglia di provenienza. Negli ultimi anni anche nel capoluogo salentino il diritto allo studio è stato progressivamente compromesso dall’aumento dei canoni di locazione, dalla diffusione di contratti irregolari o in nero e dalla crescente conversione degli immobili residenziali in strutture turistico-ricettive. A fronte di un’offerta di alloggi pubblici ancora insufficiente e talvolta inadeguata, studiare a Lecce rappresenta un sacrificio economico sempre più gravoso per moltissime famiglie. È una crisi che attraversa i confini nazionali, come dimostra anche il caso dello sfratto di Maricarmen Abascal in Spagna, e che impone alla politica di rimettere il diritto all’abitare al centro delle proprie priorità». «Se non garantiamo un sostegno stabile alle fasce economicamente più vulnerabili, viene meno il diritto allo studio e, con esso, la possibilità per tanti giovani di restare e costruire il proprio futuro in questo territorio – aggiunge Alessandro Mongelli, membro della segreteria GD Lecce con delega all’Università e alle politiche abitative – Non possiamo accettare che la condizione economica rappresenti il principale criterio di accesso all’istruzione universitaria». * Emergenza casa, i Giovani Dem protestano con le tende a Roma: “Il Piano del governo è di cartone” – Un presidio permanente a piazza Bologna per lanciare la mobilitazione “Generazione senza casa”. La segretaria GD Virginia Libero attacca l’esecutivo: “Mentre Palazzo Chigi pensa alla legge elettorale, le persone non sanno come pagare l’affitto”/ FANPAGE, 8 ottobre 2026 Redazione Italia
October 13, 2026
Pressenza