
La Francia sull’orlo di una crisi sociale: quando la crisi economica scende in piazza
Pressenza - Tuesday, October 20, 2026Dalle proteste studentesche alla rabbia dei lavoratori.
Iniziate tra gli studenti delle scuole superiori, si sono estese agli universitari, coinvolgendo famiglie e lavoratori.
Molte rivendicazioni ricordano quelle dei Gilet Gialli, nati in risposta all’aumento del costo della vita e alla perdita del potere d’acquisto.
Le manifestazioni del 17 ottobre hanno evidenziato la crescita del malcontento.
Secondo il Ministero dell’Interno vi hanno partecipato circa 550.000 persone, mentre gli organizzatori ne hanno stimate 800.000.
Entrambe le cifre indicano un movimento che collega le richieste degli studenti alle preoccupazioni per prezzi, salari e servizi pubblici.
Nel settembre 2026 l’inflazione annua ha raggiunto il 3,1%; la disoccupazione era all’8,3% nel secondo trimestre e la crescita per il 2026 era prevista allo 0,4%. Il debito pubblico ha toccato il 119% del PIL nel secondo trimestre, mentre il disavanzo del 2025 si è attestato al 5,1%. Dati che mostrano le forti pressioni sulla società francese.
La risposta della polizia e le proteste pacifiche
Con l’espansione delle manifestazioni, la risposta del governo è stata caratterizzata da un’imponente presenza delle forze dell’ordine e da interventi coercitivi, anche contro studenti e partecipanti pacifici.
Le segnalazioni sull’uso di gas lacrimogeni e proiettili pericolosi hanno sollevato interrogativi sulla condotta della polizia.
Il 1º ottobre le autorità hanno riferito di 1.949 arresti o fermi. Il dato non equivale a condanne, ma solleva dubbi sulla proporzionalità della risposta statale.
Il 5 ottobre a Lens un 15enne avrebbe perso una mano per l’esplosione di una granata della polizia. Le responsabilità dovranno essere accertate, ma l’episodio mostra le conseguenze devastanti dell’uso della forza.
Alcuni gruppi sono stati coinvolti in scontri, atti vandalici e saccheggi. Secondo i critici, la risposta della polizia contro questi atti non è stata sempre incisiva quanto quella verso i manifestanti pacifici. Se la protesta pacifica viene repressa e la violenza affrontata in modo disomogeneo, il movimento rischia di essere dipinto come responsabile del disordine, distogliendo l’attenzione dalle politiche che alimentano la rabbia e giustificando l’ampliamento dei poteri di polizia.
I servizi pubblici sotto pressione
Una critica centrale al governo di Emmanuel Macron riguarda la mancanza di soluzioni ai problemi economico-sociali.
Nell’istruzione persistono carenze di personale e gli aumenti salariali di insegnanti e dipendenti pubblici non hanno compensato il costo della vita. Molte scuole e università soffrono di investimenti insufficienti e strutture obsolete. Le difficoltà colpiscono anche la sanità e i servizi essenziali.
Secondo i critici, alcuni gruppi privilegiati hanno beneficiato di agevolazioni fiscali, mentre molti cittadini affrontano ristrettezze finanziarie. Pensionati e famiglie a basso reddito sono particolarmente esposti. Il governo viene accusato di privilegiare il contenimento della spesa e la coercizione anziché affrontare le cause strutturali della crisi.
Il ritorno dei Gilet Gialli: carburante, alimentari e potere d’acquisto
Le proteste studentesche si intrecciano con il malcontento per i prezzi di carburanti e alimentari. Per chi dipende dall’automobile per lavorare, soprattutto nelle periferie con trasporti limitati, il carburante è una necessità.
Le famiglie faticano a sostenere affitto, cibo e spese quotidiane. I salari non tengono il passo con il costo della vita e la disoccupazione supera l’8%. Le organizzazioni di assistenza alimentare aiutano chi non può acquistare beni essenziali, rivelando la profondità del disagio in un Paese noto per la sua protezione sociale.
Gli studenti: una generazione tra povertà e precarietà
Gli studenti sono tra I più colpiti. Affitti elevati, carenza di alloggi e sostegni insufficienti rendono difficile vivere autonomamente. Alcuni rapporti descrivono studenti spinti dalle difficoltà finanziarie al lavoro sessuale. La crisi diventa profonda quando i giovani, anziché concentrarsi sugli studi, devono lottare per cibo e alloggio.
Lo stallo politico e la delegittimazione della sinistra
L’estrema destra ha rafforzato la propria influenza, mentre i movimenti di sinistra cercano di rappresentare le richieste di sicurezza economica.
Jean-Luc Mélenchon e La France insoumise sono stati accusati di estremismo, sostegno al terrorismo, vandalismo e antisemitismo: accuse che rientrano in un più ampio scontro sulla legittimità della sinistra francese.
Il programma del partito non mira al rovesciamento del capitalismo, ma a migliorare le condizioni di vita e rafforzare i diritti sociali nel sistema esistente.
La difesa di migranti e stranieri, unita al sostegno ai diritti dei palestinesi e della popolazione di Gaza, ha posto il movimento al centro di polemiche. I critici lo accusano di antisemitismo, mentre i sostenitori vedono in tali accuse tentativi di delegittimazione.
Nel frattempo l’estrema destra, compreso il movimento di Marine Le Pen, guadagna terreno. Per la sinistra, attribuire ai progressisti la responsabilità della crisi distoglie l’attenzione dalla perdita del potere d’acquisto e dall’indebolimento dei servizi pubblici.
Quando l’Europa incontra difficoltà che il Medio Oriente conosce da decenni
La crisi francese va vista in un contesto globale.
In Europa sempre più persone protestano contro l’insicurezza economica, le disuguaglianze e le decisioni politiche che condizionano la loro vita.
Per molte popolazioni del Medio Oriente queste difficoltà non sono nuove. Gli iraniani convivono da decenni con le sanzioni statunitensi e restrizioni internazionali che hanno colpito l’accesso a beni essenziali e farmaci. Oggi anche fasce della popolazione europea sperimentano pressioni analoghe, rivelando la distanza tra istituzioni e cittadini.
A mio avviso, le politiche dell’estrema destra e il ruolo di potenze come gli Stati Uniti, insieme alle azioni del governo israeliano e dei suoi sostenitori, hanno alimentato conflitti regionali e i loro costi umani ed economici.
Ritengo che gli attacchi militari contro Paesi come l’Iran, condotti senza valida giustificazione giuridica e senza rispetto per I diritti umani e il diritto internazionale, violino principi fondamentali. Le escalation e le contromisure, compresa la riferita decisione iraniana di chiudere lo Stretto di Hormuz in risposta alle azioni di Stati Uniti e Israele, rischiano di ampliare la crisi con conseguenze globali.
La promessa del primo ministro Sébastien Lecornu di rispondere alle richieste degli studenti entro fine ottobre sarà una prova per il governo. Le questioni includono la sostituzione dei docenti assenti, il miglioramento delle scuole e l’ammissione universitaria. Promesse che avranno valore solo se diventeranno misure concrete e finanziamenti adeguati.
Nessuna società è immune alle conseguenze di disuguaglianze, politiche errate e guerre. Quando I servizi pubblici peggiorano e si risponde alle proteste con la forza anziché con il dialogo, le tensioni si aggravano.
La questione non riguarda solo la Francia, ma un sistema globale in cui il costo delle decisioni politiche ed economiche ricade su chi ha meno voce: cittadini comuni, lavoratori, studenti e famiglie.