
Addio, Bosco Ospizio!
Pressenza - Thursday, October 8, 2026
Era un bosco, un lembo di natura selvaggia nato sulle macerie, in un quartiere di città. Ora è una spianata desolata, sparsa di buche e di ramaglie, come dopo un bombardamento.
Avevo ancora potuto conoscerne la forza e la bellezza, qualche giorno fa, sbirciando attraverso gli spiragli aperti nel lungo muro di pannelli che già lo imprigionava: cogliere qualche particolare e immaginare ombrose profondità popolate di vita animale e vegetale.
Furono gli attivisti dell’assemblea permanente nata in difesa di Bosco Ospizio a raccontarmi la storia di quel grande polmone verde, condannato a morire per far posto all’ennesimo centro commerciale.
A ridosso delle recinzioni era sorto un presidio, punto di vedetta e di resistenza occupato ventiquattr’ore su ventiquattro per impedire l’inizio-lavori e l’abbattimento degli alberi.
Furono i presidianti a dare l’allarme, quando , all’alba del 30 settembre, inaspettate arrivarono le ruspe, precedute da uno squadrone di agenti in assetto antisommossa che isolarono tutta la zona chiudendone ogni accesso.
Fu tentata una qualche resistenza: troppo pochi e disarmati contro un esercito in armi, gli attivisti riuscirono tuttavia a fermare per breve tempo i mezzi arrampicandosi sugli escavatori e sdraiandosi davanti ai cingolati.
Finì come sempre in questo nostro Paese, dove il partito trasversale degli affari la fa da padrone e la repressione è la risposta a chi si ribella: i resistenti portati via di peso, accompagnati in questura, denunciati, sanzionati con tanto di fogli di via ; ordinanza di sgombero per il presidio.
Da allora sta continuando indisturbata l’ecatombe di alberi ed animali. Contro i testimoni scomodi sono state rinforzate le barriere, tappati spiragli e fessure in modo che nessun occhio indiscreto possa vedere e raccontare.
Una delegazione di attivisti da Reggio Emilia ha partecipato alla recente marcia NO TAV Sant’Ambrogio – Avigliana in segno di solidarietà ed aiuto reciproco contro l’ecocidio che ci accomuna.
Il loro racconto di alberi sradicati, di suolo sventrato e grovigli di radici a cielo aperto mi ha riportata indietro nel tempo, ai castagni centenari della Clarea, anch’essi abbattuti a colpi di benna per far posto al cantiere del TAV, i grandi corpi stesi al suolo con le radici ancora palpitanti di vita.
Ai margini di Bosco Ospizio, immersa nel verde, c’è una scuola dell’Infanzia. Dalle finestre che si aprivano sul cuore della selva i bambini hanno assistito piangendo allo scempio di quello che, per loro era un luogo incantato, popolato dagli animali delle favole, dove era bello giocare all’ombra dei giganti secolari, pieni di voli e di nidi.
Ora, anche in seguito alle proteste delle famiglie, per isolare l’edificio scolastico dal cantiere e proteggerlo dalle polveri e dai rumori di lavori che non si annunciano brevi, si prevede di inscatolarlo tra alte barriere anti-rumore.
Il progetto del costruendo centro commerciale sa di beffa: i piazzali saranno ripiantumati; file di esili alberelli, intrappolati tra l’asfalto dei posteggi, prodotti di vivaio destinati a morte certa.
E se il complesso, accanto all’insegna “Conad: persone oltre le cose”, avrà un nome, sarà – ci giurerei – “BOSCO OSPIZIO”.