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La Conad non deve passarla liscia
Il 6 novembre il primo boicottaggio di massa. Un appello promosso da 19 associazioni, blog-riviste e gruppi di base. Aspettiamo MOLTE altre adesioni. Mandatele alla mail: pkdick@fastmail.it  Nonostante gli appelli e la difesa coraggiosa di reggiane/i, le ruspe della Conad hanno distrutto gran parte del Bosco Ospizio. Con formalismi di ogni genere il Comune di Reggio Emilia ha lasciato fare… in base a vecchi accordi. Tempi “vecchi” appunto, ma nel frattempo è esplosa una grave crisi climatica che peggiora ogni anno: distruggere un bosco è un attentato diretto alla salute delle persone. Ridicole le scuse Conad-Comune tipo “Stiamo piantando nuovi alberi”: se pure cresceranno… ci vorranno 30 anni perché ci aiutino. Conad ha violato il suo «Codice Etico» e ogni decenza. Noi sottoscritte associazioni di base  non crediamo che sia tollerabile. L’unica cosa che interessa a Conad sono i soldi subito? Bene, noi vogliamo organizzare un boicottaggio in tutta Italia. E’ noto che un calo anche solo del 5 % nelle vendite fa cambiare “idea” anche ai giganti. Proviamoci. Abbiamo deciso una prima giornata di mobilitazione in tutte le città dove siamo presenti per venerdì 6 novembre, con volantini ai supermercati e magari con la pubblica e collettiva restituzione delle tessere Conad. Se la nostra prima protesta mostrerà una rete solida e riscuoterà consensi – e nuove adesioni – proporremo una seconda mobilitazione prima di Natale, periodo “delicato” per chi deve vendere. Facciamo pagare a Conad gli alberi distrutti. Prime adesioni: l’elenco delle associazioni in ordine alfabetico * ABC – Ambiente Bene Comune (Mestre) * Archivio “Marco Pezzi” (Bologna) * Assemblea anarchica imolese * Attac Italia * Bologna respira * Bottega d’arte sociale aps (Imola) * Centro Documentazione Polesano – Badia Polesine (Rovigo) * centro Francesco Lorusso (Bologna) * circolo “Chico” Mendes – Bologna * Cobas Imola * Comune-info * Gas (gruppo acquisto solidale) di Imola * Giolli cooperativa * Il rosso non è il nero – Savona * La bottega del barbieri * Movimento decrescita felice * Odissea blog * Opera di Imola * Salviamo gli alberi a Cesena CINQUE CHIARIMENTI IN VISTA DEL 6 NOVEMBRE 1- il nostro appello sta ancora girando; lo ripubblicheremo il 3 novembre con le adesioni vecchie e nuove (però mandatecele entro ottobre, per favore). Grazie da subito a chi ci aiuterà a farlo girare. 2 – ovviamente fin dall’inizio abbiamo coinvolto (per mail) le realtà reggiane che per ora non ci hanno risposto; molto ci piacerebbe la loro adesione o il loro «placet». 3- ci sono arrivate alcune adesioni individuali (fra le prime quelle di Alessandro Ghebreigziabiher), che però non pubblichiamo. Il nostro intento infatti è che il 6 novembre gruppi e associazioni si impegnino nel volantinaggio “di massa” davanti ai negozi Conad. Certo può farlo anche un singolo, meglio se polipo… come dice la battuta in voga durante i volantinaggi. 4 – da due città ci sono giunti msg quasi analoghi che in sintesi dicevano: “ci piacerebbe aderire, ma la nostra associazione riceve molti prodotti da Conad che noi distribuiamo alle persone più povere…”. Ci aspettavamo qualcosa del genere perché il silenzio si compra in due modi: con la pubblicità sui media e con le “donazioni” (di solito prodotti in scadenza) spacciate per animo nobile. Questo non riguarda solo Conad ma tutti i “grandi” che così si sentono al riparo da ogni domanda scomoda su qualità e sicurezza delle merci, scelte politiche e nell’organizzazione del lavoro interno, etica e conflitti di interessi. 5 – per il 6 novembre noi proporremmo un testo da distribuire ma ovviamente ognuna/o cambierà o aggiungerà. Ci piacerebbe però avere un riscontro in modo da segnalare la mappa della «prima giornata». Per proseguire… IL 6 NOVEMBRE VAI DA CONAD… VENGO ANCHE IO, VENIAMO ANCHE NOI, DITELO IN GIRO. Daniele Barbieri – aka db (per la redazione del blog)   LE IMMAGINI (trovate in rete) sono state scelte dalla redazione della “bottega” – per approfondimenti su autori/autrici segnaliamo John Holcroft Illustratore editoriale e Beppe Giacobbe che scrive così: «La parola chiave della propaganda Conad è “insieme”, sette lettere che racchiudono il valore imprescindibile dell’operato quotidiano del Consorzio, delle Cooperative, dei 2.125 Soci e degli oltre 75.600 collaboratori che si impegnano ogni giorno per alimentare il benessere dei territori in cui operano, dentro e fuori i negozi, nella convinzione che solo insieme si possono fare grandi cose». Che amarezza. La Bottega del Barbieri
October 18, 2026
Pressenza
La Conad non deve passarla liscia
Il 6 novembre il primo boicottaggio di massa. Un appello promosso da 19 associazioni, blog-riviste e gruppi di base. Aspettiamo MOLTE altre adesioni. Nonostante gli appelli e la difesa coraggiosa di reggiane/i, le ruspe della Conad hanno distrutto gran parte del Bosco Ospizio. Con formalismi di ogni genere il Comune di Reggio Emilia ha lasciato fare… in base a vecchi
October 15, 2026
La Bottega del Barbieri
Addio, Bosco Ospizio!
Era un bosco, un lembo di natura selvaggia nato sulle macerie, in un quartiere di città. Ora è una spianata desolata, sparsa di buche e di ramaglie, come dopo un bombardamento. Avevo ancora potuto conoscerne la forza e la bellezza, qualche giorno fa, sbirciando attraverso gli spiragli aperti nel lungo muro di pannelli che già lo imprigionava: cogliere qualche particolare e immaginare ombrose profondità popolate di vita animale e vegetale. Furono gli attivisti dell’assemblea permanente nata in difesa di Bosco Ospizio a raccontarmi la storia di quel grande polmone verde, condannato a morire per far posto all’ennesimo centro commerciale. A ridosso delle recinzioni era sorto un presidio, punto di vedetta e di resistenza occupato ventiquattr’ore su ventiquattro per impedire l’inizio-lavori e l’abbattimento degli alberi. Furono i presidianti a dare l’allarme, quando , all’alba del 30 settembre, inaspettate arrivarono le ruspe, precedute da uno squadrone di agenti in assetto antisommossa che isolarono tutta la zona chiudendone ogni accesso. Fu tentata una qualche resistenza: troppo pochi e disarmati contro un esercito in armi, gli attivisti riuscirono tuttavia a fermare per breve tempo i mezzi arrampicandosi sugli escavatori e sdraiandosi davanti ai cingolati. Finì come sempre in questo nostro Paese, dove il partito trasversale degli affari la fa da padrone e la repressione è la risposta a chi si ribella: i resistenti portati via di peso, accompagnati in questura, denunciati, sanzionati con tanto di fogli di via ; ordinanza di sgombero per il presidio. Da allora sta continuando indisturbata l’ecatombe di alberi ed animali. Contro i testimoni scomodi sono state rinforzate le barriere, tappati spiragli e fessure in modo che nessun occhio indiscreto possa vedere e raccontare. Una delegazione di attivisti da Reggio Emilia ha partecipato alla recente marcia NO TAV Sant’Ambrogio – Avigliana in segno di solidarietà ed aiuto reciproco contro l’ecocidio che ci accomuna. Il loro racconto di alberi sradicati, di suolo sventrato e grovigli di radici a cielo aperto mi ha riportata indietro nel tempo, ai castagni centenari della Clarea, anch’essi abbattuti a colpi di benna per far posto al cantiere del TAV, i grandi corpi stesi al suolo con le radici ancora palpitanti di vita. Ai margini di Bosco Ospizio, immersa nel verde, c’è una scuola dell’Infanzia. Dalle finestre che si aprivano sul cuore della selva i bambini hanno assistito piangendo allo scempio di quello che, per loro era un luogo incantato, popolato dagli animali delle favole, dove era bello giocare all’ombra dei giganti secolari, pieni di voli e di nidi. Ora, anche in seguito alle proteste delle famiglie, per isolare l’edificio scolastico dal cantiere e proteggerlo dalle polveri e dai rumori di lavori che non si annunciano brevi, si prevede di inscatolarlo tra alte barriere anti-rumore. Il progetto del costruendo centro commerciale sa di beffa: i piazzali saranno ripiantumati; file di esili alberelli, intrappolati tra l’asfalto dei posteggi, prodotti di vivaio destinati a morte certa. E se il complesso, accanto all’insegna “Conad: persone oltre le cose”, avrà un nome, sarà – ci giurerei – “BOSCO OSPIZIO”.  Redazione Italia
October 8, 2026
Pressenza
C’era una volta Bosco Ospizio, ora è il tempo delle ruspe-Conad
A Reggio Emilia, chiuso tra reti di cantiere e sottratto alla vista da una cinta di alti pannelli, c’era un bosco: un bosco urbano in un quartiere di periferia, “tra la via Emilia e il West”, come direbbe Guccini. E’ un meraviglioso, insostituibile polmone verde, sorto intorno ai ruderi dell’antico Ospizio comunale, da cui prende il nome: il “Bosco Ospizio” appunto. Del passato rimangono gli alberi secolari, ai quali, oltre ad un folto, impenetrabile sottobosco, si sono aggiunte nuove varietà, figlie della natura che sa rigenerare le rovine e farne giardini.  Ci raccontano un luogo pieno di vita vegetale ed animale, ricco di biodiversità, che conserva nella sua parte più segreta una zona umida, punto di sosta per gli uccelli migratori, popolata da diverse varietà di anfibi ed abitata da salamandre e libellule. Dunque una realtà preziosa per la città, da proteggere e difendere ad ogni costo. Invece l’area è stata dichiarata edificabile e messa in vendita, grazie alle amministrazioni comunali succedutesi negli ultimi vent’anni, a partire dall’amministrazione Del Rio, già sindaco nei primi anni 2000: sponsor di quella cattedrale nel deserto che è la stazione del TAV con annesse superstrade a cementificare una campagna fertilissima, poi ministro delle infrastrutture e paladino del progetto TAV Torino-Lyon. Ora il proprietario è Conad, la maggior catena italiana di supermercati. Oltre al danno, anche le beffe: nel tentativo di rendere commestibile l’amaro piatto, il gigante commerciale, in omaggio al motto pubblicitario “Persone oltre le cose” di cui si fregia, concorda con il Comune di ospitare nell’area anche edifici di pubblico interesse (una biblioteca e una Casa di Quartiere), nonché un’ampia spianata di parcheggi. Risultato? Cemento e asfalto dove c’era vita e bellezza. Ma il quartiere non ci sta e nasce cosi l’Assemblea Permanente Bosco Ospizio, che dallo scorso agosto, nell’imminenza degli annunciati lavori, occupa con un presidio il terreno a rischio e ferma le ruspe che si accingono al disboscamento. Denunciati dalla Conad per “violenza e invasione di area privata” e diffidati con ordinanza della Prefettura, gli attivisti resistono ed hanno ricostruito il presidio fuori dal perimetro del bosco, a ridosso delle barriere che ne impediscono la vista e l’accesso. Ora l’interno del parco è visibile solo attraverso gli spiragli praticati nella recinzione: attraverso quei varchi il bosco ci parla, vestendosi di tutti i colori dell’autunno: i gialli e i rossi sui quali va ad infrangersi la malinconia del pomeriggio che si fa sera. Al presidio ci sentiamo tra compagni: la nostra storia nel movimento NO TAV si fa racconto, dialogo serrato, scambio di esperienze. I presidianti si preparano ad affrontare i rigori invernali con un piccolo campeggio di tende ed una cucina allestita sotto un gazebo. Le loro richieste di consigli ci risvegliano nel ricordo i giorni e le notti di Venaus 2005, il presidio sotto la neve tra i bidoni roventi di fuochi accesi contro il gelo, i minestroni fumanti e una moltitudine che nel pericolo e nella lotta si ritrova e diventa comunità. Tra le poche suppellettili del presidio c’è un piccolo scaffale-biblioteca: libri che fanno compagnia, libri per pensare e per ingannare il tempo che, di notte, non passa mai. Mi ha colpito l’ennesima analogia con la lotta No TAV. Chiomonte 2011, Libera Repubblica della Maddalena: attesa dell’esercito del TAV, che prima o poi sarebbe arrivato con blindati, lacrimogeni e manganelli; il grande tendone attrezzato a cucina dove, tra fornelli e provviste, ha trovato spazio un piccolo scaffale di libri. Anche in questo senso, nel presente rivive il passato e le lotte si ricompongono, sentendosi sorelle nella materialità della vita, figlie dello stesso amore e della stessa rabbia, unite nel conflitto irriducibile contro il sistema che sulla guerra e sulla devastazione sociale e ambientale fonda il proprio dominio e lo chiama pace. E invece ieri, di buon mattino, al Bosco Ospizio sono arrivate le ruspe. Per permetterne l’accesso l’intero quartiere è stato militarizzato. Bloccata nei due sensi la via Emilia. Inseguiti dagli agenti, portati in Questura e denunciati gli attivisti che hanno cercato di opporre resistenza salendo sugli alberi. Una delegazione si è recata in Comune, chiedendo di incontrare il Sindaco, ma non ha avuto risposta, se non dal Capo di Gabinetto. Silenzio anche da parte dell’ASL e dell’ispettorato del lavoro a cui gli attivisti hanno denunciato la totale assenza di misure di sicurezza all’interno e all’esterno del cantiere. Nel tardo pomeriggio di ieri è stata convocata l’assemblea permanente per decidere il da farsi. Così mi ha scritto una compagna del Presidio, a commento delle foto e di un video che documentano la devastazione: > “In questa porzione di terra fino a stamattina c’erano alberi adulti, platani, > tigli, pioppi, cedri del Libano. Uccelli e fauna varia avevano la propria > casa. > > Quello che ci resta è la possibilità di andare a fare la spesa fino alla > propria morte. Ammesso che si riuscirà ancora a riempire gli scaffali e se ci > saranno ancora i mezzi per acquistare qualcosa…” E invece stamattina, proprio mentre stavo per chiudere queste note, ecco un post su Facebook che dice “i nostri hanno bloccato le ruspe…” e sollecita rinforzi. Tutta Reggio Emilia è con loro, stanno arrivando messaggi di solidarietà da tutt’Italia: Bosco Ospizio non si arrende, anche lì la lotta continua, vedremo che succede nelle prossime ore. Alcuni appresentanti dell’Assemblea Permanente Bosco Ospizio saranno con noi alla marcia NO TAV il 3 ottobre.  Redazione Italia
October 1, 2026
Pressenza
Reggio: tagliare un bosco? Vai da Conad
Ieri sono arrivate le ruspe e iniziato l’abbattimento di alberi. da <bosco.ospizio.re@gmail.com> … comunicato a caldo dopo la giornata di oggi (mercoledì 30 settembre) in cui i mezzi mandati da Conad hanno iniziato lo sfalcio del Bosco e portato avanti l’abbattimento di alberi. A ora gran parte degli alberi sono stati abbattuti. Il presidio e l’assemblea vanno avanti.   Questa