
Una piazza ci vuole
Comune-info - Friday, October 2, 2026In molti territori lo Sportello Diritti è presidio importante per mettere più che il lavoro, i lavoratori e le lavoratrici. A volte c’è chi riesce perfino a portare fuori dagli Sportelli le persone e le storie incontrate. È accaduto nei giorni scorsi a Poggiomarino, nel napoletano, dove una piazza contro lo sfruttamento è diventato un luogo di comunità con centinaia di persone, di origine migrante e italiana, che hanno partecipato a un’iniziativa promossa da Rete Vesuviana Solidale e Flai Cgil. Il momento più intenso è stato quando le storie di tante persone costrette all’invisibilità sono entrate nello spazio pubblico. Esperienze consumate nel buio e nella solitudine, d’un tratto, si sono fatte racconto collettivo e universale. I diritti qualcosa che si esercita, non si mendica

Centinaia di persone hanno riempito lunedì 29 settembre, la piazza di Poggiomarino (Napoli) per parlare di sfruttamento lavorativo, caporalato, diritti e integrazione. Una partecipazione straordinaria, soprattutto di lavoratori e lavoratrici di origine migrante – in prevalenza provenienti dal Bangladesh, ma anche dall’India, dal Marocco e da diversi Paesi dell’Europa dell’Est – insieme a cittadine e cittadini italiani, associazioni, sindacato e rappresentanti delle istituzioni.
Per qualche ora quella piazza è diventata qualcosa di più del luogo di un dibattito pubblico. È diventata il laboratorio vivente di una comunità che non costruisce paura e separazione, ma relazioni, dignità, diritti. È forse questa l’immagine più forte dell’incontro “Sfruttamento lavorativo e contrasto al caporalato. Buone pratiche a partire dall’Area Vesuviana”, promosso dalla Rete Vesuviana Solidale e dalla FLAI CGIL Campania e Napoli, con il patrocinio morale del Comune di Poggiomarino. Una piccola pagina di storia politica e sociale dell’Area Vesuviana, costruita innanzitutto dalla presenza e dal protagonismo delle persone.
Un percorso che viene da lontano

Per noi della Rete Vesuviana Solidale, quello del 29 settembre è stato un momento particolarmente importante. Da quindici anni portiamo avanti sul territorio un’esperienza di tutela e solidarietà che ha nello Sportello Diritti uno dei suoi principali punti di riferimento: uno spazio di consulenza socio-legale e segretariato sociale che nel tempo ha incontrato e accompagnato migliaia di persone, italiane e migranti, garantendo gratuitamente orientamento ai servizi e supporto nell’accesso alla tutela legale, alla salute e all’abitare. Una presenza quotidiana che ci ha permesso di conoscere da vicino le condizioni di migliaia di lavoratori e lavoratrici migranti che vivono nell’Area Vesuviana in situazioni di precarietà lavorativa e sociale, a volte estrema. Dal 2025, lo Sportello è diventato sede del Polo Sociale Integrato di contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato, nell’ambito del programma regionale Su.Pr.Eme. 2, rafforzando ulteriormente il lavoro di prossimità, intercettazione, orientamento e presa in carico.
Negli ultimi mesi abbiamo sentito sempre più forte la necessità di compiere un passo ulteriore: portare fuori dagli sportelli le persone, le storie e le contraddizioni che incontriamo ogni giorno e restituirle allo spazio pubblico. Da questa esigenza è nato il percorso lanciato in maggio dalla Rete Vesuviana Solidale insieme alla FLAI CGIL per costruire una Marcia dei Lavoratori Invisibili: un cammino che ha già attraversato in due occasioni le strade di Napoli, il 1° maggio e il 20 giugno, portando nello spazio pubblico la voce di lavoratori e lavoratrici troppo spesso invisibili.
Eppure, mai avevamo vissuto un momento come quello di Poggiomarino. Non soltanto perché centinaia di persone hanno risposto all’invito e riempito una piazza. Ciò che è accaduto rappresenta qualcosa di più: il tentativo concreto di ricostruire uno spazio pubblico nel quale persone diverse possano incontrarsi, riconoscersi, prendere parola e discutere insieme delle condizioni materiali della propria vita e del futuro del territorio.

In un tempo segnato dalla frammentazione sociale, dalla solitudine e dalla difficoltà di costruire luoghi reali di partecipazione, una piazza attraversata insieme da lavoratori migranti e italiani, associazioni, sindacato e istituzioni assume un significato profondamente democratico. Contrastare lo sfruttamento significa allora anche contribuire a rigenerare la qualità della vita politica e democratica locale. Significa riportare nello spazio pubblico persone che troppo spesso rimangono invisibili; ricostruire legami dove prevalgono isolamento e diffidenza; creare luoghi nei quali i problemi sociali possano essere nominati e affrontati collettivamente; permettere alle istituzioni di incontrare direttamente le persone e alle persone di riconoscersi come soggetti capaci di partecipare alla trasformazione del proprio territorio. È anche questo il senso del percorso che stiamo provando a costruire: non parlare dei lavoratori e delle lavoratrici migranti, ma costruire luoghi nei quali possano parlare, essere ascoltati e organizzarsi insieme agli altri lavoratori e alle altre lavoratrici del territorio.
Nel suo intervento di apertura, Emilio Mesanovic ha ricordato la convinzione che accompagna l’esperienza della Rete: i diritti, per essere davvero tali, devono essere universali; solidarietà, mutualismo e organizzazione diventano così strumenti attraverso i quali costruire tutela ed emancipazione. Ed è proprio sul terreno del lavoro che diventa evidente la necessità di ricostruire questa dimensione comune. Le condizioni di sfruttamento vissute da molti lavoratori migranti nei campi e nei laboratori convivono nello stesso territorio con il lavoro povero e precario di tanti italiani impiegati nei supermercati, nel commercio e nella ristorazione. La piazza di Poggiomarino ha mostrato, per una sera, cosa può accadere quando queste vite smettono di procedere parallelamente e cominciano a riconoscersi nello stesso spazio pubblico.
Quando le storie hanno riempito la piazza
Uno dei momenti più intensi della serata è arrivato quando le storie delle persone hanno riempito la piazza. Nelle ore precedenti l’incontro, le Brigate del Lavoro della FLAI CGIL avevano incontrato le centinaia di lavoratori e lavoratrici migranti arrivati a Poggiomarino. Accanto all’attività di informazione e tutela sindacale, attiviste e attivisti solidali si sono messi in ascolto. Hanno raccolto frammenti di vite e di lavoro: esperienze di sfruttamento, salari troppo bassi, lavoro irregolare, precarietà, difficoltà quotidiane. Ma anche aspirazioni, bisogni, speranze e richieste di riconoscimento. Durante l’incontro quelle storie hanno trovato voce.
Le parole raccolte nelle ore precedenti sono state restituite pubblicamente alla piazza dagli attivisti e dalle attiviste che le avevano ascoltate. Per alcuni minuti il centro della scena non è appartenuto agli esperti, alle organizzazioni o alle istituzioni, ma alle esperienze concrete dei lavoratori e delle lavoratrici. È stato uno dei momenti politicamente e umanamente più significativi della serata: persone troppo spesso costrette all’invisibilità sono entrate nello spazio pubblico. Esperienze vissute individualmente – e spesso in solitudine – sono diventate racconto collettivo, domanda di diritti e materia di confronto con le istituzioni. Ed è forse proprio in quel momento che la piazza di Poggiomarino ha espresso fino in fondo il suo significato: non soltanto denunciare lo sfruttamento, ma ricostruire comunità e partecipazione a partire dalla voce delle persone.
Residenza anagrafica di prossimità
Nel suo intervento, Gabriella D’Orso, Commissario prefettizio e straordinario del comune di Poggiomarino, ha sottolineato la necessità di lavorare per costruire percorsi reali di integrazione. La sicurezza, in questa prospettiva, non si costruisce alimentando paura e separazione. Una comunità è realmente più sicura quando è capace di costruire una giusta integrazione, affrontando i problemi senza averne paura e creando le condizioni perché tutte le persone che vivono e lavorano sul territorio possano accedere ai diritti e partecipare alla vita collettiva. Un obiettivo che richiede necessariamente collaborazione. Le buone pratiche possono nascere e consolidarsi soltanto attraverso un rapporto stabile tra istituzioni e realtà associative radicate nei territori.
D’Orso ha riconosciuto in questo senso il ruolo di stimolo svolto dalla Rete Vesuviana Solidale, richiamando in particolare il percorso proposto dalla Rete sul tema della residenza anagrafica di prossimità per le vittime di sfruttamento. Una questione che può apparire puramente amministrativa ma che, nella vita di molti lavoratori e lavoratrici, rappresenta invece un passaggio decisivo. Come ricordato anche nell’intervento della Rete, la residenza rappresenta una chiave d’accesso a diritti e servizi essenziali e costituisce quindi uno degli strumenti attraverso i quali accompagnare le persone fuori da condizioni di invisibilità e ricattabilità.
Accoglienza diffusa

Sul significato dell’incontro si è soffermato anche l’Assessore regionale alle Politiche sociali Andrea Morniroli. Momenti come quello vissuto a Poggiomarino assumono un valore particolare perché permettono di ricostruire in una piazza dialogo e comunità, facendo incontrare le istituzioni con uomini e donne che rappresentano una componente importante della classe lavoratrice e della vita sociale dei nostri territori. Alle istituzioni spetta allora il compito di esserci: essere presenti nei territori, ascoltare ciò che vi accade, riconoscere le esperienze che funzionano e creare le condizioni perché possano assumere una dimensione più ampia. Perché le buone pratiche possono diventare politiche.
In questo quadro Morniroli ha richiamato l’impegno della Regione Campania a investire nelle politiche per l’immigrazione e l’inclusione sociale, indicando una direzione fondata sull’accoglienza e sull’integrazione diffuse, sull’inclusione sociale e sulla valorizzazione del ruolo e delle competenze delle persone migranti, in alternativa a modelli fondati sulla repressione e sull’insicurezza e richiamando criticamente strumenti e strutture come CPR e CAS.
La presenza nei territori
A chiudere la carrellata degli interventi è stato Igor Prata, Segretario generale della FLAI CGIL Campania e Napoli, che ha sottolineato il valore del percorso intrapreso insieme alla Rete Vesuviana Solidale, ringraziando la Rete per il ruolo che sta svolgendo nella costruzione di questo cammino comune. Prata ha evidenziato come esperienze di questo tipo abbiano un valore importante anche per una grande organizzazione sindacale con 120 anni di storia come la FLAI. Perché è proprio attraverso percorsi come quello costruito nell’Area Vesuviana che un’organizzazione sindacale può riscoprire e fare vivere ogni giorno gli elementi più profondi della propria identità: radici saldamente piantate nei territori, prossimità, ascolto, capacità di esserci e presenza nel cuore della classe lavoratrice agricola – e non soltanto agricola – del nostro Paese. Una presenza che non aspetta necessariamente che il lavoratore arrivi nelle sedi del sindacato, ma prova ad andare nei luoghi nei quali le persone vivono e lavorano, a incontrarle, ascoltarle e costruire insieme percorsi di organizzazione e tutela.
È su questo terreno che l’incontro tra FLAI CGIL e Rete Vesuviana Solidale può continuare a crescere: mettendo insieme storie e identità differenti, ma una comune volontà di stare nei territori e costruire insieme alle persone strumenti concreti di emancipazione.
La Marcia dei Lavoratori Invisibili continua

La giornata di Poggiomarino è stata una tappa fondamentale della Marcia dei Lavoratori Invisibili. Un ulteriore passo di un percorso che non può essere breve e non può esaurirsi in una manifestazione, in un progetto o in una stagione. Deve essere un cammino lungo. Un cammino che dovrà continuare finché i diritti di questi lavoratori e di queste lavoratrici non saranno pienamente riconosciuti e concretamente esercitabili.
Noi della Rete Vesuviana Solidale continueremo a essere al loro fianco. Perché un mondo nel quale possiamo tollerare che vengano violati i diritti di un lavoratore o di una lavoratrice migrante è un mondo nel quale stiamo già accettando che possano essere messi in discussione i diritti e la dignità di tutte e di tutti. Lo ricordava, con parole nette, anche l’intervento di apertura: rendere più ricattabile chi si trova nella posizione più fragile finisce per indebolire le condizioni dell’intero mondo del lavoro. È per questo che ciò che abbiamo visto a Poggiomarino non riguarda soltanto le persone migranti. Riguarda quale territorio vogliamo essere. Riguarda la qualità del nostro lavoro, delle nostre istituzioni, della nostra democrazia e delle relazioni che siamo capaci di costruire. Riguarda tutti noi. Perché diritti e dignità esistono davvero soltanto quando sono riconosciuti a tutte e a tutti. Lunedì, nella piazza di Poggiomarino, abbiamo fatto insieme un altro passo in quella direzione.
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