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HubForDefenders: team legale per assistere i manifestanti
Dopo i fatti di Milano, HubForDefenders ha ricevuto decine di segnalazioni e richieste di assistenza, prevalentemente da genitori di persone minorenni fermate durante le manifestazioni. Per questo l’Hub ha attivato un team legale per offrire supporto, seguire le situazioni segnalate e verificare il rispetto dei diritti e delle garanzie previste dalla legge. LE PROTESTE A MILANO E LE SEGNALAZIONI RICEVUTE Solo in queste ore sono 23 le segnalazioni ricevute, riguardanti in molti casi persone minorenni e razzializzate, che, secondo quanto riferito, sarebbero state trattenute fino a 12 ore in questura senza che i genitori fossero informati. Tra le denunce giunte al centralino figurano anche la privazione di cibo e acqua, l’impossibilità di effettuare una telefonata e il trattenimento senza che ne fossero comunicate le motivazioni. HubForDefenders è uno strumento nazionale di protezione dello spazio civico e delle libertà fondamentali, promosso da una rete di associazioni della società civile tra cui ARCI, A SUD, Un Ponte Per, Amnesty International Italia, Giuristi Democratici, Legal Team Italia. Attraverso il coinvolgimento di professionisti offre assistenza legale, monitora possibili violazioni e mette a disposizione strumenti di protezione per persone, attivisti e organizzazioni, in situazioni di particolare esposizione e vulnerabilità. L’ATTIVAZIONE DI UN TEAM LEGALE A MILANO L’attivazione a Milano di un team legale è una risposta concreta a un bisogno di tutela emerso in queste ore: le decine di segnalazioni e le richieste di assistenza per le persone minorenni fermate durante le manifestazioni. Quando sono coinvolte persone minorenni è richiesta una particolare attenzione. Devono essere pienamente rispettate le specifiche garanzie previste dall’ordinamento, anche rispetto alle procedure, all’assistenza legale e al coinvolgimento dei familiari. L’Hub sta raccogliendo informazioni e verificando eventuali criticità. Il monitoraggio delle possibili violazioni dei diritti fondamentali è parte integrante del lavoro di HubForDefenders. L’Hub non interviene nel merito politico delle manifestazioni né esprime giudizi sulle responsabilità individuali, il cui accertamento spetta alla magistratura. Questo non significa essere neutrali rispetto alla tutela dello spazio civico. L’Hub ha infatti una posizione precisa: il diritto di manifestare, di esprimere dissenso e di partecipare alla vita democratica deve essere protetto. Le garanzie dello Stato di diritto devono essere rispettate sempre, anche nelle situazioni più conflittuali.   CONTATTI DI HUBFORDEFENDERS: telefono: +39 353 495 3606 mail: hub4defenders@proton.me Amnesty International
October 24, 2026
Pressenza
Planet exit. Il nostro mondo visto dagli alieni
Se un alieno atterrasse domani sulla terra, non troverebbe abitanti ma extra-terrestri, alienati come lui. Vedrebbe un ambiente sofferente, dominato dalla violenza, dall’abuso e dall’umiliazione. Proviamo a immaginarcelo. Alberto Boatto, già nel 1992, descriveva la terra come “oggetto disponibile … Leggi tutto L'articolo Planet exit. Il nostro mondo visto dagli alieni sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Caldo d’autunno #2 | Violenza di chi? – di Emanuele Braga
In Francia, in Spagna, in Italia, in Portogallo, in Belgio, in Albania (per quanto riguarda l’Europa). In India, in Brasile, negli Usa e in altre parti del mondo. Una nuova generazione (la gen Z) comincia a far sentire la propria voce, a reclamare il diritto di essere riconosciuta e uscire dall’invisibilità contro anni di [...]
October 19, 2026
Effimera
Uguali davanti alla vita
-------------------------------------------------------------------------------- Domenica 11 ottobre è stata promossa l’iniziativa “Una panchina per Giulio”, nel quartiere Quadraro di Roma. Sono intervenuti rappresentanti del Comune di Roma, Ascanio Celestini, Cgil, Articolo 21, Clara Santini di Khora spazio di resistenze, Mauro Caliste (presidente del Municipio Roma V), Maurizio Mattana (Commissione Cultura), Ass. Dottorandi e ricercatori in Italia e Comitato promotore “Una panchina gialla per Giulio Regeni al Quadraro vecchio”. Ad accompagnare la mattinata, le musiche di Daniele Mutino, Ziad Trabelsi, Pietro Barale, Pasquale Innarella e le letture di Celestini e QuadraCoro -------------------------------------------------------------------------------- Sono nato nel 1972. Enrico Berlinguer nel mese di marzo diventa segretario del Partito Comunista italiano. Due giorni dopo Gian Giacomo Feltrinelli esplode accanto a un traliccio dopo essere entrato in clandestinità. A Milano Giorgio Strehler è il direttore del Piccolo e rappresenta i suoi spettacoli in via Rovello, nel palazzo conosciuto come luogo di tortura fascista. In quei giorni viene ucciso il commissario Calabresi, ritenuto responsabile della morte dell’anarchico Pinelli. A Cannes trionfa “La classe operaia va in Paradiso” e “Il caso Mattei”. A Berlino “I racconti di Canterbury”, di Pasolini. De Sica vince il quarto Oscar con “Il Giardino dei Finzi-Contini”. Il boom è finito da un pezzo e anche il Sessantotto con l’autunno caldo. Il centrosinistra era nato quasi dieci anni prima e già aveva perso quella potenza riformatrice che aveva illuso il paese. Erano già stati organizzati due colpi di Stato e le strade stanno smantellando ogni speranza di radicare il cambiamento del paese. Sono nato nel 1972. Sono andato a scuola l’anno del sequestro Moro. Il corpo del presidente della Democrazia cristiana viene abbandonato in una Renault 4, nelle stesse ore in cui si ritrova in Sicilia quello di Peppino Impastato. Le grandi riforme, dallo Statuto dei lavoratori alle leggi sul divorzio e l’aborto, si chiudono con la Legge 180. La liberalizzazione dell’etere che aveva fatto nascere le radio libere sta dando forza alla televisione privata che con Berlusconi caratterizzerà tre splendidi decenni da Drive-in a Striscia la notizia. Karol Wojtyła viene eletto papa, Sandro Pertini presidente della Repubblica. Goldrake è trasmesso per la prima volta sulla Rete 2. Sono nato nel 1972. I feticci del Sessantotto e del Settantasette li ho vissuti di rimbalzo dieci anni dopo, quando in Europa cade il muro di Berlino e viene giustiziato Nicolae Ceausescu. In Cina si massacrano gli studenti a piazza Tienanmen. In Giappone si vende il Game Boy. Gli americani eleggono George Bush. Va in onda la prima puntata dei Simpson. Sono nato nel 1972. La mia generazione si è mossa a casaccio nella corrente del riflusso, ha ereditato le conquiste di altri e si è trovata a difenderle con le armi di plastilina che fornivano gli anni Ottanta. Nel migliore dei casi la mia generazione ha abbozzato una lotta in trincea per non perdere libertà e diritti, per non farsi strappare valori e ideali, la difesa di qualcosa che già c’è e rischia di sparire. Ha preso il posto della lotta per un mondo possibile, futuro, evaporato in un’estate del 2001 tra gli scontri di Genova e l’attacco alle Torri Gemelle. Sono nato nel 1972 E penso che una generazione non può non ritagliarsi una propria utopia, anche se ridimensionata. Una generazione non può vivere solo delle utopie altrui. Così i sogni delle generazioni passate si sono adattati alla trasformazione del politico nel personale. Quei sogni sono usciti dal corpo sociale per entrare nei corpi di persone defunte, ma con un nome, cognome e testimoni che ne raccontano la storia, che li raccontano vivi. E nel raccontarli vivi riconoscono che nei loro corpi si è infilata l’ingiustizia che fino a qualche decennio fa combattevamo nelle strade contro un potere fatto di palazzi protetti da eserciti e leggi. La solitudine delle lotte politiche del nuovo millennio si ritrova nei corpi e nel dolore di quei corpi lasciati soli. In quei corpi vediamo, come dicono i genitori di Giulio Regeni, tutto il male del mondo. Così, chiediamo verità per Giulio Regeni e Mario Paciolla, andiamo in piazza, nei tribunali, per Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, prendiamo posizione contro quelli che liquidano la morte di Davide Bifolco e Ugo Russo, come un fatto di cronaca nella giungla di Napoli in mano alla camorra, contro quelli che derubricano la morte di Giuseppe Uva come uno che si era andato a cercare. La nostra utopia è che… se non siamo tutti uguali davanti alla legge, possiamo esserlo almeno davanti alla vita. -------------------------------------------------------------------------------- Testo preparato per l’iniziativa “Una panchina per Giulio”, promossa nel quartiere Quadraro di Roma l’11 ottobre. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Uguali davanti alla vita proviene da Comune-info.
October 12, 2026
Comune-info
PORTOGALLO: CONVERGONO LE PROTESTE, DAL CAROVITA AL DIRITTO ALL’ABITARE E ALLA PALESTINA. SGOMBERATA L’ACAMPADA DI PORTO.
Le manifestazioni contro il carovita arrivano anche in Portogallo. Sabato 10 ottobre cortei in molte città come Lisbona, Porto, Aveiro, Braga e Funchal, capoluogo dell’isola di Madeira. A Porto è iniziata un’acampada, sul modello spagnolo, nella centrale piazza Dom João I. Le tende sono rimaste nel centro della città settentrionale, motore economico del Paese lusitano, fin quando la polizia – lunedì 12 ottobre – la polizia ha effettuato lo sgombero, identificando decine di persone. Al centro delle proteste ci sono sia la nuova legge di Bilancio, ora in Parlamento, incentrata sul solito mix “lacrime e sangue” per le classi popolari ma pure il più che timido disegno di legge delega “per la revisione del regime degli affitti”, che il governo di centrodestra al potere a Lisbona è riuscito a far approvare in prima lettura solo grazie all’astensione del partito di estrema destra Chega, equivalente locale dello spagnolo Vox. Dal Portogallo, su Radio Onda d’Urto, la corrispondenza con Franco Tommasoni, ricercatore del Laboratorio collaborativo per lavoro impiego e protezione sociale. Ascolta o scarica
October 12, 2026
Radio Onda d`Urto
VERONA: “NON LASCIAMO SOLE LE PERSONE IN FILA DAVANTI ALLE QUESTURE” PER IL PERMESSO DI SOGGIORNO
L’Osservatorio migranti di Verona ha denunciato con l’ennesimo presidio e conferenza stampa, “gli appuntamenti al buio” fissati dalla Questura scaligera per il rilascio e rinnovo dei permessi di asilo, soggiorno e viaggio per i cittadini non comunitari. Un centinaio le persone presenti davanti ai cancelli di lungadige Galtarossa. Il presidio si è svolto oggi nel primo pomeriggio, non un giorno casuale. Il mercoledì pomeriggio è infatti l’unico giorno dedicato dall’ufficio immigrazione per fissare gli appuntamenti per il rinnovo o rilascio dei documenti per chi non riesce a prenotarsi sul sito Prenotafacile. Il sito gestito dalla polizia dello Stato è notoriamente inefficiente e si blocca spesso creando di conseguenza problemi ai richiedenti, compresa la perdita del lavoro o lasciandoli senza titoli di soggiorno validi. Lo sa bene chi, per vivere in Italia e nell’Unione, si è recato numerose volte, in coda fin dalla notte, davanti alle Questure, per poi ottenere appuntamenti che arrivano dopo mesi, o anni. L’Osservatorio migranti denuncia che “per il rilascio di permessi di asilo, sussidiaria e speciale l’appuntamento viene fissato dopo 7/8 mesi; per il rilascio del titolo di viaggio – il corrispettivo del passaporto per chi non lo può avere – l’appuntamento arriva dopo un anno, ledendo il diritto alla mobilità delle persone; per il rinnovo del permesso per i richiedenti asilo verrà calendarizzato nel 2028, dopo oltre 20 mesi”. “Nessuno dei funzionari della Questura era presente per ascoltare le richieste di un centinaio di persone che erano presenti” riporta dal presidio Daniele Todesco dell’Osservatorio, “ma è comunque partita una trattativa mediata dalla Digos. È stato garantito che ci sarà uno sforzo perché la prossima settimana possano accedere le persone che si erano presentate nelle scorse settimane. In questo modo il problema è stato riconosciuto, quindi il presidio ha avuto la sua efficacia”. Ai nostri microfoni Daniele Todesco ha anche ricordato l’importanza di “non lasciar sole le persone in fila, perché singolarmente non ce la possono fare. Dobbiamo farla diventare nuovamente una questione politica, anche in seguito all’approvazione del patto migrazione asilo di Unione Europea, costruito perché le persone vivano nell’invisibilità, con l’obiettivo che non si radichino”. L’intervista che abbiamo registrato verso la conclusione del presidio con Daniele Todesco dell’Osservatorio migranti di Verona. Ascolta o scarica
October 7, 2026
Radio Onda d`Urto
Ancora in cammino, per rabbia e per amore, lungo le strade della Valle NO TAV
Fu proprio il Comune di Sant’Ambrogio ad ospitare, nella primavera del 1996, la prima manifestazione di piazza contro il TAV. L’opposizione alla grande mala opera era allora ai suoi primi passi e puntava soprattutto su temi come il consumo del suolo, con i  prevedibili danni all’allevamento ed all’agricultura, lo scempio paesaggistico, il deprezzamento dei beni immobiliari e soprattutto il rumore intollerabile, amplificato dall’eco, che il passaggio del supertreno avrebbe prodotto in una valle  lunga e stretta, chiusa tra alte pareti rocciose. La camminata sfilò lungo le vie del paese, con i sindaci in testa ed ai fianchi i trattori e le bandiere della Coldiretti. Le bandiere NO TAV non erano ancora nate ed il Movimento muoveva i primi passi. I giornali  parlarono di alcune migliaia di partecipanti ed a noi sembrò un grandissimo, insperato successo. Dopo trent’anni siamo ancora in cammino. Alla manifestazione NO TAV che questa volta sfila in Bassa valle, da Sant’Ambrogio ad Avigliana, ci siamo di nuovo tutti: i comitati, i sindaci, le numerose realtà di lotta venute a portare solidarietà da tutto il Paese e dalla Francia. Commuove ritrovare i vecchi compagni, ma il cuore gioisce di fronte alla marea di giovani e giovanissimi che hanno preso la testa del corteo, ragazze e ragazzi portatori delle istanze di giustizia sociale e ambientale che sono il nostro  patrimonio più caro e, attraverso le loro voci, continuano a farsi parola, grido di ribellione.. Alla brezza di valle ondeggiano gli striscioni, sventolano le bandiere, accanto ai simboli NO TAV i colori della Palestina. E’ un fiume gioioso quello che scorre per le vie dei paesi e dilaga lungo la statale, tra prati ed albereti, case sparse con orti ridenti di verdure autunnali e cagnolini al cancello: è questa la terra amata, sulla quale si allunga l’ombra della devastazione annunciata e che chiede di essere difesa. Questa volta a rabbuiare la festa non compaiono truppe in assetto antisommossa, solo qualche cellulare piazzato nei punti strategici (ma a Torino e in Valle, nelle stazioni di partenza e di arrivo, la polizia ferroviaria continua a fermare e a controllare i biglietti). L’impressione generale è che il vento stia cambiando e che, davanti alla politica scellerata che taglia i diritti di tutti per aumentare i profitti dei pochi, scricchiolino le certezze dei paladini del TAV: non si può non commentare con ironia la misera riuscita della manifestazione SI’ TAV di qualche giorno fa a Torino e paragonare quel centinaio di partecipanti con le almeno cinquemila persone di questo nostro gioioso corteo. Ad un certo punto compare anche un gruppetto di parlamentari: sono gli eletti in parlamento grazie ai voti del movimento No TAV, i quali, una volta giunti al governo, messe nel dimenticatoio le promesse,  si adeguarono alle scelte scellerate che permisero l’apertura dei cantieri TAV in Valle. Oggi, davanti alle telecamere, tornano ad enumerare i motivi della loro contrarietà all’opera ed a promettere battaglia, ma non ci sono applausi per loro. In corteo ci si rincontra, si torna a discutere, a far rivivere un passato che, anche in questa nostra Valle, ha significato lotte operaie e  ambientali, qualcuna vinta, tante perse. In questo non c’è malinconica commemorazione, ma il bisogno di capire, di recuperare le ragioni ripartendo dalle sconfitte. Mi capita così di ritrovare un compagno mio coetaneo, negli anni settanta operaio a Mirafiori e delegato sindacale di base. E’ uno dei sessantun licenziati Fiat per rappresaglia, nell’ ottobre ’79. Mi racconta che, proprio su quella esperienza finita con i trentacinque giorni di occupazione della fabbrica e la desertificazione sociale che ancora dura, sta lavorando insieme al collettivo studentesco del Politecnico di Torino. I giovani vogliono sapere per poter ripartire, e non dal racconto dei vincitori, ma dalle ragioni dei vinti. Di quei giorni  ci ritorna un’immagine in particolare: il grande ritratto stilizzato di Marx che campeggiava alla porta 5 di Mirafiori. L’ultimo giorno, sul ritratto,  compare una scritta di saluto, a mo’ di fumetto: “Avevamo la ragione e la forza. Ci è rimasta la ragione. coraggio, compagni”. Ci diciamo che proprio da quel messaggio è ora di ripartire, per riconnettere le lotte e  ricomporle contro il nemico comune, lo stesso di sempre, il sistema del capitale: le ragioni durano e si moltiplicano, la forza  collettiva rinasce. Quando arriviamo ad Avigliana si sta facendo sera. La luce del tramonto sfuma tra i tavolini dei bar, accende le chiome autunnali dei viali, colora di malinconia il commiato tra chi ha condiviso la fatica e l’allegria della lunga camminata. Dal palco arrivano gli ultimi interventi, l’invito al concerto serale. Per me è ora di tornare. Mi rimetto in viaggio,  sul ritmo dei versi danteschi che mi si scandiscono in testa come un amoroso tormentone. > ERA GIÀ L’ORA CHE VOLGE IL DISIO > AI NAVICANTI E ’NTENERISCE IL CORE > LO DÌ C’HAN DETTO AI DOLCI AMICI ADDIO; > > E CHE LO NOVO PEREGRIN D’AMORE > PUNGE, SE ODE SQUILLA DI LONTANO > CHE PAIA IL GIORNO PIANGER CHE SI MORE… Centro Sereno Regis
October 6, 2026
Pressenza
Una piazza ci vuole
IN MOLTI TERRITORI LO SPORTELLO DIRITTI È PRESIDIO IMPORTANTE PER METTERE PIÙ CHE IL LAVORO, I LAVORATORI E LE LAVORATRICI. A VOLTE C’È CHI RIESCE PERFINO A PORTARE FUORI DAGLI SPORTELLI LE PERSONE E LE STORIE INCONTRATE. È ACCADUTO NEI GIORNI SCORSI A POGGIOMARINO, NEL NAPOLETANO, DOVE UNA PIAZZA CONTRO LO SFRUTTAMENTO È DIVENTATO UN LUOGO DI COMUNITÀ CON CENTINAIA DI PERSONE, DI ORIGINE MIGRANTE E ITALIANA, CHE HANNO PARTECIPATO A UN’INIZIATIVA PROMOSSA DA RETE VESUVIANA SOLIDALE E FLAI CGIL. IL MOMENTO PIÙ INTENSO È STATO QUANDO LE STORIE DI TANTE PERSONE COSTRETTE ALL’INVISIBILITÀ SONO ENTRATE NELLO SPAZIO PUBBLICO. ESPERIENZE CONSUMATE NEL BUIO E NELLA SOLITUDINE, D’UN TRATTO, SI SONO FATTE RACCONTO COLLETTIVO E UNIVERSALE. I DIRITTI QUALCOSA CHE SI ESERCITA, NON SI MENDICA Centinaia di persone hanno riempito lunedì 29 settembre, la piazza di Poggiomarino (Napoli) per parlare di sfruttamento lavorativo, caporalato, diritti e integrazione. Una partecipazione straordinaria, soprattutto di lavoratori e lavoratrici di origine migrante – in prevalenza provenienti dal Bangladesh, ma anche dall’India, dal Marocco e da diversi Paesi dell’Europa dell’Est – insieme a cittadine e cittadini italiani, associazioni, sindacato e rappresentanti delle istituzioni. Per qualche ora quella piazza è diventata qualcosa di più del luogo di un dibattito pubblico. È diventata il laboratorio vivente di una comunità che non costruisce paura e separazione, ma relazioni, dignità, diritti. È forse questa l’immagine più forte dell’incontro “Sfruttamento lavorativo e contrasto al caporalato. Buone pratiche a partire dall’Area Vesuviana”, promosso dalla Rete Vesuviana Solidale e dalla FLAI CGIL Campania e Napoli, con il patrocinio morale del Comune di Poggiomarino. Una piccola pagina di storia politica e sociale dell’Area Vesuviana, costruita innanzitutto dalla presenza e dal protagonismo delle persone. Un percorso che viene da lontano Per noi della Rete Vesuviana Solidale, quello del 29 settembre è stato un momento particolarmente importante. Da quindici anni portiamo avanti sul territorio un’esperienza di tutela e solidarietà che ha nello Sportello Diritti uno dei suoi principali punti di riferimento: uno spazio di consulenza socio-legale e segretariato sociale che nel tempo ha incontrato e accompagnato migliaia di persone, italiane e migranti, garantendo gratuitamente orientamento ai servizi e supporto nell’accesso alla tutela legale, alla salute e all’abitare. Una presenza quotidiana che ci ha permesso di conoscere da vicino le condizioni di migliaia di lavoratori e lavoratrici migranti che vivono nell’Area Vesuviana in situazioni di precarietà lavorativa e sociale, a volte estrema. Dal 2025, lo Sportello è diventato sede del Polo Sociale Integrato di contrasto allo sfruttamento lavorativo e al caporalato, nell’ambito del programma regionale Su.Pr.Eme. 2, rafforzando ulteriormente il lavoro di prossimità, intercettazione, orientamento e presa in carico. Negli ultimi mesi abbiamo sentito sempre più forte la necessità di compiere un passo ulteriore: portare fuori dagli sportelli le persone, le storie e le contraddizioni che incontriamo ogni giorno e restituirle allo spazio pubblico. Da questa esigenza è nato il percorso lanciato in maggio dalla Rete Vesuviana Solidale insieme alla FLAI CGIL per costruire una Marcia dei Lavoratori Invisibili: un cammino che ha già attraversato in due occasioni le strade di Napoli, il 1° maggio e il 20 giugno, portando nello spazio pubblico la voce di lavoratori e lavoratrici troppo spesso invisibili. Eppure, mai avevamo vissuto un momento come quello di Poggiomarino. Non soltanto perché centinaia di persone hanno risposto all’invito e riempito una piazza. Ciò che è accaduto rappresenta qualcosa di più: il tentativo concreto di ricostruire uno spazio pubblico nel quale persone diverse possano incontrarsi, riconoscersi, prendere parola e discutere insieme delle condizioni materiali della propria vita e del futuro del territorio. In un tempo segnato dalla frammentazione sociale, dalla solitudine e dalla difficoltà di costruire luoghi reali di partecipazione, una piazza attraversata insieme da lavoratori migranti e italiani, associazioni, sindacato e istituzioni assume un significato profondamente democratico. Contrastare lo sfruttamento significa allora anche contribuire a rigenerare la qualità della vita politica e democratica locale. Significa riportare nello spazio pubblico persone che troppo spesso rimangono invisibili; ricostruire legami dove prevalgono isolamento e diffidenza; creare luoghi nei quali i problemi sociali possano essere nominati e affrontati collettivamente; permettere alle istituzioni di incontrare direttamente le persone e alle persone di riconoscersi come soggetti capaci di partecipare alla trasformazione del proprio territorio. È anche questo il senso del percorso che stiamo provando a costruire: non parlare dei lavoratori e delle lavoratrici migranti, ma costruire luoghi nei quali possano parlare, essere ascoltati e organizzarsi insieme agli altri lavoratori e alle altre lavoratrici del territorio. Nel suo intervento di apertura, Emilio Mesanovic ha ricordato la convinzione che accompagna l’esperienza della Rete: i diritti, per essere davvero tali, devono essere universali; solidarietà, mutualismo e organizzazione diventano così strumenti attraverso i quali costruire tutela ed emancipazione. Ed è proprio sul terreno del lavoro che diventa evidente la necessità di ricostruire questa dimensione comune. Le condizioni di sfruttamento vissute da molti lavoratori migranti nei campi e nei laboratori convivono nello stesso territorio con il lavoro povero e precario di tanti italiani impiegati nei supermercati, nel commercio e nella ristorazione. La piazza di Poggiomarino ha mostrato, per una sera, cosa può accadere quando queste vite smettono di procedere parallelamente e cominciano a riconoscersi nello stesso spazio pubblico. Quando le storie hanno riempito la piazza Uno dei momenti più intensi della serata è arrivato quando le storie delle persone hanno riempito la piazza. Nelle ore precedenti l’incontro, le Brigate del Lavoro della FLAI CGIL avevano incontrato le centinaia di lavoratori e lavoratrici migranti arrivati a Poggiomarino. Accanto all’attività di informazione e tutela sindacale, attiviste e attivisti solidali si sono messi in ascolto. Hanno raccolto frammenti di vite e di lavoro: esperienze di sfruttamento, salari troppo bassi, lavoro irregolare, precarietà, difficoltà quotidiane. Ma anche aspirazioni, bisogni, speranze e richieste di riconoscimento. Durante l’incontro quelle storie hanno trovato voce. Le parole raccolte nelle ore precedenti sono state restituite pubblicamente alla piazza dagli attivisti e dalle attiviste che le avevano ascoltate. Per alcuni minuti il centro della scena non è appartenuto agli esperti, alle organizzazioni o alle istituzioni, ma alle esperienze concrete dei lavoratori e delle lavoratrici. È stato uno dei momenti politicamente e umanamente più significativi della serata: persone troppo spesso costrette all’invisibilità sono entrate nello spazio pubblico. Esperienze vissute individualmente – e spesso in solitudine – sono diventate racconto collettivo, domanda di diritti e materia di confronto con le istituzioni. Ed è forse proprio in quel momento che la piazza di Poggiomarino ha espresso fino in fondo il suo significato: non soltanto denunciare lo sfruttamento, ma ricostruire comunità e partecipazione a partire dalla voce delle persone. Residenza anagrafica di prossimità Nel suo intervento, Gabriella D’Orso, Commissario prefettizio e straordinario del comune di Poggiomarino, ha sottolineato la necessità di lavorare per costruire percorsi reali di integrazione. La sicurezza, in questa prospettiva, non si costruisce alimentando paura e separazione. Una comunità è realmente più sicura quando è capace di costruire una giusta integrazione, affrontando i problemi senza averne paura e creando le condizioni perché tutte le persone che vivono e lavorano sul territorio possano accedere ai diritti e partecipare alla vita collettiva. Un obiettivo che richiede necessariamente collaborazione. Le buone pratiche possono nascere e consolidarsi soltanto attraverso un rapporto stabile tra istituzioni e realtà associative radicate nei territori. D’Orso ha riconosciuto in questo senso il ruolo di stimolo svolto dalla Rete Vesuviana Solidale, richiamando in particolare il percorso proposto dalla Rete sul tema della residenza anagrafica di prossimità per le vittime di sfruttamento. Una questione che può apparire puramente amministrativa ma che, nella vita di molti lavoratori e lavoratrici, rappresenta invece un passaggio decisivo. Come ricordato anche nell’intervento della Rete, la residenza rappresenta una chiave d’accesso a diritti e servizi essenziali e costituisce quindi uno degli strumenti attraverso i quali accompagnare le persone fuori da condizioni di invisibilità e ricattabilità. Accoglienza diffusa Sul significato dell’incontro si è soffermato anche l’Assessore regionale alle Politiche sociali Andrea Morniroli. Momenti come quello vissuto a Poggiomarino assumono un valore particolare perché permettono di ricostruire in una piazza dialogo e comunità, facendo incontrare le istituzioni con uomini e donne che rappresentano una componente importante della classe lavoratrice e della vita sociale dei nostri territori. Alle istituzioni spetta allora il compito di esserci: essere presenti nei territori, ascoltare ciò che vi accade, riconoscere le esperienze che funzionano e creare le condizioni perché possano assumere una dimensione più ampia. Perché le buone pratiche possono diventare politiche. In questo quadro Morniroli ha richiamato l’impegno della Regione Campania a investire nelle politiche per l’immigrazione e l’inclusione sociale, indicando una direzione fondata sull’accoglienza e sull’integrazione diffuse, sull’inclusione sociale e sulla valorizzazione del ruolo e delle competenze delle persone migranti, in alternativa a modelli fondati sulla repressione e sull’insicurezza e richiamando criticamente strumenti e strutture come CPR e CAS. La presenza nei territori A chiudere la carrellata degli interventi è stato Igor Prata, Segretario generale della FLAI CGIL Campania e Napoli, che ha sottolineato il valore del percorso intrapreso insieme alla Rete Vesuviana Solidale, ringraziando la Rete per il ruolo che sta svolgendo nella costruzione di questo cammino comune. Prata ha evidenziato come esperienze di questo tipo abbiano un valore importante anche per una grande organizzazione sindacale con 120 anni di storia come la FLAI. Perché è proprio attraverso percorsi come quello costruito nell’Area Vesuviana che un’organizzazione sindacale può riscoprire e fare vivere ogni giorno gli elementi più profondi della propria identità: radici saldamente piantate nei territori, prossimità, ascolto, capacità di esserci e presenza nel cuore della classe lavoratrice agricola – e non soltanto agricola – del nostro Paese. Una presenza che non aspetta necessariamente che il lavoratore arrivi nelle sedi del sindacato, ma prova ad andare nei luoghi nei quali le persone vivono e lavorano, a incontrarle, ascoltarle e costruire insieme percorsi di organizzazione e tutela. È su questo terreno che l’incontro tra FLAI CGIL e Rete Vesuviana Solidale può continuare a crescere: mettendo insieme storie e identità differenti, ma una comune volontà di stare nei territori e costruire insieme alle persone strumenti concreti di emancipazione. La Marcia dei Lavoratori Invisibili continua La giornata di Poggiomarino è stata una tappa fondamentale della Marcia dei Lavoratori Invisibili. Un ulteriore passo di un percorso che non può essere breve e non può esaurirsi in una manifestazione, in un progetto o in una stagione. Deve essere un cammino lungo. Un cammino che dovrà continuare finché i diritti di questi lavoratori e di queste lavoratrici non saranno pienamente riconosciuti e concretamente esercitabili. Noi della Rete Vesuviana Solidale continueremo a essere al loro fianco. Perché un mondo nel quale possiamo tollerare che vengano violati i diritti di un lavoratore o di una lavoratrice migrante è un mondo nel quale stiamo già accettando che possano essere messi in discussione i diritti e la dignità di tutte e di tutti. Lo ricordava, con parole nette, anche l’intervento di apertura: rendere più ricattabile chi si trova nella posizione più fragile finisce per indebolire le condizioni dell’intero mondo del lavoro. È per questo che ciò che abbiamo visto a Poggiomarino non riguarda soltanto le persone migranti. Riguarda quale territorio vogliamo essere. Riguarda la qualità del nostro lavoro, delle nostre istituzioni, della nostra democrazia e delle relazioni che siamo capaci di costruire. Riguarda tutti noi. Perché diritti e dignità esistono davvero soltanto quando sono riconosciuti a tutte e a tutti. Lunedì, nella piazza di Poggiomarino, abbiamo fatto insieme un altro passo in quella direzione. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Una piazza ci vuole proviene da Comune-info.
October 2, 2026
Comune-info
Decreto scuola: un passato coloniale con cui fare i conti
Il 22 settembre negli studi Rai, alla presenza accondiscendente di Bruno Vespa, la premier Meloni presenta il decreto del tetto al 30% nelle aule di studenti stranieri che non parlano italiano, citando persino il Presidente Mattarella che, da ministro della … Leggi tutto L'articolo Decreto scuola: un passato coloniale con cui fare i conti sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.