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Sulla terza guerra mondiale in corso
LA NARRAZIONE DI GOVERNO, OPPOSIZIONE E GRANDI MEDIA DI QUESTI GIORNI, SEMBRA DIRE CHE L’ITALIA È TUTTO SOMMATO FUORI E INTENDA RESTARLO DALLE AGGRESSIONI MILITARI CHE RIGUARDANO IRAN, PALESTINA E ANCHE UCRAINA. IN QUESTO ARTICOLO, ANTONIO MAZZEO CON GRANDE LUCIDITÀ RICORDA CHE IN QUESTO MOMENTO ABBIAMO REPARTI SCHIERATISSIMI IN KUWAIT, KURDISTAN IRACHENO E BAHREIN, ABBIAMO UNA BASE AEREA IN GIBUTI, TRUPPE IN SOMALIA, DUE MISSIONI IN LIBANO. SIAMO GIÀ IL PAESE ATLANTICO MILITARMENTE PIÙ RAPPRESENTATO IN MEDIO ORIENTE DOPO GLI USA. CHI LO AVREBBE DETTO? DEL RESTO, NELLE SETTIMANE PRECEDENTI ALL’ATTACCO “PREVENTIVO” USA-ISRAELIANO ABBIAMO CONSENTITO CHE IL NOSTRO SPAZIO AEREO FOSSE ATTRAVERSATO DA BOMBARDIERI, AEREI RADAR E CISTERNA NEI LORO TRASFERIMENTI VERSO LE BASI AREE DEL GOLFO. INTANTO, DA TEMPO FORNIAMO ARMI E MUNIZIONI ALL’ESERCITO ISRAELIANO E ALLE FORZE ARMATE UCRAINE. IN QUESTO ARTICOLO MAZZEO SEGNALA PERÒ ANCHE UNA DELLE DIVERSE E SOTTOVALUTATE FORME DI RIBELLIONE RISPETTO A QUESTO ORRORE: DEI SEI MILIONI DI RIFUGIATI UCRAINI, UN MILIONE SONO UOMINI IN OBBLIGO DI LEVA. QUESTA ENORME E POCO RACCONTATA DISERZIONE INVESTE IN REALTÀ ANCHE RUSSIA E BIELORUSSIA, “A RIPROVA DI COME SIA UNA DELLE PIÙ CONCRETE RISPOSTE DI RIFIUTO DI MASSA ALLE LOGICHE DI GUERRA E DI MORTE DEI GOVERNANTI…” Foto di Valentin Karisch su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- A balzi forzati verso la Terza Guerra Mondiale. L’incendio scatenatosi in tutto il Medio oriente dopo l’attacco USA-Israele all’Iran rischia di trasformarsi in una catastrofe globale. In verità, considerando il numero dei paesi direttamente o indirettamente presenti nei campi di battaglia, siamo già di fronte a un conflitto mondiale. Israele, Iran, Libano, Siria, tutti i Paesi del Golfo, il Corno d’Africa dall’altra parte del Mar Rosso, l’Egitto, la Turchia e la belligeranza dimenticata tra Pakistan e l’Afghanistan. Poi gli USA e gli alleati NATO, primi fra tutti Francia e Regno Unito, ma senza dimenticare Portogallo, Spagna, Germania e Cipro che hanno fornito un supporto logistico chiave per le operazioni di trasferimento dei caccia da guerra verso lo scacchiere mediorientale. E l’Italia? Nonostante il governo e l’“opposizione” Pd provino a dare l’idea che il belpaese intenda restar fuori dalla contesa, fedele partner sì di Washington e Tel Aviv ma attento a non farsi trascinare dietro chissà quali altre sventure, basi e installazioni militari, sistemi radar e missilistici e migliaia di soldati operano a favore dei raid contro Teheran, anche a pochi chilometri di distanza. Le rappresaglie iraniane contro le roccaforti USA nel Golfo hanno fatto scoprire agli italiani che abbiamo schierato reparti d’eccellenza in Kuwait, ad Erbil nel kurdistan iracheno e finanche in Bahrein nel dispositivo di comando della Combined Maritime Forces, la forza aeronavale multinazionale a guida statunitense attiva in Mar Rosso, nell’Oceano Indiano e nel Golfo Persico. In quelle acque abbiamo trasferito unità della Marina Militare nell’ambito delle operazioni UE “Atalanta” ed “Aspides”, entrambe sempre più a vocazione anti-iraniana. Abbiamo una base aerea a Gibuti e truppe in Somalia e operiamo con due missioni in Libano, Unifil con le Nazioni Unite e quella per la formazione delle forze armate di Beirut. Siamo davvero ovunque, il paese atlantico militarmente più rappresentato in Medio oriente dopo gli Stati Uniti d’America. Nelle settimane precedenti all’attacco “preventivo” USA-israeliano abbiamo consentito che il nostro spazio aereo fosse attraversato da bombardieri, aerei radar e cisterna nei loro trasferimenti verso le grandi basi aree del Golfo. A Napoli Capodichino e Lago Patria-Giugliano ci sono i comandi strategici di US Navy per la gestione di tutte le attività nel Mediterraneo e in Medio oriente; da Aviano (Pordenone) sono stati trasferiti – probabilmente in Giordania – dodici cacciabombardieri F-16 di US Air Force. Alle operazioni belliche non fanno mancare il loro apporto, come purtroppo avviene ormai da sempre, le mega installazioni Usa e NATO “ospitate” in Sicilia. Il terminale terrestre del sistema satellitare MUOS realizzato a Niscemi in violazione delle norme ambientali e urbanistiche continua a trasferire agli “utenti mobili” (caccia, droni, missili, sottomarini e navi di superficie) le immagini dei target da colpire e gli ordini di attacco. È stato poi possibile documentare che sabato 28 febbraio alle ore 01.30 circa, un grande velivolo da pattugliamento aeronavale Boeing P8A “Poseidon” di US Navy è decollato dallo scalo aereo di Sigonella per dirigersi verso il Mediterraneo orientale dove da lì a qualche ora è stato scatenato l’inferno di fuoco contro l’Iran. La presenza del “Poseidon” durante il raid contro Teheran ha certamente favorito le operazioni di individuazione e selezione degli obiettivi. Sempre sabato 28 è atterrato nella base aerea siciliana un drone-spia MQ-4C “Triton”, anch’esso in dotazione a US Navy. Il grande velivolo senza pilota è rientrato in Sicilia dopo una lunga missione di intelligence e sorveglianza nello spazio aereo del Golfo di Oman, in prossimità dello Stretto di Hormuz. Il “Triton” era stato trasferito il 23 febbraio da Sigonella alla base aerea di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti. Il giorno successivo, in particolare, è stato tracciato il volo del drone sul Golfo Persico in prossimità di Bahrain e Qatar, ad un’altitudine “anomala” di oltre 11.500 metri. Anche in questo caso è presumibile che il velivolo abbia mappato le infrastrutture e i siti iraniani da colpire e distruggere. I P-8A “Poseidon” e i droni “Triton” e “Global Hawk” di Sigonella sono stati utilizzati in innumerevoli interventi di US Navy nel Mar Nero e ai confini con Ucraina, Russia e Bielorussia, a fianco delle forze armate di Kiev. Una sanguinosa guerra fratricida quella russo-ucraina entrata già nel suo quinto anno e di cui si ignorano ancora i reali costi in vite umane. Secondo gli studi delle più serie organizzazioni non governative, confermati dal Center for Strategic and International Studies (Csis) di Washington, sarebbero già due milioni i militari dei due paesi morti o feriti gravemente. Ci sono poi le vittime civili del conflitto, non meno di 15.000 secondo le Nazioni Unite; enorme il numero dei rifugiati ucraini all’estero, sei milioni circa, un milione dei quali uomini in obbligo di leva. Un fenomeno, quello della diserzione, che ha investito anche Russia e Bielorussia a riprova di come sia stata una delle più concrete risposte di rifiuto di massa alle logiche di guerra e di morte dei governanti. Una carneficina quella russo ucraina, ignobilmente alimentata dalle armi inviate da USA e alleati Ue e NATO. Dal 2022 ad oggi i paesi europei hanno trasferito a Kiev armamenti e munizioni per un valore superiore ai 201 miliardi di euro; altri 178 miliardi di sistemi di morte sono stati promessi per i prossimi mesi. Anche l’Italia ha fatto la sua parte; nonostante sia l’unico dei paesi occidentali che abbia secretato il valore, la quantità e la tipologia delle armi inviate alle forze armate ucraine, è possibile stimare in non meno di due miliardi di euro all’anno il costo di questi sistemi, cioè otto miliardi dal 22 febbraio 2022, data dell’invasione militare russa. Ma l’Italia ha anche le mani e il volto sporchi di sangue del popolo palestinese vittima delle politiche genocide di Israele. Prima e durante le operazioni di sterminio nella Striscia di Gaza abbiamo fornito armi e munizioni alle forze armate israeliane aggirando norme e controlli. Gli affari per il complesso militare-industriale nazionale non hanno conosciuto mai una sosta. Leonardo SpA, anche attraverso le aziende controllate con sede nel Regno Unito negli Stati Uniti, continua a inviare componenti per i cacciabombardieri F-35 israeliani, elicotteri leggeri e cannoni navali. Prosegue la cooperazione nel settore addestrativo con i corpi d’élite della Marina e dell’Aeronautica Militare israeliana e nella primavera 2025 il di Stato Maggiore delle forze aeree di Tel Aviv è stato ospite d’onore del 32° Stormo di Amendola (Foggia). Quando saranno completati i lavori di ampliamento e potenziamento della grande base aerea di Trapani Birgi per ospitare la prima scuola dei piloti dei cacciabombardieri F-35 fuori dagli USA è più che prevedibile che tra i “docenti” ci saranno proprio i top gun di Israele per l’esperienza acquisita durante i raid di morte a Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria, Yemen, Qatar e Iran. Si parla assai poco della International School di Trapani Birgi eppure rappresenta uno degli esempi più emblematici del processo di israelizzazione del sistema militare-industriale italiano. Nella base siciliana saranno formati i piloti di tutti quei paesi che hanno acquistato o intendono acquistare gli F-35, aerei dotati della doppia capacità d’armamento, convenzionale e nucleare. Sul sedime della base militare NATO, impiegando risorse, mezzi e militari dell’Aeronautica italiana, sarà il colosso statunitense Lockheed Martin in partnership con il gruppo Leonardo a capitalizzare l’affaire, promuovendo i propri gioielli di distruzione di massa e concorrendo a un’ulteriore militarizzazione dello spazio aereo di mezza Sicilia, Pantelleria e del mar Tirreno fino ai poligoni della Sardegna. A Trapani intanto sono stati rischierati gli aerei radar Awacs della NATO, principalmente per operare sul fronte dell’Europa orientale. E, segretamente, anche i droni d’intelligence e riconoscimento RQ-4D “Phoenix” AGS dell’Alleanza, il cui comando e centro operativo sorge a NAS Sigonella (Catania). L’AGS con i suoi cinque velivoli a pilotaggio remoto consente alla NATO di condurre ricognizioni aeree autonome in qualsiasi condizione atmosferica, giorno e notte, in una vastissima aera geografica che comprende l’Europa, il nord Africa e il Mediterraneo orientale. La Sicilia che va alla guerra raddoppia, anzi no: con il MUOS di Niscemi e la base navale di Augusta in via di potenziamento, cala un poker d’assi. Tragedia nella tragedia di un mondo in rovina. -------------------------------------------------------------------------------- Articolo pubblicato anche su Sicilia Libertaria e Antoniomazzeoblog.blogspot.com -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Sulla terza guerra mondiale in corso proviene da Comune-info.
April 16, 2026
Comune-info
Era uno spazio aperto
-------------------------------------------------------------------------------- Quando lo spazio si restringe l’aria si fa rarefatta. È da qui che bisogna partire. Da una sensazione fisica, sottile ma sempre più evidente: quella di un quartiere che cambia pelle, e nel farlo rischia di perdere qualcosa di essenziale. Non si tratta solo di muri o destinazioni d’uso, ma di ciò che hanno significato i luoghi. Il 15 aprile 2011 una comunità ha detto con chiarezza che il CasiNo non si sarebbe fatto. Non fu solo un gesto, ma una rottura. Una presa di posizione contro la speculazione, contro le mafie, contro un modello che si nutre della fragilità e trasforma tutto in profitto, anche la cultura, anche le vite. Sotto un gazebo, raccogliendo firme, è iniziato qualcosa che non si è più fermato. Da quell’azione è emerso un bisogno collettivo rimasto troppo a lungo in silenzio: il bisogno di spazi vivi, accessibili, capaci di accogliere e far crescere relazioni. Quello stesso giorno, mentre qui nasceva un’esperienza, a Gaza veniva ucciso Vittorio Arrigoni. A lui fu dedicata una sala. “Restiamo umani” non è mai stato uno slogan: è stato un principio, una direzione che ha attraversato ogni gesto, ogni scelta, ogni incontro. Il Nuovo Cinema Palazzo era questo: una moltitudine. Un’assemblea viva, mutevole, imperfetta. Uno spazio aperto, gratuito, orizzontale, dove l’obiettivo non era il guadagno ma la possibilità di esistere insieme, fuori dalle logiche del mercato. La strada entrava nel palazzo e il palazzo usciva in strada. Le voci si mescolavano: passanti, artistə, abitanti. Per moltə era la prima volta in un luogo così. Per moltə era una casa che fino a quel momento era stata negata. Lì si costruiva cultura come capacità di vivere, non come prodotto da vendere. Il Nuovo Cinema Palazzo cresceva ribelle. Cresceva vulcano. L’8 febbraio del 2012 il Tribunale civile di Roma assolse gli e le imputatə per l’occupazione parlando di una «moltitudine di persone», e riconobbe che «l’interesse alla base dell’azione dimostrativa […] nell’occupazione dell’edificio è di natura politica, non patrimoniale o egoistica». Si difendeva una vocazione culturale, non un interesse privato. Era la dimostrazione concreta che un altro modo di abitare e autogovernare gli spazi era possibile. Eppure, nel 2020, tutto questo è stato sgomberato dalla polizia di Stato. Caschi, scudi, manganelli. In piena pandemia. Ancora una volta, la violenza dello Stato a ristabilire la violenza del mercato. Il diritto del capitale sopra quello delle persone. Quello spazio è stato svuotato. Ma quello che era successo lì dentro non si è mai fermato: resta l’“Olandese Volante” che approda nei cortei contro la guerra, nelle assemblee contro la speculazione edilizia, nelle lotte per l’accessibilità dei servizi culturali e dello sport. Per cinque anni quel luogo è rimasto vuoto. Oggi il Cinema Palazzo riapre come progetto imprenditoriale. Ci viene raccontato come una rinascita. Ma è una sostituzione. È la trasformazione di un bene comune in prodotto. Di una comunità in pubblico. Di una rivolta in evento. Di uno spazio condiviso a uno spazio selettivo. E fa ancora più male vedere chi quella storia l’ha vissuta prestarsi a questa narrazione, offrendo la propria arte come simbolo di qualcosa che ne è la negazione. E questa non è una questione che riguarda solo un edificio. È il segno di un processo più ampio, che attraversa tutta la città. Gli spazi pubblici si riducono, si trasformano: diventano altro, spesso per pochi. I quartieri cambiano e, nel farlo, selezionano. La socialità diventa un privilegio. L’accesso un filtro. Il diritto di vivere un luogo, qualcosa che si compra. Dire che non si riconosce questa nuova esperienza non significa essere contro la cultura. Significa rifiutare l’idea che la cultura possa esistere solo dentro logiche di mercato. Significa difendere spazi aperti, attraversabili, vivi, in cui la partecipazione non sia mediata dal consumo. Il Nuovo Cinema Palazzo non era solo cultura. Era relazione, solidarietà, conflitto, immaginazione. Era la prova concreta che non lasciare indietro nessuna e nessuno è possibile. Che si può costruire senza vendere tutto. Che si può esistere senza chiedere il permesso al mercato. Quella esperienza non è replicabile. Non è acquistabile. Non è imitabile. E non è cancellabile. Perché ogni spazio collettivo porta con sé qualcosa che non può essere ricreato altrove: memoria, legami, pratiche. E quando scompare, non viene sostituito. Viene perso. Per questo ricordare non è nostalgia. È un atto necessario. Per non dimenticare cosa è stato possibile. Per continuare a immaginare che possa esserlo ancora. Oggi più che mai, in un quartiere sempre più divorato dal privato, rivendichiamo spazi aperti, accessibili, autogestiti. Spazi dove incontrarsi senza dover consumare, dove creare senza dover produrre profitto, dove esistere senza essere trasformati in merce. Il nuovo cinema palazzo non è dentro quelle mura. È nella voglia di rivoluzione, nel pensiero critico, nell’altruismo, nella fantasia. E a chi oggi racconta una continuità che non esiste, rispondiamo con chiarezza: le storie non sono tutte uguali. Alcune si incontrano, altre si escludono. Il Nuovo Cinema Palazzo era tutta un’altra storia. E lo è ancora. -------------------------------------------------------------------------------- . -------------------------------------------------------------------------------- UN PALAZZO COMUNE Sono tante le storie che dimostrano come il Nuovo Cinema Palazzo sia stato prima di tutto relazione e solidarietà. Quando ad esempio dodici anni fa fu sgomberato Scup, dove come redazione di Comune avevamo una stanzetta per le riunioni, il Nuovo Cinema Palazzo non ci pensò due volte a metterci a disposizione un angolo del cinema dove incontrarci. Così, un paio di volte a settimana, per alcuni mesi, capitava che la mattina eravamo i primi ad entrare e trovavamo Sarah Gainsforth, oggi giornalista e ricercatrice apprezzatissima (soprattutto sui temi del diritto all’abitare), oppure Marcello Fonte (che non aveva ancora recitato in film come Io sono tempesta o il pluripremiato Dogman di Garrone), puntualissimi ad accoglierci. Una volta mettemmo su insieme anche un’iniziativa fantastica che riempì di farina il Cinema: più di cento persone di tutte le età parteciparono a un laboratorio di autoproduzione del pane con pasta madre. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Era uno spazio aperto proviene da Comune-info.
April 16, 2026
Comune-info
Proteggere Pisa
STUDIARE UN TERRITORIO COINVOLGENDO CHI LO ABITA È GIÀ UN MODO PER CAMBIARLO IN PROFONDITÀ. “PISA DEPREDATA” NON È UN’INCHIESTA GIORNALISTICA NÉ UNA RELAZIONE ACCADEMICA, MA UN PERCORSO COLLETTIVO DI CONOSCENZA E AZIONE PROMOSSO PER SALVARE LA CITTÀ DAL SACCHEGGIO DEL PATRIMONIO PUBBLICO, DAL CONSUMO DI SUOLO E DALL’OSSESSIONE DEL TURISMO. MA ANCHE PER FAR EMERGERE MOLTE ALTRE IDEE E PRATICHE DI CITTÀ -------------------------------------------------------------------------------- “Pisa Depredata” è un’inchiesta che nasce come processo collettivo di conoscenza e di azione politica proiettata verso il 2028 e oltre: oggi più che mai è in gioco il futuro della nostra città e purtroppo non solo di Pisa. Obiettivi, strumenti e metodo L’inchiesta è parte di un processo che mira a collegare analisi e intervento, conoscenza e conflitto; una ricerca realizzata sulla base di un metodo e di strumenti di impianto scientifico, che si affianca a iniziative pubbliche, momenti di partecipazione e riflessione, in una lettura politica-programmatica in cui la direzione è sempre quella di provare a invertire la tendenza con la costruzione di un’altra idea di città. Ecco perché “Pisa Depredata”: siamo attualmente di fronte a una città soffocata dagli interessi privati, in cui gli spazi di fruizione pubblica vengono sempre più cannibalizzati dalla speculazione, monetizzati in favore di pochi, e in cui le procedure della macchina amministrativa vengono piegate e semplificate per realizzare grandi operazioni speculative. Una città in cui è in atto un vero e proprio saccheggio del patrimonio pubblico, in cui i diritti, come quello alla casa e allo studio, diventano nei fatti preda di appetiti privati; eppure, una città che non è ancora perduta. Dal punto di vista degli strumenti, il lavoro si sviluppa attraverso una combinazione di fonti e pratiche: analisi di documentazione pubblica (atti amministrativi, piani urbanistici, bilanci, delibere), ricostruzione delle operazioni immobiliari e dei soggetti coinvolti, osservazione diretta delle trasformazioni urbane e confronto collettivo con la città. Al contempo segue un modello orizzontale di partecipazione dal basso, grazie a informazioni raccolte tramite questionari sottoposti alla cittadinanza, a segnalazioni e proposte emerse dal dialogo con i quartieri, a momenti di riflessione collettiva con iniziative pubbliche. A questi elementi si è affiancata una rielaborazione teorica, necessaria per collocare i fenomeni osservati dentro processi più ampi — in particolare quelli legati alla finanziarizzazione dell’abitare e alla trasformazione del ruolo dello Stato e del mercato immobiliare. La finalità non è di produrre una mappatura esaustiva, ma di individuare nodi significativi, casi esemplari e linee di tendenza capaci di restituire una lettura complessiva della città. Contestualmente è stato realizzato un sito, concepito come uno strumento “vivo” in costante aggiornamento, che possa rappresentare uno strumento di produzione di conoscenza e un punto di riferimento per approfondimenti teorici e programmi concreti, attraverso l’uso di mappe interattive e contenuti grafici in grado di permettere una lettura accessibile ed efficace dei contenuti L’oggetto della inchiesta Non è una ricerca neutrale ma un’analisi di impianto scientifico che punta a collegare la conoscenza al conflitto, fornendo strumenti per smontare le narrazioni dominanti della giunta Conti. I dati e le proiezioni future smentiscono ad esempio categoricamente il cavallo di battaglia della giunta Conti sbandierato anche in questi giorni in vista della approvazione del Piano Operativo Comunale: il ritorno ai 100.000 abitanti. La realtà descrive una città ferma a quota 90-91.000, destinata a calare ulteriormente entro il 2050. A questo si aggiunge che per chi a Pisa ci vive, o meglio, prova a viverci è ben chiaro come sia sempre più difficile l’accesso al mercato abitativo tra aumento degli affitti, a fronte di 4000 case sfitte, e nuovi 1.300 posti letto in hotel studenteschi che i grandi fondi immobiliari intendono realizzare in città, e anche come l’over tourism con il dilagare degli affitti brevi 1827) stia piano piano mangiando ogni spazio cittadino, Le politiche attuali, basate su grandi opere (dalla Darsena Europa, alla Tangenziale nord-est per arrivare alla nuova base militare nel Parco di San Rossore) e “mattone”, non attraggono residenti ma li espellono. Puntare tutto sulla gentrificazione, l’over tourism e la rendita immobiliare con mega piano di svendita del patrimonio pubblico ( solo il Comune di Pisa nel bilancio preventivo 2026 ha inserito 20 milioni di euro derivanti da alienazioni) l’arrivo dei grandi Fondi immobiliari produce un aumento del costo della vita che rende Pisa inaccessibile alle famiglie e agli studenti. Il “sacco” del quartiere di Santa Maria” con l’asse che va dall’operazione dell’ex-Santa Chiara, passando per la ex-Caserma Artale fino all’ex-Apes in Via Fermi è solo un caso eclatante, ma paradigmatico di un’inchiesta che analizzerà casi scandalosi di svendita e privatizzazione in tutta la città a partire anche da alcuni grandi recuperi avvenuti con il Pnrr, a partire dal Parco della Cittadella. Le prossime settimane con la discussione del Piano Operativo saranno un primo passaggio concreto e cruciale della nostra inchiesta contro il modello predatorio che la destra sta realizzando, fatto di consumo di suolo, la realizzazione di centinaia di posti auto cementificando le aree verdi, la prosecuzione di opere scelerate iniziare dal centro-sinistra come la Cittadella Aeroportuale e la mega area residenziale e ricettiva adiacente al Porto di Marina di Pisa “Da Pisa depredata” ad un’altra città possibile Abbiamo la ferma convinzione che esista una alternativa che si può costruire solo grazie ad una conoscenza e consapevolezza sempre più diffusa di questi processi. Per questo vogliamo portare questa inchiesta dentro la città, nelle assemblee, nei quartieri, ma anche in dibattiti e confronti che facciano crescere la nostra consapevolezza sul mondo e la città in cui viviamo. “Pisa Depredata“ è anche strumento a disposizione della cittadinanza, dei sindacati, dei movimenti e delle associazioni sia per una diffusione della informazione ma soprattutto per la mobilitazione diffusa a partire dai quartieri. È necessario un radicale cambio di paradigma: la città deve tornare a essere un bene comune amministrato per chi la abita, non una merce per gli affaristi. [Diritti in Comune (una città in comune, rifondazione comunista)] -------------------------------------------------------------------------------- La prima traccia di lavoro dell’inchiesta: Pisa Depredeta avvio inchiestaDownload -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Proteggere Pisa proviene da Comune-info.
April 15, 2026
Comune-info
Ci vediamo alla processione
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il GRIDAS (Gruppo risveglio dal sonno), presidio storico di cultura e socialità di Scampia, rischia di perdere la sua sede dopo quasi mezzo secolo di attività. A seguito di una sentenza della Corte d’Appello del novembre 2025, l’associazione è minacciata di sgombero dai locali di via Monte Rosa, di presunta proprietà dell’ACER (ex IACP). Nonostante la mobilitazione nazionale (che ha visto anche un appello sottoscritto da circa 4.000 firme) e i ripetuti solleciti, l’incontro con il presidente della Regione, Roberto Fico, non è ancora avvenuto. Per questo motivo, il GRIDAS convoca la stampa e la cittadinanza: giovedì 16 aprile, ore 11, “Processione e presidio” presso la sede della Regione Campania (via Santa Lucia, Napoli). I punti chiave della vicenda sono tre. Il primo: dal 1981, il GRIDAS ha trasformato un immobile abbandonato in un centro di fermento artistico e sociale (noto per lo storico Carnevale di Scampia), operando senza finanziamenti pubblici o privati. Il secondo è il paradosso legale: sebbene nel 2013 il GRIDAS sia stato assolto in sede penale poiché la sua attività è stata riconosciuta “di valore sociale per la collettività…”, la giustizia civile ha confermato a novembre 2025 lo stato di “occupazione senza titolo”. Il terzo è l’assenza di risposte: l’associazione ha chiesto ufficialmente un incontro al presidente della Regione Campania, al sindaco di Napoli e ai vertici ACER, senza ricevere finora proposte concrete. La conferenza stampa assumerà le forme del Carnevale Sociale. Un presidio colorato e simbolico vedrà la partecipazione di “San Ghetto Martire”, Santo protettore delle periferie, che, insieme ai suoi fedeli, consegnerà ufficialmente una lettera aperta indirizzata al presidente Fico. Chiediamo soluzioni politiche e amministrative che riconoscano il valore del nostro operato gratuito. Non si può cancellare con una sentenza mezzo secolo di riscatto culturale in una periferia come quella di Scampia. -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Ci vediamo alla processione proviene da Comune-info.
April 13, 2026
Comune-info
Il corpo e il libro strappato
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Nik su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Tra le macerie di Tallet al-Khayat, a Beirut, l’8 aprile 2026, è stato ritrovato il corpo della poetessa libanese Khatun Salma, insieme a quello del marito Muhammad Karasht. Non lontano da loro, una copia sfregiata di Ventiquattro ore nella vita di una donna di Stefan Zweig. Qualcuno ha visto. Qualcuno ha capito subito. E ha diffuso le due immagini insieme – il corpo e il libro strappato – come si diffonde una verità che non ha bisogno di didascalie. Khatun Salma aveva scritto: قد أكون الضحيّة / الشهيدة إن شاؤوا في الصدع فأس / في الصدر جرح أمدّ يدي اليمنى / تليها اليسرى / ربّما معاً ننجو Potrei essere la vittima / la martire, se così vogliono nella fessura un’ascia / nel petto una ferita tendo la mano destra / poi la sinistra / forse insieme sopravviviamo Non sono sopravvissuti insieme. Forse stava leggendo Zweig quella sera. Forse cercava in quelle pagine una chiave per capire l’oscurità del fascismo di ieri e riconoscere meglio quella di oggi. Il fascismo l’ha raggiunta mentre leggeva. È entrato in casa sua senza chiedere il permesso, come fa sempre, come ha sempre fatto. L’operazione si chiama “Oscurità Eterna”. Cinquanta caccia, centosessanta bombe, cento obiettivi, dieci minuti. Nessuno cercava lei in particolare. Non serve cercare un poeta per ucciderlo, basta decidere che lo spazio in cui vive è sacrificabile. Con tutto ciò che contiene: corpi, voci, libri, versi. Zweig si era suicidato in Brasile nel febbraio del 1942, in fuga da un’Europa che aveva smesso di essere abitabile per chi pensava e scriveva. Ottant’anni dopo, i libanesi che hanno diffuso quelle due immagini stavano facendo la stessa cosa che faceva lui: cercare di dare un nome a ciò che li sta distruggendo. Con gli stessi strumenti culturali che vengono distrutti insieme a loro. Non è la prima volta. A Gaza, il 6 dicembre 2023, Israele ha bombardato chirurgicamente l’appartamento in cui si trovava il poeta Refaat Alareer, uccidendo lui, suo fratello, sua sorella e tre nipoti. Poche settimane prima aveva scritto: “Se devo morire, che sia un racconto”. Con lui sono stati uccisi la poetessa Heba Abu Nada, il romanziere Omar Abu Shawish, la pittrice Heba Zaqout, la scrittrice Halima Al Kahlout e decine di altri artisti e intellettuali di cui i nomi rischiano di restare sepolti sotto le statistiche. Prima di loro, nel 1972, Ghassan Kanafani – scrittore, drammaturgo, voce della resistenza palestinese – era stato assassinato a Beirut da un’autobomba del Mossad. C’è una linea che attraversa i decenni. Il fascismo, in tutte le sue forme, ha sempre saputo che i poeti sono pericolosi non perché imbracciano armi, ma perché nominano le cose. E nominare le cose è il primo atto di resistenza. Per questo li cerca, li bombarda, li seppellisce sotto le macerie con o senza nome. “Se devo morire, che sia un racconto”, aveva scritto Alareer. Khatun Salma è diventata un racconto. Come Refaat. Come tutti quelli che il fascismo vuole ridurre a numero e riesce invece a trasformare in voce. -------------------------------------------------------------------------------- Tahar Lamri, scrittore e giornalista algerino, vive da molti anni in Italia. Tra i suoi libri I sessanta nomi dell’amore (Fara Editore) -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il corpo e il libro strappato proviene da Comune-info.
April 13, 2026
Comune-info
Il bambino che impazzì di gioia è morto
Foto pixabay.com -------------------------------------------------------------------------------- Era il 30 novembre 2025. Indossava la casacca azzurra degli scout al-Mahdi, aveva la spilla di Khomeini sul petto, e stringeva in alto il ritratto del papa con tutta la forza che aveva in corpo. Un ragazzino sciita di Beirut che urlava di felicità per un papa cristiano. Nessuno glielo aveva chiesto. Lo faceva e basta. Quella foto di Jawad Ahmad aveva fatto il giro del mondo, perché diceva qualcosa di vero e di raro: che la gioia non ha confessione, che i bambini non aspettano il permesso dei teologi per essere felici [la foto di Agence France-Presse si trova facilmente in rete, ndr]. Cinque mesi dopo, l’8 aprile 2026 – primo giorno del cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti, mentre le famiglie iniziavano a prepararsi a tornare a casa – Israele ha scatenato uno dei suoi massacri più brutali: cento bombardamenti in dieci minuti su Beirut, sul sud del Libano e sulla valle della Bekaa. Quartieri residenziali rasi al suolo. Più di trecento morti in dieci minuti. Uno di quegli edifici era la casa di Jawad, nel quartiere di Hayy el-Sullom, periferia sud di Beirut. Per tre giorni i soccorritori hanno cercato lui e suo padre Alì tra le macerie. L’11 aprile li hanno trovati. C’è una parola araba sul titolo della foto che circola in queste ore: استشهد (istashhada). “Ha subito il martirio.” Nel lessico sciita è una parola enorme, carica di storia. Ma oggi, per chi guarda quella foto di novembre e poi pensa all’11 aprile, significa semplicemente questo: il bambino che impazzì di gioia è morto sotto le bombe. E il mondo ha fatto finta di niente. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il bambino che impazzì di gioia è morto proviene da Comune-info.
April 13, 2026
Comune-info
Oltre l’autoreferenzialità dei movimenti
-------------------------------------------------------------------------------- Roma, 28 marzo: corteo No Kings. Foto di Riccardo Troisi per Comune -------------------------------------------------------------------------------- È una vita che faccio politica fuori dai partiti. Ed è proprio per questo che condivido pienamente quello che (finalmente) ha scritto Emilia De Rienzo (Come restare movimento e radicarsi nei territori) nella discussione Società in movimento: “C’è un equivoco che attraversa da anni il discorso pubblico: l’idea che la politica possa fare a meno dei partiti. Non penso che sia possibile né auspicabile. (…) Il punto non è scegliere tra società civile e partiti in un rapporto di subalternità, ma alimentare una dialettica costante (…) Se la società civile e i partiti smettono di parlarsi, il vuoto che si crea non è neutro: è il terreno fertile per la deriva autoritaria”. Infatti è il lungo e continuo curriculum di fragilità e discontinuità da parte dei “movimenti” nell’andare oltre un’altalenante testimonianza, o ai fallimenti prodotti laddove hanno cercato essi stessi di darsi una forma organizzata (ci ricordiamo della frana costituita dalla Lista Tsipras, alla cui costituzione ho partecipato attivamente?) che mi fa concordare con forza con Emilia De Rienzo. Motivi per condannare l’altra sponda – a partire dai partiti politici – c’è ne sono sempre, ma se seguiamo questo approccio continueremo a praticare presunzione e autoreferenzialità, e ognuno a gonfiare la propria bolla. Se si vuole dialogo, bisogna essere capaci di offrirlo, sapendo valutare e valorizzare i differenti ruoli, abbandonando quell’aurea da duri e puri che continuo a vedere attorno a me. Più i tempi sono duri, più dovremmo essere spinti verso dialogo, confronto e il “marciare divisi per colpire uniti”, tanto per citare il vecchio Mao Tes Tung… Lo so, suona enfatico e sproporzionato, ma tanto per capirci con una metafora, ed essere volutamente provocatorio… E certamente è complesso, defatigante (e per molti demotivante, perché è faticoso uscire dalla comfort zone di quelli che la pensano come noi). Ma cosa non lo è, se si vuole contrastare l’autoritarismo militare verso il quale stiamo andando? -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Società in movimento -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Oltre l’autoreferenzialità dei movimenti proviene da Comune-info.
April 7, 2026
Comune-info
Morte e distruzione
“MORTE E DISTRUZIONE DAL CIELO, TUTTO IL GIORNO”. LO HA DETTO AL PENTAGONO PETE HEGSETH, SEGRETARIO ALLA DIFESA DEGLI STATI UNITI. E TRUMP, IN DIRETTA TELEVISIVA: “LI RIPORTEREMO ALL’ETÀ DELLA PIETRA, DOVE MERITANO DI STARE”. E OGGI, MARTEDÌ 7 APRILE: “UN’INTERA CIVILTÀ MORIRÀ STASERA”. DAL 28 FEBBRAIO, GIORNO IN CUI L’AGGRESSIONE ALL’IRAN È COMINCIATA CON IL BOMBARDAMENTO DI UNA SCUOLA ELEMENTARE A MINAB – 170 BAMBINE MORTE SOTTO LE MACERIE – GLI STATI UNITI E ISRAELE HANNO SISTEMATICAMENTE DEMOLITO L’OSSATURA CIVILE, CULTURALE E SCIENTIFICA DELL’IRAN: OLTRE SEICENTO SCUOLE, DECINE DI OSPEDALI E SITI ARCHEOLOGICI. È PIÙ DI UNA GUERRA. È UN PROGRAMMA DI CANCELLAZIONE Foto di Mollyroselee da Pixabay -------------------------------------------------------------------------------- “Morte e distruzione dal cielo, tutto il giorno”. Non è la sceneggiatura di un film distopico. È Pete Hegseth, Segretario alla Difesa (o meglio, alla guerra) degli Stati Uniti, qualche giorno fa in una conferenza stampa al Pentagono. E Trump, in diretta televisiva: “Li riporteremo all’età della pietra, dove meritano di stare”. Non sono scivoloni. Sono la dottrina. Dal 28 febbraio, giorno in cui l’aggressione è cominciata con il bombardamento di una scuola elementare femminile a Minab – 170 bambine morte sotto le macerie, tra i 7 e i 12 anni – gli Stati Uniti e Israele hanno sistematicamente demolito l’ossatura civile, culturale e scientifica dell’Iran. Oltre 600 scuole e centri educativi colpiti. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano davanti al Consiglio ONU per i Diritti Umani a Ginevra. Lo ha confermato la relatrice speciale dell’ONU per l’istruzione: più di 230 bambini e insegnanti uccisi. Più di 30 università con attacchi diretti. L’Università di Scienze e Tecnologie di Teheran un intero edificio raso al suolo. La Facoltà di Farmacia di Shiraz. L’Università di Tecnologia di Isfahan. Shahid Beheshti, uno dei più prestigiosi atenei iraniani: il suo Istituto di Ricerca Laser e Plasma distrutto. L’Università Imam Hossein (Teheran) colpita, colpiti parti del campus di Scienze e Tecnologie e del campus dell’Ospedale veterinario specializzato dell’Università di Urmia, anche le università di Mashhad, Sanandaj e Ahvaz hanno subito ingenti danni. L’ultima, il 6 aprile, l’Università Sharif di Tecnologia di Teheran, la principale scuola di ingegneria in Iran. Poi i centri di ricerca e le strutture sanitarie. L’Istituto Pasteur d’Iran, fondato nel 1920: raso al suolo. L’OMS lo ha confermato: “reso incapace di continuare a erogare servizi sanitari”. La fabbrica farmaceutica Tofigh Daru, distrutta. Esfandyar Batmanghelidj, ricercatore sulle sanzioni e fondatore del think tank Bourse & Bazaar Foundation, ha detto: “L’Iran produce il 90 per cento delle dosi di farmaci di cui ha bisogno. Aziende come Tofigh Daru producono ingredienti e precursori utilizzati per una vasta gamma di farmaci nazionali. L’unico motivo per colpire questo obiettivo è limitare la produzione di medicinali in Iran”. Il giorno dopo, un secondo stabilimento farmaceutico, Daro Bakhsh Pharmaceutical Factory (Teheran). In totale, secondo il viceministro della Salute iraniano, oltre 190 strutture sanitarie colpite. Il Gandhi Hospital nel nord di Teheran è stato danneggiato, l’ospedale Khatam al-Anbiya, l’ospedale Motahari (grandi ustionati), l’ospedale Valiasr (Teheran) colpiti, l’ospedale Delaram Sina (psichiatrico, Teheran) ha subito danni significativi, l’ospedale Imam Ali (Andimeshk, Khuzestan) danneggiato, l’ospedale Persian Gulf Martyrs (Bushehr) è stato messo fuori servizio. 21 centri di emergenza medica sono stati danneggiati in tutto il paese e un magazzino della Mezzaluna Rossa è stato direttamente preso di mira, con la distruzione di contenitori di soccorso, due autobus e altri veicoli di emergenza. E poi il patrimonio dell’umanità. Oltre 131 siti storici e culturali colpiti. A Teheran: il Palazzo Golestan – la “Versailles persiana”, come l’ha definita l’UNESCO – con la sala degli specchi in frantumi. Il grande Bazaar è stato danneggiato negli attacchi. Si tratta di molto più di un centro commerciale: è una rete urbana vivente che intreccia commercio, vita religiosa e interazione sociale, con un ruolo storico cruciale. Palazzo del Marmo (Kakh-e Marmar), Casa Teymourtash, Complesso di Saadabad danneggiati. Isfahan: Piazza Naqsh-e Jahan (Patrimonio UNESCO, era Safavide), danneggiata dai bombardamenti, il Palazzo Chehel Sotoun (delle Quaranta Colonne), con un affresco di quattrocento anni spaccato a metà. Palazzo Ali Qapu (Patrimonio UNESCO, era Safavide), danneggiato, Masjed-e Jame (Moschea del Venerdì, Patrimonio UNESCO, la più antica moschea del venerdì d’Iran), un’onda d’urto ha fatto precipitare a terra le iconiche piastrelle turchesi, e i pannelli calligrafici sono stati spostati e distrutti, insieme a danni nell’area del minareto storico. Il Grande Bazaar (Patrimonio UNESCO, era Safavide), colpito nei raid. Masjid-e-Atiq (grande moschea congregazionale, VIII sec., era abbaside) una delle più grandi moschee congregazionali dell’Iran, la cui prima costruzione risale all’VIII secolo sotto il califfo abbaside Al-Mansur. Buyidi, Selgiuchidi, Safavidi e Qajar l’hanno ampliata e rifinita nei secoli, un palinsesto storico unico è stato danneggiato. Le grotte preistoriche della Valle di Khorramabad – testimonianze della presenza umana 63.000 anni fa – fratturate. L’UNESCO aveva comunicato le coordinate di tutti i siti prima degli attacchi. Non è servito a nulla. Poi: Castello di Falak-ol-Aflak a Khorramabad – Lorestan. Palazzo Asef Vaziri, Palazzo Salar Saeed, Palazzo Khosroabad a Sanandaj. Le aree storiche urbane di Qom, Tabriz, Shiraz hanno anch’esse subito danni. A queste si aggiunge che 48 musei in tutto il paese hanno subito danni, con collezioni e spazi espositivi colpiti. Più di cento esperti di diritto internazionale statunitensi – professori di Yale, NYU, Harvard, ex consiglieri legali del governo e delle forze armate – hanno firmato una lettera: “L’attacco è una chiara violazione della Carta delle Nazioni Unite. La condotta della guerra solleva seri interrogativi su potenziali crimini di guerra”. La Missione indipendente dell’ONU parla già di atti che “possono configurare crimini contro l’umanità“. Non è una guerra. È un programma di cancellazione. Colpire le scuole significa colpire la memoria futura. Colpire i laboratori significa colpire la capacità di guarire. Colpire i siti archeologici significa colpire le radici di un popolo. Colpire le università significa colpire la possibilità stessa di un paese di rialzarsi. Trump lo ha detto esplicitamente. E lo sta facendo. Il silenzio dell’Europa è complicità. -------------------------------------------------------------------------------- Tahar Lamri, scrittore algerino, vive da molti anni in Italia. Tra i suoi libri I sessanta nomi dell’amore (Fara Editore) -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Il più grande furto nucleare della storia. Fallito -------------------------------------------------------------------------------- > Un movimento oceanico -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Morte e distruzione proviene da Comune-info.
April 7, 2026
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Il cielo cupo di Sigonella
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- L’analisi dei tracciati dei velivoli con e senza pilota delle forze armate Usa di stanza nella base siciliana di Sigonella confermano il ruolo chiave di questa infrastruttura nei più sanguinosi scenari bellici internazionali, dal conflitto russo-ucraino (più propriamente ormai russo-Nato), al genocidio perpetrato da Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, fino ai raid israeliani contro Siria, Libano, Yemen e Iran. Grazie all’attività di monitoraggio di ItaMilradar è possibile ricostruire alcune delle operazioni più rilevanti dal punto di vista strategico-militare, effettuate dai droni di intelligence e dai pattugliatori marittimi statunitensi. Si tratta di veri e propri interventi di guerra che coinvolgono pericolosamente la Sicilia in violazione della Costituzione italiana e delle norme del diritto internazionale, accelerando i processi di militarizzazione del territorio ed esponendo sempre più l’Isola a possibili ritorsioni da parte di quei paesi e/o attori armati “obiettivi” delle incursioni Usa e Nato. I “Global Hawk” di Sigonella in funzione anti-Russia L’ultima missione monitorata dal sito specializzato ItaMilRadar risale alla notte tra mercoledì 14 e giovedì 15 gennaio 2026. Un drone RQ-4B “Global Hawk” di US Air Force denominato “FORTE10”, dopo essere decollato dalla base di Sigonella ha effettuato una lunga missione di intelligence e riconoscimento in Europa centrale ed orientale. Dopo aver lasciato la base siciliana, il “Global Hawk” ha attraversato lo spazio aereo della Grecia e dei Balcani, per poi dirigersi verso la Polonia e la Lituania. A conclusione della missione, il drone ha fatto rientro verso Sigonella. “Nonostante non siano disponibili dettagli pubblici sull’operazione, la geometria del tracciato suggerisce che si è trattata di una classica missione a largo raggio ISR (intelligence, sorveglianza e riconoscimento) su obiettivi in Europa orientale e nordorientale”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “La traiettoria del volo ha incluso estese linee rette e cambi di direzione sulla Polonia e la regione Baltica (…) Il tipo di profilo mostra che l’RQ-4B ha raccolto notevoli dati di intelligence in diverse regioni con una singola sortita”. “Ciò che rende degna di nota questa missione non è la novità ma la sua regolarità”, aggiunge ItaMilRadar. “Dopo settimane di ripetuti voli di “FORTE” svoltisi in aree geografiche simili, la missione della notte tra il 14 e 15 gennaio conferma che queste attività ISR a lungo raggio sono parte di un trend operativo costante più che una mera reazione a un singolo evento. Il volo odierno si inserisce in uno schema più ampio già osservato nei giorni precedenti, con assetti Usa e Nato che mantengono una continua consapevolezza situazionale attorno ai confini di Ucraina, Bielorussia e dell’enclave russa di Kaliningrad”. ItaMilRadar sottoliea inoltre come l’impiego di NAS Sigonella quale base di partenza e arrivo di queste missioni evidenzia il ruolo di hub strategico assunto nell’ambito delle operazioni ISR dell’Alleanza Atlantica. “Dal sud Italia, piattaforme come il drone RQ-4B possono raggiungere il Mediterraneo orientale, il Mar Nero e la regione del Baltico con una singola missione, offrendo una flessibilità strategica che altre differenti location potrebbero ottenere. Il volo mette in risalto ancora una volta il ruolo centrale di Sigonella a sostegno della copertura ISR a notevoli altitudini e di lunga durata del fianco orientale della Nato”. (1) Il 6 gennaio 2026 era stato un altro RQ-4B “FORTE10” di US Air Force a svolgere una lunga missione ISR in Europa orientale e nel Mar Nero. “Il volo partito da Sigonella evidenzia ancora una volta l’attenzione di Washington su quanto sta accadendo in Europa dell’Est”, evidenzia ItaMilRadar. “La missione è importante non solo per il suo scopo geografico ma anche per la sua durata. Si tratta della prima missione svolta da “FORTE” quest’anno, e segue settimane di elevata attenzione sull’attività militare russa nella regione del Mar Nero e le numerose sortite dei velivoli Usa e Nato dei giorni scorsi. L’apparizione odierna dell‘RQ-4B si inserisce in uno schema ben consolidato: sorveglianza persistente, a notevole altezza per assicurare una copertura di lunga durata di aree marittime e costiere sensibili senza entrare nello spazio aereo contestato”. Il drone decollato da Sigonella ha sorvolato per ore lo spazio aereo internazionale del Mar Nero, dove i “Global Hawks” USA raccolgono di norma segnali radar, dati e immagini di intelligence. “Queste missioni sono particolarmente preziose date le restrizioni in atto sull’accesso navale e aereo in parti di questo bacino; consentono inoltre il monitoraggio costante dei movimenti militari, dei dislocamenti navali e delle attività di difesa aerea lungo il fianco meridionale della Russia”. “Non si è in possesso di fonti aperte su eventuali target di interesse specifico per questa missione, ma la presenza di “FORTE10” sul Mar Nero coincide di norma con periodi di accresciuta attività navale o aerea, esercitazioni, o più alti livelli di allerta lungo il fronte di guerra russo-ucraino e in Crimea”, rilevano gli analisti militari. (2) Escalation dei voli Usa nel teatro di guerra ucraino In verità nelle ultime settimane le attività nello scacchiere di guerra russo-ucraino dei “Global Hawk” di US Air Force di stanza nella base siciliana si sono fatte più numerose e più complesse. ItaMilRadar, in particolare, ha tracciato il 19 novembre 2025 la rotta di un drone RQ-4BSicilia-Grecia-Bulgaria fino allo spazio aereo della Slovacchia, della Polonia e, infine, del Baltico, dove il velivolo è rimasto in volo per oltre 24 ore “monitorando regioni di interesse strategico come Kaliningrad, la Russia occidentale e la Bielorussia”. (3) Ancora una prolungata attività di intelligence è stata svolta da un “Global Hawk” di Sigonella sullo spazio aereo dell’enclave russa di Kaliningrad il 4 dicembre 2025. La rotta ha coperto ancora una volta il corridoio aereo della regione a sud del Mar Baltico, “un’area che normalmente ospita l’attività ISR occidentale data l’alta concentrazione di unità militari russe a Kaliningrad”, riporta ItaMilRadar. “Il volo odierno di FORTE10 è stato più ampio e più lungo del normale, suggerendo una missione finalizzata a massimizzare la copertura del corridoio tra Polonia e Lituania (il cosiddetto Suwałki Gap) e degli approcci marittimi a Kaliningrad. Questa tipologia di intervento è coerente con la raccolta di segnali strategici di intelligence, particolamente importanti in periodi di accresciuta attività militare nella regione”. (4) Una successiva missione nella regione baltica è stata effettuata da un RQ-4B “Global Hawk” di Sigonella la notte tra l’8 e il 9 dicembre 2025. In questo caso il drone si è spinto molto più ad est, sorvolando il Golfo di Bothnia per poi spingersi ancora più in profondità nello spazio aereo della Svezia e della Finlandia orientale, assai vicino alla regione occidentale della Russia. (5) Ancora Kaliningrad è stata il target della missione del “Global Hawk” con codice di volo 11-2046, decollato da Sigonella l’11 dicembre 2025.“Il drone ha effettuato ripetute orbite lungo i confini della Lituania e della Polonia con l’enclave russa, con lo scopo di raccogliere dati strategici sui movimenti, le comunicazioni e le attività di difesa aerea delle unità russe”, spiegano gli analisti. “Dopo aver completato il lavoro attorno a Kaliningrad, FORTE10 ha continuato la sua rotta verso nord attraversando la Lettonia e l’Estonia, estendendo poi la missione ancora oltre prima di far ritorno in Sicilia dopo aver sorvolato i Balcani”. (6) Il 15 dicembre un altro “Global Hawk” di US Air Force ha raggiunto da Sigonella il Mar Nero e l’area prossima a Kaliningrad. “Il tracciato di volo indica chiaramente lo svolgimento di una missione finalizzata ad un’ampia raccolta di dati di intelligence, soprattutto focalizzata sull’attività di difesa aerea, sulle emissioni radar e i movimenti lungo le aree costiere controllate dalla Russia”, riporta ItaMilRadar. Contro Mosca pure i Poseidon di US Navy Nelle stesse ore veniva tracciata la “prolungata” missione sul Mar Nero occidentale di un pattugliatore Boeing P-8A “Poseidon” di US Navy, anch’esso decollato dalla base siciliana di Sigonella. “Il velivolo ha operato nello spazio aereo internazionale a largo delle coste di Romania e Bulgaria”, rilevano gli analisti. “Dopo aver completato le sue attività iniziali nel Mar Nero, il Boeing P-8A “Poseidon” si è riposizionato più ad est e ha svolto un prolungato periodo in orbita sullo spazio aereo internazionale a largo della città russa di Novorossiysk. Quest’area è di particolare interesse in quanto ospita una base chiave della Flotta della Marina Militare della Russia nel Mar Nero oltre ad una serie di importanti infrastrutture navali. Il transito prolungato su quest’area suggerisce lo sforzo per ottenere il maggior numero di dati sensibili sulle attività navali, i movimenti portuali e le possibili operazioni dei sottomarini russi”. Coincidenza vuole che proprio il 15 dicembre 2025 si sia registrato l’attacco da parte delle forze armate ucraine con un drone navale contro un sommergibile nucleare russo ormeggiato nel porto di Novorossiysk. Lo strike ha causato importanti danni alle infrastrutture logistiche portuali e ad una fiancata del sottomarino. “Non si sa se ci sia una connessione con la missione del pattugliatore P-8A osservata nel pomeriggio di oggi, ma la coincidenza temporale solleva più di una questione”, commenta ItaMilRadar. “I due assetti ISR di notevole importanza, attivi contemporaneamente sul Mar Nero, confermano ancora una volta l’importanza strategica dell’area per le operazioni di massima allerta della NATO (..) La presenza concorrente di un P-8A “Poseidon” e di un RQ-4B “Global Hawk” evidenzia un approccio ISR stratificato su più livelli, mettendo insieme le capacità di pattugliamento marittimo con la sorveglianza da grandi altitudini. Questo tipo di coordinamento è divenuto sempre più comune a partire dell’inizio della guerra in Ucraina, così come le operazioni dei “Global Hawk” sul Mar Nero sono divenute meno frequenti in comparazione con le prime fasi del conflitto, mentre è cresciuta l’attenzione sul teatro baltico”. (7) Realizzati dal colosso industriale Boeing modificando i velivoli 737/800 impiegati nel settore commerciale, i “Poseidon” sono equipaggiati con sofisticati radar APY-10 che possono mappare un’area di 10.000 metri quadri da una distanza di più di 220 miglia. Gli aerei possono essere impiegati contro “target” di superficie e in immersione lanciando missili antinave AGM-84 Harpoon e siluri Mark 54. Sempre relativamente alle più recenti attività dei pattugliatori P-8A di US Navy di stanza a Sigonella, vanno segnalate le missioni nel settore centrale ed orientale del Mar Nero effettuate il 13, 18 e 20 dicembre 2025. In particolare giorno 20 il pattugliatore ha operato per diverse ore in prossimità della penisola della Crimea e dell’area portuale di Novorossiysk. “Considerate la durata e la profondità di questa missione è ipotizzabile lo svolgimento di un attento monitoraggio dei corridoi marittimi e dell’area costiera utilizzati dalle unità della Marina militare russa che operano dalla base navale di Novorossiysk”, scrive ItaMilRadar. (8) Fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, il porto di Novorossiysk è divenuto sede della Flotta russa nel Mar Nero, anche a seguito del minore utilizzo e della maggiore vulnerabilità della base di Sebastopoli. Quest’ultima località è stata sottoposta in passato a ripetuti strike da parte delle forze armate ucraine. In particolare il 23 giugno 2024 alle 12 ora locale, l’Ucraina ha attaccato la Crimea lanciando 5 missili “Atacms” di produzione statunitense. Secondo quanto ufficialmente dichiarato da Mosca, quattro missili sarebbero stati neutralizzati dalla contraerea mentre il quinto è caduto su una spiaggia di Sebastopoli causando la morte di cinque persone tra cui tre bambini, mentre altre 120 persone sarebbero rimaste ferite. Nelle stesse ore dell’attacco missilistico in Crimea, diversi analisti internazionali hanno tracciato il volo di un drone “Global Hawk” di US Air Force: dopo il decollo dalla base siciliana di Sigonella esso ha raggiunto il Mar Nero; a circa 200 Km a sud della città di Yalta (Crimea) il velivolo ha spento il transponder rendendosi invisibile agli apparati radar. Il drone è poi rientrato nella mattinata del 24 giugno a Sigonella. (9) I pattugliatori Usa di Sigonella non mollano. Anzi raddoppiano Il 22 dicembre 2025 sono stati tracciati i voli contemporanei sul Mar Nero di un P-8A “Poseidon” di US Navy e di un aereo-spia Gulfstream E.550 CAEW dell’Aeronautica Militare italiana, in dotazione al 14° Stormo di Pratica di Mare. Il velivolo italiano ha ripetutamente sorvolato lo spazio aereo nei pressi della città di Costanza, Romania. “Da questa posizione, l’aereo ha fornito una sorveglianza aerea e terrestre a largo raggio, operando come centro di comando e controllo aereo lungo il fianco orientale della Nato”, spiega ItaMilRadar. “Allo stesso tempo un P-8A Poseidon di US Navy ha condotto una missione di lunga durata coprendo una grande porzione del Mar Nero. Inizialmente esso ha operato nel settore occidentale per poi estendere la sua attività più ad est, fino all’interno del bacino. L’intero profilo di volo è coerente con un’ampia missione ISR finalizzata ad ottenere consapevolezza sullo scenario marittimo complessivo più che ad attenzionare una singola aerea”. “Questa ampia copertura è particolarmente rilevante nell’odierna fase del conflitto”, aggiungono gli analisti. “Nei giorni scorsi, l’attività navale russa è apparsa più cauta, specialmente nel Mar Nero orientale, a seguito degli attacchi ucraini contro infrastrutture militari e obiettivi navali. Operando sia nei settori occidentali che in quelli orientali, il P-8A è stato incaricato probabilmente di monitorare i movimenti delle unità di superficie, i cambiamenti di postura e gli eventuali ridislocamenti”. “Ciò che risalta nell’attività odierna è la contemporaneità delle due missioni: mentre il P-8A si focalizza sulla sorveglianza marittima del bacino, il CAEW italiano assicura un comando aereo più vicino al territorio NATO, rafforzando il coordinamento e lo scambio di informazioni tra le forze armate alleate”, concludono gli analisti. “L’Italia continua a impiegare la propria flotta CAEW nella regione del Mar Nero inviando un chiaro segnale di impegno nel fianco est della NATO, mentre la persistente presenza dei “Poseidon” di US Navy confermano il loro ruolo centrale nel monitoraggio dell’attività navale della Russia. In un teatro dove l’intelligence e il pronto allarme sono decisivi, missioni come quella di oggi influenzano moderatamente l’equilibrio, assicurando una costante visibilità e pressione, anche senza un’aperta escalation”. (10) Il pomeriggio del 23 dicembre 2025, il fronte nord-orientale è stato teatro di due contemporanee missioni ISR di due pattugliatori Boeing P-8A “Poseidon” di US Navy, entrambe con lo scopo di monirare due importanti hub navali militari russi.Anche se indipendenti l’una dall’altra, le due operazioni hanno condiviso la loro logica strategica: mettere sotto stretta osservazione le maggiori basi della Marina militare della Russia nell’Artico e nel Mar Nero. “La prima missione ha avuto luogo sul nord dell’Atlantico e nel Mare di Barents”, riporta ItaMilRadar. “Da questa posizione, il velivolo ha monitorato l’area legata a Murmansk, sede della Flotta del Nord della Russia. Murmansk rimane una pietra angolare della potenza navale di Mosca, ospitando infrastrutture strategiche per i sottomarini, compresi gli assetti legati alla deterrenza nucleare. L’attività di sorveglianza in questa regione è perciò una costante priorità per l’aviazione navale della Nato”. “Successivamente, un altro pattugliatore “Poseidon” ha svolto una missione sul Mar Nero, principalmente rivolta a monitorare le acque a largo di Novorossiysk, uno dei più importanti hub navali russi nella regione”, aggiungono gli analisti. “A seguito dei ripetuti attacchi dell’Ucraina e della riduzione progressiva dell’operatività marittima della Russia registratasi un po’ ovunque, Novorossiysk è divenuta ancora più centrale per le unità di superficie e per i sottomarini che operano nel Mar Nero”. Grazie alla duplice missione contemporanea, i pattugliatori di US Navy hanno assicurato la “copertura” dei due pilastri centrali della postura militare della Russia: la Flotta settentrionale nell’Artico e quella del Mar Nero a sud. “Le due sortite evidenziano ancora una volta la flessibilità dei pattugliatori P-8A e l’abilità di US Navy nel sostenere una persistente sorveglianza marittima attraverso ampi spazi”, aggiunge ItaMilRadar. “Dalle acque ghiacciate del Mar di Barents al contrastato bacino del Mar Nero, le principali basi navali russe rimangono sotto costante osservazione”. (11) La pressione dei P-8A “Poseidon” di stanza a Sigonella sulle flotte russe schierate nell’Artico e nel Mar Nero è proseguita con intensità fino ad oggi. Una missione di intelligence e sorveglianza è stata effettuata il 31 dicembre a sud di Novorossiysk; un’altra il 3 gennaio 2026 nel Mar Baltico e nelle regioni più a nord, principalmente nell’area prossima alla città di San Pietroburgo e nella regione di Murmansk. La sortita, in quest’ultimo caso, è stata tracciata dalla sua partenza dall’Islanda, fino all’attraversamento dello spazio aereo della Norvegia. Nei giorni precedenti, l’area prossima a San Pietroburgo era stato un obiettivo centrale delle operazioni di monitoraggio dei velivoli Nato, data la sua rilevanza per la movimentazione delle unità navali e dei sottomarini russi e per la difesa delle infrastrutture navali più sensibili. “La cosa più importante è però quanto avvenuto dopo”, riportano gli analisti. “Dopo aver completato il segmento baltico, il “Poseidon” non è rientrato subito alla base. Al contrario si è spostato verso l’Alto Nord e la regione del Mar di Barents, con la traiettoria di volo puntata in direzione di Murmansk, area che ospita la Flotta settentrionale russa, con i suoi più importanti assetti navali strategici (…) L’abilità nel trasferimento, in un paio d’ore, dal Mar Baltico alla vasta area militarmente sensibile di Barents invia un chiaro messaggio sulle capacità di pronto intervento e ricerca USA”. “Strategicamente – conclude ItaMilRadar – più che considerare separatamente il Baltico e l’Artico, la Nato sembra essere intenzionata a rinforzare una visione più integrata dello scenario marittimo settentrionale. La postura marittima russa nel Baltico non può essere pienamente compresa senza considerare gli sviluppi attorno alla penisola di Kola e, viceversa. Un singolo aereo che lega entrambe le aree in una sola missione rafforza questo messaggio”. (12) Pattugliatori da Sigonella per il genocidio di Gaza I pattugliatori P-8A “Poseidon” schierati a Sigonella hanno assunto un ruolo chiave anche nell’ambito delle operazioni Usa a supporto delle campagne belliche di Israele contro i territori palestinesi e contro alcuni paesi confinanti. La sera del 9 dicembre 2025 è stata tracciata una missione “inusuale” di un pattugliatore di US Navy nel Mediterraneo orientale: invece delle normali attività di sorveglianza in quest’area di mare, il velivolo ha effettuato una rotta “irregolare ed atipica” a sud di Cipro, con tanto di differenti tracciati orbitali sulle zone vicine. In particolare il “Poseidon” ha svolto attività ISR nello spazio aereo prossimo alla Siria e al Libano. “La missione si è svolta a metà bacino, tra Cipro e la costa egiziana, un’area dove raramente sono state osservate missioni di questo genere da parte di un Poseidon”, riferiscono gli analisti di ItaMiulRadar. “Data la natura del velivolo e l’inusuale geometria del tracciato, è possibile che il P-8A si sia concentrato su una specifica unità navale di interesse in transito nella regione. Mentre ciò non può essere confermato da informazioni pubbliche, le ripetute orbite suggeriscono un’operazione ben finalizzata e non a un monitoraggio di routine”. (13) Il pomeriggio del 2 gennaio 2026 è stata tracciata una nuova “prolungata” incursione del pattugliatore di US Navy sullo spazio aereo del Mediterraneo orientale, dopo che il velivolo ha atteso a sud-est dell’isola di Creta un aereo cisterna KC-135T “Stratotanker” dell’Aeronautica militare statunitense. “Si è trattato di un evento degno di nota sia per il coordinamento tra i due assetti aerei e sia per la decisione di condurre il rifornimento in volo durante una missione notturna in una particolare area critica del bacino”, annota ItaMilRadar. “Il coinvolgimento di un KC-135T aggiunge un importante livello alla missione”, spiegano gli analisti. “Anche se il P-8A è in grado di rifornirsi di carburante in volo, questa opzione non è ancora relativamente comune per le missioni di pattugliamento marittimo nel Mediterraneo, dove la relativa lunghezza delle attività non lo rende necessario. La scelta di rifornire in volo e di farlo durante la notte, indica la necessità di poter svolgere molto a più lungo le operazioni, ben aldilà di un pattugliamento di routine”. (14) Centrale è stato il ruolo dell’installazione siciliana anche durante i bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. ItaMilRadar, nei giorni 13, 15 e 16 giugno, ha documentato lunghe evoluzioni nello spazio aereo prossimo ad Israele, Libano e alla Striscia di Gaza da parte di un velivolo-spia Boeing P-8 “Poseidon” decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella. “L’aereo ha svolto missioni di sorveglianza particolarmente inusuali a largo della costa israeliana”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “Il Poseidon ha volato a basse quote — a volte scendendo sotto gli 800 piedi (243 metri d’altitudine, nda) — suggerendo la possibile ricerca di qualcosa che navigasse sotto la superficie del mare”. “E’ preferibile mantenere comunque una certa cautela su questi voli di riconoscimento”, aggiungono gli analisti. “Negli ultimi due giorni, i Poseidon sono tornati a volare ad altitudini maggiori, continuando a monitorare la regione — possibilmente tenendo un occhio puntato su navi di superficie sospette, comprese le unità cargo che potrebbero potenzialmente trasportare armi per tentare di attaccare Israele”. (15) Anche i droni “Triton” per l’avventurismo bellico israeliano Poche ore dopo il bombardamento dei siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz ed Esfahan, la notte del solstizio d’estate, un grande drone MQ-4C “Triton” della Marina militare degli Stati Uniti d’America ha effettuato una lunga missione di intelligence, sorveglianza e riconoscimento nello spazio aereo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico. Parte della rotta di volo del velivolo da guerra, registrato con il numero 169661 (nome in codice Overlord), è stata tracciata da ItaMilRadar. “L’MQ-4C Triton di Us Navy – spiegano gli analisti – ha sorvolato lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata di domenica 22 giugno, probabilmente per monitorare le reazioni dell’Iran all’attacco dei bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accade alle forze navali USA presenti nell’area”. Non è stato possibile identificare lo scalo di partenza e di arrivo del velivolo senza pilota, ma il “Triton” numero 169661 è di norma assegnato dal Pentagono alla stazione aeronavale di Sigonella, nell’ambito del programma di “ampia sorveglianza aereo-marittima” BAMS (Broad Area Maritime Surveillance) nel Mediterraneo. Anche nella mattinata del 23 giugno 2025 è stato monitorato il decollo da Sigonella di un drone RQ-4B“Global Hawk” di US Air Force (identificato con il numero 09-2049) che ha poi raggiunto lo spazio aereo tra l’isola di Cipro e l’Egitto. “Si tratta di una missione inusuale per un Global Hawk”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “L’area del Mediterraneo orientale è la stessa dove sono state osservate numerose attività dei pattugliatori P-8APoseidon di US Navy, anch’essi schierati a Sigonella. Ciò che spicca questa volta è la relativa distanza della zona di pattugliamento dalle coste del Medio Oriente, attività svolta di norma non dagli assetti aerei di US Air Force ma da quelli di US Navy. Mentre i droni MQ-4C della Marina USA operano specificatamente nel Mediterraneo, i Global Hawk dell’Aeronautica vengono impiegati comunemente sui cieli del Mar Nero e della Regione baltica. Non è ancora chiaro cosa ha catturato l’attenzione Usa, ma la concentrazione delle recenti missioni in quest’area conferma il sempre maggiore interesse che essa riveste per Washington”. (16) Alle operazioni ISR del Mediterraneo orientale, delle coste di Israele, Siria, Libano e della Striscia di Gaza partecipano con sempre più frequenza i droni di nuova generazione MQ-4C “Triton” che la Marina USA ha trasferito da un paio di anni a Sigonella. L’MQ-4C “Triton” è la variante navale del “Global Hawk”, specificatamente progettato per missioni di sorveglianza marittima di lunga durata. “Con oltre 24 ore di autonomia e una quota operativa di volo di oltre 54.000 piedi, il Triton può monitorare vaste aree del Mediterraneo e del Medio Oriente”, riportano gli analisti di ItaMilradar. “Il drone fornisce dati di intelligence critici a supporto delle operazioni navali USA e dei paesi alleati”. L’escalation quantitativa e qualitativa delle operazioni dei “Triton” si è resa evidente il 20 agosto 2025. Dopo il decollo dalla base di Sigonella, un drone MQ-4C ha effettuato una lunga missione ISR nello spazio aereo del Mediterraneo orientale. Il “Triton” (reg. 169804, c/s BLACKCAT6) ha sorvolato per diverse ore le coste di Israele e del Libano per poi spostarsi verso l’isola di Cipro e l’Egitto. “La missione di oggi evidenzia la crescente rilevanza strategica assunta dal Mediterraneo orientale”, ha commentato ItaMilRadar. “L’area è attualmente di particolare interesse non solo per il conflitto in corso in Medio Oriente e per le crescenti tensioni che coinvolgono Israele, Hezbollah e Siria, ma anche a causa della presenza di unità da guerra della Russia che operano nella regione”. (17) L’operazione del velivolo USA ha coinciso tuttavia con l’avvio della completa occupazione militare israeliana della Striscia di Gaza finalizzata alla “soluzione finale” con la deportazione da Gaza City di oltre un milione di palestinesi. (18) Il 20 agosto 2025, un MQ-4C di US Navy, dopo il decollo dalla base siciliana, ha effettuato un’“intensa” attività ISR sorvolando le coste dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale. Il “Triton” ha operato congiuntamente ad un pattugliatore P-8A “Poseidon”, anch’esso decollato da Sigonella e posizionatosi a largo delle coste siriane e libanesi.“Le rotte del velivolo senza pilota tracciate ripetutamente accanto a quelle del “Poseidon” confermano l’alto livello dell’interesse per i movimenti delle unità navali e delle forze militari nella regione”, spiegano gli analisti. (19) Armi Usa e italiane da Sigonella a Israele e all’Ucraina La base siciliana di Sigonella non ha svolto solo un ruolo chiave nelle operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza USA a supporto dei bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Sigonella è stata utilizzata infatti dalle forze armate USA anche come base di transito degli aerei cargo C-17A “Globemaster lll” che hanno trasferito armi, munizioni e apparecchiature belliche dagli Stati Uniti d’America e/o dalla Germania fino alla base aerea israeliana di Nevatim, nel deserto del Negev, a pochi chilometri dalla città di Beersheba. Il primo scalo “tecnico” di un C-17A a Sigonella è stato registrato il 13 ottobre 2023. Il “Globemaster lll” è stato identificato con il codice di volo “RCH794” assegnato ai velivoli in forza all’Air Mobility Command (Comando Mobilità Aerea) delle forze aeree degli Stati Uniti d’America, responsabile per tutti gli aerei da trasporto strategico, tattico e da rifornimento in volo, con quartier generale presso la Scott Air Force Base, Illinois. E’ stato accertato che il grande aereo cargo era decollato la sera del 12 ottobre dall’aeroporto internazionale civile-militare di Tucson (Arizona) con destinazione la grande base aerea di Ramstein (Germania). Il C-17A “Globemaster lll” ha poi lasciato la base tedesca alle ore 12,39 del 13 ottobre per atterrare due ore e dodici minuti dopo a NAS Sigonella. Dalla base siciliana il velivolo è decollato meno di due ore dopo verso Israele per atterrare alle 22.08 locali. Alle prime ore del 14 ottobre il C-17A di US Air Force ha fatto rientro a Sigonella. (20) Dopo il 7 ottobre 2023, l’installazione siciliana è stata utilizzata perlomeno una volta pure per la sosta “tecnico-operativa” di un velivolo in dotazione alle forze armate di Israele, molto probabilmente per effettuare operazioni di carico di armi statunitensi. Il 2 settembre 2025, intorno alle ore 18.40, un aereo cargo dell’esercito israeliano è atterrato a Sigonella. Identificato con la sigla IAF (Israeli Air Force) 292, il volo era partito dalla base israeliana di Nevatim, alle 15.10 del pomeriggio. Il velivolo è poi ripartito dalla base siciliana alle 22.15, per arrivare a Nevatim alle 3.09 ora locale. Si sarebbe trattato nello specifico di un aereo KC-130H “Karnaf”, impiegato dall’esercito israeliano per il trasporto pesante. Il transito del mezzo è avvenuto proprio mentre da Catania e Siracusa si preparavano a partire le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, una delle missioni navali nonviolente internazionali finalizzate a rompere il blocco navale illegale della Striscia di Gaza da parte della Marina di Israele. (21) Va infine segnalato che da Sigonella sono decollati pure i voli cargo dell’Aeronautica Militare italiana impiegati per il trasferimento di armi e munizioni che il nostro paese ha donato all’Ucraina. Il 19 novembre 2024 è stato tracciato il volo di un aereo da trasporto Boeing KC-767A dell’Aeronautica italiana che dopo aver lasciato le piste della base siciliana è atterrato nello scalo di Rzeszów (Polonia orientale) dove gli alleati NATO hanno allestito un grande hub per gli “aiuti” militari (sistemi d’arma, munizioni, automezzi, ecc.) destinati alle forze armate di Kiev. ItaMilradar ha sottolineato come questa sia stata la seconda volta che un velivolo cargo italiano ha effettuato la rotta Sigonella-Rzeszów da quando è scoppiato il sanguinoso conflitto russo-ucraino. L’Italia è l’unico Paese della Nato che ha sottoposto a segreto militare ogni informazione sulla quantità, la tipologia e il valore dei sistemi d’arma inviati alle forze armate ucraine. (22) -------------------------------------------------------------------------------- Note 1. 1)    https://www.itamilradar.com/2026/01/15/forte-crosses-central-europe-overnight-reconfirming-sigonellas-role-in-long-range-isr-coverage/ 2. 2)    https://www.itamilradar.com/2026/01/06/us-rq-4b-forte10-flies-its-first-2026-mission-across-the-mediterranean-and-black-sea-confirming-persistent-us-isr-pressure-on-natos-eastern-flank/ 3. 3)    https://www.itamilradar.com/2025/11/19/a-long-night-for-forte-2/ 4. 4)    https://www.itamilradar.com/2025/12/04/usaf-rq-4b-conducts-extended-isr-mission-over-the-baltic-and-around-kaliningrad/ 5. 5)    https://www.itamilradar.com/2025/12/09/another-extensive-forte10-mission-across-northern-europe/ 6. 6)    https://www.itamilradar.com/2025/12/11/usaf-global-hawk-focuses-intense-surveillance-on-kaliningrad/ 7. 7)    https://www.itamilradar.com/2025/12/15/monitoring-russian-activity-over-the-black-se/ 8. 8)    https://www.itamilradar.com/2025/12/20/another-extended-us-navy-p-8a-mission-highlights-sustained-surveillance-over-the-black-sea/ 9. 9)    https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2024/06/le-forze-armate-ucraine-bombardano.html 10. 10) https://www.itamilradar.com/2025/12/22/italian-caew-and-us-navy-p-8a-operate-together-over-the-black-sea/ 11. 11) https://www.itamilradar.com/2025/12/23/us-navy-p-8a-conducts-two-separate-isr-missions-today-monitoring-russias-main-naval-bases-in-the-arctic-and-black-sea/ 12. 12) https://www.itamilradar.com/2026/01/03/us-navy-p-8a-links-baltic-and-barents-in-a-single-patrol-why-connecting-st-petersburg-and-murmansk-matters/ 13. 13) https://www.itamilradar.com/2025/12/09/unusual-mid-mediterranean-patrol-for-us-navy-p-8a-poseidon/ 14. 14) https://www.itamilradar.com/2026/01/02/us-navy-p-8a-awaits-kc-135r-refuelling-south-of-crete-signalling-extended-night-time-surveillance-in-the-eastern-mediterranean/ 15. 15) https://pagineesteri.it/2025/06/17/mondo/lombra-di-sigonella-sui-bombardamenti-israeliani-alliran/?fbclid=IwY2xjawK-f4RleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuAR4eqxiqR5pM9ed93w3euGW1GGdvpUHLalgXUsG5obuK5jOocnJkm7yWzguygQ_aem_B4AW9NwWSRGYN1YFEc4qrw 16. 16) https://pagineesteri.it/2025/06/26/medioriente/le-attivita-di-intelligence-anti-iran-con-i-droni-usa-di-sigonella/?fbclid=IwY2xjawLOWkNleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuAR7DOiq2xc1thE4bqFGrnJJ_wSI_GBLR5qAux8oWagUm-K4oo856ZXfOQpqT7w_aem_lCWfLibNDtGTzNKpt5MZqQ 17. 17) https://www.itamilradar.com/2025/08/20/new-surveillance-mission-for-a-us-navy-mq-4c-triton-drone-over-the-eastern-mediterranean/ 18. 18) https://www.stampalibera.it/2025/08/23/gaza-italia-e-sigonella-complici-del-genocidio-israeliano/ 19. 19) https://www.itamilradar.com/2025/09/12/intense-us-isr-activity-over-the-mediterranean-and-the-black-sea/ 20. 20) https://www.osservatoriorepressione.info/pentagono-utilizza-sigonella-armare-israele/?fbclid=IwAR3fpTDH_k1m5IiSvvFeGGKyf30QNlat2NijnCrej7xIYiI93LNxbgBI3ZE 21. 21) https://www.lindipendente.online/2025/09/03/sicilia-mentre-salpa-la-global-flotilla-un-aereo-israeliano-transita-da-sigonella/ 22. https://www.stampalibera.it/2024/11/19/da-sigonella-pure-i-voli-cargo-dellaeronautica-militare-italiana-per-armare-lucraina / -------------------------------------------------------------------------------- Tra i libri di Antonio Mazzeo La scuola va alla guerra. Inchiesta sulla militarizzazione dell’istruzione in Italia (Manifestolibri). Questo il suo blog: https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Il più grande furto nucleare della storia. Fallito -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il cielo cupo di Sigonella proviene da Comune-info.
April 7, 2026
Comune-info
Il più grande furto nucleare della storia. Fallito
LE ULTIME CONTRADDIZIONI EMERSE NELLE RICOSTRUZIONI DIFFUSE DAL PENTAGONO MOSTRANO CHE SIAMO PROBABILMENTE DI FRONTE A QUALCOSA SENZA PRECEDENTI: UN TENTATIVO STATUNITENSE DI COMPIERE IL PIÙ GRANDE FURTO NUCLEARE DELLA STORIA, ORGANIZZATO USANDO COME COPERTURA IL SALVATAGGIO DI UN PILOTA, E FALLITO IN MODO CATASTROFICO SU UNA PISTA ABBANDONATA CON MORTI NON DICHIARATI E NOMI DI SOLDATI CHE IL PENTAGONO SI RIFIUTA DI RICONOSCERE O SMENTIRE Foto di Vishu Joo su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Proviamo a raccontare questa storia dall’inizio, seguendo non le dichiarazioni ufficiali ma la geografia. Perché la geografia non mente. Un F-15E statunitense viene abbattuto sopra l’Iran. I due membri dell’equipaggio si eiettano nella provincia di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad, nel sud-ovest del paese. Fin qui tutto chiaro. Poi succede qualcosa che non torna. I C-130 Usa – aerei da trasporto pesante, non da combattimento, non da salvataggio – vengono trovati distrutti su una pista abbandonata alle porte di Isfahan. Nel centro-nord dell’Iran. A oltre duecento chilometri dal punto in cui il pilota era nascosto. Duecento chilometri nella direzione sbagliata, verso l’interno del paese nemico, non verso il Golfo e la salvezza. A 35 chilometri da quella pista c’è il sito nucleare di Isfahan, dove sono stoccati circa 450 chilogrammi di uranio arricchito al 60 per cento materiale sufficiente, ulteriormente raffinato, per una dozzina di bombe atomiche. Non è un’ipotesi. Lo ha confermato il direttore generale dell’AIEA. Lo ha confermato il Direttore dell’Intelligence nazionale americana, che il 19 marzo ha dichiarato al Congresso di avere “alta fiducia” nella localizzazione esatta delle riserve iraniane. Washington sapeva dove fosse l’uranio. A 35 chilometri dalla pista dove sono stati trovati i C-130. I C-130 sono aerei cargo. Trasportano carichi pesanti. L’uranio iraniano è stoccato in contenitori di piombo da 10-20 chilogrammi ciascuno: compatti, trasportabili, caricabili su un C-130. Gli esperti che hanno analizzato un’ipotetica operazione di estrazione hanno scritto che richiederebbe esattamente questo: piste di atterraggio costruite vicino ai siti, aerei cargo pesanti, centinaia di forze speciali a fare da perimetro di sicurezza. Le immagini satellitari Airbus, citate dalla CNN, mostrano 28 crateri di 9 metri ciascuno lungo le strade della provincia di Isfahan. Non vicino al pilota. Vicino ai C-130. Vicino al sito nucleare. Erano lì per bloccare l’accesso iraniano a qualcosa che stava succedendo in quella zona. Ma cosa? Trump aveva detto pubblicamente, settimane prima, di voler “esfiltrare” l’uranio iraniano. I generali gli avevano detto che era impossibile. Li aveva licenziati. La tv iraniana ha mostrato oggi pomeriggio militari dei Pasdaran che ispezionano i rottami dei C-130 e trovano documenti. Tra questi, la carta d’identità di una certa Amanda M. Ryder, Maggiore dell’US Air Force, con un permesso di soggiorno israeliano visto turistico B2, scaduto il 20 marzo 2026. Un ufficiale statunitense con un visto turistico israeliano, sul sito di un C-130 distrutto a 35 chilometri dal sito nucleare di Isfahan. Il Pentagono, interrogato su questo, non ha risposto. Non ha risposto nemmeno sull’identità del pilota “salvato”, che non è mai apparso in pubblico, non ha un nome ufficiale, non ha una fotografia. Poi c’è il dettaglio più brutale di tutti: all’interno dei rottami del C-130 si vedono resti umani carbonizzati. Un’autodistruzione controllata – la procedura che il Pentagono dice di aver eseguito – prevede che il personale evacui prima di far saltare il mezzo. Se c’è un corpo dentro, significa che qualcuno non è uscito. Significa che Trump ha mentito quando ha detto “nessun americano ferito o ucciso”. Il ministero degli Esteri iraniano, con la cautela diplomatica di chi ha ancora negoziati aperti, ha detto che l’operazione “potrebbe essere stata” una copertura per rubare l’uranio. Non lo ha urlato. Lo ha sussurrato. Ed è precisamente questo sussurro calibrato – non un’accusa urlata ma una domanda posta con le prove in mano – che dovrebbe far riflettere. Il portavoce Baghaei ha posto una domanda semplice e ancora senza risposta: se il pilota era nel sud-ovest, perché le vostre forze speciali, i vostri elicotteri, i vostri aerei da trasporto erano a Isfahan? L’Iran chiama questo evento la “seconda Tabas” riferimento al disastro del 1980, quando Carter tentò di liberare gli ostaggi in Iran e finì con elicotteri bruciati nel deserto e otto soldati morti. Allora come oggi: aerei statunitensi distrutti in territorio iraniano, morti non contati, narrativa ufficiale in pezzi. La differenza è che nel 1980 nessuno stava cercando di portare via materiale nucleare. Se tutto questo è vero – e le contraddizioni geografiche, logistiche e umane sono difficili da spiegare altrimenti – siamo di fronte a qualcosa senza precedenti: un tentativo statunitense di compiere il più grande furto nucleare della storia, organizzato usando come copertura il salvataggio di un pilota, e fallito in modo catastrofico su una pista abbandonata a Isfahan, con morti non dichiarati e un nome su un documento – Amanda M. Ryder – che il Pentagono si rifiuta di riconoscere o smentire. Le domande sono sul tavolo. Le risposte, per ora, sono nei rottami bruciati di due C-130 in un deserto iraniano. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI MASSIMO DE ANGELIS: > L’incertezza al comando -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il più grande furto nucleare della storia. Fallito proviene da Comune-info.
April 6, 2026
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