Studentati di lusso a Napoli, soldi pubblici profitti privati(disegno di ginevra naviglio)
All’angolo tra via Galileo Ferraris e corso Arnaldo Lucci, a pochi passi da
piazza Garibaldi, è stato da poco inaugurato il Campus X. Alla cerimonia sono
presenti un circoletto di manager e autorità cittadine, tra cui sindaco e
rettore della Federico II. L’ex palazzo dell’Inps è stato revampato e al posto
degli uffici ora ci sono miniappartamenti, aree di coworking,
palestre, rooftop panoramici e ristoranti. È stato presentato come il modello
“europeo” di studentato che a Napoli tanto mancherebbe, ma in realtà dello
studentato ha ben poco, se non il fatto che ospiterà nei 540 posti letto
disponibili un esiguo numero di studenti (84) a tariffe agevolate (ma solo per
tre anni); in cambio di ciò, Investire SGR, la società d’ investimento parte del
Gruppo Banca Finnat che ha acquistato lo stabile per circa quaranta milioni di
euro, ha potuto beneficiare dei fondi del Pnrr: ventimila euro per ogni posto
letto, per un totale di circa due milioni di euro. Una volta dichiarate di
“interesse nazionale” queste strutture, in pratica private, si sottraggono
all’iter del piano urbanistico comunale.
Il palazzo dell’Inps è stato rinnovato e gli interni hanno assunto le sembianze
di un rendering 3D. Si ha l’impressione di trovarsi nella hall di un ostello
fighetto, con divanetti e mobili di design (ma forse è quello che è in
sostanza). Perché la struttura, oltre a quei pochi posti riservati ai vincitori
di borsa, è in sostanza un hotel privato e le restanti stanze/zone comuni
saranno affittate a un prezzo ben al di sopra di quello mercato, 1.100 euro al
mese per una singola di sedici metri quadrati.
Anche per questo un gruppo di studenti universitari si è presentato il giorno
dell’inaugurazione chiedendo un confronto con sindaco e rettore, che però non
hanno voluto parlare con loro. Nello spot promozionale, con tanto di
musichetta royalty-free, apparso inspiegabilmente sul canale YouTube del comune
di Napoli, il rettore Lorito ha fatto solo un rapido e vago accenno al fatto
che, nel prossimo anno, dovrebbero partire i progetti per cinque strutture,
queste finalmente pubbliche, con i fondi della legge 338/2000, che prevede il
cofinanziamento da parte dello Stato per interventi rivolti alla realizzazione
di alloggi e residenze per studenti universitari. Si tratta circa di circa
seicento posti letto, che si aggiungerebbero agli attuali novecento. Queste
nuove strutture pubbliche, ancora lontane dall’essere pronte, saranno riservate
ai vincitori di borsa di studio regionale, e si trovano nella Zona ospedaliera
(100 posti), Portici (60 posti), a Napoli (330 posti), a Pozzuoli (70 posti).
Ben poca cosa se paragonati ai 150 mila iscritti delle università partenopee, di
cui 35 mila fuorisede. Tra questi ultimi quasi 30 mila risultano idonei ma non
beneficiari, ovvero studenti che nonostante abbiano tutte le carte in regola per
beneficiare di un alloggio studentesco rimangono fuori dalla graduatoria per
mancanza di strutture.
Sono stati proprio questi studenti i primi ad accusare le conseguenze
dell’impennata degli affitti in città. Negli scorsi anni in diverse occasioni
hanno piazzato tende nei cortili delle università per denunciare che affittare
sul mercato privato sta raggiungendo cifre proibitive. A influire sono vari
fattori, tra cui spicca il fatto che molti degli alloggi del centro storico sono
stati convertiti in stanze destinate ad affitti brevi orientati al mercato
turistico. Le amministrazioni locali non saputo (o voluto) mettere dei limiti
al proliferare di questo nuovo tipo di strutture, che stanno determinando
l’espulsione dei ceti più fragili. Le famiglie sfrattate, e gli studenti che non
trovano più alloggio nelle zone che prima abitavano, sono costretti ad
accontentarsi di case decrepite o a spostarsi in periferia. In questo modo gli
effetti della speculazione si spalmano a cascata in tutta la città.
ABBANDONATI A GIANTURCO
Qualche giorno fa, in università mi trovo a commentare una notizia di attualità
con due ragazzi da poco conosciuti: l’acquisto delle due torri del Banco di
Napoli al Centro Direzionale. L’idea sarebbe di riconvertire pure quei due
torrioni in acciaio e cemento armato in appartamenti per studenti universitari.
In città, d’altronde, c’è penuria di case a prezzi abbordabili. I miei
interlocutori, Antonio e Gennaro, sono entrambi studenti di giurisprudenza poco
più giovani di me. Antonio ha avuto un’esperienza diretta della questione: ha
ventidue anni ed è un fuorisede lucano che si è trasferito a Napoli per i suoi
studi. Oggi vive in un appartamento condiviso con altri tre studenti in pieno
centro storico, ma i suoi primi tre anni a Napoli li ha passati nello studentato
pubblico di Gianturco, zona industriale a est di Napoli. Oggi paga quasi il
doppio, perché non ne poteva più della struttura in cui stava. I tre anni che ha
passato a Gianturco li descrive come un incubo. Mi mostra foto dei soffitti che
cadono a pezzi: «Sembrava un ospedale, ti toglieva la felicità, quando si
risolveva un problema se ne ripresentava subito uno nuovo, nella paura costante
di essere trasferiti in altre strutture. La sensazione che provano inquilini e
lavoratori dello studentato pubblico è abbandono, abbandono da parte
dell’istituzione universitaria, da parte di chi dovrebbe gestirlo». Gianturco
secondo lui è troppo isolata e pericolosa, quindi per evitare brutte sorprese
aveva preso l’abitudine di tornare a casa entro le 18, praticamente un
coprifuoco.
«Quale studente potrebbe permettersi una singola a novecento euro al mese?», si
chiedono i miei due amici. Gennaro aggiunge, tra l’esasperato e il rassegnato:
«Lo Stato ha abbandonato il ruolo di garante del diritto allo studio, creando un
vuoto che ora viene “colmato” unicamente da operatori privati». Contribuisco
alla discussione: gli dico che a Bagnoli stanno facendo un’operazione del
genere: al posto di un hotel termale, poi scuola superiore, dismessa da anni,
vogliono fare uno Student Hotel di lusso con vista mare. Anche qui il progetto è
il sogno dei palazzinari, migliaia di metri cubi di cemento a ridosso
dell’arenile. Ma non è l’unico, anche al Rione Berlingieri, a Calata
Capodichino, ad Arzano, a Pietrarsa si preparano i cantieri per ristrutturare o
creare da zero nuove strutture acquistate da fondi di investimento, gestite da
privati, ma che beneficiano di circa venti milioni del Pnrr. In realtà, quello
dello studentato sembra una facciata per poi guadagnare anche su altri business:
pernottamenti di turisti e viaggiatori, affitto di spazi di lavoro alle piccole
aziende, palestra, ecc. Come spiegano bene Portelli e Davoli nel recente
volume Abitare in affitto. Le nuove frontiere dell’estrattivismo immobiliare, la
diffusione degli studentati di lusso è al centro di una più larga serie di
dinamiche urbane. Innanzitutto l’arrivo di attori e capitali finanziari nel
mercato dell’edilizia studentesca, poi la contemporanea speculazione immobiliare
in altri settori (per esempio quello turistico). Questa nuova stagione di
“imprenditorialismo urbano”, dopata dai miliardi del Pnrr, è in sostanza una
chance per investitori privati di fare cassa. La casa non è più bene d’uso ma
investimento dal quale estrarre rendite crescenti. Quello del “partenariato
pubblico-privato” è solo un mito, nei fatti il ruolo delle amministrazioni
locali è quello di mettere disposizione risorse e garanzie, mentre i profitti
ricadono sui soggetti privati.
Gli studentati di lusso a Bagnoli e al Centro Direzionale, il Campus X a piazza
Garibaldi, sono la dimostrazione che i cosiddetti vuoti urbani — cioè fabbricati
non utilizzati, trascurati o mantenuti sfitti di proposito — non derivano quasi
mai da coincidenze o da semplice negligenza. Lasciare che intere aree restino in
stato di abbandono permette agli attori immobiliari di comprarle a prezzi
irrisori, attendere gli interventi pubblici di riqualificazione e,
successivamente, trarre profitto dall’aumento del loro valore. Queste strutture
sono presentate da autorità e giornali cittadini come interventi di
“rigenerazione” che tentano di risolvere il problema degli alloggi per studenti
in città. In realtà, queste opere non fanno altro che riprodurre il problema che
millantano di voler risolvere. (francesco nunziante)