Il baratto che umilia la Costituzione

Pressenza - Friday, September 4, 2026

Il ritiro dell’emendamento sul ballottaggio ha svelato ciò che era già nell’aria: un accordo tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Roberto Vannacci. E forse il pacchetto prevede anche il sacrificio della Lega di Salvini, già in difficoltà per gli smottamenti interni.

La rinuncia allo strumento che doveva emarginare Vannacci, in cambio della sua benedizione a Giorgia Meloni per il Quirinale. Il leader di Futuro Nazionale, sanzionato e sospeso dal ministro Crosetto, diventa l’ago della bilancia della destra. La legge elettorale contro la massima carica dello Stato.
Disposti a tutto.

Ora, con il premio di maggioranza monstre ormai cosa fatta, il sostegno di Vannacci minaccia di cancellare quel residuo di democrazia che il Paese conserva. Perché un premio così schiacciante, che consegna il Parlamento a una sola parte, realizza di fatto un premierato senza riforma costituzionale e cancella le istituzioni di garanzia.
La forma resta parlamentare, la sostanza è presidenziale.

Il Presidente della Repubblica, di fronte a una maggioranza così compatta, non avrebbe altra scelta che affidare il governo al candidato prescelto dalla coalizione relativamente vincitrice. L’indicazione politica diventa un vincolo, non un suggerimento. A parlare di “mera indicazione” al Capo dello Stato si omette un aspetto fondamentale: il Presidente, in quel sistema, non potrebbe discostarsene senza provocare una crisi istituzionale. È dunque una reticenza che nasconde la verità: il premierato di fatto è già qui, senza che nessuno abbia avuto il coraggio di discuterne pubblicamente, né di scriverlo in Costituzione.

È un sistema che aggira la Carta costituzionale senza modificarla che nessuno sembra voler fermare.

Il centrosinistra, in questo quadro, latita. Incapace di sfruttare il vantaggio potenziale che gli deriva dall’atteggiamento antisistema di Futuro Nazionale ed incapace di trovare una linea comune, si limita a guardare. E nel farlo, asseconda e legittima una deriva che pure blandamente denuncia, tra un’invocazione di primarie web e l’altra ai gazebo, senza mai dire quale sia la sua prospettiva politica.

Né da una parte, né dall’altra conoscono la Vergogna ed è questo il segnale più grave.

Gregorio De Falco