Il baratto che umilia la CostituzioneIl ritiro dell’emendamento sul ballottaggio ha svelato ciò che era già
nell’aria: un accordo tra Fratelli d’Italia, Forza Italia e Roberto Vannacci. E
forse il pacchetto prevede anche il sacrificio della Lega di Salvini, già in
difficoltà per gli smottamenti interni.
La rinuncia allo strumento che doveva emarginare Vannacci, in cambio della sua
benedizione a Giorgia Meloni per il Quirinale. Il leader di Futuro Nazionale,
sanzionato e sospeso dal ministro Crosetto, diventa l’ago della bilancia della
destra. La legge elettorale contro la massima carica dello Stato.
Disposti a tutto.
Ora, con il premio di maggioranza monstre ormai cosa fatta, il sostegno di
Vannacci minaccia di cancellare quel residuo di democrazia che il Paese
conserva. Perché un premio così schiacciante, che consegna il Parlamento a una
sola parte, realizza di fatto un premierato senza riforma costituzionale e
cancella le istituzioni di garanzia.
La forma resta parlamentare, la sostanza è presidenziale.
Il Presidente della Repubblica, di fronte a una maggioranza così compatta, non
avrebbe altra scelta che affidare il governo al candidato prescelto dalla
coalizione relativamente vincitrice. L’indicazione politica diventa un vincolo,
non un suggerimento. A parlare di “mera indicazione” al Capo dello Stato si
omette un aspetto fondamentale: il Presidente, in quel sistema, non potrebbe
discostarsene senza provocare una crisi istituzionale. È dunque una reticenza
che nasconde la verità: il premierato di fatto è già qui, senza che nessuno
abbia avuto il coraggio di discuterne pubblicamente, né di scriverlo in
Costituzione.
È un sistema che aggira la Carta costituzionale senza modificarla che nessuno
sembra voler fermare.
Il centrosinistra, in questo quadro, latita. Incapace di sfruttare il vantaggio
potenziale che gli deriva dall’atteggiamento antisistema di Futuro Nazionale ed
incapace di trovare una linea comune, si limita a guardare. E nel farlo,
asseconda e legittima una deriva che pure blandamente denuncia, tra
un’invocazione di primarie web e l’altra ai gazebo, senza mai dire quale sia la
sua prospettiva politica.
Né da una parte, né dall’altra conoscono la Vergogna ed è questo il segnale più
grave.
Gregorio De Falco