
Peace Walk to Jerusalem, una testimonianza dal Veneto
Pressenza - Monday, August 31, 2026Nel presidio per Gaza di Piazza Duomo, a Milano, c’è una donna straordinaria, si chiama Grazia Fecchio: sui 440 giorni in piazza ne avrà fatti più di 400. È tra coloro che si caricano i cartelli da portare per chi non li ha, viaggia col suo carrellino e sale sul tram per tornare a casa. Non solo: ha organizzato la Global March che a suo tempo è andata da Milano a Lecco a piedi e diverse camminate in montagna con tanto di bandiere palestinesi sui sentieri lombardi. Da cinque giorni sta partecipando alla Peace Walk to Jerusalem insieme a Maria Elena e Luisa, tutte e tre del presidio di Piazza Duomo di Milano, per fare il tratto da Venezia a Trieste, passando tra l’altro da Fiumicello, il paese di Giulio Regeni. Ci hanno raccontato che la prima sera, con traduzione in diverse lingue, Grazia ha parlato del presidio di Milano con ovazione al seguito. Un dettaglio: Grazia ha 80 anni.


Le chiedo di raccontarci come va il tratto di marcia che stanno facendo. A distanza di tre giorni mi manda due messaggi e decido di pubblicare integralmente le sue preziose parole.
“Eccomi, Andrea, ieri giornata piena. Prima un tour per Venezia, dove il gruppo si è fermato in più punti per brevi presidi. Il taglio della marcia è “neutro” (semplicemente per la pace). Per fortuna gli eventi ci hanno portato in più occasioni a mettere in luce la “nostra Gaza”. In un presidio una signora palestinese ci ha raccontato la sua vita di 70 anni costellati dagli eventi tragici della Palestina, in arabo, tradotto poi in italiano e inglese; il gruppo è internazionale.
Ieri sera a Treponti siamo stati ospitati in due strutture, belle, pulite, accoglienti. Dopo cena a Treponti incontro con la sindaca ed altri rappresentanti locali, poi uno spettacolo di musica nell’ambito del 5° Festival della canzone veneziana. Gaza è stata più volte ricordata e – occorre dirlo? – abbiamo concluso con Bella ciao. Ora partiamo per Jesolo.”
Tre giorni dopo, in vista di Trieste:
“Caro Andrea, non mi sono fatta sentire nei giorni scorsi perché non mi sembrava di avere cose importanti da raccontare. Anche se ciò che per me è ordinario, può essere straordinario per gli altri. La marcia continua e l’organizzazione tiene, nonostante siamo tanti e tante. La Palestina è sempre nei nostri cuori e nelle nostre parole nonostante il profilo “neutro” di cui ti parlavo. La lingua batte…
Aggiungo che il percorso ci porta a osservare situazioni scandalose: queste città di mare, tutte uguali, con i loro grattacieli a pochi metri dalla riva – certamente non appartamenti popolari – kilometri di spiagge private contro centimetri di spiagge libere, scivoli e giochi di plastica per i bambini (poveri bambini), un mondo pieno (vuoto) di luci e colori e fiumi di gente che non si sa dove vada… E che ci azzecca questo con la pace? C’entra, c’entra perché non potremo mai arrivare alla pace in un sistema siffatto, con un mondo diviso in due, dove la vita comoda di alcuni ha un costo. E questo costo è ciò che togliamo agli altri. E mi chiedo se chi se ne sta seduto sulla panna arrivi a capire questi cavalieri erranti che vorrebbero “raddrizzare i torti”, difendere l’umanità dalle bombe, dalla fame, dalle ingiustizie. Chiedo scusa se non ho parlato di pace, di amore, di perdono; preferisco parlare di diritto, di diritti, di privilegi.”
Tutto il presidio di Milano, ma proprio tutto, le vuole un bene dell’anima. Pare che i marciatori internazionali la vorrebbero con loro fino a Sarajevo, ma Grazia dice di voler tornare in piazza. Comunque deciderà saremo con lei.